NOTIZIE - ETIOPIA

Etiopia - Violenze elettorali: dirigenti opposizione e società civile restano in carcere (Misna, 28/12/2005)

Etiopia - Violenze elettorali: migliaia a processo (Misna, 14/12/2005)

Etiopia - Nuove condanne, aumenta il numero di giornalisti detenuti (Terrelibere, 13/12/2005)

Etiopia-Eritrea - “Tensioni al confine nascondono crisi interna ad Addis Abeba” (Misna, 21/11/2005)

Etiopia - Decine di oppositori a rischio pena di morte (Osservatorio sulla legalità, 16/11/2005)

Etiopia - Sarebbero un centinaio le vittime degli scontri nella capitale (E.B., Misna, rilanciata da Terre di confine, 04/11/2005)

Etiopia-Eritrea - Preoccupazione di Annan per movimento truppe (C. B., vita.it, 03/11/2005)

Etiopia - Scontri Addis Abeba: aumenta bilancio morti (SwissInfo/SDA-ATS, 03/11/2005)

Etiopia - Proteste postelettorali: 8 morti (Reuters, 01/11/2005)

Etiopia-Eritrea - Forza onu lascia 18 postazioni su 40 (AgeNews, 17/10/2005)

Etiopia-Eritrea - Il Papa chiede alla Chiesa di essere strumento di riconciliazione (Zenit, 17/10/2005)

Etiopia - Il Pam l'assicura contro la siccità (C.J., Vita.it, 17/10/2005

Etiopia - Riapre parlamento: Meles confermato premier (A.N., AGE, 10/10/2005)

Etiopia- Eritrea - Sale tensione, duro monito dell'Onu (Vita.it, 05/10/2005)

Etiopia - Accordo tra Stato e Chiesa per una università cattolica (Agenzia Fides)

Etiopia - 84 arresti in vista manifestazione opposizione (Adnkronos, 28/09/2005)

Etiopia - Leoni affamati divorano 20 contadini e 750 mucche (SwissInfo, 20/09/2005)

Etiopia - Conflitto con Eritrea: risoluzione Onu non gradita ad Asmara (Pagine di Difesa, 19/09/2005)

Etiopia - La Chiesa cattolica approda su Internet (ZENIT.org, 05/09/2005)

Etiopia - Il governo rigetta il rapporto della delegazione UE sulle elezioni (Osservatorio sulla legalita', 31/08/2005)

Etiopia - Onu: oltre tre milioni affrontano la fame (Reuters, 24/08/2005)

Etiopia - Forte aumento di casi di malaria. Si teme un'epidemia (Fonti varie, 08/08/2005)

Etiopia - ''Equality now'' contro i rapimenti, gli stupri e le connivenze (Nonviolenza, 30/07/2005)

Etiopia - Elezioni irregolari da ripetere in 20 collegi (O.P., WarNews, 26/07/2005)

Etiopia - Attentato nell'est. Molte vittime (Ansa.it, 25/07/2005)

Etiopia - Inaugurata dopo 450 anni la prima chiesa cattolica ad Adwa (Fides, 13/7/2005)

Etiopia - Elezioni tranquille, ma vietate manifestazioni per un mese (Ticinoline15/05/2005)

Etiopia - Violazione diritti umani nell'Oromo (Vita.it, 10/05/2005)

Etiopia - Progetto di prevenzione sanitaria per donne e bambini (Fides, 11/04/2005)

Etiopia - Elezioni: l'Ue invia 159 osservatori (Peacereporter, 22-03-2005)

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Etiopia - Violenze elettorali: dirigenti opposizione e società civile restano in carcere (Misna, 28/12/2005)

Resteranno in prigione almeno un’altra settimana i 131 imputati di tradimento, incitamento alla violenza e al genocidio – tra loro esponenti dell’opposizione, attivisti per i diritti umani, giornalisti indipendenti, editori – comparsi oggi davanti alla Corte Federale di Addis Abeba. Lo ha deciso il giudice Adil Ahmed, di fronte al quale gli imputati hanno rifiutato di definirsi colpevoli o innocenti: “L’amministrazione penitenziaria ci ha impedito di incontrare i nostri avvocati e discutere con loro la gravità delle incriminazioni a nostro carico”, ha detto in aula Hailu Shawel, presidente della Coalizione per l’unità e la democrazia (Cud), il principale partito di opposizione, i cui dirigenti sono stati in gran parte arrestati dopo le proteste anti-governative all’inizio di novembre. Il governo li accusa di aver fomentato le manifestazioni di piazza contro i brogli elettorali delle legislative di maggio, vinte dal partito del controverso primo ministro Meles Zenawi. La scorsa settimana la magistratura aveva reso noto i capi di imputazione, che spaziano dal tradimento al genocidio: in caso di condanna è previsto l’ergastolo o la pena di morte. Oggi il giudice ha rinviato l’udienza al prossimo 4 gennaio, decidendo che per ora i 131 imputati – 36 di loro sono assenti perché all’estero o non ancora arrestati – resteranno nella prigione della capitale. “Siamo persone responsabili che non hanno avuto attività criminali in passato: per questo chiediamo alla corte di garantirci la libertà provvisoria” ha detto uno degli imputati, Yenehe Mulatu, avvocato; alla sbarra c’è anche un ragazzo di 14 anni, che sarà ora sottoposto a un esame medico per verificarne l’età. All’inizio di novembre le forze dell’ordine avevano represso nel sangue le proteste, provocando non meno di 46 vittime (un centinaio secondo la società civile); migliaia di civili – il cui numero resta imprecisato, ma si suppone nell’ordine di 15-20.000 – sono stati arrestati e condotti in campi militari isolati lontano da Addis Abeba. Dure critiche sono state sollevate contro il governo di Zenawi da parte di organismi internazionali, tra cui il Parlamento europeo di Strasburgo, che ha chiesto una commissione d’inchiesta coordinata dall’Onu minacciando sanzioni mirate “contro esponenti del governo dell’Etiopia” in assenza di miglioramenti della situazione dei diritti umani. (Misna,  28/12/2005)

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Etiopia - Violenze elettorali: migliaia a processo (Misna, 14/12/2005)

