NOTIZIE - CIAD

Ciad-Sudan - Deby accusa Khartoum di preparare attacco (SwissInfo, 27/12/2005)

Ciad-Sudan - Scontri e saccheggi al confine (M.A.A, Corriere della sera, 25/12/2005)

Ciad - Attacco ribelli a frontiera: N’Djamena accusa Sudan (Misna, 19/12/2005)

Ciad - L'ex presidente arrestato in Senegal (Euronews, 16/11/2005)

Ciad - 2000 nuovi rifugiati giunti dalla Rep. Centrafricana (Aise, 07/09/2005)

Ciad - I professionisti della stampa in sciopero (IriniNews, 23/08/2005)

Ciad - Ufficiali arrestati per tentato golpe (Misna, 9/8/2005)

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Ciad-Sudan - Deby accusa Khartoum di preparare attacco (SwissInfo, 27/12/2005)

Il presidente ciadiano Idriss Deby ha accusato il Sudan di preparare una nuova "aggressione" di gruppi ribelli ciadiani a partire dal suo territorio, dopo quella che il 18 dicembre scorso ha preso di mira la città frontaliera di Adré. "Non escludo che il governo di Khartoum compia un'altra aggressione contro il Ciad", ha detto in serata Deby ai giornalisti al termine di un incontro di due ore con il collega centrafricano Francois Bozizé. "È quello che si prepara in questo momento a El Geneina (ovest del Sudan), dove il Sudan ha inviato una colonna motorizzata di una cinquantina di veicoli", ha aggiunto. "Temiamo fortemente che, con queste azioni, venga destabilizzata anche la Repubblica centrafricana", ha proseguito. "Metteremo in opera tutti i meccanismi per vedere in quale misura si potrà dare il nostro contributo alla situazione tra questi due Paesi (...) tutto quello che tocca il Ciad ha ripercussioni nella Repubblica centrafricana", ha dichiarato dal canto suo Bozizé, rientrato in serata a Bangui dopo una visita lampo nella capitale ciadiana. Tra il Ciad e il confinante Sudan la tensione si è improvvisamente aggravata negli ultimi giorni, con Ndjamena che accusa Khartoum di ospitare i gruppi ribelli ciadiani che hanno attaccato Adrè. Secondo le autorità ciadiane, un centinaio di ribelli sono stati uccisi nel corso di quest'attacco e le truppe ciadiane, esercitando il loro diritto di difesa, hanno inseguito gli aggressori per cinque chilometri in territorio sudanese prima di ripiegare. Il Sudan ha respinto le accuse di Ndjamena e denunciato una ripresa delle operazioni militari ciadiane sul suo territorio. (SwissInfo,  27/12/2005)

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Ciad-Sudan - Scontri e saccheggi al confine (M.A.A, Corriere della sera, 25/12/2005)

“Ormai siamo in guerra con il Sudan. La comunità internazionale deve aiutarci”. Così il governo del Ciad, da N’Djamena, la capitale, ha lanciato un appello fuori e dentro il loro Paese “perché il mondo intervenga a bloccare le intenzioni belliche di Khartoum e impedire le continue incursioni nel territorio del Ciad”. Il 18 dicembre un gruppo di ribelli ciadiani dell’RDL (Rassemblement pour la Démocratie et la Liberté) ha compiuto due incursioni ad Adre, città a ridosso del confine sudanese. La prima è avvenuta la mattina alle 7 e la seconda alle 10. Con il primo assalto i ribelli (che il governo ciadiano ritiene non siano tali, ma solo sudanesi travestiti) hanno saccheggiato un po’ di cose compresa la caserma dell’esercito o della polizia e sono fuggiti con le armi. Sono poi tornati a prendere il resto ma stavolta l’esercito ciadiano ha reagito e inseguito oltre confine gli assalitori. La televisione nazionale di Stato ha mostrato immagini della battaglia con morti, camionette e altro materiale distrutto. Dopo due giorni il presidente Idriss Deby è andato ad Adre per la condoglianze alle famiglie e ha rilasciato dichiarazioni pubbliche con cui ha attaccato pesantemente il governo sudanese, ritenendolo responsabile degli attacchi. L’invasione del 18 dicembre è stata l’ultima di una serie di episodi e ha fatto scattare la reazione delle autorità ciadiane che hanno accusato Khartoum di essere direttamente coinvolta perché – sostengono – fornisce finanziamenti, copertura politica e basi ai guerriglieri antigovernativi. Il presidente Deby, è stato durissimo e ha accusato, fecendone il nome, il ministro della difesa sudanese, Abdel Rahim Mohammed Hussein, di aver armato e addestrato i ribelli. Ha poi chiesto ai suoi concittadini “di organizzare un fronte patriottico per affrontare il nemico comune”. Il governo sostiene che nell’attacco sono stati uccisi almeno 300 miliziani. Per parte sua Mahamat Nour, leader dei ribelli del RDL (Rassemblement pour la Démocratie et la Liberté), ha dichiarato che l’operazione su Adre è stata solo un’azione dimostrativa e che i suoi miliziani sono pronti a colpire ovunque per rovesciare il regine al potere a N’Djamena. Mahamat Nour è restato a capo di un gruppo di guerriglieri dissidenti quando il vecchio fondatore del RDL, Mahamat Garfa si è rappacificato con il governo ed è diventato ministro delle Poste. (…) – Ndr - Clicca sulla citazione per avere tutto l’articolo. (Massimo A.Alberizzi, Corriere della sera,  25/12/2005)

