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29/07/2012 Africa: L’Africa mostra i propri miti nel cuore di Londra.

La passerella olimpica offrirà, come sempre, anche la possibilità di ammirare le numerose stelle dello sport proveniente anche dal continente africano. Ci saranno i big, come David Rudisha (Kenya), detentore del record mondiale e medaglia d’oro agli ultimi Mondiali di Daegu negli 800 metri, o l’ormai mitico Oscar “the fastest thing on no legs” Pistorius, ma anche molti grandi campioni sconosciuti ai non addetti ai lavori. Mi riferisco, per esempio, al 38enne nigeriano Segun Toriola, vera e propria leggenda continentale del ping pong, alla sesta Olimpiade consecutiva, o al fuoriclasse gabonese Anthony Obame, per il taekwondo. Senza dimenticare Benjamin Boukpeti, canoista togolese in grado di regalare al proprio Paese la sua prima medaglia olimpica della storia (bronzo a Pechino), e la 22enne Aya Medany, campionessa egiziana di pentatlon moderno. Con i suoi cinquantatré partecipanti (il Sud Sudan, non è ancora in grado di sostenere una spedizione olimpica, anche perché privo di un Comitato olimpico), l’Africa punta a un medagliere ricco almeno quando quello di Pechino, quattro anni fa, quando guadagnò quaranta medaglie, piazzando tredici Paesi sul podio. L’intero continente, in ogni caso, potrà per la prima volta mettere in mostra se stesso e le proprie ambizioni nel primo Villaggio Africano nella storia dei Giochi, allestito su una superficie di oltre 5000 metri quadri nei giardini di Kensington, nel cuore di Londra: è qui che l’Africa festeggerà i vincitori, in questo mega-centro adibito per accogliere giornalisti, tifosi, semplici turisti e gli immancabili politici, campioni nello sport del “salto sul carro dei vincitori” (a ogni latitudine, una foto con un atleta medagliato fa sempre scena). L’Africa Village risponde anche al lavoro di lobbying che diversi comitati portano avanti nel tentativo di di portare per la prima volta le Olimpiadi in Africa entro il 2028: un obiettivo che potrebbe sembrare fantascientifico, se considerati i quattordici miliardi di euro investiti dai britannici per questa edizione, ma non dimenticate l’assurdità (molto teorica) di un Mondiale di calcio africano. “Bisogna candidarci. Anche se ci sarà bisogno della creazione di infrastrutture da riconvertire, per non ripetere l’esempio greco” sostiene Lassana Palenfo, presidente dell’Associazione dei comitati olimpici nazionali d’Africa (Anoca), convinto che “Sudafrica, Nigeria, Egitto, Marocco o Tunisia potrebbero di certo rilevare la sfida”. Se l’Ucraina ha (co)ospitato un Europeo, l’Africa può ambire a qualunque cosa, soprattutto dopo la bella prova di Sudafrica 2010. * Stefano Piazza – La Gazzetta dello Sport

 
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29/07/2012 Egitto: Hamas: Haniyeh invita Morsi a Gaza

Un invito al presidente dell'Egitto Mohammed Morsi a visitare Gaza è stato lanciato ieri dal capo dell'esecutivo di Hamas nella Striscia, Ismail Haniyeh, durante una visita al Cairo negli uffici dei Fratelli Musulmani. Haniyeh, riferisce la stampa, ha invitato a Gaza anche due dirigenti di quella organizzazione, Mohammed Wadie e Khayrat Shater. Hamas sostiene che Haniyeh è stato accolto da Morsi con grande calore. Il presidente egiziano - afferma la stampa - ha promesso di estendere le ore di lavoro al valico di Rafah, fra Gaza e il Sinai, e di consentire il transito quotidiano di 1.500 passeggeri (rispetto ai circa 400 odierni). L'Egitto avrebbe promesso inoltre di aiutare concretamente la Striscia a superare la grave penuria di energia elettrica. Haniyeh, da parte sua, ha proposto di riaprire a Gaza il consolato dell'Egitto (chiuso nel 2007, quando le forze leali ad Abu Mazen furono espulse con un colpo di mano) e ha assicurato che Hamas non creerà a Gaza alcuna "entità indipendente". Nel frattempo due gruppi in apparenza vicini ad al-Qaida, attivi nel Sinai, hanno rivendicato la paternità di recenti attentati. I 'Mujaheddin del Consiglio della Shura' hanno affermato di aver organizzato un attentato in cui, il mese scorso, rimase ucciso un civile israeliano impegnato nella costruzione di un tratto della barriera di confine. Il secondo gruppo, 'Beit al Maqdis' si è assunto la paternità di un nuovo sabotaggio - il quindicesimo, in un anno e mezzo - del gasdotto del Sinai che in passato garantiva la esportazione di gas naturale verso Israele e Giordania. - Swissinfo