Circa 3.000 persone saranno processate per il loro ruolo nei disordini anti-governativi che all’inizio di novembre sono stati repressi nel sangue dalle forze dell’ordine, con la morte di non meno di 46 civili (un centinaio secondo la società civile). Lo ha detto il controverso primo ministro Meles Zenawi, in un intervento davanti ai deputati del Parlamento federale di Addis Abeba. Zenawi non ha escluso che il principale partito di opposizione – Coalizione per l’unità e la democrazia, Cud – possa essere messo al bando: “Visto che la Cud è anche accusata come organizzazione, il suo destino è nelle mani della magistratura”. Il premier ha detto che il governo è pronto “ad accettare le decisioni dei giudici” su 3.000 detenuti, gran parte dei quali sono stati arrestati durate retate della polizia casa-per-casa in tutta la capitale nel mese di novembre con l’accusa di essere fiancheggiatori dell’opposizione. Secondo la polizia federale, 14.000 persone sono state arrestate in seguito alle manifestazioni del mese scorso, organizzate in modo spontaneo per protestare contro brogli elettorali da parte del partito di governo alle legislative di maggio e di agosto; il governo accusa la Cud di aver fomentato la rivolta. Le autorità avevano poi annunciato di aver scarcerato oltre 8.000 detenuti, ma non esistono riscontri indipendenti a queste informazioni, anche se la MISNA ha avuto conferma diretta di un numero elevato di persone rimesse in libertà. Secondo alcune stime di organizzazioni per i diritti umani raccolte ad Addis Abeba, potrebbero essere più di 20.000 i civili arrestati nelle scorse settimane. Restano in carcere anche 58 imputati “eccellenti”, tra cui i vertici della Cud, il neo-eletto sindaco di Addis Abeba, attivisti per i diritti umani, editori e giornalisti indipendenti; ieri si è appreso che due giornalisti fermati nei giorni scorsi sono stati condannati per articoli considerati “diffamatori” risalenti ad alcuni anni fa. “Coloro che non sono in carcere hanno la possibilità di denunciare la violenze di strada, abbandonare la vita politica o allinearsi a quanto prevede la legge” ha detto ancora Zenawi davanti al Parlamento. Analoghe proteste anti-governative erano state represse con violenza dalla polizia anche a giugno, provocano oltre 40 vittime tra gli abitanti di Addis Abeba, molti dei quali sono stati uccisi nelle strade della capitale da truppe speciali dell’esercito. (E.B. Misna, 14/12/2005)

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Etiopia - Nuove condanne, aumenta il numero di giornalisti detenuti (Terrelibere, 13/12/2005)

Altri due giornalisti sono stati arrestati negli ultimi giorni in Etiopia portando a 15 il numero degli operatori dell’informazioni detenuti dallo scorso novembre. Secondo le informazioni disponibili, il 7 dicembre Getachew Simie, ex-direttore dell’ormai inesistente settimanale in amarico Agere,è stato condannato a 3 mesi di prigione per “diffamazione criminale” in riferimento ad alcuni articoli scritti ormai 7 anni fa. Due giorni dopo un altro tribunale etiope ha condannato a 15 mesi di detenzione Laykun Engeda, ex-direttore ed editore di un altro settimanale (Dagim Wonchif) per aver pubblicato notizie false risalenti al 1999. I due giornalisti si vanno a sommare agli altri 13 operatori dell’informazione indipendente etiope arrestati a margine delle violenze e degli scontri avvenuti durante le proteste anti-governative di novembre. Accusati di tradimento, la maggior parte di questi giornalisti loro si trova ancora in stato di fermo senza che gli sia stato contestato alcun capo d’accusa. Alcune importanti organizzazioni per la tutela della libertà di stampa hanno condannato i provvedimenti presi nei confronti dei giornalisti e hanno definito “scandaloso” l’incarcerazione di professionisti a cui vengono contestate imputazioni “illegittime e datate”. (Terrelibere,  14/12/2005)

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Etiopia-Eritrea - “Tensioni al confine nascondono crisi interna ad Addis Abeba” (Misna, 21/11/2005)

“Le recenti dichiarazioni sulla ripresa imminente del conflitto tra l’Etiopia e l’Eritrea sono solo un’invenzione del partito di governo etiope e dei suoi collaboratori che cercano di sviare l’attenzione sulla grave crisi interna che stanno affrontando”: così il presidente eritreo Isaias Afewerki ha commentato, in una delle rare uscite pubbliche trasmessa nel fine settimana dalla televisione nazionale, le voci di una nuova guerra tra i due paesi del corno d’Africa che per una disputa territoriale si sono già affrontati tra il 1998 e il 2000. Pur sminuendo gli allarmismi delle ultime settimane sul rischio di un conflitto imminente, Afewerki ha sottolineato che “la pazienza di Asmara sta per terminare” riferendosi soprattutto alla posizione della comunità internazionale e del Consiglio di Sicurezza. Proprio in questi giorni il Consiglio di Sicurezza dovrebbe mettere ai voti una nuova risoluzione in cui, secondo indiscrezioni, si esprimerà grande preoccupazione per le tensioni in corso e si potrebbero condannare le misure prese dal governo di Asmara nei confronti dei caschi blu della Missione Onu in Etiopia ed Eritrea (Unmee). “Le nuove discussioni del Consiglio di Sicurezza non rappresentano altro che un’ulteriore perdita di tempo” ha ribadito Afewerki alla televisione pubblica. Il presidente eritreo ormai da mesi accusa la comunità internazionale (e soprattutto il massimo organo decisionale del Palazzo di Vetro) di essere incapace di costringere l’Etiopia ad accettare la decisione presa dalla Commissione Onu incaricata di tracciare i confini fra i due paesi e che entrambi i governi si erano impegnati ad accettare senza riserve. Nonostante la frontiera sia stata disegnata non si è ancora provveduto a tracciarla, soprattutto a causa delle critiche mosse dall’Etiopia, che, nonostante gli impegni presi, giudica sfavorevole il risultato dell’arbitrato internazionale. Dagli inizi del mese di ottobre (quando il governo asmarino ha messo al bando il sorvolo del proprio territorio ai mezzi Onu), gli uomini della Unmee hanno visto diminuire del 60%la propria capacità di controllo della zona cuscinetto che divide i due paesi. In concomitanza con questa mancanza di conferme indipendenti, si sono moltiplicate le segnalazioni di movimenti di truppe da entrambi i lati della frontiera. Proprio oggi dalle Nazioni Unite vengono rilanciate le parole del portavoce della Unmee, Gail Bindley-Taylor-Sainte, che ha riferito di “intensi movimenti di soldati e mezzi” proseguiti per tutta la settimana passata. Taylor-Sainte ha ribadito di che la situazione al confine resta “tesa e potenzialmente volatile”. (Misna, 21/11/2005)

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Etiopia - Decine di oppositori a rischio pena di morte (Osservatorio sulla legalità, 16/11/2005)

Centinaia di persone, tra cui molti membri e sostenitori della Coalizione per l'unita' e la democrazia (CUD), il sindaco di Addis Abeba, il direttore delle politiche della ONG Action Aid, numerosi giornalisti, avvocati e parlamentari, sono state arrestate in Etiopia a seguito delle manifestazioni di protesta contro il risultato delle elezioni del 15 maggio scorso. Amnesty International lancia l'allarme sulla preoccupante dichiarazione del primo ministro etiope Meles Zenawi che il 5 novembre ha paventato la pena di morte per tradimento per 58 persone tra quelle attualmente in arresto. Gia' durante le manifestazioni - assolutamente pacifiche, ricorda l'organizzazione internazionale per i diritti umani - la polizia aveva aperto il fuoco uccidendo 30 persone e ferendone 150. Amnesty International ha sottolineato che queste persone sono prigionieri di coscienza ed ha dichiarato di temere che "nel corso della detenzione in attesa del processo possano essere torturate", per cui ha lanciato un appello in cui chiede alle autorita' etiopi di rilasciare immediatamente e senza condizioni tutte le persone arrestate durante e dopo le manifestazioni di inizio novembre. Inoltre in questi giorni Amnesty International si e' rivolta al sindaco di Roma, Valter Veltroni, chiedendogli di sollecitare l'immediata scarcerazione del sindaco di Addis Abeba e alla Farnesina, richiedendo un immediato intervento nei confronti del governo etiope affinche' siano rilasciati tutti i prigionieri di coscienza. L'Etiopia e' in questo momento in tensione con l'ONU per via di movimenti militari ai confini con l'Eritrea, mentre il primo ministro enawi e' sostenuto da Tony Blair, che lo considera un esponente dei nuovi riformatori africani, suscitando le proteste dei giovani di Addis Abeba. (Osservatorio sulla legalità,  16/11/2005)