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Ciad - Attacco ribelli a frontiera: N’Djamena accusa Sudan (Misna, 19/12/2005)

Il governo del Ciad ha accusato il Sudan di un attacco condotto da ribelli in una città di frontiera, che si sarebbe concluso con un centinaio di vittime anche se mancano conferme indipendenti. “Riteniamo che il Sudan sia totalmente responsabile per l’aggressione, partita dal suo territorio” ha detto ieri il ministro dell’Informazione di N’Djamena, Hourmadji Moussa Doumgor, riferendosi agli scontri avvenuti in mattinata nella città orientale di Adre, poco distante dal confine con il Sudan. Gli aggressori, ha aggiunto, sarebbero stati respinti dall’esercito regolare. Secondo alcune fonti, si tratterebbe di disertori delle forze armate del Ciad che si sono uniti a un gruppo ribelle chiamati ‘Coalizione per la democrazia e la libertà”. Il Sudan intanto, per voce del portavoce del ministero degli Affari Esteri Jamal Ibrahim, ha negato ogni coinvolgimento: “Il governo non ha pianificato né sta conducendo alcun attacco contro il Ciad”. Nelle scorse settimane i due Paesi si erano ripetutamente accusati a vicenda per il presunto sostegno a gruppi ribelli nella zona di frontiera. (E.B., Misna,  19/12/2005)

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Ciad - L'ex presidente arrestato in Senegal (Euronews, 16/11/2005)

L'ex presidente del Ciad Hissène Habré è stato arrestato in Senegal, paese dove era rifugiato da 15 anni. Accusato di crimini contro l'umanità, Habré è stato posto in custodia cautelare sulla base di una richiesta di estradizione giunta dal Belgio. Il fascicolo è ora all'esame dei magistrati di Dakar che dovranno rispondere entro una settimana. Se il parere sarà positivo spetterà al capo dello stato senegalese l'ultima parola. Soddisfatta dell'arresto l'organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch: "E' un gran giorno per le vittime di Habré - dice Reed Brody - Aveva cercato di scappare dai crimini che ha commesso ma oggi sembra che la giustizia lo riafferri". Presidente del Ciad dal 1982 al 1990, Habré è stato soprannominato da alcuni il "Pinochet africano". Il suo regime è accusato di aver torturato, represso e ucciso gli oppositori. Una commissione d'inchiesta istituita dopo la sua caduta ha stimato in 40.000 il numero dei morti. L'ex leader è perseguito a Bruxelles in base alla legge sulla competenza universale che, fino alla parziale abrogazione avvenuta nel 2003, consentiva ai giudici belgi di aprire processi per gravi crimini ovunque fossero stati commessi. L'arresto di Habré è stato chiesto dopo la denuncia di tre ciadiani diventati cittadini belgi nel 2000. (Euronews,  16/11/2005)

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Ciad - 2000 nuovi rifugiati giunti dalla Rep. Centrafricana (Ag. Aise, 07/09/2005)

