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Sudan – Darfur: Per Annan situazione sempre drammatica (Swissinfo, 31/12/2005)
Il segretario generale dell'ONU, Kofi Annan, ha riferito che rimane sempre molto drammatica la situazione nel Darfur sudanese. Nella regione in preda alla guerra civile, proseguono gli attacchi contro i civili e gli stupri di donne e bambine. Kofi Annan ha pure ribadito le pesanti accuse al governo di Karthum, che fa poco o nulla per arginare gli attacchi delle milizie a lui fedeli tra i ribelli del sud del paese. Secondo un rapporto datato del 23 dicembre e che ha iniziato a circolare oggi a Palazzo di Vetro di New York, Annan scrive che "proseguono gli attacchi su ampia scala contro i civili, donne e bambine vengono violentate da bande armate, villaggi vengono bruciati e migliaia di persone vengono cacciati dalle loro case". Il segretario generale aggiunge che le condizioni sul terreno continuano a peggiorare seguendo "una tendenza profondamente inquietante".
(SDA-ATS,
Swissinfo, 31/12/2005)
Sudan-Ciad - Deby accusa Khartoum di preparare attacco (SwissInfo, 27/12/2005)
Il presidente ciadiano Idriss Deby ha accusato il Sudan di preparare una nuova "aggressione" di gruppi ribelli ciadiani a partire dal suo territorio, dopo quella che il 18 dicembre scorso ha preso di mira la città frontaliera di Adré. "Non escludo che il governo di Khartoum compia un'altra aggressione contro il Ciad", ha detto in serata Deby ai giornalisti al termine di un incontro di due ore con il collega centrafricano Francois Bozizé. "È quello che si prepara in questo momento a El Geneina (ovest del Sudan), dove il Sudan ha inviato una colonna motorizzata di una cinquantina di veicoli", ha aggiunto. "Temiamo fortemente che, con queste azioni, venga destabilizzata anche la Repubblica centrafricana", ha proseguito. "Metteremo in opera tutti i meccanismi per vedere in quale misura si potrà dare il nostro contributo alla situazione tra questi due Paesi (...) tutto quello che tocca il Ciad ha ripercussioni nella Repubblica centrafricana", ha dichiarato dal canto suo Bozizé, rientrato in serata a Bangui dopo una visita lampo nella capitale ciadiana. Tra il Ciad e il confinante Sudan la tensione si è improvvisamente aggravata negli ultimi giorni, con Ndjamena che accusa Khartoum di ospitare i gruppi ribelli ciadiani che hanno attaccato Adrè. Secondo le autorità ciadiane, un centinaio di ribelli sono stati uccisi nel corso di quest'attacco e le truppe ciadiane, esercitando il loro diritto di difesa, hanno inseguito gli aggressori per cinque chilometri in territorio sudanese prima di ripiegare. Il Sudan ha respinto le accuse di Ndjamena e denunciato una ripresa delle operazioni militari ciadiane sul suo territorio.
(SwissInfo,
27/12/2005)
Sudan-Ciad- Scontri e saccheggi al confine (M.A.A, Corriere della
sera, 25/12/2005)
“Ormai siamo in guerra con il Sudan. La comunità internazionale deve aiutarci”. Così il governo del Ciad, da N’Djamena, la capitale, ha lanciato un appello fuori e dentro il loro Paese “perché il mondo intervenga a bloccare le intenzioni belliche di Khartoum e impedire le continue incursioni nel territorio del Ciad”. Il 18 dicembre un gruppo di ribelli ciadiani dell’RDL (Rassemblement pour la Démocratie et la Liberté) ha compiuto due incursioni ad Adre, città a ridosso del confine sudanese. La prima è avvenuta la mattina alle 7 e la seconda alle 10. Con il primo assalto i ribelli (che il governo ciadiano ritiene non siano tali, ma solo sudanesi travestiti) hanno saccheggiato un po’ di cose compresa la caserma dell’esercito o della polizia e sono fuggiti con le armi. Sono poi tornati a prendere il resto ma stavolta l’esercito ciadiano ha reagito e inseguito oltre confine gli assalitori. La televisione nazionale di Stato ha mostrato immagini della battaglia con morti, camionette e altro materiale distrutto. Dopo due giorni il presidente Idriss Deby è andato ad Adre per la condoglianze alle famiglie e ha rilasciato dichiarazioni pubbliche con cui ha attaccato pesantemente il governo sudanese, ritenendolo responsabile degli attacchi. L’invasione del 18 dicembre è stata l’ultima di una serie di episodi e ha fatto scattare la reazione delle autorità ciadiane che hanno accusato Khartoum di essere direttamente coinvolta perché – sostengono – fornisce finanziamenti, copertura politica e basi ai guerriglieri antigovernativi. Il presidente Deby, è stato durissimo e ha accusato, fecendone il nome, il ministro della difesa sudanese, Abdel Rahim Mohammed Hussein, di aver armato e addestrato i ribelli. Ha poi chiesto ai suoi concittadini “di organizzare un fronte patriottico per affrontare il nemico comune”. Il governo sostiene che nell’attacco sono stati uccisi almeno 300 miliziani. Per parte sua Mahamat Nour, leader dei ribelli del RDL (Rassemblement pour la Démocratie et la Liberté), ha dichiarato che l’operazione su Adre è stata solo un’azione dimostrativa e che i suoi miliziani sono pronti a colpire ovunque per rovesciare il regine al potere a N’Djamena. Mahamat Nour è restato a capo di un gruppo di guerriglieri dissidenti quando il vecchio fondatore del RDL, Mahamat Garfa si è rappacificato con il governo ed è diventato ministro delle Poste. (…) – Ndr - Clicca sulla citazione per avere tutto l’articolo.
(Massimo
A.Alberizzi, Corriere della sera, 25/12/2005)
Sudan – Darfur: 3 milioni di bambini colpiti dalla guerra (E.C., Vita.it, 20/12/2005)
Più 3 milioni di bambini lottano per la sopravvivenza in Darfur, la regione africana nell'est del Sudan teatro di guerra civile e crisi umanitaria dal marzo 2003. Il dato è contenuto nel Child Alert Darfur, il nuovo rapporto dell'Unicef sulla condizione dei bambini vittime della guerra in Darfur. Sui circa 6 milioni di abitanti del Darfur, oltre 3,4 milioni risultano direttamente colpiti dalla guerra: di questi, 1,8 milioni di persone sono sfollati accolti in circa 200 campi e 1,7 milioni appartengono alle comunita' locali; i bambini sono piu' di 1,75 milioni. Paradossalmente, sottolinea il rapporto, questa e' la popolazione con le maggiori opportunita' di sopravvivenza, in quanto raggiungibili dagli aiuti umanitari, mentre altre 2,5 milioni di persone - di cui oltre 1 milione sono bambini - risultano tagliate fuori da ogni tipo d'assistenza, isolate in aree rurali controllate o dal Governo o dai ribelli, ma egualmente inaccessibili alle agenzie umanitarie. Poco o nulla si sa sulla condizione delle popolazioni isolate; alcune comunita' potrebbero non trovarsi in situazioni critiche, ma si teme che la maggior parte versi in condizioni di grave insicurezza alimentare, a causa del collasso economico e della militarizzazione della regione che li ha privati dei mezzi di sussistenza. A causa della guerra, l'economia del Darfur e' in costante declino, con un peggioramento delle condizioni di vita dei bambini, anche quando non appartenenti a comunita' direttamente colpite dalla guerra: il Darfur, a causa del conflitto, e' stato ridotto ad un ''ghetto'', con gruppi di diverse tribu' ed etnie impossibilitati di spostarsi al di fuori delle rispettive comunita', per timore di attacchi e razzie. Dall'inizio della crisi, nel marzo 2003, il numero di persone che ricevono assistenza e' passato da 500.000 agli oltre 3 milioni attuali, ma, di contro, la popolazione colpita direttamente dalla guerra e' salita da 1 milione del 2003 a quasi 3,5 milioni del novembre 2005.
(Emanuela Citterio, Vita.it,
20/12/2005)
Sudan - Darfur: ribelli SLA/M confermano impegno a trattative Abuja (Agi, 15/12/2005)
L'Esercito di liberazione sudanese del Darfur (Sla/M nell'acronimo inglese) si impegna a rispettare il cessate il fuoco e gli eventuali accordi che saranno presi ad Abuja, in Nigeria, dove i due principali gruppi ribelli (Sla/M e Jem, il Movimento per la giustizia e l'equita') hanno avviato la settima tornata di trattative con il governo sudanese. Il nuovo segnale dilla disponibilita' e' arrivato nel corso di un incontro che si e' tenuto nel sud Darfur, area sotto il controllo dei ribelli, tra il segretario generale dello Sla, Mustafa Terab, il comandante militare Haggar Giumaa, l'ambasciatore in Sudan, Lorenzo Angeloni, e l'inviato speciale del governo italiano nel Darfur, Barbara Contini. "Ogni volta che e' stato fatto un accordo", ha detto Terab, "e' stato rotto e non da noi. Quando siamo rientrati dall'ultima tornata di trattative di Abuja ci sono state tredici violazioni del cessate il fuoco, che hanno colpito la popolazione dei nostri villaggi, chiedete anche l'opinione dell'Unione africana. Giovedi' scorso nel villaggio di Baju sono stati uccisi quindici civili. Noi siamo andati ad Abuja per portare la pace e non vogliamo far altro che rispettare gli accordi anche se in essi e' presente qualche ombra. Garantisco", ha proseguito, "che saremo presenti ad Abuja e garantisco che anche sul campo si lavorera' per la pace". Il tavolo di Abuja resta un'opportunita' decisiva per la pace anche per il governo italiano. "Manteniamo un dialogo critico con il governo sudanese", ha detto Angeloni, "affinche' siano rispettati gli accordi tra sud e nord e affinche' Khartum faccia la sua parte per il raggiungimento della pace. Ad Abuja", ha sottolineato, "bisogna essere presenti anche perche' gli occhi della comunita' internazionale sono puntati su quelle trattative. Io sono contrario ad accelerare il ritmo dei negoziati, ma sono convinto che se fallira' il settimo round di trattative si possa perdere di credibilita'. La Sla ha avuto il merito di portare il tema del Darfur all'attenzione del mondo, ma ora si tratta di raccogliere i risultati che possono arrivare solo con la pace". L'incontro si e' tenuto nell'ambito della visita della delegazione della Coopreazione italiana giunta nel Darfur per inaugurare diversi progetti, tra cui alcune realizzazioni nel sud della regione.
(Agi,
15/12/2005)
Sudan - Darfur: Khartoum Sudan nega diritto a Onu a investigare su crimini
(Ticinonline, 14/12/2005)
Il governo di Khartoum non intende consentire indagini sul proprio territorio da parte della Corte criminale internazionale (Icc) relativamente ad estese violenze commesse nel Darfur, la martoriata regione dell'ovest del Sudan. È quanto ha dichiarato - riferisce la Bbc online - il ministro per la giustizia Mohamad Ali al-Mardi, precisando: "l'Icc non ha giurisdizione sul nostro territorio per quanto riguarda cittadini sudanesi; del resto noi abbiamo la nostra giustizia, e stiamo investigando". Ciò potrebbe creare nuove tensioni tra Onu - di cui l'Icc è emanazione - e il governo sudanese. Il procuratore capo della Corte criminale, Luis Moreno Ocampo, aveva dichiarato nei giorni scorsi la sua volontà di investigare in Darfur, chiedendo che il Consiglio di sicurezza facesse pressioni sul Sudan per ottenere maggiore cooperazione. In Darfur è in corso dal febbraio del 2003 una rivolta della popolazione locale - nera ed animista - contro il governo centrale di Khartoum accusato di angariarla in tutti i modi. Molte decine di migliaia i morti, ed almeno due milioni e mezzo tra profughi interni e rifugiati nel confinante Ciad. Ciò tra orrori senza fine: omicidi su vasta scala, stupri di massa, villaggi dati alle fiamme, bestiame razziato. In particolare i principali "carnefici" sarebbero gli "janjaweed", letteralmente diavoli a cavallo, milizia nomade di etnia araba alleata del governo. Che si era impegnato formalmente a perseguire i criminali, ma finora ha solo sottoposto poche persone a blandi giudizi. Attualmente è in corso ad Abuja (Nigeria) la settima tornata di colloqui negoziali di pace sul Darfur, che finora hanno prodotto pochi risultati utili. L'Icc è la prima Corte permanente internazionale globale contro i crimini di guerra.
(Ticinonline,
14/12/2005)
Sudan - Hrw accusa vertici governo sudanese per crimini in Darfur
(Peacereporter, 12/12/2005)
L'organizzazione Human Rights Watch ha diffuso oggi un documento che accusa il presidente sudanese Omar El Bashir e una ventina di alte cariche del regime di Kharotum di responsabilità dirette nei crimini contro l'umanità commessi in Darfur dal 2003 a oggi. Nel rapporto di Hrw, pubblicato alla vigilia della riunione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu sulla crisi in Darfur, auspica che i vertici del governo sudanese vengano sottoposti a sanzioni dalle Nazioni Unite.
(Peacereporter,
12/12/2005)
Sudan - Contingente italiano a un passo dal ritiro (G.M, vita.it, 12/12/2005)
Il Contingente italiano in Sudan, presente nel Paese dal 18 giugno scorso, iniziera' le operazioni di rientro in patria a partire dalla prossima settimana, una volta effettuato il Toa (Transfer Of Authority) con il contingente Ruandese. Il 10 dicembre si e' intanto tenuta la cerimonia di saluto al contingente. In tale ambito si e' svolta anche la consegna delle medaglie Onu al personale Italiano e Norvegese facente parte della Task Force Leone. La cerimonia militare ha assunto un particolare significato per la presenza dell'Unsrsg (United Nations Special Rappresentative of the Secretary General) Jan Pronk che, nel suo discorso di saluto, ha elogiato il comportamento dei militari italiani con particolare riferimento ai difficili momenti dell'agosto scorso conseguenti alla morte del Primo Vice Presidente, generale John Garang. Garang, leader indiscusso dell'Spa/M (Sudanese People Liberation Army/Movement), aveva guidato la popolazione del Sud attraverso la lunga guerra civile durata piu' di 20 anni e conclusasi nel gennaio scorso con la firma del Cpa (Comprehensive Peace Agreement) a Nairobi. Vigilare sul rispetto di tale accordo e' alla base della missione Unmis (United Nations Mission In Sudan). Pronk ha invitato, a conclusione del suo discorso, il contingente Ruandese a proseguire ''la strada che gli italiani hanno tracciato''. Alla cerimonia, oltre al Cte della Forza, maggiore generale Fazle Elahi Akbar, ha partecipato anche l'Ambasciatore d'Italia in Sudan Lorenzo Angeloni, unitamente ad una rappresentanza del Comando Onu e dell'Ambasciata d'Italia. Il Contingente italiano e' incaricato di fornire una forza di protezione delle infrastrutture e del quartier generale del comando a Khartoum e nelle vicinanze della capitale. I militari italiani si occupano della protezione delle strutture di comando politiche e delle singole personalita'.