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Etiopia - Sarebbero un centinaio le vittime degli scontri nella capitale (E.B.,Misna/Terre di confine, 04/11/2005)

Almeno 60 cadaveri delle vittime degli scontri di questi giorni ad Addis Abeba tra manifestanti e forze di sicurezza si troverebbero nell’ospedale ‘Menelik’, uno dei cinque nosocomi della capitale; il bilancio finora accertato da fonti indipendenti era di 42 morti e oltre 200 feriti, mentre le autorità ne ammesso 31 vittime, tra cui 7 appartenenti alle forze dell’ordine. Queste cifre, se confermate, porterebbero il bilancio complessivo di oltre un centinaio di morti, tra cui molte donne e ragazzi uccisi soprattutto dai reparti speciali delle forze armate. Secondo testimoni, in alcuni casi ai famigliari delle vittime sarebbe stato chiesto il pagamento di una somma tra 1.000 e 2.000 birr (100 – 200 euro) per la restituzione della salma, una cifra inaccessibile per molti. Stando alle informazioni raccolte dall'agenzia MISNA, sembra che ad alcuni sia stato chiesto di sottoscrivere una dichiarazione in cui si afferma che la morte del congiunto è avvenuta in scontri provocati dall’opposizione. Più grave anche il bilancio degli incidenti avvenuti ieri nel carcere di Kaliti, alla periferia di Addis Abeba, dove gli agenti hanno aperto il fuoco per fermare quello che hanno definito come un tentativo di evasione: i morti non sarebbero 7 i morti – come dichiarato dalla Polizia federale – ma almeno 17; tra loro non è escluso che vi siano anche alcuni detenuti politici. (…)Prosegue anche oggi, intanto, il black-out informativo totale sui mezzi di comunicazione statali: alcuni residenti di Addis Abeba contattati stasera per telefono hanno detto alla MISNA i telegiornali non hanno fatto alcun riferimento ai disordini, che oggi si sono estesi anche a numerose città del Paese. Ulteriori conferme arrivano sull’arresto di alcuni giornalisti della stampa indipendente, che da due giorni ha sospeso le pubblicazioni; stessa sorte per numerosi attivisti dei diritti umani, arrestati come gran parte dei dirigenti dell’opposizione della Coalizione per l’unità e la democrazia (Cud), che il governo del controverso primo ministro Meles Zenawi considera istigatrice e responsabile delle violenze. Gli scontri interni si sommano alla crescente tensione con l’Eritrea: fonti dell'agenzia MISNA riferiscono di recenti spostamenti di truppe e mezzi militari nella regione settentrionale del Tigray – da dove viene l’ex-capo guerrigliero Zenawi – in direzione della frontiera con l’Eritrea; il segretario dell’Onu Kofi Annan e il presidente della Commissione dell’Unione Africana Alpha Oumar Konaré hanno avvertito dei rischi di una possibile ripresa delle ostilità, che secondo alcuni osservatori potrebbe essere utile ai “regimi” di Addis Abeba e Asmara per coprire i dissensi politici interni e le violente repressioni applicate in entrambi i Paesi. (E.B., Misna, rilanciata da Terre di confine,  04/11/2005)

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Etiopia-Eritrea - Preoccupazione di Annan per movimento truppe (C. B., vita.it, 03/11/2005)

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ha espresso forte preoccupazione per le notizie di movimenti di truppe in Etiopia ed Eritrea in direzione del confine tra i due paesi. Annan ha esortato i due paesi a sospendere immediatamente ogni azione che potrebbe essere interpretata in un senso negativo o mettere a repentaglio gli accordi in materia di sicurezza decisi nel quadro del piano di pace. Recentemente, l'Eritrea ha deciso di interdire il proprio spazio aereo agli elicotteri dell'Onu ed ha limitato i movimenti delle forze a terra. I soldati del contingente di pace dell'Onu pattugliano la zona di confine nel quadro dell'accordo siglato nel 2000 tra i due paesi al termine di due anni di ostilita'. In una lettera fatta pervenire la settimana scorsa al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il presidente eritreo, Isaias Afewerki, ha accusato l'organizzazione di aver perso credibilita' per non essere riuscita a far rispettare all'Etiopia l'ordine di lasciare la citta' di confine di Badme, assegnata all'Eritrea da una commisione apposita istituita nel quadro dell'accordo di pace. (Chiara Brusini, vita.it,  03/11/2005)

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Etiopia - Scontri Addis Abeba: aumenta bilancio morti (SwissInfo/SDA-ATS, 03/11/2005)

È di almeno una trentina di morti e più di 200 feriti il bilancio di due giorni di scontri violenti tra polizia e dimostranti nella capitale etiopica, Addis Abeba, mentre fonti dell'Onu riferiscono di una tensione crescente anche al confine tra Etiopia ed Eritrea, dove sarebbero stati registrati movimenti di truppe. Le violenze ad Addis Abeba, dove l'opposizione continua ad accusare il governo di averle "scippato" la vittoria elettorale del maggio scorso, nascerebbero da una retata compiuta ieri dalla polizia per arrestare alcuni militanti dell'opposizione, provocando la collera della popolazione. Numerose testimonianze riferiscono di una reazione straordinariamente violenza della polizia, mentre le autorità hanno affermato nel pomeriggio che la situazione era tornata "sotto controllo", e una fonte diplomatica ha confermato che la calma sarebbe tornata in città. Tra le vittime ci sarebbe anche un agente di polizia, mentre altri 54 agenti risultano tra i feriti. Ndr - I manifestanti protestavano per contestare i risultati delle ultime elezioni poltiche che hanno dato una solida maggioranza parlamentare al partito del premier Meles Zenawi, ma che si sospetta siano state truccate. (SwissInfo/SDA-ATS,  03/11/2005)

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Etiopia - Proteste postelettorali: 8 morti (Reuters, 01/11/2005)

Otto persone sono state uccise a colpi di arma da fuoco e almeno 36 ferite nel corso di scontri ad Addis Abeba fra la forze di sicurezza etiopi e sostenitori dell'opposizione, un segno del persistere di tensioni politiche nel Paese. La polizia ha detto che sei manifestanti e due poliziotti sono rimasti uccisi negli scontri tra la polizia e i dimostranti, armati di pietre. Gli incidenti sembrano legati al contestato esito delle elezioni del maggio scorso. “La polizia ha preso misure per assicurare alla giustizia i leader dell'opposizione, che considerano responsabili delle morti”, dice un comunicato della polizia, aggiungendo che nelle violenze sono rimasti feriti gravemente due agenti. La rivolta di oggi è scoppiata tre giorni dopo che la Coalizione per l'Unità e la Democrazia ha invitato a nuove proteste sul risultato elettorale, che considera frutto di brogli. Funzionari della Coalizione hanno detto che la polizia ha arrestato sette leader, tra cui Berhanu Nega, una delle più importanti figure del partito, e Masfin Wolde Mariam, un'attivista per i diritti umani conosciuta a livello internazionale. (Reuters, 01/11/2005)

