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Algeria - Massiccio sì al referendum sulla riconciliazione nazionale. (Euronews, 01/10/2005)
Il ministro algerino dell'Interno ha dichiarato che il sì ha vinto ieri con il 97,43% dei voti e un tasso di partecipazione di poco inferiore all'80%. Un dato che secondo il leader dell'opposizione laica è stato moltiplicato per quattro. L'approvazione per referendum del piano assume l'aspetto di un plebiscito per il presidente Abdelaziz Bouteflika, che ha lanciato il progetto con l'obiettivo di far voltare pagina al paese, dopo gli anni delle violenze e del terrorismo. Le associazioni delle vittime avevano lanciato un appello al boicottaggio, accusando il governo di voler mettere una pietra sopra alle responsabilità dell'esercito nella guerra sporca condotta contro le milizie islamiche che negli anni '90 hanno seminato il terrore nel paese. Secondo la presidenza, invece, lo scrutinio è la logica conseguenza del precedente referendum sulla concordia civile che, nel '99, in 6 mesi, spinse oltre 6 mila integralisti islamici a deporre le armi. Da parte sua, l'opposizione contesta il sì plebiscitario. Per il Fronte delle Forze Socialiste lo scrutinio è stato una "grossa menzogna" a partire dai dati sull'affluenza. Il presidente Bouteflika si è investito in prima persona nella campagna per l'approvazione della Carta, un testo con il quale ha chiesto esplicitamente agli algerini di perdonare i responsabili di oltre 200 mila esecuzioni e attentati di matrice islamica che hanno sconvolto l'Algeria negli anni '90. Bouteflika ha chiesto, con la Carta, l'amnistia per gli integralisti che si siano arresi e implicitamente anche carta bianca per contrastare i fondamentalisti ancora attivi. Il presidente potrà varare leggi per decreto senza passare per il Parlamento, motivo per cui l'opposizione teme che il referendum abbia aperto la strada all'assolutismo. –
Ndr: Anche i vescovi algerini hanno manifestato alcune riserve in merito al referendum, invitando a riflettere sul significato di perdono e giustizia, ha spiegato alla Radio Vaticana il vescovo di Algeri, Mons. Henri
Teissier. - (Euronews,
01/10/2005)
Algeria - Referendum per la pace o contro i diritti umani? (R. G., Osservatorio sulla legalità, 29/09/2005)
Circa 18 milioni di elettori sono chiamati oggi alle urne per verificare se sono d'accordo con il progetto del presidente Abdelaziz Bouteflika di varo di una "carta" finalizzata a mettere fine alla crisi ed alle violenze politiche che hanno fatto più di 150.000 morti dal 1992 e che hanno provocato migliaia di sparizioni. Secondo Bouteflika, la carta costituisce il seguito logico del referendum sulla concordia civile del 1999, che ha introdotto il perdono di migliaia di militanti islamici armati, e permetterà di sostenere la pace per assicurare lo sviluppo sociale ed economico del Paese. Il presidente ha perciò invitato gli elettori a votare in massa, e lo ha fatto con una massiccia campagna di comunicazione pro referendum. Alcuni seminano tuttavia il dubbio che diversi cittadini siano stati pagati per partecipare agli incontri di adesione alla carta, o addirittura intimiditi o minacciati. I media di Stato sono accusati di essersi distinti per un lavoro di censura, mentre la stampa indipendente ha dato spazio alle voci contrarie dei partiti di opposizione FFS, RCD, MDS e PST. Anche le organizzazioni per la difesa dei diritti dell'uomo hanno contestato il progetto presidenziale affermando che permetterebbe ai responsabili delle violenze di rientrare nella società senza pagare i loro crimini. La carta prevede una sorta di indulto per "tutti coloro che mettono fine alle loro attività armate e consegnino le armi in loro possesso". I combattenti islamici "implicati in massacri collettivi, stupri o in attentati con esplosivo in luoghi pubblici" ne sono esclusi e sono interdette tutte le attività politiche agli ex responsabili del FIS. E' previsto un indennizzo per le famiglie dei desaparecidos. Quasi un milione di votanti si trovano all'estero, per la maggior parte in Francia, dove hanno cominciato a votare sabato scorso. Anche i nomadi del Sahara hanno già cominciato a votare lunedì in seggi itineranti.
