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Nigeria - Attacco ad oleodotto (ANSA/Basilicata.net, 20/12/2005)
In Nigeria un attacco a un oleodotto ha provocato una potente esplosione: 8 i morti accertati, numerosi i dispersi. Una fonte della Shell, proprietaria dell'oleodotto che si trova nel delta del fiume Niger, ha detto che 'l'attacco e' stato devastante. L'intera comunita' e' stata rasa al suolo. Sono stati recuperati 8 corpi ma moltissimi sono i dispersi' del villaggio. Per sicurezza la Shell ha chiuso 2 pozzi per riuscire a domare le fiamme e ha interrotto la produzione.
(ANSA/Basilicata.net,
20/12/2005)
Nigeria: incidente aereo; 107 morti, trovate scatole nere (SwissInfo,
11/12/2005)
Con la morte di uno degli ultimi quattro superstiti, è salito a 107 il bilancio delle vittime della sciagura aerea avvenuta ieri presso Port Harcourt, nel sud della Nigeria. Altri due sopravvissuti sono in condizioni disperate. Delle 107 vittime, molte erano bambini e ragazzi. Intanto sono state recuperate le "scatole nere" del DC-9. Secondo quanto ha annunciato stasera il capo della polizia di Port Harcourt, Samuel Adetuyi, dei passeggeri del volo OSL 1145 della compagnia Sosoliso restano in vita tre donne. Due, gravemente ustionate, sono in condizioni critiche. Ieri, 103 persone sono morte sul colpo e sette sono state ricoverate in ospedale. Due sono poi morte in nottata, una stamani e una nel pomeriggio. Sono state intanto recuperate, e trasportate a Lagos perché siano analizzate dagli esperti, le due "scatole nere" del DC-9 che, proveniente da Abuja, si è schiantato in fase di atterraggio, mentre nella zona imperversava un forte temporale, per cause ancora da accertare. Tra le vittime almeno 71 allievi di uno dei più prestigiosi collegi cattolici della Nigeria, il Loyola di Gidan Mangori, nei dintorni di Abuja, retto dai Gesuiti. Secondo l'arcivescovo di Abuja John Onaiyekan, i collegiali tornavano in famiglia per le vacanze natalizie.
(SwissInfo,
11/12/2005)
Nigeria - Arrestato per riciclaggio il governatore Dipreye Alamieyeseigha
(Pablo Trincia, vita.it, 09/12/2005)
Il governatore dello stato nigeriano di Bayelsa, Dipreye Alamiyeseigha, è stato arrestato con l'accusa di riciclaggio di denaro nella capitale regionale, Yenagoa. Alamiyeseigha, già arrestato dalle autorità britanniche a settembre dopo il ritrovamento di quasi due milioni di sterline nel suo appartamento londinese, era riuscito a fuggire dal Regno Unito in maniera rocambolesca, violando la libertà vigilata che gli era stata garantita, rientrando in Nigeria dove godeva dell'immunità. Secondo alcune fonti dell'intelligence britannica, il governatore si sarebbe addirittura travestito da donna per sfuggire ai controlli delle autorità. Nelle ultime ore, tuttavia, l'Assemblea Nazionale nigeriana aveva votato per l'impeachment con 17 voti a favore su 24, consentendo di fatto alle autorità di trattenerlo nel quartier generale della polizia di Yenagoa. Ma il suo rientro in madrepatria aveva scatenato reazioni di sdegno in tutto il Paese, già tristemente famoso per il suo altissimo tasso di corruzione, e persino i più agguerriti sostenitori di Alamiyeseigha avevano cominciato a dubitare di lui. Bayelsa è uno degli stati petroliferi della Nigeria, che dell'oro nero è primo esportatore in Africa e settimo nel mondo: una zona molto calda, teatro di numerosi scontri tra le popolazioni locali e il governo nigeriano, appoggiato dalle multinazionali del petrolio, tra cui l'italiana Eni. Quest'ultima, insieme all'anglo-olandese Shell, alla francese Elf e all'americana Chevron, è accusata di estrarre il petrolio inquinando l'ambiente senza che la popolazione della zona del Delta del Niger ne tragga alcun profitto. Tra le comunità più colpite vi sono la popolazione Ijaw, di cui lo stesso Alamieyeseigha sosteneva di essere il paladino, e quella Ogoni, il cui leader e intellettuale, Ken Saro-Wiwa, capo del movimento Mosop, fu fatto impiccare 10 anni fa dal regime militare di Sani Abacha. L'ultimo arresto che ha fatto scalpore è stato quello di Alhaji Mujahid Dokubo Asari, leader del Niger Delta People's Volountary Force, un gruppo armato con base nella capitale dello stato di Rivers State, Port