NOTIZIE - AFRICA

Africa – Africane la Coppa del Mondo FIFA 2006 (tratto da FIFAworldcup, 27/12/2005)

Africa – Foreste in pericolo (Isinsardegna, 27/12/2005)

Africa - Ue stanzia 166 milioni euro per 10 nazioni africane povere (Reuters, 26/12/2005)

Africa - Diritti umani: nel 2005 aumentato numero paesi liberi (SwissInfo, 20/12/2005)

Africa - Oltre 500 clandestini rimpatriati dall'Algeria (Ticinonline, 20/12/205)

Africa – L’OMC scivola sulle banane (sdc, vita, 16/12/2005)

Africa – Petrolio: battaglia tra Usa e Cina (Megachip, 15/12/2005)

Africa - Summit OMC: un punto di vista africano (E.C., Vita.it, 14/12/2005)

Africa - Una donna su tre subisce abusi (Ecplanet/SpiritualSearch, 12/12/2005)

Africa - Debito estero: card.Bertone: basta con insopportabile usura (AGI, 19/11/2005)

Africa - 27 novembre: giornata mondiale di preghiera per la travagliata regione dei grandi Laghi (Fomeka, 17/11/2005)

Africa - Summit sulla malaria in Camerun (E.C., vita, 16/11/2005)

Africa - La carestia alle porte: tragedia annunciata, ed evitabile (F.S., Inform, 09/11/2005)

Africa - Conferenza offuscata da minaccia di guerra dell'Etiopia (C.B., Vita.it, 04/11/2005)

Africa - L'atlante dei laghi perduti (G. F., Corriere della Sera, 02/11/2005)

Africa – 8 candidati per ospitare Coppa Africa 2010 (Reuters, 01/11/2005)

Africa – Caccia grossa per Cina e Usa (C.L., Lettera22, 18/10/2005)

Africa - Benedetto XVI e la Giornata Mondiale dell’Alimentazione (F.S., Radio Vaticana, 17/10/2005)

Africa - Fao: Giornata mondiale dell'alimentazione (P.M., Vita.it, 16/10/2005)

Africa - Danze e canti africani contro canto Gregoriano e latino (ZENIT, 11/10/2005)

Africa - Protesta contro "La Talpa" (E.C., vita.it, 10/10/2005)

Africa - Pena di morte: fuori dal continente! (S.C., Korazym, 10/10/2005)

Africa - Traffico aereo: luci e ombre (Misna, 07/10/2005)

Africa - Aumentano bambini che completano scuola nei PVS (Cli/Fab, AGI, 20/09/2005)

Africa - ONU-Rappresentante di Pechino: "Soprattutto l'Africa" (Misna, 20/09/2005)

Africa - La prospettiva di mega-baraccopoli brulicanti (M.S., IPS, 17/09/2005)

Africa - La Cina forma funzionari per la tutela ambientale nei Paesi africani (CRI, 09/09/2005)

Africa - Rapporto sullo Sviluppo Umano 2005 (da Agenzia Radicale, 07/09/2005)

Africa - Qualificazioni Mondiali calcio: successi esterni per Senegal e Tunisia (Reuters, 04/09/2005)

Africa - Colera: si allunga la lista dei paesi colpiti (AGI, 01/09/2005)

Africa - La poliomielite reinfetta 18 paesi polio-free (Agenzia Aise, 31/08/2005)

Africa - 7 compagnie africane su 9 nella 'black list' del Belgio (Adnkronos, 29/08/2005)

Africa - Epidemia di colera: mille morti (Il Giornale.it, 27-08-2005)

Africa - Al Zarqawi, un giorno, potrebbe spostarsi in Africa (Arab Monitor, 26/08/2005)

Africa - L'Oms lancia l'allarme tubercolosi (Redazione Vita.it, 26/08/2005)

Africa - L'8 per mille finanzia le forze armate (Vita.it, 24/08/2005)

Africa - Sinodo Valdo-Metodista: poverta', le Chiese guardano a Sud (ICN-News, 24/08/2005)

Africa - Aumentato il bilancio per la lotta all'AIDS e alla malaria (CRI, 24/08/2005)

Africa - Finiscono i concerti, l'Africa resta (F. Chiavegatti, Reporterassociati, 17/08/2005)

Africa - Cresce l'export italiano in Africa sub-sahariana (Economia-Virgilio, 30/07/2005)

Africa - Gli Africani contro la droga (Notiziario droghe, 28/07/2005)

Africa - Terrorismo, Pentagono e Africa: si apre la ''rete'' (Redazione vita.it, 26/07/2005)

Africa - Femminismo in aumento (La nonviolenza e' in cammino, n. 1003, 26/07/2005)

Africa - Giovani, poveri, affamati gli Africani schiavi del crimine (Axia on line, 25/07/2005)

Africa - Il Portogallo riconosce i suoi figli naturali (M. de Q., 23/07/2005)

Africa - Altri due siti africani nel patrimonio dell'umanita' (Unesco, 16/07/2005)

Africa - L'Ecowas costituira' un reparto del peacekeeping (China Radio intern., 15/07/2005)

Africa - Il gruppo africano presenta proposta all'Onu (vita.it, 14/07/2005)

Africa - Parte il capitolo delle Suore Bianche (Avvenire, 11/07/2005)

Africa - G8-Mali : Forum alter-mondialista in parallelo con il G-8 (Irin, 08/07/2005)

Africa - G8 - Per quel che riguarda l'Africa (da La Repubblica, 8 luglio 2005)

Africa - G8: Le ONG italiane: "Ai poveri serve molto di piu'" (08/07/2005)

Africa - L'Unione africana chiede due seggi per l'Africa (Canisciolti.it,  04/07/2005)

Africa - Il summit dell'Unione africana (Vita.it, 04/07/2005)

Africa - Si cercano proposte per il tema del Sinodo dell'Africa (Zenit.org, 03/07/2005)

Africa - Esercitarsi a fare la pace (Osservatorio sulla legalita', 29/06/2005)

Africa - FAO, in arrivo nuovi pesticidi ecologici (AGE, - 28/06/2005)

Africa - Mondiali U20: la finale sara' Argentina-Nigeria (Datasport, 28-06-2005)

Africa - Gli africani e la riforma Onu (Vita.it, 28/06/2005)

Africa - Nessuno Tocchi Caino. Rapporto 2005 (Nuova agenzia radicale, 24-06-2005)

Africa - Quando il G8 arma il Sud del mondo (Vita.it, 23-06-2005)

Africa - Benedetto XVI convoca un sinodo speciale sull'Africa (23-06-2005)

Africa. Alcuni commenti sul nuovo papa (L.M., Fides, 19-20/4/2005)

Africa. Unicef: ancora troppe bambine escluse dall'istruzione primaria(Unita', 18-04-2005)

Africa - L'Africa subsahariana esclusa dalla riduzione della poverta' (13/04/2005)

Africa. Nasce Forza di prevenzione per conflitti in Africa Orientale (Misna, 12/04/2005)

Africa. Giornata mondiale dell'acqua ...senz'acqua (Fonti d'agenzia, 22/03/2005)

Africa. Tre milioni di sfollati all'anno, cioe' 8.000 al giorno (da varie fonti, 18/03/2005)

Africa. Un bimbo su sei muore per polmonite (Peacereporter, 15/03/2005)

Reazioni al rapporto della Commissione sull'Africa (fonti d'agenzia, 12/03/05)

Africa. La commissione per l'Africa di Blair chiede un raddoppio degli aiuti (11/03/2005)

Il Giappone appoggia l'UA (Afriquecentrale, 08/03/2005)

350.000 rifugiati tornati a casa in un anno (RFI, 08/03/2005)

Stop a 500.000 armi illegali in Africa orientale (Fides, 07/03/2005)

Forum per la cooperazione fra Cina e Africa (CRI online, 07/03/2005)

Aids: tra 20 anni 90 milioni di malati (Peacereporter, 04/03/2005)

Messaggio del papa sull'Africa (Misna, 25/02/2005)

L'Africa in piedi in aiuto all'occidente: Ancona, 18-20 marzo - IV Convegno Internazionale (Fomeka, 24/02/2005)

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Africa – Africane la Coppa del Mondo FIFA 2006 (tratto da FIFAworldcup, 27/12/2005)

Una piccola analisi di 5 squadre africane in vista dei prossimi Mondiali. La Tunisia, campione in carica della Coppa d'Africa, ha già collezionato diverse presenze alla fase finale dei Mondiali e anche quest'anno ha mantenuto le aspettative, ottenendo autorevolmente la qualificazione. Togo, Ghana, Angola e, in misura minore, la Costa d'Avorio, hanno invece sovvertito i pronostici e si sono qualificate per la prima volta nella loro storia. Il Ghana è stata la vera rivelazione del 2005. Un anno fa si trovava dietro al Sudafrica e addirittura alla Repubblica Democratica del Congo, ma gli uomini di Ratomir Dujkovic sono riusciti a superare i favoriti sudafricani proprio sul filo di lana. Il Ghana ha recentemente ottenuto un premio per le posizioni conquistate nella classifica mondiale FIFA/Coca-Cola ed ha tutte le intenzioni di continuare su questa strada. Grazie a una generazione di giocatori di talento, in Germania le Black Stars potranno sicuramente far passare qualche notte insonne alle grandi del calcio mondiale. Per quel che riguarda Angola e Togo, è sufficiente dare uno sguardo alle squadre che hanno sconfitto nelle qualificazioni e giudicare le loro prestazioni secondo questo parametro. Nel gruppo 1, il Togo di Stephan Keshi ha chiuso davanti al Senegal, giunto fino ai quarti di finale in Corea/Giappone nel 2002, mentre l'Angola si è classificata prima davanti alla Nigeria nel gruppo 4. Allo stesso modo, la Costa d'Avorio ha dimostrato nel 2005 di meritare un posto a fianco delle squadre più forti del continente. La sua strada verso la qualificazione non si è conclusa certo con il botto, ma Didier Drogba e compagni sono comunque riusciti a strappare il primo posto del girone davanti al Camerun, resistendo fino all'ultima giornata. Gli ivoriani, in vista di Germania 2006, sono stati inseriti nel gruppo C, con Argentina, Serbia Montenegro e Olanda e cercheranno di zittire coloro che li hanno già definiti la squadra materasso di questo durissimo girone. (tratto da FIFAworldcup, 27/12/2005

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Africa – Foreste in pericolo (Isinsardegna, 27/12/2005)

“Le foreste primarie rappresentano l'habitat di circa i tre quarti della biodiversità vegetale e animale terrestre e la loro distruzione gioca purtroppo un ruolo cruciale nell'attuale catastrofe biologica. La distruzione delle foreste primarie marcia a una velocità superiore ai 10 milioni di ettari l'anno (una superficie pari a oltre un terzo dell’Italia): se non riusciremo a fermare questa distruzione, sarà inutile avviare costosi programmi per la protezione di gorilla, scimpanzé e oranghi” commenta Sergio Baffoni, della campagna foreste di Greenpeace. Greenpeace chiede al governo italiano di predisporre e attuare misure concrete e urgenti volte a fermare la massiccia importazione di legname abbattuto illegalmente. Il nostro paese è in testa nelle classifiche di esportazione dei mobili e circa l'80% del legname che impiega è di importazione. “Le strade aperte dalle compagnie del legno sono intensamente utilizzate da organizzate bande di bracconieri dotati di armi da guerra e di protezioni altolocate, che stanno poco a poco vuotando le foreste della fauna selvatica. Gorilla, scimpanzè, elefanti di foresta sono sempre più a rischio, mentre si continuano a organizzare conferenze sulla biodiversità e gli impegni presi non vengono mantenuti” afferma Baffoni. L'Italia, per esempio, é il primo importatore di legname tropicale del Camerun, paese le cui foreste, assediate dall'industria del legno, sembrano avviate al declino. Il Camerun risulta poi il primo paese nella classifica della corruzione. (…) In Gabon alla data di aprile risultava che il 60% delle concessioni forestali non avevano pagato le tasse. La Costa d'Avorio è da ormai due anni travolta dalla guerra civile, ed il suo territorio è ormai controllato dalle milizie armate. In questo paese, di cui l'Italia è il principale importatore di legname, lo sfruttamento forestale rischia di giocare un ruolo nell'alimentare il conflitto armato che imperversa nel paese dal settembre 2002. Nella Repubblica Democratica del Congo la guerra resta una minaccia, mentre la Banca Mondiale progetta di aprire massicciamente il paese allo sfruttamento forestale. Greenpeace ha recentemente intercettato nel porto di Anversa un carico di legname tropicale destinato alla società di importazione Somex, proveniente dalla compagnia del legno camerunese Ingénierie Forestière (Ing-F). Il legname proviene dal Bacino del Congo, la seconda foresta tropicale dopo l'Amazzonia. In queste aree l'elefante di foresta e i grandi primati come gorilla e scimpanzè rischiano per sempre l'estinzione. La partita di legname proveniva da una delle più discusse compagnie del legno, ripetutamente coinvolta in attività forestali illegali. (…) Greenpeace ha denunciato, a marzo scorso, con un esposto alla Magistratura, il pericolo della diffusione del legname di origine africana contaminato con diossina. Il legname segato di ayous proveniente dal Camerun è destinato ad operatori italiani del settore. Il pentaclorofenolo, che molto probabilmente rappresenta la prima causa di contaminazione da diossina, viene impiegato comunemente in molti paesi del Bacino del Congo oltre che in Camerun. Non solo, il trattamento chimico non è di norma limitato all'ayous, ma ad altri legni teneri (fraké, framiré ecc). Ndr – Per più ampie informazioni, vedi il sito di Geenpeace Italia/foreste  (Isinsardegna,  27/12/2005)

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Africa - Ue stanzia 166 milioni euro per 10 nazioni africane povere (Reuters, 26/12/2005)

Nel giorno in cui si commemora la tragedia dello Tsunami, l'Unione europea ha compiuto un gesto di solidarietà affinché non venga dimenticata l'Africa e ha stanziato un pacchetto di aiuti da 166 milioni di euro per dieci Paesi del continente. "Oggi ricordiamo le vittime dello tsunami nel Sud-est asiatico - ha detto Louis Michel, commissario europeo allo Sviluppo - ma in Africa milioni di persone vulnerabili sono esposte a disastri naturali, come siccità, inondazioni e infestazioni di insetti, o a conflitti armati". "Questi sono tsunami silenziosi. Ma tutte queste catastrofi non raggiungono i titoli nei media occidentali, anche se sono comunque fonte di grande sofferenza", ha aggiunto. I fondi, che saranno resi disponibili in gran parte nel 2006 dalla Commissione Ue, andranno a Sudan, Repubblica democratica del Congo, Burundi, Ciad, Tanzania, Uganda, Liberia, Costa d'Avorio, Madagascar e Isole Comore. (Reuters,  26/12/2005)

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Africa - Diritti umani: nel 2005 aumentato numero paesi liberi (SwissInfo, 20/12/2005)

Secondo il rapporto annuale dell'Ong Freedom House, che classifica i Paesi sulla base delle libertà civili, politiche e dei media, il 2005 è uno degli anni più fortunati nella trentennale storia dell'organizzazione, costituita nel 1972. È, infatti, aumentato il numero delle democrazie, che, con Burundi, Liberia e Repubblica centroafricana, sono passate da 119 a 122. Stabile, rispetto al 2004, il numero dei "Paesi liberi", 89, mentre quattro Paesi si sono aggiunti alla lista di quelli "parzialmente liberi", in tutto 58. Si tratta del Libano, grazie al buon esito delle elezioni parlamentari di maggio e all'attivismo dei suoi cittadini; dell'Autorità nazionale palestinese, che dopo la morte di Arafat ha visto il miglioramento delle libertà civili e elezioni regolari, insieme a una maggiore libertà di movimento dopo il ritiro israeliano da Gaza; dell'Indonesia, dove si sono tenute elezioni libere ed è stata siglata la pace tra governo e movimento "Free Aceh", e dell'Afghanistan. A avere migliorato il proprio status ci sono anche l'Ucraina (dopo la rivoluzione arancione del dicembre 2004), la Mauritania (grazie al suo nuovo presidente Taya), Trinidad e Tobago e il Kirghizistan. Stando alla classifica stilata da Freedom House, la palma dei peggiori, in tutto 45, comunque in diminuzione rispetto al 2004, va a Cuba e Nord Corea (regimi marxisti-leninisti), Turkmenistan, Uzbekistan, Libia, Siria (qualificate come "dittature"), Birmania (dove vige un regime militare), e Sudan. (SwissInfo,  20/12/2005)

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Africa - Oltre 500 clandestini rimpatriati dall'Algeria (Ticinonline, 20/12/205)

Le autorità algerine hanno rimpatriato tra ieri e oggi 556 clandestini sub-sahariani, con un'operazione presentata come un contributo agli sforzi per frenare il flusso di migranti illegali verso l'Europa. Lo ha reso noto il ministro degli esteri Mohamed Bedjaoui. Bedjaoui ha assicurato che il rimpatrio, per via aerea, "si è svolto con modalità assolutamente impeccabili". Prima della partenza, i migranti sono stati "raggruppati e ospitati in condizioni dignitose e hanno ricevuto cure mediche", secondo il ministro. I loro paesi di provenienza sono Burkina Faso, Camerun, Ghana, Guinea, Guinea Bissau, Mali, Nigeria e Senegal. Il ministro ha precisato che gli otto governi interessati hanno dato il loro assenso al rimpatrio dei clandestini. L'ambasciatore del Mali in Algeria, Mahamadu Magassuba, citato dall'agenzia algerina Aps, ha detto che i cittadini maliani sono stati rimpatriati in "buone condizioni", smentendo che abbiano "subito violenze" o che siano stati "amanettati dalle autorità algerine", come denunciato da alcuni di loro al loro arrivo a Bamako.( Ticinonline, ATS,  20/12/205)

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Africa – L’OMC scivola sulle banane (s.d.c., vita, 16/12/2005)

Potrebbe risultare esplosivo il cocktail cotone-zucchero-banane per il negoziato dell’OMC (WTO, in inglese) in corso ad Hong Kong. I Paesi Acp (Africa-Caraibi-Pacifico) hanno infatti denunciato la ''mancanza di attenzione e di impegni'' su questi prodotti chiave, ricordando che non hanno alcuna intenzione di firmare un accordo fatto a loro spese. Gli ACP hanno espresso tutta la loro rabbia riguardo alla condotta negoziale degli Usa e dell'Unione Europea. In particolare l'intransigenza degli Usa in proposito dell'eliminazione dei sussidi interni sul cotone potrebbe costare ai contadini africani fino a 450 milioni di dollari all'anno e mette in pericolo i mezzi di sussistenza di 15 milioni di persone. Sullo zucchero, dopo la riforma operata dall'Unione europea, le perdite per i Paesi ACP potrebbero arrivare a 250 milioni di dollari all'anno. Per far si' che i produttori europei accettino questa riforma sono stati assicurati loro ben 7 miliardi di dollari di sussidi, a fronte dei soli 40 milioni garantiti ai Paesi ACP. Il ministro dell'Agricoltura delle Isole Mauritius e portavoce dei Paesi ACP sullo zucchero ha dichiarato: ''Stiamo iniziando a chiederci quale sia la considerazione dell’OMC delle istanze dei Paesi poveri. Sembra che questi negoziati non ci porteranno nessun vantaggio, ma solo ulteriore poverta'. Non accetteremo nessun accordo che venga fatto a nostre spese''. ''L'intransigenza americana sul cotone - hanno sottolineato i paesi Acp - costa agli agricoltori africani 450 milioni di euro l'anno e minaccia la vita di 15 milioni di persone. Questa produzione, inoltre, e' stata in pratica distrutta dai programmi di aggiustamento strutturali imposti negli anni '80, e ancora stenta a riprendersi da tali riforme''. Quanto allo zucchero, i Paesi produttori ''perderanno 250 milioni di euro l'anno con la recente riforma varata dall' Unione europea e con le ipotesi Ue di ridurre il regime di preferenze presentate ad Hong Kong'', sottolineano i Paesi Acp, ricordando che la Ue ha accordato loro una ''compensazione di 40 milioni di euro, contro i 67 garantiti ai produttori europei per convincerli ad accettare la riforma''. Infine le banane: in questo caso gli Acp lamentano gli attacchi dei Paesi latino-americani, contrari al regime di preferenze. Alle sollecitazione dei Paesi Acp gli Stati Uniti hanno risposto mettendo sul piatto l'apertura dei loro mercati all'importazione di commodities, in particolare cotone, e si sono detti d'accordo nel mettere in discussione i sussidi all'export, senza pero' definire ne' impegni ne' date. - Ndr/Vita: Gli Stati Uniti hanno offerto la cancellazione dei dazi che gravano sulle importazioni di cotone dai paesi dell'Africa occidentale. Lo ha annunciato il rappresentante al Commercio Rob Portman nel corso di una conferenza stampa. Portman ha esortato gli altri paesi importatori di cotone tra cui Cina e India a prendere in considerazione una simile ipotesi. Il gruppo dei paesi africani, che comprende Mali, Burkina Faso, Benin, Senegal e Chad, rappresentato da Fracois Traore presidente dei produttori africani di cotone, ha pero' respinto l'offerta statunitense. Secondo Traore, gli Usa devono eliminare la politica di sussidi alle esportazioni e non le quote alle importazioni. La richiesta africana verte sulla riduzione dell'80% dei sussidi all'export entro la fine del 2006. (Sara De Carli, Vita,  16/12/2005)