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Etiopia-Eritrea - Forza onu lascia 18 postazioni su 40 (AgeNews, 17/10/2005)

Diciotto delle quaranta postazioni di controllo che la missione militare delle Nazioni Unite per Etiopia ed Eritrea (Unmee) ha dislocato lungo la zona cuscinetto di sicurezza saranno evacuate. Lo rende noto oggi un comunicato dell'Unmee ricevuto a Nairobi, in cui si precisa che la decisione si e' resa necessaria a seguito della proibizione dei voli degli elicotteri dell'Onu decisa dal governo eritreo. La nota precisa che senza la possibilita' di muoversi con gli elicotteri, non era possibile tenere in piedi postazioni in aree remote, e molto difficilmente raggiungibili con altri mezzi. Tutto il personale che opera in quelle zone, sara' concentrato nelle altre postazioni. Sono oltre 3.000 i caschi blu' dell'Unmee, quasi tutti dislocati lungo la cosiddetta Zona Temporanea di Sicurezza, un'area cuscinetto smilitarizzata tra Etiopia ed Eritrea lunga i circa 1.000 km di confine, e larga 25. La decisione del governo eritreo e' stata duramente condannata da Onu ed organismi internazionali. Senza elicotteri non solo le condizioni di sicurezza (ed in tal senso sono state gia' sospese le operazioni di sminamento), ma anche quelle di distribuzione di aiuti vengono sostanzialmente azzerate, mancando nell'area utili infrastrutture stradali. (Andrea Nunziata, AGE,  17/10/2005)

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Etiopia-Eritrea - Il Papa chiede alla Chiesa di essere strumento di riconciliazione (Zenit, 17/10/2005)

Benedetto XVI ha lanciato questo lunedì un appello alla Chiesa cattolica in Etiopia ed Eritrea, Paesi del Corno d’Africa che soffrono il flagello della povertà e delle rivalità etniche. Le parole del Papa, pronunciate in inglese, sono risuonate nel Pontificio Collegio Etiope, l’unico centro di formazione per seminaristi e sacerdoti che si trova all’interno delle mura vaticane. L’Eritrea (quattro milioni e mezzo di abitanti) si è resa indipendente dall’Etiopia (più di 73 milioni di abitanti) con un referendum tenutosi nel 1993, dopo trent’anni di guerra. Come segno di riconciliazione, i Vescovi continuano ad avere una sola Conferenza Episcopale, in questi giorni in visita a Roma. “La testimonianza unitaria che voi date, trascendendo ogni divisione etnica e politica, ha un ruolo fondamentale nel portare sollievo e riconciliazione alla tormentata regione in cui vivete”, ha detto il Papa ai Vescovi, che ha definito “eredi di una tradizione antica e venerabile di testimonianza cristiana”. Il Papa ha raccomandato ai suoi fratelli Vescovi africani di essere “autentici insegnanti di fede”, sottolineando che “non ci può essere pace senza giustizia, né giustizia senza perdono”. Ricordando che in entrambi i Paesi circa la metà della popolazione ha meno di vent’anni, il Papa ha chiesto ai Vescovi di “far tesoro della vitalità e dell’entusiasmo” dei giovani, che hanno bisogno di essere guidati a “scoprire che l’amicizia con Cristo offre loro tutto ciò che stanno cercando”. “Incoraggiateli ad avventurarsi sul cammino del discepolato ed aiutateli a riconoscere e a rispondere generosamente se Dio li sta chiamando a servirlo nel sacerdozio e nella vita religiosa”, ha detto il Papa, auspicando “che i semi che sono stati piantati continuino a portare frutto in un ricco raccolto di vocazioni locali”. In Etiopia, un Paese in cui quasi la metà degli abitanti è musulmana e gli ortodossi etiopi sono tra il 35 e il 40%, i cattolici sono circa 465.000. In Eritrea, dove i musulmani sono la maggioranza, seguiti dai cristiani copti, i cattolici sono invece 137.000. (Zenit,  17/10/2005)

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Etiopia - Il Pam l'assicura contro la siccità (C.J., Vita.it, 17/10/2005)

Assicurare l'Etiopia contro il rischio siccità. Questa l'ultima sfida del Programma alimentare dell'Onu (Pam) che ha lanciato una gara tra i 10 gruppi assicurativi più grandi del mondo per un progetto pilota assicurativo. Basandosi su un indice che, in base ai livelli di pioggia che cadono sull'Etiopia, riesce a stimare la perdita di entrate per le famiglie dovuta alla siccità con un'approssimazione dell'85%, il Pam intende pagare un premio annuale all'assicurazione che verrà prescelta. Se le piogge non raggiungeranno un livello minimo, sarà invece l'assicuratore a pagare. (Carlotta Jesi, Vita.it,  17/10/2005)

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Etiopia - Riapre parlamento: Meles confermato premier (A.N., AGE, 10/10/2005)

Meles Zenawi, leader ed uomo forte etiopico, e' stato oggi confermato, alla riapertura del Parlamento, premier per un terzo mandato consecutivo quinquennale. Si e' votato per alzata di mano, essendo il partito di Meles (Fronte popolare rivoluzionario etiopico, Eprdf) detentore della maggioranza assoluta: 327 su 547. Il principale partito dell'opposizione, la Coalizione per l'Unita' (Cud, 109 seggi), non ha partecipato ai lavori, che dichiara di voler boicottare. Ma l'altro -con cui e' alleato, e col quale piu' volte e' stata annunciata la fusione, mai di fatto avvenuta, l'Unione delle Forze Democratiche Etiopiche (Uedf, 52 deputati), ha invece partecipato. L'opposizione nel precedente parlamento aveva una dozzina di seggi. E dichiara che il voto, svoltosi lo scorso 15 maggio, e' stato irregolare a causa di brogli estesi, e comunque chiede un esecutivo di unita' nazionale, che Meles rifiuta. Tra il voto e la proclamazione dei risultati, circa un mese fa, ci sono stati anche violenti incidenti di piazza, con una quarantina di morti. Per gli osservatori internazionali il risultato del voto, pur con molte sbavature, e' sostanzialmente accettabile. Meles ha 51 anni, ed e' al potere dalla fine del '91, quando rovescio' -entrando militarmente ad Addis Abeba- la sanguinaria giunta marxista di Menghistu Haile' Mariam. (Andrea Nunziata, AGE,  10/10/2005)

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Etiopia-Eritrea - Sale tensione, duro monito dell'Onu (Vita.it, 05/10/2005)