Harcourt. Nell'ottobre del 2004, Asari aveva fatto schizzare alle stelle il prezzo del petrolio, quando dichiarò guerra all'Eni, a suo dire colpevole di aver procurato alcuni elicotteri da guerra al governo nigeriano per combattere i ribelli. In questo quadro di instabilità e violenza, Dipreye Alamieyeseigha sedeva a capo di un governo regionale che galleggiava su miliardi di dollari di oro nero. Alcuni definiscono il suo arresto puramente ‘politico', sostenendo che il presidente Olosegun Obasanjo volesse disfarsi del governatore di Bayelsa per vendicarsi dell'alleanza con il rivale vicepresidente Atiku Abubakar. Ma un rappresentante della comunità Ijaw contattato pochi minuti fa da Vita a Yenagoa, città in queste ore blindata dalla presenza dell'esercito (“sembra di stare a Baghdad”), ha ammesso che la maggior parte della comunità si era sentita tradita da Alamieyeseigha dopo la sua sospetta fuga dal Regno Unito: “Se non aveva rubato quei soldi bastava semplicemente che lo dimostrasse – ci ha detto Mike P. – invece è fuggito, dimostrando ai nigeriani e a noi Ijaw di nascondere qualcosa di losco. Per questo tutti qui a Yenagoa si sentono traditi da lui.”
(Pablo Trincia, vita.it,
09/12/2005)
Nigeria - Violazioni dei diritti umani nel delta (AprileOnLine, 04/11/2005)
Il rapporto reso pubblico da Amnesty International, "Rivendicare diritti e risorse: ingiustizia, petrolio e violenza in Nigeria", rende note le prove che dimostrano le disastrose condizioni in cui vivono gli abitanti delle regioni petrolifere del delta del Niger. Le comunità della zona, che protestano contro la presenza delle compagnie petrolifere, sono soggette a punizioni collettive, subiscono la fame e rischiano la morte perché accusate dalle forze di sicurezza nigeriane di sabotare l'estrazione dell'oro nero. "Hanno detto di inginocchiarmi sulla sabbia insieme agli altri capi, con le mani legate dietro la schiena. Poi i soldati hanno iniziato a picchiarci con i frustini e ci hanno fatto mangiare la sabbia" dichiara il re di Odioma Cadbury George Omieh, Igno XXI. Già dieci anni fa si era tristemente parlato di questi luoghi a causa dell' esecuzione di Ken Saro-Wiwa, un attivista impegnato nella difesa dei diritti economici e sociali degli abitanti della regione. Ancora oggi, nonostante i guadagni delle aziende petrolifere, più del 70% degli abitanti del delta del Niger vive in condizioni di estrema povertà. Tra gli episodi segnalati dal rapporto di Amnesty International quello di un uomo morto e più di trenta persone ferite dal fuoco aperto dai soldati nella comunità di Ugborodo perché manifestavano di fronte al terminal Escravos, e quello della comunità di Odioma, dove diciassette persone sono state uccise, due donne stuprate e l'80% delle abitazioni distrutte. Amnesty International ha chiesto al governo nigeriano di condurre delle inchieste complete sugli episodi e di rendere noti quanto prima i responsabili delle gravissime violazioni dei diritti umani.
(AprileOnLine,
04/11/2005)
Nigeria - Sull'aereo caduto 2 uomini di Action Aid (A.C., Vita, 27/10/2005)
Si chiamano John Moru e Chinwuba Egbe, entrambi di 34 anni, gli operatori di Action Aid International morti il 22 ottobre scorso a bordo dell'aereo della Bellview Airline precipitato in Nigeria. Tra le 117 vittime dell'incidente, c'era anche Justice Egware, collaboratore dell'associazione. John Moru (Governance team leader), si stava recando a Lagos per partecipare ad un incontro della Coalizione globale contro la povertà (Gcap), mentre Chinwuba Egbe (Education team leader and co-ordinator of Star) stava rientrando dall'Uganda dopo una sessione di formazione sui metodi per combattere l'Aids. «La perdita», ha dichiarato Marco De Ponte, segretario generale di ActionAid International in Italia, «è enorme per le famiglie, gli amici e i colleghi. Ma lo è anche per il movimento africano nella lotta alla povertà ed in particolare per la Gcap, nella quale sono impegnate quotidianamente anche decine di organizzazioni italiane. Il modo migliore per ricordare i colleghiè quello di continuare nel percorso segnato da John, Chinwuba e Justice in seno alla Coalizione Globale ed agli altri network che avevano contribuito a costruire».
