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Costa d’Avorio – Governo di transizione (Panapress, 28/12/2005)
Il Primo ministro della transizione in Costa d’Avorio, Charles Konan Banny, ha nominato mercoledì 28 dicembre un governo di 32 membri, tra cui il Segretario generale delle Forze novelle (FN, ribellione), Guillaume Soro, ministro di Stato incaricato del Programma di ricostruzione e di riinserzione. Nominato il 4 dicembre al posto di Seydou Elimane Diarra, Charles Konan-Banny accumula les funzioni di Primo ministro e di ministro dell’Economia e delle Finanze. Il governatore della Banca centrale degli Stati d’Africa occidentale (BCEAO) è stato scelto come Primo ministro tra le tante personalità proposte dall’Unione Africana. Meno di un’ora dopo la proclamazione del governo di transizione, sono scoppiati dei tafferugli nella periferia della capitale economica del paese, provocati da varie centinaia di giovani appartenenti al Fronte popolare ivoriano (FPI), o “giovani patrioti”, partigiani del capo di Stato Laurent Gbagbo. Nella nuova formazione governativa, infatti, il partito di Gbagbo non è più preminente, avendo perso 4 dei 10 ministri che avevano nella formazione precedente.
(Panapress,
28/12/2005)
Costa d'Avorio - A piccoli passi verso la pace (Peace Reporter, 08/12/2005)
Due notizie provenienti dalla Costa d'Avorio segnalano i piccoli progressi nella crisi del paese. La prima è il passaggio di consegne tra l'ex primo ministro Seydou Diarra e il suo successore Charles Konan Banny, indicato dai mediatori internazionali come leader di un governo di unità nazionale che dovrà portare il paese alle elezioni. La seconda è la decisione del presidente Laurent Gbabo di abbracciare il leader dell'opposizione e suo acerrimo nemico Alessane Outtara. Outtara è rientrato nel paese dopo tre anni di esilio in Francia in occasione del funerale della madre, morta qualche giorno fa. Il leader dell'opposizione nell'ambito del processo di pace dovrebbe partecipare alle elezioni.
(Peace Reporter,
08/12/2005)
Costa d'Avorio – Amnesty: “un avvenire carico di minacce”
(Vita.it 26/10/2005)
A pochi giorni dalla fine ufficiale del mandato presidenziale di Laurent Gbagbo, Amnesty International ha reso noto il proprio timore che, se un accordo politico non sarà trovato al più presto sulla nuova struttura del potere in Costa d'Avorio, le tensioni attuali determinino una ripresa delle ostilità e, di conseguenza, una crisi umanitaria e gravi violazioni dei diritti umani. In un rapporto pubblicato oggi e intitolato Costa d'Avorio: un avvenire carico di minacce, l'organizzazione per i diritti umani passa in rassegna alcuni tra i principali fattori che possono condurre a un rapido deterioramento della situazione: blocco totale del processo di disarmo, smobilitazione e reintegrazione (Ddr), rottura del cessate-il-fuoco, conflitti interetnici nell'ovest del paese, appelli alla xenofobia lanciati da uomini politici e mezzi di comunicazione che si definiscono sostenitori del presidente Gbagbo, utilizzo di bambini soldato e attentati alla libertà di espressione.Amnesty International è inoltre particolarmente preoccupata per le informazioni riguardanti la proliferazione delle armi leggere e possibili consegne di armi alle parti in conflitto, a dispetto dell'embargo sulle armi decretato dall'Onu nel novembre 2004. Il processo di Ddr, pur essendo stato accettato dalle due parti, rimane bloccato, principalmente a causa della totale assenza di fiducia reciproca, senza la quale questo tipo di programma non ha nessuna possibilità di partire. Amnesty International è altrettanto preoccupata per il rischio di esacerbazione dei conflitti interetnici nell'ovest del paese, notoriamente alimentati da appelli alla xenofobia lanciati da uomini politici e mezzi di comunicazione che si definiscono sostenitori del presidente Gbagbo. Il rapporto pubblicato oggi sottolinea come la cosiddetta teoria della "ivorità", sviluppata una decina di anni fa da alcuni intellettuali vicini all'ex-presidente Henri Konan Bédié, non ha smesso di essere strumentalizzata per fini politici, con l'intento di veicolare un discorso xenofobo particolarmente pericoloso. Se si aggiungono a questi elementi inquietanti l'attività delle milizie filogovernative che hanno rotto il cessate-il-fuoco nel febbraio del 2005 e gli appelli alla dissidenza e all'insurrezione contro il presidente Gbagbo lanciati ad agosto da due alti responsabili dell'esercito ivoriano, emerge un quadro destinato a mantenere un clima di sospetto generalizzato che può sfociare in qualsiasi momento in gravi attacchi ai diritti umani.