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Africa – Petrolio: battaglia tra Usa e Cina (Megachip, 15/12/2005)

Ndr: su questo soggetto vedi anche: Pagine di difesa: il confronto Cina-Usa comincia in Africa  - Con l'economia che cresce più velocemente al mondo, la Cina si sta facendo largo a gomitate per tentare la scalata alle ricchezze petrolifere dell'Africa non ancora sfruttate. Nello stesso continente in cui durante la guerra fredda Unione Sovietica e Stati Uniti si davano battaglia attraverso regimi ed eserciti satelliti, le compagnie petrolifere cinesi, a caccia di nuove riserve di petrolio, si trovano in competizione con le compagnie occidentali per aggiudicarsi contratti di perforazione, produzione, fornitura. La Cina ha già negli anni '60 e '70 tentato una via diplomatica, offrendo il suo appoggio agli stati neo-indipendenti e ai movimenti di liberazione e lotta contro l'apartheid. Oggi, con un economia estremamente bisognosa di petrolio e materie prime, Pechino è al lavoro per trasformare quella storia di benevola diplomazia in concreti accordi e investimenti. (…) Gli esperti statunitensi dicono che attualmente la Cina importa il 28 per cento del suo petrolio dall'Africa, soprattutto da Angola, Sudan e Congo. Le compagnie cinesi stanno realizzando delle partnership con società petrolifere offshore nigeriane e angolane, costruendo oleodotti e impianti in Sudan e prospettandone altri in Mali, Mauritania, Niger e Ciad. Questa nuova scalata alle risorse petrolifere africane mette Pechino in diretta competizione con Washington. La Cina ha oggi scavalcato gli Stati Uniti in testa alla classifica dei più grandi consumatori di energia al mondo. Gli Stati Uniti importano il 15 per cento del proprio fabbisogno dal golfo di Guinea su cui si affacciano i maggiori produttori di greggio dell'Africa sub-sahariana, come Nigeria, Angola e Guinea equatoriale. Gli analisti prevedono che questa quota possa salire al 25 per cento entro il 2015, dal momento che Washington cerca di diversificare le sue fonti di approvvigionamento di petrolio vista l'instabilità del Medio Oriente e i difficili rapporti con il Venezuela di Hugo Chavez. Gli esperti statunitensi temono che questa competizione tra i due maggiori importatori al mondo possa trasformarsi in un aperto conflitto economico. "La Cina non pone ai suoi partner africani alcuna condizione sul piano civile o politico, e questo può vanificare le pressioni che gli Stati Uniti esercitano per ottenere una maggiore democrazia in Africa" ha detto Carolyn Bartholomew in un articolo del 28 luglio sulla rivista della Commissione economica e di sicurezza Stati Uniti-Cina. (…) Gli analisti si soffermano sul caso di Sudan e Angola, due pilastri degli investimenti della Cina in Africa. In Sudan, che é sotto osservazione internazionale per quello che Washington chiama "genocidio", le compagnie cinesi hanno costruito una raffineria a Kartoum e partecipano pesantemente alla produzione. Anche in Angola, dove alcuni finanziatori internazionali hanno smesso di concedere fondi, la Cina ha costruito infrastrutture per 2 bilioni di dollari, legate ad accordi petroliferi per quello che la diplomazia cinese chiama "un modello di cooperazione". Alla compagnia cinese Sinopec è stato concesso di acquistare due piattaforme precedentemente in mano alle major petrolifere europee. In Nigeria, l'Associazione petrolifera cinese sta negoziando un possibile accordo per rilevare una raffineria e avvantaggiarsi per ritornare su alcune piattaforme d'esplorazione . Anche in Guinea equatoriale il dominio delle compagnie occidentali sul settore petrolifero non durerà per sempre. Il presidente della Guinea equatoriale, Teodoro Obiang Nguema ha offerto alla Cina opportunità d'investimento a ottobre, durante una visita a Pechino.(ansa-reuters in Megachip,  15/12/2005)

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Africa - Summit OMC: un punto di vista africano (E.C., Vita.it, 14/12/2005)

La Rete delle Organizzazioni agricole e dei produttori dell'Africa Occidentale, che riunisce un numero di circa 35 milioni di contadini membri in dieci diversi paesi, ha redatto un documento con cui pone sul tavolo delle Negoziazioni del summit dell'Organizzazione mondiale del commercio in corso a Hong Kong alcune questioni sull'agricoltura africana. A rendere noto il documento è la Campagna EuropAfrica/Terre Contadine, impegnata in Italia al fianco di Roppa. Di seguito una sintesi dei punti sollevati dagli agricoltori africani: - il mercato mondiale non è assolutamente estraneo alle frontiere africane, ma pervade, con i suoi effetti, i villaggi, le città, le terre, e si siede a tavola, insieme ai contadini; - i paesi ricchi continuano a premere per aprire i mercati africani ai loro prodotti agricoli, ai loro beni industriali, ed ai loro servizi, senza minimamente curarsi delle gravi conseguenze di tali manovre. I contadini africani pongono, dunque, alcune domande: 1 - L'agricoltura africana: può competere con quei produttori del Nord, che, in pochi, godono di sostegni finanziari e tecnici da almeno 50 anni, e che oggi ancora, sui prodotti alimentari di base, godono di politiche di sostegno all'esportazione che garantiscono margini di guadagno dalle tre alle sei volte superiori ai margini dei produttori africani? 2 - Gli Obiettivi del Millennio: solenne impegno assunto dalle Nazioni Unite, come possono essere raggiunti, se coloro che producono cibo soffrono la fame? Clicca qui per leggere l’articolo (Emanuela Citterio, vita.it,  14/12/2005)

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Africa - Una donna su tre subisce abusi (Ecplanet/SpiritualSearch, 12/12/2005)

Nel mondo 1 donna su 3 nel mondo viene picchiata, costretta ad avere rapporti sessuali o soggetta ad abusi di ogni sorta, in genere da un membro della famiglia o da un conoscente. La violenza contro donne e ragazze è ormai «un'epidemia mondiale, silenziosa e di dimensioni allarmanti». È la scottante verità che emerge, a meno di un mese di distanza da quando i leader mondiali hanno promesso di combattere la povertà nel mondo, dal rapporto sullo stato della popolazione nel 2005 messo a punto dall'agenzia dell’Onu, Unfpa, presentato nella sua versione italiana dall'Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo). (…) Sono 1,7 miliardi le donne tra i 15 e 49 anni nel mondo ma non sempre sono in grado di esercitare il loro peso. In media, detengono a livello mondiale il 16% dei seggi parlamentari, con pochi progressi rispetto al 1990 quando la rappresentanza politica femminile era del 12%. Anche se alcuni paesi in via di sviluppo hanno fatto passi da giganti: il Ruanda, ad esempio, ha la più alta percentuale di deputate al mondo, 49%, superando la Svezia, al 45%. Alle donne spetta comunque il primato degli abusi e dell’analfabetismo: sono circa i due terzi degli oltre 800 milioni di adulti analfabeti e ben il 63% dei 137 milioni di giovani analfabeti tra i 15 e i 24 anni analfabeti. (…) È allarme soprattutto sulle condizioni di salute della donna: un caso su tre di morte o malattia di una donne è conseguenza di problemi di salute sessuale e riproduttiva. Ed è su questi che l’Unfpa si sofferma: sono «il risultato dell'impatto della povertà e della discriminazione di genere sulla vita delle donne» con evidente e concreta ricaduta in tutta la vita collettiva. Senza considerare che mezzo milione di donne muore ogni anno per cause legate alla gravidanza e al parto e che per ogni donna che muore per questi motivi altre 20 soffrono di invalidità o malattie. Ma è anche la pianificazione familiare su cui l’agenzia Onu punta ricordando che «è un diritto umano ed è essenziale per l'empowerment delle donne. Ogni anno circa 14 milioni di adolescenti fra i 15 e 19 anni diventano madri, con tutti i rischi sanitari e sociali che questo comporta e si contano 76 milioni di gravidanze indesiderate solo nei soli paesi in via di sviluppo. Ben il 99% delle morti materne avviene in questi paesi. (…)E fa paura lo stretto legame tra salute della madre e del neonato: dei 130 milioni di bambini che nascono ogni anno 4 milioni muoiono nel primo mese di vita. E anche in questo caso il 99% delle morti neonatali avvengono nei paesi a reddito basso o medio e quasi la metà avvengono a casa. (Ecplanet/SpiritualSearch,  12/12/2005)

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Africa - Debito estero: card.Bertone: basta con insopportabile usura (AGI, 19/11/2005)

'Il debito dei paesi poveri e' una forma insopportabile di usura'. Lo ha denunciato il card. Tarcisio Bertone, arcivescovo di Genova, intervenendo al convegno 'Siamo ancora in debito, l'Africa non puo' aspettare', organizzato dalla Commissione Diocesana Giustizia e Pace in collaborazione con Italia-Africa, il comune di Genova e la Fondazione Giustizia e Solidarieta'. 'Il debito infatti - ha sottolineato il porporato - diventa usura quando lede il diritto inalienabile alla vita, cioe' tutti quei diritti che non sono stai concessi all'uomo ma gli appartengono per natura'. Ricordando i principi di 'responsabilita', sussidiarieta' e solidarieta'', il card. Bertone ha salutato con favore l'impegno della societa' civile e della Chiesa italiana che, ha detto, 'e' sempre aperta su questi temi e continuera' la sua sollecitazione'. Impegnarsi a favore dell'Africa e del Sud del mondo e' 'un dovere morale, politico ed economico', ha aggiunto Savino Pezzotta, segretario nazionale della Cisl. 'Occorre - ha osservato - migliorare le condizioni del continente africano per migliorare noi stessi, e questo lo si puo' fare con la politica e con un'assunzione di responsabilita' da parte della societa' civile'. Secondo Pezzotta, e' necessario favorire la formazione della classe dirigentee investire nell'educazione nel Sud del mondo, ma allo stesso tempo sensibilizzare il Nord del mondo su queste tematiche'. Il segretario della Cisl ha poi rivolto un appello a 'votare candidati che propongono programmi in favore dei poveri e degli ultimi'. Nel corso dell'incontro e' stato presentato 'Impegni di giustizia', il primo rapporto sul debito estero edito da Emi e curato dalla Fondazione Giustizia e Solidarieta', l'organismo promosso dalla Cei per dare continuita' alla Campagna Giubilare. Da parte sua, Riccardo Moro, direttore della Fondazione, ha reso noti i risultati della Campagna lanciata nel 2000 dalla Chiesa italiana, sottolineando che la cancellazione del debito e' in primo luogo 'una questione di giustizia, intesa come relazione'. 'Solo con un cambiamento delle regole a livello politico ed economico - ha spiegato - si puo' ottenere un cambiamento nelle relazioni'. Dal Rapporto presentato oggi emerge che 'poco o nulla e' stato offerto dalle istituzioni internazionali ai cosiddetti paesi a medio reddito pro-capite, come l'area latinoamericana o quella del Sud Est asiatico, e nulla si e' fatto per i paesi a basso reddito che secondo la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale hanno un debito sostenibile'. Diverso invece l'esito della Campagna promossa dalla Chiesa italiana. 'Il debito di Zambia (25 milioni di euro) e Guinea (15 milioni di euro) verso l'Italia - si legge nel testo - e' stato cancellato, grazie anche alla legge 209/2000, una delle piu' avanzate tra quelle dei paesi creditori, che cancella in modo totale il debito dovuto dai paesi debitori e accoglie il principio della conversione, cioe' della cancellazione vincolata all'uso delle risorse liberate per finanziare la lotta alla poverta'. (AGI,  19/11/2005)

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Africa - 27 novembre: giornata mondiale di preghiera per la travagliata regione dei grandi Laghi (Fomeka, 17/11/2005)

Una Giornata Mondiale di Preghiera per i Grandi Laghi africani è stata promossa, per il 27 novembre prossimo, su invito di monsignor Laurent Pasinya Monsengwo, Arcivescovo di Kisangani, Presidente della Conferenza Episcopale dell'R.D.Congo e vice-Presidente di Pax Christi Internazionale. Come precisato dalla più recente edizione del periodico Congo Attualità, "L’iniziativa è stata lanciata anzitutto alla grande Famiglia di Pax Christi, ma può trovare accoglienza anche in noi tutti, non solo cattolici, ma cristiani in generale e anche credenti di ogni fede". - "Troppi sono i morti di questi anni, troppo lunga l’attesa della popolazione che non cessa di chiedere a Dio, con il Salmista: Fino a quando?". - "La risposta è affidata alle nostra mente, alle nostre mani, ai nostri piedi: c’è un insostituibile impegno concreto di pace che ciascuno è chiamato a mettere in atto" per trovare una soluzione radicale alle guerre ed ai conflitti che da anni infieriscono sulle popolazioni degli Stati che circondano i Grandi Laghi Africani, particolarmente nella Repubblica Democratica del Congo, in Rwanda, in Burundi e in Uganda. - "In Burundi quest’anno si è votato e ne è uscita una classe dirigente scelta dal popolo. Un solo gruppo resta ancora armato. Ringraziamo il Signore per il cammino di pace intrapreso, e chiediamo che si consolidi, che le armi tacciano definitivamente e si costruisca una società giusta e fraterna" aggiunge Congo Attualità. - In Rwanda la popolazione vive nella paura per un regime che accusa senza lasciarsi mettere in questione e che offre benessere solo a pochi. Il vero processo di verità e riconciliazione non è ancora iniziato e sarebbe necessario, anche per la pace nella Regione. - La Repubblica Democratica del Congo, con le sue ricchezze minerarie e boschive, con il suo vasto e fertile territorio è ancora, specialmente ad est, preda dell’assalto di milizie locali e straniere, con complicità internazionali più vaste e di una grande ingiustizia sociale interna. La gente spera, con le elezioni dei prossimi mesi, di vedere finalmente un po’ di pace e di giustizia. "Circa la modalità della preghiera, ciascuna persona e comunità vedrà secondo la sua situazione". - "Come indicato nella lettera di Pax Christi, vi invitiamo a comunicare alle Conferenze Episcopali della RDCongo, del Ruanda e del Burundi la vostra adesione – e in copia a Pax Christi - affinché queste chiese siano confortate nel loro impegno di giustizia e di pace" conclude Congo Attualità. (Fomeka, 17/11/2005)

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Africa -Summit sulla malaria in Camerun (E.C., vita, 16/11/2005)

A Yaoundè in Camerun è in corso la quarta “Multilateral Initiative on Malaria (MIM) Pan-African Conference” per la ricerca contro la malaria. Il mega congresso ha riunito secondo la Mim 2000 persone tra lavoratori del settore, medici, ricercatori, biologi ed esponenti del mondo politico. La Multilateral Initiative on Malaria è un'organizzazione internazionale dedicata a costruire una rete di infrastrutture per la ricerca e la cura della malaria in quelle aree dell'Africa dove la malattia è endemica. Secondo i dati resi noti al congresso, la malaria miete annualmente un milione mezzo di vittime, il 90 per cento delle quali nel continente africano. La preparazione di specialisti e la costruzione di nuove strutture dovrebbero quindi inserirsi secondo la Mim nel contesto di un progetto di ricerca diretto da scienziati africani e teso a sviluppare strumenti migliori per combattere la malaria. Questi includerebbero nuovi farmaci, vaccini, test diagnostici, strategie terapeutiche e tecniche di controllo biologico delle zanzare portatrici del parassita. La conferenza si concluderà il 18 novembre e in questi cinque giorni numerosi ricercatori esporranno i risultati dei loro studi e le loro proposte per il futuro. (Emanuela Citterio, vita.it,  16/11/2005)

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Africa - La carestia alle porte: tragedia annunciata, ed evitabile (F.S., Inform, 09/11/2005)

(…) Una nuova emergenza alimentare sta per aggredire la parte meridionale del Continente africano. Ne saranno vittime tutti i Paesi della regione, ad eccezione del Sudafrica. Le prime avvisaglie della tragedia hanno già toccato il Malawi. Nel distretto di Nsanje il prefetto, Toby Solomony, rilascia dichiarazioni che non presagiscono nulla di buono: “non so da quanto tempo non piove”, dice Solomony, “e ora c’è anche una crisi di acqua potabile”. (…) Forse è la più grave crisi alimentare che l’Africa abbia mai dovuto sopportare, complice quello stesso cambiamento climatica che provoca cicloni nel Golfo del Messico, nonché cause endogene non meno gravi. Lo Zimbabwe sconta le deliranti scelte politiche di Robert Mugabe; l’Angola investe in agricoltura solo lo 0,6% del suo bilancio; il Mozambico è enorme e privo di vie di comunicazione; il giovane re dello Swaziland ha regalato una BMW ad ognuna delle sue mogli, per un totale di 18 milioni di dollari sperperati, mentre il 42% del suo popolo muore di AIDS. Le previsioni sono già catastrofiche: “forse 9 milioni di esseri umani, forse di più resteranno senza cibo”, spiega Henri Josserand, dirigente della FAO. Un altro Darfur, un altro Niger. Le cifre sono semplici nella loro agghiacciante chiarezza: nel solo Malawi, 5 milioni di abitanti su un totale di 11 milioni rischiano di morire di fame. Per evitare il disastro, al Malawi servirebbero 3,4 milioni di tonnellate di mais l’anno, mentre si appresta a produrne 1,25: il risultato più misero dell’ultimo decennio. Ma a differenza delle crisi precedenti, la nuova emergenza non sta per scoppiare all’improvviso, ignorata fino all’ultimo: questa volta, alla FAO l’allarme è stato dato per tempo, già a Giugno è stato pubblicato un rapporto che indicava l’imminente scarsità di cibo, e a Luglio Kofi Annan ha inviato una lettera a tutti i capi di Stato per informarli dell’imminente crisi alimentare africana. A fine Agosto, è stato infine inviato un appello urgente a tutti i Governi per un’ “immediata necessità umanitaria”. Nonostante questo, duole constatare che l’Occidente “civile” e “sviluppato” sembra sempre più spesso imboccare la comoda strada dell’indifferenza e del silenzio, abbandonando al suo destino un intero Continente che rischia di morire schiacciato da un peso troppo grande da affrontare. Il mercato globale della tragedia assomiglia a quello del petrolio: saturo di domanda e sempre più scarso di offerta. Intanto, il numero di bambini ricoverati per malnutrizione è aumentato, a Settembre, del 100% rispetto all’anno precedente. (…) (Franco Santellocco, Inform,  09/11/2005)

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Africa - Conferenza offuscata da minaccia di guerra dell'Etiopia (C.B., Vita.it, 04/11/2005)

