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R.D.Congo – Nasce il ROC (Kinshasa, le 21/12/ 2005 – Trad. Africa 29/12/2005)
Le confessioni religiose della Repubblica democratica del Congo (RDC) - la Chiesa cattolica, la Chiesa del Cristo in Congo, la Chiesa ortodossa, la Comunità islamica, l’Unione delle Chiese indipendenti, la Chiesa del risveglio del Congo, e la Chiesa kimbangista – si sono impegnate ad una formazione civica ed elettorale dei loro fedeli rispettivi, in modo da preparare il popolo congolese al processo elettorale che permetterà l’instaurazione delle istituzioni della 3° Repubblica. Per rendere credibili i risultati delle elezioni, le Confessioni religiose hanno deciso di creare una rete di osservatori chiamata “Rete di osservazione elettorale delle confessioni religiose”, in sigla: “ROC”. Questa rete si era già impegnata per la prima volta nel giugno 2005, a Kinshasa, nell’operazione di identificazione degli elettori e di preparazione delle liste elettorali. Il ROC è pronto a cooperare con ogni altro osservatorio avente le stesse finalità. Per assicurare la copertura in tutto il paese durante l’ultimo referendum costituzionale, 3.800 osservatori hanno sorvegliato lo svolgimento dello scrutinio in tutte le province e a Kinshasa ed i risultati erano centralizzati in una cinquantina di punti focali che comunicavano direttamente con la coordinazione centrale tramite telefono, e-mail, o via radio. (Kinshasa, le 21/12/ 2005 – Trad. Africa 29/12/2005)
R.D.Congo - Operazioni militari nell’est…
(Misna, 28/12/2005)
Almeno 11.000 civili starebbero abbandonando le zone del Nord Kivu in cui da alcuni giorni è in corso una vasta operazione militare lanciata dall’esercito congolese e dai caschi blu della Missione Onu (Monuc) contro i ribelli delle Forze democratiche alleate (Adf), uno schieramento anti-governativo ugandese che ha nelle foreste dell’est del Congo i propri campi base. Lo ha detto Michel Bernardo, dell’Ufficio per il coordinamento degli Affari Umanitari (Ocha), in un’intervista al programma radiofonico della ‘Bbc’ ‘Focus on Africa’, precisando che le migliaia di sfollati sono al momento irraggiungibili a causa dei combattimenti. “Per il momento non abbiamo ancora informazioni precise, ma da quello che so le aree in cui è in corso l’operazione sono isolate e scarsamente abitate e mi risulta strano che vi sia un così elevato numero di sfollati” ha detto alla MISNA Rachel Eklou una delle portavoce della Monuc, contattata a Kinshasa per una verifica, aggiungendo che comunque nei giorni scorsi è stato messo a punto un piano per l’assistenza di 15.000 civili in previsioni di eventuali spostamenti di popolazione. La funzionaria della missione Onu ha poi confermato alla MISNA che l’operazione nella provincia del Nord Kivu, e più precisamente nell’area compresa tra Goma e Beni, è “ancora in corso” e i combattimenti tra i soldati governativi congolesi, i caschi blu e i ribelli ugandesi proseguono. È per il momento conclusa, invece, l’operazione lanciata il 24 dicembre scorso nell’area a nord di Bunia (capoluogo della turbolenta provincia nord orientale dell’Ituri) mentre quella in corso nella zona di Boga (un’ottantina di chilometri a sud di Bunia) è in fase di completamento, anche se i combattimenti sono ormai cessati e da ieri esercito e personale dell’Onu sono impegnati nel pattugliamento delle frontiere con l’Uganda dove alcuni dei miliziani sarebbero
fuggiti. (MZ, Misna, http://www.misna.org/ 28/12/2005)
R.D.Congo – Scontri tra governativi e ribelli nel Congo (La Gazzetta del
mezzogiorno, 26/12/2005)
Una violenta battaglia è avvenuta ieri mattina tra ribelli e truppe regolari appoggiate da caschi blu dell’Onu nella provincia del Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo. Pesante il bilancio, stando alle fonti ufficiali di cui riferisce oggi la Bbc on line. Una quarantina di morti, tra cui un soldato delle Nazioni Unite di nazionalità indiana. L’attacco è stato sferrato dalle truppe dei miliziani ribelli, in particolare ugandesi, che cercano di contrastare l’ampia operazione a ventaglio che esercito e caschi blu (che dispongono anche di elicotteri da combattimento) stanno effettuando da un paio di settimane nel nord e nord est del Congo, dove ancora fortissima è la presenza di truppe antigovernative, che controllano ampie zone della provincia, particolarmente ricca di materie prime. Con la morte del soldato indiano, salgono a 60 i caschi blu caduti nelle operazioni di peacekeeping in Congo dall’inizio dell’intervento (16.000 uomini schierati sul terreno, l’operazione militare Onu più vasta del mondo) circa sei anni fa.
(La Gazzetta del mezzogiorno,
26/12/2005)
R.D. Congo – “Sì” largamente in testa in referendum Costituzione
(Swissinfo, 21/12/2005)
Il 'sì' è largamente in testa nel referendum sulla costituzione nella Repubblica democratica del Congo (Rdc), stando ai primi risultati ufficiali, con un terzo delle schede scrutinate. Secondo il presidente della Commissione, il sacerdote Apollinaire Malu Malu, i risultati dello spoglio indicano finora che il 78,47% dei votanti si sono pronunciati a favore della bozza di costituzione, che prevede un sistema presidenziale in uno stato unitario fortemente decentralizzato. Se il 'sì' passerà, il referendum sarà seguito dall'adozione di una legge elettorale che consentirà lo svolgimento di elezioni politiche entro il 30 giugno 2006.
(Swissinfo,
21/12/2005)
R. D. Congo - Referendum: voto nella calma e buona affluenza alle urne
(Misna, 19/12/2005)
Anche oggi gli elettori congolesi si stanno recando alle urne per la seconda giornata di voto del referendum costituzionale, caratterizzata ieri da lunghe file davanti ai seggi e un clima sostanzialmente pacifico, a parte due vittime e alcuni feriti per pochi isolati incidenti. Per la Repubblica democratica del Congo è il primo voto libero dopo 35 anni, che nelle aspettative di molti dovrebbe porre fine a quasi un decennio di instabilità, guerre e violenze. Sotto gli occhi di 12.000 militari, 16.000 caschi blu della missione di pace dell’Onu, 8.000 osservatori locali e 280 internazionali, 24 milioni di congolesi sono stati chiamati – e lo saranno anche per oggi – a esprimersi sul testo che introduce un regime semi-presidenziale e concede ampia autonomia territoriale. Ma in molti si sono a votare senza conoscere bene i contenuti della nuova Carta. Come a Bukavu, capoluogo del Sud-Kivu, una delle province più tormentate dell’ex-Zaire. Fonti della MISNA riferiscono che gruppi civici di “autocoscienza” hanno organizzato incontri all’aperto per spiegare agli elettori le novità della Costituzione, che – tra l’altro – fissa le regole per le attese elezioni generali dei prossimi mesi. Nella capitale Kinshasa le urne hanno aperto in ritardo di una o due ore, ma il voto si è svolto senza incidenti. Pochi elettori si sono recati alle urne invece nei quartieri dove il partito di opposizione dell’Upds è in maggioranza, accogliendo l’invito al boicottaggio. Bassa affluenza anche nel Kasai, la regione di provenienza del capo dell’Upds, Etienne Tshisekedi e in parte ancora sotto il controllo dei miliziani ‘Mayi-Mayi. Il presidente della Commissione elettorale indipendente, il sacerdote Apollinaire Malu Malu, ha detto che “malgrado alcuni momenti di adattamento o di inizio difficile, il voto si è poi svolto in generale in modo positivo”, anche se ha ammesso che in alcune zone l’affluenza alle urne è stata più contenuta. Disguidi e problemi organizzativi sono stati segnalati in varie zone del Paese; nella provincia del Bandundu, gli abitanti di una quarantina di villaggi hanno percorso quasi cento chilometri a piedi per andare ai seggi senza poter votare perchè non avevano ricevuto il certificato elettorale. Un bilancio più ampio è comunque rimandato a stasera, anche se qualche seggio elettorale ha già iniziato il conteggio delle schede.
(E.B., Misna, 19/12/2005)
R.D.Congo - Al via prime elezioni libere in 40 anni (Reuters, 18/12/2005)
Le prime elezioni libere in 40 anni hanno preso il via stamani in Congo, con file ai seggi per votare una costituzione che metta fine a decenni di dittatura, guerra e caos. "Il voto è cominciato in tutto il Paese", ha detto un portavoce della commissione elettorale a Kinshasa. "Ci sono alcuni problemi con l'apertura di alcuni seggi, che sono in ritardo, ma saremo presto a pieno regime". Il referendum che si vota oggi è il primo passo verso elezioni che si terranno il prossimo anno con l'intento di chiudere con l'ultimo conflitto che ha insanguinato il Paese -- terminato ufficialmente nel 2003 con 4 milioni di morti in 5 anni, principalmente per fame e malattie. Circa 25 milioni di persone si sono registrate per votare al referendum e di conseguenza alle elezioni previste per il giugno prossimo. Il testo prevede un sistema politico decentrato con un'amministrazione provinciale responsabile per le decisioni locali che controllerà il 40% dei fondi pubblici. Limita la durata del presidente a due mandati di 5 anni ciascuno e richiede che egli nomini un primo ministro dalla maggioranza parlamentare. Il successo delle elezioni è considerato un elemento chiave per consolidare la pace nel Paese vasto e ricco di materie prime, ma che manca di basilari infrastrutture. Migliaia di ribelli armati si aggirano ancora nelle regioni orientali del Paese terrorizzando i civili, uccidendo e vessando. Le Nazioni Unite, che hanno il loro maggior contingente di peacekeeping in Congo, affermano che queste elezioni sono le più complesse e difficili in cui si siano mai trovate coinvolte.
(Reuters,
18/12/2005)
R.D.Congo - Referendum: “transizione politca” estesa fino al 2006
(Misna, 16/02/2005)
Con un’ampia maggioranza, i due rami del Parlamento della Repubblica democratica del Congo, hanno approvato ieri sera l’estensione delle istituzioni di transizione fino a giugno 2006, termine ultimo fissato dall’attuale Costituzione. In seduta congiunta tra Camera e Senato, è stato deciso di prolungare di altri sei mesi la scadenza della delicata fase post-bellica, che ha posto fine al conflitto del 1998-2003. “È stato un atto formale” ha spiegato un deputato, sottolineando che c’è stato ampio consenso tra tutte le forze politiche. Le elezioni generali erano inizialmente previste a giugno 2005, ma il voto è stato poi rinviato per gravi problemi organizzativi. In questi giorni – malgrado difficoltà e ritardi – dovrebbero essere raggiunte due importanti tappe sulla via della democrazia: la registrazione elettorale (finora sarebbero 25 milioni i congolesi iscritti) e lo svolgimento del referendum costituzionale il 18 dicembre. La Commissione elettorale indipendente ha già fissato a marzo dell’anno prossimo le legislative e il primo turno delle presidenziali e il 30 aprile l’eventuale ballottaggio per la scelta del capo di Stato. Tutto però dipenderà dall’esito del referendum costituzionale di domenica; l’adozione della nuova carta spianerebbe la strada alle prime vere elezioni in oltre 40 anni, chiudendo – almeno sulla carta – il travagliato dopoguerra, caratterizzato da persistente insicurezza soprattutto nell’est del Paese. – Intanto, una manifestazione, indetta da almeno una quarantina di organizzazioni tra partiti politici e associazioni della società civile, “riscalderà” oggi la capitale della Repubblica democratica del Congo in vista del referendum sulla nuova costituzione in programma domenica. (…) Gli organizzatori intendono protestare contro le modalità, definite “irregolari” e “partigiane”, con cui è stato organizzato il processo referendario e soprattutto chiedono un rinvio urgente dell’appuntamento. (…) Fonti della MISNA riferiscono di un massiccio dispiegamento di forze di polizia per le strade della capitale. Anche la Missione delle Nazioni Unite in Congo (Monuc) ha aumentato i pattugliamenti e i controlli per le vie di Kinshasa al fine di mantenere la calma e rendere sicuro il voto referendario. (…) Le frontiere congolesi resteranno chiuse dalla mezzanotte di domani 17 dicembre fino alla mezzanotte del 19. - Un chiaro invito a recarsi alle urne, senza però alcuna indicazione di voto, è stato lanciato dalla Chiesa cattolica, per voce del presidente della Conferenza episcopale dell’ex-Zaire (Cenco) monsignor Laurent Monsengwo Pasinya.
(EB e MZ, Misna, 15-16/02/2005)
R.D. Congo - Oltre 100.000 gli sfollati in Katanga (Misna, 14/12/2005)
Sarebbero ormai oltre 100.000 – in totale - gli sfollati in fuga dai combattimenti nel Katanga, nel sud-est della Repubblica democratica del Congo, dove da settimane si affrontano militari dell’esercito regolare e milizie ‘Mayi-Mayi’. Secondo fonti umanitarie citate da Radio Okapi, l’emittente della missione di pace dell’Onu in ex-Zaire, il numero dei civili che scappano dalla zona di Pweto, e Malerba Nkulu continua ad aumentare. A causa di analoghi combattimenti, a giugno alcune decine di migliaia di persone erano già fuggite da questa zona, situata circa 500 chilometri a nord del capoluogo provinciale Lubumbashi. Secondo l’Ufficio dell’Onu per l’assistenza umanitaria, Il loro totale a questo punto supera quota 100.000. Intanto la Commissione elettorale indipendente è al lavoro per evitare che l’alto numero di sfollati possa compromettere in questa regione lo svolgimento del referendum costituzionale previsto per il 18 dicembre e considerato una tappa decisiva del complesso processo di pace, dopo la guerra del 1998-2003 e la non facile transizione post-conflitto. Nei giorni scorsi l'agenzia MISNA aveva raccolto l’appello di monsignor Fulgence Matuba, vescovo di Kilwa-Kasenga, che ha parlato di “catastrofe umanitaria”.
(E.B., Misna, 14/12/2005)
R.D. Congo - Chiesa cattolica e referendum costituzionale del 18 dicembre
(L.M., Agenzia Fides 09/12/2005)
La Chiesa cattolica nella Repubblica Democratica del Congo, non intende dare una disposizione di voto sul progetto di Costituzione che verrà sottoposto al referendum previsto il 18 dicembre 2005. Diverse strutture della Chiesa che sono impegnate nella preparazione delle elezioni, però, sembrano affermare le ragioni del sì, secondo quanto riferisce l’Agenzia congolese DIA. Nella sua opera “Divulgare il progetto di costituzione della Repubblica Democratica del Congo”, la CARTEC (Coordinamento delle azioni per la riuscita della transizione della Chiesa cattolica), una struttura dell’episcopato congolese, si precisa che “Questa guida pedagogica sul Progetto di Costituzione è uno strumento indispensabile per lo sviluppo della cultura democratica nel nostro Paese” e che la CARTEC non vuole essere uno strumento di propaganda pro o contro la Costituzione.L’opuscolo è redatto in un linguaggio chiaro e semplice vuole aiutare i congolesi e le congolesi a effettuare una scelta con conoscenza di causa. Nell’introduzione alla guida, suor Marie-Bernard Alima Mbalula, segretaria della Commissione episcopale “Giustizia e Pace”, afferma: “Ciascuna delle due risposte richiama a un lavoro di conoscenza delle debolezze del presente che potranno essere oggetto di un’eventuale revisione della Costituzione nel caso della vittoria dei “sì” o di un nuovo progetto di Costituzione nel caso dovessero prevalere i “no”. Tuttavia, la religiosa offre una lunga lista di ragioni a favore dell’adozione del progetto costituzionale. Tra le altre considerazioni che fanno propendere a favore del “sì”, vi sono: le spese per organizzare un nuovo referendum, quando “il 50% dei costi della consultazione attuale è finanziato dall’estero”; la situazione di sicurezza del Paese; le condizioni miserevoli del Paese che non possono attendere ulteriori ritardi nel processo di transizione. Anche il CEPAS (Centro studi per l’azione sociale) dei Padri Gesuiti, al termine di un seminario sul progetto di Costituzione, si è espresso per l’approvazione del testo costituzionale perché “se i “sì” vinceranno, la transizione continuerà la sua strada e si potrà sperare che il 30 giugno segni la fine della transizione. Se invece vincessero i “no” il Paese andrebbe verso altre interminabili discussioni”.