(A. Capannini,
Vita, 27/10/2005)
Nigeria - Impegnata a ridurre dipendenza da petrolio
(AGI, 25/10/2005)
Il governo nigeriano intende sfruttare l'opportunita' offerta dal paese dalla cancellazione di 18 miliardi di dollari di debiti esteri per impegnarsi a ridurre la dipendenza dell'economia nazionale dal petrolio. Lo ha dichiarato in un'intervista al londinese The Observer il ministro delle Finanze Ngozi Okonjo-Iweala. L'eccessiva dipendenza dalle entrate petrolifere, ha detto la signora ministro, ha contribuito ad alimentare la corruzione. Ma le riforme economiche e la lotta alla corruzione intrapresa dall'attuale governo hanno convinto i paesi aderenti al Club di Parigi a cancellare il 60% del debito estero nigeriano: i capitali cosi' risparmiati, ha detto il ministro, aiuteranno il paese a costruire le infrastrutture necessarie per favorire la diversificazione dell'economia. "Ci stiamo sforzando per sviluppare un'economia non-petrolifera per ridurre la dipendenza dal petrolio - ha dichiarato il Ministro che ha sottolineato che cio' permettera' di avere uno sviluppo piu' stabile e meno in balie delle oscillazioni dei prezzi del petrolio. "Il settore privato dice che il maggiore ostacolo allo sviluppo non e' piu' la corruzione ma la mancanza di infrastrutture". D'altronde e' grazie alla lievitazione del prezzo del barile che permette alla Nigeria di venire a patti con il Club di Parigi: grazie agli introiti petroliferi si e' impegnata a rimborsare debiti per 12 miliardi di dollari nell'arco dei prossimi sei mesi e i paesi creditori membri del Club per contraccambio hanno accettato di cancellare il resto dei 30 miliardi del debito estero del paese.
(AGI,
25/10/2005)
Nigeria - In arrivo aerei caccia dalla Cina (AvioNews, 30/09/2005)
Secondo fonti Misna, il governo federale della Nigeria acquisterà 12 aerei da combattimento e 3 addestratori al prezzo di 251 milioni di dollari dalla Repubblica popolare cinese. Il ministro dell’informazione, Frank Nweke, ha spiegato alla stampa locale che "Questa è una chiara dimostrazione dell’impegno del governo ad assicurare che le nostre forze armate sono pronte al combattimento in qualsiasi momento, a garantire loro un adeguato equipaggiamento e a fare in modo che abbiano la capacità di proteggere l’integrità territoriale della Nigeria". La Nigeria, essendo uno dei principali esportatori di petrolio dell’Africa sub-sahariana, tramite i ricavati ottenuti dalla vendita di circa 2,6 milioni di barili di greggio al giorno, potrà coprire questo investimento, anche se altri settori come sanità, istruzione ed infrastrutture vengono sempre meno considerate nelle voci di bilancio del governo.
(AvioNews, 30/09/2005)
Nigeria - Giacimento di Bonga in produzione a fine ottobre (AGI,
27/09/2005)
Il giacimento nigeriano di Bonga, situato in acque profonde, dovrebbe entrare in produzione verso la fine di ottobre, e raggiungere rapidamente i 100.000 barili al giorno: lo ha riferito la Royal Dutch Shell, operatore del progetto a nome di un consorzio partecipato dall'Eni, oltre che da Total ed ExxonMobil. "Dovremmo avviare la produzione alla fine di ottobre - ha detto Basil Omiyi, responsabile delle attività nigeriane della Shell, incontrando i giornalisti a marine del Congresso mondiale del petrolio a Johannesburg. "Vorremmo avere due mesi di produzione quest'anno". Il progetto Bonga ha incontrato una serie di problemi e una lievitazione dei costi, che hanno ritardato l'avvio della produzione di oltre due anni rispetto alla data prevista in origine. Il progetto e' costato intorno ai 3,5 miliardi di dollari. Quando la produzione arriverà a regime, cosa prevista per l'anno prossimo, salina a 225.000 barili al giorno. La Nigeria fa affidamento soprattutto su una serie di progetti in acque profonde per conseguire l'aumento di produzione di greggio da 2,5 a 4,0 milioni di barili al giorno entro il 2010. Bonga e' il primo progetto di grandi dimensioni in acque profonde. Il greggio di Bonga e' di ottima qualità, simile al Forcados, pure nigeriano, anche se leggermente inferiore, in quanto ha un contenuto leggermente superiore di zolfo e acido.