In considerazione della minaccia di guerra dell'Etiopia contro l'Eritrea, l'APM ha duramente criticato l'invito rivolto al primo ministro etiope Meles Zenawi di partecipare alla conferenza "Partenariato con l'Africa" nella capitale tedesca. Secondo l'APM, questa conferenza, che riveste una certa importanza per i paesi africani, dovrebbe escludere i dittatori come Meles Zenawi che non solo non rappresenta pace e democrazia ma che è responsabile della morte di 100.000 persone, vittime di un'assurda guerra con l'Eritrea. La posizione intransigente di Zenawi rischia inoltre di innescare nuovi conflitti nel Corno d'Africa. Anche la morte di almeno 25 manifestanti, morti negli scorsi tre giorni ad Adis Abeba durante le sanguinose proteste tra polizia e partiti di opposizione, dovrebbe far pensare sulla partecipazione di Zenawi alla conferenza. L'APM saluta l'iniziativa del presidente tedesco Köhler della conferenza sull'Africa che si terrà il 5 e 6 novembre a Bonn, durante la quale leader politici africani, scrittori ed esperti di Africa si consulteranno per individuare insieme nuove prospettive per un partenariato con l'Africa. Purtroppo però solo pochi degli invitati alla conferenza si sono finora distinti per il loro impegno a favore dei diritti umani, la pace e la democrazia. Così ad es., il presidente nigeriano Olusegun Obasanjo, pur democraticamente eletto riesce però a mantenere l'unità del paese solo grazie all'impiego dei militari. Il governo di Obasanjo si è finora dimostrato incapace di risolvere in modo pacifico le crescenti tensioni etnico-religiose ed è corresponsabile della morte di oltre 10.000 persone durante scontri a fondo etnico. L'insistenza dell'Etiopia di voler rimettere in discussione gli accordi di pace firmati tra l'Etiopia e l'Eritrea nel dicembre 2000 costituisce una grave violazione per un accordo internazionale valido e aumenta pericolosamente le tensione già esistente tra i due paesi. L'articolo 4, paragrafo 15 dell'accordo di pace prevede l'istituzione di una commissione mista eritreo-etiope per il controllo delle frontiere. Il rifiuto di Zenawi di mettere in atto gli accordi di pace costituisce una chiara violazione del diritto dei popoli. La politica di Zenawi rischia di innescare nuovi massacri nel nei confronti dei propri popoli. (Chiara Brusini, vita.it,  04/11/2005)

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Africa - L'atlante dei laghi perduti (G. F., Corriere della Sera, 02/11/2005)

Ci sono parole che non dicono e immagini che parlano. «Sviluppo sostenibile» è un'espressione che non racconta dettagli. «Parla» a chi vuole ascoltare, invece, la fotografia di un lago che una volta c'era e che non c'è più. Cambiamenti climatici, inquinamento, pesca intensiva, dighe. E nel giro di 30 anni il Lago Ciad, enorme bacino d'acqua fra Nigeria, Camerun, Niger e Ciad, è quasi scomparso dalla cartina. Le foto satellitari che lo mostrano nel 1972 e poi nel 2001 sono impressionanti: del blu dell'acqua non è rimasto che qualche sparuto puntino. Benvenuti nel mondo dei paragoni che non avremmo mai voluto fare. Sono i confronti fra vecchie e nuove immagini satellitari dell'Africa e spiegano come poco sostenibile è stato, finora, lo sviluppo del continente più povero del pianeta. L'Unep, Programma ambientale delle Nazioni Unite, ha deciso di mostrare al mondo com'è cambiata la geografia africana. Aprendo l'undicesima Conferenza mondiale sui laghi, in corso in questi giorni a Nairobi, ha pubblicato un rapporto aggiornato sui cambiamenti ambientali, rivelando i nuovi confini di alcune delle aree lacustri più importanti d'Africa. E la platea è ammutolita. Nei decenni passati il satellite ci aveva inviato ritratti di lagune sopraffatte ora dal deserto, fotografie di bacini d'acqua accanto a grandi superfici verdi scomparse nel tempo per la deforestazione. E poi centinaia di laghi che coloravano le mappe di un turchese che oggi si intravede appena. I luoghi sono tutti lì, la vecchia versione e la nuova, in una pagina internet dell'Unep. Il direttore dell'organismo Onu, Klaus Toepfer spera «che queste immagini galvanizzino i delegati della Conferenza perché facciano qualcosa, e alla svelta, per risanare la situazione», per riportare acqua dolce nei laghi dell'Africa. «Siamo certo lontani dagli otto "Obiettivi del millennio"», commenta Nick Nuttal, anche lui dell'Unep. Si riferisce al patto globale fra Paesi poveri e Paesi ricchi sottoscritto, nel 2000, da 189 capi di Stato e di governo in un vertice alle Nazioni Unite. Fu individuato un percorso che, in otto punti, portasse a un «mondo più giusto, più sicuro e più sostenibile». Entro il 2015. La strada, cinque anni dopo quell'accordo, si rivela molto più in salita del previsto. (Giusi Fasano, Corriere della Sera,  02/11/2005)

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Africa – 8 candidati per ospitare Coppa Africa 2010 (Reuters, 01/11/2005)

Sono otto, un numero da record, le candidature per ospitare l'edizione 2010 della Coppa delle Nazioni Africane presentate alla Confederazione del Calcio Africano. La Libia è in lizza per la quarta volta consecutiva, e insieme a essa sono candidate Angola, Mozambico, Namibia, Nigeria, Senegal e Zimbabwe. C'è anche una candidatura congiunta Gabon-Guinea Equatoriale, che si ripresentano insieme per la seconda volta. L'interesse senza precedenti è legato al fatto che nello stesso anno il Sud Africa ospiterà le finali di Coppa del Mondo, per la prima volta nella storia del continente. La Cca ha reso noto che verranno organizzate ispezioni in tutti i paesi candidati prima della decisione, attesa per il 2006. La Coppa africana si gioca di solito a gennaio o febbraio, sei mesi prima dei Mondiali. La Libia, che ha già ospitato la Coppa nel 1982, è stata battuta nelle ultime tre edizioni da Tunisia, Egitto e Ghana. La Nigeria e il Senegal hanno anche loro ospitato la competizione, mentre lo Zimbabwe, che doveva organizzare l'edizione 2000, ha dovuto poi rinunciare per la scarsa preparazione. (Reuters, 01/11/2005)

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Africa – Caccia grossa per Cina e Usa (C.L., Lettera22, 18/10/2005)

Cina e Stati Uniti sono sempre più in ‘concorrenza’ in Africa. In particolare sono in competizione per il controllo delle risorse energetiche del continente: l’insicurezza politica del Medio Oriente e un prezzo del greggio vicino a quota 70, ovviamente, facilitano questa ricerca africana e la relativa ‘concorrenza’ geopolitica. I numeri parlano da soli: l’Africa possiede circa l’8 per centro delle riserve petrolifere mondiali; il settanta per cento delle risorse africane è concentrato nella regione del Golfo di Guinea, dalla Costa d’Avorio all’Angola. Gli Stati Uniti importano il 15 per cento delle loro importazioni energetiche dai paesi africani (importano il 22 per cento dalla regione del Golfo persico); la Cina importa il 22 per cento dal continente. Dunque l’Africa sta diventando sempre più importante per entrambe le potenze. (…) Alcune iniziative cinesi, manco a dirlo, sono in contrasto con la politica americana nel continente: un esempio è lo Zimbabwe di Robert Mugabe. Gli Stati Uniti hanno messo di autorità il regime di Mugabe fra gli ‘avamposti della tirannia’. La Cina, recentemente, per la precisione in estate, ha ricevuto il presidente dello Zimbabwe a Pechino. Non solo: la Cina investe forti risorse finanziarie nel paese, costruisce infrastrutture, fornisce materiale militare. La questione è seria per Washington: Mugabe, con la sua politica populistica ed aggressiva contro i possidenti bianchi delle fattorie infatti ha un forte ascendente anche in Sudafrica, paese vede anch’esso la presenza di una importante classe di proprietari di fattori bianchi percepiti molto male dai ceti poveri neri. Il Sudafrica teme da sempre un effetto emulativo delle politiche aggressive di Mugabe e infatti il governo di Pretoria è contrario a sanzioni o approcci duri della Comunità internazionale contro Mugabe. Tutto ciò offre a Pechino una chance non indifferente: inserirsi nel gioco dell’Africa australe, sostenendo la posizione sudafricana in concorrenza con gli Stati Uniti. E, insieme, forse, conquistare i ricchi giacimenti di cromo per il quale va famoso lo Zimbabwe. La morale è evidente: la Cina e gli Stati si fanno concorrenza per le risorse energetiche con i mezzi a disposizione. L’Africa quindi non è più il ‘continente dimenticato’. Ma c’è un prezzo: questa competizione geopolitica rischia di ‘spaccare’ la Comunità internazionale di fronte a paesi ‘critici’ o a crisi geopolitiche come lo Zimbawe. (Claudio Landi, Lettera22, 18/10/2005)

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Africa - Fao: Giornata mondiale dell'alimentazione (P.M., Vita.it, 16/10/2005)

“Il mondo dispone oggi delle risorse e del potenziale tecnologico necessari per produrre cibo in quantità sufficiente non solo per affrontare la crescita della domanda effettiva, ma anche per eliminare la fame” ha dichiarato Jacques Diouf, Direttore Generale della FAO in occasione delle celebrazioni della Giornata Mondiale dell'Alimentazione, presso la sede della FAO a Roma. “Spero dunque che sia la saggezza a guidare i leader che decidono i destini del pianeta e che essa faccia alla fine prevalere la ragione. Quella ragione che permette di fare delle scelte che superino gli interessi a breve termine, portatori d'ingiustizia e di ribellione, e che ha al suo centro l'armonia sociale di un mondo di solidarietà e di pace” ha aggiunto Diouf. La Giornata Mondiale dell'Alimentazione, che si celebra tutti gli anni il 16 Ottobre, commemora l'anniversario della fondazione della FAO avvenuta nel 1945. Il tema di quest'anno “Agricoltura e dialogo fra le culture: il nostro patrimonio comune” vuole ricordare che nel corso dei secoli il movimento interculturale di coltivazioni, conoscenze agricole e specie di bestiame ha fatto la storia dell'agricoltura e dell'umanità intera, contribuendo a migliorare la nutrizione ed a ridurre la povertà. (…) (Paolo Manzo, Vita.it,  16/10/2005)

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Africa - Benedetto XVI e la Giornata Mondiale dell’Alimentazione (F.S., Radio Vaticana, 17/10/2005)

(17 ottobre 2005 -RV) Il dramma della fame nel mondo è anche dovuto all’uomo, al suo egoismo: è un passaggio forte del messaggio che Benedetto XVI ha inviato al direttore generale della FAO, Jacques Diouf, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione che si è celebrata ieri nel 60esimo anniversario della nascita della stessa organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura. Non sono solo situazioni geografiche e climatiche a causare la mancanza di cibo ma anche le scelte egoistiche dell’uomo: il richiamo del Papa è ancora più chiaro quando elenca “carenze nell’organizzazione sociale, rigidità delle strutture economiche troppo spesso votate unicamente al profitto, pratiche contro la vita umana e sistemi ideologici che riducono la persona, privata della sua dignità fondamentale, ad essere solo uno strumento”. Tutti auspicano un “vero sviluppo mondiale”, spiega Benedetto XVI aggiungendo che questo esige però il contrario di quanto avviene: e cioè bisogna “conoscere in modo obiettivo le situazioni umane, discernere le vere cause della miseria e fornire risposte concrete”. E per farlo bisogna avere come priorità “una formazione appropriata delle persone e delle comunità”. Così – ribadisce – saranno messe in opera la libertà autentica e la responsabilità che – ricorda – sono “proprie dell’agire umano”. Il Papa, guardando al tema scelto per la Giornata dell’Alimentazione 2005: “Agricoltura e dialogo tra le culture”, lo traduce come un invito a considerare il dialogo uno strumento efficace per creare le condizioni di sicurezza alimentare, nel rispetto della biodiversità. “Il dialogo coniuga gli sforzi di persone e nazioni a servizio del bene comune” e aiuta a vincere le tentazioni di conflitto dovute alla diversità di cultura, etnia, livello di sviluppo. E dunque il Papa parla di progresso tecnico per ricordare che non sarà mai efficace se non trova posto in una prospettiva più vasta in cui l’uomo sta al centro. Ricorda gli obiettivi ambiziosi e complessi che si dà la FAO, sottolineando che la Chiesa cattolica auspica che la sua attività e i suoi sforzi aiutino un vero dialogo tra le culture e contribuiscano a aumentare la capacità di nutrire la popolazione mondiale, nel rispetto della biodiversità. E il Papa cita l’espressione delle Sacre Scritture “non di solo pane vive l’uomo”, per ribadire che gli obiettivi della FAO possono essere raggiunti se “il rispetto della dignità umana, origine e fine dei diritti fondamentali diventa il criterio che ispira e orienta tutti gli sforzi”. In definitiva il Papa ricorda che “l’essere umano non deve compromettere imprudentemente l’equilibrio naturale, frutto dell’ordine della creazione, ma deve al contrario badare a trasmettere alle generazioni future una terra in grado di nutrirle”. (Fausta Speranza, Radio Vaticana,  17/10/2005)

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Africa - Danze e canti africani contro canto Gregoriano e latino (ZENIT, 11/10/2005)

Questo lunedì, al Sinodo dei Vescovi, è stato sottolineato il valore delle espressioni religiose delle chiese locali – come le danze e i canti africani – nel promuovere la partecipazione e la fede popolari, contro l’uso del canto Gregoriano e del latino. l primo a sollevare questa questione è stato lunedì mattina l'Arcivescovo di Abuja in Nigeria, nonché Presidente della Conferenza Episcopale di questo Paese, monsignor John Olorunfemi Onaiyekan, in un discorso accolto con prolungati applausi da parte dei Padri sinodali. “L'Instrumentum laboris – ha esordito l’Arcivescovo di Abuja – in molti punti esprime cautela, prudenza e talvolta manifesta ansietà riguardo a errori, esagerazioni e sperimentazioni azzardate a tale riguardo: indubbiamente è ragionevole manifestare queste riserve, esse vanno prese seriamente, ma nell'insieme, non devono causare falsi allarmismi”. ''Anzi – ha aggiunto – dobbiamo rallegrarci delle cose meravigliose che lo Spirito compie nelle nostre chiese locali: in tutta l'Africa, negli ultimi quaranta anni, sono emerse bellissime celebrazioni eucaristiche che hanno approfondito la fede della gente, migliorato la qualità della loro partecipazione, intensificato l'amore per il sacerdozio, infuso gioia e speranza in mezzo allo scoraggiamento e alla disperazione, incentivato rapporti ecumenici e in generale ha promosso l'evangelizzazione”. L'eucaristia, ha sottolineato monsignor Onaiyekan, “merita e sta ricevendo il meglio delle nostre culture: non avremo molto da offrire in termini di maestose architetture di cattedrali come quelle europee o di splendidi dipinti quali quelli di Michelangelo o di Leonardo da Vinci, ma quanto abbiamo siamo felici di donarlo: i nostri canti e le nostre poesie, il rullo dei nostri tamburi e i ritmi delle nostre danze, tutto per la gloria di Dio”. - Lo stesso giorno, nel prendere la parola il Vescovo di Chipata (Zambia), monsignor George Cosmas Zumaire Lungu, ha invece osservato che a suo avviso l’utilizzo del canto Gregoriano, dell'organo e del latino nelle liturgie degli incontri internazionali è un guardare all'indietro piuttosto che al futuro, e non permette ai laici di partecipare alle celebrazioni eucaristiche. “La mia proposta – ha proseguito poi – è che non dovremmo guardarci indietro e rendere universali questi strumenti di culto. La nostra riflessione sui temi culturali non dovrebbe confrontarsi, o mettersi in rapporto con l'organo, il canto Gregoriano o il latino, anche se possono rappresentare delle opzioni per quanti li trovano utili”. “La comunicazione e la partecipazione sono vitali in ogni celebrazione liturgica, compresa la celebrazione eucaristica. Le nostre speranze sono nel futuro, non nel passato”, ha poi detto a conclusione del suo intervento. - In un intervento tenuto nel pomeriggio del 10 ottobre, monsignor Cornelius Kipng'eno Arap Korir, Vescovo di Eldoret e Presidente della Conferenza Episcopale del Kenya, ha sottolineato l’importanza che la domenica riveste in Africa come momento di “condivisione del Mistero pasquale” e di impegno “a superare l’odio e il tribalismo”. “I nostri cristiani attendono con ansia la celebrazione domenicale della Messa. Il senso di festa, celebrazione e gioia delle nostre assemblee eucaristiche va condiviso con tutta la Chiesa. È la gioia di stare insieme come famiglia di Dio”, ha affermato il presule. (ZENIT,  11/10/2005)

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Africa - Protesta contro "La Talpa" (E.C., vita.it, 10/10/2005)

Triviale e di cattivo gusto. Una coalizione di associazioni impegnate in Africa definisce così il reality "La Talpa", tramesso da Mediaset e ambientato in Kenya. Le proteste sono aumentate su internet soprattutto dopo la gara gara fatta due settimane fa. Ai concorrenti è stato chiesto di bere 60 litri di acqua nel minor tempo possibile. A giudicare di cattivo gusto la scelta è la coalizione Chiamalafrica "considerando il fatto che il suddetto programma viene girato in Africa, laddove milioni di persone muoiono per non aver accesso all'acqua potabile". - "Il 2003 è stato l'anno internazionale dell'acqua" ricorda in una lettera di protesta l'associazione, "anno in cui nel nostro paese sono state organizzate molteplici iniziative atte a sensibilizzare l'opinione pubblica italiana su questo problema, in particolare sui conflitti in corso per le risorse idriche in diverse parti del mondo (tra cui il Kenia, come si può leggere nel documento qui sotto riportato) e sulla carenza delle suddette risorse che sta causando l‚agonia di molti paesi poveri, soprattutto africani". - "Il vostro programma veicola il messaggio che il Nord del mondo possa continuare a bere fino a vomitare, sfruttando quanta più acqua possibile (più del necessario) quando in altre parti del mondo ci sono popolazioni che muoiono per la mancanza di tali beni". - L'associazione allega alla protesta un riassunto sul problema dell'acqua nel Paese in cui La Talpa è ambientato. (Emanuela Citterio, vita.it,  10/10/2005)

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Africa - Pena di morte: fuori dal continente! (S.C., Korazym, 10/10/2005)

“Usate ogni mezzo a vostra disposizione per estendere l’abolizione della pena di morte a tutto il continente”. Sono queste le parole con le quali la Coalizione mondiale contro la pena di morte chiede ai capi di stato e di governo dell’Africa un impegno deciso per giungere alla messa al bando della pena capitale in tutto il continente nero. Una richiesta, un appello che giunge in occasione della annuale giornata mondiale contro la pena di morte, che si celebra appunto oggi, 10 ottobre 2005. Occhi puntati dunque quest’anno sull’Africa. Una scelta di speranza, anche in seguito ai recenti progressi che lasciano ben sperare per il futuro. Ormai la maggioranza degli stati africani non ricorre più all’uso della pena capitale, ma l’abolizione non è ancora estesa a tutto il continente, e soprattutto potrebbe non essere acquisita per sempre. Dei 53 stati africani, tredici sono abolizionisti per tutti i crimini (l'ultimo paese ad aver abolito la pena di morte è stato la Liberia, a settembre) e venti lo sono de facto - nella pratica cioè non eseguono più da tempo condanne capitali. Venti sono anche le nazioni dove ancora vige la pena di morte. Almeno due stati, Malawi e Zambia, hanno in corso una moratoria. Fra gli abolizionisti, sette su tredici hanno ratificato il II Protocollo opzionale del Patto internazionale sui diritti civili e politici e altri due lo hanno firmato: la rinuncia alla pena di morte in queste nazioni sembra dunque una conquista destinata a durare. In sette casi il divieto della pena capitale è stato inserito nella costituzione, con il Sudafrica caso singolare, poiché nel paese di Mandela è la Corte Costituzionale ad aver messo al bando la pena di morte, giudicandola appunto contraria alle norme contenute nella carta fondamentale del paese. (Stefano Caredda, Korazym,  10/10/2005)

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Africa - Traffico aereo: luci e ombre (Misna, 07/10/2005)

Uno speciale centro della Iata (International Air transport association) verrà allestito a Nairobi con l’obiettivo di migliorare il record di sicurezza del trasporto aereo in Africa che, pur ammontando ad appena il 4,5% di tutto il traffico mondiale, ha una percentuale di incidenti, relativa soprattutto ad alcune compagnie minori, pari al 25%. In un incontro svoltosi nella capitale del Kenya, il presidente Mwai Kibaki ha chiesto al direttore della Iata Giovanni Bisignani di adoperarsi per il buon nome delle società aeree africane la cui immagine è danneggiata soprattutto dalle scadenti statistiche sulla sicurezza di alcune tra le aziende più piccole. Kibaki ha anche ricordato che al contrario esistono compagnie come Kenya Airways, South African Airways ed Ethiopian Airlines con record di sicurezza eccellenti. Da Johannesburg, dove ha incontrato la stampa, Bisignani ha anche reso noto che mentre nel resto del mondo il traffico passeggeri sta aumentando al tasso dell’8,3% in Africa è all’11%; il settore cargo, trasporto merci, si sviluppa in Africa all’8% mentre altrove è al 3,6%. L’aumento di prezzo dei carburanti rischia però di far salire le tariffe e impedire quella continua crescita accelerata che può costituire un elemento portante dello sviluppo del continente. (M.B., Misna, 07/10/2005)