L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e' stato informato dalle autorita' ciadiane che nel corso delle ultime due settimane altri 2mila rifugiati provenienti dalla Repubblica Centrafricana sono giunti nel Ciad meridionale. Si tratta degli ultimi arrivati tra coloro in fuga dai continui combattimenti nel nord del paese. Ieri l'UNHCR e le autorita' del Ciad hanno provato a raggiungere i nuovi arrivati nella regione di Bekam, ma non sono riusciti ad attraversare un ponte in cattive condizioni sopra un fiume in piena. Un nuovo tentativo e' in fase di programmazione. Nel frattempo, l'UNHCR ha confermato l'urgenza di individuare un nuovo sito nel quale allestire un campo per i rifugiati centrafricani, poiche' il campo di Amboko - nei pressi della citta' di Gore - raggiungera' in tempi brevi la sua massima capienza di 27mila persone. Prosegue intanto il trasferimento dalle aree di confine al campo di Amboko di altri 4mila rifugiati arrivati in precedenza. La maggioranza di loro, che alloggeranno in tende, e' gia' stata trasferita. La settimana scorsa l'UNHCR aveva rapidamente esaurito le tende a disposizione, ma ora può contare su altre 522 tende trasportate dal deposito di Abeche, nel Ciad orientale. L'UNHCR sta inoltre organizzando il rimpatrio dal nord della Repubblica Centrafricana di 1.542 cittadini ciadiani che avevano cercato rifugio in quel paese all'inizio degli anni '80. Nel 2001, l'UNHCR aveva svolto un'operazione di rimpatrio per i rifugiati ciadiani, ma questo gruppo aveva deciso di fermarsi nella Repubblica Centrafricana. Ora, le prolungate condizioni di insicurezza nella regione hanno indotto i rifugiati a richiedere assistenza per fare ritorno in Ciad. La partenza del primo convoglio di rimpatrio e' in programma per il 19 settembre. (Ag. Aise, 07/09/2005)

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Ciad - I professionisti della stampa in sciopero (IrinNews, 23/08/2005)

I professionisti della stampa chiadiana hanno lanciato, lunedi' 22 agosto, un appello di una settimana di sciopero per protestare contro l'arresto di quattro loro colleghi e attirare l'attenzione della comunita' internazionale su quello che uno degli scioperanti ha definito, quella del presidente Idriss Deby, una ''dittatura del terrore''. Salvo rare eccezioni, tutti i giornalisti e le radio indipendenti hanno smesso di pubblicare e diffondere i loro notiziari in seguito all'arresto, alla fine di giugno, di quattro confratelli accusati, tra l'altro, di diffamazione verso M. Deby e di incitamento all'odio. I giornalisti arrestati rischiano da tre mesi a tre anni di prigione. M. Deby, che ha preso il povere nel 1990 con un colpo di Stato ed e' poi stato rieletto nel 1996 e nel 2001, ha suscitato un'ondata di critiche nel paese e all'estere con una riforma della Costituzione che lo autorizza a brigare un terzo mandato nel 2006. Uno dei giornalisti arrestati aveva criticato questa riforma. Per molti giornalisti, il regime di Deby e' diventato troppo repressivo nei confronti dei media. Un giornalista che ha voluto restare anonimo ha dichiarato ad IRIN che la stampa sembra essere oggi la sola barriera contro la tirannia: ''Il governo vuole annientare la stampa. Senza la stampa, e' la dittatura'', ha dichiarato. Al 167o posto tra i 177 paesi piu' poveri del mondo, il Ciad ha raggiunto ufficialmente il club dei paesi produttori di petrolio. Ma la manna petrolifera non ricade sulla popolazione, che continua a vivere nella misera piu' nera. (IrinNews, 3/08/2005)

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Ciad - Ufficiali arrestati per tentato golpe (Misna, 9/8/2005)

Sarebbero almeno 15 gli alti ufficiali dell'esercito arrestati negli ultimi giorni in Ciad con l'accusa di essere coinvolti in un nuovo tentativo di colpo di Stato ai danni del presidente Idriss Deby, sventato la scorsa settimana dai servizi di sicurezza nazionali. Lo riferiscono fonti giornalistiche locali, precisando che tra i fermati si troverebbero alcuni esponenti di spicco dei reparti speciali incaricati della sicurezza del presidente. Secondo il giornale ciadiano, Alwihda, l'arresto dei 15 ufficiali segue di pochi giorni altri ''strani'' episodi accaduti in ambienti militari che avrebbero subito negli ultimi giorni ripetuti casi di diserzione oltre ad alcuni episodi di scontri tra militari regolari e gruppi di soldati ammutinati che si sarebbero conclusi con una decina di vittime. Vi sarebbero sempre rimasti coinvolti militari ''considerati finora vicini all'elite che controlla il potere nel Paese'', scrive Alwihda. Tra questi si troverebbe anche il comandante aggiunto della guardia repubblicana, Djoum-a Youssouf, fuggito nei giorni scorsi verso il Camerun. Da tempo nel Paese si rincorrono voci sul cattivo stato di salute del presidente Deby e, secondo il giornale, negli ambienti militari vicini al capo di Stato si sarebbe aperta una sorta di ''lotta alla successione''. (M.Z., Misna,  09/08/2005)

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