(Gabriella Meroni, vita.it
12/12/2005)
Sudan - Un pellegrinaggio su “La via degli Schiavi del Sudan”
(Zenit, 15/11/2005)
Al termine della riunione del Coordinamento Nazionale Opera Romana Pellegrinaggi, è stata annunciata l’intenzione di realizzare nel 2006 pellegrinaggi sulle “Strade della sofferenza e del dolore”, come “La via degli Schiavi del Sudan”. Padre Caesar Atuire, Direttore generale dell'Opera Romana Pellegrinaggi, ha spiegato a ZENIT che si tratta di un’iniziativa che questa istituzione del vicariato di Roma, organo della Santa Sede, lancia in risposta ad una proposta del Vescovo Antonio Menegazzo, missionario comboniano e Amministratore apostolico di El Obeid. Il rappresentante dell’Opera Romana Pellegrinaggi ha spiegato che il pellegrinaggio servirà anche per organizzare incontri con le comunità locali. La rotta, che è ancora in fase di studio, potrebbe toccare la Libia passando per il Ciad, per poi entrare in Sudan, fino a Khartoum. Si tratta della rotta degli schiavi più antica, seguita da Giuseppina Bakita, la prima sudanese canonizzata, fino ad arrivare in Italia. Si dice che è un pellegrinaggio per le “Strade della sofferenza e del dolore” perché è anche la rotta seguita oggi dagli Africani che lasciano i loro Paesi d’origine per arrivare in Europa, attraverso l’isola di Lampedusa (l’ingresso in Italia) o Ceuta (ingresso in Spagna). Quello in programma sarà un pellegrinaggio particolare, in cui alcuni tratti verranno fatti a piedi, altri in jeep. Sicuramente “è un pellegrinaggio per chi gode di buona salute”, ha constatato con un sorriso padre Atuire.
(Zenit,
15/11/2005)
Sudan - Lavori di sminamento sospesi in Sudan (Swissinfo, I. L. –J. /A.
P., 04/11/2005)
La Fondazione svizzera per lo sminamento ha sospeso le proprie operazioni nel sud del Sudan dopo l'uccisione di due suoi collaboratori in un'imboscata. L'organizzazione afferma di non sapere chi si cela dietro questo attacco, compiuto lunedì. Secondo quanto precisato dalla Fondazione svizzera per lo sminamento (FSS), tre suoi veicoli sono caduti in un'imboscata organizzata da uomini armati non identificati a 15 chilometri dalla città di Juba. Due sminatori – un iracheno e un sudanese – sono stati uccisi, mentre due militari del governo che accompagnavano il convoglio sono stati feriti. «Per il momento abbiamo sospeso tutte le nostre operazioni su questo tratto di strada», ha detto mercoledì a swissinfo Ian Clarke, direttore della fondazione. Tre altri gruppi di lavoro hanno raggiunto i loro campi base, situati in differenti zone a sud del Paese. Attualmente, la FSS sta valutando le possibilità di proseguire la propria missione. La sospensione delle attività non è totale, ma ai collaboratori non è più permesso spostarsi su lunghe distanze. Clarke ha precisato che attualmente gli sforzi della fondazione sono interamente concentrati sulle procedure da sbrigare per il rimpatrio delle salme delle vittime, con i cui familiari la FSS è in stretto contatto. I due collaboratori uccisi erano il capo gruppo e il supervisore del team di sminamento attaccato.
Dal canto loro, l'ONU e il governo svizzero, che finanzia nella misura del 10% le attività della FSS, hanno condannato «severamente» l'uccisione dei due operatori. Dalla capitale sudanese Khartoum, il rappresentante speciale dell'ONU per il paese africano, ha definito l'attacco un gesto da «codardi». In un comunicato diramato martedì, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) sostiene che «l'attentato è un crimine che mette in questione globalmente le attività di aiuto della comunità internazionale e compromette la ricostruzione del Sudan meridionale». Nella nota, il DFAE esorta il governo sudanese ad adoperarsi con tutti i mezzi per migliorare a lungo termine la sicurezza nel Paese e garantire l'incolumità degli operatori umanitari. Mercoledì, la FSS ha affermato di non voler speculare sui possibili responsabili di questo assassinio. Tuttavia, le Nazioni Unite ritengono che l'assalto sia stato perpetrato dall'Esercito di liberazione del Signore (LRA), un gruppo armato ugandese. Nello Stato africano, la FSS impiega 30 svizzeri e 250 collaboratori sudanesi. Con il suo programma di sminamento, la fondazione intende rendere accessibili senza pericolo le tre strade principali dal sud fino alla città di Juba. Lo scorso mese di gennaio, i ribelli del sud hanno firmato un accordo di pace con il governo di Karthoum che dovrebbe permettere di porre fine a vent'anni di guerra civile. La configurazione del terreno e la mancanza di cartine appropriate rende particolarmente difficile la localizzazione delle mine nella regione.
(Swissinfo, Isobel
Leybold-Johnson/Anna Passera, 04/11/2005)
Sudan - Uccisi due operatori ong svizzera (SwissInfo, 01/11/2005)
Due collaboratori della Fondazione svizzera per lo sminamento (FSS) sono stati uccisi a sangue freddo ieri nel sud del Sudan, poco lontano dal confine con l'Uganda. Le vittime sono un sudanese e un iracheno. Rivelata dall'ONU, che ha attribuito l'attacco ai ribelli ugandesi, l'informazione è stata confermata stamane a Ginevra dal presidente della FSS Henri Leu. L'organizzazione impiega 280 persone in Sudan, di cui 30 provenienti dalla Svizzera. “Tre nostri veicoli sono caduti in un'imboscata organizzata da elementi armati non identificati a 15 km da Juba”, capitale del sud del Sudan, ha indicato Leu. Secondo le indicazioni fornite dal rappresentante speciale dell'ONU per il Sudan Jan Pronk, gli aggressori hanno fatto scendere le vittime dal camion e le hanno uccise. In Sudan l'organizzazione non governativa (ong) elvetica era impegnata nello sminamento delle strade, nell'ambito di un programma dell'ONU. In seguito all'assalto ha sospeso le operazioni e tutti i suoi gruppi di lavoro sono rientrati al campo di base, ha precisato oggi Henri Leu. “Speriamo di ricominciare rapidamente le operazioni”, ha aggiunto il presidente della FSS.
(SwissInfo,
01/11/2005)
Tornerà a Khartoum senza “alcun significativo progresso” dopo 27 giorni trascorsi in Uganda la Commissione nazionale d’inchiesta (Npc) sull’incidente d’elicottero in cui a fine luglio perse la vita l’ex-leader ribelle e vicepresidente del Sudan John Garang. Lo ha detto Siraj Eddin, coordinatore della Npc, aggiungendo che alcuni frammenti del velivolo della flotta presidenziale ugandese su cui viaggiava Garang – schiantatosi nel Sud Sudan a pochi chilometri dall’atterraggio – sono scomparsi. Tra questi, vi sarebbe una parte importante della strumentazione di bordo, che avrebbe permesso di verificare l’altitudine dell’elicottero ‘Mi -172’ di fabbricazione russa prima dell’incidente. Il capo della Commissione sudanese – citato da fonti della stampa di Khartoum – ha anche detto che l’Uganda per ragioni sconosciute ha reso più complicato il lavoro degli inquirenti inviati dal governo di Khartoum; Eddin ha sottolineato che la collaborazione ugandese è stata scarsa e condotta con mezzi inefficaci. Tra due settimane il gruppo si recherà nuovamente in Uganda, nella capitale Kampala, per proseguire l’indagine. Intanto prosegue l’inchiesta della Commissione internazionale, composta anche da Kenya, Russia e Stati Uniti; il delegato di Nairobi aveva detto ieri che è ancora troppo presto per un dossier completo sul caso. Nelle scorse settimane i produttori russi dell’elicottero avevano escluso problemi tecnici, affermando che le autorità ugandesi avevano accettato la revisione.
(E.B., Misna, 27/10/2005)
Sudan - Liberati 173 prigionieri di guerra (Peacereporter, 18/10/2005)
Sono stati rilasciati ieri 173 prigionieri di guerra catturati nel corso dei combattimenti avvenuti con l'esercito regolare sudanese tra il 1998 e il 2001. A rimetterli in libertà e a darne la notizia, sono stati gli ex-ribelli indipendentisti del Sudan meridionale. Nel comunicato hanno precisato che i liberati sono per lo più soldati, consegnati al comitato della Croce Rossa internazionale, che provvederà a garantire loro un'assistenza base e il ritorno a casa. La consegna degli ex-prigionieri è avvenuta nella zona di Shalalo, vicino al confine tre Eritrea e Sudan.
(Peacereporter,
18/10/2005)
Sudan - Fine settimana di sangue e paura in Darfur (O.P., WarNews, 10/10/2005)
Fine settimana di sangue e paura per le forze di peacekeeping dell'Unione Africana (AU). Sabato, l'uccisione di tre soldati nigeriani e di due contractors della forza di pace. Ieri, il rapimento di un numero ancora imprecisato di uomini da parte di miliziani dissidenti del Justice and Equality Movement (JEM). Questo il terribile bilancio che comincia a preoccupare i vertici della missione in Sudan. E' stato un portavoce dell'AU a diffondere nella serata di domenica la notizia - ripresa tra gli altri anche dal network BBC - del rapimento di almeno 18 uomini tra osservatori militari e forze di sicurezza della missione di pace in Darfur, cui c'è da aggiungere un inviato americano e una rappresentanza del Jem. Cifra imprecisa, visto che la stessa AU è stata, dopo qualche ora, costretta a rettificare le informazioni rese: in base ad un nuovo conteggio, sarebbero almeno 40 i rapiti. Gli autori dell'azione sono, con ogni probabilità, i membri di una fazione minoritaria dello stesso Jem, uno dei due gruppi ribelli attivi nella zona. I vertici ufficiali del Movimento, in Nigeria per i colloqui di pace di Abuja, si sono affrettati a dichiarare che la presunta mente del rapimento, Mohammed Saleh, sarebbe stato messo alla porta dal gruppo da più di sei mesi. In ogni modo, molti degli prigionieri sono stati già liberati nelle vicinanze della città di Tina, lungo il confine con il Chad. Rimane, però, imprecisato il numero di persone ancora nelle mani dei rapitori. - Una vera e propria imboscata nella giornata di sabato ha causato le prime vittime tra le fila delle forze di pace da quando ha avuto inizio la missione di pace in Sudan. Il primo atto di violenza contro il personale dell'Unione Africana ha avuto luogo nello stato del South Darfur, dove tre soldati e due contractors sono morti sul colpo, altri due colpiti in maniera più o meno grave, in seguito ad un attacco da parte di sconosciuti. I vertici della missione di pace in Sudan hanno riferito alla stampa della loro preoccupazione per il moltiplicarsi dei casi di violenza negli stati che compongono la regione del Darfur. Il fatto che i peacekeepers possano essere visti non come forza di pace, ma sempre di più come nemico da combattere e uccidere, rappresenta una grave involuzione della situazione, già grave, in cui versa la regione. Inoltre, gli stessi colloqui di Abuja stanno risentendo dei fatti di sangue che sempre più di frequente si ripetono nelle ultime settimane, frenando ulteriormente il difficile percorso diplomatico intrapreso da tutte le parti in causa per porre fine al conflitto.
(Ottavio Pirelli, WarNews,
10/10/2005)
Sudan - Tre operatori rapiti (AlexCafé, 04/10/2005)
Tre operatori umanitari sono stati rapiti in Darfur. La notizia, già circolata ieri 3 ottobre, è stata confermata dalla Ong Christian Aid, che ha precisato che il sequestro dei tre attivisti della ong locale Sudan Social Development Organisation, e' avvenuto lo scorso 29 settembre ad un posto di blocco nei pressi del campo per sfollati di Zam Zam, vicino a El Fasher, capitale dello stato del Nord Darfur. I tre sono stati rapiti ad un posto di blocco mentre visitavano il campo, e si ritiene siano stati rapiti da membri di un gruppo armato locale. Sudan Social Development (SUDO) lavora nel paese nel campo della sanità, e questo è solo l’ultimo di una lunga serie di attacchi subiti da organizzazioni umanitarie. Solo la scorsa settimana nel Darfur occidentale una serie di attacchi armati nel villaggio di Gosmeina hanno lasciato sul campo 29 civili morti. Secondo Stephanie Brigden, responsabile del progetto Sudan di Christian Aid, “la situazione in Sudan peggiora di giorno in giorno, e questo rende impossibile alle organizzazioni non governative lavorare nel paese. Risultato: moltissime persone in Darfur non hanno l’assistenza di cui hanno bisogno.
