![]() |
Kenya - Massacri nella notte di Natale (SwissInfo, 27/12/2005)
Il Kenya ha vissuto una notte di Natale segnata dal sangue. Un intero gruppo familiare, sei persone, è stato sterminato durante il "cenone"; inoltre un sacerdote cattolico salesiano è stato ucciso per rapina mentre tornava dalla messa di mezzanotte. Lo riferiscono i quotidiani keniani di oggi. Il massacro è avvenuto nel villaggio di Cheptoror, provincia del Kitalale, Kenya occidentale. Un gruppo di sconosciuti ha fatto irruzione in una casetta, composta da una stanza, dove ha ucciso quattro dei cinque presenti (il sopravvissuto ha fatto a tempo a nascondersi sotto il letto) a raffiche di mitra, per poi crivellare di colpi una donna, moglie di una delle vittime, che era nella cucina, fuori della casa, ed una sesta persona che cercava rifugio nell'adiacente toilette. Tra le vittime, un ex generale in pensione ed un ufficiale della polizia. Poco chiaro, per ora il movente: forse la volontà di eliminare testimoni di un processo che sta per aprirsi. Più tragicamente "banale", data la frequenza con cui avvengono, l'agguato che è costato la vita a padre Philip Valayam, 46 anni, un salesiano indiano che prestava da un anno la sua opera presso la Parrocchia di don Bosco a Nairobi. Rientrava nel centro ecclesiale in auto con un ragazzo che lo aveva accompagnato dalla messa di mezzanotte, quando ha trovato la strada sbarrata da un palo della luce. È sceso per spostarlo, e subito due persone gli hanno intimato di consegnare le chiavi del veicolo. Il sacerdote ha cercato di rimontare sulla vettura per fuggire, ma i rapinatori non hanno esitato a sparare, centrandolo con due colpi alla testa. Poi si sono dileguati. Illeso ma sotto shock il ragazzo che era con lui.
(SwissInfo,
27/12/2005)
Kenia - Sacerdote ucciso poco dopo la messa di mezzanotte
(Misna, 26/12/2005)
Padre Philip Valayam, 46 anni, docente al Tangaza College della Catholic University of Eastern Africa (Cuea), è stato ucciso con colpi d’arma da fuoco nella notte di Natale, poco dopo aver officiato la Messa di mezzanotte; il delitto è stato compiuto alle 3.20 del mattino, su Dragoretti Market Road, a circa 200 metri di distanza dalla sede dei Don Bosco Youth Educational Services (Dbyes) e a circa 100 metri da una stazione di polizia. Non sono noti per ora né i particolari né i motivi dell’omicidio. Nato il 23 marzo1959 e ordinato prete il 29 dicembre 1988 in India, padre Philip si trovava in Africa orientale dal 1997 ed era stato docente di filosofia al seminario di Moshi, in Tanzania; dopo ulteriori studi a Roma nel 2001, era stato assegnato al Dbyes. Ieri sera, la locale comunità salesiana e i rappresentanti di altri istituti religiosi hanno partecipato a una solenne celebrazione eucaristica sul luogo dell’omicidio. A cominciare dall’uccisione del francescano irlandese Larry ‘Lal’ Timmons a Nakuru nel gennaio 1997 continua ad allungarsi la lista dei religiosi che hanno trovato la morte in Kenya tra i quali John Kaiser dei Missionari di Mill Hill nel 2000 e di monsignor Antonio Locati nel luglio scorso.
(M.B., Misna, / 26/12/2005)
Kenia - Fuga di infermiere all’estero, è allarme in ospedali pubblici
(Misna, 15/12/2005)
Quasi 3.000 infermiere professionali keniane sono emigrate all’estero negli ultimi cinque anni, contribuendo a indebolire il già carente sistema sanitario nazionale: lo sostiene il Consiglio infermieristico del Kenya che, in collaborazione con il ministero della sanità e con un’università americana, ha elaborato i primi dati affidabili su questo fenomeno perché finalmente registrati e disponibili su computer. Secondo la ricerca le infermiere ‘in fuga’, in genere le più esperte del paese, erano 49 nel 1999, ma nel 2003 erano già salite a 967, per poi scendere di nuovo l’anno scorso a 684. La stragrande maggioranza emigra in Gran Bretagna e Stati Uniti, dove è certa di trovare stipendi più alti e migliori condizioni di lavoro. Commentando i dati per la stampa locale, John Arudo, docente in materie infermieristiche all’università Aga Khan di Nairobi, ha ricordato che “il problema non esiste solo in Kenya, ma in tutta l’Africa”, in particolare Uganda e Tanzania. “Quando il fenomeno è iniziato pensavamo che fosse una buona opportunità per le nostre infermiere riuscire a lavorare in altri paesi, ma adesso capiamo che non va bene e non deve essere incoraggiato” ha aggiunto Eunice Kiereini, ex dirigente del settore. Secondo i dati del ministero, in Kenya ci sono attualmente 17.000 infermiere nel comparto pubblico, ma ne servirebbero almeno 35.000.
(L.M., Misna, 15/12/2005)
Kenya - 24 membri del governo rifiutano di prestare giuramento (tratto da
TV5/AFP, 09/12/2005)
Tre ministri e 21 segretari di Stato del nuovo governo keniano, fra i quali Wangari Maathai, premio Nobel della pace 2004 e segretario di Stato per l’ambiente, hanno boicottato la cerimonia di investitura del gabinetto, questo venerdi 9 dicembre. La maggior parte di coloro che non hanno partecipato alla cerimonia avevano rifiutato il loro portafoglio perché non erano stati consultati prima della loro nomina. Secondo la sig.ra Maathai, che non aveva rifiutato l’incarico, il presidente Mwai Kibaki avrebbe dovuto rinviare la cerimonia d’investitura. Mercoledi sera, Kibaki aveva nominato un nuovo governo, composto di fedeli, con 30 ministri e 49 segretari di Stato. Aveva liquidato il gabinetto precedente dopo il rifiuto massiccio, il 21 novembre scorso, del progetto di Costituzione sottomesso a referendum. Il progetti, che manteneva un forte regime presidenziale nonostante la creazione di un posto di Primo ministro, aveva profondamente diviso il governo precedente. Il presidente Kibaki ha scartato dal nuovo governo i ministri che avevano fatto campagna contro il progetto di Costituzione.