(Vita, 26/10/2005)
Costa D'Avorio - Francia sospende comandante Liocorno sospettato
(C.A., osservatorio sulla legalita, 18/10/2005)
Si prospettano abusi sui prigionieri dietro la sospensione del generale Henri Poncet, comandante dell'operazione Liocorno in Costa D'Avorio? Per ora si sa che Poncet - attualmente al comando della regione "terra sudovest", con base a Bordeaux - e' sospettato di aver "coperto la morte di un Ivoriano avvenuta per mano di militari francesi" e che sarebbe stato il ministro della difesa, la signora Michèle Alliot-Marie, a predere l'inusuale decisione di sospenderlo. Sono stati sospesi anche il colonnello Eric Burgaud, capo del corpo al momento del fatto - attualmente anch'egli in Francia - ed i sottoufficiali che facevano parte all'epoca della missione Liocorno. L'episodio cui si riferisce l'accusa e' avvenuto il 17 maggio scorso, come reso noto ieri sera da Jean-François Bureau, portavoce del ministero della difesa francese, il quale ha precisato che l'Ivoriano morto "aveva commesso a piu' riprese crimini sulla popolazione civile". La misura della sospensione puo' essere presa, a norma dello statuto militare, "in caso si fatto grave commesso da un militare", ha detto il portavoce alla stampa, e queste sospensioni sono state decise per "mancanza grave alla legge, ai regolamenti militari ed agli ordini". Dell'uomo ucciso, pare autore di 5 omicidi, 9 ferimenti e 4 stupri, era stata data ufficialmente notizia che fosse stato ferito gravemente e arrestato dalle forze francesi, morendo subito dopo. Ma il capo di Stato maggiore dell'esercito di terra, Bernard Thorette, ha avuto la settimana scorsa notizia da un ufficiale superiore sul fatto che le circostanze della morte dell'Ivoriano erano ben altre, secondo fonti della France Press. Sarebbe quindi stata disposta immediatamente un'inchiesta.
(Carla Amato, osservatorio sulla
legalita, 18/10/2005)
Costa D'Avorio -Unione Africana cerca un compromesso (C.A., Osservatorio sulla legalità, 09/10/2005)
L'Unione Africana sta cercando in questi giorni una via per risolvere la instabile questione ivoriana che avrebbe dovuto trovare uno sbocco con le elezioni del 30 ottobre. Queste pero' non si terranno piu' perche' - come affermato anche dal segretario generale dell'ONU, Kofi Annan - le due parti in causa non hanno collaborato e non si sono poste neppure le minime fondamenta di una elezione. Da un lato i ribelli rifiutano di cedere le armi secondo gli accordi sottoscritti, poiche' il presidente Laurent Gbagbo continua a legiferare senza passare per il vaglio del parlamento, al fine di restringere le possibilita' di vittoria elettorale dell'opposizione, che si e' coalizzata.
Dall'altro lato lo stesso presidente ha spiegato alla nazione il 27 settembre che egli e' regolarmente eletto ed a norma di Costituzione non intende lasciare - come chiedono invece i ribelli - il suo posto il 30 ottobre, ma restarvi fino a che non sia stato eletto un altro legittimo capo dello Stato, elezione che pero' i miliziani suoi simpatizzanti ritardano con azioni di disturbo dei comizi politici e minacce alla stampa. Le due parti si rifiutano anche di sedere allo stesso tavolo per un nuovo negoziato, dopo quello condotto dal presidente sudafricano Mbeki, e la situazione preoccupa anche gli Stati ECOWAS (CEDEAO), che avevano avanzato alcune proposte all'UA per risolvere la crisi e garantire nella regione stabilita' politica ed economica (la Costa D'Avorio e' il maggior produttore di cacao del mondo). Il Consiglio di pace e sicurezza dell'Unione Africana ha dunque emanato un atto molto bilanciato per cercare di ottenere un compromesso accettabile sulla questione della permanenza al potere di Gbagbo durante la transizione politica o di una rinunzia per impedire l'inizio di un nuovo conflitto. Gli analisti e gli osservatori politici hanno fatto osservare, tuttavia, che estromettere Gbagbo da tutta la transizione politica potrebbe essere percepito come un colpo di Stato e potrebbe condurre ad agitazioni nel Paese. La soluzione sarebbe allora cercare di installare un nuovo governo transitorio che comprenda le diverse parti in causa, al fine di accontentare tutti ed aprire la strada per le elezioni.