(AlexCafé, 04/10/2005)
Sudan - Khartoum reagisce a dettagliate accuse dell’U.A. (Misna, 03/10/2005)
Sia il governo sudanese che l’esercito di Khartoum hanno rigettato le accuse dell’Unione Africana (Ua), negando di essere coinvolti nei recenti attacchi lanciati dai Janjaweed contro civili in Darfur. “I media non sono il posto giusto per parlare di argomenti come il Darfur o su come è possibile risolverli. Ci sono commissioni congiunte e meccanismi studiati appositamente per queste cose” ha detto il vice-ministro degli esteri Matref Sideiq contestando le dichiarazioni di Baba Gana Kingibe capo della missione dell’Unione Africana in Darfur. - “Le informazioni fornite da Kingibe sono completamente infondate” gli hanno fatto eco le forze armate sudanesi in una nota diffusa stamattina. In realtà le dichiarazioni di Kingibe - il quale sabato ha accusato il governo sudanese di aver appoggiato i Janjaweed nei loro attacchi fornendo loro anche appoggio aereo nell’ultima incursione contro il campo profughi di Aro Sharow - cominciano a essere supportate da alcune foto già in circolazione. L’imbarazzo che le parole del rappresentante speciale del presidente della Commissione dell’Unione Africana hanno causato a Khartoum è comprensibile, visto che, come lo stesso Kingibe ha affermato, le prove raccolte dalla missione africana sembrano “corroborare le accuse dei ribelli riguardo all’alleanza tra l’esercito sudanese e i Janjaweed”. In realtà nel comunicato stampa diffuso dall’Ua, e di cui la MISNA ha ottenuto stamani copia integrale, il capo della missione di verifica del cessate il fuoco se la prende sia con i ribelli che col governo, accusandoli entrambi di “non aver agito in buona fede e di non aver dimostrato la volontà di rispettare la tregua”. (…) –
(M.Z., Misna, 03/10/2005)
Sudan - Darfur, uccisioni in campi profughi (SwissInfo, 29/09/2005)
Ventinove persone sono state uccise in un attacco senza precedenti a un campo profughi nella regione a nord-ovest del Darfur, in Sudan. Lo riportano oggi fonti delle Nazioni Unite. L'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) ha riferito che, come si era appreso da precedenti rapporti, il campo di Aro Sharow è stato attaccato da 250-300 "uomini arabi armati a cavallo di cammelli e cavalli" nella serata di mercoledì. Oltre i 29 morti ci sarebbero stati - sempre secondo l'Unhcr - dieci feriti gravi e sarebbe stato attaccato e bruciato anche il vicino villaggio di Gosmeina. Il bilancio delle vittime riguarda solo l'attacco al campo profughi. l'Unhcr è "molto preoccupato"visto che questo è il primo attacco a un campo profughi che ospita tra i 4 e i 5 mila rifugiati e che molti di loro si sono dati alla fuga nelle campagne circostanti che le Nazioni Unite ritengono insicure.
(SwissInfo,
29/09/2005)
Sudan – Darfur: violenza potrebbe far cessare aiuti Onu (TicinOline, 28/09/2005)
Aiutare il Darfur è troppo pericoloso. A lanciare l'allarme è il coordinatore degli aiuti umanitari dell'Onu, che ha agitato oggi lo spettro di un'interruzione delle operazioni di soccorso nella regione del Sudan occidentale insanguinata da una guerra civile in corso da oltre due anni. Una nuova ondata di violenze - ha avvertito Jan Egeland in una conferenza stampa organizzata a Ginevra - mette ogni giorno a rischio la vita del personale Onu, impossibilitato a svolgere le proprie attività e costretto ad assistere impotente al massacro. Secondo il responsabile, "alla fine di settembre la violenza è ulteriormente aumentata. Se non ci sarà un'inversione di rotta la situazione diverrà troppo pericolosa per i nostri operatori. Potremmo non essere più in grado di proseguire le attività in favore di 2,5 milioni di persone la cui sopravvivenza dipende dagli aiuti". Alcuni soccorsi sono già stati tagliati. "Vogliamo restare il più a lungo possibile - ha assicurato Egeland -, ma siamo stati costretti a interrompere le nostre attività in numerose regioni. Decine di migliaia di persone non riceveranno più aiuti". Nelle ultime settimane, il contingente di circa 11.000 operatori umanitari presenti in Darfur - una regione estesa pressappoco come la Francia - ha subito "agguati", "rapine" e violenze di ogni genere. Secondo il dirigente delle Nazioni Unite, in Darfur "non siamo in grado di difendere nè la popolazione locale nè noi stessi", ha osservato Egeland. "È necessario triplicare il numero dei militari internazionali presenti in Darfur". Nel teatro di guerra sono attualmente schierati circa 5.000 soldati dell'Unione africana e 1.708 caschi blu, avanguardia di un contingente che potrebbe raggiungere le 10.000 unità. Egeland ha chiesto al governo sudanese, alle forze ribelli del Darfur e alla milizia paramilitare dei "Janjaweed", i "Diavoli a cavallo", di non comportarsi in modo irresponsabile e di giungere a un accordo nel quadro dei colloqui in corso nella capitale nigeriana Abuja.
(TicinOline,
28/09/2005)
Sudan - Giuramento del primo governo di unità nazionale (vita.it, 22/09/2005)
Il primo governo di unita' nazionale sudanese, varato martedi' sera, ha giurato oggi a Khartoum nella mani del presidente Omar el-Bashir. Lo rende noto la Bbc on line, che cita anche un passaggio del discorso di al-Bashir dal forte spirito unitario. Ma gli osservatori sono concordi nel segnalare il grande malumore che serpeggia tra i sudanesi del Sud per la spartizione dei portafogli ministeriali. L'unico rilevante andato agli ex ribelli del Sud e' quello degli Esteri, mentre tutti gli altri posti chiavi (in particolare quello strategico dell'energia, sul quale c'e' stato scontro durissimo, ma anche, tra gli altri, Interno, Finanze e Difesa) sono rimasti nelle mani del partito di governo del Nord, il Congresso Nazionale. Comunque intorno a questa coalizione di unita' nazionale, - che dovrebbe governare il Paese per i prossimi quattro anni, quindi elezioni, e fra sei referendum al Sud per l'eventuale indipendenza del Sud - c'e' molta speranza, e appoggi di ampia portata, politici ed economici, a partire da quello degli Usa.
(vita.it,
22/09/2005)
Sudan – Il nuovo governo (E.C., Vita.it, 21/09/2005)
La formazione del governo (di unità nazionale è nato ieri dopo 21 anni di guerra) è una tappa importante nell'applicazione dell'accordo di pace firmato il 9 gennaio 2005 tra il regime di Khartoum e il Movimento popolare di liberazione del Sudan (Splm), attivo nel sud del Paese . ''Il governo e' di buon augurio e esprime la volontà del popolo del Sudan di stabilire la pace e consolidare l'unita' nazionale'', ha dichiarato in serata alla televisione il capo dello Stato Omar el Beshir. L'esecutivo comprende 29 ministri e 33 vice-ministri, oltre a 12 consiglieri presidenziali con rango di ministro. Ne fanno parte cinque donne (due ministri, due vice-ministri e un consigliere presidenziale). In base all'accordo di pace, questo governo di transizione resterà in carica fino alle elezioni legislative, che dovrebbero essere convocate entro quattro anni. Nel luglio scorso è cominciato un periodo di sei anni di regime transitorio, al termine del quale nel sud del Sudan si svolgerà un referendum sull' autodeterminazione. Tra i posti-chiave, il ministero dell'Energia, cui l'Splm ambiva, resta al Congresso nazionale (Cn), il partito di Beshir, e mantiene l'attuale titolare, Awad Ahmed al Jaz. I negoziati sono stati aspri soprattutto per questo dicastero strategico, che si occupa del petrolio, una delle principali fonti di reddito del Paese e cause della guerra civile, che ha opposto il nord arabo e musulmano al sud cristiano e animista. Gli Esteri vanno per la prima volta a un rappresentante del sud, Lam Akol, figura di spicco dell'Splm ed ex ministro dissidente del regime di Beshir, al potere dal 1989, in seguito a un colpo di stato. Akol sostituisce uno dei piu' fedeli collaboratori di Beshir, Mustafa Osman Ismail, capo della diplomazia da sette anni, che e' stato nominato consigliere presidenziale. L'Splm ottiene nove ministeri: oltre agli Esteri, Istruzione, Istruzione superiore e ricerca scientifica, Sanita', Trasporti, Investimenti, Commercio estero, Affari umanitari, Affari di gabinetto. Il Congresso nazionale mantiene i dicasteri della Difesa (Abdel Rehim Mohamed Hussein), dell'Interno (Al Zoubeir Beshir Taha), delle Finanze (Al Zoubeir Mohamed Hassan). I grandi assenti nel governo di unita' nazionale sono il partito Oumma, una delle piu' importanti formazioni di opposizione del nord, dell'ex primo ministro Sadek al Mahdi; e il Congresso popolare (Cp), dell'oppositore integralista islamico Hassan al Tourabi. Il governo e' stato formato secondo le quote previste dall' accordo di pace: 52% dei posti al Cn, 28% all'Splm guidato da Salva Kiir, 14% all'opposizione del nord; 6% all'opposizione del sud.
(fonte: Ansa, Rilanciata da Emanuela Citterio, vita.it,
21/09/2005)
Sudan - Azione armata dei ribelli nel Darfur: a rischio i colloqui di pace
(Oss. sulla legalità, 21/09/2005)
Peggiora invece di migliorare la situazione in Darfur. Dopo le preoccupazioni espresse recentemente dalla missione ONU nella regione, un gruppo di ribelli ha dichiarato ieri di aver preso il controllo della cittadina di Cheiria uccidendo piu' di 80 soldati governativi. Un responsabile dell'esercito sudanese ha confermato l'azione, aggiungendo che gli insorti erano stati intercettati dalle forze di sicurezza dopo aver attaccato una zona nei dintorni del villaggio. L'esercito di liberazione del Sudan (SLA) - uno dei due principali gruppi ribelli attualmente impegnati in trattative con il governo di Khartoum nella capitale della Nigeria Abuja - ha dichiarato in un comunicato che questo attacco e' una risposta alle intrusioni delle forze governative in territorio ribelle. L'azione rischia di compromettere i colloqui di pace mediati dall'Unione Africana per concludere anni di conflitto, in una situazione gia' instabile. Lunedi' vi erano stati scontri fra i ribelli e le milizie arabe filogovernative con forse 30 morti. Altri scontri si erano verificati in questi giorni coinvolgendo anche alcuni nomadi arabi aggrediti per depredarli dei loro cammelli, ma il numero di vittime era stato contenuto.
(Oss. sulla legalità,
21/09/2005)
Sudan - Formato governo unità nazionale (ATS/TIO
/
AdnKronos, 20/09/2005)
Il primo governo di unità nazionale in Sudan è stato formato oggi, otto mesi dopo l'accordo di pace che ha posto fine a 20 anni di guerra civile. Lo ha annunciato un dirigente sudanese. Il vice presidente del Congresso nazionale Nafie Ali Nafie ha annunciato la lista dei ministri del suo partito. Si tratta dei titolari del ministero della difesa, degli affari presidenziali, delle miniere e dell'energia e dell'interno. Il ministero degli esteri è andato al Movimento di liberazione del popolo sudanese, il principale movimento ribelle del sud di John Garang, morto il primo agosto in un incidente in elicottero. Il presidente sudanese Omar Bashir in un comunicato letto alla televisione ha detto che il nuovo governo "rappresenta l'espressione della volontà del popolo del Sudan di stabilire la pace e consolidare l'unione nazionale".
(ATS/TIO,
20/09/2005) - L'accordo giunge al termine di un'accesa disputa per il controllo del ministero dell'Energia, 'poltrona chiave' per il controllo delle abbondanti risorse petrolifere di cui il Paese dispone. Il ministero, a lungo rivendicato dall'Esercito di liberazione del popolo sudanese (Splm), e' andato a un esponente del Congresso, partito 'nordista' che fa capo al presidente sudanese Omer Hassan al-Bashir.
(AdnKronos,
20/09/2005)
Sudan - Il Sudan conta su Dida (Datasport, 20/09/2005)
Il Sudan puo` contare su un portiere d`eccezione: Nelson de Jesus Silva Dida. Infatti il brasiliano sta aiutando l`associazione Cesar Onlus in un modo molto originale. Fino al 26 settembre su www.ebay.it sara` all`asta una cena con Dida, portiere del Milan e della nazionale brasiliana che difendera` il titolo mondiale conquistato nel 2002 a Germania 2006. Chi vincera` l`asta avra` l’opportunita` di trascorrere una serata con Dida per conoscere non solo il giocatore, ma anche l’uomo. Il ricavato sara` devoluto alla C.E.S.A.R. (Coordinamento Enti Solidali A Rumbek), una ONLUS (organizzazione non lucrativa di utilita` sociale) costituita nell’anno 2000 da un gruppo eterogeneo di persone che insieme hanno raccolto gli appelli e le richieste di aiuto di Mons. Cesare Mazzolari, Vescovo della Diocesi di Rumbek, una desolata terra del Sud Sudan martoriata da una interminabile guerra. Lo scopo dell’associazione e` promuovere in ogni forma lo sviluppo sociale, culturale ed economico delle popolazioni del Sud Sudan, con particolare riferimento a progetti inerenti l’educazione, l’istruzione, la salute, la giustizia, la pace e l’evangelizzazione. C.E.S.A.R. favorisce inoltre il coordinamento di tutti quegli enti, italiani e stranieri, che sono orientati a promuovere alleanze di cooperazione per l’aiuto e lo sviluppo della popolazione del Sud Sudan. (Datasport, 20/09/2005)
Sudan - Imboscata contro scuolabus: 14 vittime (Misna, 20/09/2005)
Almeno 14 persone - soprattutto donne e bambini - sarebbero rimaste uccise in un'imboscata contro uno scuolabus nei pressi di Loka, non lontano dal confine con l'Uganda. Lo riferiscono fonti della sicurezza sudanese citate dalla stampa locale, attribuendo l'attacco ai ribelli ugandesi dell'Esercito di resistenza del signore (Lord's resistance army, Lra). L'episodio - che sarebbe avvenuto sabato scorso, ma se n'e' avuta notizia solo nella tarda serata di ieri - e' stato confermato anche dal Movimento di liberazione popolare del Sudan (Splm), l'ex-ribellione del Sud del Paese che ora fa parte del governo di Khartoum e che, di fatto, presidia il territorio di questa zona. La scorsa settimana fonti di stampa internazionale avevano denunciato un assalto dello Lra nella zona tra Juba e Yei, affermando che per la prima volta i ribelli ugandesi si erano spinti al di la' del Nilo Bianco; l'accusa era stata però smentita dagli stessi ribelli dello Lra, che da anni mantengono comunque basi in Sud Sudan e colpiscono soprattutto contro i civili del nord Uganda. (E.B., Misna, http://www.misna.org/ 20/09/2005)http://www.misna.org/
Sudan - Khartoum istituisce procura per crimini contro l'umanita'
(Misna, 19/09/2005)
Il governo di Khartoum ha istituto una procura speciale per indagare sui crimini contro l'umanita': lo rende noto l'agenzia sudanese 'Suna'. Il ministro della giustizia, Ali Mohamed Osman Yassin, ha emesso un decreto che sancisce la nascita dell'Ufficio del Procuratore per i Crimini contro l'umanita' che avra' giurisdizione sui reati previsti sia dalla normativa nazionale sia dal diritto umanitario internazionale e in altri trattati internazionali di cui il Sudan e' firmatario. Il varo del nuovo ufficio sembra collegato alle polemiche e alle proteste scoppiate dopo la decisione del Consiglio di sicurezza dell'Onu, il 31 maggio scorso, di deferire alla Corte penale internazionale dell'Aja (CpI) le denunce di gravi violazioni dei diritti umani in Darfur, regione occidentale del Sudan dove da circa due anni e' in corso un conflitto interno che vede opposti milizie locali e 'janjaweed', predoni arabi che la popolazione del Darfur accusa il governo sudanese di appoggiare. Khartoum, che non ha ratificato lo statuto dell'Cpi, aveva reagito alla decisione dell'Onu ribadendo la propria sovranita' e capacita' di perseguire autonomamente i responsabili.