(tratto da TV5/AFP,
09/12/2005)
Kenya - Varato nuovo governo, via oppositori interni (SwissInfo, 07/12/2005)
A 14 giorni dallo scioglimento del precedente, il presidente del Kenya Mwai Kibaki ha nominato in serata il nuovo governo, rendendone nota la compagine in diretta televisiva. L'impressione è che abbia scelto suoi stretti collaboratori ed amici di vecchia data, esonerando in blocco il gruppo - facente parte della maggioranza e con posizioni rilevanti nel precedente governo - che si era espresso (con l'opposizione) per il "no" al recente referendum costituzionale svoltosi in Kenya. Un referendum per il quale Kibaki si era fortemente speso in prima persona per il sì, raccogliendo però solo il 43 per cento dei consensi.
(SwissInfo,
07/12/2005)
Kenya - Referendum: scrutinio oltre un terzo, in testa il "no"
(M.B., Misna, 22/11/2005)
Quando è stato completato lo spoglio di 4.712.270 schede, il " no" ha ottenuto 2.619.081 voti, pari al 55.6% e il "sì" 2.045.033 pari al 43.4%. Si tratta di risultati per ora ufficiosi ma che - contrariamente alle aspettative e alle notizie di ieri sera - sembrano preannunciare un trionfo del "no" e una problematica sconfitta politica per il presidente Mwai Kibaki e il governo. KIbaki era stato consigliato anche dalla Chiesa a restare fuori dalla mischia referendaria, caratterizzata da violenze con vittime e da un aggressivo e rumoroso "partito dell'arancia", il simbolo contrapposto alla banana del movimento per il "si" alla costituzione.
(M.B., Misna, 22/11/2005)
Kenya – Referendum: Paese col fiato sospeso (SwissInfo, 21/11/2005)
Il Kenya ha votato oggi sulla nuova Costituzione, che riforma completamente quella varata nel '63, al momento dell'indipendenza dalla Gran Bretagna. Ed ora il Paese trattiene il fiato: c'è molta paura, infatti, che la proclamazione dei risultati (probabilmente tra martedì sera e mercoledì mattina) possa scatenare violenze estese su base etnica, come quelle, sanguinose, degli anni Novanta. La spaccatura, infatti, è verticale: e non solo dal punto di vista politico (il governo è per il sì, ma sette ministri, e di rilievo, sono per il no, come l'opposizione), ma anche con fortissime caratterizzazioni tribali. Finora non si sono segnalati incidenti, se non scontri marginali in alcuni ghetti di Nairobi, che oggi - come le altre principali città keniane - appariva spettrale. Negozi chiusi (peraltro erano stati svuotati nei giorni scorsi: in molti hanno accaparrato cibo), circolazione quasi inesistente. Tutto il contrario del consueto micidiale caos quotidiano. Del resto il governo ha proclamato oggi e domani giorni festivi. Imponenti le misure di sicurezza: almeno 50mila persone schierate sul territorio. Il punto centrale della nuova costituzione è quello che riguarda i poteri del Presidente. In pratica attualmente totali, e che - stando agli accordi preelettorali che consentirono alla coalizione al potere di vincere le elezioni alla fine del 2002, dopo 24 anni di potere incontrastato di Daniel arap Moi - dovevano essere fortemente ridimensionati, divenire poco più che onorifici, creando la figura, che attualmente non c'è, di un primo ministro che avrebbe diretto la cosa pubblica. Questa l'intesa, formale: e questa Costituzione doveva essere varata, stando agli impegni, entro cento giorni. C'era anche il nome del premier 'in pectore': Raila Odinga. Ma il varo della Nuova Carta è slittato senza sosta, finchè il Parlamento non l'ha sostituita con un nuovo testo, che cambia il punto nodale. I keniani, infatti, oggi si sono espressi su una Costituzione che sfuma appena i poteri presidenziali, e crea sì la figura del premier, ma del tutto marginale rispetto a quella del presidente. E dunque lo scontro politico verticale. Il sì del presidente Mwai Kibaki e della maggioranza governativa, il no scontato dell'opposizione, ma anche quello di Odinga e di altri sei ministri, oltre a vice e sottosegretari. Una rottura totale, che affonda anche su basi etniche. Kibaki è un 'kikuyo', la principale etnia del Paese, compatta dietro al presidente e al suo entourage: tutti di quella tribù. Odinga è un 'Luo', terzi numericamente, ma molto potenti nella finanza e nella cultura. E l'alleanza del suo partito, il Liberal Democratico, con Kibaki fu decisiva per la vittoria della coalizione. Ma avvenne sulla base di impegni precisi, ora disattesi. Decisivo, poi, il ruolo della seconda etnia del Kenya, i 'luhya': probabilmente in maggioranza più propensi al no. I 'masai' erano per il no, ma potrebbero aver cambiato posizione dopo una serie di concessioni territoriali (legalmente dubbie) elargite loro all'ultim'ora dal governo. Alla vigilia del voto, il 'no' (simbolo l'arancia), appariva in vantaggio, ma il 'sì' (simbolo la banana), in fortissima rimonta. Ciò mentre i due schieramenti si accusano da tempo di brogli e corruzione diffusa. Da qui il rischio tutt'altro che remoto di incidenti alla proclamazione dei risultati. E comunque, al di là di scontri etnici, il dopo referendum sarà molto difficile per il Kenya. Se vince il 'sì', Odinga e gli altri suoi uomini dovranno lasciare l'esecutivo, rendendo la governabilità difficile. Se vince il 'no', Kibaky sarà politicamente più che azzoppato. In ogni caso non si vede come il Paese - già in gravissima crisi - possa arrivare alle prossime elezioni, previste alla fine del 2007. Altri temi centrali del referendum: eguaglianza uomo-donna, che certamente nel sociale resterà teorica, ma avrà una grande valenza legale, poichè finora per le eredità le donne erano più che emarginate; il 'no' all'aborto (ma è previsto che il Parlamento possa emendare questa scelta), ed alle nozze tra persone dello stesso sesso. Ma di questi temi quasi nessuno parla qui, ammesso che tra la gente povera (la stragrande maggioranza) qualcuno lo sappia.