(AGI,
27/09/2005)
Nigeria - Dove lo sfruttamento del petrolio è “un’ingiustizia sociale”
(E.B., Misna, 24/09/2005)
“I disordini e le tensioni di questi giorni sono provocati da alcuni gruppi che hanno maggior consapevolezza di quello che realmente accade qui: un’incredibile quantità di petrolio viene esportata e sfruttata da multinazionali straniere senza che gli abitanti di queste terre possano beneficiarne in alcun modo”: lo dice alla MISNA monsignor Festus Okafoa, vicario della diocesi di Port Harcourt, dove da alcuni giorni i sostenitori del movimento indipendentista della regione del Delta del Niger – la ‘cassaforte’ dei circa 2,5 milioni di barili di petrolio nigeriano esportati ogni giorno – stanno minacciando gli impianti di estrazione di greggio. “Pur non condividendo le loro azioni, possiamo comprendere i motivi delle rivendicazioni” aggiunge Okafoa, ex-docente di filosofia nella locale università. “Quello che accade è oggettivamente un’ingiustizia sociale: le risorse naturali vengono sfruttate dall’esterno e la popolazione locale vive in una situazione di assoluta miseria, senza strade, ospedali o infrastrutture e, soprattutto, senza lavoro”. Quando i giovani – per qualche motivo – si recano ad Abuja, la “nuova” capitale costruita dal nulla a partire dal 1976 su progetto dell’architetto giapponese Kenzo Tange – “hanno la sensazione che i proventi del petrolio della loro regione siano utilizzati soprattutto in quella città, dotata di illuminazione, ampie strade e grandi palazzi”, aggiunge l’interlocutore. “Al loro ritorno – prosegue – la frustrazione è ancora maggiore, perché l’impatto con Port Harcourt mette in evidenza le differenze e le contraddizioni”. Alla diffusa povertà si aggiungono i “danni” provocati dalle multinazionali del petrolio: “L’inquinamento dei terreni e delle falde acquifere ha immediate ripercussioni sulla vita di tutti i giorni, soprattutto a carico delle famiglie più povere che non hanno altre fonti di approvvigionamento dell’acqua” osserva ancora monsignor Okafoa. Che si rende conto delle difficoltà di denunciare le gravi ingiustizie di questa terra, anche tra chi se ne rende ben conto: “Negli ambienti universitari che ho frequentato per molti anni – dice ancora alla MISNA – si sa che il Delta del Niger costituisce la base del bilancio dell’intera Nigeria. Ma nessuno osa aprire bocca, perché teme di essere rimosso dall’incarico o punito”. Alcune società straniere, per placare la rabbia delle popolazioni locali, hanno realizzato qualche scuola o qualche centro sanitario, investendo somme di denaro risibili rispetto ai proventi che annualmente vengono generati dall’estrazione dell’“oro nero” nigeriano, il cui ‘peso politico’ sta crescendo significativamente per gli Stati Uniti a causa delle difficoltà di accesso al mercato mediorientale. Due impianti sono già stati temporaneamente chiusi per le minacce dei sostenitori della ‘Forza volontaria popolare del Delta del Niger’ (Ndpvf), che chiedono la scarcerazione del loro capo Alhaj Dokubo Asari, fermato due giorni fa dalla polizia nigeriana che potrebbe accusarlo di sedizione e tradimento e che già l’anno scorso era stato protagonista di una rivolta con i suoi uomini, il cui numero potrebbe aggirarsi in alcune migliaia. “Le proteste di questo o altri gruppi – conclude padre Okafoa - suscitano la solidarietà degli abitanti della zona, anche se non tutti condividono i loro metodi violenti”.
