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Eritrea – Rappresentanti dell’ONU espulsi (da TV5, 15/12/2005)
Una prima ventina di rappresentanti dell’ONU espulsi dal governo di Asmara hanno lasciato questa mattina il loro quartiere generale con un autobus, diretti all’aeroporto, da dove saranno evacuati verso Addis Abeba. Tra di loro una donna in lacrime. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha deciso di spostare temporaneamente in Etiopia una parte del suo personale in Eritrea espulso dall’ultimatum del governo eritreo. Non si sa ancora con esattezza il numero degli espulsi, civili e militari, ma, secondo fonti dell’Onu, esso dovrebbe essere superiore a 180. Il 6 dicembre, Asmara aveva annunciato la sua decisione di espellere entro dieci giorni i delegati onusiani di nazionalità americana, canadese, europea e russa. Il provvedimento non riguarda gli altri 3.000 dipendenti della missione provenienti da paesi africani, asiatici e mediorientali, suddivisi tra osservatori militari, soldati e personale civile. Il governo non ha fornito nessuna spiegazione a questa misura.
(da TV5,
15/12/2005)
Eritrea-Etiopia - Truppe e mezzi lungo il confine (Avionews, 12/12/2005)
Sale la tensione al confine tra Eritrea e Etiopia e, di conseguenza, aumenta anche la preoccupazione per la popolazione dei due paesi, con una denuncia ufficiale della comunità eritrea in Belgio di fronte alle sedi istituzionali dell’Unione europea. Si chiede maggior attenzione al problema dei diritti umani e al rischio che un nuovo conflitto possa scoppiare tra i due stati africani, soprattutto dopo l’invito delle autorità di Asmara indirizzato al personale Onu al fine di indurlo ad abbandonare il territorio eritreo. I due paesi confinanti starebbero intanto portando avanti il rischieramento di uomini e mezzi in maniera realmente preoccupante. Le rispettive forze aeree sono soprattutto dotate di materiale bellico di produzione russa comprendenti elicotteri Mil e caccia Mig e Sukhoi.
(Avionews,
12/12/2005)
Eritrea - Confermata l’espulsione di osservatori ONU (AGI
L'Eritrea ha confermato l'espulsione degli osservatori statunitensi, russi ed europei incaricati dall'Onu di vigilare sul rispetto degli accordi di cessazione delle ostilità con l'Etiopia firmato nel 2000. Secondo fonti ufficiali, Asmara avrebbe deciso di ignorare la richiesta del segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, di rivedere la decisione. La presa di posizione del governo etiopico segue l'inasprirsi della tensione lungo il confine. Secondo fonti diplomatiche, il provvedimento di espulsione riguarda 90 dei 230 membri della missione, tra osservatori militari, personale amministrativo e logistico. Resteranno gli uomini inviati da Kenya, Ghana, Nigeria, Cina, India e Zambia. Della missione Onu fanno parte anche due carabinieri italiani. L'Etiopia ha duramente criticato la decisione di Asmara, definendola "inappropriata" e "dannosa per il tentativo di dissipare i timori di una ripresa del conflitto". "Faremo di tutto per giungere a una conclusione pacifica della questione" ha detto ieri il ministro etiopico per l'Informazione, Berhan Hailu, "ma sia ben chiaro che siamo pronti a difendere la nostra sovranità".