(SwissInfo,
21/11/2005)
Kenya – “Albero è vita”, un progetto per riforestare l’Africa
(C.A.,
Criticamente, 01/11/2005)
Le cifre degli esperti dell’Onu sulla deforestazione per scopi agricoli sono allarmanti: il 65% degli abitanti del continente ne subirà le conseguenze e, se il trend rimarrà inalterato, tra venti anni due terzi delle terre coltivabili saranno aride. Il progetto internazionale, da realizzare nell’arco dei prossimi 12 anni, prevede il finanziamento di ricerche per stabilire misure politiche e pratiche concrete per risolvere il problema. Responsabile è la Banca Mondiale, mentre tra i partner si annotano l’Onu, l’Unione Africana, la Commissione europea e alcuni governi africani. Da contraltare, dallo stesso Kenya, giunge la segnalazione della Total Eco Challenge, progetto ambientale della compagnia petrolifera Total Limited: tra 1200 progetti pervenuti da tutto il mondo, il vincitore della categoria organizzazioni non governative è risultato “Tree is life – Albero è vita”, un programma di riforestazione nella zona di Nyahururu, ai piedi del monte Kenya e poco distante dalla Rift Valley. Un riconoscimento quantomeno curioso, quello che una compagnia petrolifera tributa a un’iniziativa di riforestazione: segno di una maggiore sensibilità verso l’ambiente e la popolazione, secondo gli organizzatori. In Kenya chi fa il pieno alla Total riceve un albero da frutto. Un microprogetto, “Tree is life”, ma che ha sempre contato sull’approvazione del ministro Maathai, per il coinvolgimento attivo e la responsabilizzazione delle comunità che ne stanno alla base. Oggi, nella zona di Nyahururu, ciascun villaggio possiede un vivaio in comune, e nella realizzazione del rimboschimento si sono attivati 60 gruppi e 60 scuole, per un totale di 700mila alberi piantati nel solo 2005. Il progetto è ideato dalla Fondazione Fontana, una onlus italiana, e finanziato dalla provincia autonoma e dal comune di Trento. -Per maggiori info: http://www.treeislife.org
(Cinzia Agostini,
Criticamente, 01/11/2005)
Kenya - Bloccata importazione pollame (A.N., AGE, 18/10/2005)
Il Kenya ha deciso oggi il blocco dell'importazione di pollame, uccelli selvatici e prodotti derivati provenienti da paesi colpiti dal virus dei polli. Lo rende noto un comunicato del ministero della caccia e pesca. Non sono stati precisati, al momento, quali siano i paesi in questione. Tutta la fascia dell'Africa dell'Est -in particolare, oltre al Kenya, Etiopia, Somalia, e Tanzania- viene considerata ad alto rischio poiche' e' area tradizionale delle migrazioni considerati portatori del virus. Secondo gli specialisti, il periodo in cui eventualmente potrebbe giungere il virus e' valutabile tra fine anno ed aprile.
(Andrea Nunziata, AGE,
18/10/2005)
Kenia – Il parco Amboseli vittima di giochi elettorali? (L. C.-Ansa/ La nuova
ecologia, 13/10/2005)
Un paradiso ambientale straordinario, il Parco nazionale Amboseli, nel sud del Kenya, non lontano dal confine con la Tanzania, rischia di essere di fatto distrutto - o comunque di perdere la rigorosa imponenza attuale - per giochi elettorali in vista del referendum sulla Costituzione, in calendario il 21 novembre. Dunque: la lotta tra “sì” e “no” alla nuova Carta è serrata, e ha suscitato scontri violentissimi di piazza, oltre che una spaccatura verticale nello stesso governo. Si cerca di recuperare voti (i cui pacchetti in larga misura si muovono ancora su base etnica) da tutte le parti, e la popolazione Masai, importante e fiera, appariva schierata per il “no”. E così nei giorni scorsi il presidente della Repubblica - e capofila del sì. Se perdesse, i suoi giorni politici potrebbero essere contati, e probabilmente si imporrebbero nuove elezioni che lo vedrebbero sconfitto - Mwai Kibaki ha annunciato la “degradazione” dell'Amboseli da Parco Nazionale, a Game reserve. Apparentemente un fatto burocratico, ma in realtà cambia tutto. Perché vuol dire che l'oasi passa dall'amministrazione - rigorosa e attenta - dell'Associazione per la difesa ambientale e degli animali selvatici keniana (che opera di concerto con quelle regionali e internazionali) al controllo degli amministratori locali: altra storia. Amministratori locali che sono masai, e che vedono in questa operazione un'occasione economica enorme, oltre che una sorta di “restituzione” delle loro terre, che furono appunto loro sottratte 31 anni fa, quando furono obbligati ad abbandonarle per lasciare spazio al parco. Ovviamente, una scelta che mira a far convergere il voto di tale etnia, influente e guerriera, dal “no” al “sì”. Ma le conseguenze sono altrettanto ovvie: questa sorta di paradiso di poco meno di 400 kmq, con imponente vista sul vicino Kilimangiaro, tra le aree più popolate di maestosi e protettissimi elefanti del mondo sarebbe così destinata senza alcun dubbio, e nella migliore delle ipotesi, al declino.Disastro certo ambientale, ed anche economico. (Luciano Causa, ansa, rilanciato da
La nuova ecologia,
13/10/2005)
Kenya - Rinvenuti i primi fossili di scimpanze' (Lanci.it, 02/09/2005)