(a cura di Emiliano Bos, Misna, 24/09/2005)
Nigeria - La Chevron chiude piattaforma (Vita.it, 23/09/2005)
Un'altra piattaforma petrolifera della compagnia americana 'Chevron' nel delta del Niger, la 'Robertkiri', e' stata chiusa all'indomani dell'assalto di circa 120 miliziani nigeriani armati fino ai denti contro una struttura vicina, sempre appartenente alla 'Chevron'. E' stata una portavoce della multinazionale ad annunciarlo, precisando che l'impatto totale della crisi in corso lungo la costa della Nigeria, in termini di mancata produzione, e' cosi' aumentato fino a raggiungere i 28.400 barili il giorno. La portavoce ha puntualizzato pero' che si e' trattato di una "misura precauzionale", per prevenire nuovi assalti da parte dei ribelli separatisti delle Forze Volontarie del Popolo del Delta del Niger, o Ndpvf, i quali dopo essersi impadroniti brevemente della piattaforma 'Idama', e averne imposto il blocco, a bordo delle loro lance a motore erano partiti alla volta degli impianti adiacenti, minacciando di compiervi ulteriori scorribande. Anzi, i guerriglieri in giornata hanno lanciato alle societa' occidentali operanti nella zona quello che essi stessi hanno definito un "avvertimento finale": le hanno ammonite che, se non sgombereranno il delta entro due giorni, invece della mera occupazione delle piattaforme, e degli attentati agli oleodotti in altre zone del Paese, dovranno fronteggiarne gli attacchi armati, questa volta mirati a uccidere.
(Vita.it,
23/09/2005)
Nigeria - ENI: due nuove partecipazioni in acque profonde (AGI,
22/09/2005)
Eni ha acquisito dalle compagnie nigeriane Allied Energy Resources e Camac International la quota del 40% nelle concessioni di sviluppo (Oil Mining Lease) denominate "120" e "121", situate nell'offshore nigeriano a circa 200 chilometri dalla costa, in una profondita' d'acqua che varia tra i 200 e i 900 metri. Eni, tramite la societa' Nigerian Agip Exploration (NAE), e' l'operatore delle attivita'. (…) L'accordo prevede una stretta e fattiva cooperazione tra i soci sia in campo tecnico che nella gestione operativa, con lo scopo di favorire la formazione e lo sviluppo delle competenze nelle risorse nigeriane. Nella concessione 120 e' situato il giacimento di Oyo, una delle prime scoperte di petrolio nelle acque profonde nigeriane avvenuta nella precedente fase di esplorazione. I soci della nuova joint venture avvieranno la perforazione del primo pozzo alla fine del 2005. Altri due pozzi esplorativi, per verificare il potenziale delle concessioni 120 e 121, sono programmati nel corso del 2006. Nigerian Agip Exploration e' ad oggi l'unica compagnia che opera nelle acque profonde della Nigeria con il giacimento di Abo, la cui produzione e' stata avviata nel 2004, situato in un'area adiacente alle concessioni 120 e 121. La produzione di idrocarburi in quota Eni e' stata nel 2004 di 161 mila barili di olio equivalente al giorno e i giacimenti dove Eni e' operatore hanno fornito circa il 10% della produzione di idrocarburi della Nigeria.
(AGI,
22/09/2005)
Nigeria - Miliziani occupano piattaforma petrolifera (A.N., AGE, 22/09/2005)
Dopo giorni di scontri con le forze di sicurezza nigeriane, oltre un centinaio di miliziani separatisti si sono impadroniti oggi di una piattaforma petrolifera nel Golfo di Guinea, appartenente alla compagnia americana 'Chevron'; hanno neutralizzato le sei guardie e le hanno disarmate, infine hanno imposto la chiusura della struttura. Lo hanno riferito fonti della stessa multinazionale proprietaria della piattaforma, la 'Idama', gia' presa di mira in passato; gli assalitori appartengono alle sedicenti Forze Volontarie del Popolo del Delta del Niger, o Ndpvf, che hanno cosi' inteso reagire all'arresto del loro leader, Mujahid Dokubo-Asari, catturato due giorni fa a Port Harcourt e incriminato in giornata per alto tradimento e costituzione di banda armata dalla Corte Superiore di Abuya, capitale della Nigeria. Le accuse a suo carico erano in realta' state formalizzate in contumacia, e soltanto dopo l'imputato e' stato condotto davanti ai giudici perche' gli fossero comunicate.
