NOTIZIE - LIBIA

Libia - Le relazioni fra Usa e Libia (CRI, 12/12/2005)

Libia - Tribunale francese condanna Libia per attentato aereo 1989 (Ticinoline/ATS, 08/12/2005)

Libia - Revisione del processo per i Fratelli Musulmani (C.E., Peacereporter, 17/10/2005)

Libia - Gheddafi ripristina 'giornata vendetta'. Airl insorge (AGI, 11/10/2005)

Libia - Rice: si' a rafforzare rapporti, ma piu' impegno contro terrorismo (Pap/Gs/Adnkronos , yahoo notizie, 18/09/2005)

Libia. A.I. accusa l'Italia per le deportazioni in Libia (Melting Pot Europa, 13/04/2005)

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Libia - Le relazioni fra Usa e Libia (CRI, 12/12/2005)

Ieri a Tripoli, capitale libica, l'assistente segretario di Stato americano David Welch, responsabile degli affari del vicino oriente, in visita in Libia, ha affermato che gli Usa sono soddisfatti per l'attivo sviluppo delle relazioni fra i due Paesi, sperando di portare avanti i rapporti bilaterali. Welch ha tenuto lo stesso giorno un incontro con il Segretario del Comitato generale del popolo libico (il premier) Shokri Ghanem e il segretario del collegamento con l'estero e della cooperazione internazionale (il Ministro degli esteri) Abdul-Rahman Mohammad Shalgam, procedendo alle consultazioni sul rafforzamento della collaborazione bilaterale per la prossima fase nei vari settori, in particolare in quelli d'investimento e tecnologico. (CRI,  12/12/2005)

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Libia - Tribunale francese condanna Libia per attentato aereo 1989 (Ticinoline/ATS, 08/12/2005)

Il tribunale di Parigi ha condannato la Libia e i sei terroristi responsabili dell'attentato all'aereo DC10-UTA del 1989 a pagare più di 3,5 milioni di euro ai familiari delle vittime che non si erano costituiti parte civile nel processo che ha seguito l'attentato. L'aereo si era schiantato nel deserto del Tenerè in Nigeria nel settembre del 1989 provocando la morte di 170 persone: per questo attentato, la corte d'assise di Parigi aveva nel 1999 condannato per contumacia all'ergastolo sei libici. La corte d'assise li aveva anche condannati a versare ai parenti delle vittime che si erano costituiti parte civile delle somme a titolo di indennizzo. I familiari delle vittime che non si erano costituiti parte civile hanno in seguito chiesto anche loro dei risarcimenti alla corte d'assise, che però aveva dichiarato di non poter adempiere alle richieste in quando molti di loro non erano francesi. Oggi il tribunale di Parigi ha condannato i sei libici a versare un totale di 2.430.600 euro ai 245 parenti delle vittime, mentre la Libia è stata condannata a risarcire 111 familiari per un ammontare totale di 1.152.500 euro. (Ticinoline/ATS,  08/12/2005)

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Libia - Revisione del processo per i Fratelli Musulmani (C.E., Peacereporter, 17/10/2005)

La Corte Suprema della Libia ha deciso che 85 persone detenute con l'accusa di appartenere alla Fratellanza Musulmana, che nel Paese governato da Gheddafi è bandita, devono essere processate di nuovo. Tutti i detenuti sono stati arrestati negli anni Novanta e processati con modalità che, molte organizzazioni che si battono per la tutela dei diritti umani, hanno definito illegali. L'accusa era molto chiara: aver supportato le attività di un gruppo politico illegale. E la pena per le persone ritenute a capo dell'organizzazione, secondo la legge libica, era la più grave: carcere a vita. una delle rare immagini della corte popolare in libiaInedito appello. La decisione della Corte Suprema concede un secondo grado di giudizio che, fino a qualche giono fa, era sempre stato negato. Una delle accuse che le organizzazioni per i diritti umani muovevano al governo di Tripoli era proprio quella di non aver mai concesso ai condannati la possibilità di un appello. Inoltre gli imputati erano stati giudicati e condannati dal famigerato Tribunale del Popolo, una corte speciale che in Libia si occupa di casi legati alla sicurezza nazionale. Un tribunale speciale quindi, vietato dalle principali convenzioni internazionali che garantiscono un processo equo agli imputati. Questi ultimi erano quasi tutti studenti e docenti universitari, e comunque tra loro non c'era nessuno accusato di altri reati. Le pene comminate andavano da 10 anni di carcere all'ergastolo. La situazione pareva irrecuperabile, nonostante l'impegno internazionale di una serie di associazioni come Amnesty International che si erano battute per chiedere il rilascio dei detenuti. Ma inatteso è arrivato un aiuto che i Fratelli Musulmani in carcere non si sarebbero mai aspettati. (Christian Elia, Peacereporter,  17/10/2005)