Provengono dal Kenya i primi fossili di scimpanze' mai rinvenuti. Sono tre denti che risalgono a 500.000 anni fa. E sono bastati questi tre piccoli reperti a far vacillare le principali teorie sull'origine dell'uomo. Si pensava infatti che gli scimpanze' fossero sempre vissuti nelle foreste tropicali. L'uomo invece avrebbe avuto origine da un antenato molto simile allo scimpanze', ma che alcuni milioni di anni fa avrebbe cominciato ad avventurarsi nella savana. In questo nuovo ambiente si sarebbe sviluppato un essere che man mano perdeva le caratteristiche "scimmiesche" e avrebbe acquisito caratteri piu' umani. E' evidente però che le cose andarono diversamente. 500.000 anni fa in Kenya non c'erano foreste, ma c'era la savana, in cui si pensava vivesse solo l'uomo. Ma ora sappiamo che c'erano anche gli scimpanze', per cui non fu la differenza di ambiente a dare il via all'evoluzione dei primi ominidi. La scoperta crea nuove prospettive anche sulle ricerche sui fossili di scimpanze'. Nessuno infatti aveva mai pensato di cercarli nell'Africa Orientale, dove in futuro si concentrera' l'attenzione dei ricercatori.
(Lanci.it, 02/09/2005)
Kenya - I vescovi cattolici sulla Costituzione (CISA, 01/09/2005)
I vescovi cattolici del Kenya riuniti in sessione plenaria straordinaria nel seminario San Tommaso d'Aquino, dopo aver studiato alcuni punti riguardanti la proposta di nuova Costituzione del Kenya e aver ricevuto chiarimenti da parte del Procuratore generale, indirizzano questo messaggio a tutte le persone di buona volonta' in Kenya:
Kenya - Verso una costituzione anticristiana? (Evangelici, 29/08/2005)
C'e' preoccupazione nel mondo cristiano keniota riguardo a una nuova costituzione che riconosce la legge islamica, o sharia, nelle dispute familiari o religiose, anche se non ha giurisdizione nel caso di crimini. La nuova costituzione viene attualmente redatta per il voto di novembre, ma incontra una decisa opposizione da parte dei cristiani. Todd Nettleton di Voice of the Martyrs (Voce dei Martiri) spiega: ''Ciò che i cristiani dicono e' "Aspettate un attimo, questo e' un tribunale religioso, e noi dovremmo dargli autorita' sulla societa' secolare". I politici non danno ai pastori l'autorita' di appianare le dispute, ma la vogliono concedere alla Sharia''. L'esperienza e' alla base del timore dei cristiani, dice Nettleton. ''Hanno visto ciò che e' successo un poco piu' a nord, in Sudan, dove il governo ha dichiarato la legge della Sharia. Vedono ciò che sta accadendo nella Nigeria settentrionale, dove ci si sta movendo sempre di piu' verso l'applicazione Sharia. Sono quindi comprensibilmente prudenti''. Si crede che questo sia il primo passo verso la concessione del potere all'Islam in un paese prevalentemente cristiano. Nettleton aggiunge, ''Sappiamo che l'Islam radicale si oppone violentemente all'evangelizzazione e all'opera missionaria cristiana. Ritengo che i cristiani in Kenya stiano dicendo "Dobbiamo essere molto cauti, perche' non vogliamo che questo accada qui"''.
(Evangelici, 29/08/2005)
Kenia - Omicidio vicario apostolico: denunciano torture i 6 incriminati (Misna. 25/08/2005)
L'Alta Corte di Nairobi ha ordinato una perizia medica per le sei persone - tra cui il sacerdote cattolico keniano padre Peter Malley Guyo Wako - formalmente incriminate a Nairobi per l'omicidio (lo scorso 14 luglio) del vicario apostolico di Isiolo monsignor Luigi Locati. La MISNA lo ha appreso stamani da fonti locali, le quali hanno precisato che nei giorni scorsi i legali dei sei sospettati (che resteranno in carcere fino all'apertura del processo il prossimo 7 settembre) hanno ripetutamente denunciato le torture a cui la polizia avrebbe sottomesso i propri assistiti. Secondo la richiesta depositata dagli avvocati della difesa di fronte all'Alta Corte, tutti e sei i sospettati avrebbero subito vari tipi di torture (bruciature di sigarette, percosse, ma anche una serie di pressioni psicologiche come la mancata consegna di acqua e cibo) da parte dei poliziotti. I magistrati hanno predisposto quindi che un medico legale e uno scelto dalla difesa conducano perizie fisiche e psichiatriche sui sei detenuti. Uno dei procuratori che si sta occupando del caso ha rigettato, a nome della polizia, le accuse di tortura presentate dalla difesa. Dopo aver confessato agli inquirenti il loro coinvolgimento nell'omicidio, i sei - secondo quanto riportato oggi da uno dei principali quotidiani keniani 'Daily Nation' - hanno negato qualsiasi responsabilita' e si sono detti innocenti durante un'udienza a porte chiuse tenuta la scorsa settimana di fronte al giudice Justice Milton Makhandia. Nessuna certezza, finora, sul movente dell'assassinio: secondo le 'voci' piu' diffuse, monsignor Locati sarebbe stato ucciso per contrasti e gelosie (legati anche alla gestione dei fondi della diocesi) relative alla sua intensa attivita' a favore dei giovani e degli ammalati, che aveva permesso alla diocesi da lui guidata di gestire scuole e dispensari; per espressa indicazione del vicario apostolico, le strutture erano aperte a tutti, in una zona - la diocesi di Isiolo - caratterizzata dalla presenza di una forte comunita' Borana, in maggioranza musulmana. (M.Z., Misna,
25/08/2005)
Kenya - Le relazioni tra Cina e Kenya (Cri Online, 17/08/2005)