(L.M., Agenzia
Fides, 09/12/2005)
R.D.Congo- Morire per la pace (Vita.it, 21/11/2005)
Un sacerdote della diocesi di Manono torturato e ucciso da un gruppo ribelle nel tentativo di convincerlo a deporre le armi. Il sacerdote Francois Djikulo, sacerdote della diocesi di Manono (Repubblica democratica del Congo), senza informare né richiedere l'autorizzazione del suo Vescovo, Mons. Vincent de Paul Kwanga, si era recato in missione presso il temibile capo ribelle Kyungu Kyungu, alias Gedeon, per convincerlo a deporre le armi e mettere fine al terrore cui sono soggette le popolazioni che vivono tra Manono, Mitwaba, Pweto e Dubie. Come informa il Vescovo, “dal mese di agosto speravamo di vederlo un giorno ritornare”. Ma da quanto riporta l'agenzia Fides, il sacerdote è stato “assassinato selvaggiamente: prima mutilato insieme al suo compagno Kayimbi, quindi bruciati vivi a Mutendele, territorio di Pweto, a 75 km dalla parrocchia di Dubie, diocesi di Kilwa Kasenga”. Il Vescovo raccomanda l'anima del sacerdote e dell'amico che lo accompagnava alle ferventi preghiere di tutti.
(Vita.it,
21/11/2005)
R.D. Congo - La povertà uccide più della guerra (Terre libere, 16/11/2005)
Un'indagine di Medici Senza Frontiere rivela che in tre aree su cinque della Repubblica Democratica del Congo la mortalità raggiunge livelli da "catastrofe umanitaria". La Repubblica Democratica del Congo, ex Zaire, ha vissuto una tremenda guerra civile durata cinque anni ed ufficialmente conclusasi (molte ancora le 'code', che solo oggi hanno provocato la morte di 27 miliziani nell'Ituri) nel luglio del 2003, dopo aver causato circa quattro milioni di morti. Ma una drammatica indagine svolta sul campo da Medici senza Frontiere (Msf) rivela che la poverta' uccide piu' della stessa guerra. I dati emergono da uno studio effettuato in cinque aree del Congo, situate in quattro diverse regioni. In tre di esse sempre Msf aveva svolto indagini analoghe nel 2001, in pieno conflitto. Ebbene, il risultato è che per quanto riguarda gli indicatori sanitari la situazione odierna, ad oltre due anni dalla fine ufficiale della guerra, è peggiorata, e non solo nelle zone dove ancora si combatte, mentre il tasso di mortalita' viene definito ''catastrofico''. La grande maggioranza delle vittime soffrono e muoiono di malattie infettive come malaria, infezioni respiratorie e diarree. Tutte patologie evitabili, ma che richiedono cure. Ed è questo il punto: le cure. Di fatto, non raggiungono neanche un malato su due: secondo il rapporto tra il 45 ed il 67 per cento delle persone intervistate non ha accesso ad alcuna assistenza medica di base. Questi i risultati in tre delle aree indagate da Msf: nell'Inongo (regione del Bandundu) il tasso di mortalità quotidiana sempre su 10.000 persone è di 2,2; nel Basankusu (regione Equatore) di 2,3; nel Lubutu (area di Maniema) di 3,4. Disperato grido di allarme, dunque, per una situazione disperata.
(Terre libere,
16/11/2005)
Grandi Laghi (Burundi, RDCongo, Ruanda, Uganda) - Una regione martoriata da quindici anni di guerre civili
(B.L., Avvenire, 06/11/2005)
Sgominare i gruppi armati irregolari, privandoli dei rifornimenti di armi e di ogni sostegno finanziario, è una delle tappe fondamentali per promuovere la pace nei Grandi Laghi africani.
È quanto riaffermato, in un recente incontro regionale, dai rappresentanti dei governi della Repubblica democratica del Congo, dell'Uganda, del Ruanda e del Burundi. Quattro Stati che, con l'esplosione della guerra civile burundese del '92 e il genocidio ruandese del '94, sono saliti più volte alla ribalta della cronaca internazionale per stragi e battaglie.
Per riportare la pace nella regione, hanno formalmente ribadito le 4 delegazioni riferendosi in particolare a 9 gruppi armati ‘ufficialmente' operanti nell'est dell'ex-Zaire, è necessario che siano applicate sanzioni su visti e conti bancari anche nei Paesi confinanti.
Il blocco del contrabbando e del traffico d'armi non sarà sufficiente a garantire la pace, rilevano fonti della società civile congolese. Alcuni Stati devono infatti ritrovare, come ha fatto il Burundi, una stabilità interna. La R.D.Congo deve ancora portare a conclusione il periodo di transizione postbellico mentre il Ruanda ha le prigioni stracolme di persone accusate di corresponsabilità nel genocidio del '94. Con l'introduzione dei tribunali tradizionali, i "gacaca", la situazione è addirittura peggiorata. Sulla base del ‘sospetto' finiscono in carcere anche persone non responsabili di tali fatti come padre Guy Theunis, il 63enne missionario d'Africa arrestato 2 mesi fa mentre era in transito e tuttora detenuto a Kigali.
(Beatrice Luccardi, Avvenire, 06/11/2005)
R.D.Congo - Butembo: gruppo irriducibile di Mai-Mai entra in città
(Fomeka, 05/11/2005)
Un gruppo di maï-maï che rifiuta di essere inserito nel Programma di disarmo e reintegrazione è entrato questa mattina all’alba nella città di Butembo (Nord-Kivu, R.D.Congo). Gli armati, secondo fonti di Fomeka.Net che non hanno potuto precisarne il numero, provenivano da Vurondo ma appartengono al gruppo detto di “Mudohu”. Ancora secondo le prime notizie ricevute da Fomeka.Net, l’azione ha finalità provocatorie nei confronti della Missione Onu (Monuc), peraltro impegnata in queste settimane a stanare tutti i gruppi irregolari rwandesi ancora presenti nel Kivu. Il locale contingente Monuc non ha per ora mostrato alcun segno di reazione.
(Fomeka, 05/11/2005)
R.D. Congo - Operazione antiguerriglia: 34 miliziani uccisi (O.P.,
WarNews, 05/11/2005)
Un'operazione antiguerriglia è stata condotta durante la notte di lunedì dalle truppe dell'esercito congolese nel villaggio di Burondo nello stato del Nord Kivu. Obiettivo del raid la liberazione di quattro funzionari elettorali trattenuti con la forza dalle milizie di etnia Mayi-Mayi. Nel corso dei combattimenti ingaggiati dai soldati governativi, 34 ribelli hanno perso la vita, mentre i rapiti sono stati tratti tutti in salvo. I quattro funzionari, tra i quali anche una donna, erano stati rapiti - riferisce l' IRIN - il 23 ottobre scorso, mentre erano impegnati nelle fasi di registrazione dei votanti della regione. Insieme al personale, in quell'occasione, i guerriglieri avevano portato via con sé documenti e attrezzature che non sono stati ritrovati. Un fatto che non pregiudica il lavoro già svolto, visto che giornalmente i dati raccolti venivano trasmessi ad un vicino centro elettorale. Episodi di violenza come questo, soprattutto nel Nord-est del paese, sono ormai la regola per il Congo. I passi da effettuare necessariamente per poter giungere all'appuntamento elettorale sono resi ancora più difficili da un territorio vasto e poco controllabile. Nelle foreste delle zone orientali del paese vivono migliaia di ribelli appartenenti a gruppi e gruppuscoli, che di tanto in tanto fanno sentire la loro presenza. Una denuncia sottoscritta dalla società civile di Bukavu, fatta pervenire oggi all'agenzia Misna, getta nuove ombre sul precario equilibrio di tutta la regione. Le notizie sulla situazione da guerra permanente si aggiungono a quelle, non confermate dalle autorità, sulle diserzioni di militari regolari, passati sempre più numerosi negli ultimi mesi agli ordini del generale dissidente Mutebusi.
(O.P., WarNews,
05/11/2005)
R.D.Congo - Ucciso giornalista con la moglie ".
(Agr/Corriere della sera, 03/11/2005)
Sono stati uccisi da un gruppo di uomini armati un giornalista congolese e la moglie a Kinshasa, nel quartiere popolare di Limete. Si tratta di Franck Kangundu, del quotidiano "La Référence Plus" e di sua moglie Helene Paka. Le organizzazioni dei media locali hanno condannato "con fermezza' l'assassinio e hanno chiesto l'apertura immediata di un'inchiesta".
(Agr/Corriere della sera,
03/11/2005)
R.D.Congo - Ituri, passi avanti sulla strada della pacificazione? (Misna, 26/10/2005)
È salito a più di mille il numero dei ribelli che, nella turbolenta regione dell’Ituri, nel Congo orientale, hanno consegnato le loro armi e aderito al programma di disarmo e pacificazione della regione. Secondo le stime del governo congolese e dell’Onu, ci sarebbero tra i 2.000 e i 3.000 ribelli armati ancora in azione nella regione: molti di loro non consegnerebbero le armi per paura di dover rispondere delle atrocità commesse davanti alla giustizia. Il programma di pacificazione prevede invece che ogni ribelle che consegni le armi riceva in cambio 100 dollari e una sovvenzione di 25 dollari al mese per un anno, durante il quale potrà scegliere se rientrare nel villaggio di provenienza e vivere da civile oppure sottoporsi ad addestramento militare e diventare un effettivo dell’esercito nazionale congolese. Obiettivo di Kinshasa e dell’Onu è pacificare Ituri e Kivu (altra regione del Congo orientale) prima delle elezioni politiche che dovrebbero svolgersi entro giugno 2006.
(L.L., Misna, 26/10/2005)
R.D.Congo - Radio di Lumumbashi incita all'omicidio: chiusa (Peacereporter, 13/10/2005)
Per aver diffuso messaggi inneggianti all'odio e alla violenza in stile 'ruandese', la missione di pace Onu nella Repubblica democratica del Congo (Monuc) ha interrotto la collaborazione con una emittente radiotelevisiva di Lumumbashi. Lo riferisce l'agenzia di stampa missionaria 'Misna'. Le radio private ebbero un ruolo chiave nell'incitare gli Hutu al massacro dei Tusi nel Rwanda del 1994. "Questi propositi di incitamento all'omicidio e di attentato all'integrità di un Paese sono inaccettabili per uno Stato che sta mettendo le basi democratiche", ha detto il responsabile informazione Monuc, Kemal Saiki, a Kinshasa. Radio Okapi, emittente Monuc, ascoltata in tutto l'ex-Zaire ed esponenti del governo locale di Lumumbashi hanno minimizzato la pericolosità del messaggio diffuso nei giorni scorsi, nel quale si indicavano alcune persone come 'pipistrelli da eliminare'. (Peacereporter,
13/10/2005)
R.D.Congo - Ricordando mons. Mbogha, "il vescovo in motocicletta"
(Fomeka, 13/10/2005)
Un uomo, un sacerdote e un vescovo di grande semplicità e impegno tanto da essere stato anche soprannominato "il Vescovo in motocicletta". Ecco due delle caratteristiche di monsignor
Charles Mbogha Kambale
a.a., l'Arcivescovo di Bukavu (Sud Kivu, R.D.Congo) deceduto domenica scorsa, ricordate durante la Messa di suffragio celebrata ieri pomeriggio a Roma, presso la Curia generalizia degli Agostiniani dell'Assunzione (a.a.,
conosciuti anche come Assunzionisti). A ricordarne il soprannome di "Vescovo in motocicletta", dato a monsignor Mbogha quando questi era alla guida dell'estesa quanto priva di infrastrutture Diocesi di Isiro-Niangara, è stato monsignor Laurent Monsengwo Pasiniya, Arcivescovo di Kisangani e Presidente della Conferenza episcopale dell'R.D.Congo (Cenco). Ad evidenziare le qualità umane e religi se di monsignor Mbogha, entrato da giovane sacerdote tra gli Assunzionisti, è stato inoltre il Superiore Generale dell'Istituto, padre Richard Lamoureux. Oltre monsignor Monsengwo e padre Lamoureux, tra gli oltre 30 concelebranti vi erano molte personalità ecclesiali e religiose congolesi, tra cui in particolare monsignor Tharcisse Tshibangu Tshishiku, Vescovo di Mbujimayi e vice-Presidente de la Cenco e monsignor Nestor Ngoy Katahwa, Vescovo di Kolwezi., a Roma da circa due settimane per partecipare al Sinodo dei Vescovi in corso nella Città del Vaticano. Hanno inoltre concelebrato Monsignor Emery Kabongo Kanundowi, Arcivescovo emerito di Luebo e Canonico della Basilica di S.Pietro, monsignor Jerome Gapangwa Nteziryayo, Vescovo emerito di Uvira, padre Desiré Unen, Commissario dei Carmelitani del Congo Kinshasa e padre Fausto Guazzati dei Missionari d'Africa (Padri Bianchi).
(Fomeka, 13/10/2005)
R.D.Congo – Attacco di ribelli: 24 morti e migliaia di persone in fuga
(Irin, 11/10/2005)
Migliaia di persone hanno cominciato ad affluire, lunedì 10 ottobre, a Walungu, nell’est della Repubblica democratica del Congo (RDC): gruppi di ribelli hanno attaccato quattro villaggi ed ucciso almeno 24 civile all’arma bianca. La maggior parte dei fuggitivi sono giovani, bambini e donne anziane, ha dichiarato ad Irin il capo della collettività di Walungu, nella provincia del Sud Kivu. I fuggiaschi hanno camminato per 15 chilometri, dai loro villaggi di Tchindundi, Mungombe, Kanyola e Rudundu. Una pattuglia delle Nazioni unite, andata lunedì in due dei villaggi attaccati, ha confermato di aver trovato 15 persone massacrate, di cui sei bambini. Lo stesso giorno, il Governatore del Sud Kivu, Didas Kaningini Kyoto, ha indicato che un gruppo di ribelli hutu ruandesi, conosciuti con il nome di “Rastas”, aveva attaccato domenica i villaggi, senza utilizzare armi da fuoco “per non dar l'allarme ai soldati accampati sulla vicina collina”. Hanno utilizzato scuri e macete per uccidere le loro vittime, fracassando loro il cranio con dei martelli. Un gran numero di feriti gravi sono stati portati all’ospedale di Walungu.
(Irin, 11/10/2005)
R.D.Congo - Bukavu: Mons. Charles Mbogha Kambale è morto (Fomeka, 9-11/10/2005)
È morto poco meno di un'ora fa, alle 2,40 circa (ora locale), monsignor
Charles Mbogha Kambale aa, Arcivescovo Metropolita di Bukavu (Sud Kivu, R.D.Congo). Il 63enne presule, originario della Diocesi di Butembo-Beni (Nord-Kivu), era stato ricoverato il 19 settembre scorso nel capoluogo del Sud Kivu a seguito di un malore. Era tornato a Bukavu nell'agosto scorso, dopo un lungo periodo passato a Kinshsasa e all'estero per sottoporsi a terapie mediche e riabilitative. Non si hanno per ora dettagli sulle cause dirette della morte ma già dall'inizio di questa settimana le condizioni di monsignor Mbogha, in stato di coma vigile, avevano iniziato un lento ma ineluttabile peggioramento.