(B.F., Misna, 19/09/2005)
Sudan - Darfur: ripresi colloqui pace (Osservatorio sulla
legalita', 18/09/2005)
Mentre ricominciano ad Abuja i colloqui di pace per il Darfur, la situazione nella regione sta peggiorando giorno dopo giorno. Al conflitto civile - che vede momenti di rispetto del cessate il fuoco e momenti in cui esso viene infranto - si sono aggiunti infatti gli attacchi da parte dei predoni ai convogli umanitari, ai villaggi ed alle comitive di nomadi. Il portavoce della missione ONU in Sudan ha detto che a settembre gli attacchi sono aumentati e ci sono state 10 aggressioni ad operatori umanitari. La gigantesca regione sembra sempre piu' un territorio senza legge in preda ai signori della guerra e cio' rischia di compromettere in modo definitivo il cessate il fuoco. L'ultimo scontro e' emerso martedi' scorso, con uno dei movimenti rielli principali, lo SLM/A, che accusa il governo sudanese dell'uccisione di 10 suoi militanti e 10 civili in un attacco ai suoi quartieri. Il governo ha negato, tuttavia, che le sue forze fossero implicate. Secondo i rappresentanti della Croce Rossa internazionale nella regione, si rischia una cronicizzazione di un conflitto a bassa intensita' che causerebbe una definitiva instabilita'. Peraltro i colloqui di pace ripresi il 15 settembre ad Abuja, capitale della Nigeria, difficilmente approderanno - secondo gli osservatori - ad un accordo globale, anche per le notevoli divisioni fra i ribelli. Il conflitto nel Darfur - macroregione ad ovest del Sudan - e' nato nel febbraio del 2003, quando una rivolta popolare e' stata sanguinosamente repressa dall'esercito di Khartoum, avvalsosi allora ed in seguito di miliziani arabi, i crudeli Janjaweed, assassini e stupratori, contro l'Armata di liberazione del Sudan ed il movimento per l'eguaglianza e la Giustizia JEM. Il conflitto ha ucciso forse 70.000 persone e continua ad interessare quasi tre milioni di Sudanesi. Oltre un milione di essi e' fuggito in campi profughi interni o nel vicino Ciad. Le vittime muoiono negli scontri, ma anche per la fame, le malattie e gli stenti generati dalla situazione conflittuale.
(Osservatorio sulla legalita',
18/09/2005)
Sudan - Darfur: il governo sudanese pronto a un accordo coi ribelli
(Arab
Monitor, 30/08/2005)
Il governo sudanese punta a siglare un accordo con i ribelli della regione occidentale del Darfur alla prossima sessione delle trattative di pace, il 15 settembre. Lo ha riferito il vicepremier al mediatore dell'Unione africana Salim Ahmed Salim. Nell'ultimo incontro, a inizio luglio, i due principali gruppi ribelli hanno firmato una dichiarazione di principio con il governo sudanese. Le discussioni dovevano riprendere il 24 agosto, ma uno dei due gruppi (l'Esercito per la liberazione del Sudan) ha chiesto un rinvio. Il prossimo incontro avra' luogo ad Abuja, in Nigeria, il 15 settembre.
(Arab Monitor,
30/08/2005)
Sudan - Darfur : colloqui a settembre ; paura fra i rifugiati (Osservatorio sulla
legalita', 26 agosto 2005)
I colloqui di pace fra il governo sudanese e i due principali gruppi ribelli del Darfur riprenderanno il 15 settembre ad Abuja (Nigeria), come comunicato dall'inviato speciale dell'Unione Africana nella regione, Salim Ahmed Salim in una conferenza stampa in Tanzania. Alla decisione si e' perventi consultando le diverse parti interessate, Khartoum, il Movimento per la Giustizia e l'Uguaglianza (JEM) e l'Esercito di liberazione del Sudan (SLM/A). I colloqui avengono con la mediazione dell'UA presieduta dal presidente nigeriano Olusegun Obasanjo, ed erano ripartiti dopo sei mesi di sosta. Ora sarebbero dovuti ricominciare il 24 agosto, ma la morte dell'ex leader ribelle e poi viceministro del Sudan, John Garang, ha indotto ad una pausa. Tutte le parti in cusa proclamano nel frattempo la volonta' di pace e giustizia. Intanto il capo dell'Agenzia ONU per i rifugiati António Guterres e' alle prese con il problema dei rifugiati del Darfur (1 milione nella regione e 200.000 nel vicino Chad ed altre migliaia in Kenya), che temono di essere costretti a tornare indietro contro la loro volonta'. In una dichiarazione il commissario dell'UNHCR ha infatti rassicurato i profughi che nessuno li forzera' a tornare a casa. Dove continuano le violenze, le uccisioni e gli stupri etnici ad opera dei miliziani Janjaweed - in quello che e' di fatto un genocidio, con forse 70.000
morti.(Osservatorio sulla
legalita', 26 agosto 2005)
Sudan - Morte Garang: non esclusa ipotesi attentato (Adnkronos, 25/08/2005)
''Avverse condizioni climatiche'', ''guasto tecnico'' o ''esplosivo piazzato a bordo del velivolo'': sono queste, secondo Salva Kiir e l'Esercito di liberazione popolare del Sudan (Splm) le tre possibili cause che hanno portato allo schianto dell'elicottero che lo scorso 30 luglio stava riportando in Sudan John Garang, vice-presidente del Sudan e 'capo storico' della ventennale ribellione indipendentista sudanese, dopo la sua prima visita ufficiale in Uganda.
(Adnkronos,
25/08/200)
Sudan - Negoziati sul Darfur slittano al 15 settembre (vita.it, 24/08/2005)
I negoziati di pace sul Darfur, regione sudanese dove da oltre due anni e' in atto una sanguinosa guerra interetnica, sono stati rinviati al prossimo 15 settembre. Lo ha annunciato l'inviato speciale dell'Unione africana, Salim Ahmed Salim. Dopo l'ennesimo stop alla riapertura nel mese di giugno ad Abuja, in Nigeria, ribelli del Darfur e governo sudanese sarebbero dovuti ritornare oggi al tavolo dei negoziati.
(vita.it,
24/08/2005)
Sudan - 3700 arresti dalla morte di Garang (Ansa, 22/08/2005)
Oltre 3700 sudanesi sono stati arrestati dal 30 luglio scorso in seguito ai disordini scoppiati in Sudan dopo la morte del leader Garang. E'stato precisato che gli arrestati sono in maggioranza del sud, e che avevano organizzato le manifestazioni violente credendo che l'incidente all'elicottero di Garang non fosse casuale, ma organizzato dalle autorita' di Khartoum. Dopo la morte di Garang i dati ufficiali parlano di 90 morti a Khartoum e oltre mille feriti.
(Ansa,
22/08/2005)
Sudan - Missione di Guterres in Sudan, Ciad e Kenya (Aise, 22/08/2005)
Da lunedi' 22 agosto, l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, António Guterres, e' in viaggio per una missione di dieci giorni in visita alle operazioni dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) in Sudan nella regione del Darfur, in Ciad, nel Sudan meridionale e in Kenya. La situazione del Sudan, sia nel Darfur che nelle regioni meridionali, e' di cruciale importanza per l'UNHCR per i circa 200mila rifugiati provenienti dal Darfur ospitati in dodici campi nel vicino Ciad orientale e le centinaia di migliaia di sfollati interni con grave bisogno di protezione in Darfur. L'Alto Commissario valutera' anche la situazione nel Sudan meridionale dove l'UNHCR prevede di contribuire al rimpatrio di circa 500mila rifugiati che sono fuggiti nel corso della ventennale guerra civile e che attualmente vivono per lo piu' in Kenya, Uganda e Repubblica democratica del Congo. Si stima che ci siano anche 4,6 milioni di persone fuggite dal sud a causa della guerra civile e ora sfollate interne in Sudan. I Paesi che ospitano il maggior numero di rifugiati provenienti dal Sudan Meridionale sono Uganda (204.400), Etiopia (90.500), Repubblica democratica del Congo (69.400), Kenya (65mila), Repubblica Centroafricana (36mila), Egitto (30.324) ed Eritrea (714).
(Aise,
22/08/2005)
Sudan - Darfur: Kofi Annan denuncia ''criminalita' senza precedenti'' . (Adnkronos, 18/08/2005)
In un rapporto sulla situazione del Darfur inviato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, la regione sudanese sconvolta dal febbraio 2003 da una guerra civile, il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ha criticato l'atteggiamento dei ribelli che, a suo avviso, stanno favorendo una ''criminalita' senza precedenti'', situazione aggravata dalla contemporanea ''scarsa opposizione ai crescenti episodi di banditismo e violenza''. Oltre a chiedere maggior impegno dei capi ribelli per favorire il processo di pace, Annan ha criticato anche il governo sudanese, colpevole di non aver preso provvedimenti contro i predoni arabi Janjaweed e di non aver denunciato alla giustizia i responsabili degli atti di violenza nel Darfur. ''Se le parti continueranno ad alimentare questo clima di 'ne' guerra ne' pace', sara' sempre piu' alto il prezzo che dovranno pagare tutte le persone del Darfur per restaurare salvezza, dignita' e prosperita''', ha affermato Annan, sottolineando che nella regione ci sono 3,2 milioni di persone bisognose di urgenti aiuti umanitari. Il segretario generale ha quindi ribadito le sue attese per la nuova sessione di negoziati di pace, prevista ad Abuja, in Nigeria, il prossimo 24 agosto. (Adnkronos, 18/08/2005
Sudan - Darfur: confermata la ripresa di negoziati alla fine del mese
(Misna, 09/08/2005)
L'Unione Africana ha annunciato che i negoziati di pace per il Darfur, ormai giunti alla quinta sessione, riprenderanno come previsto il 24 agosto prossimo. Lo riferiscono fonti giornalistiche sudanesi, vicine al governo di Khartoum, citando dichiarazioni del portavoce dell'Ua, Nur Al Dein Al Mazni, il quale, in un comunicato diffuso ieri, ha rassicurato l'esecutivo sudanese sul fatto che la morte del vice-presidente John Garang non avrebbe influito sulla ripresa dei colloqui. Solo ieri sulla stampa locale era trapelato che il principale dei movimenti combattenti attivi in Darfur aveva chiesto nei giorni scorsi il rinvio dei colloqui. Una proposta non gradita dal governo di Khartoum che ha definito ''imperativa'' la ripresa dei negoziati. Recentemente ribelli e soldati governativi sono tornati a confrontarsi in alcune aree del Darfur. La crisi in questa vasta e remota regione occidentale del Sudan e' iniziata nel febbraio del 2003, quando due gruppi di autodifesa popolare (Sla-m e Jem) si sollevarono formalmente in armi contro il governo di Khartoum, accusato di trascurare la regione e di appoggiare le milizie di predoni arabi (janjaweed) che da anni sconvolgono la zona nel tentativo di appropriarsi di terre e pascoli. Il conflitto ha provocato finora un numero imprecisato di vittime e,secondo stime correnti, circa due milioni di sfollati, inclusi 200.000 profughi riparati nel confinante Ciad. (M.Z., Misna, 09/08/2005)
Sudan - Darfur: i colloqui di pace rischiano di slittare (Misna, 08/08/2005)
Il principale dei movimenti combattenti attivi in Darfur - regione occidentale sudanese teatro dal febbraio 2003 di scontri e violenze che hanno causato una grave crisi umanitaria - ha chiesto all'Unione Africana (Ua) il rinvio della ripresa dei colloqui di pace organizzati ad Abuja, in Nigeria, dall'organismo continentale. Lo riferiscono fonti locali, precisando che l'Esercito di liberazione del Sudan (Sla-m) avrebbe chiesto ai mediatori dell'Ua di riprendere i colloqui ai primi di ottobre, invece che il 24 agosto prossimo come previsto, avanzando non meglio precisati problemi tecnici e logistici. La proposta non e' piaciuta al governo di Khartoum che per bocca del capo della delegazione al tavolo di negoziato, Ibrahim Mohamed Ibrahim, ha definito ''imperativa'' la ripresa dei colloqui entro la fine del mese. Recentemente ribelli e soldati governativi affiancati da miliziani sono tornati a confrontarsi in alcune aree del Darfur. La crisi in questa vasta e remota regione occidentale del Sudan e' iniziata nel febbraio del 2003, quando due gruppi di autodifesa popolare (Sla-m e il Jem, appunto) si sollevarono formalmente in armi contro il governo di Khartoum, accusato di trascurare la regione e di appoggiare le milizie di predoni arabi (Janjaweed) che da anni sconvolgono la zona nel tentativo di appropriarsi di terre e pascoli. Il conflitto ha provocato finora un numero imprecisato di vittime e circa due milioni di sfollati, inclusi 200.000 profughi riparati nel confinante Ciad.