Incontrando oggi a Pechino il presidente del Kenya Mwai Kibaki, il presidente cinese Hu Jintao ha detto che il consolidamento e il rafforzamento delle relazioni di cooperazione e d'amicizia costituisce una parte importante della politica estera cinese. La Cina intende portare in una fase nuova le relazioni di partnership di tipo nuovo con i paesi africani, ivi compresi il Kenya. Kibaki ha detto a sua volta che il suo paese persiste nella politica di una sola Cina ed appoggia la grande causa della riunificazione cinese, sperando che la Cina continui ad appoggiare gli sforzi compiuti dall'Africa nella ricerca della pace e dello sviluppo. (China Radio International,
17/08/2005)
Kenya - Entro novembre referendum su nuova Costituzione (L.M., Misna, 27/7/2005)
Si dovra' tenere entro il prossimo 21 novembre il referendum sul testo di modifica della Costituzione keniana che, secondo alcuni osservatori, rischia di lasciare troppo potere nelle mani del presidente. Lo ha annunciato la Procura generale, spiegando che sara' pronta in 30 giorni la legge con la nuova bozza di Costituzione votata lo scorso 21 luglio dal Parlamento; entro 90 giorni dalla sua pubblicazione, spettera' poi al popolo keniano ratificare o respingere il provvedimento attraverso lo strumento referendario. Secondo gli osservatori, il referendum rappresentera' il momento culminante di un percorso iniziato l'anno scorso, con la diffusione di una prima bozza della carta (Boma draft) che limitava i poteri del presidente, e proseguito con un nuovo testo (Kilifi draft), frutto dell'approvazione degli emendamenti al documento iniziale, che invece ripristina sostanzialmente le facolta' del capo dello Stato. La revisione era stata promessa dall'attuale presidente Mwai Kibaki, deciso a usare la nuova Costituzione per ridurre i propri poteri e delegare una parte dei suoi compiti a un primo ministro, ma una parte dei keniani lo ha accusato di aver dimenticato le promesse e hanno organizzato manifestazioni di protesta in cui una persona e' morta e altre sono rimaste ferite.
(L.M., Misna, 27/7/2005)
Kenya - Appello dei vescovi per fermare crimini e insicurezza
(Misna, 25/7/2005)
''Il crimine e l'insicurezza in Kenya devono essere fermati adesso'': e' il titolo - che suona anche come un'esortazione - di un documento dei 27 vescovi del Paese africano, che si dicono ''sconvolti, allarmati, turbati, commossi e toccati'' per la mancanza di sicurezza, le vittime che essa provoca e la capacita' di resistenza mostrata dalla gente. La forte presa di posizione avviene a pochi giorni da due gravi episodi, le violenze a sfondo etnico tra gruppi armati delle comunita' Gabra e Borana, nel distretto settentrionale di Marsabit, e l'uccisione, il 14 luglio scorso, del vicario apostolico di Isiolo (250 chilometri a nord di Nairobi), monsignor Luigi Locati. Nel documento - diffuso oggi dalla locale Conferenza episcopale - i presuli reclamano un'azione immediata e coordinata di istituzioni, forze dell'ordine, societa' civile e mezzi di comunicazione contro il crimine e l'insicurezza nel Paese, rivolgendosi in particolare al ministero della Sicurezza Interna, per potenziare i mezzi a disposizione e le condizioni di lavoro delle forze dell'ordine. ''Sappiamo - scrivono i vescovi - che gli agenti di polizia sono spesso sottopagati, male equipaggiati e scontenti, ma non possiamo dimenticare che alcuni di loro sono corrotti, inefficienti e a volte complici dei criminali''. Nell'esprimere ''cordoglio e solidarieta''' con la popolazione - riferendosi in particolare ai morti di Marsabit e all'assassinio di monsignor Locati - l'episcopato locale incoraggia la popolazione del Kenya a non avere paura di denunciare gli autori dei crimini. I vescovi, infine, rivolgono un ''appassionato appello'' al presidente del Kenya, Mwai Kibaki, a fare subito e nel migliore dei modi tutto cio' che e' in suo potere per fermare il crimine e l'insicurezza nel Paese. ''Solo allora - si chiude il documento - i kenyoti potranno vivere indisturbati e realizzare una 'Nazione che lavora'.
(EB, Misna, 25/7/2005,
Kenya - Violenze nel Nord: oltre 30 gli arresti - Vescovo ucciso: sacerdote sospettato
(Misna, 25/07/2005)
Sono 32 le persone arrestate nel fine settimana nell'ambito dell'inchiesta lanciata dalle autorita' Kenyane per far luce sui massacri avvenuti il 12 luglio scorso nella zona di Marsabit (circa 500 chilometri a nord di Nairobi) dove gli scontri tra gruppi armati legati alle comunita' Gabra e Borana hanno causato la morte di circa 90 persone. Lo riferiscono fonti locali, precisando che i fermi sono frutto di un'operazione speciale lanciata tra sabato domenica nei distretti di Marsabit e Moyale e in cui sono rimasti coinvolti anche quattro capi delle comunita' locali. Le forze dell'ordine hanno sequestrato un alto numero di armi e munizioni e alcuni apparecchi di comunicazione che sembrerebbero coinvolgere nei fatti di Marsabit elementi legati al Fronte di liberazione dell'Oromo (Olf), il gruppo separatista dell'omonima regione etiope attivo oltre frontiera. La polizia ha anche provveduto al sequestro di un gran numero di capi bestiame rubati nelle scorse settimane. - Intanto si aggrava la posizione di uno dei due sacerdoti fermati la scorsa settimana dalla polizia kenyana ad Isiolo, 250 chilometri a nord di Nairobi, in relazione alle indagini sull'omicidio del vicario apostolico monsignor Luigi Locati. Lo riferisce l'agenzia di stampa Misna, rilanciata dall'agenzia Adnkronos, precisando che gli inquirenti hanno raccolto elementi sufficienti per affermare che uno dei due e' il ''mandante dell'omicidio'' del presule originario di Vercelli.