(Andrea Nunziata, AGE,
22/09/2005)
Nigeria - Sei morti in scontri tra polizia e secessionisti del Biafra
(B.F., Terre
Libere, 09/09/2005)
Uno scontro a fuoco tra manifestanti e polizia nella citta' di Onitsha, nello Stato di Anambra nel sudest della Nigeria, ha provocato sei vittime - 5 dimostranti e un poliziotto - e un numero imprecisato di feriti, inclusi due agenti in gravi condizioni. Le violenze sono avvenute ieri quanto la polizia ha cercato di interrompere un corteo non autorizzato del Movimento per la creazione dello Stato sovrano del Biafra (Massob), gruppo che idealmente eredita le rivendicazioni secessioniste risalenti a circa 40 anni fa. Gli attivisti accusano gli agenti di avere sparato per primi, cosa che la polizia nega. Il Massob, fondato nel 1999, e' un'organizzazione molto popolare nelle regioni del sudest della Nigeria, denominate ''Biafra'', dove vivono 40 milioni di cittadini di etnia Igbo (conosciuta anche come ''Ibo''). Negli ultimi mesi magistratura e polizia hanno condotto una serie di azioni contro rappresentanti del Massob e le loro attivita' accusandoli di tradimento e sedizione. Nel 1967 il Biafra si dichiarò Stato autonomo dalla Nigeria, innescando una guerra civile durata tre anni e risoltasi in favore delle forze del governo centrale; il conflitto provocò anche una terribile carestia in cui morirono oltre un milione di persone.
(B.F., Terre
Libere, 09/09/2005)
Nigeria - Fondi Abacha: DFGP ordina versamento 290 milioni (ATS, TicinOline, 09/09/2005)
La Svizzera ha dato il via libera al versamento di una prima "rata" di 290 milioni di dollari alla Nigeria. Si tratta di parte dei 460 milioni di dollari depositati nelle banche elvetiche dall'ex dittatore Sani Abacha. Il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) ha dato ordine di effettuare il pagamento all'inizio della settimana alla Banca dei regolamenti internazionali, ha precisato oggi il portavoce Livio Zanolari. I 170 milioni restanti sono stati investiti e dovranno essere convertiti in denaro liquido prima delle restituzione, ha aggiunto Zanolari. La Svizzera ha firmato la scorsa settimana un accordo con la Banca mondiale per il controllo dell'utilizzazione degli averi dall'ex dittatore, morto nel 1998. La Nigeria ha assicurato che destinera' i fondi a vari progetti di sviluppo nel campo della sanita', dell'educazione e delle infrastrutture. Secondo alcune stime, il generale Sani Abacha, morto nel 1998, e il suo clan avrebbero sottratto globalmente circa 2,2 miliardi di dollari tra il 1993 e il 1998 dalle casse della Banca centrale della Nigeria. Quasi 700 milioni sono stati depositati in Svizzera e di questi 200 milioni sono gia' stati restituiti.
(ATS, TicinOline,
09/09/2005)
Nigeria - Abacha: accordo tra Svizzera, Nigeria e Banca mondiale
(SwissInfo, 02-09-2005)
La Svizzera, la Nigeria e la Banca mondiale hanno firmato ieri un accordo riguardante il controllo dell'utilizzazione dei 460 milioni di dollari depositati nelle banche elvetiche dall'ex dittatore Sani Abacha che Berna restituira' al paese africano. Lo ha affermato oggi all'ats il portavoce del Dipartimento federale di giustizia e polizia Livio Zanolari (DFGP). Questa intesa giunge dopo che il governo Nigeriano aveva minacciato a inizio giugno azioni legali per la lentezza delle procedure burocratiche elvetiche. Il DFGP aveva annunciato in maggio di voler restituire il denaro stornato illegalmente da Abacha in due tappe: 290 milioni subito dopo la firma dell'accordo con la Banca mondiale e lo Stato nigeriano e il rimanente, 170 milioni, entro l'autunno. A tale riguardo, Zanolari non ha voluto confermare questo calendario.
(SwissInfo,
02-09-2005)
Nigeria - Obasanjo ammette torture e uccisioni da parte della polizia
(Peacelink, 23/08/2005)
L'ammissione da parte del presidente nigeriano Olusegun Obasanjo, che le forze di polizia sono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, e' la conferma ufficiale, per la prima volta dall'avvento della democrazia, di un malessere mai estirpato dalla vita del paese. Il presidente nigeriano promette azioni concrete. Leggere tutto l'articolo ciccando su
Peacelink
(Peacelink,
23/08/2005)
Nigeria - Sentenza di morte contro una famiglia cristiana (ICN-News, 30/07/2005)
Militanti islamici hanno pronunciato una sentenza di morte contro una famiglia cristiana residente a Ikorodu, nel Lagos, Nigeria. Recentemente, il capo famiglia, Emma Osagie, 57 anni, era stato anche aggredito. Alla base degli attacchi: l'accusa per la figlia sedicenne Bridgett di aver venduto carne di maiale. Nulla di nuovo: la ragazza l'avrebbe gia' fatto nel 1993, quando aveva solo 4 anni. Secondo Compass Direct, che ha diffuso la notizia, la polizia, pur informata delle minacce, non ha deciso d'intervenire per proteggere la famiglia cristiana. Sotto la sharia, in vigore in ben dodici stati della Nigeria, e' vietato vendere carne di maiale. Il Lagos non ha comunque imposto la legge islamica.