Nato nel 1942 a Lubango (Diocesi di Butembo-Beni), ordinato sacerdote nel '69, il presule è divenuto Agostiniano dell'Assunzione (a.a.) tre anni dopo. Vescovo di Wamba dal '90 al '95, e di Isiro-Niangara dal 1996 al 2001, nel 2001 è stato chiamato a guidare l'arcidiocesi metropolita di Bukavu. È così diventato il successore di monsignor Emmanuel Kataliko, morto d’infarto il 4 ottobre 2000 poco dopo il suo rientro da un esilio causatogli dall’aperta difesa della popolazione inerme, e di monsignor Christophe Munzihirwa Mwene Ngabo sj, trucidato il 29 ottobre 1996, al debutto della prima delle guerre in successione che hanno funestato il Congo Kinshasa negli ultimi decenni. - La notizia della scomparsa di Mons. Mbogha Kambale ha scosso emotivamente l’arcivescovo di Kinshsa, il card. Frédéric Etsou, il quale non ha potuto portare a termine l’eucaristia che inaugurava il nuovo anno pastorale dell’arcidiocesi. Il cardinale è stato ricoverato al Centro medico di Kinshasa che gli ha raccomandato di riposare. - Una messa di suffragio, organizzata dagli Agostiniani dell’Assunzione (Assunzionisti), le fraternità diocesane du Butembo-Beni (Sofrabbi), di Bukavu, di Wamba e di Iriri, avrà luogo a Roma il 12 ottobre.
I funerali avranno luogo domani a partire dalle 14. Il 63enne Arcivescovo di Bukavu (Sud Kivu, R.D.Congo) deceduto domenica scorsa, riposerà nel capoluogo congolese e accanto a due suoi illustri predecessori, monsignor
Christophe Munzihirwa Mwene Ngabo sj (1926-1996) e monsignor
Emmanuel Kataliko (1932-2000).e
(Fomeka, 9-11/10/2005)
R.D.Congo - Amnesty lancia l’allarme per la RDC (M.N.,
IPS, 04/10/2005)
L’organizzazione per i diritti umani Amnesty International ha espresso i propri timori per le crescenti tensioni etniche e politiche nella provincia Nord Kivu della Repubblica democratica del Congo (RDC), avvertendo che ciò rischia di accendere nuovi conflitti nel paese. In un rapporto pubblicato la scorsa settimana, il gruppo dichiara che ulteriori lotte potrebbero compromettere l’incerto processo di pace nella RDC, portando ad abusi nei diritti umani in una regione che è già diventata celebre per le violazioni. Il conflitto potrebbe inoltre inasprire la già terribile situazione umanitaria in Congo. Attualmente, “circa 31.000 Ccongolesi muoiono ogni mese per violenze dirette o per malattie prevenibili e fame, causate dall’insicurezza, dagli spostamenti e dal mancato accesso all’assistenza umanitaria e medica”, si legge nel rapporto di Amnesty, intitolato “Nord Kivu: i civili pagano il prezzo della contesa politica e militare”. La provincia è situata nella RDC orientale. Nell’ambito degli accordi di pace della RDC, ex combattenti della guerra civile hanno unito le loro forze in un governo di unità nazionale, che sta monitorando i preparativi per le elezioni politiche previste per il 30 giugno del prossimo anno. Tuttavia, l’amministrazione è ostaggio dalle dispute politiche tra fazioni che hanno anche un interesse economico nel mantenere lo status quo, osserva Amnesty. “Nel Nord Kivu al momento si è nella fase in cui gli antagonismi nazionali, politici e militari si esprimono fino in fondo”, dice il rapporto. Secondo Amnesty, le fazioni congolesi si mostrano assai riluttanti nel disarmo, ostacolando la loro integrazione nell’esercito nazionale. Un esercito unificato viene considerato essenziale per garantire elezioni libere e giuste - e una stabilità duratura nella RDC. Amnesty accusa anche Ruanda e Uganda di continuare a immischiarsi negli affari della RDC, fornendo supporto ai gruppi armati nel Congo orientale e - nel caso del Ruanda - schierando truppe negli Stati vicini. -
Il rapporto North-Kivu: Civilians pay the price for political and military rivalry è disponibile in lingua inglese
sul sito di
Amnesty (Moyiga
Nduru, IPS, 04/10/2005)
R.D.Congo - Butembo: ricordato 5^ anniversario morte Mons. Kataliko
(Fomeka,04/10/2005)
È stato ricordato con grande partecipazione, oggi a Butembo (Nord Kivu, R.D.Congo), il 5^ anniversario della morte di mons. Emmanuel Kataliko, prima Vescovo di Butembo-Beni e quindi Arcivescovo metropolita di Bukavu (Sud Kivu). Nella mattinata gli sono state dedicate due messe. La seconda, iniziata alle 9,00 ora locale, è stata presieduta dal Vescovo, monsignor Melchisedec Sikuli Paluku nella cattedrale gremita da un gran numero di fedeli. Nel pomeriggio, presso il vescovado, si è svolto un incontro con personalità di primo piano del Paese e della diocesi, dedicato a monsignor Kataliko e alla disamina delle attività e dei progetti della Fondazione a lui intitolata (FO.M.E.KA.), istituita il 4 ottobre 2002. Vi hanno preso parte circa 200 persone e, tra questi, il Ministro di governo Venant Kipasa, vari parlamentari, il sindaco di Butembo Singa Wabunga e il Direttore politico della Missione Onu in Congo (MONUC), il francese Philippe Baragan. Erano inoltre presenti gli imprenditori e il Segretario generale dell’Università Cattolica di Butembo (UCG) e Segretario esecutivo della FOMEKA, Padre Valerien Katisinge, rientrato dal Canada. Oltre all’illustrazione dei risultati ottenuti dal sito fomeka.net, http://www.fomeka.net/fomekanewshomepage.htm nell’ambito dell’incontro sono stati presentati vari progetti a partire dall’ampliamento della biblioteca e il miglioramento delle attrezzature della Facoltà di Medicina dell’UCG, ateneo fondato dallo stesso monsignor Kataliko.
(Fomeka, 04/10/2005)
R.D. Congo - Scoperte tre fosse comuni, decine i corpi (Fonti varie, 02/10/2005)
La settimana scorsa l’esercito congolose ha ritrovato tre diverse fosse comuni, con i resti di decine di cadaveri. La macabra scoperta è stata effettuata a Ruthuru, una cittadina a circa 50 chilometri da Goma, nella Repubblica Democratica del Congo. La notizia e' stata riportata dall'agenzia France Press. Secondo un portavoce Onu, i resti apparterrebbero agli Hutu congolesi e ruandesi uccisi in Ruanda nel 1996. Stessa opinione ha espresso il portavoce delle truppe congolesi che hanno effettuato il ritrovamento. A quell’opoca, l'esercito ruandese era penetrato nella Rep. Dem. Congo alla caccia dei responsabili del genocidio del '94. esponsabili del genocidio di massa del '94. (Fonti varie, 02/10/2005)
R.D.Congo - LRA in Congo: smentita richiesta d’asilo (O.P., WarNews, 24/09/2005)
Amama Mbabazi, Ministro della difesa ugandese, ha rivelato il tentativo del vicecapo del Lord's Resistance Army (Lra), Vincent Otti, di chiedere asilo politico in Congo. Secondo le informazioni diffuse dal network Bbc, le autorità congolesi avrebbero subito negato di aver ricevuto una simile richiesta da Otti. Anzi, il Ministro della difesa di Kinshasa, Adholpe Onusumba, in base a quanto riferisce la Misna, avrebbe intimato ai ribelli ugandesi, presenti da qualche giorno nelle regioni orientali del paese, di deporre le armi, definendo anche i combattenti delle Lra "persone non gradite"
(Ottavio Pirelli, WarNews,
24/09/2005)
R.D. Congo - Incontro di vescovi (Radio Vaticana, 23/09/2005)
E' in corso da ieri, 22 settembre, a Bukavu, capoluogo del Sud-Kivu congolese, un incontro di quindici vescovi del Rwanda, del Burundi e del Congo RDC. E' una sessione di lavoro per mettere a fuoco i problemi di tutta quell'area centrafricana. L'incontro è patrocinato dall'Aceac, l'Associazione delle Conferenze episcopali dell'Africa Centrale. Si tratta, come spiega mons. Augustin Misago, vescovo ruandese di Gikongoro, di "una occasione per i prelati di approfondire la loro azione in favore della riconciliazione e della pace, particolarmente in questo momento nel quale i nostri tre paesi sembrano decisi ad uscire finalmente dal tunnel delle guerre fratricide". Un comunicato della Cenco, la Conferenza episcopale del Congo, rileva che la scelta di Bukavu a luogo dell'incontro è venuta dalla considerazine che essa è luogo emblematico delle violenze che ha conosciuto questa regione. Bukavu inoltre è il punto che meglio raccorda Burundi, Rwanda e Congo.
(Apic - MANCINI , rilanciato da Radio Vaticana,
23/09/2005)
R.D.Congo - Ministro a ribelli ugandesi: “consegnate le armi e uscite dal paese”
(B.F., Misna, 23/09/2005)
Il ministro della Difesa del governo di transizione di Kinshasa, Adholpe Onusumba, ha intimato ai ribelli ugandesi dell’Esercito di resistenza del signore (Lra), entrati circa una settimana fa in territorio congolese, di “deporre immediatamente le armi o saranno disarmati con la forza”. Onusumba ha aggiunto ai microfoni di Radio Okapi, l’emittente radiofonica della Missione Onu in Congo (Monuc), che i ribelli dell’Lra sono “persone non gradite” nella Repubblica democratica del Congo, che “non può diventare un rifugio di briganti armati”. Fonti della MISNA contattate sul posto hanno confermato che più di 300 ribelli dell’Lra provenienti dal Sudan si trovano ancora nel nordest del Congo e hanno raggiunto il villaggio di Losa, spingendo agli abitanti in fuga nella località di Aba, distante 18 chilometri. Le fonti aggiungono che un piccolo gruppo di miliziani si è allontano dal villaggio per alcuni chilometri, in un luogo non meglio precisato, dove avrebbe incontrato i rappresentanti del governo amministrativo locale. La presenza dei ribelli dell’Lra, conosciuti per la ferocità dei loro attacchi contro i civili nel nord Uganda, ha provocato grande ansia e preoccupazione tra la popolazione di questo distretto congolese. Secondo Radio Okapi, i miliziani sono accompagnati dalle mogli e dai figli e hanno chiesto cibo minacciando razzie e violenze se non lo avessero ottenuto. La sortita dei ribelli ugandesi è la prima in Congo, dove sono entrati per sfuggire a un’operazione dell’esercito di Kampala nel Sud Sudan, dove Lra ha le sue basi.
(B.F., Misna, 23/09/2005)
R.D.Congo - Si schianta Antonov: due morti e un ferito (A.N., AGE, 22/09/2005)
Due persone sono morte e una e' rimasta ferita in modo grave in un aereo Antonov precipitato in una zona montagnosa del Sud Kivu, nell'est della Repubblica democratica del Congo (ex Zaire). Lo ha reso noto oggi la compagnia trasporto merci che aveva noleggiato l'aereo. ''Questo aereo cargo aveva a bordo tre persone: un pilota armeno e un co-pilota congolese, che sono morti sul colpo; e una passeggera congolese, che e' gravemente ferita'', ha detto alla France Presse Amos Mihigo, responsabile della logistica della compagnia Decilac. L'Antonov, in volo tra Kasese e Bukavu per trasportare un carico di merci, si e' schiantato ieri nella regione di Walungu, circa 40 km a ovest di Bukavu, mentre nella zona cadeva una forte pioggia. La passeggera era stata imbarcata ''perche' era malata e andava a farsi curare all'ospedale di Bukavu'', ha spiegato Mihigo.
(Andrea Nunziata, AGE,
22/09/2005)
R.D. Congo – Arcivescovo Bukavu: condizioni stazionarie (Fomeka, 20/09/2005)
Rimangono serie ma stazionarie le condizioni di monsignor Charles Mbogha Kambale a.a., l'Arcivescovo da ieri ricoverato in una clinica di Bukavu (Sud Kivu, R.D.Congo). Secondo fonti locali, i sanitari stanno cercando di riportare a livelli accettabili la pressione arteriosa del presule. Monsignor Mbogha era rientrato da circa due settimane nel Sud-Kivu. Nato nel 1942 a Lubango (Diocesi di Butembo-Beni), ordinato sacerdote nel '69, il presule è divenuto Agostiniano dell'Assunzione tre anni dopo. Vescovo di Wamba dal'90 al '95, e di Isiro-Niangara dal 1996 al 2001, nel 2001è stato chiamato a guidare l'arcidiocesi metropolita di Bukavu . E' così diventato il successore di monsignor Emmanuel Kataliko, morto improvvisamente il 4 ottobre 2000, e di monsignor Christophe Munzihirwa Mwene Ngabo sj, assassinato al debutto della prima delle guerre che hanno funestato il Congo Kinshasa a partire dal 1996.
(Fomeka, 20/09/2005)
R.D. Congo - Arcivescovo di Bukavu: ricoverato (FomekaNews, 19/09/2005)
Mons. Charles Mbogha, arcivescovo di Bukavu (Sud Kivu, R.D.Congo), e' stato ricoverato oggi a seguito di un malore, probabilmente una crisi ipertensiva. Secondo le prime informazioni pervenute a Fomeka.Net, il presule era rientrato da circa due settimane nell'arcidiocesi congolese dopo un periodo passato a Kinshasa per seguire delle terapie mediche. Non sono per ora noti ulteriori dettagli.
(FomekaNews, 19/09/2005)
R.D.Congo - Ritirato contingente nigeriano dopo scandalo abusi sessuali
(PeaceReporter, 11/09/005)
Il governo nigeriano ha annunciato oggi di aver ordinato il ritiro dell'intero contingente di poliziotti (120 agenti in tutto) che partecipava alla missione di pace delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo (Monuc). La decisione e' stata presa dopo lo scandalo degli abusi sessuali su minori che ha coinvolto lo stesso comandante del contingente nigeriano.
(PeaceReporter,
11/09/005)
R.D.Congo - Crolla un muro nello stadio: 6 morti (Il Giornale, 11/09/2005)
Sei persone sono rimaste uccise dal crollo di un muro dello stadio di Kananga, nel centro della Repubblica democratica del Congo. E' accaduto alla fine di una partita il cui risultato era stato duramente contestato dai tifosi. Diversi feriti sono stati ricoverati all'ospedale di Kananga. Le vittime sono rimaste schiacciate sotto le macerie di un muro che gruppi di tifosi tentavano di scalare per invadere il campo.
(Il Giornale,
11/09/2005)
R.D.Congo - Antonov precipita: tutti morti (La Nazione, 10/09/2005)
Un aereo Antonov di una compagnia privata della Repubblica democratica del Congo e' precipitato questa notte a circa 50 chilometri da Brazzaville, nella vicina Repubblica del Congo, provocando la morte di almeno 13 passeggeri. Lo hanno riferito questa mattina alcuni testimoni. I cittadini che si sono recati stamane sul luogo dello schianto hanno detto di avere visto almeno 13 cadaveri, senza scorgere alcun superstite. Il velivolo, appartenente alla compagnia Air Kasai, assicura i collegamenti tra il nord del paese e la capitale Kinshasa. Le cause dell'impatto sono al momento sconosciute.