(M.Z., Misna, 25/07/2005)
Kenya - Kenya-Tunisia a porte chiuse (Sportal, 25/07/2005)
La partita valida per la qualificazione ai prossimi Mondiali di Germania 2006 e' in programma il prossimo 2 settembre a Nairobi e si disputera' senza tifosi sugli spalti. A renderlo noto la stessa Fifa, che ha deciso di punire la nazionale kenyana per le intemperanze dei suoi sostenitori durante il precedente incontro casalingo contro il Marocco, giocato lo scorso 18 giugno. Durante questa partita, infatti, si verificarono alcuni incidenti che causarono la morte di un ragazzo di 15 anni e diversi feriti. La Fifa ha anche comminato una multa ai danni del Kenya di 25.000 franchi svizzeri.
(Sportal,
25/07/2005)
Kenya - Rappresaglia per il massacro di Turbi (L.M., Agenzia Fides 14/07/2005)
Dopo il massacro del villaggio di Turbi nel nord ovest del Kenya, arriva la rappresaglia da parte dei componenti dell'etnia colpita: almeno 10 persone di etnia Gabra sono rimaste uccise durante l'assalto a una Land Rover del Sololo Catholic Mission Hospital, guidata da un missionario comboniano filippino, Aldrin Talacios, lungo la strada che conduce a Marsabit. Gli assalitori apparterebbero all'etnia Borana. Il missionario e' rimasto ferito il missionario. Tra le persone uccise vi sono 4 bambini sotto i 10 anni e 4 donne. Nel frattempo si precisa la dimensione del massacro del villaggio di Turbi. Secondo le ultime stime le vittime sarebbero 76, mentre fonti della diocesi di Marsabit ridimensionano il numero degli assalitori che sarebbero stati 200 e non 300-500 come riportato in precedenza. La Chiesa cattolica e altre realta' missionarie cristiane e musulmane, insieme alle Organizzazioni non governative, sono le uniche istituzione presenti nella regione arida e semideserta, assicurando educazione, sanita', acqua, aiuti alimentari e altri servizi. Il governo ha comunque annunciato di aver inviato all'inseguimento del gruppo che ha compiuto il massacro di Turbi tre elicotteri e diversi reparti militari. I vescovi del Kenya hanno condannato con forza il massacro di Turbi e porto le loro condoglianze alle famiglie delle vittime e ai sopravvissuti. ''Siamo scioccati e turbati dal massacro e dalla grande crudelta' nei distretti di Marsabit e di Moyale'', afferma un comunicato della Conferenza Episcopale del Kenya. I vescovi si rivolgono al governo affinche' ''rafforzi con urgenza la sicurezza nell'area, come e' stato ripetutamente richiesto dalle popolazioni locali che vivono nella paura quotidiana. Il nostro popolo in diverse parti del paese vive infatti in uno stato di continua paura e apprensione''.
(L.M., Agenzia Fides 14/07/2005)
Kenya - Ucciso vicario apostolico italiano (Misna, 14/07/2005)
Ignoti hanno ucciso questa sera (14/07) monsignor Luigi Locati, 77 anni, vicario apostolico di Isiolo, nel nord del Kenya. La
MISNA lo ha appreso da fonti religiose locali. Il presule, originario dell'arcidiocesi di Vercelli, e' stato raggiunto da colpi di arma da fuoco intorno alle ore 21.00 (ora locale) mentre dal centro Pastorale dove aveva cenato si stava recando nella sua abitazione. Non si hanno ancora dettagli precisi sul tragico avvenimento. Secondo una prima ricostruzione, il vicario apostolico di Isiolo sarebbe stato soccorso ma e' morto poco dopo. Nessuna indicazione, per ora, sulle possibili cause dell'aggressione, anche se non si esclude che l'episodio sia da collegarsi a precedenti minacce. Monsignor Locati era nato il 23 luglio 1928 a Vinzaglio, nell'arcidiocesi di Vercelli. Ordinato sacerdote il 29 giugno 1952, era poi stato consacrato vescovo il 4 febbraio 1996. La missione di Isiolo, nel Kenya nord-orientale, era in precedenza parte della diocesi di Meru e il 15 dicembre 1995 era stata eretta a vicariato apostolico e affidata all'arcidiocesi di Vercelli. Isiolo e' a nordest di Nairobi, zona ricca di bellezze naturali ma tradizionalmente teatro di contrasti etnici e anche terra di banditismo proveniente dalla Somalia.
