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Vertice si chiude con accordo per la stabilità (Vita, 18/12/06)
Un accordo per la stabilità e lo sviluppo dei Grandi Laghi. Si è chiusa con un accordo firmato da 11 capi di stato africani la Seconda Conferenza Internazionale sui Grandi Laghi, che si è svolta il 14 e 15 dicembre a Nairobi. E dai Paesi interessati cominciano ad arrivare le prime reazioni positive: "Desideriamo esprimere il nostro apprezzamento ai Capi di Stato e di Governo della regione dei Grandi Laghi per l'iniziativa di riunirsi per riflettere e discutere le questioni di comune interesse” si legge in un comunicato dei vescovi dell'Associazione dei Membri delle Conferenze Episcopali dell'Africa Orientale (Amecea) circa la firma dell'accordo per promuovere la sicurezza, la stabilità e lo sviluppo per la regione. “La presenza del rappresentate della Santa Sede e il messaggio del Santo Padre sono segni evidenti di come il cuore del Santo Padre è vicino alla Regione dei Grandi Laghi” affermano i vescovi, nel comunicato riportato oggi dall'agenzia Fides. “Ispirati dal messaggio del Santo Padre, siamo profondamente convinti che la nostra regione ha bisogno di una pace durevole, di sicurezza, della stabilità politica e di uno sviluppo sostenibile”. “A causa della violenza che ha prodotto la perdita di vite umane, diverse popolazioni sono state lasciate divise e senza speranza - prosegue il messaggio - Quindi, l'iniziativa dei nostri Capi di Stato e di Governo offre la possibilità di iniziare il processo di guarigione, che la Chiesa appoggia in pieno impegnandosi a guidare le nostre genti al perdono e alla riconciliazione, nell'interesse della pacifica coesistenza, attuale e futura”. I Vescovi chiedono ai leader della regione (che comprende Angola, Burundi, Repubblica centrafricana, Repubblica del Congo, Repubblica democratica del Congo, Kenya, Rwanda, Sudan, Tanzania, Uganda e Zambia) di “assicurare un'equa distribuzione delle risorse e prevedere e prevenire le situazioni negative future”. Il Patto di sicurezza firmato ieri sembra andare quindi nella direzione auspicata dai rappresentati della Chiesa cattolica. L'accordo prevede infatti la rinuncia da parte dei contraenti a interferire nelle vicende dei propri vicini, la lotta allo sfruttamento illegale delle risorse della regione e il disarmo delle formazioni irregolari ancora presenti nell'area. È prevista infine la creazione di un fondo speciale per promuovere lo sviluppo dei Paesi contraenti. (Vita, 18/12/06)
Ebola minaccia le grandi scimmie (Le Scienze, 11/07/06)
Grazie al monitoraggio di ampie popolazioni di gorilla durante l’epidemia di Ebola avvenuta nella foresta pluviale del Congo, alcuni ricercatori delle Università francesi di Montpellier e di Rennes hanno documentato come in pochi mesi il virus abbia avuto un impatto drammatico sui gorilla che vivono in gruppo e, in modo sproporzionato, anche sui gorilla solitari. La conclusione offre indizi preziosi per lo studio dei fattori che influiscono sulla diffusione del virus e sulla minaccia che esso rappresenta per le grandi scimmie. Ebola è un virus molto virulento per gli esseri umani e per le grandi scimmie. Dal 1994, il sottotipo Zaire del filovirus Ebola si è reso responsabile di nove decessi umani in Gabon e nella Repubblica del Congo, la maggior parte dei quali ha avuto origine dal contatto con carcasse di grandi scimmie. In effetti, Ebola è divenuto una delle maggiori minacce per gorilla e scimpanzé in questa regione. Le cause di ciò rimangono oscure: in passato si era ipotizzato che l’infezione si propaghi per mezzo delle cosiddette specie serbatoio – probabilmente pipistrelli della frutta – dal momento che la trasmissione da scimmia a scimmia è sfavorita dal basso tasso di incontri tra i gruppi. Ma in questo ultimo studio, pubblicato sulla rivista “Current Biology”, si è visto invece che la trasmissione tra gorilla è particolarmente alta all’interno dei gruppi, il che determina un tasso di mortalità fino al 97 per cento. Inferiore ma comunque elevato il tasso di mortalità degli individui maschi che vivono solitari: 77 per cento. Secondo gli autori, la minaccia di Ebola è talmente grave che potrebbe portare alla morte il 95 per cento dei gorilla entro un anno circa.