(La Nazione, 10/09/2005) - NdR. Ricordiamo ai lettori che dall'inizio di settembre, nella R.D. del Congo si sono verificati vari incidenti : mercoledi 7 settembre, un Antonov della compagnia Galaxie era caduto presso Isiro, nel nord-est del Paese, facendo 11 morti; il giorno dopo, 8 settembre, un altro aereo precipitava presso Goma uccidendo il pilota e ferendo i passeggeri; il giorno prima. A causa di questi incidenti, il ministero dei Trasporti aveva ritirato l'autorizzazione al volo a 35 delle 53 compagnie aeree operanti nel paese, per mancato rispetto delle norme di sicurezza. (NdR Africa, 11/09/2005)
R.D.Congo - Mandati di cattura internazionali per ex-insorti di Bukavu
(Misna, 10/09/2005)
Due mandati d'arresto internazionali sono stati emessi nei confronti del generale Laurent Nkunda Botware e del colonnello Jules Mutebusi, i due ex-alti ufficiali insubordinati che lo scorso anno guidarono una violenta campagna militare in Sud Kivu, culminata con la presa della citta' di Bukavu, il capoluogo della regione orientale congolese. L'emittente della missione dei ''caschi blu'' in ex-Zaire (Monuc) 'Radio Okapi', ha riferito oggi che gli ordini di cattura sarebbero stati divulgati gia' mercoledi' scorso, ma la stampa e' stata informata solo ieri, in contemporanea con l'annuncio della radiazione ufficiale di Nkunda dalle forze armate congolesi per decreto del presidente Joseph Kabila diffuso dalla radio-tv nazionale. Non e' chiaro dove risiedano attualmente i due ricercati, entrambi provenienti dalle file della Rcd-Goma, l'ex-ribellione filoruandese oggi nel governo di unita' nazionale, accusati di insurrezione, crimini di guerra e contro l'umanita': secondo fonti militari Mutebusi si troverebbe in Rwanda e non ci sono prove che Nkunda sia ancora in territorio congolese. In virtu' dei mandati, le autorita' dei Paesi in cui i due potrebbero risiedere attualmente sono tenuti a procedere alla loro cattura e alla consegna al governo di Kinshasa. Alla fine di agosto, un quotidiano congolese aveva pubblicato una lunga lettera a firma di Nkunda in cui questi minacciava di invadere nuovamente l'est del Paese per ''riportare la pace'' e ''aiutare i banyamulenge'', la popolazione di origine ruandese stanziata in Kivu.
(FB, Misna, 10/09/2005)
R.D.Congo - - Giustizia e Pace: il dramma della violenza sessuale
(Fides, 05/09/2005
Nella Repubblica Democratica del Congo ogni anno decine di migliaia di donne sono vittime di violenza sessuale, in modo particolare nelle regioni orientali dove responsabili delle violenze sono spesso gli appartenenti alle forze armate regolari e irregolari che operano nella zona: eserciti regolari di RDC, Uganda, Rwanda e Burundi e i diversi movimenti di guerriglia congolesi, rwandesi e burundesi. Sono segnalati anche, purtroppo, casi di stupro da parte di appartenenti alla MONUC, la Missione delle Nazioni Unite in Congo, che dovrebbe garantire il rispetto degli accordi di pace nell'est del Congo. Il dramma delle violenze sessuali e' stato al centro dell'incontro organizzato dalla Commissione ''Giustizia e Pace'' della Conferenza Episcopale del Congo (CENCO), intitolato la ''Dynamique Femme pour la Paix'', che si e' svolto a Kinshasa dal 29 agosto al 2 settembre. Secondo quanto riferisce l'Agenzia congolese DIA, nel corso dei lavori e' stato messo a punto un piano d'azione per affrontare questo grave fenomeno. Suor Marie-Bernard Alima Mbalula, Segretaria della Commssione "Giustizia e Pace" ha reso noto che questo piano verra' attuato nel 2006, che i Vescovi del Congo hanno intitolato ''Anno Anuarite'' in onore della Beata Anuarite Nengapeta Clementine, la ''Maria Goretti africana'' martirizzata il 1^dicembre 1964 nella cittadina di Paulis (l'attuale Isiro). Secondo Suor Marie-Bernard Alima Mbalula, la Beata Anuarite e' proposta ai fedeli come ''modello di fedelta' e di rispetto della parola data, modello del dono di se' fino alla fine, della difesa della dignita' della donna, cosi' come dell'impegno nella promozione della riconciliazione e della pace''. Al termine dei lavori e' stato affermato l'impegno di lottare contro le violenze sessuali nel Paese ed e' stata letta una lettera nella quale si ricorda la situazione di tre donne che sono state violentate nel 2003 a Kongolo (est del Paese) nel corso dei combattimenti, e che necessitano di assistenza medica. Il caso di queste tre donne e' talmente grave che e' stato sollecitato l'intervento del governo congolese e della MONUC (Missione delle Nazioni Unite in Congo) perche' ricoverino le vittime presso l'ospedale di Bukavu.
(L.M., Agenzia
Fides, 05/09/2005)
R.D. Congo - Kigali espelle sei congolesi (Misna, 03/09/2005)
Dopo Kampala, anche Kigali ha espulso dal proprio territorio 6 cittadini congolesi che approfittando dello status di rifugiati concesso loro dal governo ruandese 'tramavano' contro il nuovo governo di Kinshasa "minacciando la pace in Congo". Secondo le poche informazioni a disposizione e diffuse da Rfi (Radio france international), non sono stati forniti molti particolari riguardo all'identita' dei sei e ai motivi della loro espulsione, l'unica cosa certa e' che i sei congolesi (tre civili e tre militari) ''sono stati accusati di attivita' incompatibili con la pace e la sicurezza nella regione''. Dalle prime informazioni sembra che uno dei sei sia l'ex-governatore del Sud Kivu, una delle piu' turbolenti regioni dell'est del Paese. Quello che e' sicuro e' che nella lista non figura il colonnello Jules Mutebusi, a cui Kigali ha ufficialmente concesso asilo politico e di cui Kinshasa ha chiesto formale estradizione. Il colonnello Mutebusi, insieme al latitante generale Laurent Nkunda, guidarono l'attacco contro Bukavu (capoluogo del Sud Kivu) dello scorso anno e la successiva ondata di violenza che investi' la regione.
(M.Z., Misna, 03/09/2005)
R.D. Congo - FMI: nuovi aiuti ma vecchie violenze (Peacereporter, 02/09/2005)
Il Fondo monetario internazionale (Fmi) sta per fornire alla Repubblica Democratica del Congo altri 41 milioni di dollari in aiuti umanitari. Il contributo verra' dal programma dell'Fmi intitolato "Aiuti per la riduzione della Poverta' e della crescita". Nella sua quinta revisione del piano, l'Fmi ha detto che l'economia della Repubblica Democratica del Congo continua a crescere, ma che le tensioni politiche e sociali restano un problema. La Repubblica Democratica continua ad essere soggetta a violenze nell'est del paese. Nonostante la quinquennale guerra civile nel Paese sia ufficialmente conclusa nel 2003 dopo la morte di circa tre milioni di persone, miliziani e attacchi settari ancora persistono ai confini dell'Uganda, Rwanda e Burundi.
(Peacereporter,
02/09/2005)
R.D.Congo - Il vescovo di Isiro-Niangara denuncia abusi contro la popolazione
(Misna, 29/05/2005)
Saccheggi e violenze contro i civili, di fronte alla connivenza o all'indifferenza dei soldati, sarebbero ancora all'ordine del giorno nella regione di Isiro, nell'estremo nordest della Repubblica democratica del Congo: lo denuncia, in una lettera pervenuta alla MISNA, monsignor Julien Andavo Mbia, vescovo della diocesi di Isiro-Niangara, recentemente rientrato da una visita nel suo territorio. ''Che desolazione tra la nostra popolazione! La gente si chiede, senza ottenere alcuna risposta, se la ribellione sia davvero finita'' esordisce il presule citando alcuni episodi riferitigli o di cui e' stato egli stesso testimone oculare. Monsignor Andavo Mbia parla di ''sedicenti soldati'' nella zona di Walese incaricati di ''sbarrare la strada al sanguinoso conflitto tra Lendu e Hema, che minaccia di estendersi oltre i confini del distretto dell'Ituri fino a quello dell'Haut-Ue'le' (...) Le conseguenze sono che la calma e' del tutto inesistente nella regione; i pochi beni acquistati dalla gente o che servono alla loro sopravvivenza sono impietosamente depredati o saccheggiati, come i prodotti agricoli, i piccoli capi di bestiame, i mezzi di locomozione''. Nelle zone di Watsa e Gombari il presule ha invece assistito a una sorta di ''evacuazione totale di uomini, donne e bambini'' costretti, con i loro pochi beni, a percorrere centinaia di chilometri per un presunto ''ordine dei militari''. Ai loro danni ''vengono compiuti esazioni e abusi'' come cedere a forza le loro biciclette o il cibo; ''E dire - conclude il vescovo - che questa stessa gente viene esortata a identificarsi e registrarsi in vista delle prossime elezioni'', previste nel 2006 e destinate a porre fine alla transizione iniziata alla fine della guerra che tra il 1998 e il 2003 ha devastato il Paese.
(F.B., Misna, 29/08/2005)
RD Congo - I ribelli hutu hanno fino al 30 settembre per disarmarsi
(IrinNews, 25/08/2005)
I ribelli hutu ruandesi presenti sul territorio della Repubblica democratica del Congo (RDC) hanno tempo fino al 30 settembre prossimo per deporre e consegnare le armi, se non vogliono incorrere in rappresaglie politiche e militari. E' quanto hanno dichiarato giovedi' 25 agosto i ministri della Cooperazione regionale di RDC, Congo, Ruanda e Uganda riuniti a Kigali, la capitale ruandese, sotto l'egida del governo americano. I ministri non hanno specificato quali azioni intendono intraprendere se i ribelli delle Forze democratiche di liberazione del Ruanda (FDLR) rifiutassero di ottemperare. Potrebbero pero' essere attaccati militarmente. Il ministro congolese Mbusa Nyamwisi ha infatti lasciato intendere che il suo governo sta portando a termine la formazione di un'unita' speciale incaricata di disarmare i ribelli. Le forze congolesi collaboreranno con le forze dell'Unione africana e della missione delle Nazioni unite in RDC. Le FDLR sono il gruppo ribelle piu' importante, ed i suoi capi sono ritenuti responsabili dell'uccisione di 937.000 Tutsi e Hutu moderati nel genocidio del 1994. La loro presenza nell'Est della RDC, negli ultimi dieci anni, e' la causa dell'instabilita' di tutta la regione.
(IrinNews, 25/08/2005)
R.D. Congo - 12mila bambine-soldato fuori dai programmi di disarmo
(PeaceReporter, 2005/08/25)
Sono circa 12.500 le ragazze che fanno parte di formazioni militari (governative e non) nella Repubblica Democratica del Congo, e che non vengono raggiunte dai programmi di disarmo e reintegro nella societa'. Lo rivela la Ong 'Save the Children' in un rapporto uscito in questi giorni e intitolato ''Le vittime dimenticate della guerra''. Nel rapporto, le ragazze dichiarano di non vedersi alla stregua di ''bambine soldato'', ma di ''mogli'' o di assistenti da campo, e percio' non aventi diritto all'inserimento nel programma di disarmo e ai benefit del reintegro. Le ragazze costituiscono il 40 per cento di tutti i bambini soldati coinvolti nei gruppi militari.
(PeaceReporter,
2005/08/25)
RD Congo - Ucciso membro della commissione elettorale indipendente
(E.C., Vita.it, 23/08/2005)
Continuano le intimidazioni in vista delle elezioni nella Repubblica democratica del Congo. Ieri mattina, 22 agosto 2005, un gruppo di miliziani di una formazione sconosciuta ha attaccato con le armi il Centro di Registrazione numero 5058 della Commissione Elettorale Indipendente a Bule, nella Repubblica democratica del Congo. Un funzionario della Commissione e' stato ucciso. Un altro Centro elettorale e' stato attaccato, quello di Mangiva, nel territorio di Irumu. A darne notizia in un comunicato stampa diffuso in Italia dalla Rete per la pace in Congo e da Beati i costruttori di pace e' la stessa Commissione elettorale indipendente (CEI), che ha rinnovato il proprio impegno a ricostruire la RD Congo con le elezioni e non con le armi. Le operazioni di regsitrazione elettorale continueranno nell'Ituri, e la CEI. si appellata a tutta la popolazione della regione affinche' collabori con il lavoro dei funzionari e condanni le azioni di chi ostacola il processo democratico. L'operazione di identificazione e di iscrizione degli elettori e' cominciata il 20 giugno in sei comuni della capitale, Kinshasa e dovrebbe proseguire nelle altre provincie del Paese per concludersi entro la fine di ottobre. Per assicurare l'operazione, la CEI ha dispiegato 6000 agenti rilevatori in 1143 centri di iscrizione. Ma i mesi di giugno e luglio hanno visto un susseguirsi ininterrotto di uccisioni e violenze nella regione dell'Ituri, di attacchi di bande armate contro la popolazione civile e di minacce contro i centri della Commissione elettorale.
(Emanuela
Citterio, Vita.it., 23/08/2005)
R.D.Congo - Kivu: iniziata registrazione votanti (Misna, 22/08/2005)
Sono iniziate anche nelle regioni orientali del Kivu le operazioni di iscrizione nelle liste elettorali in vista delle prime elezioni democratiche della storia della Repubblica democratica del Congo. Secondo i primi resoconti diffusi dalla Commissione elettorale nazionale (Cei), la maggior parte dei circa 1000 uffici di registrazione disseminati in Nord e Sud Kivu sono stati presi d'assalto dai congolesi che a poche ore dall'apertura degli uffici avevano gia' dato vita a lunghe file. Funzionari della Commissione intervenuti sulle frequenze di Radio Okapi, l'emittente radiofonica della Missione Onu in Congo (Monuc), hanno definito la prima giornata di registrazione ''un vero successo'' sottolineando come la partecipazione della gente abbia superato le aspettative degli organizzatori. Il 'record' delle registrazioni per il momento sembra essere detenuto da Goma, principale citta' del Nord Kivu, dove tutti e trenta gli uffici di registrazione predisposti stanno gia' lavorando a pieno ritmo. In altre citta', invece, solo alcuni dei centri sono funzionanti, dal momento che il materiale necessario non e' ancora stato distribuito a tutti gli uffici. Le operazioni di censimento elettorale sono cominciate il 20 giugno scorso nella capitale Kinshasa, per poi proseguire in altre zone del Paese, inclusa Bunia capoluogo del distretto dell'Ituri (nord est), una delle zone piu' turbolente dell'intero Congo. Come l'Ituri, anche il Kivu (dove pero' risiederebbe circa la meta' della popolazione nazionale) e' considerata una zona estremamente 'calda': alcune aree sono caratterizzate da una diffusa insicurezza e dalla presenza di gruppi armati che sottraggono al governo il controllo di certe aree. La registrazione degli elettori e' la prima tappa di un processo che, in base alla nuova Costituzione, dovra' portare al piu' tardi entro il giugno 2006 alle prime elezioni generali democratiche in oltre 40 anni di storia dell'ex-Zaire. L'appuntamento con le urne, inizialmente fissato per il 30 giugno scorso, e' stato per ora posticipato di sei mesi, ma e' molto probabile un altro rinvio di uguale periodo.
(M.Z., Misna, 22/08/2005)
R.D.Congo - In migliaia ai funerali di Pascal Kabungulu (L.M., Misna 02/08/2005)
''Gli assassini di Pascal Kabungulu Kibembi sono forse tra noi in questo momento; ci guardino bene in faccia per individuare a chi tocchera' la prossima volta, ma sappiano che non riusciranno a uccidere la verita''': cosi' Pierre Kabeza, coordinatore degli insegnanti delle scuole cattoliche di Bukavu, ha parlato alle circa cinquemila persone intervenute ieri ai funerali di Kibembi, segretario esecutivo dell'associazione per i diritti umani 'He'ritiers de la Justice', ucciso da armati domenica mattina per motivi ancora ignoti nella sua abitazione nella citta' del Sud Kivu, nell'est della Repubblica democratica del Congo. Lo riferiscono fonti della MISNA, aggiungendo che alle esequie erano presenti, tra gli altri, religiosi, esponenti della societa' civile e autorita' locali e che nelle stesse ore il presidente congolese Joseph Kabila disponeva un'inchiesta sulla morte di Kibembi, 55 anni, dal 1995 ai vertici di 'He'ritiers de la Justice' - fondata nel 1991 come servizio delle Chiese Protestanti per i diritti umani e la pace - e da alcuni mesi componente della Lega per i diritti dell'uomo nei Grandi Laghi. Aggiungendo nuovi dettagli sull'aggressione all'attivista, le nostre fonti affermano che, dopo aver trascorso 2 mesi a Kigali, capitale del Ruanda, Kibembi era rientrato venerdi' pomeriggio a Bukavu; domenica 31 luglio, intorno alle 3:30 locali, tre uomini armati sono riusciti a penetrare nella sua abitazione, svegliando anche la moglie e i figli, per poi ucciderlo sotto i loro occhi. Gli aggressori si sono quindi dati alla fuga, sparando in aria alcuni colpi di avvertimento, e portando con loro solo il computer portatile della vittima. Secondo alcuni osservatori, dalla consuetudine dimostrata dagli assalitori con la casa e le abitudini della famiglia, i mandanti potrebbero essere persone vicine a Kibembi, ma per il momento e' solo un'ipotesi e non si esclude alcuna pista. Non sono chiare neppure le ragioni del delitto dell'attivista, che negli anni aveva eseguito inchieste su vari massacri compiuti nell'est dell'ex Zaire.