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Africa - Aumentano bambini che completano scuola nei PVS (Cli/Fab, AGI, 20/09/2005)

Aumenta nel Sud del mondo il numero di bambini e bambine iscritti alla scuola primaria e dei minori che completano il primo ciclo di studi. Nell'arco del decennio 1990-2000, spiega un rapporto di Save the Children, sono quattro (su settantuno Paesi del Sud del mondo presi in esame) le nazioni che hanno realizzato i maggiori progressi nel settore dell'educazione delle ragazze: Bolivia, Kenya, Camerun e Bangladesh. In questi Paesi e' cresciuto sensibilmente il numero di iscrizioni alla scuola primaria, la permanenza a scuola delle bambine e delle adolescenti, il numero di iscrizioni femminili rispetto a quelle maschili. In coda alla graduatoria si trovano invece Ruanda, Iraq, Malawi ed Eritrea che registrano i minori progressi nell'educazione soprattutto delle bambine. Segnali di speranza che si scontrano pero' con una realta' che resta difficile. Secondo il dossier di Save the Children, 103 milioni di bambini fra i 5 e i 10 anni non vanno a scuola; 58 milioni sono bambine, le piu' penalizzate nell'accesso all'istruzione. (…) Nell'Africa sub-sahariana circa 22 milioni di bambine non vanno a scuola e in questa area del mondo le femmine hanno il 20 per cento di possibilita' in meno di frequentare la scuola rispetto ai maschi. La poverta', la diffusione dell'Aids, le guerre, i pregiudizi culturali sono le principali ragioni dell'esclusione di tanti minori dalla scuola. E poi ci sono le tasse scolastiche, un vero e proprio macigno per chi vuole dare un'istruzione ai propri figli. In Liberia, per esempio, mandare un bambino a scuola costa meta' dello stipendio medio pro capite che e' di circa 92 euro. Cio' significa che una famiglia con due figli dovrebbe spendere l'intero salario di un anno per garantire loro un'istruzione. Si calcola che, se le tasse fossero abolite in tredici stati sub-sahariani, quattro milioni e mezzo di bambini potrebbero iscriversi subito alle elementari. (Cli/Fab, AGI, 20/09/2005) 202025 SET 05

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Africa - ONU-Rappresentante di Pechino: "Soprattutto l'Africa" (Misna, 20/09/2005)

"Il Consiglio di Sicurezza dovrebbe prestare speciale attenzione ai problemi africani e considerarli prioritari sulla sua agenda.... La rappresentanza dei paesi in via di sviluppo, e in particolare di quelli africani, dovrebbe essere aumentata in modo che paesi piccoli e medi abbiano piu' voce nelle decisioni del Consiglio....Ciò non significa soltanto dedicare piu' sedute del Consiglio ad argomenti africani ma, ancor piu' importante, decidere iniziative concrete che rafforzino la voce dell'Africa, rispettino i suoi punti di vista e facciano posto alle sue preoccupazioni": sono stralci dell' "orazione pro Africa" che il ministro degli Esteri della Repubblica Cinese Li Zhaoxing ha tenuto ieri alla 60esima Assemblea generale dell'Onu invitando tutti i paesi membri partecipanti a concentrare il " fuoco" di questa sessione sull'Africa ed a raggiungere un consenso planetario sullo sviluppo del continente realizzando gli Obiettivi del Millennio e sostenendo il Nepad, la nuova partnership per lo sviluppo. "L'aiuto deve essere pieno e convinto e non deve significare elemosine o regalie; deve costituire invece una realistica risposta alle richieste formulate, data per reciproco vantaggio e sviluppo comune. Se non c'e' stabilita' in Africa, il mondo intero non può avere pace; e se l'Africa rimane povera non ci sara' sviluppo nel resto del mondo". A proposito della riforma dell'Onu, Li ha aggiunto: " La Cina difende il principio di cooperazione fondato sulla consultazione democratica; poiche' le riforme impattano sul futuro delle Nazioni Unite e degli interessi di diverse parti in gioco, non si dovrebbe ricorrere ne' a calendari prestabiliti ne' a votazioni forzate, cercando l'accordo attraverso il dialogo e le consultazioni come previsto dai principi di relazioni internazionali democratiche". Entrambe le parti del discorso del rappresentante di Pechino sono di fatto suonate come un richiamo alla comunita' internazionale per l'insufficienza degli aiuti all'Africa e l'atteggiamento per lo piu' sbagliato con cui li si eroga; altrettanto vale, a proposito della riforma dell'Onu, per il modo in cui sembra perseguirla le nazioni piu' forti e i diversi gruppi di pressione costituitisi intorno a proposte differenti. Questo di Li e' stato l'intervento piu' vivace e interessante della seconda giornata di seduta dell'Assemblea in cui si sono avvicendate diverse voci del Sud del mondo e di paesi arabi, in un significativo confronto tra rappresentanti di poveri e ricchi che hanno comunque soltanto per lo piu' riecheggiato alcuni temi del documento finale del vertice straordinario svoltosi la settimana scorsa con la partecipazione di capi di stato e di governo: soprattutto lotta alla poverta', riforma dell'Onu e problema della sicurezza. Gli interventi dei ministri continueranno oggi e domani. (M.B., Misna,  20/09/2005)

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Africa - La prospettiva di mega-baraccopoli brulicanti (M.S., IPS, 17/09/2005)

Secondo un nuovo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani (UN-HABITAT), i governi dovranno procedere alla costruzione di circa 96.150 unita' abitative al giorno, se vorranno combattere l'imponente crisi urbana del prossimo futuro. Il rapporto, intitolato "Finanziare l'alloggio urbano", esplora le sfide dello sviluppo urbano nel piu' ampio contesto degli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG, Millennium Development Goals), che comprendono un miglioramento significativo per almeno 100 milioni di abitanti delle baraccopoli entro il 2020. Circa la meta' dei sei miliardi di abitanti del mondo vive gia' nelle citta'. Di questi, un terzo abita in baraccopoli. "La crisi e' gia' arrivata", riferisce il rapporto. "Gli sfratti massicci dalle aree urbane di Zimbabwe, Mumbai, India, Malawi sono parte di un problema piu' esteso di finanziamento dell'alloggio urbano". Anna Tibaijuka, direttrice esecutiva di UN-HABITAT, ha dichiarato che, secondo stime recenti, entro il 2030 piu' di due miliardi di persone si sommeranno al numero di abitanti delle citta' nei paesi in via di sviluppo. Per soddisfare i bisogni di questa popolazione aggiuntiva, ogni anno, per i prossimi 25 anni, dovrebbero essere costruite circa 35 milioni di nuove unita' abitative. (Martin Schuijt, Ipsnotizie,  17/09/2005)

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Africa - La Cina forma funzionari per la tutela ambientale nei Paesi africani (CRI, 09/09/2005)

Ieri a Pechino si e' tenuta una cerimonia d'inizio del corso di ricerca e di perfezionamento sull' inquinamento e l' amministrazione dell'acqua nei Paesi africani. E' la prima volta che il governo cinese forma funzionari per la tutela ambientale nei Paesi africani, il che contrassegna un ampliamento ulteriore della cooperazione sino-africana. Secondo quanto emerso, 23 studenti che partecipano alla classe di ricerca provengono dal dipartimento per la tutela ambientale di 22 Paesi africani come Kenia, Tanzania, Sudafrica. Durante gli studi e il corso di perfezionamento della durata di 20 giorni, gli studenti conosceranno la prevenzione e la gestione dell' inquinamento acquifero, l'amministrazione dell'acqua e la tecnica di trattamento dell'acqua contaminata, e visiteranno le industrie di depurazione. (China Radio International  09/09/2005)

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Africa - Rapporto sullo Sviluppo Umano 2005 (da Agenzia Radicale, 07/09/2005)

E' stato pubblicato in questi giorni il 'Rapporto sullo Sviluppo Umano 2005', una graduatoria elaborata ogni anno dalle Nazioni Unite in base all'indice di Sviluppo Umano (Isu). Guidata dalla Norvegia, e' chiusa da Sierra Leone e Niger, rispettivamente al 176/o e 177/o posto. Strumento messo a punto nel 1990 dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) per valutare 'ricchezza' di un paese andando oltre il reddito pro capite, l'Isu misura criteri quali salute, longevita', alfabetizzazione e livello di vita. Nel commento alla classifica 2005, l'Undp rivela che in 18 tra i Paesi piu' poveri del mondo, con una popolazione totale di 460 milioni di persone, la situazione relativa alla maggior parte degli indicatori di sviluppo e' peggiorata rispetto al 1990. Ben 12 di quei 18 Paesi si trovano nell'Africa sub-sahariana, il che significa che in quella regione del mondo una persona su tre vive in un Paese il cui Isu e' peggiore di quanto fosse nel 1990. Il Sud Africa ha perso 35 posizioni dal 1990 e il Botswana 21. La ragione del declino e' prevalentemente dovuta all'aids. Tendenze positive: dal 1990, anno del primo Rapporto, Bangladesh, Cina e Uganda hanno migliorato le loro posizioni di circa il 20%. Nel Rapporto vi sono anche alcune storie di successi nello sviluppo, come il caso del Vietnam, che ha dimezzato la poverta' di reddito dal 60% del 1990 al 32% del 2000 e nello stesso periodo ha ridotto la mortalita' infantile da 58 per mille bambini nati a 42 per mille. Ndr . cfr un'analisi su ''il Sole 24h'': sempre piu' poveri, sempre piu' soli - (da Agenzia Radicale, 07/09/2005)

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Africa - Qualificazioni Mondiali calcio: successi esterni per Senegal e Tunisia (Reuters, 04/09/2005)

Successi esterni per Senegal e Tunisia in due incontri di qualificazione ai Mondiali del 2006. In Zambia, per il Gruppo 1, il Senegal ha sconfitto lo Zambia 1-0; mentre in Kenya la Tunisia si e' imposta per 2-0 contro il Kenya, per il Gruppo 5. - In Zambia, dopo la partita, nella cittadina di Kitwe, a circa 400 chilometri dalla capitale Lusaka, i tifosi della nazionale zambiana hanno distrutto una moschea e bruciato auto e case nel corso di violenti tafferugli scoppiati in nottata. Tra i bersagli delle violenze, una zona residenziale in cui vivono molti senegalesi. La sconfitta diminuisce le chance per il Zambia di qualificarsi per la Coppa del Mondo del 2006, che si giochera' in Germania. Il paese sudafricano non e' mai riuscito a partecipare ai campionati mondiali. (Reuters, 04/092005)

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Africa - Colera: si allunga la lista dei paesi colpiti (AGI, 01/09/2005)

Con l'epidemia di colera dichiarata ufficialmente oggi in Nigeria salgono a 12 i Paesi africani colpiti dall'eccezionale diffusione - come l'ha definita l'Organizzazione mondiale della Sanita' (Oms) - che quest'anno la malattia sta avendo in tutto il continente e particolarmente in Africa Occidentale (cfr. sito Africa). Le autorita' sanitarie dello Stato nord occidentale nigeriano di Sokoto hanno fatto sapere che in pochi giorni la diffusione del vibrione ha gia' causato la morte di 33 persone e il contagio di centinaia. Secondo le informazioni raccolte, le zone piu' colpite sembrerebbero essere i villaggi del distretto Sabon Birni. Solo qualche giorno fa l'Oms aveva avvisato del rischio che l'epidemia di colera in corso in Niger (dove secondo l'ultimo bilancio 15 persone sono morte e oltre 130 risultano contagiate), proprio a ridosso del confine con la Nigeria, rischiava di oltrepassare la frontiera se non contrastata efficacemente. L'Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari dell'Onu (Ocha) ha organizzato un vertice straordinario che si terra' la prossima settimana a Dakar e in cui agenzie Onu, organizzazioni non governative e autorita' sanitarie dei Paesi interessati cercheranno di mettere a punto un piano d'azione per fermare la diffusione della malattia. L'eccezionale ondata di precipitazioni che sta caratterizzando in Africa questa fase della stagione delle piogge (con conseguenti inondazioni, alluvioni e smottamenti) e' considerata una delle principali cause di questa inusuale ondata di epidemie che ormai interessa Burundi, Senegal, Uganda, Niger, Guinea, Guinea Bissau, Burkina Faso, Liberia, Repubblica democratica del Congo, Mauritania e Sierra Leone. In quest'ultimo caso, come in Centrafrica, Ciad o in Etiopia, gli esperti attendono solo che l'epidemia venga ufficialmente dichiarata, visto che a causa delle alluvioni i funzionari sono convinti che sia solo questione di giorni prima che il vibrione inizi a propagarsi rapidamente e su larga scala. La piu' letale e vasta di queste epidemie resta quella in corso dallo scorso giugno in Guinea Bissau, dove, secondo l'ultimo bilancio ottenuto dalla Misna, sono morte 207 persone e quasi 11.000 sono state contagiare. Negli ultimi giorni sono cresciuti anche i bilanci di vittime e contagi sia in Congo che in Senegal. Secondo un bilancio diffuso dall'Oms e relativo alle sole epidemie in corso nei Paesi dell'Africa occidentale (Burkina Faso, Guinea, Guinea Bissau, Liberia, Mali, Mauritania, Niger e Senegal), in questa regione del continente sono 31259 i contagi 517 i decessi. Ma questo conteggio risale al 26 agosto scorso e in realta' a meno di una settimana di distanza le cifre sono molto diverse (con un incremento delle vittime di circa il 25) visto il ritmo con cui il vibrione continua a diffondersi. (AGI, 01/09/2005)

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Africa - La poliomielite reinfetta 18 paesi polio-free (Agenzia Aise, 31/08/2005)

Contrariamente alle aspettative dell'Organizzazione Mondiale della Sanita' che aveva previsto l'eradicazione della poliomielite entro l'anno 2000 attraverso una campagna di vaccinazione di massa, la malattia, pur registrando in complesso un numero decrescente di casi (passati da 350.000 nel 1988 a 1111 al 24/08/2005) continua a rappresentare una minaccia in numerosi paesi. E' quanto rende noto oggi Walter Pasini, Direttore Centro OMS Travel Medicine. In 6 paesi la polio continua a rimanere endemica (Nigeria, Niger ed Egitto, India, Pakistan, Afghanistan) e la malattia continua a propagarsi in paesi precedentemente dichiarati liberi dalla polio. Dalla meta' del 2003, 18 paesi polio-free sono stati reinfettati. In 6 di questi paesi ( Burkina Faso, Chad, Costa d'Avorio, Repubblica centro-africana, Mali e Sudan) i livelli di immunita' della popolazione non sono sufficientemente alti da scongiurare il pericolo del ripristino di una trasmissione all'interno del paese e quindi del ritorno dell'endemia. In Angola, il poliovirus selvaggio e' ricomparso nella capitale Luanda e in numerose altre parti del grande paese africano. L'OMS, insieme alla CDC ed al Rotary International hanno lanciato una campagna per raccogliere 1,8 milioni di dollari per realizzare una seconda giornata di vaccinazione di massa per i bambini al di sotto dei 5 anni (la prima era stata realizzata nel luglio scorso). La diffusione del virus richiama altresi' la necessita' di portare a compimento la lotta per l'eradicazione della malattia attraverso il compimento della fase terminale della campagna che consiste nel raggiungere capillarmente i bambini delle aree piu' povere del mondo. Nell'era della globalizzazione, un successo della sanita' mondiale rappresenta un risultato non solo sul piano umanitario, ma una misura di pubblica utilita' per gli abitanti di tutto il mondo che potrebbero in qualche modo riscontrare altrimenti un ritorno dell'epidemia a causa dell'immigrazione di massa e dei viaggi internazionali. - Nell'isola di Madagascar, segnala l'agenzia MISNA, due nuovi casi d'infezione da polio, scoperti nelle scorse settimane nel sud del Paese, hanno fatto scattare l'allarme sanitario ed il servizio sanitario nazionale ha lanciato una campagna di vaccinazione antipoliomelite, coinvolgendo 650.000 bambini di eta' inferiore a 5 anni. - Misna, 01/09/2005) (Agenzia Aise, 31/08/2005)

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Africa - 7 compagnie africane su 9 nella 'black list' del Belgio (Adnkronos, 29/08/2005)

Dopo la Francia, tocca al Belgio diffondere la sua lista nera. Nella black list disponibile sul sito dell'Autorita' belga, Service public federal Mobilite' et Transports, figurano nove companie aeree: Africa Lines (Repubblica Centro-africana), Air Memphis (Egitto), Air Van Airlines (Armenia), Central Air Express (Repubblica democratica del Congo), I.C.T.T.P.W. (Libia), International Air Tours Limited (Nigeria), Johnsons Air Limited (Ghana), Silverback Cargo Freighters (Rwanda) e South Airlines (Ucraina). Nella lista nera, precisa l'Autorita' belga, ''figurano le compagnie aeree che sono state sospese o alle quale sono state rifiutate le autorizzazioni da parte della Direzione Generale del trasporto aereo''. - Nella lista nera diffusa ieri dalla Dgac, l'Autorita' francese, le compagnie africane sono 2 su 5: Air Koryo (Corea del Nord, vietata dall'aprile del 2001), Air Saint-Thomas (Usa, vietata dal 19 marzo 2004), International Air Services (Liberia, interdetta dal primo aprile 2004), Lineas Aer de Mozambique (Mozambico, vietata dal 3 dicembre 2004) e Phuket Airlines (Tailandia, interdetta dal 4 giugno 2005). (Adnkronos, 29/08/2005)

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Africa - Epidemia di colera: mille morti (Il Giornale.it, 27-08-2005)

Mille morti e oltre 31mila casi di contagio. Questi i numeri dell'epidemia di colera, che nelle ultime settimane sta letteralmente flagellando undici Paesi dell'Africa occidentale e centrale. Una tragedia umana di proporzioni immani, aggravata dal fatto che alcuni Stati come la Sierra Leone, il Ciad e l'Etiopia non hanno ancora ufficializzato il diffondersi dell'epidemia, rendendo cosi' ancora piu' difficile il lavoro dell'Organizzazione mondiale della Sanita' e dei Medici senza Frontiere. La causa che ha provocato la trasmissione della malattia e' l'ondata di precipitazioni, particolarmente abbondante quest'anno, che ha dato luogo a inondazioni, alluvioni e smottamenti. Ambienti dove il vibrione del colera prolifera con grande facilita'. La parte dal Senegal e arriva al Ciad. Territori dove ogni giorno la maggior parte della popolazione lotta per la sopravvivenza. Il prezzo piu' caro, fino a questo momento, lo sta pagando la Guinea-Bissau. Qui l'epidemia e' iniziata alla fine di giugno, ma e' stata tenuta nascosta dalle autorita' perche' erano in pieno svolgimento le elezioni presidenziali. L'ultimo bollettino del ministero della Sanita' di Bissau, ieri, indicava 189 morti e quasi 10mila casi di contagio. L'Organizzazione mondiale della Sanita', sempre ieri, ha divulgato un comunicato con un dettaglio dei decessi nei Paesi dell'Africa occidentale colpiti dalla malattia nel mese di agosto. Si tratta di numeri impressionanti, che aumentano di ora in ora. In Senegal le persone uccise dal colera sono 231, con quasi 20mila contagi. Situazione drammatica anche in Liberia, dove i decessi sono 134 e le persone colpite dall'infezione 703. In alcuni stati come il Mali, il Niger e la Mauritania, il numero dei decessi si mantiene fra i 10 e i 20, ma si teme che la situazione possa peggiorare nelle prossime ore. Rimane poi l'incognita di Stati come il Congo e l'Uganda, dove l'epidemia non e' ancora stata ufficializzata. I morti dichiarati fino a questo momento sono 10 in entrambi i Paesi. Ma secondo i medici potrebbero essere anche 100. (Marta Ottavini, Il Giornale.it, 27/08/2005)

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Africa - Al Zarqawi, un giorno, potrebbe spostarsi in Africa (Arab Monitor, 26/08/2005)

Il generale americano Douglas Lute, citato dal sito online della Bbc, ha detto che ''verra' il momento in cui Abu Musab al Zarqawi trovera' troppa resistenza in Iraq e si spostera' altrove''. Secondo l'ufficiale ci sono vaste aree fuori controllo verso le quali al Zarqawi potrebbe orientarsi, indicandole in Somalia, Etiopia, Sudan, Yemen. Dalla dichiarazione sembra quasi emergere l'intento di usare lo spauracchio al Zarqawi per i prossimi anni, finche' non si sforna un altro simbolo del male. (Arab Monitor,  26/08/2005)

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Africa - L'Oms lancia l'allarme tubercolosi (Redazione Vita.it, 26/08/2005)