(M.Z., Misna, 08/08/2005)
Sudan - Salva Kiir giurera' entro 15 giorni (Ticinonline, 02/08/2005)
Salva Kiir, numero due di John Garang nella leadership sud sudanese, ed alla cui successione e' stato immediatamente indicato, gia' ieri sera, dal consiglio dei capi dell'Esercito di Liberazione Popolare del Sudan (Spla), giurera' come primo vicepresidente del Sudan entro due settimane. Lo indicano fonti sudanesi, precisando che sul problema, a norma delle misure costituzionali concordate, non c'e' alcun dubbio interpretativo. Kiir, dunque, oltre a subentrare a Garang come leader del sud, proprio in virtu' di tale ruolo ne prendera' anche il posto come primo vicepresidente. Tempi molto veloci, notano gli osservatori, che fanno ben sperare sulla compattezza, almeno per il momento, del vertice sud sudanese. Intanto nel sud Sudan iniziano oggi cinque giorni di lutto per la morte del leader. L'Uganda ne ha indetti tre, mentre in Kenya bandiere a mezz'asta per tre giorni. Gli unici felici della morte di Garang, e lo hanno detto chiaramente, sono i ribelli del nord dell'Uganda (l'Esercito di Resistenza del Signore), a cui proprio il leader scomparso sabato scorso aveva chiuso i santuari sud sudanesi. Sono intanto attesi in Sudan due diplomatici americani di peso: il vicesegretario di Stato per gli affari africani Connie Newman e l'inviato speciale per il Sudan Roger Winter: svolgeranno missioni nel nord e nel sud del paese. Oggi non sono segnalati incidenti, dopo le violenze di ieri a Khartoum (almeno 36 morti), e le uccisioni, cinque o sei, anche in due localita' del Sud.
(Ticinonline,
02/08/2005)
Sudan - Salva Kiir e' nuovo leader del Splm (Redazione, vita.it, 01/08/2005)
Il nuovo leader del Movimento per la Liberazione del Popolo Sudanese (SPLM), dopo la morte di John Garang, e' Salva Kiir. ''La dirigenza del SPLM e del comando militare SPLA si sono riuniti (nel quartier generale di New Site, ndr) e hanno proclamato all'unanimita' il generale Salva Kiir Mayardit quale nuovo presidente del SPLM e comandante del SPLA'', ha annunciato Pagan Amun, alto funzionario del movimento. ''Percio' Kiir e' candidato altresi' alla posizione di primo vice-presidente della Repubblica del Sudan e di capo del governo del Sudan del sud'', ha aggiunto. Salva Kiir, numero due del SPLM e capo di Stato maggiore dell'Esercito per la Liberazione del Popolo (SPLA), ha giocato un ruolo fondamentale nei negoziati di pace che a gennaio hanno messo fine a 21 anni di guerra civile tra nord e sud del Paese. Come Garang, e' di etnia Dinka e fa parte del SPLM da oltre venti anni. Intanto, sono salite a 24 le persone morte durante i violenti scontri avvenuti oggi nella capitale sudanese, Khartoum, dopo la diffusione della notizia della morte del vicepresidente John Garang. Durante i disordini sono state incendiate automobili ed altre suppellettili nelle strade del centro di Khartoum. In serata, la calma sarebbe tornata nelle strade della capitale e di un Paese sotto shock per la scomparsa di Garang.
(Redazione, vita.it,
01/08/2005)
Sudan - Violenze a Khartoum e nel sud paese dopo morte Garang
(Swissinfo, 01/07/2005)
Migliaia di Sudanesi del sud, alcuni armati con coltelli e bastoni, hanno saccheggiato negozi e si sono scontrati con la polizia nella capitale del paese, Khartoum, dopo aver appreso della morte dell'ex leader ribelle John Garang. Violenze e saccheggi, del resto, si sono verificati anche in diverse citta' meridionali. ''La gente - ha detto Swayd Abdullah, uno studente di Khartoum - si e' riversata nelle strade. I poliziotti fermano chiunque. Ho visto fiamme e fumo''. Secondo quanto riferito da alcuni testimoni, scontri e saccheggi non si sono verificati solo nella capitale, ma anche in diversi centri del sud, dove il Movimento per la liberazione del popolo del Sudan guidato da Garang ha combattuto una guerra lunga 21 anni contro il governo a guida islamica di Khartoum, fino agli accordi di pace firmati lo scorso gennaio. Un sacerdote anglicano ha parlato di scontri a Juba, il centro piu' popolata del sud. Secondo un dipendente del Servizio di soccorso cattolico, in un'altra localita' del sud, la cittadina di Yei, sono risuonati colpi di arma da fuoco. ''La gente spara in aria - ha osservato al telefono la fonte - in segno di lutto. Si sentono colpi di pistola dappertutto''.
(Swissinfo,
01/07/2005) - Leggere su PeaceReporter una riflessione di attualita': Khartoum, ore di violenza
Sudan - Tutti morti su elicottero con il vice-presidente Garang
(AGI-Vita-Misna, 01/08/2005)
E' morto il primo vice-presidente del Sudan, John Garang, gia' leader degli ex-guerriglieri separatisti dell'Splm/A, l'Esercito-Movimento di Liberazione del Popolo Sudanese, il cui elicottero ieri era scomparso mentre stava rientrando dall'Uganda nel sud del Paese africano, roccaforte del suo vecchio gruppo. Con Garang, 60 anni, sono morti tutto coloro che erano a bordo del velivolo, la carcassa del quale sarebbe stata localizzata in territorio sudanese. Il decesso dell'antico capo guerrigliero a' stato confermato sia da Rudi Muller, responsabile dell'Ufficio di Coordinamento delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari nel Sudan Meridionale, sia da fonti dei servizi d'intelligence ugandesi, dopo che lo stesso Splm/A lo aveva comunicato agli ambienti diplomatici di Nairobi, in Kenya. ''Si ritiene che tutti gli occupanti dell'elicottero abbiano perso la vita, compreso il dottor Garang'', ha dichiarato dal canto suo un portavoce dell'Esercito regolare di Kampala, tenente colonnello Shaban Bantariza. L'ufficiale non ha voluto aggiungere altri dettagli, rinviando a un successivo comuinicato del ministro degli Esteri ugandese, Sam Kutesa.
(AGI,
01/08/2005) - Purtroppo, il Sud non appare avere personalita' politiche di ricambio per sostituire, almeno in tempi brevi, Garang; mentre sono moltissime e diverse le etnie che lo popolano. La guerra e la personalita' di Garang le avevano tenute insieme. Ma ora le cose si potrebbero complicare: e anche il Nord si trova senza un interlocutore certo, mentre la vicende del Darfur (ovest del Paese), seppur in miglioramento e' tutt'altro che risolta, e tamburi di guerra si odono anche nell'Est.
(J.M., Vita.it,
01/08/2005) - Erano seguite nella notte voci di varia fonte, in qualche caso coperte da anonimato, secondo le quali l'elicottero era precipitato a causa del maltempo, era ancora disperso, era stato abbattuto da un missile. I rottami del velivolo sono stati poi localizzati in un punto per ora imprecisato del Sudan meridionale. Sarebbe stato anche recuperato il corpo di Garang. E' stato un comunicato del presidente sudanese Omar al-Bechir letto in televisione a confermare ufficialmente stamani la notizia.
(M.B., Misna.org, 01/08/2005)
Sudan - Darfur: l'ONU denuncia impunita' per violenze sessuali
(Terre libere, 29/07/2005)
Il governo sudanese deve ''riconoscere la portata'' del fenomeno degli stupri nella regione occidentale del Darfur ''e adottare azioni concrete per porre fine al clima di impunita'''. Lo si legge in un rapporto dell'Alto commissariato Onu per i diritti umani pubblicato oggi a Ginevra, che valuta il rispetto dell'impegno assunto un anno fa da Khartoum per garantire che ''tutti gli individui e i gruppi accusati di crimini siano portati di fronte alla giustizia, senza ritardi''. Secondo l'Onu, ''ogni settimana sono denunciati nuovi casi di violenze sessuali contro donne e ragazze'' e ''minacce di rappresaglie'' contro le vittime e le organizzazioni umanitarie che operano nella regione affinche' non denuncino gli autori. ''A oggi, la maggior parte dei responsabili - tra cui anche esponenti delle forze militari - non e' stata portata di fronte alla giustizia'' sostiene l'Onu. ''Il governo - ha sottolineato l'Alto commissario per i diritti umani Louise Arbour - sembra incapace o non intenzionato a perseguirli''. Solo ''indagini credibili e opportune, seguite da processi dimostreranno chiaramente che gli stupri non sono tollerati'' conclude il rapporto. Si stima che il conflitto in Darfur, iniziata nel febbraio del 2003 con il sollevamento in armi di due gruppi di autodifesa popolare (Sla-m e Jem), abbia provocato finora un numero imprecisato di vittime (decine di migliaia, secondo alcune fonti) e circa due milioni di sfollati, inclusi 200.000 profughi riparati nel confinante Ciad.
(Terre libere,
29/07/2005)
Sudan - Darfur: scontri e accuse fra ribelli e truppe governo (AGE, 26/07/2005)
Nuove violenze e nuove accuse reciproche fra i ribelli del Darfur e le truppe governative hanno messo oggi in allarme gli osservatori internazionali ma, secondo alcuni analisti, la comunita' internazionale sarebbe comunque disposta a concedere al neonato governo di unita' nazionale il tempo necessario per risolvere la questione. Secondo l'Unione Africana (UA), promotrice dei negoziati di pace, i ribelli del Movimento di liberazione del Sudan (SLM) avrebbero ucciso in Darfur tre soldati governativi, nel corso di un attacco ad un convoglio avvenuto lo scorso sabato; per rappresaglia, il giorno successivo le truppe regolari hanno assaltato un vicino campo dei ribelli, secondo quanto ha rivelato alla Reuters un funzionario sudanese. Fonti ribelli riportano che l'attacco e' stato condotto con elicotteri che avrebbero colpito la zona fra al Fasher e Nyala, facendo sette vittime fra i civili. Ne' il resoconto dei ribelli ne' quello del governo, tuttavia, sono stati verificati indipendentemente. I nuovi episodi di violenza seguono di poco l'ingresso di John Garang - leader dell'ex movimento ribelle di Liberazione del popolo sudanese (SPLM) - nel neonato governo di unita' nazionale per rafforzare gli accordi di pace stretti a febbraio. David Mozersky, capo-analista per il Sudan dell'International Crisis Group, ritiene che gli ultimi attacchi non eroderanno il supporto popolare al nuovo governo. ''La gente spera - ha detto - che con l'ingresso dello SPLM nel nuovo governo si riesca a raggiungere una soluzione per la crisi del Darfur''; ma altre fonti suggeriscono che, se i combattimenti continuassero, la credibilita' del governo potrebbe risultarne compromessa. Le nuove violenze vengono infatti interpretate da alcuni come la dimostrazione di uno scarso impegno dei gruppi ribelli e del governo sulla strada della pace. ''Il mondo vuole veder risolta la situazione in Darfur - ha spiegato Andrew Marshall, del Center for Humanitarian Dialogue di Ginevra - ma la gente viene riunita per partecipare ai negoziati di pace di Abuja quando manca l'impegno da entrambe le parti''. A gennaio, ribelli e governo avevano firmato ad Abuja (Nigeria) una dichiarazione sui principi generali che dovrebbero guidare i negoziati di pace; la discussione delle questioni principali verra' invece affrontata il 24 agosto, quando riprenderanno i negoziati sponsorizzati dall'Unione Africana. Forti pressioni a favore di un maggiore impegno da entrambe le parti vengono dagli Stati Uniti; il segretario di Stato Condoleeza Rice, in visita in Sudan la scorsa settimana, ha infatti dichiarato di voler vedere ''azioni, non parole'''.
(Agenzia AGE, 26/07/2005)
Sudan - La brigata Folgore in Sudan (Anna Bono, Ragionpolitica.it, 15/07/ 2005)
Diventa operativo in questi giorni il contingente militare italiano in Sudan, costituito da 220 paracadutisti del 183° reggimento "Nembo" della brigata Folgore. La task force italiana che e' stata chiamata "Leone" ha il compito, nell'ambito della missione di peacekeeping delle Nazioni Unite, Unmis, di difendere le infrastrutture del quartier generale del comando ONU a Khartoum, di costituire una forza di reazione rapida e di fornire protezione ravvicinata al personale della missione. Sotto il suo comando sono posti anche un plotone di 30 militari danesi e nove militari di un'unita' sanitaria norvegese. La Unmis impegna in tutto circa 10.000 militari con l'incarico di far rispettare il trattato di pace firmato il 9 gennaio dal presidente sudanese Omar el Bashir e da John Garang, comandante del maggiore movimento indipendentista, l'Esercito popolare di liberazione del Sudan, Spla, con il quale si e' conclusa la guerra per il controllo delle regioni meridionali del paese durata vent'anni.