(Le Scienze, 11/07/06)
Grandi Laghi: ministri chiedono sanzioni contro ribelli
(EB, Misna, 22-04-2006)
La richiesta all’Onu e all’Unione Africana di imporre sanzioni contro i responsabili dei gruppi armati dell’est della Repubblica democratica del Congo è stata avanzata dai quattro paesi della regione dei Grandi Laghi, al termine della cosiddetta ‘commissione tripartita’ che si è chiusa ieri a Bujumbura. In ampie regioni dell’ex-Zaire da anni sono attive formazioni armate provenienti da Burundi, Rwanda, Uganda e dallo stesso Congo: ora i ministri degli Esteri di questi Paesi chiedono alla comunità internazionale di adottare provvedimenti come congelamento dei beni economici e di riduzione delle libertà di movimento contro i vertici di queste gruppi armati. La commissione – ha spiegato il capo della diplomazia burundese, Anotinette Batumbwira in un comunicato congiunto – si impegna “a negare qualsiasi sostegno ai capi delle formazioni armate che destabilizzano i paesi vicini”. L’elenco delle fazioni ribelli comprende i ruandesi delle ex-Far e gli Interahamwe, entrambi accusati della partecipazione al genocidio del 1994; l’Esercito di resistenza del signore (Lord’s resistance army, Lra), attivo da vent’anni soprattutto nel nord Uganda; il neonato Movimento rivoluzionario congolese (Mrc, che raggrupperebbe fazioni armate della regione dell’Ituri), e le Forze di liberazione nazionale (Fnl), ultimo movimento anti-governativo in attività in Burundi. La commissione tripartita – creata nel 2004 per rafforzare la cooperazione tra i paesi dei Grandi Laghi, una delle aree più instabili dell’intera Africa – ha anche riaffermato l’impegno al disarmo dei ribelli, che purtroppo finora non ha prodotti i risultati attesi soprattutto dalle popolazioni dell'est dell'ex-Zaire. Nei giorni scorsi la MISNA ha appreso di un’operazione contro lo Lra ugandese nel nord del Congo, nei pressi del confine con il Sudan; non è ancora chiaro chi l'abbia condotta, se siano stati catturati alcuni ribelli né se tra loro vi sia Vincent Otti, uno dei comandanti ricercato – insieme al fondatore Joseph Kony e ad altri tre capi – dalla Corte penale internazionale dell’Aja.
(EB, Misna, 22-04-2006)
Africa centrale - U. E. finanzia il programma Ecofac (ilb2b,
10-03-2006
L’Unione Europea ha stanziato altri 38 milioni di euro per finanziare la quarta fase del programma per la gestione degli ecosistemi forestali dell’Africa centrale (Ecofac). L’impegno è stato sottoscritto a Brazzaville dal commissario europeo per lo sviluppo e l’azione umanitaria, Louis Michel, con il ministro congolese per la pianificazione e coordinatore del programma Ecofac, Casimor Iyè Mba. Nato nel 1992 nell’ambito della Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente svoltosi a Rio de Janeiro, il programma europeo Ecofac ha per obiettivo la “conservazione e lo sfruttamento razionale” delle foreste del bacino del Congo, considerato il secondo ‘polmone verde’ del mondo dopo l’Amazzonia. Sono oggetto nell’iniziativa le foreste di Camerun, Centrafrica, Congo, Gabon, Guinea Equatoriale e Sao Tome e Principe. Michel ha riferito che nelle tre fasi precedenti del programma Ecofac sono stati investiti più di 70 milioni di euro.