I rappresentanti dei Paesi dell'Africa membri dell'Organizzazione mondiale della sanita' (Oms) hanno approvato oggi una risoluzione che dichiara la tubercolosi un'emergenza nel continente, dove ogni anno questa malattia uccide 540 mila persone. ''Il Comitato regionale per l'Africa dell'Organizzazione mondiale della sanita', composto di 46 Stati membri, ha dichiarato la tubercolosi un'emergenza nel continente'', si legge nella risoluzione, approvata dopo quattro giorni di colloqui a Maputo, la capitale del Mozambico. ''La dichiarazione - prosegue l'Oms - e' una risposta a un'epidemia che in 18 Paesi africani ha quadruplicato il numero annuale dei nuovi casi di tubercolosi rispetto al 1990 e che continua a diffondersi nel continente, uccidendo ogni anno 540 mila persone''. La tubercolosi e' una delle principali cause di morte tra le persone che hanno contratto il virus Hiv, ed e' responsabile di circa l'11 per cento dei decessi per Aids nel mondo. Secondo l'Oms, l'allarme tubercolosi dovrebbe favorire lo stanziamento di piu' fondi da parte del G8, il gruppo degli otto Paesi piu' industrializzati del pianeta, degli Stati Uniti e del Fondo mondiale, dal quale i Paesi in via di sviluppo ottengono le risorse finanziarie per combattere l'Aids e altre malattie. Il virus Hiv indebolisce il sistema immunitario e rende i malati particolarmente esposti a malattie infettive come la tubercolosi e la polmonite. L'Oms aveva fatto della lotta contro la tubercolosi un'emergenza planetaria nel 1993. Secondo il direttore generale dell'organizzazione, Lee Jong-Wook, nonostante la diffusione mondiale della terapia, in Africa la malattia e' all'origine di un numero crescente di decessi. (Redazione Vita.it,  26/08/2005)

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Africa - L'8 per mille finanzia le forze armate (Vita.it, 24/08/2005)

Quasi l'80% dell'otto per mille dell'Irpef a gestione statale, in base a quanto reso noto dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, nel 2004 e' andato a finanziare le missioni italiane all'estero. In primis l'operazione ''Antica Babilonia'', in Iraq. La notizia fa a pugni con la legge 222 del 1985, che recita che la quota dell'8 per mille destinata dai contribuenti allo Stato deve essere destinata a finalita' quali ''gli interventi straordinari per la fame nel mondo, le calamita' naturali, l'assistenza ai rifugiati e la conservazione dei beni culturali'', e invece... Invece 80 milioni di euro sul totale dei 100,5 milioni di euro che gli italiani hanno deciso di versare allo Stato italiano vanno alle Forze Armate. Ma anche se l'8 per mille statale non viene adoperato per i nobili fini della L. 222/85, il finanziamento di ''Antica Babilonia'' supera di gran lunga gli 80 milioni di euro l'anno da 8 per mille. Dai dati messi a disposizione dalla Camera dei Deputati e pubblicati ieri dal Sole 24 ore, risulta che da quando (all'inizio dell'estate 2003) e' stato dato il via ai nostri militari a Nassirya e dintorni, e' stato speso un totale di 1,3 miliardi di euro, oltre 2.500 miliardi di vecchie lire, una cifra che e' quasi il triplo di quanto viene erogato annualmente dallo Stato alla cooperazione internazionale... Tra l'altro, dalle relazioni tecniche della Ragioneria generale dello Stato sui cinque decreti che hanno finanziato sinora ''Antica Babilonia'' (in media uno ogni sei mesi), emerge che solo 90 milioni di euro sul totale complessivo di 1,3 miliardi di euro e' destinato a interventi umanitari e di ricostruzione. I restanti 1,21 miliardi di euro finanziano operazioni militari. Giusto per farsi un'idea, il costo giornaliero per l'utilizzo di uno dei nostri elicotteri Mangusta, e' stato stimato dalla Ragioneria generale dello Stato in 27mila euro, mentre per pagare i nostri 3252 soldati, nella seconda meta' del 2005 occorreranno 118,5 milioni di euro, ovvero 236 miliardi delle vecchie lire. Due domande, quindi, urgono una risposta. Date per certe queste cifre, che senso ha chiamare ancora ''Antica Babilonia'' una missione di pace? Quando i contribuenti italiani non indirizzano la loro quota di 8 per mille alle sei confessioni religiose accreditate, sanno che finanziano le Forze Armate invece di combattere la fame nel mondo? Le risposte, facili facili, datevele voi. (Paolo Manzo, Vita.it,  24/08/2005)

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Africa - Sinodo Valdo-Metodista: poverta', le Chiese guardano a Sud (ICN-News, 24/08/2005)

L'ingiustizia economica e la poverta' sono una questione teologica che attiene alla confessione stessa della fede cristiana. E' quanto hanno affermato oggi, in una conferenza stampa dedicata ai temi della globalizzazione, il pastore Gianni Genre, moderatore della Tavola valdese, il pastore Claudio Pasquet e il pastore Joseph Mfochive, presidente della Chiesa evangelica del Camerun. Il moderatore Genre ha raccontato della sua esperienza di due viaggi in Camerun e in Africa australe. ''L'Africa non la si puo' raccontare - ha detto - bisogna incontrarla per comprenderla. Ci si trova cosi' a contatto con una poverta' per noi inimmaginabile e la tragedia di due generazioni di africani che rischiano di essere decimate dall'HIV/AIDS. E allora si comincia a capire come le questioni dell'economia interroghino pesantemente la nostra fede e come i problemi dell'Africa ci riguardino da vicino''. Le Chiese europee, secondo Genre, devono impegnarsi nell'accoglienza di persone che cercano nei paesi occidentali un futuro piu' dignitoso, ma anche operando direttamente in Africa. A questo proposito, ha ricordato Genre, il 30% dell'8 per mille dei valdesi e metodisti viene dedicato a progetti di solidarieta' nel resto del mondo. ''Nel 2005 - ha precisato Genre - l'Unione delle Chiese valdesi e metodiste ha ricevuto fondi 8 per mille per circa 5,2 milioni di euro. Quindi, le nostre Chiese hanno destinato oltre 1,5 milioni di euro a progetti di cooperazione nel Sud del mondo. Una cifra certamente piccolissima rispetto alle esigenze, ma comunque significativa per i tanti micro-progetti che si sono realizzati, tanto piu' mentre apprendiamo che una quota dell'8 per mille destinato allo Stato italiano e' stato utilizzato per finanziare l'intervento militare in Iraq''. - ''Prima di parlare della poverta' vorrei parlare di fraternita' - e' interventuo cosi' il pastore Mfochive con un toccante discorso - perche' le ingiustizie nel mondo nascono dalla mancanza di fraternita' tra gli esseri umani. L'Africa ancora oggi subisce la schiavitu' dello sfruttamento ed e' costretta a combattere guerre scatenate da chi vuole accaparrarsi le ricchezze del nostro continente''. Mfochive, che e' presidente della piu' grande denominazione protestante del Camerun con circa 2,5 milioni di membri, ha quindi proseguito: ''Apprezzo quanto scrivono nei propri documenti le assemblee delle chiese cristiane - ha aggiunto Mfochive - ma cio' che puo' cambiare la realta' sono gli atti concreti, anche piccoli, di ognuno''. Parlando della sua visita in Italia, Mfochive ha detto di aver apprezzato la storia valdese fatta anch'essa di momenti di poverta' e di mancanza di liberta', ma sempre animata dalla speranza. ''Io non sono venuto tra voi per cercare aiuti materiali - ha concluso - ma per esprimere amicizia e fraternita'''. (ICN-News,  24/08/2005)

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Africa - Aumentato il bilancio per la lotta all'AIDS e alla malaria (CRI, 24/08/2005)

Ieri a Maputo il responsabile della zona africana dell'OMS ha affermato che il bilancio 2006-2007 di tale organizzazione nei confronti dei paesi africani raggiunge quota 950 milioni di dollari, con un aumento del 30 % rispetto al precedente piano annuale. Questi capitali servono per la lotta alla malaria e all'AIDS. Secondo le statistiche del Programma dell'AIDS dell'ONU, piu' del 60 % degli infettati dal virus dell'aids nel mondo vivono nel continente africano nel sud del deserto del Sahara, oltre al 60 % dei pazienti affetti dalla malaria. (China Radio International,  24/08/2005)

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Africa - Finiscono i concerti, l'Africa resta (F. Chiavegatti, Reporterassociati, 17/08/2005)

Ogni anno 20 milioni di africani muoiono per fame o malattie ad essa imputabili; piu' di 70 milioni sono assolutamente privi di qualsiasi forma di reddito e altri 50 milioni sopravvivono quotidianamente con un dollaro a testa. Sono stime terribili, frutto di rilevamenti di organismi specializzati dell'Onu. Stime che fanno apparire le tanto strombazzate promesse di aiuti, assicurati dagli otto paesi piu' industrializzati del mondo nel corso del recente vertice di Gleneagles, una goccia nell'oceano di miseria e disperazione che sommerge il continente africano. Che, tra il 1970 e il 2001, ha visto moltiplicarsi per 35 il suo indebitamento con l'estero. Ce lo dice la Banca Mondiale secondo la quale, nel periodo 1980-2001, i paesi in via sviluppo, Africa in testa, hanno rimborsato ai ricchi G8 la stratosferica somma di 4.500 miliardi di dollari: ne hanno versati 368 in piu' di quanti ne hanno ricevuti! La disparita' tra ricchi e poveri, allo stato attuale, raggiunge limiti che non hanno precedenti : una famiglia europea della classe media guadagna cento volte di piu' di un contadino dell'Africa subsahariana. Un abitante del Ghana, o del Kenya, deve lavorare due anni per intascare l'equivalente della parcella per un'ora di lavoro di un avvocato di New York. Negli Usa la gente spende ogni anno 60 miliardi di dollari in Coca Cola e Pepsi Cola, cioe' il doppio del prodotto interno lordo di paesi quali il Bostwana o il Kenya! - La tragedia della poverta' che vive oggi l'Africa Nera non puo' essere risolta con atti caritatevoli o promesse buone per le sfavillanti conferenze stampa. E' tutto il sistema che regola i rapporti economici tra il Nord e il Sud del mondo che deve essere rivisto, sulla base della giustizia e del diritto, se si vuole combattere, fino a che si e' in tempo, il cancro che erode l'Africa e che offende le coscienze degli uomini liberi. Per primi devono farlo i paesi che amano identificarsi nel ''Club dei ricchi'', che troppo spesso non hanno tenuto fede alle loro promesse, imponendosi per la legge del piu' forte. La violazione permanente delle regole del commercio internazionale da parte dei paesi industrializzati che impongono l'apertura dei mercati africani ai loro prodotti industriali e agricoli sovvenzionati (tanto che in Africa l'Asse del Male viene identificato con la triade Fondo Mondiale - Organizzazione Mondiale del Commercio - Banca Mondiale !), portano al fallimento molte imprese locali. Ne sanno qualcosa quei paesi che, come il Kenya e lo Zimbabwe, hanno un embrione di base industriale. Purtroppo questa parte dell'Africa, che dispone di un grande potenziale naturale e di favolose ricchezze minerarie, viene amministrata senza scrupoli da potenti locali in accordo con grandi gruppi internazionali. Ma l'addebito principale non va mosso a loro, bensi' al sistema mondiale che, con le sue leggi e le sue disposizioni ''mirate'', consente tutto cio'.- E intanto l'ecatombe continua. (Franco Chiavegatti - Reporter Associati,  17/08/2005)

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Africa - Cresce l'export italiano in Africa sub-sahariana (Economia-Virgilio, 30/07/2005)

Gli investimenti e le esportazioni dell'Italia verso i paesi dell'Africa sub-sahariana sono diminuiti nel corso degli anni della crisi economica che ha attraversato l'Africa subsahariana, ma questa tendenza e' cambiata a partire dalla seconda meta' degli anni '90 fino al 2003. Lo rileva uno studio della Sace (societa' di assicurazione dei crediti all'esportazione), consultabile sul sito internet. Gli scambi commerciali verso la regione sono migliorati nel 2004, registrando un aumento del 5,35%, il valore totale delle nostre esportazioni e' stato di circa 3,3 miliardi di euro. Le esportazioni italiane verso la regione rappresentano ancora una quota molto ridotta delle nostre esportazioni totali, circa l'1,17%. L'Africa risulta un mercato molto selettivo. I Paesi in cui l'Italia esporta maggiormente sono il Sudafrica e la Nigeria che da soli rappresentano piu' del 50% del nostro export verso la regione sub-sahariana. Le esportazioni si stanno pero' dirigendo anche verso altri Paesi quali Ghana, Sudan, Angola, Costa d'Avorio, Kenia, Senegal, Camerun e Tanzania. La prima voce riguarda il settore delle macchine ed apparecchi meccanici e degli elettrodomestici, seguiti dai settori dei prodotti elettrici e chimici. Il contributo dell'Africa sub-sahariana al PIL mondiale dovrebbe crescere dall'attuale 1,3% al 2% entro il 2015. Per raggiungere e sostenere le prospettive di crescita - rileva la Sace - bisognera' attuare politiche volte al miglioramento della produttivita' totale dei fattori e soprattutto rafforzare la governance, attuare riforme istituzionali e sviluppare le risorse umane. (Economia-Virgilio,  30/07/2005)

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Africa - Gli Africani contro la droga (Notiziario droghe, 28/07/2005)

Dal 21 al 24 agosto si terra' alle Isole Mauritius la 21ma conferenza internazionale sulla droga (IFNGO), uno degli obbiettivi sara' la creazione di una organizzazione che, a livello di continente africano, lotti contro la droga secondo la proposta di Afrocad (Citta' africane contro le droghe, African Cities Against Drug and Substance Abuse). Secondo l'agenzia per il trattamento e la riabilitazione dei tossicomani (Natresa, http://ncb.intnet.mu/natresa/) saranno circa 125 i delegati stranieri e 200 quelli nazionali per quest'evento che verra' aperto dal presidente delle Mauritius Anerood Jugnauth. Afrocad si propone di promuovere e sviluppare attraverso mezzi democratici la lotta contro la droga e condividere conoscenze a livello locale. ''Afrocad lavorera' nelle citta' africane visto che il proliferare della droga costituisce una minaccia alla democrazia e allo sviluppo del continente. L'obiettivo a lungo termine di questa organizzazione e' contribuire per liberare l'Africa da questo flagello'', ha spiegato Anun Kumar Ghallu, un responsabile di Natresa che ha anticipato l'adesione alla conferenza di fine agosto di 12 Paesi africani, tra cui Angola, Repubblica Democratica del Congo, Burundi, Egitto, Ghana, Mozambico, Sudafrica e Togo. (Notiziario droghe, 28/07/2005)

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Africa - Terrorismo, Pentagono e Africa: si apre la ''rete'' (Redazione vita.it, 26/07/2005)

Gli Usa intendono mettere in rete diversi Paesi in un'iniziativa anti terrorismo che comprende, oltre alle comunicazioni satellitari protette, l'addestramento di battaglioni. La guerra preventiva degli Stati Uniti contro il terrorismo di matrice islamica e anti-occidentale si rivolge all'Africa. Il Pentagono intende ''mettere in rete'' diversi Paesi (Algeria, Ciad, Mali, Mauritania, Niger, Senegal, Nigeria, Marocco e Tunisia, forse in futuro anche la Libia) nell'ambito di una iniziativa anti-terrorismo che comprende, oltre alle comunicazioni satellitari protette, l'addestramento di battaglioni specializzati nel controllo delle frontiere. Dovrebbero essere stanziati per questo progetto, il cui fine ultimo e' quello di fornire gli obiettivi ai militari locali, messi in grado di svolgere autonomamente missioni anti terroristiche, 500 milioni di dollari nei prossimi sette anni, secondo quanto anticipa oggi il Washington Post. Il piano messo a punto dal Pentagono prevede anche il drastico rafforzamento degli ufficiali presso le ambasciate americane nella regione, al fine di aumentare la raccolta e la condivisione di informazioni di intelligence con le autorita' locali. L'Africa rischia di offrire ai diversi gruppi terroristici ispirati ad al Qaeda rifugi sicuri in futuro. Gia' ora e' stato registrat un flusso di alcune cellule dall'Iraq, dove un quarto dei combattenti stranieri sono di origine africana. La scorsa primavera quindi e' stata approvata l'Iniziativa transahariana contro il terrorismo, una esercitazione congiunta a cui partecipano nel Ciad un migliaio di militari delle forze speciali americane. (Redazione vita.it,  26/07/2005)

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Africa - Femminismo in aumento (La nonviolenza e' in cammino, n. 1003, 26/07/2005)

Il femminismo in Africa sta progressivamente crescendo fra livelli estremi di violenza sessuale, la battaglia contro l'hiv/aids, e gli scenari successivi alle guerre, tutte cose che hanno contribuito a cambiare i ruoli delle donne in modi sorprendenti. Un nuovo pacchetto di leggi e' stato presentato al Parlamento keniota allo scopo di dare alle donne i diritti, mai avuti precedentemente, di rifiutare le proposte di matrimonio, di combattere le molestie sessuali sui luoghi di lavoro, di rigettare le mutilazioni genitali e di veder perseguito legalmente lo stupro, un atto cosi' frequente che i leader nazionali lo definiscono come la principale questione legata ai diritti umani da risolvere in Kenya. - Nella vicina Uganda, migliaia di donne stanno manifestando durante questo mese per avere l'approvazione della legge sulle relazioni domestiche, la quale darebbe loro diritti specifici nel caso il marito prenda una seconda moglie, e una certa protezione nei confronti dell'infezione da hiv. - Undici anni dopo il genocidio, in Ruanda le donne hanno il 49% dei seggi alla Camera e molte di esse sono vedove di guerra. - Le donne nigeriane stanno facendo una forte pressione per avere piu' donne in politica, inclusa la presidente per il 2007, poiche', dicono, gli uomini hanno fallito nel gestire bene il paese. ''Siamo agli inizi di qualcosa di davvero importante per le donne africane'', dice Margaret Auma Odhiambo, portavoce del piu' vasto gruppo di vedove del Kenya occidentale. Le aderenti sono donne i cui mariti sono tutti morti a causa dell'aids. (La nonviolenza e' in cammino,  n. 1003, 26/07/2005)

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Africa - Giovani, poveri, affamati gli Africani schiavi del crimine (Axia on line, 25/07/2005)

Il crimine sta infettando l'Africa e i suoi governi non possono ignorarlo, se vogliono superare lo stato endemico di sottosviluppo. Lo afferma uno studio condotto dalla UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime) e presentato alla Farnesina lo scorso 18 luglio. ''Crimine e sviluppo in Africa'', questo il titolo del rapporto, e' ''un nuovo modo di interpretare il sottosviluppo africano''- ha spiegato il direttore dell'UNODC Antonio Maria Costa. Mettendo in evidenza che il crimine, con il suo ampio ventaglio di corruzione, malgoverno, deficit democratico e violenza, e' una miccia accesa. Le cifre fornite sono allarmanti. In Africa i piu' ricchi, circa il 10%, guadagnano in media 30 volte in piu' dei piu' poveri, che tentano di fare fortuna anche al di fuori della legalita', specialmente nell'Africa Subsahariana, dove i 2/3 degli abitanti sono uomini d'eta' inferiore ai 25 anni. La categoria di individui piu' prona al crimine, secondo statistiche mondiali. Una popolazione di giovani e affamati, circa il 48%, che vive negli slums facendo impennare il tasso di urbanizzazione, soprattutto nell'Africa Equatoriale Occidentale. (Axia on line,  25/07/2005)

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Africa - Il Portogallo riconosce i suoi figli naturali (M. de Q., IPSNotizie, 23/07/2005)