(L.M.,
Misna, 02/08/2005)
R.D.Congo - L'ONU rinnova l'embargo armi (Misna, 30/07/2005)
Il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha prorogato di un anno, fino al 31 luglio 2006, l'embargo sulle armi contro i numerosi gruppi attivi nell'est della Repubblica democratica del Congo. Il divieto era stato introdotto due anni fa dopo un'escalation di violenza in Ituri, la turbolenta regione nord-orientale che ancora oggi, a due anni dalla firma della pace, e' teatro di scontri e violenze ad opera delle fazioni ribelli che si contendono le molte risorse naturali dell'area. Il prolungamento delle sanzioni e' stato deciso all'unanimita' dai Quindici rappresentanti del massimo organo decisionale delle Nazioni Unite, che hanno minacciato punizioni nei confronti di chiunque violi le sanzioni. ''I gruppi armati attivi nell'est del Congo continuano ad alimentare un clima di insicurezza che investe tutta la regione'' si legge nella risoluzione del Consiglio, sottolineando che il gruppo di esperti incaricato di monitorare l'embargo stilera' presto una lista delle persone riconosciute colpevoli di violarlo. Questi stessi esperti nei giorni scorsi hanno accusato Uganda e Rwanda di non aver collaborato a sufficienza con le persone incaricate di monitorare il traffico di armi verso l'est dell'ex-Zaire. Nel documento, il gruppo di monitoraggio evidenzia le ''preoccupazioni per gli scarsi controlli effettuati lungo la frontiera, permettendo cosi' lucrative alleanze tra leader dei gruppi armati e uomini d'affari senza scrupoli''. (M.Z., Misna, 30/07/2005)
R.D.Congo - Cresce rapidamente il numero di rimpatri ''spontanei''
(agenzia
aise, 25/07/2005)
Con la conclusione dell'anno scolastico nei campi della Tanzania occidentale, si sta registrando un sensibile aumento del numero dei rifugiati congolesi che rientrano autonomamente, senza l'assistenza dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), nella regione del Kivu meridionale, nella Repubblica Democratica del Congo (RDC). Se finora quest'anno il numero dei rifugiati congolesi che hanno fatto ritorno nella regione non ha superato quota 1.100 al mese, toccando in alcuni mesi il livello minimo di 368 rimpatri, la scorsa settimana in soli due giorni sono rientrati 200 rifugiati. I rifugiati di ritorno dicono di aver atteso che i loro bambini terminassero l'anno scolastico nei campi della Tanzania e che ora intendono tornare a casa ed iscriverli alle scuole congolesi. Hanno inoltre riferito che questo, durante la stagione asciutta, e' un buon periodo per ricostruire le proprie abitazioni, la maggior parte delle quali e' stata distrutta durante i combattimenti che cominciati nel 1996. Un altro fattore determinante per il loro rientro e' il desiderio di iscriversi alle liste elettorali per poter votare alle prossime elezioni nazionali, transitorie nel processo verso la democrazia nella RDC. Nei campi della Tanzania si trovano al momento 153mila rifugiati congolesi. I rifugiati pagano ai comandanti di imbarcazioni di legno scoperte, sovraccariche, che a malapena reggono il mare, 10 dollari a persona per un viaggio di 15 ore attraverso il lago Tanganyika, fino alle citta' portuali di Uvira e Baraka sul lato congolese. I rifugiati di ritorno sono stati accolti calorosamente da una folla lungo la strada, felice di riunirsi a familiari ed amici che non vedevano anche da nove anni. Il Territorio di Fizi, nel sud del Kivu meridionale, ha costituito la linea del fronte in diversi conflitti a partire dal 1996 ed ha subito pesanti danneggiamenti. In alcuni villaggi non e' rimasta quasi alcuna abitazione intatta, ma i rimpatriati sono stati immediatamente ospitati da parenti ed ex-vicini.
(Agenzia Aise,
25/07/2005)
R.D.Congo - I ribelli hutu assaltano villaggio nel Sud Kivu (O.P., WarNews, 23/07/2005)
E' di tredici morti il bilancio del raid compiuto nella provincia del Sud-Kivu dai ribelli delle Forze democratiche di liberazione del Ruanda (FDLR) durante la notte la notte tra giovedi' e venerdi'. A confermare la notizia ai microfoni della BBC e' stato Didace Kaningini, governatore ad interim della regione. Gli uomini della milizia, in fuga dall'offensiva lanciata contro i ribelli hutu dalla forza di pace dell'Onu in Congo (Monuc), hanno assaltato il villaggio di Kigalama, nell'area di Mwenga, a sud-ovest di Bukawu, sparando all'impazzata sui civili sorpresi nel sonno e appiccando il fuoco alle loro abitazioni. Nonostante le smentite arrivate dalle FDLR, sono diversi i sopravvissuti che hanno confermato le responsabilita' nel massacro del gruppo armato. L'attacco dei ribelli di giovedi' notte appare per molti versi collegato alle operazioni militari che la forza internazionale di pace ha intrapreso dagli inizi di luglio nei territori al confine est del Congo. Le foreste del Sud Kivu pullulano di miliziani hutu, fuggiti per evitare le rappresaglie dopo il genocidio dei Tutsi del 1994 in Ruanda. Oltre mille militari guatemaltechi, pakistani e congolesi, si stanno impegnando per mettere in sicurezza una regione piagata dalle violenze. Due degli obbiettivi principali dei peacekeepers sono quelli di sottrarre ai gruppi armati il controllo delle risorse, in primo luogo delle miniere d'oro, e di mettere fine ai rapimenti a scopo di estorsione che negli ultimi tempi si sono moltiplicati, creando anche un flusso consistente di profughi dai villaggi piu' isolati alle zone piu' protette. E' dunque l'insicurezza a regnare ancora nel Sud Kivu, nonostante la volonta' espressa in marzo dai ribelli di deporre le armi e ritornare nel loro paese. Il numero totale dei rifuggiati da febbraio ad oggi nel Sud Kivu sale ora a 32.000, incremendando cosi' la gravita' di una situazione gia' da diverso tempo critica.
( Ottavio Pirelli, WarNews,
23/07/ 2005)
R.D. Congo - Esegeti a congresso (DIA-Mancini, 15/07/2005)
L'Associazione panafricana degli esegeti cattolici, l'APECA, ha programmato il suo congresso annuale a Kinshasa, dal 4 all'11 di settembre. E' il 12.mo della serie ed e' dedicato alla Costituzione dogmatica "Dei Verbum" a 40 anni dalla pubblicazione. Il congresso dell'Apeca sara' allietato dai festeggiamenti in onore di mons. Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kisangani e presidente della CENCO, la Conferenza episcopale nazionale del Congo. Mons. Monsegwo, che e' uno dei soci fondatori dell'APECA, festeggia infatti i 25 anni di consacrazione episcopale. I lavori congressuali sono riassunti dal tema "Saggezza umana e saggezza divina. Letture bibliche nel contesto della Chiesa Famiglia di Dio in Africa". Di particolare interesse sara' il vedere come la "Dei Verbum" sia stata recepita in Africa nel corso di questi 40 anni. Sono previsti contributi autorevoli teologici e filosofici, talche' il congresso dell'Apeca viene ritenuto un momento privilegiato per l'aggiornamento delle scienze bibliche. Il responsabile dell'Associazione panafricana degli esegeti cattolici e' don Giovanni Bosco Matand Bulembat, un sacerdote originario della stessa Repubblica democratica del Congo.
(DIA - Mancini, Radio
Vaticana, 15/07/2005)
R.D. Congo - Dichiarazione dei vescovi sui massacri di fine giugno (12/07/2005)
Il Comitato permanente dei vescovi della RD Congo deplora i tristi avvenimenti successi verso il 30 giugno 2005. Malgrado i nostri appelli alla calma e al ritegno, vi sono stati massacri, saccheggi, furti e violenze in varie regioni del nostro paese e, piu' recentemente ancora a Mbandaka. Questi morti che nulla puo' giustificare e questi vandalismi imposti ad un popolo gia' impoverito ci rattristano profondamente e non possono lasciarci indifferenti.
RD Congo - Nord-Kivu: intensi scontri tra i nemici di un tempo
(Misna, 12/07/2005)
Intensi scontri sono in corso da ieri sera nei pressi di Nyamilima, una cittadina a nord di Rutshuru (provincia orientale congolese del Nord Kivu) e a una decina di chilometri dalla frontiera con l'Uganda. Lo riferiscono alla MISNA fonti militari congolesi, precisando che i combattimenti, cominciati ieri sera, sarebbero ancora in corso. L'unico bilancio disponibile al momento riferisce di circa un migliaio di sfollati che hanno lasciato la zona per riparare nella citta' di Rutshuru. ''Sono gli scontri piu' intensi degli ultimi mesi'' dice la fonte della MISNA, che ha chiesto di restare anonima. Secondo le poche e frammentarie informazioni a disposizione, sul terreno si starebbero affrontando i nemici di un tempo: ovvero Mayi Mayi (partigiani congolesi attivi a fianco di Kinshasa durante la guerra) ed elementi vicini all'Rcd-Goma, il gruppo filoruandese che prima degli accordi di pace dominava la regione. ''La situazione e' peggiorata drasticamente stamani verso le 04:00, quando i Mayi Mayi hanno lanciato un pesante attacco contro un accampamento militare degli ex-uomini della Rcd'' aggiunge la fonte della MISNA, sottolineando che nei prossimi mesi gli aggrediti sarebbero dovuti confluire nel nuovo esercito unificato congolese. Dalle informazioni raccolte, pare che elementi della Missione Onu in Congo (Monuc) e dell'esercito di Kinshasa siano partiti alla volta di Nyamilima.
(M.Z., Misna, 12/07/2005)
RD Congo - Sud-Kivu: civili bruciati vivi in capanne (Misna, 11/07/2005)
Almeno 30 persone - in maggioranza donne - sarebbero rimaste uccise e una cinquantina ferite in un attacco di uomini armati che hanno incendiato le capanne in un villaggio del Sud-Kivu, nell'est della Repubblica democratica del Congo. Lo ha detto oggi alla MISNA Kemal Saiki, responsabile delle informazioni della Monuc, la missione di pace dell'Onu nell'ex-Zaire. L'episodio e' avvenuto nella notte tra sabato e domenica nella localita' di Ntutumamba, circa 70 chilometri a nord del capoluogo provinciale Bukavu. ''In base alle prime informazioni ricevute dai caschi blu del contingente di reazione rapida del Pakistan inviati sul luogo del massacro, sembra che siano state incendiate tutte le 36 capanne del villaggio. e' difficile un bilancio preciso delle vittime, ma sono morte almeno 27-28 donne e alcuni bambini'' ha detto Saiki, raggiunto al telefono nella capitale Kinshasa. Secondo testimonianze riferite ai soldati della Monuc, la strage sarebbe stata compiuta dai ribelli ruandesi hutu del Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (Fdlr), accusati di coinvolgimento nel genocidio del 1994, che da oltre 10 anni vivono nelle foreste del Congo orientale. ''Ci risulta che le Fdlr abbiano pero' negato le proprie responsabilita', accusando invece gruppi armati locali conosciuti come 'Rasta' '' ha detto ancora alla MISNA il portavoce della Monuc. ''Queste bande armate non hanno divise ne' simboli, per cui la loro identificazione e' comunque difficile anche per i civili che subiscono queste violenze'' ha aggiunto Saiki. Fonti contattate dalla MISNA a Bukavu - dove da mesi la societa' civile denuncia l'insicurezza in tutto il Sud Kivu - riferiscono di flussi di civili in fuga dalla foresta, in particolare dalle zone di Walungu e di Nindja, gia' teatro di ripetuti recenti attacchi. ''La gente cerca riparo in citta' a causa delle continue violenze da parte degli svariati gruppi armati attivi nella zona, anche a poche decine di chilometri da Bukavu'' spiega una fonte religiosa. Nel tentativo di mettere fine alla violenza e garantire sicurezza alla popolazione del Sud Kivu, la Monuc ha lanciato la scorsa settimana la sua piu' ampia operazione militare, denominata 'Falcon Sweep', schierando circa 3.000 militari.
(E.B. Misna, 11/07/2005)
RD Congo - Amnesty denuncia il traffico d'armi (Warnews, 10/07/2005)
Il Congo sta vivendo una fase di transizione, dopo sette anni di guerra, in una situazione di instabilita' permanente, che rischia di far riesplodere conflitti e tensioni, oltre a creare un clima di diffusa insicurezza tra la popolazione civile. A gettare una nuova inquietante luce sulle violenze che attraversano il paese e' arrivato ora un nuovo rapporto redatto da Amnesty International e presentato il 5 giugno scorso alla stampa. Tra le pagine di ''Democratic Republic of Congo: Arming the East'' e' contenuta la denuncia esplicita del traffico di armi che ininterrotto continua a sostenere i gruppi armati nascosti tra le fitte foreste del Congo. Fucili e munizioni che, da Inghilterra, Israele, Stati Uniti, Balcani e Europa Orientale, prendono la strada dell'Africa e che i governi di Congo, Ruanda e Uganda, si preoccupano di far arrivare alle milizie piu' vicine ai loro interessi. Un'accusa terribile, quindi, nei confronti dei tre stati africani, ma anche nei confronti della comunita' internazionale, colpevole di non riuscire a bloccare questo flusso di armi dal nord del mondo. Accuse rinviate al mittente dal ministro dell'Informazione ugandese, sentito dall'agenzia IRIN. Nsaba Buturo ha infatti negato nella maniera piu' categorica che il suo paese possa essere interessato a rifornire di armi i ribelli presenti nel Congo orientale, affermando che e' invece volonta' dell'Uganda favorire il ripristino della legalita' nella regione dei Grandi Laghi attraverso il disarmo di ogni milizia. Sdegnata la risposta delle autorita' ruandesi, anch'esse decise nel rigettare le accuse del rapporto attraverso le parole del ministro alla Cooperazione regionale, Protais Mitali. Nonostante le reazioni dei governi implicati, il rapporto di Amnesty e' cosi' circostanziato da aver spinto nei giorni scorsi i responsabili dell'organizzazione a rivolgersi direttamente al Consiglio di sicurezza dell'ONU. La richiesta e' stata quella di rinforzare i controlli all'embargo sulle armi che dal 2002 grava sul Congo. Un'attenzione maggiore da parte degli ispettori delle Nazioni Unite, soprattutto negli scali merci aeroportuali, potrebbe mettere un freno al traffico illegale verso la regione africana dei Grandi Laghi.