Un deciso monito e' stato lanciato nella notte dal Consiglio di sicurezza dell'Onu ad Etiopia ed Eritrea perche' pongano termine alla tensione ancora forte tra di loro, che da molte parti si teme possa sfociare in una ripresa della guerra. Ed un monito ancor piu' fermo e' stato rivolto al governo eritreo, che ha annunciato la sua decisione di bloccare gli spostamenti in elicottero dei caschi blu (3.200) che operano nella zona confinaria, lunga circa 1.000 chilometri, con un'area cuscinetto profonda 25. Gli spostamenti degli elicotteri sono assolutamente fondamentali per la missione di pace: sia dal punto di vista militare - riconoscimento e movimenti rapidi in territori dove di fatto non esistono strade - che umanitario: distribuzione del cibo e dei medicinali, soccorso a feriti e malati. E comunque, sottolinea ancora l'Onu, la decisione dell'Asmara e' politicamente inaccettabile. Cio' mentre il rappresentante permanente Usa al Palazzo di Vetro John Bolton ricorda che la missione di pace nella regione, costosissima, non puo' durare indefinitamente. Forte tensione, dunque, a quasi cinque anni dalla firma della pace (Algeri, dicembre 2000) tra Etiopia ed Eritrea che poneva fine ad una guerra durata oltre due anni, e che ha causato circa 80.000 morti, e cicatrici tutt'altro che rimarginate. Alla fine le parti avevano accettato che una commissione di arbitraggio internazionale inappellabile fissasse la demarcazione dei confini. Ma poi Addis Abeba non ha accettato il verdetto, che assegnava all'Eritrea l'area di Badme, piccolo villaggio pietroso, la cui appartenenza aveva fatto da detonatore al conflitto. Ora l'Etiopia ha smussato le posizioni: si dichiara disposta ad accettare la decisione, ma nell'ambito di un accordo piu' ampio con l'Eritrea. In pratica un accesso al mare, vitale per gli etiopici, senza alcuna pretesa territoriale, ma internazionalmente garantito. Il governo dell'Asmara (molto criticato per la sua sempre piu' forte deriva autocratica e liberticida) non accetta pero' alcuna precondizione, e pretende che dapprima venga pienamente e formalmente rispettato il verdetto sui confini. (Vita.it,  05/10/2005)

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Etiopia - Accordo tra Stato e Chiesa per una università cattolica (Agenzia Fides, 29/09/2005))

“È un progetto al quale i Vescovi cattolici dell’Etiopia stavano lavorando da tempo ed ora sta diventando operativo” dicono fonti della Chiesa locale dove governo e Chiesa cattolica hanno raggiunto un accordo per la creazione di una Università cattolica. Il protocollo d’intesa è stato firmato il 13 settembre: da parte cattolica da Mons. Berhaneyesus Demerew Souraphiel, Arcivescovo di Addis Abeba e Presidente della Conferenza Episcopale Etiopica, e da Mons. Ramiro Moliner Ingles, Nunzio Apostolico in Etiopia, da parte governativa dal Ministro dell’Educazione, Genet Zewde, e da quello degli Esteri, Seyoum Mesfin. - “L’accordo è un riconoscimento da parte del governo del notevole contributo della Chiesa al sistema educativo del Paese” continuano le fonti. “Le centinaia di scuole cattoliche distribuite in tutto il paese sono una risorsa preziosa per la Chiesa e per il Paese”. - I tempi e i modi della creazione dell’Istituto e gli altri dettagli operativi saranno probabilmente discussi dai Vescovi dell’Etiopia durante la riunione della Conferenza Episcopale di Etiopia ed Eritrea, che si terrà a Roma nella seconda settimana di ottobre. L’Arcivescovo di Addis Abeba ha affermato che la nuova Università sarà aperta a tutti gli studenti etiopici, indipendentemente dal loro credo religioso e dalle loro condizioni sociali, così come avviene da sempre per le scuole cattoliche. “I cattolici sono una minoranza nel Paese. Si prevede quindi che un buon numero di studenti dell’Ateneo apparteranno ad altri fedi. Questo non è un problema, anche se si farà di tutto per conservare la peculiarità cattolica dell’Università” dicono le fonti della Chiesa locale. “A questo proposito è prevedibile che l’Istituto teologico di Addis Abeba verrà associato al costituendo Ateneo”. - In Etiopia vi sono 148 scuole materne gestite dalla Chiesa, con 20.702 alunni, le scuole elementari sono 128 con 47.210 alunni e le scuole medie, inferiori e superiori, sono 59 con 20.070 studenti (dall’Annuario Statistico della Chiesa cattolica 2003). (L.M., Agenzia Fides, 29/09/2005)

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Etiopia - 84 arresti in vista manifestazione opposizione (Adnkronos, 28/09/2005)

Almeno 84 persone sono state arrestate per possesso illegale di armi nel corso di blitz della polizia etiope nella regione di Oromia, a nord di Addis Abeba, in vista di una manifestazione indetta dalle forze d'opposizione. Fonti ufficiali hanno reso noto che la maxi retata rientra in una serie di misure di sicurezza in vista della protesta convocata per domenica dal blocco Coalizione per l'Unita' e la democrazia per i presunti brogli alle elezioni dello scorso maggio, che hanno riconfermato alla guida del paese il partito del premier Meles Zenawi. (Adnkronos,  28/09/2005)

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Etiopia - Leoni affamati divorano 20 contadini e 750 mucche (SwissInfo, 20/09/2005)

Privati del loro habitat naturale, devastato senza sosta per trasformarlo in aree coltivabili, leoni affamati hanno ucciso una ventina tra contadini e pastori nel Sud dell'Etiopia, oltre a divorare 750 capi di bestiame, soprattutto vacche e montoni. È avvenuto nella prima settimana di settembre nel distretto di Soro, circa 370 km a Sud di Addis Abeba, e lo rendono noto fonti ufficiali etiopiche di cui riferisce oggi radio Nairobi. Attacchi continui che - stando alla fonte - hanno costretto migliaia di persone ad abbandonare le loro capanne, oltre che i campi. Ora si ipotizza di avviare una sorta di caccia grossa per abbattere il maggior numero possibile di leoni, ma è una soluzione che non risolve il problema, se non - ammesso che sia praticabile - nel breve periodo. All'origine degli attacchi - estremamente insoliti, notano gli animalisti, perché avvenuti in pieno giorno - c'è la deforestazione selvaggia della regione, dove la popolazione sta crescendo in maniera geometrica, e che quindi sempre più rade al suolo la vegetazione primaria per ottenerne aree coltivabili, o da pascolo. Uno sconvolgimento ambientale che crea la reazione dei leoni, i quali - oltretutto - in questo contesto vengono a trovarsi anche grandemente privi di quello che è il loro cibo abituale, cacciato appunto nella foresta. (SwissInfo,  20/09/2005)

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Etiopia - Conflitto con Eritrea: risoluzione Onu non gradita ad Asmara (Misna/Pagine di Difesa, 19/09/2005)