(EB-CO, Misna, 14/07/2005)
Kenya: attacco villaggio del nord, forse 100 morti (Ticinoline, 13/07/2005)
Una settantina di morti, ma forse addirittura otre cento. Assume proporzioni epocali il bilancio di un attacco sferrato ieri poco dopo l'alba, con scontri continuati per l'intera giornata, ad un poverissimo villaggio Kenyano nel nord, quasi al confine con l'Etiopia. Una storia quasi atavica di rivalita' tra due tribu', la cui "guerra" negli ultimi mesi aveva gia' fatto un centinaio di morti. Da una parte i Gabra, quelli massacrati ieri, dall'altra i Borana, provenienti dall'Etiopia, ma in realta' a pochi chilometri: e li' il confine nessuno sa cosa sia. Si contendono le poche aree utili (cioe' con un po' d'acqua) per la coltivazione e la pastura, e continuano a rubarsi il bestiame a vicenda, in un vortice irrefrenabili di vendette e controvendette. L'assalto di ieri si e' svolto tra le sei e le sette del mattina: molto uomini erano gia' usciti per andare nei campi, nel villaggio - si chiama Turbi - quasi tutte donne e bambini. Massacrati a colpi di panga, coltelli e di lancia. Moltissime vittime, i ragazzi, avevamo gia' indosso la divisa per recarsi a scuola. Bilancio, dunque, ancora incerto. Fino a ieri sera la cifra ufficiale era di 22 morti accertati, ma veniva precisato che era un dato del tutto provvisorio. Stamane i giornali parlano di oltre 50, ma fonti ufficiali dicono oltre 60. Cifra che cresce con le testimonianze che giungono dal posto (molto remoto e desertico, poverissimo) che concordano su oltre settanta, mentre indicazioni raccolte dalla Bbc online portano il numero a piu' di 100 morti. Decine, inoltre, i feriti.
(Ticinoline,
13/07/2005)
Kenya - Aids: circoncisione riduce 70% rischio contagio (Ticinonline, 05/07/2005)
In uno sviluppo potenzialmente importante nella ricerca sull'Aids, scienziati francesi e sudafricani hanno scoperto che la circoncisione riduce del 70 % il rischio che un uomo contragga il virus della sindrome da immunodeficienza acquisita attraverso un rapporto sessuale con una donna infetta. A livello globale (non negli Usa dove il contagio passa soprattutto attraverso lo scambio di siringhe infette tra tossicodipendenti e in seconda battuta i rapporti gay) il maggior canale della trasmissione dell'Aids sono i rapporti eterosessuali e, al di la' dell'astinenza e del preservativo, non era stato finora trovata alcuna altra via per limitare la diffusione sessuale della malattia, arrivata l'anno scorso a un totale stimato di cinque milioni di nuovi casi. Una trentina di studi precedenti avevano stabilito una sorta di correlazione tra la circoncisione e il tasso di contagio. In Kenya ad esempio il virus e' piu' diffuso tra i Luo, che non la praticano, e meno tra i Kikuyu, che la praticano. Una serie di ragioni biologiche sono state addotte sul perche' l'intervento offre uno scudo protettivo al contagio, ma finora nessuno studio era stato in grado di dimostrare che la circoncisione riduce le possibilita' di infezione. La nuova ricerca ha messo alla prova l'ipotesi studiando oltre 3000 uomini sani tra i 18 e i 24 anni in una comunita' sudafricana chiamata Orange Farm. Meta' degli uomini sono stati circoncisi, l'altra meta' e' servita come gruppo di controllo. L'idea era di seguire i due gruppi per 21 mesi ma dopo un anno i dati hanno dimostrato che il gruppo dei circoncisi era molto piu' resistente alla malattia. Per ogni dieci uomini non circoncisi che nell'arco di tempo della ricerca sono diventati sieropositivi solo tre circoncisi hanno contratto la malattia, secondo una bozza dello studio ottenuta dal 'Wall Street Journal'.
(ATS, Ticinonline, 05/07/2005)
Kenya - Forze di polizia accusate di abusi e violenze (Misna, 28-06-2005)
''Oltre 16 milioni di Kenyani (circa la meta' della popolazione totale) vivono sotto la soglia di poverta', una condizione che li rende estremamente vulnerabili alle violazioni dei loro diritti fondamentali da parte delle forze dell'ordine'': a denunciarlo e' l'Independent medico-legal unit (Imlu), rete di medici e giuristi Kenyani, nel suo ultimo rapporto ''Rolling back tortur'', relativo a casi di gravi abusi a carico di polizia e guardie carcerarie denunciati nel Paese negli ultimi 12 mesi. I Kenyani piu' poveri ''hanno meno consapevolezza dei propri diritti, accesso limitato al sistema giudiziario e ben poche possibilita' di portare di fronte alla magistratura i responsabili delle violenze che sono costretti in larga parte a subire'', sostiene l'Imlu; alcuni progressi sono registrati dall'insediamento del presidente Mwai Kibaki, nel dicembre 2002, ''ma la brutalita' delle forze dell'ordine non e' diminuita''. A piu' riprese, anche la Commissione nazionale per i diritti umani, al pari di diversi settori della societa' civile, ha accusato le forze di polizia di continuare compiere violenze su sospetti criminali principalmente per estorcere confessioni. Secondo 'Transparency International', organizzazione no-profit con sede a Berlino, la polizia Kenyana resta ancora oggi una delle piu' corrotte e violente del continente.
(FB, Misna, 28-06-2005)
Kenya - Rapporto sui bambini soldato (Peacereporter, 14-04-2005)
Molte migliaia di ragazzi e giovani continuano a combattere le guerre come mercenari, ed avvalendosi spesso di un'esperienza gia' lunga. Per poter sfuggire alla fame. Particolarmente interessati a questo fenomeno sono i focolai dell'Africa occidentale, come Liberia, Sierra Leone, Costa d'Avorio e Guinea. A denunciare la tragedia e' l'ultimo rapporto di Human Rights Watch, del quale da' notizia la Bbc, e presentato oggi a Nairobi. Il rapporto e' basato basato su interviste fatte a 60 ''giovani veterani''. Spesso i combattenti sono rapiti quando sono ancora bambini, e passano poi da una guerra all'altra, sfruttando l'unica possibilita' data loro di poter guadagnare qualcosa. Al tempo stesso, questi uomini sono i carnefici e le vittime della tragedia che si consuma quotidianamente in gran parte d'Africa. Significativo il titolo dell rapporto: ''Gioventu', poverta' e sangue: la letale eredita' dei guerrieri dell'Africa occidentale''.