(AGI,
08/12/2005)
Etiopia-Eritrea - “Tensioni al confine nascondono crisi interna ad Addis Abeba”
(Misna, 21/11/2005)
“Le recenti dichiarazioni sulla ripresa imminente del conflitto tra l’Etiopia e l’Eritrea sono solo un’invenzione del partito di governo etiope e dei suoi collaboratori che cercano di sviare l’attenzione sulla grave crisi interna che stanno affrontando”: così il presidente eritreo Isaias Afewerki ha commentato, in una delle rare uscite pubbliche trasmessa nel fine settimana dalla televisione nazionale, le voci di una nuova guerra tra i due paesi del corno d’Africa che per una disputa territoriale si sono già affrontati tra il 1998 e il 2000. Pur sminuendo gli allarmismi delle ultime settimane sul rischio di un conflitto imminente, Afewerki ha sottolineato che “la pazienza di Asmara sta per terminare” riferendosi soprattutto alla posizione della comunità internazionale e del Consiglio di Sicurezza. Proprio in questi giorni il Consiglio di Sicurezza dovrebbe mettere ai voti una nuova risoluzione in cui, secondo indiscrezioni, si esprimerà grande preoccupazione per le tensioni in corso e si potrebbero condannare le misure prese dal governo di Asmara nei confronti dei caschi blu della Missione Onu in Etiopia ed Eritrea (Unmee). “Le nuove discussioni del Consiglio di Sicurezza non rappresentano altro che un’ulteriore perdita di tempo” ha ribadito Afewerki alla televisione pubblica. Il presidente eritreo ormai da mesi accusa la comunità internazionale (e soprattutto il massimo organo decisionale del Palazzo di Vetro) di essere incapace di costringere l’Etiopia ad accettare la decisione presa dalla Commissione Onu incaricata di tracciare i confini fra i due paesi e che entrambi i governi si erano impegnati ad accettare senza riserve. Nonostante la frontiera sia stata disegnata non si è ancora provveduto a tracciarla, soprattutto a causa delle critiche mosse dall’Etiopia, che, nonostante gli impegni presi, giudica sfavorevole il risultato dell’arbitrato internazionale. Dagli inizi del mese di ottobre (quando il governo asmarino ha messo al bando il sorvolo del proprio territorio ai mezzi Onu), gli uomini della Unmee hanno visto diminuire del 60%la propria capacità di controllo della zona cuscinetto che divide i due paesi. In concomitanza con questa mancanza di conferme indipendenti, si sono moltiplicate le segnalazioni di movimenti di truppe da entrambi i lati della frontiera. Proprio oggi dalle Nazioni Unite vengono rilanciate le parole del portavoce della Unmee, Gail Bindley-Taylor-Sainte, che ha riferito di “intensi movimenti di soldati e mezzi” proseguiti per tutta la settimana passata. Taylor-Sainte ha ribadito di che la situazione al confine resta “tesa e potenzialmente volatile”.
(Misna, 21/11/2005)
Etiopia-Eritrea - Preoccupazione di Annan per movimento truppe
(C. B., vita.it, 03/11/2005)
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ha espresso forte preoccupazione per le notizie di movimenti di truppe in Etiopia ed Eritrea in direzione del confine tra i due paesi. Annan ha esortato i due paesi a sospendere immediatamente ogni azione che potrebbe essere interpretata in un senso negativo o mettere a repentaglio gli accordi in materia di sicurezza decisi nel quadro del piano di pace. Recentemente, l'Eritrea ha deciso di interdire il proprio spazio aereo agli elicotteri dell'Onu ed ha limitato i movimenti delle forze a terra. I soldati del contingente di pace dell'Onu pattugliano la zona di confine nel quadro dell'accordo siglato nel 2000 tra i due paesi al termine di due anni di ostilita'. In una lettera fatta pervenire la settimana scorsa al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il presidente eritreo, Isaias Afewerki, ha accusato l'organizzazione di aver perso credibilita' per non essere riuscita a far rispettare all'Etiopia l'ordine di lasciare la citta' di confine di Badme, assegnata all'Eritrea da una commisione apposita istituita nel quadro dell'accordo di pace.
(Chiara Brusini,
vita.it, 03/11/2005)
Eritrea-Etiopia - Forza onu lascia 18 postazioni su 40 (AgeNews, 17/10/2005)
Diciotto delle quaranta postazioni di controllo che la missione militare delle Nazioni Unite per Etiopia ed Eritrea (Unmee) ha dislocato lungo la zona cuscinetto di sicurezza saranno evacuate. Lo rende noto oggi un comunicato dell'Unmee ricevuto a Nairobi, in cui si precisa che la decisione si e' resa necessaria a seguito della proibizione dei voli degli elicotteri dell'Onu decisa dal governo eritreo. La nota precisa che senza la possibilita' di muoversi con gli elicotteri, non era possibile tenere in piedi postazioni in aree remote, e molto difficilmente raggiungibili con altri mezzi. Tutto il personale che opera in quelle zone, sara' concentrato nelle altre postazioni. Sono oltre 3.000 i caschi blu' dell'Unmee, quasi tutti dislocati lungo la cosiddetta Zona Temporanea di Sicurezza, un'area cuscinetto smilitarizzata tra Etiopia ed Eritrea lunga i circa 1.000 km di confine, e larga 25. La decisione del governo eritreo e' stata duramente condannata da Onu ed organismi internazionali. Senza elicotteri non solo le condizioni di sicurezza (ed in tal senso sono state gia' sospese le operazioni di sminamento), ma anche quelle di distribuzione di aiuti vengono sostanzialmente azzerate, mancando nell'area utili infrastrutture stradali.