Africani che non hanno mai vissuto ne' viaggiato in Africa, brasiliani che conoscono il loro paese solo dalla televisione e dai racconti dei genitori: sono i cosiddetti ''immigrati di seconda e terza generazione''. Sono nati e cresciuti in Portogallo, ma rimangono degli stranieri. Sono soprattutto figli e nipoti dei lavoratori di paesi di lingua lusitana come l'Angola, il Brasile, Capo Verde, Guinea-Bissau, Mozambico, Sao Tome' e Principe e Timor est, ai quali si sono aggiunti negli ultimi anni gli immigrati di Ucraina e Moldavia. Il governo del primo ministro Jose' Socrates, al governo da aprile, vuole introdurre lo ''jus soli'' (diritto del suolo), per gli immigrati di terza generazione, cioe' quelli nati in Portogallo da genitori nati anch'essi qui, ma da progenitori stranieri. Con questa misura, il governo vuole evitare che persone con un visto da turista facciano dei figli in Portogallo per i quali possano reclamare la cittadinanza portoghese, il che sarebbe ''un invito all'immigrazione clandestina'', ha avvertito il ministro della Presidenza del Consiglio, Pedro Silva Pereira. Oggi, ''un passaporto non e' solo portoghese, ma dell'Unione europea e dobbiamo assumerci questa responsabilita' di fronte ai nostri partner'', ha aggiunto il ministro, dal cui portafoglio dipendono gli affari legati alla politica dell'immigrazione, mentre il controllo e' di competenza del Ministero dell'Interno. La riforma di legge si considera gia' approvata, visto che i socialisti hanno la maggioranza assoluta nel parlamento unicamerale di Sao Bento. Silva Pereira spera che questo cambiamento ''apporti un forte contributo per rafforzare l'integrazione, una questione di giustizia e di pace sociale''. Il funzionario ha spiegato che gli stessi diritti saranno estesi agli immigrati di seconda generazione, purche' i genitori provengano da un paese di lingua portoghese e abbiano un permesso di residenza da almeno sei anni. Per chi invece proviene da altri paesi, le trafile sono piu' complicate. Il termine minimo e' di dieci anni di residenza legale, che si puo' ottenere dopo cinque anni di permesso di permanenza, una categoria intermedia creata all'inizio degli anni '90 per controllare i grandi flussi migratori provenienti dall'Europa orientale. (IPSNotizie,  23/07/2005)

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Africa - Altri due siti africani nel patrimonio dell'umanita' (Unesco, 16/07/2005)

Il Comitato del patrimonio mondiale dell'Unesco, presieduto dal Sud-Africano Themba Wakashe, ha nominato patrimonio mondiale dell'umanita' altri sette siti, due dei quali sono in Africa: l'altura di Vredefort (Vredefort Dome), in Sud-Africa, e la Valle delle balene (in Egitto). Il Vredefort Dome si trova a circa 120 Km a sud-ovest di Johannesburg, e' il cratere di impatto da meteorite piu' vecchio e piu' grande del mondo. Creatosi 2.023 milioni di anni fa, il cratere, che ha un raggio di 190 Km, ci parla del piu' grande sprigionamento di energia mai conosciuto fino ad oggi sul nostro pianeta. Esso non e' solo una testimonanianza importante della storia geologica della Terra, ma occupa anche un posto privilegiato per la comprensione dell'evoluzione del pianeta stesso. La Valle delle balene (Wadi Al-Hitan), nel deserto occidentale dell'Egitto, contiene resti fossili inestimabili di archeoceti, l'ordine piu' antico, ed ormai estinto, di cetacei, che ebbero il periodo di maggior diffusione nell'Eocene. Questi fossili rappresentano una delle tappe piu' importanti dell'evoluzione: gli inizi della balena come mammifero marino dopo essere stato un mammifro terrestre. Wadi Al-Hitan illustra chiaramente gli aspetti e la vita di queste balene durante la transizione. I fossili presentano gia' una forma corporale taipicamente idrodinamica delle balene moderne, pur conservando qualvche aspetto primitivo del cranio (narici vicino alla punta del naso, e non sfiatatoi) e della dentizione (ancora parzialmente differenziata). I piu' famosi strati dell'Eocene sono probabilmente quelli di Bolca (Monti Lessini, in provincia di Verona). Un sito nominato Patrimonio dell'umanita' dell'Unesco e' un luogo specifico (foresta, montagna, lago, deserto, citta', edificio o complesso) nominato per il World Heritage Fund (Programma internazionale dei patrimoni dell'umanita') amministrato dall'Unesco e puo' goderne dei finanziamenti a certe condizioni. La lista del Patrimono mondiale dell'Unseco comta cosi' un totale di 812 siti, di cui 628 culturali, 160 naturali e 24 misti, sparsi in 137 Stati. (Unesco,  16/07/2005)

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Africa - L'Ecowas costituira' un reparto del peacekeeping (China Radio intern., 15/07/2005)

Il funzionario responsabile della difesa e del peacekeeping della segreteria esecutiva della Comunita' economica dei paesi dell'Africa occidentale ha detto che nei prossimi 5 anni l'organizzazione costituira' un reparto multinazionale di peacekeeping. Secondo quanto riferito ieri dai media della Costa d'Avorio, il reparto sara' composto da 6500 militari di vari paesi con la missione di prevenire i conflitti, salvaguardare la pace e risanare i danni provocati dalle calamita' naturali. (China Radio International, 15/07/2005)

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Africa - Il gruppo africano presenta proposta all'Onu (vita.it, 14/07/2005)

I 53 paesi che fanno parte del gruppo africano delle Nazioni Unite hanno presentato, oggi a New York, la propria proposta di riforma del Consiglio di Sicurezza, con sei membri permanenti - con diritto di veto - in piu'. La proposta africana, un progetto di risoluzione dell'Assemblea generale - era ampiamente attesa ed e' stata pubblicata poche ore prima del terzo giorno di dibattito, in seno all'Assemblea generale, sulla riforma, con le prime discussioni sul progetto presentato dal cosidetto G4, composto da Germania, Brasile, India e Giappone. Gli Africani propongono di portare il Consiglio di sicurezza da 15 a 26 membri, aggiungendo ai 5 attuali 6 seggi permanenti con diritto di veto (due per l'Africa, due per l'Asia, uno per l'America Latina e i Caraibi, uno per i paesi europei e il resto del mondo), oltre a 5 nuovi non permanenti (due per l'Africa, uno per l'Asia, uno per l'Europa centrorientale, uno per l'America Latina e i Caraibi). La proposta del G4 - osteggiata da numerosi paesi tra cui l'Italia - consiste nell'aggiungere ai cinque esistenti con diritto di veto sei nuovi membri permanenti senza diritto di veto, di cui due per gli Africani. Il testo presentato nei giorni scorsi dall'Italia, cui aderiscono i numerosi paesi del gruppo ''Uniting for Consensus'' (uniti per il consenso), propone infine dieci nuovi seggi elettivi in Consiglio di Sicurezza, assegnati ai cinque gruppi regionali dell'Onu che definiscono poi al loro interno le modalita' di elezione. Il sottosegretario agli esteri Alfredo Mantica e' atteso in queste ore a New York, per illustrare nei dettagli ai rappresentanti dei paesi africani - che rappresentano l'ago della bilancia - la posizione difesa dall'Italia e dai paesi di ''Uniting for Consensus''. (vita.it, 14/07/2005)

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Africa - Parte il capitolo delle Suore Bianche (Avvenire, 11/07/2005)

Si e' aperto giovedi' presso la Casa Enrico de Osso della Compagnia di Santa Teresa di Gesu' a Roma e durera' fino al 30 luglio il ventitreesimo Capitolo generale delle Suore missionarie di nostra signora d'Africa, conosciute anche come ''Suore bianche''. Un momento importante per la Congregazione, che esprime nella collegialita' del Capitolo il proprio contributo responsabile e partecipato alla vita della missione. Quarantadue suore, che provengono da quindici Paesi s'incontrano per riflettere sul tema: ''Celebrare e costruire la nostra comunione per la missione''. Proprio la missione, assieme alla leadership, la struttura e le risorse della Congregazione sono i quattro punti su cui stanno discutendo in questi giorni le religiose, divise in gruppi di lavoro, che stanno analizzando il documento elaborato nei mesi scorsi dal Consiglio generale. Sono partecipanti di diritto al Capitolo le religiose del Consiglio generale e le superiori provinciali delle sei province della Congregazione in Europa, America ed Africa. Nel complesso, le Suore bianche sono un migliaio, divise in centocinquanta comunita'. La storia della Congregazione ha inizio nel continente africano, nel 1869 in Algeria, con il cardinale Charles Lavigerie, vescovo di Algeri e fondatore anche dei Padri Bianchi, la Societa' dei Missionari d'Africa. I due istituti si occupano di evangelizzazione dei popoli africani, e riservano una particolare attenzione al mondo islamico. (Avvenire,  11/07/2005)

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Africa - G8-Mali : Forum alter-mondialista in parallelo con il G-8 (Irin, 08/07/2005)

Venuti dall'Africa, dall'Europa e dal Nord America, 1.300 militanti anti-mondialisti hanno partecipato a Fana, una localita' del Mali, dal 6 al 9 luglio, ad un Forum organizzato dalla Coalizione delle alternative Debito e Sviluppo (Cad-Mali), una rete di organizzazioni ideatrici di questo ''Vertice dei Poveri''. Si tratta del quarto Forum di questo tipo organizzato dal CAD del Mali, in concomitanza con il G8. Viene tenuto a Fana, un centro cotoniero a 120 km all'est di Bamako, la capitale del Mali. Il cotone e' il pilastro dell'economia rurale del Mali, paese semi-arido che l'Indice di sviluppo umano delle Nazioni unite classifica come la quarta nazione piu' povera del mondo. Le sovvenzioni versate da Stati Uniti ed Europa ai propri prodotti agricoli - cotone, carne, zucchero, latte e derivati - hanno contribuito notevolmente ad impoverire i paesi in via di sviluppo. Molto criticate, esse sono uno dei principali soggetti di contestazione. ''I dirigenti degli 8 paesi piu' ricchi del mondo governano il mondo senza legittimita' alcuna'', ha dichiarato Barry Aminata Toure', la presidente della CAD-Mali, alla cerimonia di apertura del Forum. Ed ha aggiunto : ''Il potere che utilizzano per dominare e sfruttare il mondo crea solo caos nei paesi in via di sviluppo. ... Rifiutiamo e rifiuteremo sempre di essere programmati in una mondializzazione selvaggia.'' Dounantie' Dao, segretario generale della Cad-Mali, ha stigmatizzato la decisione del G8 di raddoppiare gli aiuti per lo sviluppo entro il 2010 definendola ''polvere negli occhi'', commentando ''Il meccanismo di consegna di questa somma e' indefinito. Aspettando il 2010, i morti per la malnutrizione e per le malattie continueranno''. Dounantie' Dao ha chiesto inoltre che ''G8, Banca Mondiale e Fondo monetario internazionale (FMI) vengano giudicati e condannati perche' hanno dimostrato la loro responsabilita' nella violazione dei diritti politici, umani e dell'ambiente''. (Irin, 08/07/2005)

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Africa - G8 - Per quel che riguarda l'Africa (da La Repubblica, 8 luglio 2005)

Cinquanta miliardi di dollari per l'Africa, tre miliardi di dollari per l'Autorita' palestinese, l'avvio di ''un nuovo dialogo internazionale'' sul clima, ma anche l'impegno a rafforzare la cooperazione tra tutti i Paesi per la tutela della sicurezza, contro il radicamento e lo sviluppo del terrorismo. Sono questi alcuni dei punti del documento finale siglato oggi dai leader del G8, il vertice dei Grandi sconvolto dagli attentati di Londra che si e' chiuso a Gleneagles, in Scozia. (...) Per quanto concerne l'Africa, il piano comprende interventi per 50 miliardi di dollari, la riduzione del debito (e l'azzeramento di quello di quattordici fra i paesi africani piu' poveri), la lotta contro l'Aids e le epidemie, la creazione di una nuova forza di peacekeeping. I leader africani - otto presenti oggi a Gleneagles - si impegnano a promuovere la democrazia e a combattere la corruzione. In quanto alle cifre, vengono riportate le stime dell'Ocse, che tengono conto degli impegni gia' presi non solo dai paesi del G8 ma anche da altri donatori. Il contributo dei paesi dell'Ue si attestera' nel 2010 allo 0,51 per cento del pil, per arrivare allo 0,7 per cento nel 2015. Ci sono poi gli impegni di singoli paesi - come gli Usa - a raddoppiare gli sforzi economici, e la volonta' espressa dalla Russia in merito alla cancellazione dei debiti. Inoltre i capi di Stato e di governo del G8 chiedono di ''eliminare tutte le forme di sovvenzione all'esportazione di prodotti agricoli'' entro ''una data credibile'', come si legge nella dichiarazione approvata a Gleneagles.(da La Repubblica, 08/07/2005)

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Africa - G8: Le ONG italiane: "Ai poveri serve molto di piu'" (08/07/2005)

Roma, 8 Luglio 2005. Secondo l'Associazione ONG Italiane il trentunesimo summit del G8 appena conclusosi in Scozia ha certamente segnato un piccolo passo avanti nella giusta direzione, ma non determinante. Paesi poveri, Africa, societa' civile mondiale, i nostri stessi concittadini si attendevano da questo G8 molto piu' di quanto deciso dagli otto Capi di Stato dalle cui decisioni dipendono largamente i destini di miliardi di persone. ''La decisione assunta a Gleneagles di stanziare 50 miliardi di dollari entro il 2010 - dichiara Sergio Marelli, Presidente dell'Associazione ONG Italiane - e' un piccolo passo nella giusta direzione. Lo sradicamento della poverta' richiederebbe che questa somma fosse stanziata gia' nel 2006 e la decisione di rimandare questo traguardo di altri cinque anni - prosegue Marelli - e ancor piu' di subordinarlo ad una crescita economica del 2% del nostro Pil continua a lasciarci estremamente insoddisfatti''. Nessuna assicurazione, nel caso in cui questa promessa fosse mantenuta, e' stata inoltre fornita sulla destinazione esclusiva alla lotta alla poverta' delle risorse rese disponibili. L'Associazione ONG Italiane si dichiara inoltre delusa per il rinvio sul Protocollo di Kyoto e per l'ulteriore limitazione della decisione gia' assunta dai G7 a giugno che riduce ulteriormente a 14 i Paesi che vedranno il loro debito cancellato. Sono 60 i Paesi che attualmente necessitano della cancellazione totale del debito estero. ''A questo proposito - riprende Sergio Marelli - i 30 miliardi cancellati all'Iraq nel solo 2004 rendono evidente come, quando c'e' volonta' politica e interessi in gioco, e' possibile assumere decisioni molto piu' significative di quelle prese a Gleneagles''. Grande insoddisfazione da parte delle ONG anche riguardo la genericita' della dichiarazione che rimanda ad una ''data credibile'' l'abolizione dei sussidi alle esportazioni agricole. ''L'abolizione dei sussidi non e' una novita' - commenta Marelli - il Consiglio generale dell'OMC aveva gia' assunto questa decisione nel luglio 2004. Dalle maggiori potenze commerciali del mondo ci si attendeva una data certa, vincolante e a breve scadenza per eliminare questa misura distorsiva che soffoca ogni iniziativa economica e commerciale dei Paesi del Sud del mondo''. ''Per richiedere, come fatto dai G8, una maggior liberalizzazione dei mercati africani - conclude il Presidente dell'Associazione ONG Italiane - occorre che dimostrino coerenza e credibilita' cambiando drasticamente le loro politiche protezionistiche e di concorrenza sleale nei confronti dei produttori del Sud. (08/04/2005 - Ufficio Stampa Associazione ONG Italiane - Sabina Zaccaro - Tel: 06 6832061 - 347 9055169; Fax: 06 6872373)

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Africa - L'Unione africana chiede due seggi per l'Africa (Canisciolti.it, 04/07/2005)

L'Unione Africana (Ua) chiede ufficialmente per il continente che rappresenta due seggi permanenti nel prossimo Consiglio di Sicurezza dell'Onu, ed almeno cinque tra quelli a rotazione. Questa -informa la Bbc on line- la presa di posizione ufficiale espressa dai ministri degli esteri dell'Ua al termine dei loro lavori alla vigilia del vertice dell'organizzazione, che inizia domani a Sirte (Libia), per concludersi martedi'. L'Ua non ha ancora indicato i propri candidati ufficiali: appare, comunque, di fatto certa la candidatura dell'Egitto per quanto riguarda il nord del continente, la parte araba (anche se la Libia preme); mentre sono in stretta competizione Sudafrica e Nigeria per l'Africa sub-sahariana. Anche se il Kenya chiede un seggio in virtu' del suo ruolo centrale nei negoziati regionali, in specie quello sudanese e somalo, ed il Senegal a nome della parte occidentale (e francofona) del continente. Ma la corsa, comunque, sembra ristretta a Sudafrica e Nigeria, per gli altri, nel caso, seggi a rotazione. Il vertice dell'Ua (ne fanno parte 53 stati africani) dovrebbe concludersi con una dichiarazione da sottoporre al summit del G8 in calendario la prossima settimana. Architravi portanti del documento, stando alle attese, la richiesta di cancellazione del debito e della liberalizzazione del commercio attraverso la rimozione delle misure protezionistiche che bloccano l'export continentale. Mosse, tra le altre, ritenute indispensabili non solo per combattere la poverta', ma - simmetricamente - per sconfiggere il terrorismo. (Canisciolti.it,  04/07/2005)

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Africa - Il summit dell'Unione africana (Vita.it, 04/07/2005)

Si e' aperto oggi in Libia, nella citta' di Sirte, in Libia, il quinto vertice dell'Unione africana (Ua). I temi sul tappeto, attorno al quale discuteranno fino a domani 20 dei 53 capi di stato e i rappresentanti degli altri Paesi africani, sono la cancellazione del debito, programmi di sviluppo, conflitti in corso nel continente e riforma dell'Onu con richiesta di due seggi permanenti per l'Africa nel Consiglio di Sicurezza. Partecipa ai lavori anche il Segretario Generale dell'Onu, Kofi Annan. Nei lavori preparatori di questo vertice dell'Ua, e' stata decisa l'istituzione di un organismo di sostegno per il nuovo regime somalo costituito da rappresentanti della stessa Ua e dell'Igad, ente intergovernativo per lo sviluppo, di cui fanno parte Somalia, Kenya, Etiopia, Gibuti e Sudan; Igasom e' l'acronimo della forza di pace che l'Igad intende impiegare in Somalia. (E. C., Vita.it,  04/07/2005)

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Africa - Si cercano proposte per il tema del Sinodo dell'Africa (Zenit, 03/07/2005)

Gli incaricati della preparazione del secondo Sinodo dei vescovi dell'Africa della storia, la cui convocazione e' stata confermata da Benedetto XVI il 22 giugno, hanno affrontato varie proposte di temi per il vertice. La preparazione del Sinodo e' stata il tema centrale del Consiglio speciale per l'Africa della Segreteria generale del Sinodo dei vescovi, che ha tenuto una riunione il 21 e il 22 giugno presso la sede della Segreteria stessa a Roma, in Via della Conciliazione. ''Seguendo la parola del Santo Padre, sono state elaborate proposte sui temi della evangelizzazione, dell'attivita' sociale della Chiesa, della riconciliazione e della pace, nella consapevolezza che i discepoli del Signore anche in Africa devono dimostrarsi sempre di piu' sale della terra e luce del mondo'', spiega una nota pubblicata dalla Santa Sede questo sabato. Il tema del Sinodo, per il quale non e' stata ancora stabilita una data, verra' deciso dal Papa. Sara' il secondo Sinodo dell'Africa, dopo quello celebrato in Vaticano dal 10 aprile all'8 maggio 1994 sul tema ''La Chiesa in Africa e la sua funzione evangelizzatrice verso il 2000'' (''The Church in Africa and Her Evangelising Mission Towards the Year 2000''). Le conclusioni di quell'incontro sono state raccolte da Giovanni Paolo II nell'Esortazione Apostolica postsinodale ''Ecclesia in Africa''. Ricevendo in udienza il 22 giugno i membri del Consiglio speciale, il Papa ha confermato che cio' che si vuole dal Sinodo e' che ''segni un ulteriore impulso nel continente africano all'evangelizzazione, al consolidamento e alla crescita della Chiesa e alla promozione della riconciliazione e della pace''. Durante la riunione, i vari presuli hanno presentato rapporti ''sulla situazione sociale, politica ed ecclesiale in Africa'', cosi' come l'applicazione dell'''Ecclesia in Africa'', segnala il comunicato. (Zenit, 03/07/2005)

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Africa - Esercitarsi a fare la pace (Osservatorio sulla legalita', 29/06/2005)

La Comunita' per lo sviluppo dell'Africa australe (SADC) sud ha fatto un ulteriore passo per formare una brigata di risposta veloce per lo schieramento in operazioni di peacekeeping in Africa ed altrove. L'esercitazione e' stata la simulazione di una situazione di guerra civile in un Paese immaginario nel sud del continente - Ngamiland - , dove sono stati schierati 3.300 soldati di 12 dei 14 Paesi dell'organizzazione : Botswana, Angola, Zimbabwe, Namibia, Malawi, Tanzania, Africa del sud, Swaziland, Lesotho, Zambia, Madagascar e Mozambico. Sono state inoltre coinvolte 24 ONG e 50 ufficiali dei servizi di sicurezza del Botswana. La Francia ha contribuito al finanziamento delle operazioni. Il segretario del progetto, Prega Ramsamy, ha spiegato che l'idea e' quella di agire sotto il mandato dell'Unione Africana intervenendo in situazioni difficili nel sud dell'Africa ma anche nel resto del continente. Ultimamente, l'Unione africana aveva deciso di formare cinque 'brigate di pace' in altrettante regioni nel continente, pronte ad essere inviate in missioni di difesa della pace in Africa. (Osservatorio sulla legalita', 29/06/2005)