(Ottavio Pirelli, Warnews,
10/07/2005)
RD Congo - Scontri fra ribelli rwandesi nell'est del Paese (vita.it, 07/07/2005)
Ieri notte, un gruppo di ribelli delle Forze democratiche di liberazione del Ruanda (Fdlr) ha lanciato un attacco contro un altro gruppo armato dello stesso movimento nel Sud Kivu. Lo ha riferito l'Afp. L'attacco e' stato orchestrato da uomini fedeli all'attuale comandante delle Fdlr, il generale Mupenzi Mudacumura, con l'obiettivo di colpire le truppe del colonnello Jeribaal Amani, autoproclamatosi nuovo capo militare delle Fdlr lo scorso 24 giugno. ''Il colonnello Amani e' stato informato dell'attacco e ha preferito evitare lo scontro aperto ritirandosi con le sue truppe nella zona di Luhwindja (a nord del Sud Kivu)'' ha dichiarato all'Afp il luogotenente-colonnello Christophe Hakizabera, un altro responsabile militare delle Fldr che nelle ultime settimane si era anch'egli proclamato responsabile del movimento ribelle ruandese. ''Non cerchiamo lo scontro'' ha sottolineato Hakizabera, ''tutto quello che vogliamo e' rilanciare il processo di pace di Roma e far rientrare in modo pacifico e senza condizioni politiche i combattenti in Ruanda''. Questi auto-proclamati comandanti erano stati esclusi a fine giugno dalle Fdlr in seguito ad una decisione presa dalla direzione del movimento politico-militare attualmente in esilio e dal suo presidente Ignace Murwanashyaka. Attivi da oltre undici anni nelle province orientali della Repubblica democratica del Congo (Rdc) e frontaliere con il Ruanda, i ribelli hutu delle Fdlr hanno visto recentemente la loro direzione politica e militare rendersi protagonista di profonde spaccature interne. Il 31 marzo 2005, le Fdlr si sono impegnati a Roma di rinunciare alla lotta armata contro il Ruanda e a rientrare pacificamente in terre rwandesi. Da allora, nessun segno concreto e' riuscito a dimostrare l'attuazione di questo nuovo disegno politico. Questi ribelli sono accusati dal Ruanda di aver attivamente partecipato al genocidio contro i rwandesi tutsi del 1994 durante il quale morirono oltre 800mila persone, tra cui hutu moderati. Le recenti scissioni stanno prolungando un clima ''estremamente teso'' nel Sud e nel Nord Kivu ,secondo un osservatore dell'Onu a Bukavu (Sud Kivu), a detta del quale ''i giovani combattenti favorevoli a un rimpatrio in Ruanda sono ormai divisi perche' non sanno a che capo militare prestare ascolto. Se questi gruppi si scontreranno, l'impatto sara' di nuovo terribile per la popolazione congolese locale che quotidianamente subisce minacce, violenze e saccheggi perpetrati dai vari gruppi armati presenti in questa area del Paese''. Da parte sua, il regime congolese di Jospeh Kabila ha annunciato nei giorni scorsi un ''disarmo forzato'' di questi gruppi, impegnandosi nel contempo a mantenere i contatti con gli uomini di Amani per provare a rilanciare il processo di Roma.
(Joshua Massarenti,
vita.it, 07/07/2005)
RD Congo - Avviata l'operazione per riprendere il controllo di Walungu e Kabare
(Fides, 05/07/2005)
Ieri, 4 luglio, la Missione delle Nazioni unite nella Repubblica democratica del Congo (MONUC) ha avviato l'operazione ''Falcon Sweep'' per riprendere il controllo delle zone di Walungu e Kabare. In questi due territori, situati ad ovest di Bukavu, da anni imperversano gruppi armati, sia congolesi sia stranieri che taglieggiano, violentano e uccidono la popolazione locale. L'operazione prevede l'impiego di 400 Caschi Blu e di diverse centinaia di militari congolesi: ''Si tratta di militari del nuovo esercito congolese nato dalla fusione dei diversi gruppi armati che hanno aderito agli accordi di pace. Questi militari sono stati addestrati con l'aiuto della comunita' internazionale'', dice una fonte di Fides. All'operazione partecipano militari del Guatemala specialmente addestrati alla guerra nella giungla oltre a militari pachistani e sudafricani. Da giorni la Repubblica democratica del Congo e' in fibrillazione dopo il rinvio delle elezioni politiche del 30 giugno. ''Il rinvio delle elezioni e' un evento doloroso ma necessario perche' non e' possibile avviare una consultazione elettorale quando parte del territorio nazionale non e' sotto il controllo delle forze legittime del Paese. Milioni di elettori infatti non potrebbero partecipare al voto'' dice la fonte di Fides che precisa: ''Il rinvio delle elezioni comunque ha un altro aspetto positivo perche' permette di continuare ancora per qualche mese l'opera di informazione e di educazione della popolazione congolese su come e perche' si vota. Non bisogna dimenticare che la stragrande maggioranza dei congolesi votera' per la prima volta nella sua vita. La democrazia non si improvvisa ma va preparata con cura''.
(L.M., Agenzia Fides, 05/07/2005)
R.D. Congo - Torna la calma a Mbandaka... primi arresti (Misna, 04/7/2005)
Sembra tornare lentamente la calma a Mbandaka, capoluogo dello Stato dell'Equateur, nella zona occidentale della Repubblica democratica del Congo, dopo una domenica di violenze e saccheggi su vasta scala ad opera di elementi del nuovo esercito unificato congolese. Fonti della MISNA fanno sapere che il bilancio della giornata di violenza e' ancora incerto: alcune fonti parlano di due morti altre di 4 e di un numero imprecisato di feriti. ''La citta' sembra tranquilla questa mattina anche se sporadicamente risuonano ancora colpi di arma da fuoco'' fa sapere una fonte della MISNA sul posto, precisando che le 4 suore - inclusa un'italiana - date per rapite da alcune fonti di stampa locali stanno bene e si trovano nella loro Casa di Mbandaka. Le suore, appartenenti alla congregazione Figlie di Nostra signora del Sacro Cuore, in realta' non sono mai state sequestrate dai militari; erano fuggite in bicicletta nella foresta dove sono rimaste alcune ore prima di far ritorno questa mattina nella propria comunita'. Secondo le informazioni raccolte e le ricostruzioni riportate anche da fonti internazionali di stampa, le violenze sono cominciate ieri mattina quando gruppi di militari si sono riversati nelle strade di Mbandaka saccheggiando case, negozi, picchiando la gente che incontravano per strada, sparando e diffondendo il panico in una delle citta' piu' tranquille dell'intero Paese. La situazione e' tornata sotto controllo dopo che altri soldati sono intervenuti per riportare nelle caserme i loro colleghi. A scatenare la rabbia dei militari l'uccisione di un loro commilitone nella notte tra sabato e domenica. Fonti della MISNA hanno ricostruito le circostanze dell'uccisione del soldato: secondo le informazioni raccolte, sabato sera un gruppetto di uomini in divisa stava tentando di abusare di alcune donne, quando sono intervenuti alcuni passanti attirati dalle grida d'aiuto, costringendo alla fuga gli aggressori. Durante l'alterco nato coi soccorritori, pero', uno dei soldati e' rimasto a terra morto. Non e' ancora chiaro chi siano i militari protagonisti delle violenze, ma in base alle informazioni raccolte pare si tratti di ex-componenti dei gruppi ribelli attivi nell'est del Paese ai tempi della guerra e in base ai programmi di disarmo, smobilitazione e reintegro ora parte integrante delle nuove forze armate congolesi. Secondo alcune fonti si tratterebbe di Mayi Mayi (partigiani congolesi attivi in chiave anti-ruandese nel Kivu), secondo altre di miliziani che operavano in Ituri, nel nord est del Congo vicino al confine con l'Uganda. Secondo la Croce Rossa congolese sarebbe salito a 9 morti e 26 feriti, 5 dei quali versano ancora in gravi condizioni, il bilancio della giornata di violenze che ieri ha sconvolto Mbandaka, capoluogo della provincia dell'Eqauteur nell'ovest della Repubblica democratica del Congo. Lo riferiscono fonti della MISNA, precisando che alcuni dei militari protagonisti dei disordini di ieri hanno continuato a saccheggiare negozi e appartamenti fino alle 08:00 di questa mattina prevalentemente nella zone di Bongozo e Ekunde. In citta' intanto e' arrivato il vice ministro della Difesa congolese, recatosi in visita alle caserme locali e alcuni dei luoghi attaccati ieri dai suoi soldati. Secondo informazioni raccolte in citta', sarebbero anche cominciati i primi arresti dei militari coinvolti negli episodi, mentre altri si sarebbero dati alla fuga portandosi dietro le proprie armi.
(MZ, Misna, 04/07/2005)
R.D. Congo - Kabila annuncia disarmo forzato armati stranieri (Ticinoline, 29/06/2005)
Il presidente della Repubblica democratica del Congo (RDC), Joseph Kabila, ha annunciato a Kinshasa il ''disarmo forzato'' dei gruppi armati stranieri che operano nell'est del paese. Il presidente non ha citato questi gruppi, ne' ha specificato quando e come questo disarmo avrebbe luogo. ''Il governo ha deciso l'attuazione immediata del disarmo forzato dei gruppi armati stranieri sparsi sul territorio nazionale, particolarmente nell'est del paese'', ha dichiarato ieri sera Kabila durante una sessione di valutazione dell'azione del governo. Da undici anni, ribelli hutu ruandesi delle Forze democratiche di liberazione del Ruanda (FDLR) - di cui alcuni accusati da Kigali di aver partecipato al genocidio del 1994 in Ruanda - operano nelle regioni dei Kivu (est), dove si abbandonano a violenze contro la popolazione congolese. La presenza di questi ribelli avvelena le relazioni tra i due paesi vicini, con Kigali che li accusa di lanciare incursioni in Ruanda a partire dall'ex Zaire. Lo scorso marzo, i rappresentanti di queste forze riunite a Roma avevano annunciato di rinunciare alla lotta armata contro Kigali e preso l'impegno di ritornare nel loro paese. Ma finora non si e' vista traccia di rientri.
(ATS, Ticinonline,
29/06/2005)
RD Congo - Ituri: operazione monuc provoca vittime tra miliziani
(Misna, 27-28/06/2005)
Avrebbe provocato ''molte vittime'' tra i combattenti di un gruppo armato l'operazione lanciata il 27 giugno dalla missione dell'Onu nella Repubblica democratica del Congo (Monuc) nella provincia nord-orientale dell'Ituri. Lo si apprende da fonti di 'Radio Okapi', l'emittente della Monuc, che ha riferito di scontri nei pressi di Betu, circa 25 chilometri dal capoluogo Bunia. Nell'operazione sarebbe stato coinvolto un alto numero di caschi blu bengalesi, marocchini e pakistani, anche con uso di mezzi pesanti ed elicotteri. Questi combattimenti avrebbero provocato un nuovo flusso di sfollati. Testimoni hanno riferito all'agenzia 'Irin News' dell'Onu che la localita' di Medu, circa 25 chilometri dal capoluogo Bunia e' stata abbandonata dai suoi 4.000 abitanti dopo gli scontri. Secondo informazioni apprese oggi, i militari dell'Onu sono stati attaccati a colpi di armi pesanti da un migliaio di elementi del Fronte dei nazionalisti e degli integrazionisti (Fni) - una delle fazioni che per anni si sono combattute in questa zona - mentre stavano smantellando un accampamento di miliziani; pare che i ribelli abbiano fatto uso di ''scudi umani'' con i civili del villaggio. La Monuc sostiene che circa 15.000 combattenti hanno accettato il disarmo, mentre alcune migliaia non avrebbero ancora abbandonato la lotta armata e si starebbero riorganizzando.
(EB, Misna, 27-28/06/2005)
Cresce la tensione nella Repubblica democratica del Congo, mentre si avvicina la data del 30 giugno, nella quale si dovevano tenere le elezioni politiche poi rinviate sine die su proposta della Commissione Elettorale Indipendente che afferma che mancano le condizioni per il corretto svolgimento della consultazione. Quattro persone sono rimaste uccise a seguito di scontri scoppiati negli ultimi due giorni in diverse parti del paese, e in particolare nella capitale Kinshasa e a Mbuji Mayi, nel sud della RDC. Mbuji Mayi e' il feudo di Etienne Tshisekedi, lo storico oppositore del Presidente Mobutu, e ora dell'attuale Presidente Kabila ''La tensione e' alimentata almeno in parte da Tshisekedi che afferma che dopo la mezzanotte del 30 giugno, la transizione sara' finita e che in mancanza di elezioni sara' lui a diventare Capo dello Stato'' riferiscono all'Agenzia Fides fonti locali contattate nell'est del Congo, dove continuano le voci su un possibile intervento rwandese nel caso che scoppino gravi disordine nel resto della RDC. A Kinshasa la tensione e' alimentata da bande di ragazzi che hanno minacciato alcune persone e strutture della Chiesa cattolica. ''Alcuni politici senza scrupoli alimentano la falsa convinzione che la Chiesa sia implicata nella Commissione Elettorale Indipendente perche' il Presidente della Commissione e' un sacerdote, P. Apollinaire Malumalu'' affermano fonti di Fides. La Chiesa cattolica ha rinnovato gli appelli alla pace e alla riconciliazione nazionale chiedendo ai fedeli di pregare incessantemente per il bene della nazione. I Vescovi congolesi di recente hanno pubblicato un messaggio con il quale invitano i congolesi a lavorare per l'affermazione della pace e della democrazia.
(L.M., Fides, 27-06-2005)
R.D.Congo - "Perche' aver paura?" Nuovo messaggio dei vescovi congolesi
(Fomekanews 24-06-05)
e' necessario che tutti si impegnino maggiormente per il buon esito della transizione e che tutte le forze si mobilitino per far comprendere alla popolazione dell'R.D.Congo perche' le elezioni politiche, previste per il 30 giugno prossimo in concomitanza con il 45mo dell'indipendenza, siano state posticipate. Ecco alcuni dei principali richiami contenuti nel nuovo messaggio dei vescovi cattolici congolesi, intitolato "Perche' aver paura?" e reso pubblico ieri. Proprio in considerazione delle crescenti tensioni, nella capitale e nell'est del Paese, i presuli dell'ex-Zaire quest'anno hanno anticipato di circa 2 settimane la loro Assemblea plenaria, conclusasi l'altro ieri a Kinshasa. L'escalation della cosiddetta "psicosi del 30 giugno" e' dovuta, come ricordato nel messaggio e riferito in un articolo pubblicato oggi da Avvenire, alla contrapposizione di due 'fronti' contrapposti in ambito politico. Da un lato vi e' chi non si e' impegnato nella transizione e, dopo aver provocato lo slittamento delle elezioni, pensa di non doverne rendere alcun conto. Dall'altro, (ove si trovano in prima fila i responsabili dei partiti esclusi od autoesclusisi dal processo di restaurazione dello Stato di diritto, NdR), si ignorano volutamente gli accordi e si dichiara che, anche senza elezioni, il 30 giugno 2005 costituisca di per se' la fine della transizione. e' dunque necessario che si avviino nuove concertazioni, sottolineano i vescovi congolesi, ad esempio "sotto l'egida del Ciat" (il Comitato internazionale d'appoggio alla transizione). I presuli chiedono inoltre di non prendere di mira le strutture ecclesiastiche con la scusa che un sacerdote e' alla guida della Commissione elettorale indipendente (Cei), in quanto il suo incarico e' puramente tecnico. Chiedono inoltre di non prendere di mira le strutture della Chiesa perche' vi e' un sacerdote alla guida della Commissione elettorale indipendente (Cei), in quanto il suo incarico e' puramente tecnico e super partes.Dopo aver esaminato i vari aspetti della crisi, i presuli annunciano il lancio di un programma di nonviolenza e di riconciliazione. Sollecitano infine i congolesi, conclude il quotidiano Avvenire, a farsi carico del loro futuro pregando, digiunando e lavorando per la pace.