(ICN-News, 30/07/2005)
Nigeria - Nuova forma di apartheid (BBC World, 27/07/2005)
Le autorita' dello Stato settentrionale di Kano proibiscono alle donne e agli uomini di fede musulmana di viaggiare insieme sui mezzi pubblici. Le autorita' stimano che il divieto e' in linea con la sharia, (legge islamica), adottata dallo Stato di Kano dal 2.000. Questa decisione provoco' gravissimi incidenti che causarono la morte di migliaia di persone. Secondo la nuova regolamentazione, i moto-taxi, guidati quasi tutti da uomini, non possono piu' trasportare donne sulla sella della moto. La legge non e' applicabile ai cristiani. Il governatore di Kano ha annunciato che i 9.000 poliziotti in uniforme vigileranno affinche' le nuove norme vengano rispettate. Il mullah Ibrahim Kaliel ha avvisato i moto-tassisti: ''Non avete nessuna ragione di trasportare una donna che non sia vostra madre o vostra sorella. Il santo profeta Maometto dice che dovete sempre obbedire i vostri leader''. Il malcontento serpeggia tra i tassisti che avevano soprattutto donne tra i loro clienti. (BBC World, 27/07/2005)
Nigeria - Polizia sotto accusa (HRW, 27/07/2005)
Un rapporto dell'associazione Human Rights Watch rilasciato oggi accusa la polizia nigeriana di commettere regolarment brutali atti di tortura contri prevenuti e detenuti. Sotto accusa, semplici poliziotti e ufficiali di medio ed alto livello. Le 76 pagine del dossier intitolato ''Rest in Pieces'' (Riposa in ...pezzi) si basano su 50 testimonianze di vittime di abusi e di testimoni di atti di tortura: sospensione al soffitto di prigionieri legati mani e piedi, pestaggi, stupri di donne, gas lacrimogeni, spari alle gambe, scosse elettriche. Tali trattamenti, secondo il rapporto, hanno provocato la morte di decine di persone. La maggior parte delle vittime e' stata arrestata e poi torturata per estorcere confessioni, durante una spietata campagna condotta dal governo contro la piccola criminalita'. I prevenuti, brutalizzati senza alcuna assistenza legale, sono stati spesso condannati da giudici su base di tali confessioni. La tortura inflitta dalla polizia, praticata comunente da molto tempo, e' accettata dalla societa' nigeriana, anche perche' gli aguzzini sono protetti da una cultura di impunita'. In pochi casi, le vittime o altre persone hanno tentato di portare in tribunale i loro aguzzini. Ma esse sono state maltrattate, minacciate e ostacolate dalla polizia. Nessun poliziotto e' stato condannato per aver inflitto torture. Nonostante i milioni di euro investiti da USA e Gran Bretagna per riformare il corpo di polizia, poco e' cambiato dalla fine della dittatura militare, nel 1999, fino ad oggi. - Il rapporto sara' disponibile a questo indirizzo: http://hrw.org/reports/2005/nigeria0705/ (HRW, 27/07/2005)
Nigeria - I colossi del petrolio evadono le tasse (Terrelibere, 26/07/2005)
La multinazionale petrolifera 'Chevron' e' stata accusata di aver evaso ''2,7 miliardi di dollari'' in tasse dovute al governo nigeriano. Lo riferisce la stampa locale, precisando che in una ricerca - condotta da una societa' che lavora per la Commissione per i crimini finanziari ed economici (Efcc) del governo nigeriano sul periodo compreso tra dicembre 2003 novembre 2004 - si sottolinea come il colosso statunitense non abbia corrisposto allo Stato la Tassa per i profitti sul petrolio (Petroleum Profit Tax, Ppt) relativa a 66 dei suoi stabilimenti. Il quotidiano nigeriano 'This Day' fa sapere che la compagnia Usa ha rigettato tutte le accuse, definendole ''false'', e ha precisato nelle sue indagini, la Commissione governativa finora ''non ha trovato alcuna prova di frodi''.