(Carla Amato, Osservatorio sulla legalità,
09/10/2005)
Costa d'Avorio - Annan , impossibili elezioni il 30 ottobre (C. A., Osservatorio sulla
legalita', 10/09/2005)
Il segretario generale dell'ONU Kofi Annan e' intervenuto nella discussione sul processo di pace in Costa D'Avorio affermando che e' tecnicamente impossibile far svolgere le elezioni presidenziali il 30 ottobre. La tappa elettorale era stabilita come essenziale negli accordi di pace raggiunti fra governo e ribelli con la mediazione del presidente sudafricano Mbeki. Annan ha pero' spiegato che le varie parti in causa non hanno cooperato e cio' rendera' impossibile rispettare la scadenza prevista, che richiederebbe la preparazione di una commissione elettorale, la compilazione della lista dei votanti ed altri adempimenti tecnici allo stato inattuabili. Annan ha ipotizzato possibili sanzioni dell'ONU se la situazione di ostruzionismo dovesse persistere, poiche' per il Consiglio di Sicurezza diverrebbe un atto obbligato intervenire. Il presidente ivoriano Laurent Gbagbo - che ha sottoscritto gli accordi di pace - a parole si dice impegnato nel processo di pacificazione ed esorta i cittadini a collaborare con la missione ONU, ma di fatto non interviene a fermare i propri stessi sostenitori, impegnati in una campagna di intimidazioni ai danni dei rappresentanti dell'opposizione e dei media non allineati. Dal canto loro i ribelli non accettano di deporre le armi - sebbene lo smantellamento delle armate sia ufficialmente gia' cominciato - sia perche' non vi sono fondi per il programma di reinserimento, sia per i provvedimenti legislativi adottati da Gbabo senza passare tramite il parlamento e che tendono ad escludere alcuni oppositori dalla competizione elettorale. Qualche settimana fa l'ambasciatore francese in Sudafrica aveva messo in guardia sul fatto che non esiste un piano di pace alternativo, ove dovesse fallire quello concordato grazie a Mbeki. Le organizzazioni per i diritti umani avevano invece lanciato l'allarme sul fatto che, bloccandosi la pacificazione nel Paese, i diritti dell'uomo sono in continuo pericolo.
(Carla Amato, Osservatorio sulla legalita', 10/09/2005)
Costa d'Avorio - Elezioni programmate per ottobre (Beatrice Giunta, WarNews, 05/09/2005)
Il Ministro per la Difesa Sud Africano Mosiuoa Lekota ha assicurato al Consiglio della Sicurezza delle Nazioni Unite a New York che la mediazione del Sud Africa in Costa d'Avorio continuera' per riuscire a tenere libere ed eque elezioni il 30 ottobre, come programmato. Il Presidente sud africano Thabo Mbeki ha incontrato sabato i ribelli ivoriani, riferisce il sito allafrica.com, nell'ultimo tentativo di ottenere un periodo - comunque fragile - di pace in previsione delle elezioni generali in ottobre. Il processo di pace si e' interrotto improvvisamente dopo un periodo di stallo quando e' cominciata l'offensiva del Governo nel nord del Paese sotto il controllo dei ribelli delle New Forces. Tutti i partiti dovranno essere rappresentati nella Commissione elettorale Indipendente (IEC) e le New Forces hanno alla fine nominato sei membri ed altri partiti dovranno fare lo stesso. (...) -
(Beatrice Giunta,
WarNews, 1930/29/ 05/09/2005)
Costa d'Avorio - I ribelli rifiutano la mediazione sudafrica (Adnkronos, 01/09/2005)
Sale la tensione in Costa D'Avorio con il rischio di una ripresa degli atti di violenza e di un possibile golpe. Lo riferisce l'Agenzia Internazionale Fides, citando fonti della capitale Abidjan e precisando che che di fatto la mediazione sudafricana tra le parti in conflitto e' stata respinta dai ribelli che controllano il nord e l'ovest del Paese. I ribelli ivoriani hanno motivato il rifiuto della mediazione sudafricana a seguito delle dichiarazioni del viceministro degli Esteri, Aziz Pahad, secondo il quale le Forze Nuove rappresentano un ostacolo al processo di pace. I ribelli hanno chiesto che sia il presidente della Nigeria, Olusegun Obsanjo, presidente dell'Unione Africana a compiere la mediazione.