(Peacereporter, 14-04-2005)
Kenya. Il Kenya ratifica lo statuto della Corte penale internazionale. (TRPP, 17/03/2005)
Il 15 marzo 2005, nello stesso giorno in cui la Corte penale internazionale (CPI) apre il primo processo per giudicare i responsabili di gravi crimini commessi nella Repubblica democratica del Congo, il Kenya ha depositato gli strumenti della ratifica dello Statuto di Roma, il tribunale permanente per genocidio, crimini di guerra e contro l'umanita'. Il Kenya e' cosi' il 27esimo Stato africano a diventare parte di questo organo internazionale, portando a quota 98 il numero delle ratifiche mondiali a distanza di sette anni dall'adozione dello Statuto da parte della Conferenza diplomatica riunita a Roma. L'Africa riconferma quindi il proprio ruolo di promotore e sostenitore della giustizia internazionale, ruolo assunto all'inizio del 1998 dal Senegal - che fu poi il primo paese a ratificare lo Statuto - che organizzo' a Dakar insieme a ''Non c'e' Pace Senza Giustizia'' la Conferenza Pan-Africana per l'istituzione Corte Penale Internazionale, alla quale parteciparono i governi di tutta l'Africa occidentale. Ad oggi il quadro regionale delle adesioni alla CPI e' il seguente: Africa: 27 Stati - America Latina e Caraibi: 19 - Europa (non UE): 13 - Unione Europea: 24 - Asia e Pacifico: 12 - Medio Oriente: 2 - Nord America: 1. - Informazioni:
NPSG/NPWJ, tel 06-68803613 -
Kenya. I Maasai minacciano: combatteranno per l'acqua fino alla morte
(Peacereporter 14/03/2005)
"I Maasai combatteranno fino all'ultimo uomo per riavere la propria terra e l'acqua". Lo ha fatto sapere il capo della presidenza di stato, William Ole Ntimama, durante una cerimonia funebre in cui si dava l'addio a due membri Maasai, uccisi nel mese scorso dalla polizia della Rift Valley. Ntimama, che e' di origine Maasai, si riferiva alla guerra per l'acqua tra i guerrieri pastori e le altre popolazioni del Kenya centrale (soprattutto i Kikuyu), nella quale sono gia' morte oltre venti persone nel giro di due mesi. Da tempo i Maasai chiedono la restituzione di alcuni terreni dati in concessione agli inglesi all'inizio del secolo scorso e mai riavuti indietro. Questo e le limitate risorse idriche nella regione hanno scatenato una serie di tensioni e violenze.
(Peacereporter, 14/03/2005)
Kenya. Il Sud del mondo chiede di tagliare sussidi a agricoltura (Misna, 04/03/2005)
I paesi poveri sono tornati a chiedere ai ricchi
del pianeta di prendere azioni concrete per sospendere i sussidi
all'agricoltura che impediscono lo sviluppo delle economie del Sud del mondo,
alla riunione in Kenya dove sono riuniti ministri di oltre trenta governi su
iniziativa dell'Organizzazione mondiale del lavoro (World Trade Organisation,
Wto). ''Non ci basta sentir dire che le sovvenzioni verranno tagliate, vogliamo
sapere quando e in che misura'' ha detto il ministro ruandese del Commercio,
Manasse Nshuti, che al momento guida il comitato per il commercio dei 53 Paesi
dell'Unione Africana (Ua). Da anni i paesi del Sud del mondo implorano i
governi dell'emisfero nord di abolire le barriere doganali ed eliminare - o
almeno ridurre in modo significativo - i sussidi agricoli, che limitano le
esportazioni di economie povere, spesso basate in gran parte sull'agricoltura.
All'incontro partecipano anche delegati di Europa e Stati Uniti. ''Vi stiamo
dicendo - e' l'appello rivolto a Ue ed Usa dal ministro del Commercio Kenyano,
Mukhisa Kituiy - di aprire i vostri mercati e consentire un maggiore accesso
per i nostri prodotti''. I paesi africani hanno accolto con favore la decisione
del Wto - in controtendenza rispetto allo scenario attuale - di bloccare i
sussidi statunitensi del settore del cotone, dopo che il Brasile aveva
protestato denunciando di subire una grave penalizzazione. (E.B. Misna, 04/03/2005)
1. La bozza per la nuova Costituzione (conosciuta come Bomas Draft), cosi' com'era, non poteva essere sottoposta a referendum perche' l'Assemblea che l'ha redatta non era un'Assemblea costituente, i membri non essendo stati eletti direttamente dal popolo.
2. Conseguentemente, il Parlamento, dopo aver deliberato e votato in data 22 agosto, ci ha presentato il documento di cui sopra come proposta per una nuova Costituzione del Kenya. Questo documento può ora essere presentato al pubblico per un referendum.
3. Dopo averlo studiato e ponderato, abbiamo concluso che tale documento e' un grande passo in avanti rispetto alla bozza precedente e all'attuale Costituzione.
4. Ciò nonostante, formuliamo riserve su alcuni punti che hanno bisogno di ulteriori chiarimenti (come l'Art 35 (a), 1 e 3, sui diritti umani; e l'Art 61 , tanto per citarne un paio).
5. E' necessario che tutti i cittadini siano bene informati con una formazione civica in modo da poter prendere una decisione responsabile.
6. Dopo questa formazione civica necessaria, invitiamo il popolo del Kenya ad andare a votare.
30 Agosto 2005 (Seguono le firme dei 28 prelati della Conferenza episcopale)
- (CISA, 01/09/2005)