(ilb2b,
10-03-2006
Africa Centrale - Missione Wfp, Unicef e Unhcr sulla condizione dei rifugiati nei Grandi Laghi
(Inform, 24-02-2006)
I vertici del Programma Alimentare Mondiale (Wfp), del Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia (Unicef) e dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) partiranno questo fine settimana per una missione congiunta nella quale visiteranno le operazioni comuni delle tre agenzie Onu nella regione africana dei Grandi Laghi. James Morris, Direttore Esecutivo del WFP, Ann M. Veneman, Direttore Esecutivo dell'Unicef e António Guterres, Alto Commissario per i Rifugiati, partiranno domani 25 febbraio per visitare la Repubblica Democratica del Congo, il Ruanda e il Burundi. La missione durerà una settimana e si concluderà il prossimo 2 marzo. L'Unhcr auspica che questa missione senza precedenti contribuirà ad attirare nuovamente l'attenzione dell'opinione pubblica internazionale sulle condizioni dei milioni di rifugiati, sfollati e rimpatriati nella regione dei Grandi Laghi. La missione intende inoltre testimoniare la cooperazione e il coordinamento sempre più stretti che le tre agenzie stanno intessendo sulle questioni comuni presenti nei rispettivi mandati. Oltre a visitare i progetti delle tre agenzie nella regione, i dirigenti hanno in programma di incontrare i presidenti di Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Burundi, nonché donatori, rappresentanti di altre agenzie Onu ed organizzazioni non governative partner. In un comunicato stampa congiunto (http://www.unhcr.org/cgi-bin/texis/vtx/news/opendoc.htm?tbl=NEWS&id=43feec614) i tre esortano la comunità internazionale a prestare maggiore attenzione alla drammatica condizione delle persone costrette ad abbandonare i loro villaggi a causa degli attacchi nella Repubblica Democratica del Congo orientale e ai rifugiati che hanno deciso di rientrare volontariamente nella Repubblica Democratica del Congo, in Ruanda e Burundi dopo anni di esilio. Obiettivi della missione sono anche quelli di evidenziare le necessità dei gruppi più vulnerabili - in particolare degli sfollati interni -, di accrescere l'impegno dei paesi donatori sia nell'assistenza d'emergenza sia nella ricostruzione post-conflitto, nonché di valutare le modalità per colmare il gap fra la fase dell'assistenza d'emergenza e quella dello sviluppo.
(Inform, 24-02-2006)
Africa Centrale - La morte del Grande Lago (M.F.,
Peacereporter, 13-02-2006)
Sos per il lago Vittoria. Situato al confine tra Uganda, Tanzania e Kenya e principale “fonte” del fiume Nilo, negli ultimi due anni il lago più grande dell’Africa ha perso 75 km cubici di acqua, pari al 3 percento del suo volume, secondo un rapporto redatto dall’idrologo Daniel Kull. Colpa di due stazioni idroelettriche ugandesi, che per aumentare la produzione di elettricità starebbero pompando più acqua del dovuto fuori dal lago. A farne le spese sono i 30 milioni di persone che per la loro sopravvivenza dipendono dalle sue acque. L’abbassamento del livello del lago non è una notizia nuova: negli ultimi due anni però era stato sempre imputato alla mancanza di precipitazioni, che dal 2003 si sarebbero ridotte del 10-15 percento rispetto al consueto livello di piovosità. Non la pensa così Kull, che in un rapporto pubblicato dall’International Rivers Network dà alla siccità una responsabilità marginale: la colpa principale sarebbe infatti di due stazioni di idropotenza, costruite presso la diga di Nalubaale, a nord del lago. Per alimentare le due stazioni l’Uganda starebbe illegalmente pompando più acqua nel Nilo Vittoria, con il risultato di abbassare il livello del lago ai minimi storici degli ultimi 80 anni. Secondo Kull infatti la diga starebbe rilasciando 1.250 metri cubici di acqua al secondo, il 55 percento in più di quanto stabilito dagli accordi internazionali, causando un abbassamento del livello del lago di ben 45 centrimetri. Sul banco degli imputati è stata chiamata anche la Banca Mondiale, che negli anni ’90 finanziò la costruzione del secondo complesso idroelettrico. Le autorità ugandesi respingono però le accuse, dando la colpa della penuria d’acqua solo alla prolungata siccità.