(Rico Guillermo, Osservatorio sulla legalità,
29/09/2005)
Algeria - Il 13 novembre sara' beatificato Charles de Foucauld (AGI, 24/09/2005)
Charles de Foucauld, il profeta del dialogo interreligioso che aveva scelto di vivere con gli ultimi nel deserto, rimanendo ucciso nel 1916 durante una razzia nel Sahara, a Tamanrasset, sara' beatificato in San Pietro il 13 novembre prossimo. Lo ha deciso Benedetto XVI che dopo il rito, presieduto dal prefetto delle cause dei santi Saraiva Martins, ricordera' la figura di fratel Carlo di Gesu' prima della consueta preghiera domenicale dell'Angelus. Tenente dell'esercito francese di stanza in Algeria, nel 1885, quando aveva 27 anni, De Foucauld venne esonerato dal servizio per indisciplina aggravata da sregolatezza di vita. Affascinato dall'Africa settentrionale, dalla rudezza dei suoi abitanti e dall'ambiente quasi soprannaturale, decise allora di dedicare una parte della sua vita a carpirne le tradizioni ei costumi e, da esploratore delle cose del mondo, divento' uomo alla ricerca di Dio. “Per dodici anni - scrisse nel suo diario - ho vissuto senza alcuna fede: nulla mi pareva sufficientemente provato. L'identica fede con cui venivano seguite religioni tanto diverse mi appariva come la condanna di ogni fede”. Recatosi in pellegrinaggio in Terra Santa, maturo' la decisione di farsi monaco. Poi fu in Siria e da li' passo' a Nazareth, dove per tre anni lavoro' come giardiniere presso il monastero delle Clarisse. In quelle esperienze scopri' che “amare Gesu e' diventare fratello di tutti nell'Amore del Padre”.
(AGI,
24/09/2005)
Algeria - Uccise 10 persone in attacchi estremisti islamici (Adnkronos/Dpa, 24/09/2005)
A pochi gorni dal referendum in Algeria sulla riconciliazione nazionale, estremisti islamici hanno ucciso 10 persone (7 militari e 3 civili) in due attacchi compiuti nella parte orientale del Paese. Lo riferiscono i media algerini, precisando che nei pressi di Selma Benziada, circa 360 chilometri ad est di Algeri, in un attacco ad un convoglio sono rimasti uccisi sette soldati e l'autista. Secondo le autorita', l'agguato sarebbe opera del Gruppo salafita per la preghiera ed il combattimento, organizzazione terroristica. Sempre nell'est, un altro attacco compiuto da estremisti islamici ha provocato la morte di due civili.