(Fomeka, 24-05-2006)
Congo RD - Il Katanga ed i fantasmi del passato (M. F., WarNews, 13/05/2005)
Come se non bastasse la costante instabilita' in Ituri e Kivu, il Congo vede ora riaprirsi anche la questione-Katanga: in una sorta di revival degli anni 60, un gruppo di militari, politici, guardie presidenziali e uomini d'affari avrebbe tentato una nuova secessione nella ricca regione mineraria del sud del Congo, stroncata sul nascere dal tempestivo intervento delle forze di sicurezza congolesi. Ma ad una settimana dalla scoperta del complotto i punto oscuri sono ancora tanti. Le prime voci su una possibile rivolta armata nella regione del Katanga si erano avute gia' a fine marzo, con la misteriosa sparizione di un ingente quantitativo di armi da alcune caserme di Lumumbashi. Ma gli arresti dei presunti secessionisti sono cominciati solo a fine aprile, nonostante il governo avesse tentato di mantenere il silenzio su una questione gia' diventata di pubblico dominio. Le autorita' congolesi sono uscite allo scoperto solo questa settimana, confermando le voci di una "minaccia all'integrita' della nazione" condotta dal neo gruppo armato MIK (Mouvement pour l'inde'pendance du Katanga), composto da alcuni alti ufficiali dell'esercito e da membri della polizia locale e della guardia presidenziale. Il presidente Joseph Kabila si e' subito recato a Lumbubashi, dove risiede dall'8 maggio, per riaffermare il controllo delle autorita' di Kinshasa sulla regione. Intanto, almeno 35 persone sarebbero state arrestate ed interrogate, anche se alcune locali associazioni dei diritti umani parlano di centinaia di arresti. Tra i catturati figurerebbe anche Andre' Tshombe', figlio dell'ex-Primo Ministro congolese e leader della secessione katanghese negli anni 1960-63. Il problema dei rapporti tra Lumubmashi e Kinshasa, e della spartizione della ricca torta mineraria del Katanga, non e' certo nuovo. Dopo il tentativo secessionanista degli anni 60 infatti i rapporti tra la regione ed il centro non si sono mai ricomposti del tutto, come dimostra anche il blitz delle Katangan Tigers a Kilwa dello scorso ottobre. Quello che lascia maggiormente perplessi e' invece il silenzio delle autorita' congolesi sulla faccenda, silenzio durato fin troppo per un fatto cosi' grave e pericoloso per l'unita' della nazione. Solo nei prossimi giorni sara pero' possibile trarre delle prime conclusioni dalla vicenda, stando all'attuale scarsita' di informazioni. Quello che e' certo e' che questo presunto tentativo secessionaista arriva in un momento particolarmente delicato per il paese, impegnato nel difficile processo di transizione e nell'organizzazione delle prime elezioni post-belliche, e in un momento in cui oltretutto la situazione in Ituri e' tornata a deteriorarsi.
(M. F., WarNews, 13/05/2005)
RD Congo - Ituri: nuova imboscata per una pattuglia della Monuc (Secondo Fomeka, 1305/2005)
Uomini armati hanno teso un'imboscata a una pattuglia della Monuc, Missione dell'ONU nella Repubblica democratica del Congo (RDC), a sud di Bunia, nell'Ituri, uccidendo un soldato e ferendone altri sei, secondo un comunicato pubblicato ieri a New York. Secondo le informazioni disponibili, la pattuglia, formata da una quarantina di caschi blu, stava pattugliando una strada a una cinquantina di chilometri a sud-est del capoluogo regionale Bunia, quando una ventina di miliziani ha fatto fuoco. Nell'imboscata, una jeep s'e' rovesciata, ferendo quattro soldati. Altri tre caschi blu sono stati colpiti nella sparatoria, uno dei quali, grave, e' poi deceduto. I caschi blu facevano parte del contingente del Bangladesh. Un elicottero d'attacco e' subito giunto sul posto facendo fuoco sui miliziani ed evacuando immediatamente i feriti su Bunia. La pattugli stava rientrando dopo una missione di controllo nella regione di Geti, tradizionalmente sotto il controllo dell'ex-milizia del Fronte di resistenza patriottica dell'Ituri (Frpi). (Secondo Fomeka, 13/05/2005)
RD Congo - Il rame del Congo dietro al ritorno dei "gendarmi katanghesi"? (Fides, 11/05/2005)
''e' una vicenda ancora tutta da decifrare, ma dalle informazioni rese note si e' trattato di un tentativo autentico di insurrezione reale che mirava a capovolgere la situazione politica del paese, staccando il Katanga dal resto del paese'' dice all'Agenzia Fides una fonte locale da Lubumbashi, capoluogo del Katanga, nel sud della Repubblica Democratica del Congo, dove almeno 35 persone sono state arrestate con l'accusa di stare preparando un'insurrezione armata in vista della separazione della regione dalla Repubblica Democratica del Congo. Gli arresti sono avvenuti nel corso degli ultimi 10 giorni. Tra gli arrestati vi e' Andre' Tshombe', figlio di Moïse Tshombe', il leader della secessione katanghese negli anni '60. Andre' Tshombe' e' presidente della Confederazione nazionale del Congo (CONACO), un partito politico la cui sede e' Lubumbashi. Vi sono anche diversi appartenenti al Gruppo di sicurezza speciale presidenziale (GSSP), alcuni dei quali sono ex ''gendarmi katanghesi'', un corpo di gendarmeria creato nel 1960 da Moïse Tshombe', al momento della secessione della regione dal Congo che aveva appena ottenuto l'indipendenza dal Belgio. La secessione del Katanga fu soppressa grazie all'intervento di un forte corpo di spedizione delle Nazioni Unite e diversi ''gendarmi katanghesi'' trovarono allora rifugio nei paesi vicini, Zambia e Angola, dove costituirono vere e proprie milizie mercenarie al servizio del migliore offerente. Nel 1997, diversi ''gendarmi'' si unirono alle forze di Laurent De'sire' Kabila (il padre dell'attuale Presidente Joseph Kabila) , che rovescio' l'allora presidente Mobutu. Ed e' proprio da Lubumbashi, che il 17 maggio 1997 Laurent De'sire' Kabila si proclama Presidente del paese. Da allora sono stati integrati nelle forze armate della RDC. Il Katanga e' ricco di miniere di rame e da sempre ha suscitato le mire di diverse potenze per impossessarsi delle sue ricchezze. Di recente, pero', l'economia della regione e' stata duramente toccata dal fallimento della Ge'camines, la compagnia mineraria statale. In questa situazione le tensioni sociali possono essere sfruttate da chi ha interesse a creare disordini politici. (L.M., Agenzia Fides 11/05/2005)
RD Congo - La Chiesa del Kivu fa il punto (Misna, 10-05-2005)
Tutti gli uffici di tutte le diocesi del Sud e Nord Kivu (est della Repubblica democratica del Congo) sono riuniti da ieri a Bukavu, capoluogo della provincia del Sud Kivu, dove resteranno fino a sabato per confrontarsi sul lavoro svolto negli ultimi dieci anni dalla Chiesa locale in tema di impegno sociale, religioso, educativo e sanitario. L'incontro, a cui partecipano una trentina di rappresentanti delle sei diocesi (Beni-Butembo; Goma, Uvira, Kasongo, Kindu, Bukavu) delle due regioni congolesi, intende fare il punto del ruolo che la Chiesa del Kivu ha svolto sul territorio, alla luce della strada tracciata dieci anni fa da Papa Giovanni Paolo II nel suo documento 'Ecclesia in Africa', e di quello che potra' avere nel prossimo futuro, nella prospettiva di un nuovo sinodo africano.
(Misna, 10-05-2005)
RD Congo - Assassinato a Kinshasa P. De Haes, rettore universita' gesuitica
(fomeka.net, 8 maggio 2005)
Il padre gesuita Rene' De Haes, 71enne di originario della zona di Leuven (Belgio) e Rettore delle Facolta' di filosofia e di agronomia (Istituto San Pietro Canisio) fondate e gestite dalla Compagnia di Gesu' a Kinshasa (R.D.Congo), e' stato colpito a morte sabato alle 20,00 circa (ora locale) ed e' spirato poco dopo nella vicina clinica universitaria. Ancora incerti sono sia il numero e l'identita' degli aggressori sia il movente dell'omicidio che priva l'ex-Zaire e l'Africa di una delle personalita' di maggior rilievo nell'ambito della teologia cattolica e dello studio delle sette religiose.
Le diverse testimonianze sinora raccolte sull'accaduto concordano per ora solamente sull'ora e sul luogo, Mabanga (lungo la strada che conduce dall'Universita' a Kimwenza), dell'assassinio, quasi certamente compiuto a sangue freddo dopo un breve scambio di battute con padre De Haes, in quel momento alla guida di un'automobile.
L'ipotesi per ora accreditata e' quella della rapina a mano armata ma esistono diverse versioni dell'accaduto. Secondo una fonte locale, gli autori potrebbero essere dei rapinatori che, disturbati mentre assalivano una vicina impresa commerciale, si sarebbero imbattuti nel religioso uccidendolo per rubargli il portafogli.
Secondo un'altra fonte, l'assassino avrebbe indossato un'uniforme militare e si sarebbe avvicinato all'automobile del gesuita per estorcergli una somma di denaro. Non avendola ottenuta avrebbe aperto il fuoco a distanza ravvicinata.
A causa dello stato di guerra perdurato nel Paese per 8 anni quasi ininterrotti, nelle periferie della capitale dilaga la poverta', il tessuto sociale e' frammentato se non distrutto dall'urbanizzazione dovuta all'insicurezza nell'est e in altre regioni congolesi. Un terreno fertile per alcuni leader, politici e non, evidentemente intenzionati a far fallire il processo di pace. Questi manipolano facinorosi ed estremisti dei diversi quartieri che, a loro volta, ne intimidiscono e terrorizzano gli abitanti costringendoli a scioperare o a manifestare a comando, come accaduto ad esempio nel gennaio scorso.
A facilitarne le macchinazioni vi e' l'ormai certo rinvio delle elezioni, previste il 30 giugno prossimo, e i dubbi suscitati dal comportamento della Missione Onu in Congo (Monuc) in occasione delle offensive condotte lo scorso anno da truppe e milizie filoruandesi prima contro Bukavu (Sud Kivu) e poi contro Kanyabayonga (Nord Kivu) in direzione di Lubero e Beni.
Un omicidio come quello di padre De Haes, personalita' di spicco della citta' e attivo in vari campi dello sviluppo sociale e culturale, in effetti potenzia l'ascendente e il potere delle bande locali e di tutti coloro che ritengono la pacificazione e la democratizzazione del Paese una minaccia.
(fomeka.net, 8 maggio 2005)
RD-Congo - Pigmei: negato il nostro diritto all'eguaglianza (21-04-2005)
All'incirca 2500 Pigmei, considerati i primi abitanti della Repubblica democratica del Congo, hanno manifestato a Isiro, nel nord est del Paese, per rivendicare il "diritto all'uguaglianza". Lo annuncia radio Okapi. Si tratta della prima manifestazione di questo genere. La dimostrazione si e' svolta nello stadio Mandela, e i Pigmei hanno ricevuto la solidarieta' degli abitanti della citta'. I Pigmei da anni subiscono maltrattamenti da parte di tutti i gruppi ribelli, inclusa la popolazione locale. Cosi' ha descritto l'avvenimento p. Franco Laudani, da 28 anni in ex-Zaire e da tempo impegnato nella pastorale dei Pigmei, raggiunto per telefono dall'agenzia MISNA: ''Erano almeno 2.300: molti di loro non erano mai usciti dalla foresta e, dall'altra parte, molti abitanti di questa citta' non avevano mai visto i Pigmei''. ''Sono venuti qui di propria volonta', per manifestare davanti agli altri congolesi e alle autorita' locali chiedendo uguaglianza e giustizia'', dice ancora padre Laudani. Nello stadio 'Nelson Mandela', davanti ai delegati del Parlamento di Kinshasa (tre deputati giunti per l'occasione dalla capitale), della missione di pace dell'Onu in ex-Zaire (conosciuta come Monuc) e alle autorita' locali, i Pigmei hanno letto un discorso per illustrare le proprie istanze. Commenta l'agenzia
MISNA: questa minoranza circa 200.000 persone sugli oltre 50 milioni di abitanti del Congo e' oggetto di discriminazione e atti di razzismo da parte di altre comunita', che trattano i Pigmei con disprezzo e li usano spesso come schiavi. Anche il governo esercita forme di emarginazione nei loro confronti: non hanno carte di identita' e non sono registrati all'anagrafe; per questo motivo non godono dei diritti civili. In un rapporto dell'Osservatorio congolese dei diritti dell'uomo (Ocdh) dell'anno scorso si denunciano le condizioni di sostanziale schiavitu' e sfruttamento da parte di altre comunita' in cui spesso si trovano i Pigmei, costretti a cacciare, pescare o svolgere lavori pesanti in cambio di compensi irrisori. La stessa organizzazione ha deplorato anche il livello allarmante del loro stato di salute, lo scarso tasso di scolarizzazione a causa di questa perdurante emarginazione e l'abbandono da parte delle autorita'.
(Misna, 22-04-2005)
RD Congo - Il Congo porta l'Uganda all'Aja - (M.F., WarNews, 13/04/2005)
Invasione, gravi violazioni dei diritti umani, sfruttamento del territorio e massacri di civili: sono solo alcune delle accuse che la RD Congo ha mosso pochi giorni fa all'Uganda davanti alla Corte penale internazionale (CPI) dell'Aja, accuse relative alla quinquennale guerra congolese (1998-2003) a cui l'esercito di Kampala ha preso parte attivamente. Oltre a riaprire le ferite non ancora rimarginate del conflitto piu' sanguinoso del dopoguerra mondiale, il "processo a Kampala" mostra anche come le relazioni tra i paesi dei Grandi Laghi non siano migliorate di molto nonostante la firma a Washington dell'accordo per i Grandi Laghi dello scorso settembre. Le accuse mosse da Kinshasa sono le stesse che buona parte della comunita' internazionale ha imputato a tutti i paesi che presero parte alla guerra: in primis, l'aver organizzato un efficace sistema per sfruttare le ricchissime risorse minerarie e naturali del Congo, tramite il controllo del territorio demandato a gruppi ribelli agli ordini soprattutto dei governi di Kigali e Kampala. Le udienze sul "caso Congo" dovrebbero tenersi fino al 29 aprile.
(M.F., WarNews, 13-04- 2005 - clicca qui per
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RD Congo. Abusi sessuali in Congo: sanzionati 12 funzionari Onu (Peacereporter, 18/03/2005)
Dodici funzionari della missione Onu in Congo (Monuc) sono stati sospesi o licenziati a seguito dell'inchiesta sugli abusi sessuali sui minorenni. Il portavoce delle Nazioni Unite Fred Eckhard ha reso noto che su 17 persone, 3 sono state scagionate, una si e' dimessa e una quinta e' ancora sotto inchiesta. Sei funzionari sono stati sospesi senza paga e si trovano in attesa di provvedimenti disciplinari. A febbraio i caschi blu nella Repubblica democratica del Congo avevano ricevuto il divieto di avere relazioni sessuali con congolesi, dopo lo scandalo di abusi su minori di 13 anni, di cui si erano macchiati sia soldati che civili delle Nazioni Unite durante la missione.