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Africa - FAO, in arrivo nuovi pesticidi ecologici (AGE, - 28/06/2005)

Per la prima volta e' stata sperimentata con successo e su larga scala una nuova arma biologica contro le locuste del deserto. Lo ha reso noto oggi la FAO. Nel corso di un esperimento sul campo, organizzato congiuntamente dalle autorita' per la Protezione fitosanitaria algerine e dalla FAO nei pressi di El Oued, nella parte orientale dell'Algeria, un bio-pesticida chiamato 'Green Muscle' e' stato spruzzato su piu' di 1.400 ettari di terreno infestati da larve di locuste. Le cavallette visibilmente indebolite hanno cominciato a muoversi lentamente solo dopo quattro giorni e sono poi diventate facili prede di uccelli, lucertole e formiche. Questo nuovo metodo di controllo si basa su un fungo naturale chiamato Metarhizium anisopliae che infetta le cavallette giovani causandone la morte nel giro di due/tre settimane. ''L'esito positivo di questa sperimentazione su larga scala rappresenta un importante passo avanti nella battaglia contro le locuste'', ha dichiarato Niek van der Graaf, responsabile del Servizio fitosanitario della FAO. ''Per la prima volta il biopesticida 'Green Muscle' si e' dimostrato efficace contro le locuste in condizioni reali e su un'area estesa, mentre i precedenti test erano stati condotti soltanto in laboratorio o su piccoli appezzamenti di terreno. Questo esperimento dimostra che il fungo puo' essere applicato con successo da squadre specializzate di protezione fito-sanitaria su un'area di grandi dimensioni. Questo indica anche che questo nuovo biopesticida puo' rappresentare un'alternativa realistica all'uso dei pesticidi convenzionali'', ha aggiunto van der Graaf. L'esperimento e' stato condotto in condizioni di temperatura ottimale che hanno favorito lo svilupparsi del fungo. La FAO ritiene che saranno necessari ulteriori esperimenti sul campo sotto condizioni meno favorevoli per verificarne appieno potenzialita' e limiti. (AGE,  28/06/2005)

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Africa - Mondiali U20: la finale sara' Argentina-Nigeria (Datasport, 28-06-2005)

La Nigeria batte 3-0 il Marocco e si qualifica per la finale dei Mondiali Under 20 del 2 luglio a Utrecht, dove incontrera' l'Argentina. Il derby africano vede la formazione guidata da Siasia imporsi nettamente contro la squadra che aveva eliminato l'Italia nei quarti di finale. I gol sono stati realizzati al 33' da Taiwo, da Adefemi al 70' e Ogbuke al 75'. Lo strapotere nigeriano e' evidenziato anche dai due legni colpiti nel corso di una gara a senso unico. La Nigeria vola in finale del Mondiale Under 20 sedici anni dopo il 1989 quando, in Arabia Saudita, fu battuta per 2-0 dal Portogallo. La finale del Mondiale Under 20 sara' dunque Argentina-Nigeria. Diretta su SportItalia sabato 2 luglio alle 20. (Datasport,  28-06-2005)

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Africa - Gli africani e la riforma Onu (Vita.it, 28/06/2005)

Il quinto vertice dell'Unione africana (Ua) che vedra' riuniti a Sirte, in Libia, il 4 e 5 luglio, almeno due terzi dei capi di Stato africani, discutera' della riforma dell'Onu e della designazione, tra i cinque paesi africani candidati, dei due che dovrebbero occupare i due seggi permanenti del Consiglio di sicurezza che nel quadro della riforma potrebbero spettare all'Africa. Anche se non si arrivera' ad una scelta, dovrebbe emergerne un orientamento piu' preciso su quale dei candidati (Sudafrica, Egitto, Nigeria, Kenya e Senegal) e' favorito dalla grande famiglia africana ''Il Consiglio di sicurezza e di pace dell'UA panafricana presentera' al vertice un rapporto sulla riforma delle Nazioni unite'', ha dichiarato oggi a Tripoli il viceministro degli esteri per gli affari africani Ali Triki, soprannominato il Monsieur Afrique del colonnello Gheddafi, aggiungendo che in agenda figurano anche i conflitti in Costa d'Avorio, nel Darfour e in Burundi. La scelta dei due rappresentanti dell'Africa e' comunque ardua e recentemente alcuni dirigenti del continente hanno invitato l'Ua a trovare un accordo al piu' presto, ''per non lasciare che sia la comunita' internazionale a decidere' per l'Africa. Nel gennaio scorso ad Abuja, in occasione del quarto vertice, i capi di Stato avevano deciso di creare un comitato ministeriale ad hoc di 15 membri incaricati di studiare il dossier, e di affidare ad una sessione straordinaria del Consiglio esecutivo dell'Ua l'adozione di una posizione comune. All'ordine del giorno del vertice non figura il contenziosoo tra Sudan ed Eritrea, contro cui Khartoum ha deciso di sporgere denuncia al Consiglio di sicurezza. L'accusa mossa alle autorita' eritree e' di cercare di destabilizzare il regime sudanese offrendo appoggio ai ribelli dell'est del Sudan, dove gruppi armati e esercito regolare combattono da oltre una settimana. ''L'argomento non e' in agenda - ha indicato Triki - ma se il Sudan lo chiedesse potrebbe essere esaminato dal summit''. (Vita.it, redazione, 28/06/2005)

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Africa - Nessuno Tocchi Caino. Rapporto 2005 (Nuova agenzia radicale, 24-06-2005)

Si e' svolta, presso la sede del Partito Radicale, la presentazione del Rapporto 2005 su ''La pena di morte nel mondo'' curato dall'associazione radicale, Nessuno Tocchi Caino. Importante evento che ha visto la partecipazione del Presidente del Senegal, Abdoulaye Wade e di altri importanti esponenti del suo esecutivo, del Presidente della Camera dei Deputati, Pier Ferdinando Casini , del Vice Presidente del Senato, Cesare Salvi, dell'europarlamentare, Emma Bonino, del segretario di Nessuno Tocchi Caino, Sergio D'Elia e della curatrice del Rapporto 2005, Elisabetta Zamparutti. Al presidente del Senegal e' stato assegnato il premio ''L'Abolizionista dell'Anno 2005'' quale riconoscimento per aver lavorato sul fronte della moratoria e dell'abolizione della pena di morte: l'Assemblea Nazionale del Senegal ha approvato all'unanimita', il 10 dicembre 2004, giornata mondiale dei diritti umani, la proposta del presidente Wade di abolire la pena di morte per tutti i reati nel paese africano. Wade, che ha curato anche la prefazione del libro, ha ricostruito, nel suo intervento, le difficolta' e gli stati d'animo che lo hanno portato, nel corso della sua educazione, dell'esperienza e della sua carriera di giurista e poi di uomo politico, alla convinzione sempre piu' matura e consapevole che ''attraverso l'abolizione della pena di morte si riesce a tradurre uno sguardo verso il futuro''. (Nuova agenzia radicale,  24-06-2005)

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Africa - Quando il G8 arma il Sud del mondo (Vita.it, 23-06-2005)

Un rapporto di Control Arms accusa i Paesi del G8 di "minare" gli aiuti nei Paesi poveri con la vendita di armi. - Gli sforzi del G8 contro la poverta' sono minati dalla vendita delle proprie armi ai Paesi poveri. Questo in sintesi l'accusa rivolta agli otto Paesi piu' potenti del mondo dalla Campagna Control Arms nel rapporto intitolato The G8: global arms exporters. Failing to prevent irresponsible arms transfers [515 KB in formato .pdf]. Secondo Contro Arms - una coalizione internazionale che raggruppa Amnesty International, Oxfam e International Action Network on Small Arms (Iansa) - i Paesi del G8 attuano "esportazioni irresponsabili verso alcuni dei Paesi piu' poveri del mondo e piu' stravolti da conflitti armati". Alleviare la poverta' in Africa risulta, assieme alle questioni ambientali, uno degli obiettivi prioritari del prossimo Summit del G8 in programma a Gleneagles (Scozia) tra il 6 e l'8 luglio 2005. Ora, a detta della direttrice di Oxfam Barbara Stocking, "i Paesi del G8 sono responsabili dell'80% delle vendite di armi nel mondo, e persistono a vendere armi con la conseguenza di opprimere le persone piu' poveri e piu' vulnerabili". (Joshua Massarenti, vita.it, 23-06-2005)

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Africa - Benedetto XVI convoca un sinodo speciale sull'Africa (23-06-2005)

Il papa Benedetto XVI ha annunciato mercoledi' 22 giugno l'intenzione di convocare un sinodo speciale dei vescovi africani, precisando che intende confermare in questo modo una decisione annunciata il 13 novembre scorso dal suo predecessore, Giovanni Paolo II. Il sommo pontefice ha espresso la sua fiducia che questo sinodo possa ''dare un nuovo impulso all'evangelizzazione, al consolidamento ed alla crescita della Chiesa, e alla promozione della riconciliazione e la pace sul continente''. Non ha pero' precisato la data di questo sinodo. ''e' una notizia che ci rallegra molto'' ha dichiarato alla MISNA monsignor Laurent Monsengwo Pasinya, presidente della Conferenza episcopale della Repubblica democratica del Congo (Cenco) e arcivescovo di Kisangani. ''Arriva al momento giusto poiche', come indica il Santo Padre sottolineando il tema della riconciliazione, ci permette di studiare e fare le scelte piu' adeguate per la soluzione dei conflitti, delle violenze interne ma anche di quelle originate dall'esterno, che tanta sofferenza infliggono all'Africa''. Gia' in altre occasioni Benedetto XVI ha espresso la propria sollecitudine verso l'Africa, ove ''l'Europa ha esportato non solo la fede in Cristo, ma anche ogni sorta di vizi, la corruzione e la violenza''. Il papa ha invitato i cristiani a resistere a questi ''vizi'' per costruire ''un'Africa cristiana felice, un grande continente del nuovo umanesimo''. (23-06-2005)

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Africa. Alcuni commenti sul nuovo papa (L.M., Fides 19-20/4/2005)

Egitto - ''Un ponte fra la Chiesa Orientale e Occidentale'' Il Vescovo Caldeo Youssef Sarraf, dalla Basilica di Nostra Signora di Fatima al Cairo: ''Ho dato ai fedeli informazioni sulla sua vita e la sua opera. Con tutti i fedeli abbiamo pregato e continuiamo a pregare affinche' il Signore assista il nuovo Papa e lo aiuti nella sua missione che non sara' facile. Auspichiamo che possa diventare un ponte fra la Chiesa Orientale e Occidentale''. - Oggi il quotidiano Egiziano Al-ahram ha pubblicato mezza pagina sul Papa Benedetto XVI, mentre le Tv e i satelliti arabi erano collegati per capire chi fosse il nuovo Papa. - ''La consapevolezza di una forte identita' cristiana e' fondamento del vero dialogo interreligioso'' dice dal Cairo p. Luciano Verdesca, missionario comboniano ed esperto islamologo, commentando l'elezione di Benedetto XVI. ''Da cattolico, studioso del mondo islamico, ho apprezzato il documento elaborato dal futuro Papa, quando era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Dominus Jesus, perche' si entra nel dialogo con le altre religioni partendo da una forte consapevolezza della propria identita' cristiana''. 
Senegal - ''Un Papa di grande spiritualita' che potra' colpire gli africani'' ''L'elezione di Benedetto XVI e' stata accolta con un po' di sorpresa in Senegal, perche' ancora non lo si conosce molto'' dice all'Agenzia Fides p. Tonino Mazzeo, missionario OMI che opera in Senegal. ''Sono sicuro che la grande spiritualita' del nuovo Papa conquistera' gli africani. L'importante e' che continui a fare gesti che mettano in mostra la sua profonda spiritualita', come ha fatto per la preghiera della Via Crucis di quest'anno al Colosseo '' dice p Tonino.
Sudafrica - ''Un Papa che continui a difendere i diritti umani e la causa della pace'' ''I sudafricani, cattolici e non cattolici, sperano che il nuovo Pontefice, Benedetto XVI, continui l'opera del suo predecessore, Giovanni Paolo II, nel difendere i diritti umani e a operare per la pace in tutto il mondo'' dice all'Agenzia Fides p. Efrem Tresoldi, comboniano, coordinatore dell'ufficio per le comunicazioni sociali della Southern African Catholic Bishops' Conference (SACBC). ''Il nuovo Papa, essendo stato uno dei piu' stretti consultori, di Giovanni Paolo II, dovrebbe continuare a operare per la promozione dei diritti umani: diritto alla vita; difesa dei piu' deboli e dei piu' poveri; problema del debito dei paesi meno sviluppati; difesa della pace'' continua il missionario. ''Il problema della pace e' molto sentito in Africa. Tutti noi chiediamo a Benedetto XVI che sostenga gli sforzi di pace intrapresi dalla Chiesa in Africa''.
Sudan - ''Una persona di profonda umanita' e di grande spiritualita'''. ''Sono veramente contento per l'elezione di Benedetto XVI'' dice all'Agenzia Fides Mons. Macram Max Gassis Vescovo di El Obeid, nel sud Sudan. ''Questo Papa rappresenta una continuita' rispetto al Papato di Giovanni Paolo II e sara' capace di conservare la Chiesa nella fede autentica, vera premessa per un serio dialogo interreligioso''. Mons. Gassis conserva un ricordo personale del nuovo Pontefice. ''Cinque anni fa, avevo un appuntamento in Segreteria di Stato. Appena uscito dall'ascensore, lui che era Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, mi vide e si avvicino' subito e mi saluto' molto cordialmente. Mi chiese da dove venivo e quando gli risposi che ero un Vescovo sudanese, mi rispose: ''Penso sempre alla vostra situazione e prego in continuazione per la situazione dei cristiani sudanesi''. Alcuni affermano che il nuovo Papa sia una persona fredda, ma non e' vero; anzi e' una persona di profonda umanita' e di grande spiritualita', e molto gentile'' conclude il Vescovo.
Tanzania. Salutato e applaudito dalle campane della cattedrale della diocesi di Mbulu L'amministratore apostolico, il Vescovo Juda Thaddaeus Ruwa'ichi, ha guidato i vespri e le preghiere per il nuovo Papa affidandolo all'intercessione di Maria Madre di Dio. Alla cerimonia hanno partecipato decine di sacerdoti, suore e seminaristi, e centinaia di fedeli. Tutti hanno mostrato la loro gioia cantando la canzone di S. Giuseppe che prega per la Chiesa e il Santo Padre.Diversi fedeli hanno salutato l'elezione di un bavarese al pontificato ricordando che i bavaresi hanno aiutato la costruzione della cattedrale di Mbulu. (Estratto da L.M., Fides 19-20/4/2005)

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Africa. Unicef: ancora troppe bambine escluse dall'istruzione primaria(Unita', 18-04-2005)

Sempre piu' bambini nel mondo hanno la possibilita' di studiare. Nel 2005 saranno ancora 100 milioni a non poter andare a scuola, ma il numero e' in calo rispetto ai 115 milioni del 2001. Eppure nel computo generico fatto dall'Unicef, come si legge nel rapporto Progress for children presentato a Ginevra, c'e' un problema di sostanziale disparita' "all'origine". Le bambine infatti hanno meno possibilita' di ricevere un'istruzione rispetto ai pari eta' maschi - 96 ogni 100 -. In molti paesi del Medio Oriente, nord Africa, Asia meridionale e centro-occidentale l'obiettivo della parita' di genere non sembra raggiungibile nei prossimi anni. Vi sono pero' anche regioni dove il trend negativo e' stato invertito e la disparita' si registra a favore delle bambine. Si tratta dei paesi latino americani, caraibici e dell'Asia orientale. Su 180 paesi di cui l'Onu possiede delle statistiche, 128 registrano un miglioramento delle posizioni rispetto alle ultime rilevazioni. Ma di questo passo il traguardo che l'organizzazione delle Nazioni Unite per l'infanzia si era posta di raggiungere entro il 2015, almeno un livello di istruzione primaria per tutti i bambini del mondo, non sembra a portata di mano. Un ostacolo fondamentale resta la poverta'. I bambini provenienti da famiglie del 20% piu' povero della popolazione, nel mondo in via di sviluppo, hanno in media una probabilita' tre volte inferiore di frequentare la scuola primaria rispetto ai bambini del 20% piu' ricco.
Ma il problema investe anche le future generazioni, quelli che un giorno saranno i figli dei giovani studenti. "Una bambina esclusa dalla scuola e' una piu' facile preda dell'Hiv/Aids e ha meno possibilita' di creare una famiglia sana" ha dichiarato il direttore generale dell'Unicef, Carol Bellamy. Non solo: il 75% dei bambini che non frequentano la scuola primaria nei paesi in via di sviluppo hanno madri che non sono mai andate a scuola. La percentuale oscilla dal 28% in Asia orientale-Pacifico all'80% in Africa centro-occidentale e del nord, Asia meridionale e Medio Oriente. Se poi si prendono paesi come Yemen, Niger, Ciad, Burkina Faso, Mali, o ancora Costa d'Avorio, Guinea-Bissau, Benin, Guinea e Pakistan, i problemi della disparita' di genere nascono e si sommano ad altri, altrettanto gravi, che si alimentano a vicenda. (Unita', 18-05-2005)

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Africa - L'Africa subsahariana esclusa dalla riduzione della poverta' (13/04/2005)

Secondo l'ultimo rapporto pubblicato ieri, 12 aprile, dalla Banca Mondiale (BM) e dal Fondo monetario internazionale (FMI), l'Africa non potra' ancora usufruire dei progressi in materia di riduzione della poverta', anche se gli sviluppi della Cina e dell'India sembrano dover ridurre del 50% il numero complessivo dei poveri nel mondo, uno degli obiettivi dell'ONU per il 2015. Perche' l'Africa possa ottenere questo risultato, ci vorrebbero almeno dieci anni di crescita economica iper-accelerata, ossia il 7% annuo, il doppio cioe' del tasso di crescita attuale. Commenta Zia Qureshi, principale redattore del rapporto : ''Ogni settimana muoiono 200.000 bambini al disotto dei 5 anni, e 10.000 partorienti. Nella sola Africa subsahariana, quest'anno moriranno 20 milioni di persone malate di aids, e nei paesi in via di sviluppo circa 115 milioni di bambini non sono scolarizzati''. Per porre rimedio a tale situazione, i paesi ricchi dovrebbero raddoppiare il loro aiuto diretto per i prossimi cinque anni, il che rappresenta uno sforzo di appena 0,2% del PIL della maggior parte di questi paesi, ha sottolineato il Sig. Qureshi che ha ugualmente insistito per un miglior accesso dei prodotti agricoli africani ai mercati europei ed americani. La BM e il FMI, tuttavia, si dicono fiduciosi, davanti soprattutto ai progressi notevoli compiuti da una dozzina di paesi africani, fra cui l'Uganda, il Ghana, il Mali, la Tanzania e il Mozambico, con punte nei tassi di crescita che vanno al di la' della media regionale del 5,5%. (con AFP, 13/04/2005)

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Africa. Nasce Forza di prevenzione per conflitti in Africa Orientale (Misna, 12/04/2005)