(Andrea Nunziata, AGE,
17/10/2005)
Eritrea-Etiopia - Il Papa chiede alla Chiesa di essere strumento di riconciliazione
(Zenit, 17/10/2005)
Benedetto XVI ha lanciato questo lunedì un appello alla Chiesa cattolica in Etiopia ed Eritrea, Paesi del Corno d’Africa che soffrono il flagello della povertà e delle rivalità etniche. Le parole del Papa, pronunciate in inglese, sono risuonate nel Pontificio Collegio Etiope, l’unico centro di formazione per seminaristi e sacerdoti che si trova all’interno delle mura vaticane. L’Eritrea (quattro milioni e mezzo di abitanti) si è resa indipendente dall’Etiopia (più di 73 milioni di abitanti) con un referendum tenutosi nel 1993, dopo trent’anni di guerra. Come segno di riconciliazione, i Vescovi continuano ad avere una sola Conferenza Episcopale, in questi giorni in visita a Roma. “La testimonianza unitaria che voi date, trascendendo ogni divisione etnica e politica, ha un ruolo fondamentale nel portare sollievo e riconciliazione alla tormentata regione in cui vivete”, ha detto il Papa ai Vescovi, che ha definito “eredi di una tradizione antica e venerabile di testimonianza cristiana”. Il Papa ha raccomandato ai suoi fratelli Vescovi africani di essere “autentici insegnanti di fede”, sottolineando che “non ci può essere pace senza giustizia, né giustizia senza perdono”. Ricordando che in entrambi i Paesi circa la metà della popolazione ha meno di vent’anni, il Papa ha chiesto ai Vescovi di “far tesoro della vitalità e dell’entusiasmo” dei giovani, che hanno bisogno di essere guidati a “scoprire che l’amicizia con Cristo offre loro tutto ciò che stanno cercando”. “Incoraggiateli ad avventurarsi sul cammino del discepolato ed aiutateli a riconoscere e a rispondere generosamente se Dio li sta chiamando a servirlo nel sacerdozio e nella vita religiosa”, ha detto il Papa, auspicando “che i semi che sono stati piantati continuino a portare frutto in un ricco raccolto di vocazioni locali”. In Etiopia, un Paese in cui quasi la metà degli abitanti è musulmana e gli ortodossi etiopi sono tra il 35 e il 40%, i cattolici sono circa 465.000. In Eritrea, dove i musulmani sono la maggioranza, seguiti dai cristiani copti, i cattolici sono invece 137.000.
(Zenit,
17/10/2005)
Eritrea - Dopo stop a voli, ONU sospende sminamento (A.N., AGE, 11/10/2005
Dopo la decisione presa dal governo eritreo di proibire i voli degli elicotteri dell'Onu sul suo territorio, le Nazioni Unite hanno deciso di sospendere le operazioni di sminamento. Lo rende noto un comunicato diffuso a Nairobi. Un'altra nota informa anche che i familiari dei peecekeeping che operano in Etiopia ed Eritrea sono stati invitati, tempo 10 giorni a partire da ieri, a lasciare il Paese. Ufficialmente nessuna relazione con il blocco dei voli decisa dal goeverno eritreo, ma la circostanza che quella dei caschi blu (la missione si chiama Unmee, missione Onu in Etiopia ed Eritrea, vi operano circa 3.200 soldati, quasi tutti lungo la zona cuscinetto confinaria con l'Etiopia, profonda 25 km e lunga quasi 1.000) e' un'operazione che non prevede familiari al seguito. Possono rendere visite, ma non risiedere. Per quanto riguarda lo sminamento, l'Onu precisa che esso non puo' essere compiuto senza la certezza che, in caso di incidenti, le persone coinvolte possano essere tempestivamente soccorse ed evacuate, il che e' possibile solo con gli elicotteri. Indispensabili, peraltro, oltre che per operazioni sanitarie ed umanitarie (distribuzione cibo ed aiuti in generale), ed ogni tipo di rapido spostamento (le strade sono di fatto inestistenti), anche per il monitoraggio degli spostamenti di truppe. La decisione dell'Asmara aveva fatto temere nascondesse l'intenzione, appunto, di effettuare movimenti militari, ma fonti Unmee hanno precisato che finora non ne sono stati riscontrati. La decisione eritrea e' scattata il cinque ottobre, e finora piu' volte, e con moniti duri, l'Onu ha invitato tale governo a ritirarla.