(Anna Bono, Ragionpolitica.it,
15/07/ 2005)
Sudan - Una giornata storica (da Fonti varie, 10/07/2005)
John Garang, il leader storico dei ribelli del Sud Sudan e' giunto venerdi' 8 luglio a Khartoum in festa, con le principali strade tappezzate da suoi ritratti. L'indomani, ha giurato come vicepresidente del governo unitario sudanese, insediandosi a Khartoum come neo vice presidente del Sudan. E' questo il vero sigillo finale al processo di pace, firmato il 9 gennaio scorso. Dopo la cerimonia, il presidente Omar al Bashir ha firmato la nuova costituzione, come previsto dagli accordi di pace. Garang diventa anche capo del governo regionale di Rumbek, capitale provvisoria del Sudan meridionale e citta' in cui ha vissuto in questo periodo. Secondo gli accordi, il presidente e' espressione del governo di Khartoum, mentre il primo vicepresidente sara' espressione dello SPLA. E' previsto un secondo vicepresidente in rappresentanza del nord. Terminano cosi', almeno si spera, ventuno anni di tremenda guerra civile, con oltre due milioni di morti, e devastazioni. Erano presenti alla cerimonia, tra gli altri, il segretario generale dell'Onu Kofi Annan, quello della Lega araba, Amr Moussa, il Sudafricano Thabo Mbeki, i responsabili dell'Unione Africana ed altri capi di Stato e di governo africani. La rappresentativita' a livello nazionale prevede, grosso modo, che il partito di maggioranza del nord abbia il 52 per cento del potere, quello del Sud il 28, il restante 20 alle rispettive opposizioni. I poteri abbastanza ampi nelle varie regioni sono invece piu' calibrati, a seconda della dislocazione geografica. I proventi petroliferi (il Sudan galleggia nel petrolio, ancora in larghissima misura da sfruttare) saranno sostanzialmente a meta', tra il governo centrale e l'amministrazione delle regioni meridionali. Secondo la nuova Costituzione, la sharia non verra' applicata nel sud, ma solo nel Nord. Durante il periodo di transizione, essa verra' applicata a Khartoum, la capitale, dove vivono numerosi cristiani e animisti provenienti dal sud; ma ai non musulmani saranno garantite misure di protezione e di esenzione dalla legge coranica per le pene piu' inumane (amputazioni e lapidazioni). Domenica 10 luglio, il presidente sudanese, Omar Hassan el Beshir, ha firmato due decreti. Il primo, per togliere lo stato d'emergenza in tutto il Paese, fuorche' nel Darfur e nell'Est, dove nei mesi scorsi si sono accesi nuovi focolai con i movimenti, anche armati, legati all'etnia Beja. Un secondo decreto riduce i compiti di tutti i ministri attuali e degli altri alti funzionari dello Stato: in attesa del nuovo governo di unita' nazionale, dovranno solo continuare a lavorare sulle pratiche gia' aperte. Come detto, rimane escluso delle intese il Darfur, dove l'intervento dell'esercito e soprattutto dei miliziani arabi loro alleati, i famigerati janjaweed (diavoli a cavallo) ha causato circa 150.000 morti tra i civili e due milioni di profughi e rifugiati. Tra l'altro, questo conflitto non ha una dimensione interreligiosa perche' la maggior parte dei contendenti sono di religione islamica. L'inviato speciale dell'Onu, Jan Pronk spera poter avviare negoziati davvero utili per il 24 agosto prossimo, e pervenire ad una possibile intesa definitiva per fine anno. (da Fonti varie, 10/07/2005)
Sudan - La Nato avvia primo ponte aereo di soldati africani (vita.it, 07/07/2005)
Si tratta del primo atto concreto della Nato in Africa che prevede un suo supporto logistico alla missione dell'Unione africana in Darfur (ovest Sudan). La Nato ha avviato il primo dei tre ponti aerei che entro la fine di settembre 2005 porteranno in Darfur circa 5mila peacekeeper dell'Unione africana. Lo ha reso noto oggi pomeriggio un comunicato dell'Alleanza atlantica. L'operazione sarebbe in realta' gia' iniziata la scorsa settimana con il dispiegamento di un battaglione nigeriano nella regione occidentale del Sudan martoriata dalla guerra civile che oppone il regime di Khartoum e i ribelli del Darfur. Da qui a settembre, dovrebbero sopraggiungere altri soldati africani, nella fattispecie rwandesi, senegalesi e sudafricani, che si aggregheranno ai 2700 peacekeepers gia' presenti.
(Joshua Massarenti, vita.it, 07/07/2005)
Sudan - Accordo ribelli-governo e nuova Costituzione (06/07/2005)
Dopo quasi un mese di incontri ad Abuja (Nigeria) il governo sudanese e due gruppi ribelli (Sudan People's Liberation Movement/Army - SPLM/A, e Justice and Equality Movement - JEM) hanno firmato un'importante dichiarazione di principio che, pur non essendo una vera e propria dichiarazione di pace, costituisce un passo importante verso la fine del sanguinoso conflitto nella regione occidentale del Darfur. Il documento riprende in parte quanto gia' stabilito nei colloqui del gennaio scorso: rispetto dell'integrita' territoriale del Sudan e dell'autonomia delle entita' regionali, e indipendenza del sistema giudiziario. - Anche a livello nazionale si apre uno spiraglio di speranza. L'Assemblea nazionale del Sudan ha infatti approvato all'unanimita' la nuova Costituzione. ''Allah Akbar'' (Allah e' grande) e ''Alleluia, Alleluia'': e' cosi' che i 286 deputati del Parlamento, alzatisi in piedi con le braccia alzate al cielo, hanno salutato la nuova legge fondamentale. Con la nuova Carta, la legge islamica (sharia) non verra' piu' applicata nel sud del Paese e viene tolta la normativa che il capo di Stato debba essere musulmano. Nel suo primo articolo, inoltre, essa proclama che, nel Sudan accogliente, ''razze e culture si fondono e le religioni si conciliano'', garantendo cosi' per la prima volta nella storia della nazione la liberta' di culto e di espressione. Il Movimento popolare di liberazione del Sudan di Garang puo' diventare un partito politico e l'ex-leader ribelle John Garang, 60 anni, potra' essere eletto vicepresidente il 9 luglio prossimo. Sarebbe allora la prima volta che un cristiano riveste questa carica. (Fonti varie, 06/07/2005)
Sudan - Il presidente dell'Unione Africana partecipa a colloqui di pace
(osservatoriosullalegalita, 03/07/2005)
Il presidente nigeriano Olusegun Obasanjo - presidente di turno dell'Unione africana - ha incontrato i leader dei due movimenti ribelli del Darfur, in Sudan, nel tentativo di risvegliare i colloqui di pace impantanatisi a causa delle spaccature nei ranghi dei ribelli. Il governo nigeriano sta ospitando ad Abuja i colloqui di pace fra i ribelli ed il governo sudanese. L'ultimo giro dei colloqui di pace di Darfur e' cominciato il 10 giugno, ma finora ha ottenuto scarsi risultati. I mediatori sono riusciti a persuadere le parti a valutare una bozza di documento che stipula i termini per la compartecipazione alla distribuzione delle ricchezze e del potere fra l'amministrazione centrale e i sei milioni di abitanti del Darfur. I mediatori dicono che le parti stanno spostandosi lentamente verso una dichiarazione di principii, ma avvertono che i contrasti interni ai due gruppi ribelli potrebbe rendere il documento di pace insignificante. Nel frattempo, la Nigeria ha cominciato a schierare venerdi' la prima serie di rinforzi (circa 2.000 uomini) nel Darfur. I leader dell'UA sperano che queste truppe riescano a trasformare il piccolo contingente che controlla il cessate il fuoco in una forza capace di proteggere i civili disarmati da eventuali attacchi. Anche Ruanda e Kenia progettano di contribuire con un maggior numero di soldati alla forza di
pace.(osservatoriosullalegalita,
03/07/2005)
Sudan - Il governo rifiuta l'estradizione degli accusati di crimini di guerra (30/06/2005)
Il governo sudanese rifiuta di tradurre davanti alla Corte penale internazionale (CPI) i cittadini sudanesi accusati di crimini di guerra nel Darfur. Il ministro della giustizia sudanese, Mr Ali Mohammed Osman Yassin, ha infatti respinto la richiesta di estradizione presentata dalla CPI per una decina di persone accusate di crimini di guerra in Darfur perche', si e' giustificato il ministro, queste persone sono gia' sotto processo in Sudan. (30/06/2005)
Sudan - Protesta all'onu per presunto appoggio Eritrea a ribelli
(Misna, 29-06-2005)
Il governo di Khartoum ha presentato reclamo formale al Consiglio di sicurezza dell'Onu contro il governo eritreo, accusandolo di dare copertura e aiuto militare ai ribelli beja nell'est del Paese ''con azioni irresponsabili per destabilizzare il Sudan e compromettere il processo di pace''. Lo ha scritto il ministro degli Esteri sudanese Mustafa Osman Ismail al segretario generale Kofi Annan, riferendosi implicitamente anche ai difficili negoziati sul Darfur ad Abuja (Nigeria). Secondo Khartoum, l'attacco dei beja del Fronte orientale vicino a Tokar (120 chilometri a sud di Port Sudan), non distante dal confine con l'Eritrea, e' avvenuto anche con l'appoggio dell'Esercito-Movimento di liberazione del Sudan (Sla-m), attivo nella lontana regione del Darfur (ovest). Asmara ha respinto le accuse definendole ''avventate'': ''I Beja' hanno loro uffici in Eritrea, come a Francoforte e al Cairo ma non gli abbiamo mai dato appoggio militare'' ha detto il ministro dell'Informazione Ali Abdul.
(BF, Misna, 29-06-2005)
Sudan - Scontri e bombe a Khartoum (AprileOnLine.Info n.
290, 28/06/2005)
Nuove offensive nel Sudan orientale, dove si rischia di veder nascere un nuovo Darfur. Il "Fronte dell'Est" (formato dai gruppi ribelli delle popolazioni Beja e Rashaida, che avevano combattuto dal 1996 al 2002 contro l'esercito sudanese) sentendosi messo da parte dal governo centrale, ha rotto gli accordi di Arusha (in Nigeria), siglati in gennaio, e la tregua che ne era scaturita. L'Eastern Front aveva accettato una tregua per trovare una soluzione diplomatica. Ma dopo essersi sentiti marginalizzati dalle promesse di sviluppo del governo centrale, domenica scorsa i ribelli hanno lanciato l'offensiva contro Toker, catturando anche 20 soldati governativi ad un avamposto. Khartum aveva promesso circa un mese fa 88 milioni di dollari per la regione, ma i Beja e i Rashaida avevano invece chiesto insistentemente un maggiore coinvolgimento nello sviluppo delle infrastrutture. I ribelli hanno iniziato dunque ad attaccare Toker, cittadina a 120 chilometri a sud di Port Sudan e maggiore porto del Paese sul Mar rosso. Khartoum ha scelto invece le bombe. L'offensiva ha portato a bombardamenti massicci sulla popolazione civile in Sudan orientale. L'aviazione dell'esercito sudanese ha attaccato venerdi' 24 giugno le postazioni dei ribelli del Fronte Orientale intorno Tokar, bombardando indiscriminatamente anche villaggi abitati soltanto da civili. Senza nessun controllo da parte di autorita' anche di altri paesi, secondo quanto riferito dagli insorti, gli ospedali di Toker e Port Sudan sarebbero affollati da centinaia di feriti.
(AprileOnLine.Info n.
290, 28/06/2005)
Sudan - Incontro ecumenico per la pace (Radio Vaticana, 28-06-2005)
''La laicita' dello Stato va rispettata: non vogliamo vivere in uno Stato teocratico. Ma le Chiese cristiane hanno il dovere di difendere i valori, promuovendo, nel caso del Sudan, un'autentica cultura della pace''. Questo il pensiero dell'arcivescovo sudanese di Juba, Mons. Paolino Lukudu, uno dei 70 delegati presenti all'incontro ecumenico organizzato a Mukono, in Uganda, dalle Chiese cristiane del Sudan. (Radio Vaticana, 28-06-2005)
Sudan - Ribelli accusano Khartoum di bombardamenti su civili. (Ticinonline, 24-06-2005)
Il governo sudanese ha lanciato un'intensa campagna di bombardamenti a danno di civili nell'est del paese, secondo quanto riferiscono oggi fonti di due movimenti ribelli che hanno una sede ad Asmara, capitale eritrea. La campagna appare come il tentativo di sedare una ribellione scoppiata nella regione sudanese del Mar Rosso. I due movimenti, che domenica avevano attaccato alcune posizioni governative a sud di Porto Sudan, accusano Khartoum di adottare una strategia militare simile a quella perseguita nella regione del Darfur, nell'ovest del paese. I bombardamenti sarebbero cominciati giovedi' nella valle di Barka, a est di Tokar, citta' a meta' strada tra Porto Sudan e la frontiera eritrea, non ancora nelle mani dei ribelli. "I bombardamenti sono tuttora in corso. Molte persone sono rimaste uccise. Gli ospedali di Tokar e Porto Sudan, sono stati chiusi perche' non riescono a far fronte alle troppe persone che vi si sono riversate", ha dichiarato Salah Barqueen, uno dei dirigenti del movimento ribelle chiamato 'Fronte dell'Est'. Secondo Bargueen, "il governo sudanese prende come obiettivo i civili perche' non e' riuscito ancora ad affrontare direttamente le truppe ribelli e ne teme la controffensiva".
(Ticinonline, 24-06-2005)
Sudan - Rifugiati verso lo sciopero della fame (Vita.it, 23-06-2005)
Sarebbe una forma di protesta contro le tremende condizioni di vita dei campi. Gli "ospiti" del campo di rifugiati piu' grande del Darfur, Kalma, minacciano uno sciopero della fame di tre giorni, a partire da venerdi' 24 giugno, se le condizioni di vita in cui versano non miglioreranno. A rivelarlo e' l'agenzia di stampa Reuters, secondo cui la ragione di questo gesto disperato da parte di gente affamata e denutrita sarebbe un blocco commerciale imposto al campo un mese fa dal governo. Secondo le organizzazioni umanitarie impegnate in loco, il blocco, conseguenza di atti di violenza contro il governo e operatori umanitari da parte di alcuni ribelli intrufolatisi tra i rifugiati, avrebbe gia' avuto un pesante impatto: nel campo i prezzi sono saliti e alcuni generi di conforto sono ormai introvabili. Di piu': i malati del campo non hanno piu' medicine.
(Carlotta Jesi, Vita.it, 23-06-2005)
Sudan - Venti di guerra anche nell'est? in citta' tutto scorre tranquillo
(Misna, 23-6-2005)
''I militari di Khartoum stanno per lanciare un contrattacco e noi ci stiamo preparando a riceverli'' questo il messaggio che oggi un capo ribelle Beja ha lanciato alle principali agenzie di stampa internazionali, riferendosi a un'operazione militare che il governo sudanese starebbe preparando come ritorsione per l'attacco condotto due giorni fa dai ribelli Beja contro tre postazioni dell'esercito nei pressi della citta' di Tokar, 120 chilometri a sud di Port Sudan, nell'est del Paese. Khartoum ha pero' negato di avere avviato manovre contro le milizie dell'etnia Beja e ha approfittato dell'attenzione mediatica su questa zona di Sudan per accusare l'Eritrea di sostenere i ribelli del Fronte Orientale, la formazione nata il febbraio scorso dall'unione del Congresso Beja e dei 'Rashaida Free Lions'. Dichiarazioni che hanno portato alcuni a parlare dell'apertura di un nuovo fronte nell'est del Sudan da parte dei ribelli del Darfur, la regione occidentale del Paese teatro dal febbraio 2003 di scontri e violenze. Fermenti di cui pero', per il momento, sembra non essere arrivata notizia a Port Sudan. ''Un attacco contro i Beja? Qui nessuno ne parla, la notizia e' circolata solo a livello internazionale e di conseguenza e' rimbalzata qui solo tra chi ha internet o legge o capisce l'inglese o il francese. Per la maggior parte della gente tutto e' assolutamente tranquillo'': dice alla MISNA una fonte contatta nella citta', il principale porto del Paese da dove viene imbarcato il greggio nazionale. ''La stampa e la televisione hanno riferito del rapimento da parte dei beja dei tre amministratori locali che da settimane sono nelle mani dei ribelli, e tutti seguono la vicenda - continua l'interlocutore - ma di tutte le altre notizie, incluse quelle del presunto attacco portato dai ribelli Beja contro le postazioni militari nei pressi di Tokar, non si parla proprio''.