(Adnkronos/Dpa,
24/09/2005)
Algeria - Conferma l'uccisione dei diplomatici rapiti (Fonti varie, 28/07/2005)
L'Algeria ha confermato che i due propri diplomatici algerini rapiti in Iraq - Ali Belaroussi e Azzedine Belkadi - sono stati uccisi, come annunciato dai militanti islamici in internet. La conferma e' stata data alla radio di Stato dall'ufficio del presidente algerino Abdelaziz Bouteflika, senza alcun riferimento alle fonti dell'informazione. Ricordiamo che Belaroussi e Belkadi erano stati sequestrati il 21 luglio nell'area di Mansour di Baghdad ed era poi stato divulgato un video che li ritraeva bendati mentre davano i loro nomi e indirizzi. Il comunicato diffuso su Internet ne rivendicava la morte con queste parole: ''Il capo della missione algerina Ali Belaroussi e il diplomatico Azzedine Belkadi, il cui governo si comporta in violazione del volere di Dio, sono stati uccisi''. La ''violazione del volere di Dio'' farebbe riferimento, tra l'altro, al nuovo codice di famiglia progressista, varato recentement, che riconosce molti piu' diritti alle donne. Da parte sua, l'agenzia France Press (AFP) ha reso noto che l'ex-numero due del Fronte islamico di salvezza (ormai sciolto), Ali Blhadj, e' stato interpellato a Algeri dalla polizia per le dichiarazioni controverse che ha rilasciato a Al-Jazira. Ali Belhadj aveva dichiarato al network televisivo arabo di voler ''salutare i mudjahidin presenti sul territorio della resistenza in Iraq, che Dio gli aiuti a affrontare con fermezza e determinazione l'occupante, i suoi agenti e accoliti'', prima di aggiungere che ''la storia ci ha insegnato che solo la jihad e la resistenza sono l'unica risposta all'occupazione''. Nell'intervista, Ali Belhadj ha sostenuto che ''non c'e' altro popolo che il popolo algerino a poter capire la resistenza (in Iraq)'', sottolineando ''di non poter dettare ai mudjahidin cio' che devono compiere'' nei confronti dei due diplomatici algerini sequestrati dal gruppo di Al Zarkawi, il rappresentante di Al Qaeda in Iraq. Il regime del presidente Bouteflika sospetta inoltre Belhadj di tenere incontri segreti con islamisti radicali approfittando delle preghiere collettive che compie in numerose moschee di Algeri. (Fonti varie, 28/07/2005)
Algeria - Impegno per salvare gli ostaggi (CRIOnline, 27/07/2005)
Ieri Abdelaziz Belkhadem, ministro degli Interni algerino e rappresentante personale del presidente, ha affermato che il governo algerino fara' tutto il possibile per liberare al piu' presto i due diplomatici del Paese in Iraq rapiti la scorsa settimana. In un'intervista alla radio statale algerina, Belkhadem ha detto che oltre ai canali diplomatici, il governo algerino si e' gia' messo in contatto con le fazioni religiose irachene interessate. Egli ha riconosciuto che col passare del tempo i timori per la sicurezza degli ostaggi aumentano.
(CRIOnline, 27/07/2005)
Algeria - L'Algeria richiama lo staff all'ambasciata di Baghdad
(Swissinfo, 25/07/2005)
L'Algeria ha richiamato tutto il personale ancora in servizio all'ambasciata di Baghdad, dopo il rapimento, giovedi' scorso, dell'incaricato d'affari Ali Belaroussi e dell'addetto Azzeddine Belkadi. Lo ha reso noto il ministro per gli affari africani Abdelkader Messahel. ''Tutto il personale ha lasciato Baghdad assieme alla famiglia di Belaroussi'', ha precisato. Dopo il rapimento, nella missione diplomatica era rimasto un solo funzionario. L'ambasciatore algerino in Iraq risiede da tempo ad Amman, dove sono arrivati funzionari del ministero degli esteri per coordinare i contatti in vista della liberazione degli ostaggi. Secondo l'agenzia Reuters da Dubai, e' stata pubblicata oggi su un sito internet di Al Qaida una foto di un documento di identita' di Belaroussi, una tessera dell'Iraqi Hunting Club. Dei due diplomatici non si ha notizia.