(Andrea Nunziata, AGE,
11/10/2005)
Eritrea- Etiopia - Sale tensione, duro monito dell'Onu (Vita.it, 05/10/2005)
Un deciso monito e' stato lanciato nella notte dal Consiglio di sicurezza dell'Onu ad Etiopia ed Eritrea perche' pongano termine alla tensione ancora forte tra di loro, che da molte parti si teme possa sfociare in una ripresa della guerra. Ed un monito ancor piu' fermo e' stato rivolto al governo eritreo, che ha annunciato la sua decisione di bloccare gli spostamenti in elicottero dei caschi blu (3.200) che operano nella zona confinaria, lunga circa 1.000 chilometri, con un'area cuscinetto profonda 25. Gli spostamenti degli elicotteri sono assolutamente fondamentali per la missione di pace: sia dal punto di vista militare - riconoscimento e movimenti rapidi in territori dove di fatto non esistono strade - che umanitario: distribuzione del cibo e dei medicinali, soccorso a feriti e malati. E comunque, sottolinea ancora l'Onu, la decisione dell'Asmara e' politicamente inaccettabile. Cio' mentre il rappresentante permanente Usa al Palazzo di Vetro John Bolton ricorda che la missione di pace nella regione, costosissima, non puo' durare indefinitamente. Forte tensione, dunque, a quasi cinque anni dalla firma della pace (Algeri, dicembre 2000) tra Etiopia ed Eritrea che poneva fine ad una guerra durata oltre due anni, e che ha causato circa 80.000 morti, e cicatrici tutt'altro che rimarginate. Alla fine le parti avevano accettato che una commissione di arbitraggio internazionale inappellabile fissasse la demarcazione dei confini. Ma poi Addis Abeba non ha accettato il verdetto, che assegnava all'Eritrea l'area di Badme, piccolo villaggio pietroso, la cui appartenenza aveva fatto da detonatore al conflitto. Ora l'Etiopia ha smussato le posizioni: si dichiara disposta ad accettare la decisione, ma nell'ambito di un accordo piu' ampio con l'Eritrea. In pratica un accesso al mare, vitale per gli etiopici, senza alcuna pretesa territoriale, ma internazionalmente garantito. Il governo dell'Asmara (molto criticato per la sua sempre piu' forte deriva autocratica e liberticida) non accetta pero' alcuna precondizione, e pretende che dapprima venga pienamente e formalmente rispettato il verdetto sui confini.
(Vita.it,
05/10/2005)
Eritrea – Turismo: obiettivi ambiziosi (TTGItalia, 26/09/2005)
Da 600mila a un milione di visitatori entro il 2020. Questo l’ambizioso obiettivo dell’Eritrea incluso nell’ultimo piano di sviluppo, elaborato su base ventennale con l’aiuto dell’Onu. Al momento, però, le statistiche oscillano fra i 100mila e i 150mila turisti. "In prevalenza si tratta di europei, americani e mediorientali – specifica il ministro del Turismo Amina Narhussien –, che si dichiarano entusiasti delle numerose bellezze del Paese: dalle spiagge alla barriera corallina, ai siti archeologici fino alla stupefacente varietà di culture e di costumi". Negli anni Novanta, in situazione di pace, circa 165mila turisti approdavano nel corso dell’anno sulla sponda del Mar Rosso eritreo; un obiettivo che il governo sogna di potere un giorno riconquistare. "Se si arrivasse a un compromesso e i contrasti alle frontiere con l’Etiopia avessero definitivamente fine, il numero dei visitatori potrebbe finalmente crescere" ha dichiarato il ministro.
(TTGItalia, 26/09/2005)
Eritrea - Chiese chiuse e oltre mille cristiani in carcere (Evangelici.it, 15/07/2005)
ASMARA (Eritrea) - Un operatore cristiano che lavora in Eritrea con Strategic World Impact afferma che la persecuzione contro i cristiani sta peggiorando. ''Nove denominazioni sono state chiuse dal governo - afferma l'operatore, anonimo per motivi di sicurezza -: dopo la chiusura le chiese hanno continuato la loro attivita' clandestinamente, ma le autorita' hanno continuato la persecuzione e attualmente sono in prigione 1.125 cristiani nati di nuovo''. Questi credenti vengono arrestati con false accuse. ''Non viene presentata alcuna accusa ufficiale nei confronti dei credenti imprigionati - afferma l'operatore -; l'accusa piu' strana e inverosimile che cercano di addebitare ai credenti e' che lavorano per il governo americano''. Il missionario di Strategic World Impact racconta che tra le persone trattenute ''Sedici sono pastori a tempo pieno, e sono in pericolo: i loro conti bancari sono stati congelati dal governo e le loro mogli non vi hanno accesso. Hanno bisogno di preghiere e assistenza''. Mentre la maggior parte delle chiese evangeliche opera clandestinamente, continua l'operatore, la chiesa e' in crescita: ''Ora la chiesa in Eritrea e' militante: conduce seminari segreti e nonostante l'edificio della chiesa sia stato chiuso di tanto in tanto nuove anime arrivano alla conoscenza di Gesu' Cristo. Strategic World Impact ha un fondo contingente, SWI Servants in chains (''servitori in catene''), che fornisce sostegno, consulenza esperta e difesa legale a coloro che devono affrontare l'arresto per il loro impegno cristiano.