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Libia - Gheddafi ripristina 'giornata vendetta'. Airl insorge (AGI, 11/10/2005)

In Libia torna la Giornata della vendetta anti-italiana. Dopo che l'anno scorso Muammar Gheddafi e Silvio Berlusconi avevano annunciato insieme a Mellitah la decisione di trasformare l'anniversario del 7 ottobre del 1970, data di espulsione degli ultimi italiani dalla Libia, in Festa dell'amicizia, venerdi' scorso Tripoli e' tornata a usare toni ostili verso "l'aggressore italiano". Ne e' la prova un dispaccio dell'agenzia ufficiale Jana per celebrare i 35 anni dalla cacciata dei "fascisti italiani che si erano impossessati di tutto". A denunciare il voltafaccia del colonnello e' l'Associazione italiana rimpatriati dalla Libia (Airl), che lamenta come Gheddafi abbia disatteso anche altri impegni assunti con il presidente del Consiglio, ad esempio il rilascio dei visti turistici ai rimpatriati che viene limitato agli ultrasessantacinquenni. Il presidente dell'Airl, Giovanna Ortu, sostiene che la Libia guarda ora con attenzione al centrosinistra ("per intervistare Romano Prodi, e' arrivato in Italia, il mese scorso, il Capo del dipartimento informazioni della Jamahiriya") ma nella sua denuncia accomuna maggioranza e opposizione, insensibili alle richieste dei rimpatriati. Infatti, lamenta, nel 1998 il governo Prodi firmo' un accordo con Tripoli in cui rinunciava "definitivamente a qualunque forma di compensazione per i beni confiscati" mentre i ministri di quello Berlusconi hanno "dilazionato anno per anno" promesse che "sapevano di non voler mantenere". (AGI,  11/10/2005)

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Libia - Rice: si' a rafforzare rapporti, ma piu' impegno contro terrorismo (Pap/Gs/Adnkronos , yahoo notizie, 18/09/2005)

Gli Stati Uniti sono favorevoli ad un rafforzamento delle relazioni con la Libia, ma a condizione che Tripoli prosegua sulla strada dell'impegno nella lotta contro il terrorismo e per il rispetto dei diritti umani. Il segretario di Stato americano Condoleezza Rice ha incontrato ieri a New York il ministro degli Esteri libico Abdul Rahman Shalgam, al quale non ha concesso ancora il riconoscimento diplomatico sul quale Tripoli insiste da un paio d'anni - dopo la rinuncia a tutti i programmi di sviluppo di armi di distruzione di massa e il riconoscimento della sua responsabilita' nell'attentato di Lockerbie - pur ''riaffermando l'impegno americano ad ampliare e approfondire le relazioni tra gli Stati Uniti e la Libia''. (Pap/Gs/Adnkronos, su yahoo notizie,  18/09/2005)

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Libia. A.I. accusa l'Italia per le deportazioni in Libia (Melting Pot Europa, 13/04/2005)

Amnesty International ha preso una posizione forte e precisa contro l'Italia, mettendola sotto accusa per le deportazioni verso la Libia dei cittadini che approdano a Lampedusa. La denuncia evidenzia due aspetti principali: da un lato, le condizioni che i migranti e i richiedenti asilo si trovano a dover subire in Libia; dall'altro, i metodi con cui le autorita' italiane provvedono all'esecuzione dei rimpatri forzati dei migranti senza permesso di soggiorno. Francesco Messineo, responsabile del coordinamento rifugiati e migranti di Amnesty International/Italia, in un'intervista rilasciata al progetto Melting Pot Europa, ha dichiarato che Amnesty International, parlando di quello che e' avvenuto in ottobre e dicembre 2004 e marzo 2005, ha usato il termine di ''deportazioni di migranti'' perche' si tratta di espulsioni collettive di stranieri, senza un'appropriata identificazione. Per A.I. la situazione del rispetto dei diritti umani in Italia e' preoccupante, da questo punto di vista. Ed e' ancor piu' preoccupante se si considera il luogo verso cui sono state deportate queste persone, cioe' la Libia. La storia di questo paese, infatti, in fatto di rispetto dei diritti umani dei rifugiati e dei migranti, desta fortissima preoccupazione. (Melting Pot Europe, 13/04/2005)

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