"Senza senso, patetica ed estremamente fastidiosa". Cosi' Remane Gebremeskel, direttore dell'ufficio del presidente della Repubblica Isaias Afeworki, ha definito la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu che estende fino al marzo 2006 la missione di pace in Eritrea ed Etiopia (conosciuta come Unmee) e la rafforza. Nel documento delle Nazioni Unite si esprime "grande preoccupazione" per "l'alta concentrazione di truppe" lungo la frontiera tra i due Paesi del Corno d'Africa, protagonisti di una guerra tra il 1998 e il 2000. "Continueremo - ha aggiunto l'alto funzionario - a chiedere il sostegno della comunita' internazionale per la realizzazione degli accordi di pace di Algeri, che cinque anni fa posero fine al conflitto". La tensione tra Asmara e Addis Abeba resta alta per il permanente rifiuto dell'Etiopia di riconoscere la decisione di una Commissione internazionale incaricata dal trattato di pace di definire un tratto del confine tra i due Paesi. Invano, finora, l'Eritrea ha chiesto all'Onu di l'applicazione di questo provvedimento. La risoluzione appena approvata si limita a chiedere all'Etiopia di accettare il nuovo confine, ma al tempo stesso esorta il governo eritreo a rimuovere tutte le restrizioni di movimento sul proprio territorio (in particolare nella capitale Asmara) imposte agli osservatori dell'Unmee. Anche a un contingente di carabinieri italiani, nei mesi scorsi, era stata impedito di svolgere il proprio mandato. L'Onu chiede inoltre alle autorita' eritree di togliere alcune limitazioni alle organizzazioni non governative - tra cui il pagamento di tasse sull'importazione di beni umanitari - per facilitare l'assistenza alla popolazione locale in una situazione economica sempre piu' compromessa. Secondo un recente rapporto dell'Onu, l'Eritrea spende circa il 20% del proprio bilancio statale in spese militari, a discapito di settori come la sanita' e l'istruzione. (Fonte: Misna, rilanciato da Pagine di Difesa,  19/09/2005)

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Etiopia - La Chiesa cattolica approda su Internet (ZENIT.org, 05/09/2005)

Grazie al lancio della pagina web (www.ecs.org.et), la Chiesa cattolica in Etiopia può contare su un mezzo di informazione e comunicazione senza frontiere. Il sito e' stato lanciato ufficialmente il 9 agosto scorso dall'Arcivescovo metropolita di Addis Abeba, Berhaneyesus D. Souraphiel CM, nel Segretariato Cattolico Etiope, come ha confermato a CISA - Servizio d'informazione cattolica per l'Africa - Tesfaye Gizaw, alla guida del Dipartimento per le comunicazioni sociali. Il Segretariato Cattolico Etiope (ECS) e' un'organizzazione senza scopo di lucro creata con l'obiettivo di iniziare, facilitare, promuovere e coordinare le attivita' sociali e pastorali della Chiesa cattolica nel Paese del Corno d'Africa. La nuova pagina web - in inglese - offre informazioni generali sulla Chiesa cattolica e notizie aggiornate sul Santo Padre. Il sito fornisce anche profili dettagliati delle dieci diocesi dell'Etiopia, i cui cattolici superano nell'insieme il mezzo milione. Si stanno inoltre aggiungendo informazioni sulle 169 parrocchie cattoliche del Paese. Nella pagina iniziale gli utenti possono accedere al settore del Segretariato Cattolico Etiope, in cui vengono spiegate la sua costituzione, i dipartimenti e gli associati, si includono notizie e si può consultare la directory attualizzata della Chiesa cattolica locale. Anche di questa viene tracciato un profilo, con una pagina dettagliata contenente notizie sui Vescovi e le loro fotografie. Procedendo nella navigazione, gli interessati troveranno documenti, informazioni sulle congregazioni religiose e una galleria di fotografie e mappe della vita ecclesiale. E' possibile anche scaricare dal sito in formato PDF il bollettino dell'ECS (''Ethiopian Catholic Secretariat Newsletter'') o iscriversi on line a ''Fikirna Selam/Link'' (''Amore e Pace''), l'unica pubblicazione mensile cattolica a livello nazionale bilingue (in inglese ed amarico, la lingua semitica parlata in Etiopia). La web offre anche il profilo dei donatori e degli associati che lavorano con ECS nella sua missione. Circa la meta' degli oltre 71 milioni di abitanti dell'Etiopia e' musulmana; gli ortodossi rappresentano il 35-40% della popolazione etiope. La Chiesa cattolica e' presente in Etiopia fin dall'inizio della cristianita', anche se molteplici fattori hanno ostacolato la sua espansione. Anche se la percentuale dei cattolici nel Paese e' ridotta - meno dell'1% -, la Chiesa cattolica e' molto attiva attraverso la rete delle sue istituzioni. Oltre cinquanta congregazioni religiose contribuiscono con il proprio operato alla vita ecclesiale locale. (ZENIT.org 05/09/2005)

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Etiopia - Il governo rigetta il rapporto della delegazione UE sulle elezioni (Osservatorio sulla legalita', 31/08/2005)

L'Etiopia ha rigettato le accuse della delegazione dell'UE sulle scorse elezioni, che gli Europei - in un rapporto di 10 pagine - avevano ritenuto non libere e non eque. Kemal Bedri, capo dell'Ufficio elettorale nazionale etiope, ha detto che si tratta di accuse infondate ed ha aggiunto di essere infastidito e sorpreso per la veemenza della dichiarazione europea all'indirizzo del comitato da lui presieduto. Egli ha detto che la delegazione europea, composta da 160 operatori guidati dalla europarlamentare Ana Gomes, hanno superato il loro mandato e parteggiato per i partiti di opposizione. Bedri ha aggiunto che il rapporto europeo sulle elezioni del 15 maggio e del 21 agosto - una cui versione completa sara' presentata dopo il ritorno della delegazione UE il 23 settembre - sarebbe stato altrettanto duro se scritto dall'opposizione etiope. Il governo ha ribadito le sue accuse all'UE di aver fomentato i disordini etiopi di giugno. L'analisi europea sulle elezioni etiopi - le terze nella storia del Paese - segnala che esse non hanno rispettato gli standard internazionali, sono state caratterizzate da irregolarita' in zone chiave, ed i rappresentanti dell'opposizione sono stati minacciati e processati. (Osservatorio sulla legalita', 31/08/2005)

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Etiopia - Onu: oltre tre milioni affrontano la fame (Reuters, 24/08/2005)

Mentre la fame nel Niger attira l'attenzione di mezzo mondo, le Nazioni unite oggi hanno esortato i donatori a non dimenticarsi dell'Etiopia, dove oltre tre milioni di persone quest'anno necessitano aiuti per emergenza alimentare. Il Programma alimentare mondiale dell'Onu ha spiegato che la continua siccita' -- in un paese dove 20 anni fa per la fame sono morte un milione di persone -- significa che ancora bambini con lo stomaco gonfio riempiono i centri nutrizionali mentre i loro magri genitori faticano sulla terra arida. ''Le immagini ai centri nutrizionali supplementari, istituiti e gestiti dal governo nel sud dell'Etiopia mostrano il lato peggiore di una carestia che rimane tristemente familiare,'' ha detto il direttore dell'ufficio in Etiopia del Pam, Mohamed Diab. In una nota diramata da Nairobi, Diab ha dichiarato che la situazione non e' catastrofica come nel 2003, quando oltre 13 milioni di persone erano in urgente bisogno di cibo, ma che l'agenzia sta monitorando 40 zone dove si registra la fame. Piogge irregolari hanno consentito raccolti esigui quest'anno nel paese del Corno d'Africa in cui vivono 70 milioni di persone, quasi un milione dei quali, secondo il Pam, necessiteranno ancora di aiuti alimentari dopo il grande raccolto di dicembre. Prima di allora, si prevede che fino a 3,3 milioni di etiopi debbano ricevere donazioni per sopravvivere, si legge nella nota, facendo arrivare i bisogni alimentari del paese per quest'anno a oltre 600 mila tonnellate. ''Solamente negli ultimi 20 anni l'Etiopia ha sofferto cinque periodi di grave siccita', che hanno causato morti non dette, sofferenza e stenti,'' ha detto Diab. ''Molte famiglie non hanno il tempo di recuperare i danni di un disastro che su di loro se ne abbatte un altro, che distrugge raccolti, animali e quei pochi beni che le famiglie sono state in grado di mettere assieme.'' (Reuters,  24/08/2005)