(Matteo Fagotto, Peacereporter,
13-02-2006)
Africa Centrale - Bambini soldato: occhio a Uganda e Congo (Unimondo, 12-02-2006)
L'Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha chiesto all'Europa di impegnarsi maggiormente nel sostegno di iniziative volte a riportare la pace in Congo e nel nord dell'Uganda. In occasione della Giornata Internazionale contro l'uso di bambini soldato, l'APM chiede all'Europa che contribuisca finalmente in modo concreto a porre termine all'incubo dei bambini soldato in Congo e nel nord dell'Uganda. Bisogna urgentemente aumentare la pressione sul governo dell'Uganda affinché prenda seriamente in considerazione la drammatica situazione dei bambini nel paese e si impegni finalmente per una soluzione accettabile del conflitto in corso. Evidentemente le parti in causa del conflitto in Uganda del nord non sono disposte a vere trattative di pace se non subiscono pressioni decisive dall'estero. - L'Europa intera non può continuare a guardare paesi che godono di notevoli aiuti alla cooperazione governativa, quali Ruanda e Uganda, mentre continuano a istigare sistematicamente il conflitto e l'uso di bambini soldato nel vicino Congo in modo da poter sfruttare indisturbatamente le risorse naturali del paese. Se il Ruanda e il Congo non dovessero porre termine a questa strategia criminale, allora essi devono essere minacciati con la sospensione degli aiuti internazionali, tanto più che il traffico illegale di legni preziosi e di coltan vede implicati diversi leader politici e ufficiali di rilievo ruandesi e ugandesi. - Rifiutare una missione di pace in Congo, cosa attualmente in discussione in Germania, per timore che i soldati vengano poi implicati in scontri con bambini soldato denota una scarsa conoscenza della realtà: i bambini soldato combattono principalmente nel Congo meridionale e orientale, mentre l'eventuale missione sarebbe pensata per la capitale Kinshasa, che dista diverse migliaia di chilometri dai luoghi d'impiego dei bambini soldato. - La metà dei 100.000 bambini soldato esistenti in Africa si trova in Congo e Uganda. Nel nord dell'Uganda i bambini costretti alle armi non sono vittime solo del gruppo ribelle Lord's Resistance Army (LRA), a cui viene imputato il rapimento di 20.000 bambini, ma anche dell'esercito regolare ugandese e delle milizie sue alleate. Nel Congo meridionale si stima che 30.000 bambini siano al servizio di diversi raggruppamenti di milizie. Molti di questi raggruppamenti ricevono armi e munizioni dai paesi limitrofi Ruanda e Uganda. - Fonte:
Associazione per i Popoli Minacciati (Unimondo, 12-02-2006)
Africa Centrale - 38 milioni per le foreste (ANSA, 06-02-2006)
38 milioni di euro per tutelare 180.000 chilometri quadrati di patrimonio forestale nell'Africa Centrale. A tanto ammontano le risorse stanziate dalla Commissione per incrementare i fondi della quarta edizione del programma Ecofac, il piano d'azione per la conservazione delle foreste tropicali umide di quell'area del continente africano che comprende 8 Paesi: Congo, Camerun, Cantrafrica, Gabon, Guinea equatoriale, Repubblica democratica del Congo, San Tome' e Principe. La superficie coperta dal programma rappresenta circa la meta' del patrimonio forestale della regione e costituisce il secondo polmone verde mondiale per grandezza dopo la foresta amazzonica. Tutelarla significa naturalmente anche contribuire alla lotta alla poverta': la conservazione del patrimonio boschivo e' cruciale per la sopravvivenza e lo sviluppo di una popolazione di oltre 65 milioni di individui che dipendono dalle risorse forestali. Ecofac ha avuto inizio nel 1992 dopo la Conferenza di Rio ed e' nato proprio per contribuire alla tutela e all'utilizzo razionale e sostenibile delle foreste africane e costituisce un contributo fondamentale per la realizzazione del piano di convergenza sottoscritto dai Paesi Comifac (la Commissione dei Ministri delle risorse agricole e forestali dell'Africa Centrale) e un sostegno in piu' al partenariato per le Foreste del bacino del Congo, nato proprio durante il summit di Johannesburg del 2002.
(ANSA,
06-02-2006)