(Adnkronos, 01/09/2005)
Costa D'Avorio - Crisi: il Sudafrica conclude la mediazione (Osservatorio sulla legalita', 31/08/2005)
Il Sudafrica ha reso noto di aver concluso la sua mediazione nella crisi in Costa D'Avorio, comunicando che le elezioni presidenziali del 30 ottobre potrebbero avviare davvero un periodo di pace nella travagliata nazione africana. Lesoana Makhanda, un diplomatico di Pretoria facente parte del gruppo di mediazione, ha dichiarato in Abidjan che la delegazione ha ottemperato agli impegni presi con l'ONU e l'Unione Africana. Tuttavia a due mesi dalla data delle elezioni il registro dei votanti non e' ancora pronto, la Commissione elettorale nazionale che dovrebbe supervisionare le elezioni non ha gli strumenti per farlo ed il processo di disarmo e' ben lungi dal divenire operativo, anche per la mancanza di fondi. Inoltre, il viceministro degli esteri sudafricano, Aziz Pahad, ha messo in guardia sui contrasti ancora esistenti fra opposizione politica e ribelli, avvisando che, ove essi non trovino un accordo, la situazione potra' solo peggiorare. Nella situazione attuale, piuttosto instabile, non sembra che il presidente Laurent Gbangbo, si impegni per pacificare il paese o rendere possibili le elezioni, che potrebbero sancire la fine del suo potere.
(Osservatorio sulla legalita',
31/08/2005)
Costa d'Avorio - Misteriosi attacchi all'ombra del processo di pace
(O. P., Warnews, 25/07/ 2005)
Seguono di appena una settimana gli sforzi presidenziali per la pace in Costa d'Avorio, gli attacchi che nell'ultimo fine settimana hanno causato la morte di una decina di persone tra Anyama, a due passi da Abidjan, e Agboville, cittadina a 80 chilometri a nord della capitale. Nella notte di sabato alcuni uomini armati non meglio identificati hanno assaltato due stazioni della locale polizia, lasciando sul terreno i corpi di cinque poliziotti delle Forze di difesa e sicurezza. A riferire degli scontri sono state le stesse autorita' ivoriane, le quali hanno anche aggiunto che altre quattro vittime apparterrebbero al gruppo che si e' reso protagonista dell'attacco. Sono in molti a collegare i fatti di sangue dei giorni passati con le recenti aperture del Presidente Laurent Gbagbo al processo di pace che nei prossimi mesi dovrebbe portare il paese alla normalita' dopo le turbolente vicende militari e politiche degli anni scorsi. I ribelli delle Forze Nuove (FN) occupano il nord della Costa d'Avorio dal 2002, da quando, cioe', in seguito ad un tentativo di colpo di stato, e' scoppiata una guerra civile divenuta ben presto per tutti un irrisolvibile pantano. Nelle ultime settimane, sono stati numerosi gli sforzi delle diverse parti in causa per giungere ad un accordo che porti alla fine delle ostilita'. Proprio l'11 luglio scorso, secondo quanto riportato dalla Reuters, e' stata messa a punto una tabella di marcia che dovrebbe portare, tra il 31 luglio e l'inizio di ottobre, al disarmo dei complessivi 55 mila combattenti, tra ribelli e truppe filogovernative, presenti in Costa d'Avorio. Si tratta di una situazione ingarbugliata su cui, diverse fonti locali citate dalla Misna, gettano un ulteriore ombra sinistra. Da piu' parti si sospetta, infatti, che le operazioni a disturbo del processo di pace ivoriano vedano il coinvolgimento di truppe mercenarie. Gia' in aprile, durante una serie di scontri al confine con la Guinea, era stato comunicato il fermo di un combattente non di colore, rispondente al nome di Bodinar Claver. Una presenza inquietante che e' rimasta un mistero, come, per molti versi, inspiegati rimangono queste ultimi fatti di sangue in Costa d'Avorio.
(Ottavio Pirelli, Warnews,
25/07/2005)
Costa d'Avorio - Ci si prepara al disarmo. Una volta di piu'...(AP, 11/07/2005)
Se il programma di disarmo sotto la guida dell'Onu comincera' effettivamente nelle prossime settimane come previsto, circa 50.000 combattenti
ivoriani, principalmente della ribellione, consegneranno le armi. Sarebbe questa la prima volta, dal colpo di Stato mancato che dal 2002 ha spaccato il paese in due. Ma in questo laborioso processo di pace, fatto di rinvii e di occasioni mancate, il disarmo - mille volte annunciato e che dovrebbe concludersi prima delle elezioni presidenziali previste per il 30 ottobre - appare sempre di piu' come un sogno irrealizzabile. L'ultima data prevista per l'inizio del disarmo era il 27 giugno. Ma dopo tre giorni di discussioni a Yamoussoukro, sabato 9 luglio si e' stabilito un nuovo calendario. In un primo tempo, si prevede lo smantellamento, entro il 20 agosto, di 2.000 miliziani pro-governamentali che seminano il terrore all'ovest del paese. Poi, a partire dal 26 settembre, il disarmo di 42.000 ribelli e di 5.500 soldati governamentali. E' quanto ha dichiarato Jean-Luc Stallon, responsabile del programma Onu per il disarmo. (AP, 11/07/2005)
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