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Etiopia - Forte aumento di casi di malaria. Si teme un'epidemia (Fonti varie, 08/08/2005)

L'Ufficio di coordinamento per gli affari umanitari delle Nazioni Unite (Ocha) ha lanciato l'allarme per una possibile epidemia di malaria in Etiopia, ove i casi di malattia sono notevolmente aumentati. In una regione nel nord del paese, solo nel mese di giugno, sono stati registrati 20.000 casi di febbre malarica, dieci volte di piu' che nello stesso mese dell'anno precedente. I decessi conseguenti sono stati 21. Si teme in particolare per i prossimi mesi, fino a ottobre, i piu' critici per la possibilita' di contrarre il morbo. Gli esperti stimano che piu' di un milione dei decessi causati ogno anno dalla malattia avvengono in Africa e costano al continente piu' di 12 miliardi all'anno. Secondo l'Ocha, i 2,5 milioni di dosi di terapie antimalaria di cui l'organizzazione attualmente dispone ''non sarebbero sufficienti nel caso in cui si verificasse un'epidemia''. L'Organizzazione mondiale della sanita' (OMS) sta gia' monitorando le condizioni delle zone critiche e sta avviando un supporto logistico al governo in collaborazione con l'Unicef. (Fonti varie, 08/08/2005)

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Etiopia - ''Equality now'' contro i rapimenti, gli stupri e le connivenze (Nonviolenza, 30/07/2005)

Il 9 maggio 2005 e' entrato in vigore il nuovo codice penale etiope. In esso e' stata rimossa l'esenzione per i delitti di rapimento e stupro qualora fosse un marito a commetterli a danno della moglie. Rapimento e stupro sono crimini per la legge etiope, ma gli articoli 558 e 599 del vecchio codice penale (1957) stabilivano che se essi venivano commessi all'interno del matrimonio, il criminale non dovesse risponderne. e' una ''pratica tradizionale'', in Etiopia, che una ragazza venga rapita da un gruppo di giovani: dopo di che viene stuprata da quello che intende sposarla, e che puo' essere qualcuno che lei conosce o un totale sconosciuto. Dopo di cio', gli anziani del villaggio del violentatore si scusano con la famiglia della ragazza, e chiedono ai suoi genitori se acconsentono al matrimonio. La famiglia da' sovente il proprio consenso, perche' per un uomo e' socialmente inaccettabile sposare una ragazza non piu' vergine. In alcuni casi, il rapitore tiene la ragazza nascosta, e continua a violentarla fino a che non rimane incinta: in questo caso, la famiglia di lei sente di non aver altra opzione che acconsentire al matrimonio. ''Equality Now'' lancio' la campagna per la riforma del Codice nel 2002, chiedendo al governo etiope di onorare le disposizioni relative all'eguaglianza fra i sessi scritte nella Costituzione del paese e nelle leggi internazionali, e quindi di abolire questa eccezione legale. ''Equality Now'' sta conducendo una campagna di pressione diretta al ministro della Giustizia, affinche' la legge contro il rapimento e lo stupro venga adeguatamente applicata, anche attraverso l'istruzione al proposito dei funzionari di polizia. Per contatti e-mail: Equalitynow (Nonviolenza, 30/07/2005)

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Etiopia - Elezioni irregolari da ripetere in 20 collegi (O.P., WarNews, 26/07/2005)

Elezioni presidenziali da rifare in 20 collegi su 524: si e' espresso cosi' il National Election Board (NEB), la commissione elettorale etiope a cui e' stato affidato il compito di vigilare sul corretto svolgimento delle consultazioni dello scorso 15 maggio. All'indomani della conclusione delle operazioni di voto le forze d'opposizione avevano denunciato brogli e intimidazioni in diverse parti del paese. La protesta della popolazione era stata soffocata nel sangue dalla polizia, suscitando le reazioni critiche della comunita' internazionale. I ricorsi presentati al NEB sono stati comunque presi in considerazione, tanto che i primi risultati delle indagini, resi noti ieri dal presidente della commissione Kemal Bedri e ripresi da IRIN, danno ragione, almeno in parte, alle pesanti accuse mosse dall'opposizione. Altre investigazioni sono in corso: il numero dei collegi a rischio potrebbe, quindi, aumentare nei prossimi giorni. (O.P., WarNews, 26/07/2005)

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Etiopia - Attentato nell'est. Molte vittime (Ansa.it, 25/07/2005)

Numerosi morti ed una ventina di feriti, alcuni in condizioni gravi: e' il bilancio, ancora provvisorio, di un attentato compiuto nella tarda serata di ieri nell'est dell'Etiopia. Lo rendono noto oggi fonti ufficiali, di cui riferisce radio Nairobi. Obiettivo due posti di ristoro pubblico, un hotel ristorante ed un piccolo bar, colpiti da una o piu' granate. L'attacco e' avvenuto nella cittadina di Jijiga, nella regione etiopica della Somalia, dove, per motivi organizzativi, non sono state ancora tenute le elezioni generali svoltesi nel resto del paese il 15 maggio scorso. Il voto e' atteso in agosto, ed assegnera' 23 dei 547 seggi in palio. Secondo gli osservatori, gli attacchi potrebbero essere appunto collegati al voto; ma le fonti ufficiali dicono che e' prematuro avanzare questa ipotesi. Certo, i risultati ufficiali delle elezioni -le prime veramente democratiche dell'Etiopia- svoltesi in maggio sono ancora lontani dall'essere divulgati. Per ora sono stati ufficialmente assegnati 307 seggi, con una leggera maggioranza governativa, mentre l'opposizione contesta i risultati parlando di brogli estesi. Comunque, almeno in parte, ammessi: il prossimo mese, infatti, si rivotera', in almeno una ventina di circoscrizioni. (Ansa.it,  25/07/2005)

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Etiopia - Inaugurata dopo 450 anni la prima chiesa cattolica ad Adwa (Fides, 13/7/2005)