(Swissinfo,
25/07/2005)
Algeria - 300 detenuti in sciopero della fame in carcere (Suisseinfo, 12/07/2005)
Trecento detenuti della prigione di El Harrach di Algeri stanno osservando da venerdi' scorso uno sciopero della fame illimitato dopo la morte di un loro compagno gravemente malato di diabete. Lo riferisce il quotidiano algerino El Watan. Il decesso dell'uomo di 56 anni, la cui identita' non e' stata rivelata, colpito non solo da diabete ma anche da altre malattie che "ormai avevano attaccato gravemente tutto il suo corpo", ha scatenato la collera dei 300 detenuti tutti reclusi per reati legati al terrorismo. Migliori condizioni igieniche e piu' attente cure mediche, sono alcune delle richieste dei manifestanti. "Chiediamo di essere trattati come i detenuti comuni", hanno dichiarato. "I detenuti sembrano determinati nel portare fino in fondo le loro rivendicazioni", scrive il quotidiano del paese maghrebino sottolineando come molti siano in "detenzione provvisoria". Dal 2002 gli stabilimenti penitenziari algerini, che contano circa 38'000 detenuti, sono stati scossi da numerose rivolte e incidenti che hanno provocato decine di morti e centinaia di feriti. Le motivazioni sono sempre le stesse: il miglioramento delle condizioni di detenzione e una maggiore rapidita' nei processi.
(Suisseinfo,
12/07/2005)
Algeria - Unione parlamentare araba ad Algeri (Ticinoline, 11/07/2005)
Si sono aperti oggi ad Algeri i lavori della 46esima sessione ordinaria del consiglio dell'Unione parlamentare araba (UPA) in presenza di Nabih Berri, presidente dell'unione e del segretario generale Nordine Bouchkoudj. L'incontro di due giorni che riunisce 20 paesi membri della Lega araba si svolge "in un contesto internazionale particolarmente delicato", scrive il quotidiano algerino El Moudjahid. Si parlera' della situazione palestinese, dell'Iraq, della Siria, del Libano e del Sudan oltre ad esaminare la possibilita' della creazione di un mercato comune e di un parlamento arabo. I partecipanti valuteranno la situazione dei diritti umani e della donna nel mondo arabo e la crescita del ruolo di organizzazioni non governative "nell'ambito del processo di sviluppo ed edificazione di istituzioni statali". "La sfida attuale del mondo arabo e' la creazione di una legislazione che sappia rispondere alle preoccupazioni dei cittadini", ha detto il presidente del parlamento algerino Amar Saidani nel suo discorso d'apertura dei lavori. Amr Moussa, segretario generale della Lega araba, ha sottolineato l'importanza dell'evento e "la necessita' di uscire da quest'appuntamento con decisioni che esprimano le vere esigenze dei popoli arabi", riporta l'agenzia di stampa algerina Aps. "Senza lo sviluppo delle societa' arabe, l'adozione della democrazia e la riforma dell'insegnamento la nostra situazione si aggravera'", ha continuato. Moussa non ha mancato di sottolineare come "il terrorismo non si identifichi con nessuna religione o etnia ma come affondi le sue origini soltanto nell'ignoranza". Ha inoltre evocato i tentativi fatti per "eliminare la questione palestinese dall'agenda con lo scopo di permettere a Israele di assestare la propria egemonia colonialista continuando la costruzione del muro di separazione". Ha incitato ad un "sostegno incondizionato" per il Sudan e ad un "sostegno totale" per l'Iraq con lo scopo di "preservare l'unita' territoriale del paese" qualificando come "gravi le attuali manovre che stanno cercando di rimetterne in causa l'identita'".
(Ticinoline,
11/07/2005)
Algeria - Mille guerriglieri pronti alla resa (Peacereporter, 21-04-2005)
Mille integralisti islamici armati in Algeria sono pronti a consegnare le armi e ad arrendersi. Lo ha riferito oggi il presidente della Commissione per l'amnistia generale, Abderrezak Smail in un'intervista rilasciata al quotidiano algerino "L'Expression". Quello che i guerriglieri richiedono come contro partita consiste nel non subire rappresaglie e nel potersi reinserire normalmente nella societa'.
(Peacereporter, 21-04-2005)
Algeria. 17esimo vertice del Lega Araba.