(Terrelibere, 26/07/2005)
Nigeria - Corsa all'oro ...nero (Misna, 30/6/2005)
Continua ad attirare interesse e risorse il petrolio della Nigeria, primo produttore di greggio dell'Africa subsahariana: ben 284 compagnie locali e internazionali hanno aderito al bando per l'assegnazione di 75 blocchi petroliferi del Governo federale. Oltre alle ben note multinazionali - gia' attive nello sfruttamento massiccio del ricco bacino del Golfo di Guinea - questa corsa all'oro nero ha attirato anche molti soggetti locali: secondo il quotidiano 'This day', 33 compagnie nigeriane e oltre 170 societa' costituite da singoli individui partecipano a questo appalto. ''Cio' significa che siamo riusciti ad attirare anche un ampio numero di connazionali'' ha detto il direttore del Dipartimento federale delle risorse petrolifere Tony Chukwueke, aggiungendo che le autorita' hanno gia' un primo motivo di soddisfazione: ogni richiesta di partecipazione al bando costa al richiedente 20.000 dollari. Conti alla mano, la sola registrazione dei soggetti che intendono trarre profitto dal greggio nigeriano fruttera' alle casse statali 7 milioni di dollari. Malgrado i ricchi giacimenti, tuttavia, gran parte degli oltre 120 milioni di abitanti della Nigeria - Paese piu' popoloso del continente - non godono di benefici diretti nella distribuzione degli introiti statali e vivono sotto la soglia di poverta'.
(EB, Misna, 30/06/2005)
Nigeria - Azione legale contro multinazionali del petrolio (Terrediconfine, 22-06-2006)
''Le comunita' del delta del Niger e gli Amici della terra della Nigeria (Environmental Rights Action - ERA), hanno presentato all'alta corte federale della Nigeria una denuncia contro il Governo nigeriano, la compagnia petrolifera nigeriana (Nigerian national petroleum corporation-nnpc) e i suoi partners (Agip, Esso, Shell, Chevron e Total), con l'intento di far cessare la pratica del "gas flaring", ovvero la combustione in torcia del gas che fuoriesce dai pozzi petroliferi - annuncia una nota dell'associazione ambientalista. Il gas flaring e' diffuso in Nigeria piu' che in ogni altra parte del mondo e, secondo la Banca Mondiale, ha contribuito ad immettere in atmosfera piu' gas serra di quanti non ne producano insieme tutte le altre fonti di inquinamento dell'Africa sub-sahariana. Questo mix di emissioni nocive, che includono benzene e particolato, si perpetua da oltre 40 anni nel delta del Niger, esponendo la popolazione, con i relativi beni e mezzi di sostentamento, a gravissimi danni sanitari e ambientali. Oltre tutto, il gas flaring e' proibito dalla legge del paese sin dal 1984, salvo eccezioni che debbono essere molto limitate ed espressamente autorizzate con decreto ministeriale. Malgrado le numerose richieste degli Amici della Terra, pero', nessuna delle imprese petrolifere denunciate ha mai accettato di esibire le eventuali autorizzazioni. Bruciare il gas in torcia e non utilizzarlo rappresenta anche una perdita in termini finanziari, perdita che la Banca mondiale valuta per la sola Nigeria in 2,5 miliardi di dollari l'anno; e questo in un paese dove la stragrande maggioranza della popolazione deve vivere con meno di un dollaro al giorno. Contemporaneamente alla denuncia, gli Amici della Terra presentano a Benin city il dossier "Gas flaring in Nigeria: a human rights, environmental and economic monstrosity", realizzato dal Climate justice programme, un'iniziativa promossa della Federazione internazionale degli Amici della terra, che riunisce oltre 70 organizzazioni internazionali e numerosi esperti di diritto. Le comunita' del delta del Niger che hanno presentato la denuncia, assieme agli Amici della Terra sono: Rumuekpe, Akala-Olu, Erema e Idama
(Rivers state), Ewherekan (Delta state); Eket (Akwa Ibom state) e Imiringi E Gbarain (Bayelsa state). Environmental rights action - ERA e' un'iniziativa degli Amici della terra Nigeria per la difesa degli ecosistemi e dei diritti umani e per la promozione di attivita' rispettose dell'ambiente da parte del Governo, delle amministrazioni locali e dell'industria''.
(Terrediconfine,
22-06-2006)
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