(Evangelici.it,
15/07/2005)
Eritrea - Diritti dell'uomo e istruzione (06/07/2005)
Samuel e Tekle Ghebregherghis, i due maratoneti eritrei partiti da Ginevra il 16 giugno scorso, hanno fatto tappa il 5 luglio a Modena, ove sono stati ricevuti dal sindaco della citta' e da altre personalita'. Con questa storica impresa - 1200 chilometri di cammino per chiedere pace, democrazia e tutela dei diritti umani in Eritrea - i due giovani maratoneti eritrei, che vivono in Germania, voglio attirare l'attenzione internazionale sulle violazioni dei diritti umani in Eritrea, piu' volte documentate da Amnesty International. Chiedono che venga istituita una Commissione internazionale di ispezione nei luoghi di detenzione in Eritrea. Il loro arriva Roma e' previsto per il 15 luglio. Un documento sulla situazione dei diritti umani in Eritrea sara' consegnato al Papa, alle rappresentanze delle Nazioni unite, del Parlamento europeo e dell'Unione africana. Amnesty International ha pubblicato un agghiacciante rapporto ove denuncia come migliaia di persone siano recluse, anche da diversi anni, in localita' segrete, impedite perfino alla visita dei parenti. (varie fonti) - Dal canto suo, la Confesercenti italiana, sensibile al gravissimo problema della mortalita' infantile in Africa e delle terribili disuguaglianze Nord-Sud, nel suo piccolo, ha scelto di sostenere una campagna con l'Unicef per l'istruzione in Eritrea. In Eritrea oltre il 60% dei bambini in eta' scolare non va a scuola e quelli che ci vanno presentano bassi livelli di frequenza e di rendimento. Il progetto dell'Unicef prevede la costruzione di sei scuole, la ristrutturazione di altre dieci, la fornitura di materiale didattico per 25 mila bambini e di acqua e servizi igienici a 110 scuola, la formazione di almeno 300 insegnanti elementari. I maggiori esperti internazionali sono convinti che una delle condizioni fondamentali per alleviare la fame nel mondo sia l'istruzione. Le persone istruite riescono piu' facilmente ad uscire dal ciclo di poverta' che causa la fame.
(Confesercenti,
06/07/2005)
Eritrea. Scorte alimentari sufficienti per il 15% della popolazione (Peacereporter, 22-03-2005)
La Fao e il World Food Program hanno reso noto che in Eritrea le scorte di cibo del 2004 sono sufficienti per sfamare appena il 15 per cento della popolazione. La produzione di cereali ammonta a 85 mila tonnellate, il 20 per cento in meno dello scorso anno e il 47 per cento in meno della media degli ultimi 12 anni. Le riserve alimentari sono in deficit di almeno 260 mila tonnellate di cibo. L'accesso al cibo, sia nelle aree urbane che in quelle rurali, e' reso piu' difficile anche a causa dell'aumento dei prezzi e dei salari dei dipendenti pubblici, invariati da anni.
(Peacereporter, 22-03-2005)
ONU: Annan invia emissari (Ticinoline, 08/12/2005) Il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ha deciso di inviare due alti responsabili delle Nazioni Unite in Etiopia e in Eritrea dopo l'ordine di espulsione da parte del governo di Asmara nei confronti del personale delle Nazioni Unite. Lo ha indicato il portavoce Stephane Dujarric. I due emissari che si recheranno nella regione "il più presto possibile" sono il segretario generale aggiunto per il peacekeeping Jean Marie Guehenno e il suo consigliere militare, generale Randir Kumar Metha. Annan li ha incaricati di fare una "valutazione sul terreno e vedere cosa fare per migliorarla", ha detto il portavoce.Nonostante una richiesta del Consiglio di Sicurezza, Asmara ha rifiutato oggi di tornare sui suoi passi revocando l'ordine di espulsione dei membri canadesi, americani, russi e europei della missione dell'ONU.
(Ticinoline,
08/12/2005)
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