(RaiNews24, 22 marzo 2005)
Si e' aperto stamane al Palazzo delle Nazioni alla periferia di Algeri il 17mo vertice della Lega Araba che si concludera' domani e, con ogni probabilita', a meno di scontri nelle sedute a porte chiuse tra i leader dei 22 Paesi - 13 dei quali rappresentati da capi di Stato e sovrani -, ingiungera' nuovamente a Israele di ritirarsi dai territori arabi occupati nel 1967. Prima condizione per sedersi al tavolo dei negoziati e sperare in una normalizzazione dei burrascosi rapporti con gli arabi. Le altre grandi crisi che scuotono il mondo arabo - Libano e Siria, Iraq, Sudan, Somalia - passeranno in secondo piano con generiche dichiarazioni di solidarieta' in questo vertice inaugurato in pompa magna con una lunga serie di discorsi. Il primo a prendere la parola, secondo il protocollo, e' il presidente tunisino Zin El Abidine Ben Ali (il cui paese ha ospitato l'ultimo vertice), seguito dal presidente algerino Abdelaziz Bouteflika, dal segretario generale della Lega Araba Amr Mussa e quello delle Nazioni Unite Kofi Annan, dal premier spagnolo Zapatero, al vicepresidente del Consiglio italiano Marco Follini e molti altri.
Algeria. Parlamento approva contestato codice di famiglia (Peacereporter, 14/03/2005)
Nonostante le proteste delle associazioni femminili, che ancora ieri hanno organizzato riunioni pubbliche per protestare vivamente contro quello che definiscono "il codice dell'infamia", il parlamento algerino ha oggi approvato a grande maggioranza la riforma del codice della famiglia. Il testo reintroduce la figura del "tutore", o wali, che era stata abolita nella prima stesura, ma, unica apertura, la donna ha il diritto di sceglierlo. Resta anche la poligamia, seppure sottoposta al consenso previo delle mogli e all'autorizzazione del tribunale territoriale. Comunque, protestano le donne, l'uomo ha sempre l'arma del divorzio o del ripudio. Unici punti apprezzati dalle donne sono l'obbligo del marito di assicurare un tetto alla moglie e ai figli affidati alla madre, in caso di divorzio, e l'abolizione del matrimonio per procura con il quale una donna si ritrovava sposata a sua insaputa. Le associazioni femminili intendono pero' continuare a battersi finche' non otterranno l'abrogazione del codice.
(Peacereporter, 14/03/2005)
Algeria - La donna ancora sotto tutela (Africa, 25/02/2005)
Con molto mesi in ritardo, il Consiglio dei
ministri ha approvato martedi 22 febbraio vari emendamenti al codice
algerino della famiglia. La riforma deve ormai solo essere approvata
dall'Assemblea nazionale - il che si riduce praticamente ad una formalita'. Tuttavia, il presidente Abdelaziz Bouteflika
ha fatto marcia indietro davanti
all'emendamento simbolicamente piu' audace: la soppressione del ''wali'', il
''tutore'' per la donna, alla concretizzazione del contratto di matrimonio.
Eppure, il progetto adottato dal governo del 2004 aveva tolto l'obbligo della
presenza del ''tutore matrimoniale'', spesso il padre o il fratello. I partiti
islamisti avevano pero' denunciato questa disposizione perche' contraria alla
sharia, il diritto religioso che regge la vita dei musulmani. Anche gli imams,
nelle moschee, avevano denunciato questa infrazione alla sharia. Cosi', dopo
mesi di negoziati, il governo ha adottato la riforma del codice della famiglia
del 1984, rifiutandosi di stabilire l'uguaglianza dei diritti tra uomo e donna,
e il ''tutore'' per la donna rimane obbligatoria. Le associazioni femministe, che
chiedevano l'abrogazione del ''codice dell'infamia'', si sono dette
scandalizzate. (cfr F.B., Le Monde, 25/02/2005 - ridotto e tradotto da Africa)