Un contingente di reazione rapida pronto a intervenire nei conflitti dell'Africa Orientale e' stato approvato da sette Paesi di questa parte del continente: Etiopia, Eritrea, Gibuti, Kenya, Somalia, Sudan e Uganda. Lo si e' appreso da fonti ufficiali. La nuova 'Brigata' (Eastern African Standby Brigade, 'Easbrig'), composta da 5.500 soldati, fara' parte della cosiddetta 'Forza Africana in attesa' (Faa), il contingente militare di peacekeeping di 15.000 uomini di cui vorrebbe dotarsi entro giugno 2006 l'Unione Africana (Ua). Il suo utilizzo sara' deciso dal 'Consiglio per la pace e la sicurezza', lo strumento dell'Ua modellato sull'analogo Consiglio di sicurezza dell'Onu. ''La sfida piu' impegnativa che viene anticipata con la creazione della Easbrig e' la questione della disponibilita' di risorse finanziarie'' ha detto Attala Hamad Bashir, segretario esecutivo dell'Igad, l'Autorita' inter-governativa per lo sviluppo che riunisce i sette Paesi dell'Africa Orientale. Il bilancio annuale e' per ora previsto intorno ai 2 milioni di euro, che saranno a carico dei governi firmatari dell'accordo. Secondo il primo ministro etiope Meles Zenawi, la creazione dell'Easbrig e' da considerarsi ''il piu' significativo'' passo compiuto dall'Africa e dall'Ua per dotarsi di uno strumento di prevenzione, gestione e risoluzione dei conflitti interni. Nelle scorse settimane, l'organismo panafricano aveva presentato un rapporto in cui si definisce la 'brigata di pace' africana, che sara' composta da soldati provenienti da tutto il continente, con base nei propri Paesi. Secondo quel dossier una vera forza di reazione rapida a scala continentale sarebbe pronta solo nel 2010, ma la nascita dell'Easbrig dovrebbe anticiparne i tempi almeno nel quadrante orientale del continente. In questa parte dell'Africa vi sono aree ad alta instabilita', a partire dalla Somalia fino al non ancora risolto conflitto tra Etiopia ed Eritrea, cui si raggiungono la quasi ventennale guerriglia nel nord Uganda e il conflitto del Darfur, nel Sudan occidentale. (E.B., Misna, 12/05/2005)

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Africa. Giornata mondiale dell'acqua ...senz'acqua (Fonti d'agenzia, 22/03/2005)

Le Nazioni unite hanno dato il via questo martedi 22 marzo, Giornata mondiale dell'acqua, al decennio consacrato all'acqua: ''acqua per la vita, acqua per tutti'', con l'obiettivo di dimezzare, da qui al 2015, il numero di persone che non hanno accesso all'acqua potabile e a servizi igienici di base. Ogni giorno nel mondo muoiono 22.000 persone per malattie veicolate da acqua inquinata, che di fatto diventa la prima causa di mortalita', prima ancora della malnutrizione: tifo, colera, malaria, vari tipi di diarree sono infatti malattie che si trasmettono attraverso l'acqua sporca. Cinque anni fa, al vertice del Millennio, la comunita' internazionale si era impegnata a ridurre della meta' entro il 2015 il numero di persone senza accesso all'acqua potabile. Al vertice sulla Terra, nel 2003, l'impegno e' stato esteso anche alle popolazioni senza servizi igienici di base, senza pero' preveder i finanziamenti necessari. Nell'Africa sub-sahariana, il 43% dei bambini beve acqua contaminata, e 175 bambini su mille (al di sotto dei 5 anni) muoiono per mancanza d'acqua potabile, 92 su mille nell'Asia meridionale e 56 su mille in Medio Oriente e Nord Africa. I dati pubblicati dall'Unesco, che dal 22 al 25 marzo organizza a Parigi una serie di conferenze intitolate ''Primavera dell'acqua, mostrano lo scandaloso divario che c'e' nella ripartizione di questo bene vitale: in media, un Americano consuma piu' di 600 litri d'acqua al giorno, un Europeo da 300 a 400 litri, ed un Africano da ...20 a 30 litri al giorno. L'Unicef (Fondo delle Nazioni unite per l'infanzia) e la FAO (Organizzazione dell'Onu per l'alimentazione e l'agricoltura) confermano questi dati e sottolineano come il possesso o la gestione dell'acqua siano destinati a scatenare, nei prossimi anni, guerre in molte zone del pianeta. (Fonti d'agenzia, 22/03/2005)

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Africa. Tre milioni di sfollati all'anno, cioe' 8.000 al giorno (da varie fonti, 18/03/2005)

Ogni anno, tre milioni di persone, cioe' 8.000 al giorno, sono obbligate ad abbandonare il proprio focolare per rifugiarsi in un'altra parte del paese per fuggire guerre civile e gravi violazioni dei diritti umani. E' quanto afferma in Consiglio norvegese per i rifugiati (CNR), in un rapporto pubblicato giovedi' 17 marzo a Ginevra, precisando che il numero di sfollati all'interno del proprio paese gira attorno ai 25 milione e tocca 50 paesi nell'insieme dei continenti.. Tra i gruppi di persone vulnerabili, quello degli sfollati e' il piu' grande ed il piu' trascurato. Nel 2004 non vi e' stato nessun progresso, anche se molte persone hanno potuto rientrare nelle proprie case. La drammatica escalation della violenza, pero', ha reso vani questi ritorni. L'Africa, con circa 13 milioni di sfollati, e' il paese piu' toccato da questa piaga. Solo nell'Africa orientale, se ne contano 6 milioni in Sudan, 2,3 milioni in RD Congo, e 2 milioni in Uganda... Mentre i rifugiati in paesi che non siano il loro ricevono un'assistenza dall'Alto commissariato per i rifugiati (HCNUR), i profughi all'interno del proprio paese non godono dell'assistenza di un sistema internazionale di protezione e di aiuto. Nel 2004, i tre quarti di loro non hanno ricevuto nessuna assistenza dalle autorita' del proprio paese (non sempre desiderose di aiutarli), mentre la meta' di loro ha dovuto subire l'indifferenza, se non l'ostilita' dei propri governanti. (da varie fonti, 18/03/2005)

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Africa. Un bimbo su sei muore per polmonite (Peacereporter 15/03/2005)

Un bambino su sei muore prima di aver raggiunto i cinque anni nell'Africa sub-sahariana a causa di malattie facilmente curabili prevenibili come la malaria e la polmonite: lo sostiene un rapporto dell'organizzazione non governativa "Save the Children", che denuncia la mancanza di politiche efficaci di sviluppo sostenibile da parte dei Paesi del Nord del mondo negli ultimi 20 anni. Inoltre, la regione sub-sahariana "e' devastata dall'Aids, con due milioni e 200.000 bambini contagiati e circa 12 milioni e mezzo rimasti orfani a causa del virus". Il problema e' aggravato dal fatto che le politiche di tutela e promozione dei minori non sono ancora una priorita' per diversi Stati africani. (Peacereporter, 15/03/2005)

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Reazioni al rapporto della Commissione sull'Africa (fonti d'agenzia, 12/03/05)

Kofi Annan ha giudicato il rapporto della Commissione sull'Africa, lanciato ieri a Londra, Addis Abeba e New York, ''un contributo importante'' alla ricerca di soluzioni ai problemi del continente africano. Per il segretario generale dell'Onu, esso rappresenta ''un valido contributo'' proprio al momento in cui sta finalizzando il proprio rapporto sull'applicazione della Dichiarazione del Millenario, che sara' pubblicato alla fine di marzo. Per l'organizzazione umanitaria internazionale Oxfam, la sfida ora e' di trasformare l'analisi in azione concreta. Dal canto suo, il presidente della Commissione europea, Jose Manuel Durao Barroso, ha accolto positivamente la pubblicazione del rapporto, che giudica come ''un importante contributo in un anno chiave per lo sviluppo'' (Africa, fonti d'agenzia, 12/03/2005)

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Africa. La commissione per l'Africa di Blair chiede un raddoppio degli aiuti (Fonti di agenzia, 11/03/2005)

Dopo un anno di lavoro, i 16 membri della Commissione per l'Africa installata dal Primo ministro britannico Tony Blair, ha presentato un rapporto preparatorio al vertice del G8 che avra' luogo in luglio. Nel lungo documento presentato questo venerdi' 11 marzo, la commissione, dopo aver insistito sulla necessita' di lottare contro la corruzione, chiede che l'aiuto internazionale all'Africa sia aumentato di 25 miliardi di dollari, fino ad essere raddoppiato entro il 2010, con un aumento supplementare di 25 miliardi a partire dal 2015. In ordine di priorita', la commissione cita l'educazione, la salute (con un impegno particolare contro l'aids,) le infrastrutture, ed anche lo smantellamento delle barriere commerciali ''insostenibili'', installate dai paesi ricchi contro i prodotti africani. La commissione richiede inoltre l'azzeramento ''al piu' presto possibile'' del debito dei paesi poveri dell'Africa subsahariana. Ai paesi africani chiede una lotta efficace contro la corruzione, di cui ''debbono sbarazzarsi''; e ai paesi donatori chiede un aiuto ''di miglior qualita''', un aiuto cioe' piu' in sintonia con i bisogni reali e meno legato a condizioni restrittive. Tra i 16 sedici membri della commissione siedono, a titolo personale, 9 rappresentanti africani, tra cui il presidente della Tanzania, Benjamin William Mkapa, il governatore della Banca del Botswana, Mme Linah Mohohlo, e il Primo ministro dell'Etiopia, Meles Zenawi. (da fonti d'agenzia, 11/03/2005

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Africa. Il Giappone appoggia l'UA (Afriquecentrale, 08/03/2005)

Il Giappone ha appoggiato martedi' 8 marzo la richiesta formulata dai 53 Stati membri dell'Unione africana (UA) di ottenere due seggi permanenti al Consiglio di sicurezza dell'ONU, stimando che i paesi in via di sviluppo dovrebbero essere meglio rappresentati in questa assise. I ministri degli Esteri dell'UA avevano infatti adottato all'unanimita' una posizione comune sulla riforma dell'ONU, reclamando due seggi permanenti al Consiglio di sicurezza, senza tuttavia precisare quali Stati sarebbero rappresentati.. Il Giappone, come Germania, India e Brasile, e' candidato per un seggio permanente al Consiglio di sicurezza, ove Gran Bretagna, Cina, Stati Uniti, Francia e Russia - i cinque membri permanenti - detengono gia' il diritto di veto. ''Il Giappone accoglie favorevolmente la decisione dell'UA. Il Giappone rispetta molto gli sforzi dell'UA e dei paesi africani per pervenire ad una posizione africana comune'', ha affermato Nobutaka Machimura, ministro giapponese degli Affari esteri. (Afriquecentrale, 08/03/2005)

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Africa - 350.000 rifugiati tornati a casa in un anno (RFI, 08/03/2005)

Per la prima dopo lunghi anni, l'Alto commissariato dell'ONU per i rifugiati (HCR) ha registrato una diminuzione nella marea dei 4.242.000 rifugiati africani - su un totale mondiale di 17.087.000 - registrati al 1 gennaio 2004. A marzo 2005, circa 350.000 rifugiati sono rientrati in nove paesi africani particolarmente colpito da guerre generalmente civili, ormai completamente o parzialmente terminate: Angola, Sierra Leone, Liberia, Repubblica democratica del Congo (RDC), Burundi, Ruanda, Sudan, Somalia ed Eritrea. Ma lo HCR sottolinea che vi sono ancora 2.070.000 di rifugiati in attesa di rimpatrio in paesi gia gravati dal peso di milioni di cittadini sfollati a causa dei conflitti che hanno distrutto tutte le infrastrutture. Su un totale di 25 milioni di sfollati nel mondo, la meta' sono Africani. (RFI, 08/03/2005)

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Africa - Stop a 500.000 armi illegali in Africa orientale (Fides, 07/03/2005)

Stop a 500.000 armi illegali in Africa orientale: l'impegno della Chiesa cattolica a 5 anni dalla Dichiarazioni di Nairobi
Nairobi (Agenzia Fides)- ''La proliferazione delle armi leggere e' un grave problema che la Chiesa non puo' ignorare'' si legge in una lettera inviata a Vescovi e Parroci dell'Africa orientale, dall'Ufficio Giustizia e Pace dell'AMECEA (Associazione dei Membri delle Conferenze Episcopali dell'Africa Orientale) in occasione dei 5 anni della Dichiarazione di Nairobi.
Il 15 marzo 2000, 10 paesi della regione dei Grandi Laghi e del Corno d'Africa, firmarono nella capitale keniana un documento, chiamato la Dichiarazione di Nairobi, che impegna i governi firmatari a lottare contro la diffusione illegale delle armi leggere.
La Chiesa cattolica ha aderito alle iniziative per far si' che, a 5 anni dalla sua firma, la Dichiarazione di Nairobi non resti lettera morta. Domenica 13 marzo, Vescovi e parroci sono invitati a ricordare il problema durante le Messe.
Nella lettera, giunta all'Agenzia Fides, si ricorda che in Africa orientale vi sono oltre 500mila armi illegali in circolazione, che hanno provocato almeno 300mila morti nei conflitti armati locali e 200mila vittime a causa di atti criminali. ''Alcuni paesi che si crede siano pacifici (assenza di guerra) sono vittime della violenza a causa del gran numero di armi disponibili. L'abuso delle armi leggere nei centri urbani ha raggiunto dimensioni allarmanti, abbondano gli episodi di rapine ad automobilisti, stupri e rapine a mano armata da parte dei criminali, cosi' come i furti di bestiame e gli scontri etnici '' si afferma nel documento.
Tra i Paesi piu' colpiti dal triste fenomeno vi e' il Kenya, e in particolare proprio Nairobi, la citta' che ha dato il nome alla Convenzione contro le armi, perche' detiene la meta' delle armi illegali circolanti in Kenya. Ad aggravare il fenomeno e' la corruzione di alcuni settori delle forze dell'ordine che, secondo il documento, ''sarebbero coinvolti in rapine a mano armata o avrebbero affittato la propria arma di servizio a criminali''. Ancora piu' allarmante e' la situazione in Somalia, in preda da 15 anni a una guerra civile tra diversi gruppi clanici, e l'Uganda con il nord del paese e' sconvolto dalla guerra provocata dall'LRA (Esercito di Resistenza del Signore) e dove si suppone che Karamajong, un gruppo dedito alla pastorizia, detenga 80mila armi da fuoco.
La lettera dell'AMECEA si conclude con alcuni suggerimenti per le Chiese locali: pregare per le vittime della violenza; condanna dell'aumento della criminalita'; impegno per migliorare la sicurezza delle comunita' e dei villaggi; prepararsi alla raccolta delle armi se richiesto; chiedere un maggiore impegno da parte dei governi sul problema delle armi da fuoco; assistere le vittime della violenza; incoraggiare i cristiani a impegnarsi nei gruppi della societa' civile per combattere la violenza; lavorare per affermare una cultura di pace; organizzare l'educazione alla pace nelle scuole, parrocchie e nelle comunita' cristiane.
La Dichiarazione di Nairobi e' stata sottoscritta da Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Eritrea, Gibuti; Kenya, Rwanda, Sudan, Tanzania e Uganda. (L.M. Agenzia Fides, 07/03/2005)

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Africa - Forum per la cooperazione fra Cina e Africa (CRI online, 07/03/2005)

Si e' chiusa ieri ad Addis Abeba, capitale dell'Etiopia, la seconda conferenza ministeriale del Forum per la cooperazione fra Cina e Africa. Si tratta della prima conferenza ministeriale tenuta nel continente africano sin dall'istituzione del Forum nell'anno 2000, ed anche di una riunione di significato fondamentale nella storia delle relazioni di cooperazione tra Cina e Africa.
Durante i lavori, e' stato discusso e approvato il ''Programma d'azione di Addis Abeba per il 2004-2006 del Forum per la cooperazione fra Cina e Africa'', che stabilisce il piano concreto della cooperazione sino-africana nei prossimi tre anni nei quattro campi degli affari politici, della pace e sicurezza, della cooperazione multilaterale e dello sviluppo economico e sociale.
Nel campo degli affari politici e della pace e sicurezza, Cina e Africa si sono accordate di continuare a promuovere gli scambi di visite e i colloqui fra i leader delle due parti, ricercare i punti comuni lasciando da parte le divergenze, coordinare le posizioni e approfondire la cooperazione sui problemi della pace e dello sviluppo, in modo da realizzare il godimento congiunto delle esperienze e ricercare lo sviluppo comune.
Per quanto riguarda la cooperazione multilaterale, come membro permanente del Consiglio di Sicurezza, la Cina ha ribadito che stara' sempre a fianco dei paesi africani all'ONU e in altre sedi, appoggiando le proposte e le opinioni dell'Unione africana.
Nel settore dello sviluppo economico, la parte cinese ha deciso di concedere il trattamento di esenzione dai dazi doganali a parte dei prodotti dei paesi meno sviluppati africani esportati in Cina. La Cina ha anche deciso di concedere a otto paesi africani la posizione di ''mete per il turismo a pagamento dei cittadini cinesi''.
Nel settore dello sviluppo sociale, il governo cinese ha promesso di aumentare nei prossimi tre anni, sulla base del Fondo africano per lo sviluppo delle risorse del personale, gli investimenti nella formazione e addestramento del personale africano, portando a quota 10 mila gli africani sottoposti a training. (China Radio International, 07/03/2005)

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Africa - Aids: tra 20 anni 90 milioni di malati (Peacereporter, 04/03/2005)

Quasi 90 milioni di africani potrebbero venire contagiati dal virus dell'Hiv nei prossimi 20 anni, se non si fa nulla per combattere l'epidemia. Lo denuncia un rapporto delle Nazioni Unite. Sono circa 25 milioni gli Africani che hanno contratto l'Aids, ma nei prossimi 2 decenni la cifra potrebbe salire, raggiungendo il 10 per cento della popolazione del continente. Le Nazioni Unite hanno fatto appello allo stanziamento di 200 miliardi di dollari per arrestare la sua diffusione. Un'azione immediata contro la malattia potra' salvare 16 milioni di persone dalla morte ed impedire il contagio a 43 milioni di persone. Il rapporto dell'Onu sottolinea che, se milioni di Africani vengono ancora infetti, ''non e' perche' non c'e' stata scelta, ma perche', collettivamente, e' mancata la necessaria volonta' politica perche' si cambiasse comportamento, a tutti i livelli''. (Peacereporter, 04/03/2005)>

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Messaggio del papa sull'Africa (Misna, 25/02/2005)

"L'Africa e' sempre afflitta da terribili mali, come i conflitti armati, la persistente poverta', le epidemie e le loro devastatrici conseguenze, a cominciare dal dramma sociale dell'Aids, l'insicurezza diffusa e infine la corruzione presente in numerose regioni. Tutto questo indebolisce l'Africa, esaurisce le sue energie, decima le sue nuove generazioni e ipoteca il suo futuro": lo afferma il Papa nel suo messaggio inviato oggi al segretario generale del Sinodo dei vescovi africani, monsignor Nikola Eterovic, in occasione della riunione del Consiglio speciale per l'Africa in corso in questi giorni. "Rendiamo grazie a Dio - scrive nel testo, datato 23 febbraio 2005, Giovanni Paolo II - per lo sviluppo considerevole che la Chiesa cattolica in Africa ha vissuto nel corso dei ultimi dieci anni. Affinche' questa crescita continui, incoraggio i vescovi a vegliare sull'approfondimento spirituale di quanto e' stato realizzato, come pure sulla maturazione umana e cristiana del clero e dei laici. Mi rallegro per l'impegno profuso da numerosi fedeli nell'opera urgente dell'evangelizzazione e nello sviluppo sociale dei diversi Paesi del continente". In conclusione, il Pontefice auspica che la futura Assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi ''favorisca un rafforzamento della fede in Cristo il Salvatore e un'autentica riconciliazione''. (FB, Misna, 25/02/2005)

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L'Africa in piedi in aiuto all'occidente: Ancona, 18-20 marzo - IV Convegno Internazionale (Fomeka, 24/02/2005)

L'Africa in piedi in aiuto all'occidente: e' il titolo del IV Convegno internazionale in programma dal 18 al 20 marzo prossimi ad Ancona, presso l'Universita' Politecnica delle Marche. L'incontro, durante il quale sara' lanciata ufficialmente la "Campagna per la moratoria del commercio di armi leggere in Africa, e' organizzato dalla Provincia anconetana insieme a Chiama l'Africa, Agesci, Beati Costruttori di Pace, Cipsi, Comunita' Volontari per il Mondo, Conferenza degli Istituti Missionari in Italia, Emmaus Italia, Operazione Colomba, Pax Christi, Ass. Punto Critico, Missionari Scalabriniani, Missione Oggi, Nigrizia. Vi collaborano l'Universita' e il Centro Missionario di Ancona e varie Comunita' Africane in Italia sotto il patrocinio di: Regione Marche, Comune di Ancona Tra i partecipanti si segnalano: Marie Angelique Savane, Mohamed Ba ed i Jembefola (Sinafrica), Anne-Ce'cile Robert, Serge Latouche, Pedro Miguel, Mamadou Cissoko, Joseph Ki-Zerbo Africa, Bernardo Bernardi, J. L. Touadi, Thaninga Shope-Linney, Abdoulaye Bah. - Segreteria del Convegno: via Francesco del Furia 18 00135 Roma, Tel./fax: 0630995252, convegno@chiamafrica.it (Fomeka, 24/02/2005)

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