(BF, Misna, 23/6/2005)
Sudan - In bilico tra guerra e pace (WarNews, 23-06-2005)
Una nuova ondata di attacchi ha colpito le regioni orientali e occidentali del Sudan a partire dalla fine della scorsa settimana. Sabato, nello stato del South Darfur, il Sudan Liberation Army (SLA) ha attaccato le truppe governative a circa 80 km dal capoluogo Nyala, causando la morte di un numero imprecisato di soldati. La notizia, riportata dall'agenzia IRIN, e' stata fornita da Radhia Achouri, portavoce della Missione delle Nazioni Unite in Sudan (UNMIS), la quale pero' non ha potuto fornire i dettagli dell'accaduto. Qualche particolare in piu' viene invece da fonti umanitarie, secondo le quali sarebbe di almeno quattro morti e tre feriti tra i governativi il bilancio degli scontri. Sempre a sabato risale l'avvio di un'altra offensiva contro Khartoum, sferrata in una zona ai confini con l'Eritrea dal Sudan's Eastern Front (SEF). Il gruppo, formatosi appena quattro mesi fa, ha attaccato una serie di guarnigioni nei pressi di Tokar, a 120 km da Port Sudan, la capitale dello stato del Red Sea. L'AFP riferisce di circa 20 prigionieri catturati, tra cui un ufficiale. Gli episodi di violenza degli ultimi giorni pongono un gigantesco punto interrogativo sulle manovre diplomatiche in atto in questo periodo per riportare la calma in un paese martoriato da vent'anni di guerra. I diversi fronti, quello occidentale e quello orientale, vedono coinvolti i due gruppi ribelli riuniti da venerdi' scorso ad Abuja per i colloqui di pace con il governo sudanese. Secondo le fonti riprese dall'IRIN, l'operazione dello SLA potrebbe aver avuto uno scopo dimostrativo: l'obiettivo potrebbe essere quello di lanciare indirettamente segnali utili a rafforzare le proprie posizioni nei colloqui di pace. Fino ad ora questa milizia era rimasta piuttosto nell'ombra, mentre il Joustice and Equality Movement (JEM), si era mosso con piu' evidenza sulla scena dei colloqui. Occorre, inoltre, ricordare che le lotte per il controllo del territorio vedono il contrapporsi delle due formazioni. Gli incidenti avvenuti alla vigilia dell'apertura ufficiale degli incontri diplomatici di Abuja, ne sono una prova. Le divergenze politiche, al momento della negoziazione degli accordi di pace, sono divenute inconciliabili: e' quanto hanno affermato esplicitamente nei giorni scorsi fonti vicine allo SLA.
(Ottavio Pirelli, WarNews, 23-06-2005)
Sudan - Rivolta nelle regioni orientali del Sudan (Peacereporter e Fides, 22-06-2005)
Venti soldati dell'esercito sudanese sarebbero stati catturati da un gruppo ribelle nel Sudan nord-orientale al termine di una offensiva lanciata dall'Eastern Front sulla citta' di Tokar, 120 chilometri a sud di Port Sudan, unico sbocco commerciale marittimo del Paese. Dopo il Sud cristiano-animista, il Darfur. E dopo il Darfur, adesso il conflitto con i Beja. Sembra non finire mai il doloroso rosario di conflitti civili che affliggono lo Stato piu' grande del continente africano, che ha visto fin dal 1956, anno dell'indipendenza da Londra, rivendicazioni armate d'autonomia per svariate regioni. Giusto mentre sembrava chiusa la ventennale guerra tra sud e il nord islamico - che ha causato 2 milioni di morti e oltre il doppio di profughi - con gli accordi di pace dello scorso gennaio, s'imponeva all'attenzione mondiale il problema dei profughi della regione del Darfur al confine nord-occidentale con il Ciad. L'ultimo fronte si e' riaperto domenica scorsa, con questa nuova offensiva lanciata dai ribelli Beja. La missione di pace Onu in Sudan (Unmis) ha confermato i combattimenti, per i quali da entrambe le parti sono state denunciate perdite pesanti, anche se ancora non quantificate esattamente. L'agenzia Fides sottolinea che la ribellione e' unita sotto la sigla ''Fronte dell'Est'', nato nel febbraio di quest'anno dalla fusione di due gruppi che agiscono da tempo nella zona, il ''Congresso Beja'' e i ''Leoni Liberi''. Il ''Congresso Beja'' e' stato fondato nel 1994 e i ''Leoni Liberi'' nel 1999. Fino a qualche tempo l'attivita' militare dei due gruppi si era limitata a condurre sporadici combattimenti contro le truppe governative. Con la creazione del ''Fronte dell'Est'', si sono intensificati gli attacchi dei guerriglieri che possono contare sul supporto logistico dei gruppi di guerriglia del Darfur che lottano contro il governo centrale in base a motivazioni simili a quelli dei gruppi orientali. Il Congresso Beja sostiene di aver iniziato nelle scorse settimane un'offensiva massiccia, come non faceva da anni; la rivendicazione di queste milizie, che reclamano la rappresentanza di quattro milioni di persone - tanti sarebbero i Beja in Sudan - e' per una maggiore attenzione del governo centrale verso un'area marginalizzata dall'economia nazionale. E che secondo i rapporti delle Ong e' afflitta da un tasso di alfabetizzazione del 5 percento, dall'assenza di un sistema sanitario ed educativo e malnutrizione endemica. Questo farebbe dell'est, della zona al confine con l'Eritrea una delle regioni meno sviluppate di un Paese in cui comunque l'aspettativa di vita e' di 56 anni e il reddito pro capite annuo 186 dollari, secondo quanto riportato dall'Onu. Intanto nelle montagne Nuba e' cominciata un'importante operazione di monitoraggio del processo di pace tra nord e sud da parte delle Nazioni Unite. L'organizzazione dovra' assicurarsi che nella regione devastata da piu' di vent'anni di guerra civile, anche a causa della posizione geografica (che l'ha vista stretta nella morsa tra esercito governativo e ribelli dello Splam), avverra' il ritiro delle truppe ribelli.
(Gianluca Urini e Pablo Trincia,
Peacereporter, e Fides, 22-06-2005)
Sudan - Uccisi due autisti del Pam (SwissInfo, 12 maggio 2005)
Nel Darfur, la zona a sud del Sudan, tra Ed Daen e Nyala, due autisti che lavoravano per il Programma alimentare mondiale (Pam) sono stati uccisi mentre trasportavano aiuti. Lo riferisce il sito della Bbc News citando fonti del Pam. In risposta a questo attentato il Pam ha deciso di ritirarsi chiudendo i campi per rifugiati creati al confine col Ciad. I primi disordini sono scoppiati ieri nel campo di Goz Amer in Ciad, che accoglie 20 mila rifugiati provenienti dalla regione sudanese del Darfur, a seguito di dispute sul diritto dei rifugiati di vendere i teli di plastica e altri beni che vengono loro forniti dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr). Le forze dell'ordine ciadiane responsabili della sicurezza dei dodici campi dell'Unhcr in Ciad orientale, hanno tentato di impedire questo traffico, arrestando tre rifugiati. In risposta a questi arresti, un gruppo di rifugiati ha dato fuoco al centro per i servizi sociali nel vicino villaggio di Koukou Angarana, innescando ulteriori scontri con le autorita' locali. L'Unhcr ha appreso che, a seguito di tali scontri, un poliziotto ciadiano ha perso la vita. (SwissInfo, 12 maggio 2005)
Sudan - Visita dell'Alto Commissario dell'ONU per i Rifugiati in Sudan
(Fides, 21-04-2005)
L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati ad interim, signora Wendy Chamberlin, ha dato inizio alla sua missione di cinque giorni in Sudan e Ciad esortando il governo sudanese a mantenere le proprie responsabilita' nel proteggere i suoi cittadini e ad aiutare tutti i sudanesi costretti a fuggire a causa della guerra civile a fare ritorno nelle proprie case nel sud del paese. Dopo aver visitato due siti ai margini della capitale Khartoum, abitati da persone sfollate a causa del conflitto civile durato oltre 20 anni, la signora Chamberlin ha affermato che l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e la comunita' internazionale riterranno il governo sudanese responsabile della protezione dei suoi cittadini e dell'assistenza a rientrare nelle proprie aree d'origine, se essi lo desiderano. L'Alto Commissario ad interim ha evidenziato che gli stessi principi vanno applicati sia agli sfollati all'interno del proprio paese che ai rifugiati, il rimpatrio dei quali deve avvenire rispettando il suo carattere volontario e in condizioni di sicurezza e dignita'.
Circa 6,1 milioni di persone fuggite dalla guerra civile nel sud sono al momento sfollate all'interno del Sudan. Ad essi, si aggiungono oltre 500mila rifugiati nei paesi limitrofi principalmente Uganda, Kenya e Repubblica Democratica del Congo (RDC) che l'UNHCR conta di poter assistere nel rimpatrio gia' tra alcuni mesi.
(L.M., Agenzia Fides 21/4/2005)
Sudan. Il via libera alla missione italiana (aprileonline, 14/04/2005)
Ieri, e' stato approvato da tutti i gruppi alle Commissioni della Camera il voto che dara' il via libera all'invio di soldati italiani in Sudan. Una tale decisione rappresenta il risultato della conferenza del consiglio di sicurezza dell'ONU, tenutasi il 24 marzo, che attraverso la risoluzione 1590, ha permesso l'invio di 10 mila caschi blu per la missione in Sudan. Sara' la citta' di Khartoum il centro dove saranno dislocati i militari, fra i quali anche Italiani. Infatti, l'Italia ha deciso l'invio di 220 militari per una missione puramente pacifica che si chiamera' ''operazione Nilo''. Sempre ieri, anche il governo tedesco ha deciso l'invio in Sudan di 75 soldati della Bundeswehr, anche loro inquadrati nel Contingente Onu. Costoro andranno ad affiancare i 750 osservatori militari che sono parte integrante della forza di 10 mila caschi blu dell'Onu. Il compito principale di questi militari sara' la sorveglianza e l'osservanza degli accordi di pace tra governo islamico sudanese e ribelli cristiani. Comunque, sull'invio dei 75 soldati tedeschi il Bundestag si pronuncera' la prossima settimana.
(aprileonline, 14/04/2005)
Sudan. Autorita' locali accusano le ong in Darfur (vita.it, 21/03/2005)
Il governo del Sudan ha accusato le agenzie umanitarie che operano nella regione del Darfur di usare solo una percentuale dei fondi stanziati dai donatori e di trattenerne molti per le proprie attivita'. Il quotidiano al-Sahafa ha riportato le dichiarazioni del governatore della regione del Darfur, secondo il quale solo poco piu' del 10 per cento dell'ammontare degli aiuti avrebbe raggiunto i destinatari. Lo stesso governatore ha accusato le agenzie internazionali di usare il denaro per finanziare attivita' non correlate alla crisi del Darfur. L'agenzia France Press fa notare che non e' il primo attacco da parte delle autorita' sudanesi nei confronti delle agenzie umanitarie. All'inizio dell'anno cinque operatori umanitari dell'agenzia umanitaria danese Kirkens Noedhjelp, furono arrestati con l'accusa di aver prodotto un documentario all'interno di un accampamento dei ribelli. Lo stesso presidente Omar el-Beshir chiamo' l'ottobre scorso ''nemici'' gli operatori umanitari e il ministro degli interni Abdul Rahim Hussein accuso' alcune organizzazioni di supportare i ribelli.
(Emanuela Citterio, vita.it, 21/03/2005) - Ndr: Nel frattempo, un funzionario dell' Unione africana (Au), che ha voluto conservare l'anonimato, ha riferito che l'UA sarebbe decisa ad aumentare le proprie truppe fino ad arrivare a 6.000 uomini rispetto ai 3.000 attualmente presenti in Darfur.
Sudan. Allarme penuria alimentare (vita.it, 17/03/2005)
Il Programma alimentare mondiale delle Nazioni unite (Pam) lancia l'allarme sui rischi che incorrono 5,5 milioni di sudanesi possano trovarsi senza cibo a causa dell'effetto combinato di una scarso raccolto di cereali e dell'aumento dei prezzi dei generi di prima necessita'. Il numero totale di quanti hanno bisogno di aiuto alimentare e' destinato ad aumentare. ''Stiamo inviando delle squadre nelle aree piu' colpite per poter avere un quadro realistico di quante altre persone avranno bisogno di aiuto alimentare nei prossimi mesi''. Lo dichiara Ramiro Lopes de Mira, direttore del Pam in Sudan, a detta del quale ''sino ad ora, il Pam non ha abbastanza cibo per prestare assistenza alimentare ai 5,5 milioni di persone che nel 2005 sono chiamati a ricevere i nostri aiuti''. Si tratta di popolazioni situate nell'est del Paese, nel sud e nel Darfur. ''Se questo numero continuera' ad aumentare e se non si inviera' velocemente nuovo cibo nel Paese, il Sudan rischia di ritrovarsi di fronte ad una nuova catastrofe'', ha poi ammonito de Mira. Con l'arrivo delle piogge in maggio o giugno prossimo, c'e' poco tempo per garantire rifornimenti alimentari in sufficienza e i mezzi per consegnarli. Sono quindi decisive nuove, urgenti, contribuzioni.
(J. Massarenti, vita.it, 17/03/2005)
Sudan. Aiuti Pam raggiungono 1,6 milioni di sfollati in Darfur (Vita.it, 15/03/2005)
Nonostante il molteplicarsi degli incidenti che ostacolano le azioni degli operatori umanitari, il Programma alimentare mondiale (Pam) afferma di essere riuscito a portare aiuti per oltre 1,6 milioni di persone nel mese di febbraio. Lo ha annunciato oggi a Ginevra il portavoce dell'agenzia Onu Christiane Berthiaume. "Rispetto allo scorso mese di gennaio" ha spiegato la Berthiaume, "il numero di persone raggiunte dagli aiuti e' cresciuto del 34%, ma i problemi di sicurezza ci impediscono di raggiungere l'obiettivo di portare gli aiuti a due milioni di persone. I camion che trasportano gli aiuti nel nord della provincia sono sovente bersaglio di criminali. Questi atti di sabotaggio e rischi che incontrano i camionisti" ha concluso la portavoce del Pam, "fanno aumentare il costo dell'operazione nel Darfur". Implicita le critiche rivolte alle milizie Janjaweed e al regime di Khartum, noti per ostacolare di continuo le operazioni di soccorso in Darfur. Ma nemmeno i ribelli darfuriani si possono considerare al riparo delle critiche formulate dalle Nazioni Unite. Nei giorni scorsi, i ribelli del Jem e dello Sla avevano condizionato il loro ritorno al tavolo delle trattative con l'avvio di processi contro le personalita' accusate dalla commissione d'inchiesta internazionale di crimini di guerra e violazioni dei diritti umani. L'inviata speciale delle Nazioni unite in Sudan, Radia Achuri, ha giudicato assurde le pretese dei ribelli sommandoli di tornare subito al dialogo con Khartum.