(Peacereporter, 18/03/2005)
RD Congo. Ituri: una crisi peggiore di quella del Darfur (fonti d'agenzia, 18/03/2005)
In un rapporto presentato a Kinshasa ieri sera 17 marzo durante una drammatica conferenza stampa, l'ONU afferma che miliziani nell'est della Repubblica democratica del Congo hanno rapito centinaia di civili di gruppi etnici rivali, ne hanno decapitati alcuni, torturati altri e costretti molti a lavorare come facchini o schiave del sesso. Il documento riporta racconti di superstiti, lungo l'arco di quasi un anno, nel nord-est del Congo, vicino al confine con l'Uganda. ''e' stato riferito che organi vitali sono stati asportati e usati come amuleti magici. Ci sono anche informazioni secondo cui bambini (dell'etnia) Hema sono stati gettati su frecce conficcate nel terreno'', sottolinea il testo. ''Alcuni testimoni parlano di mutilazioni seguite dalla morte, anche per decapitazione''. A questa denuncia dell'Onu, quasi in contemporanea, fanno eco le dichiarazioni fatte a Ginevra dal responsabile per gli aiuti d'emergenza delle Nazioni Unite Jan Egeland: ''Quella dell'Ituri e' la piu' spaventosa crisi umanitaria con la quale attualmente ci stiamo confrontando, perfino peggiore di quella del Darfur (Sudan). Ed e' assolutamente incredibile che cio' avvenga senza che il mondo vi presti attenzione'', - ha scandito Egeland. Un migliaio di persone muoiono ogni giorno solo in questa regione, cio' che porta a piu' di un milione di morti in questo conflitto che imperversa nell'Est del paese dal 1999. ''Da sei anni, e' uno tsunami ogni 5 o 6 mesi '' ha dichiarato Egeland. (fonti d'agenzia, 18/03/2005
RD Congo. Sud-Kivu: circa 3mila ruandesi riuniti in zona Burhinyi (Fomeka, 16/03/2005)
Circa 3mila ruandesi tuttora presenti in R.D.Congo sono attualmente radunati nella zona di Burhinyi (70 chilometri a sudest di Bukavu, Provincia del Sud Kivu). La loro inusuale concentrazione, dovuta al proseguire delle trattative per il loro rimpatrio, ha preoccupato fortemente la popolazione locale per vari motivi. Da un lato alcuni dei loro gruppi non esitano a vessare e colpire, con saccheggi, stupri e omicidi, i congolesi e le congolesi. Dall'altro, sono proprio loro a continuare a offrire al governo di Kigali, gia' coprotagonista di ben due guerre contro l'R.D.Congo, lo spunto per aggressioni e infiltrazioni nel territorio di Kinshasa. In ultimo, ma non certo di minore importanza, il loro ruolo di destabilizzazione nell'ambito del processo di transizione che dovrebbe portare l'ex-Zaire, entro quest'anno, alle sue prime elezioni libere e democratiche degli ultimi 40 anni. (Fomeka, 16/03/2005)
RD Congo. La CPI dedica sua prima udienza alla RD Congo (Fomeka, 16/03/2005)
I crimini commessi nella Repubblica democratica del Congo (Rdc) sono stati ieri l'oggetto della prima udienza della neoistituita Corte penale internazionale (Cpi) con sede a L'Aja (Paesi Bassi). Come riportato ieri dall'Agenzia France Presse (Afp) e rilanciato dal Collettivo di educazione ai diritti umani e di prevenzione attiva dei conflitti (Collectif d'e'ducation aux droits de l'homme et de pre'vention active de conflits - CEPAC) con base in Spagna, tale udienza e' stata tenuta a porte chiuse e non e' sinora trapelata alcuna indiscrezione. Il dossier esaminato dai giudici della Cpi riguarda i crimini commessi nell'ex-Zaire a partire dal 1998 ed e' particolarmente dedicato all'Ituri, la travagliata regione nordoccidentale del Paese subsahariano.Recentemente il Procuratore della Cpi aveva avanzato dei dubbi sull'effettiva possibilita' procedurale di tenere la prima udienza sul Congo Kinshasa ma i giudici della Cpi sono stati concordi nel confermarla e quindi nel convocarla. La Cpi, creata dallo Statuto di Roma ed entrata in funzione nel luglio del 2002, puo' aprire inchieste sui crimini di guerra, crimini contro l'umanita' e genocidii. Lo Statuto di Roma e' stato ratificato da 90 paesi. L'amministrazione Bush rifiuta la Cpi, perche' contraria al fatto che si possa indagare su crimini commessi da soldati Usa nel mondo. La Cpi (Fomeka, 16/03/2005)
RD Congo. Ituri: ultimatum a ribelli per deporre le armi (Misna 14-03-2005)
Il capo della Missione delle Nazioni Unite nella Repubblica democratica del Congo (Monuc), William Swing, ha lanciato un ultimatum di due settimane ai gruppi armati attivi in Ituri ('calda' provincia nel nord est del Congo) intimando loro di deporre le armi e partecipare al programma di disarmo e reintegro nelle forze armate congolesi entro il 1 aprile. "Il programma terminera' ai primi di aprile, quindi i miliziani dell'Ituri avranno poco piu' di due settimane per deporre le armi. Speriamo che lo capiscano" ha detto Swing. Riguardo alla vasta operazione militare lanciata dalla Monuc negli ultimi giorni, il funzionario dell'Onu ha sottolineato che si tratta di "un segnale mandato ai ribelli perche' si rendano conto che in Ituri e' suonata l'ora della pace". L'offensiva condotta anche con l'uso di elicotteri d'attacco Mi-25 e mezzi blindati interessa molti villaggi rurali nella zona a nord di Bunia, il capoluogo della provincia congolese, ed e' stata lanciata all'indomani dell'uccisione, il 25 febbraio scorso, di nove 'caschi blu' bengalesi da parte di uno dei principali gruppi armati attivi nella regione. L'Ituri e' ricco di risorse minerarie, in particolare di oro; da anni le bande armate ribelli se ne contendono il controllo. Secondo l'Onu, durante la guerra del 1998-2003, gli scontri tra gruppi ribelli in questa provincia hanno provocato 50.000 vittime e mezzo milione di sfollati.
(MZ, Misna, 14/03/2005)
Reazioni al rapporto della Commissione sull'Africa (fonti d'agenzia, 12/03/05)
Kofi Annan ha giudicato il rapporto della Commissione sull'Africa, lanciato ieri a Londra, Addis Abeba e New York, '' un contributo importante '' alla ricerca di soluzioni ai problemi del continente africano. Per il segretario generale dell'Onu, esso rappresenta ''un valido contributo'' proprio al momento in cui sta finalizzando il proprio rapporto sull'applicazione della Dichiarazione del Millenario, che sara' pubblicato alla fine di marzo. Per l'organizzazione umanitaria internazionale Oxfam, la sfida ora e' di trasformare l'analisi in azione concreta. Dal canto suo, il presidente della Commissione europea, Jose Manuel Durao Barroso, ha accolto positivamente la pubblicazione del rapporto, che giudica come ''un importante contributo in un anno chiave per lo sviluppo'' (Africa, fonti d'agenzia, 12/03/2005)
RD Congo - Ripresa dei combattimenti e profughi in Uganda
(A. Fides, 22/02/2005)
Sono oltre 10 mila i Congolesi fuggiti in Uganda
a causa della ripresa dei combattimenti tra guerrieri tribali ed ex ribelli nel
nord-est della Repubblica Democratica del Congo. I profughi hanno raggiunto
l'ovest dell'Uganda dopo un viaggio in canoa di 35 chilometri nelle acque del
Lago Alberto. I combattimenti coinvolgono la milizia Mai Mai (formata da
guerrieri tribali locali) e gli ex ribelli del RCD-Goma (Unione Congolese per
la Democrazia, il principale movimento di guerriglia del Congo appoggiato dal
Ruanda). Sono segnalati altri scontri tra Lendu ed Hema, le due etnie congolesi
che si contendo il territorio dell'Ituri (nord-est del Congo, vedi Fides 14 febbraio
2005). Nell'Ituri dal 1999 ad oggi, sono state uccise dalle milizie almeno
50mila persone. Il conflitto tra le due etnie e' stato accentuato e manipolato
da forze esterne che desiderano sfruttare le ricchezze naturali della regione.
L'Ituri e' infatti ricco di oro, coltan (columbite- tantalio indispensabile
nell'industria elettronica, come quella dei telefoni cellulari), uranio e
petrolio (ancora da sfruttare). (L.M, Agenzia Fides, 22/2/2005)
Congo RD - Giustizia per le vittime di violenze sessuali
(HRW, 7 marzo 2005)
In un rapporto pubblicato questo 7 marzo,
vigilia della Giornata internazionale della donna, l'organizzazione
internazionale Human Right Watch (HRW) afferma che, nel conflitto ancora in
atto nell'Est del Congo, i soldati governativi quanto i ribelli hanno
violentato decine di migliaia di donne e di bambine senza essere per questo
minimamente perseguiti in giustizia. Solo una dozzina di aggressori, dichiara
HRW, sono stati perseguiti da un sistema giudiziario terribilmente bisognoso di
riforme. Il rapporto di 59 pagine, intitolato ''In cerca di giustizia:
perseguire gli autori di violenze sessuali commesse durante la guerra in
Congo'', spiega dettagliatamente come le misure prese dal governo della
Repubblica democratica del Congo (RDC) siano insufficienti per tradurre in
giustizia questi criminali. HRW lancia un appello al governo congolese e ai
donatori internazionali di fondi per una riforma del sistema giudiziario
congolese.
Congo RDC: I capi di una milizia arrestati a Kinshasa (Irin, 03/03/2005)
Il ministro congolese della Giustizia, Kisima
Ngoy, ha dichiarato mercoledi' 2 marzo che sono stati arrestati a Kinshasa vari
capi del gruppo di miliziani accusati dell'assassinio, venerdi' scorso, di 9
Caschi blu bengali della missione dell'ONU (Monuc) e che e' stata aperta
un'inchiesta per scoprire i colpevoli. Il ministro non ha dato altri dettagli.
La Monuc ha confermato questi arresti. Si tratta di: Etienne Lona, uno dei capi
del Fronte dei nazionalisti integrazionisti (FNI), che si e' consegnato martedi'
alla Monuc; Floribert Ndjabu, leader principale dell' FNI, in residenza
sorvegliata; e dei generali Goda Sukpa e Germain Katanga, pure loro posti in
residenza sorvegliata. Dopo aver lasciato la lotta armata e raggiunto il
governo di transizione, molti capi ribelli sono stati promossi generali in seno
all'esercito nazionale. (Irin, 03/03/2005)
RD Congo - Guerriglieri attaccano i caschi blu nell'Ituri: nove morti (26/02/2005)
Ieri mattina intorno alle 9 e 20 ora locale (8 e
20 italiane), alcuni uomini armati non meglio identificati hanno teso
un'imboscata a un plotone di peacekeepers, uccidendone nove e ferendone almeno
undici. Erano stati assegnati alla protezione dei campi per gli sfollati che
nelle ultime settimane hannolasciato le proprie abitazioni per sfuggire agli
scontri tra le bande di miliziani della zona. ''Sospettiamo si tratti dei
miliziani Lendu che controllano la zona'', dichiara da Bunia Modibo Traore', portavoce del coordinamento
degli affari umanitari delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del
Congo (Unocha-Drc). Un episodio grave,
che conferma ulteriormente la crisi in cui sta nuovamente sprofondando la
regione dell'Ituri, teatro di una delle tante guerre dimenticate dell'Africa e
del mondo. Bande di milizie assassine infestano la boscaglia, da dove partono
scorribande contro i villaggi e la popolazione civile, nel tentativo di
controllare il territorio e mettere le mani sulle innumerevoli risorse che
costituiscono allo stesso tempo la ricchezza e la dannazione di questa terra:
oro, legno, diamanti, caffe' e' il prezioso coltan, quello con cui viene creata
gran parte della tecnologia moderna, compresi i telefoni cellulari.
RD Congo - Ripresa dei combattimenti e profughi in Uganda (A. Fides, 22/02/2005)
Sono oltre 10 mila i Congolesi fuggiti in Uganda
a causa della ripresa dei combattimenti tra guerrieri tribali ed ex ribelli nel
nord-est della Repubblica Democratica del Congo. I profughi hanno raggiunto
l'ovest dell'Uganda dopo un viaggio in canoa di 35 chilometri nelle acque del
Lago Alberto. I combattimenti coinvolgono la milizia Mai Mai (formata da
guerrieri tribali locali) e gli ex ribelli del RCD-Goma (Unione Congolese per
la Democrazia, il principale movimento di guerriglia del Congo appoggiato dal
Ruanda). Sono segnalati altri scontri tra Lendu ed Hema, le due etnie congolesi
che si contendo il territorio dell'Ituri (nord-est del Congo, vedi Fides 14 febbraio
2005). Nell'Ituri dal 1999 ad oggi, sono state uccise dalle milizie almeno
50mila persone. Il conflitto tra le due etnie e' stato accentuato e manipolato
da forze esterne che desiderano sfruttare le ricchezze naturali della regione.
L'Ituri e' infatti ricco di oro, coltan (columbite- tantalio indispensabile
nell'industria elettronica, come quella dei telefoni cellulari), uranio e
petrolio (ancora da sfruttare). (L.M, Agenzia Fides, 22/2/2005)
Ribadiamo la nostra prossimita' spirituale alle diocesi colpite come pure alle vittime di questi tristi avvenimenti e rivolgiamo le nostre condoglianze cristiane alle famiglie cosi' provate.
Stigmatizziamo il fatto che queste nefandezze siano opera delle forze dell'ordine, il cui ruolo sarebbe appunto quello di mantenere l'ordine nel paese e garantire la sicurezza delle persone e dei beni.
Condanniamo con tutte le nostre forze le sevizie e gli attacchi all'integrita' fisica e morale delle persone, ed esigiamo riparazione.
E' penoso per noi constatare che figli e figlie del nostro paese si coalizzino con degli stranieri per disprezzare la vita umana e continuare a devastare questo paese e le sue infrastrutture sociali, soprattutto quelle della Chiesa, in questo momento storico nel quale dovremmo tutti impegnarci per ricostruire cio' che le guerre a ripetizione hanno distrutto.
Chiediamo al governo della Repubblica un'inchiesta approfondita per scoprire gli autori di questi crimini, prendendo tutte le misure che s'impongono perche' simili incidenti non si ripetano piu'.
Fatto a Kinshasa, il 09 luglio 2005
Per il Comitato permanente dei vescovi della RDC
L. Monsengwo Pasinya
Arcivescovo di Kisangani e presidente della CENCO (Tradotto da Africa, il 12/07/2005 -
testo originale francese su
Fomeka)
Nonostante gli accordi di pace ed il processo di transizione messo in atto
nella RDC dal 2003, il soldati dell'esercito nazionale ed i gruppi armati
continuano a perpetrare atti di violenza carnale nelle province dell'Est del
paese: il Nord Kivu, il Sud Kivu e la Provincia orientale. Dal 1998, anno in
cui scoppio' il conflitto armato tra governo congolese, vari paesi limitrofi e
fazioni ribelli, i combattenti di tutti i campi hanno perpetrato decine di
migliaia di atti di violenza sessuale su donne e bambine, come pure, anche se
in maniera minore, su uomini e ragazzi. ''La violenza sessuale ha spezzatola
vita di decine di migliaia di persone, ma nemmeno una dozzina di vittime ha
visto i loro aggressori tradotti in giustizia'', dichiara Mme Alison Des Forges,
consigliere principale alla Divisione Africa di HRW. Anche se il Tribunale
penale internazionale giudichera' qualche responsabile di violenze sessuale, la
stragrande maggioranza dovra' essere tradotta davanti a tribunali congolesi. Ma
il sistema giudiziario congolese e' in sfacelo; i giudici ed i procuratori in
genere non considerano la violenza sessuale come un delitto grave; ed i pochi
processi che hanno avuto luogo hanno spesso violato i diritto degli accusati e
delle vittime. Il rapporto sara' disponibile - in francese - su questo URL:
http://hrw.org/french/reports/2005/drc0305/ , ed in inglese su:
http://hrw.org/reports/2005/drc0305/ (HRW, 7 marzo 2005)
Secondo fonti della MISNA in Ituri, la Monuc avrebbe gia' fermato e trasferito a
Bunia almeno una trentina di miliziani, tutti appartenenti al Fronte
nazionalista integralista (Fni), uno dei due principali gruppi armati attivi in
Ituri, insieme all'Upc. In totale, sono cinque i gruppi ribelli dell'Ituri. Nei
mesi scorsi tutti avevano confermato formalmente la volonta' di partecipare al
processo di disarmo e di reintegro, che prevederebbe lo smantellamento delle
milizie e l'ingresso dei ribelli nelle file del nuovo esercito unificato
congolese.
Ma non e' solo l'Ituri ad attraversare un periodo delicato, scrive WarNews. Una
recente investigazione dell'ONU ha infatti appurato che nel nord-Kivu almeno
100 persone sarebbero state uccise durante le violenze di dicembre e gennaio
tra esercito congolese, "dissidenti" del RCD-Goma e milizie
Mayi-Mayi. Il quadro che emerge dall'investigazione e' desolante: almeno 100
civili uccisi, stupri di massa utilizzati come arma di guerra, violazioni dei
diritti umani. A perpetrare questo repertorio di violenze sarebbero stati tutti
i gruppi armati coinvolti, anche se le responsabilita' maggiori sarebbero a
carico dei ''dissidenti''. (Peacereporter, Warnews, Misna, 26/02/2005)