Da 450 anni che non si consacrava una chiesa cattolica ad Adwa, in Etiopia. Finalmente alla fine di giugno e' stata inaugurata dai Salesiani la prima chiesa cattolica dedicata a Maria Ausiliatrice. La sua costruzione e' il frutto di un rapporto di stima e fiducia nato nei giorni della grande carestia del 1985: da quel periodo gli anziani di Adwa avevano chiesto insistentemente al Vescovo di Adigrat la presenza in questa localita' dei Salesiani, che avevano incontrato durante l'emergenza. L'opera costante di educazione e formazione di ragazzi e ragazze, la costruzione di scuole e laboratori compiuta dai Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice sin dal 1993, sono stati uno dei motivi che hanno cementato il rapporto di fiducia tra la popolazione di Adwa e la congregazione di Don Bosco. La posa della prima pietra nel 2002, la successiva edificazione e consacrazione della chiesa e' il frutto di questo lavoro socio-educativo in favore degli ultimi e dei piu' poveri di questa terra. Questa bellissima chiesa che, il 23 giugno 2005, ha aperto le sue porte a quasi mille persone tra cui una folta rappresentanza del clero e dei fedeli ortodossi, che in questa regione sono presenti in gran numero. Alla solenne cerimonia, ha partecipato tutta la Conferenza Episcopale Etiope ed il Nunzio Apostolico. (L.M., Agenzia Fides,  13/7/2005)

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Etiopia - Elezioni tranquille, ma vietate manifestazioni per un mese (Ticinoline15/05/2005)

Partecipazione massiccia alle elezioni in Etiopia (80% degli aventi diritto al voto), dove le urne si sono aperte domenica mattina, 15 maggio, per il rinnovo del parlamento. Sono le terze legislative che si tengono dalla presa del potere da parte dell'attuale coalizione al potere guidata dal primo ministro Meles Zenawi, nel 1991. Per molti elettori rappresentano la speranza di un cambiamento, in un paese afflitto dalla poverta' e dalla sottoalimentazione. Gia' dalle cinque del mattino, un'ora prima dell'apertura dei seggi, migliaia di elettori facevano la fila per votare. Intanto, da Adua dove e' andato a votare, il primo ministro Zenawi assicura: ''Se gli osservatori internazionali concluderanno che l'opposizione ha vinto, noi accetteremo la decisione'', dichiarandosi ''fiero'' perche' si e' battuto per il diritto del suo popolo a fare le proprie scelte. Il governo ha tuttavia respinto le accuse di estesi brogli rivolte dall'opposizione, che ha minacciato di non accettare i risultati dello scrutinio e denunciato le condizioni in cui si e' votato, soprattutto nelle zone rurali. In serata, il primo ministro Meles Zenawi ha annunciato alla televisione che per un mese, a partire da domani, sara' vietata qualsiasi manifestazione politica nel Paese (secondo Ticinoline15/05/2005)

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Etiopia - Violazione diritti umani nell'Oromo (Vita.it, 10/05/2005)

Le autorita' etiopiche hanno aumentato la repressione di qualsiasi opposizione politica durante la campagna elettorale per la consultazione di domenica prossima, secondo un rapporto dell'organizzazione Human Rights Watch (Hrw). ''Il governo etiopico afferma che le elezioni provano il suo attaccamento ai principi democratici, ma durante la campagna elettorale le autorita' hanno intensificato la repressione che e' gia' servita loro per restare al potere (dal 1991)''', ha dichiarato il direttore della divisione Africa di Hrw, Peter Takirambudde. Il rapporto, pubblicato oggi, e' intitolato ''Le violazioni dei diritti umani e la repressione politica nella regione Oromo''. Tale regione, una delle nove dell'Etiopia, comprende zone della capitale Addis Abeba ed e' una delle piu' popolose. I cittadini etiopici saranno chiamati domenica prossima a eleggere il nuovo Parlamento federale e otto Parlamenti regionali, nella prima consultazione parlamentare controllata da osservatori internazionali. ''In questi ultimi mesi, le autorita' regionali d'Oromo hanno imposto nuove istituzioni che riducono le liberta' piu' basilari della popolazione, essenzialmente rurale. I dirigenti locali hanno continuato ad arrestare e perseguitare qualsiasi presunto oppositore'', afferma il rapporto. Secondo Hrw, le autorita' regionali hanno esagerato i rischi di insurrezione armata e di ''terrorismo'' per giustificare atti di tortura e incarcerazioni arbitrarie di oppositori, ma anche di cittadini qualsiasi. Esse hanno inoltre la tendenza ad accusare ''senza prove'' qualsiasi oppositore di ''far parte della ribellione per giustificare'' i trattamenti inflitti. ''Parecchie persone sono state percosse fino a perdere conoscenza, mentre altre sono state sottoposte a metodi brutali di tortura, compreso l'obbligo di stare in piede nudi, con bottiglie parzialmente riempite d'acqua attaccate ai testicoli'', denuncia Human Rights Watch. ''Non si tratta di incidenti isolati. Il tipo di violazioni dei diritti umani che prevale nella regione Oromo mette in dubbio il rispetto dei diritti umani rivendicato dal governo etiopico'', ha commentato Takirambudde. (Vita.it 10/05/2005)

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Etiopia - Progetto di prevenzione sanitaria per donne e bambini (Fides, 11/04/2005)

Secondo i dati forniti dall'Organizzazione Mondiale della Sanita' (WHO) ogni minuto nel mondo muore una donna per complicazioni durante la gravidanza o al momento del parto e la mortalita' dei neonati o dei bambini nei primi anni di vita e' ancora elevata in molti paesi del mondo. Ogni giorno muoiono 40.000 bambini per malattie che nel 70% dei casi sono curabili o addirittura potrebbero essere evitate con misure adatte di prevenzione. Non manca soltanto l'assistenza medica ma spesso la sottoalimentazione indebolisce il sistema immunitario o le malattie sono causate dal mancato accesso all'acqua potabile o dalle precarie condizioni igieniche. In un tale contesto le Pontificie Opere Missionarie dell'Austria - Missio Austria - sostengono vari progetti sociali e pastorali nei paesi del sud come per esempio in Etiopia. Nei villaggi intorno a Mizan Teferi a risentire delle difficili condizioni mediche e igieniche sono soprattutto donne e bambini. Nell'ambito del progetto di Missio Austria nei villaggi intorno a Mizan si svolgono campagne di vaccinazione. Inoltre viene offerto un controllo periodico dei bambini fino all'eta' di cinque anni per evitare la sottoalimentazione. Personale medico visita i villaggi intorno a Mizan Teferi ogni due settimane promovendo campagne di informazione sulle misure di igiene, nutrizione e prevenzione dell'Aids. Il progetto di Missio Austria si inquadra nei programmi proposti in occasione della Giornata Mondiale della Sanita', che e' stata celebrata il 7 aprile con il motto ''Make every mother and child count''. (M.S. Agenzia Fides, 11/04/2005)

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Etiopia - Elezioni: l'Ue invia 159 osservatori (Peacereporter, 22-03-2005)

L'Unione Europea inviera' 159 osservatori in Etiopia per le elezioni legislative del 15 maggio prossimo. Lo ha annunciato da Addis Abeba il capo della missione Ue Ana Gomez. E' la prima volta che le consultazioni politiche nel Paese africano vengono monitorate da osservatori stranieri e su invito del governo etiope e dell'opposizione. Tra gli aspetti critici che la missione si prefigge di monitorare c'e' l'accesso all'informazione delle parti politiche e la neutralita' della Commissione elettorale nazionale. Oltre 25 milioni di elettori, su 70 milioni di abitanti, si sono registrati per scegliere i 110 senatori e i 557 deputati delle due camere del Parlamento etiope. (Peacereporter, 22-03-2005)

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