(Joshua Massarenti, vita.it, 15/03/2005)
Sudan. L'Onu: in Darfur oltre 180mila morti (Avvenire, 15/03/2005)
Non e' ancora il nuovo Ruanda, ma a questo ritmo infernale la strada e' proprio quella. Sono saliti ad ''almeno 180mila'' i morti inghiottiti dal tumore umanitario generato dalla crisi politico-militare del Darfur, nel Sudan occidentale. ''Puo' darsi che ve ne siano piu' di 200mila ma credo che 10 mila morti al mese sia una stima ragionevole'', ha detto ieri il responsabile Onu per gli affari umanitari Jan Egeland.
La fonte e' autorevole, anzi probabilmente l'unica che ha il polso della spaventosa crisi in corso. Ma le nuove cifre appaiono lo stesso incredibili, se si tiene conto del bilancio mantenuto fino al pomeriggio di ieri a quota 70mila. La terribile realta', dopo l'ultimo rapporto dell'Onu che parlava di parziali ''progressi'', e' invece di nuovo davanti agli occhi della comunita' internazionale.
e' come se ogni giorno si schiantasse sulle lande desertiche del Darfur un Boeing con oltre 300 persone a bordo. Riprendendo la nera contabilita' esternata da Egeland, ''almeno 10mila persone sono morte ogni mese'' e il cupo paragone col Ruanda non e' piu' fuori luogo anche a causa di un altro aspetto precisato ieri dall'Onu: quelle stimate dall'organizzazione sono soltanto le ''morti evitabili'', dovute cioe' alle privazioni e alle malattie che continuano a decimare le popolazioni di sfollati. Le vittime delle estesissime violenze ancora in corso, quelle direttamente prodotte dalla guerra fra Khartum e i movimenti ribelli cosi' come dai raid assassini delle milizie Janjaweed (e' di ieri l'ennesima denuncia di raid), non rientrano nella stima. Semplicemente perche', nel caos che stringe saldamente in pugno una regione grande quanto la Francia, non sono per nulla prevedibili.
Un altro avvertimento, che rischia adesso persino di non far piu' paura tanto la crisi continua a scivolare nel baratro, e' stato lanciato dall'Onu: il numero degli sfollati potrebbe presto passare dagli attuali 2 milioni a 3 o 4 milioni.
Nonostante questo quadro, il ministro della Giustizia sudanese Ali Yassin ha rigettato ieri qualsiasi pressione internazionale sul Darfur. Minacciando persino implicitamente possibili ritorsioni governative nel Sud del Paese, dove Khartum ha appena firmato una storica pace con lo Spla del colonnello John Garang (futuro vicepresidente sudanese designato) al termine di una guerra ventennale costata due milioni di morti. ''Qualsiasi indebita pressione sul governo d'unita' nazionale ritardera' la sua capacita' di applicare l'accordo di pace'', e' stato il messaggio del ministro nel corso dell'annuale plenaria, a Ginevra, della Commissione Onu dei diritti dell'uomo.
In apertura dei lavori, l'alto commissario Louise Arbour ha denunciato proprio ''le massicce violazioni dei diritti dell'uomo perpetrate nel Darfur''. Gia' l'anno scorso, presso la stessa Commissione, gli Stati Uniti avevano chiesto inutilmente una solenne condanna di Khartum.
Nelle stesse ore, le ong sul campo hanno lanciato ieri nuovi gridi d'allarme. Il perdurare del conflitto cosi' come una fase di siccita' annunciata rischiano di accrescere ancor piu' la vulnerabilita' delle popolazioni. Solo una parte di esse e' ospitata in campi profughi e puo' accedere agli aiuti internazionali.
Lo spettro di un nuovo Ruanda era stato gia' evocato lo scorso aprile dal Segretario generale dell'Onu Kofi Annan. Con parole che nelle ultime ore debbono ripassare certamente in testa a chi, impotente per necessita' o per parziale scelta, continua ad osservare lo sprofondamento inesorabile di un intero popolo del deserto.
(Daniele Zappala', Avvenire, 15/03/2005)
Sudan. Darfur: disarmare gli aggressori, chiede il Vaticano (Avvenire, 15/03/2005)
La Santa Sede sollecita la comunita' internazionale a farsi carico delle vittime della violenza nel Darfur e a dare vita a una politica per ''disarmare gli aggressori''. Lo ha detto monsignor Fortunatus Nwachukwu, consigliere della missione permanete della Santa Sede presso l'Onu in una riunione dell'Acnur tenutasi a Ginevra nei giorni scorsi. Il testo dell'intervento e' stato diffuso ieri dalla Sala stampa vaticana. ''La situazione dei rifugiati in Africa resta una cicatrice per tutta la famiglia umana - ha detto monsignor Nwachukwu -. Le precarie condizioni di vita in cui sono costretti milioni di persone richiedono concrete e rapide decisioni per alleviare queste sofferenze. La comunita' internazionale non puo' tardare a dare queste risposte''. Monsignor Nwachukwu ha ricordato che ''negli ultimi anni qualche segno positivo si era visto grazie anche alle organizzazioni di volontariato e a quelle che si occupano di rifugiati, ma tutto il processo si era poi arrestato a causa dell'insufficienza di fondi e dalla recrudescenza della violenza''. Il rappresentante della Santa Sede ha denunciato ''attacchi sistematici alla popolazione civile e la distruzione di infrastrutture e di interi villaggi. Gli attacchi sono brutali e violenti e la violazione dei diritti umani giornaliera''. Una situazione resa ancor piu' drammatica dalla mancanza di mezzi: ''Gli addetti al monitoraggio dell'Unione militare africana sono insufficienti, mancano i mezzi logistici e le autorita' sudanesi non sembrano in grado di proteggere i diritti del loro popolo''. ''La Santa Sede - ha concluso Nwachukwu - incoraggia la realizzazione di un chiaro sistema di responsabilita' verso i rifugiati che richiede maggiore risorse umane e finanziarie e soprattutto una politica che intervenga per disarmare gli aggressori. Per questo chiede lo stop al commercio di armi nel conflitto e l'accertamento di eventuali responsabilita' per crimini di guerra e contro l'umanita'''.
(Avvenire, 15/03/2005)
Sudan. Sottostimato il bilancio delle violenze nel Darfur
(yahoo
news, AP, 10/03/2005)
Il bilancio delle
violenze e delle loro conseguenze umanitarie nel Darfur va molto al di la' dei
70.000 morti, ufficialmente dichiarati fino ad oggi, stima il coordinatore
degli aiuti umanitari dell'ONU in questa regione del Sudan. Per Jan Egeland,
rientrato da una visita nel Sudan, e' impossibile stimare correttamente il
numero di vittime provocate dalla guerra civile nel Darfur, perche' ''gli
attacchi hanno luogo la' dove noi non siamo…'' - Secondo lui, la cifra di 70.000
morti dal marzo 2004 all'estate seguente non corrisponde a nulla: ''Sono tre
volte di piu'? Cinque volte di piu'? Non lo so, ma il numero totale di morti e' di
70.000 moltiplicato varie volte'', ha insistito il rappresentante dell'Onu. '' Se
vi allontanate dai campi profughi, i massacri continuano e le donne sono
sistematicamente violentate'', spiega. L'Unione africana ha dispiegato una forza
di circa 2000 soldati che tenta ''coraggiosamente'' di impedire le violenze. Egeland
si chiede come mai ci siano voluti 10 mesi per spiegare questa forza, quando
10.000 operatori umanitari sono gia' all'opera nel Darfur. - Il Consiglio di
sicurezza, che cerca di mettere in piedi una forza di pace, di imporre sanzioni
e di tradurre in giustizia i criminali di guerra di questo paese, ha prolungato
di una settimana la missione politica delle Nazioni unite nel Sudan. (yahoo
news, 10/03/2005)
Sudan: missione fallita in Darfur (08/03/2005 - di j.massarenti@vita.it)
L'ultimo rapporto
dell'International Crisis Group (Darfur: The Failure to Protect, ) accusa la Comunita' internazionale di fare troppo poco per proteggere le
popolazioni civili colpite dal conflitto. L'IGC - un organismo internazionale
per la difesa dei diritti umani - invita ''il Consiglio di sicurezza a porre un
termine alle sue divisioni e agire immediatamente per fermare le atrocita'''
perpetrate in Darfur. Il rapporto denuncia ''un peggioramento delle situazioni
umanitaria e politica, e della sicurezza in una regione dove i massacri
proseguono in un clima di totale impunita', la gente continua a morire in massa
per malattie e malnutrizione, temendo la carestia''.
Sudan - Disponibile solo il 5% dei fondi promessi (Centre nouvelles Onu, 07/03/2005)
Al momento in cui
l'inviato dell'ONU per il Sudan tenta di rilanciare i negoziati di pace tra il
governo sudanese ed i ribelli del Darfur, il Coordinatore umanitario delle
Nazioni unite denuncia la scarsita' dei fondi a sua disposizione : solo il
5% di quanto la comunita' internazionale aveva promesso nel caso si firmasse
l'Accordo di pace Nord-Sud. Jan Egeland, segretario generale aggiunto agli
aiuti umanitari, e coordinatore degli aiuti urgenti, dopo un viaggio di quattro
giorni nel Sudan, si e' detto preoccupato del bassissimo livello del
finanziamento per la realizzazione del piano di lavoro 2005 nel paese. Con solo
il 5% dei fondi richiesti, c'e' un abisso tra quanto il mondo ha promesso e
quanto ha fornito, stima Jan Egeland. '' Oppure la comunita' internazionale si
decide ad investire, oppure perdiamo un'occasione storica di riparare le
conseguenze di una delle peggiori guerre della nostra generazione'', ha
dichiarato. In una conferenza stampa data il 18 febbraio scorso, Egeland aveva
affermato che il mondo ''tradirebbe'' il Darfur se non impegnasse ''una forza piu'
robusta'' sul terreno. (Centre
nouvelles Onu, 07/03/2005)
Sudan - Situazione umanitaria sotto controllo nel Darfur - ma grave nel Sud (Africa, 07/03/2002)
Jan Egeland, coordinatore
delle Nazioni Unite per gli aiuti umanitari nel Sudan, stima che la situazione
umanitaria nel Darfur (parte occidentale del Sudan) e' sotto controllo, ma la
comunita' internazionale non e' riuscita ad applicare una politica coerente
capace di metter fine alle violenze nella regione. Il problema principale sta
nel fatto che non c'e' una mobilizzazione internazionale per far pressione in
vista di una soluzione politica e per sostenere gli sforzi dell'Unione africana
(UA), ha dichiarato ieri Jan Egeland, che sta effettuando una tourne'e di cinque
giorni nel Sudan. Dall'ottobre 2004 ad oggi, l'UA ha spiegato 1.900 uomini nel
Darfur, senza tuttavia riuscire a far rispettare l'accordo di cessate il fuoco.
Per questo territorio, stima M. Egeland, ci vorrebbero almeno 10.000 uomini.
L'ONU ha minacciato delle sanzioni contro il governo di Khartoum, accusato di
crimini guerra e contro l'umanita' nel Darfur. Ma il governo sudanese ha
risposto ieri che tali sanzioni metterebbero in crisi gli accordi di pace firmati
nel gennaio scorso con i ribelli dell'esercito popolare di liberazione del
Sudan (SPLA). A proposito di questi accordi di pace, il coordinatore delle
Nazioni unite per gli aiuti umanitari ha definito ''un errore storico'' l'atteggiamento della comunita' internazionale
nei confronti del sud del Sudan: ''Certo, e' stato firmato un accordo per metter
fine al conflitto in quella zona del paese. Ma nessuno sta mandando soldi per
cementare quell'accordo, permettere ai profughi di rientrare e ricostruire
strade, scuole e case distrutte da decenni di guerra civile. E' incredibile che
si continui ad aspettare.'' (Africa, 07/03/2005, con AFP e Peacereporter)
c
''Le tre risoluzioni del Consiglio di sicurezza Onu hanno fallito nel loro
intento di fermare le violenze'' commenta Icg, a detta del quale la quarta ''in
corso di dibattito deve essere sufficientemente incisiva per fare la
differenza'' in un conflitto che dal febbraio 2003 vede contrapporsi due
movimenti ribelli (Sla e Jem) e le milizie armate Janjaweed, a loro volta
supportate via aerea dal regime di Khartum. In due anni, le violenze perpetrate
dal governo sudanese e dai Janjaweed ha fatto 100mila vittime e colpito 2,65
milioni di persone.
Ricordando implicitamente che la soluzione del conflitto va trovata in vie
politiche, il direttore del Programma Africa di ICG, Suliman Baldo, sostiene
che ''la risposta internazionale e' stata retoricamente forte, ma ci vuole di piu'
che semplici parole per fermare i massacri''. Tra le soluzioni ipotizzate da
ICG, ''vi e' la necessita' di convincere il governo a mantenere la sua promessa
nel disarmare e neutralizzare le milizie Janjaweed''. Per questo, e' necessario:
- una risoluzione Onu che imponga misure punitive mirate, come il congelamento
dei beni delle principali compagnie legate al regime, impedire alle figure
militare chiave di recarsi all'estero, imporre un embargo sulle armi,
autorizzare investigazioni e processi della Corte penale internazionale (Cpi)
sui crimini atroci documentati dalla Commissione d'inchiesta;
- un Consiglio di sicurezza che autorizza una no-fly zone sul Darfur rigorosamente
monitorato dalle forze dell'Unione africana, con un Consiglio pronto a lanciare
una forte azione in caso di violazione;
- una decisione tesa a moltiplicare le forze dell'Ua inadeguate (attualmente
meno di 2mila) portandole a almeno 10mila soldati e rafforzare il suo mandato
per proteggere i civili.'' (Vita.it,
08/03/2005)