 
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29/07/2012 Etiopia : Scontri tribali,arriva esercito

Il governo dell'Etiopia ha comunicato che le forze di sicurezza sono intervenute nel sud del Paese per porre fine ai violenti scontri tribali in corso da giorni che hanno provocato la morte di quasi 30 e l'esodo verso il vicino Kenya di almeno 20 mila civili. Un funzionario ha detto ai media che le forze federali e locali hanno ristabilito l'ordine e che e' stato posto fine agli scontri tra le tribu' Borana e Garri, scatenati soprattutto per il controllo delle risorse e dei pascoli. - Ansa

 
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29/07/2012 Libia: Retate della polizia contro richiedenti asilo

La "nuova" Libia continua ad infliggere sofferenze a centinaia di profughi, per "accontentare" i suoi partner europei. L'Agenzia umanitaria eritrea Habeshia 2 - diretta da padre Moses Zerai - continua a ricevere testimonianze terribili di persone sottoposte a prove indicibili, tra maltrattamenti, condizioni di vita degradanti, violazione totale dei diritti fondamentali di queste persone. "L'Europa è responsabile di quanto la Libia sta facendo, violando gravemente i fondamentali diritti umani - si legge in un documento diffuso da Habeshia - in quanto, tra l'altro, alcuni stati membri europei hanno finanziato la costruzione di questi veri e propri lager in terra libica, dove vengono rinchiusi centinaia di profughi provenienti dal Corno d'Africa e dalle regioni sub-sahariane. "Il silenzio dell'UNHCR 3". , padre Zerai parla proprio di "silenzio" da parte dell'Agenzia delle Nazioni Unite che tutela i diritti dei rifugiati. "Di fronte alle violenze perpetrate a danno dei richiedenti asilo in questi ultimi mesi in Libia - dice Habeshia - l'Ufficio del UNHCR di Tripoli si deve assumere le sue responsabilita e denunciare al mondo ogni forma di discriminazioni e tortura che viene inflitta ai profughi. Chiedere l'intervento della cosiddetta comunità internazionale, perché faccia tutte le pressioni neccessari per il rispetto dei diritti dei profughi e dei richiedenti asilo politico". "I carcerieri libici difendono la fortezza-Europa". Appare dunque sempre più intellorabile il fatto che centinaia di persone rischino la vita nelle galere in Libia, solo perché le autorita di quel Paese si sentono vincolate ad un accordo con l'Europa, per proteggere la sua "fortezza" dall'arrivo dei disperati che chiedono protezione. "Chiediamo a tutte le ONG umanitarie - aggiunge padre Zerai - che prestino maggior attenzione a quanto sta succedendo in Libia a danno dei profughi. Denunciare gli effetti degli accordi bilaterali di certi Paesi senza garanzie per il rispetto dei diritti umani, mettendo così in pericolo la vita di molte persone e favorendo solo i trafficanti di esseri umani".* Carlo Ciavoni – La Repubblica

 
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29/07/2012 Mali: Presidente ad interim al suo rientro: “Perdono i miei aggressori”

“Perdono i miei aggressori”, ha affermato il Presidente ad interim del Mali, Dioncounda Traoré, al suo rientro in patria dopo un lungo periodo di convalescenza in Francia, per curarsi dalle ferite causate dall’aggressione all’interno del palazzo presidenziale, lo scorso maggio (vedi Fides 22/5/2012). Traoré è stato accolto il 27 luglio all’aeroporto di Bamako dal Premier della transizione Cheick Modibo Diarra. Il Presidente ad interim dovrà subito impegnarsi per formare entro il 31 luglio un governo di unità nazionale come richiesto dai Paesi vicini, che in caso contrario minacciano sanzioni. Gli Stati confinanti al Mali sono infatti molto preoccupati per l’instabilità del Paese, diviso da un nord in mano a gruppi islamisti che hanno emarginato il laico Movimento di Liberazione Nazionale dell'Azawad (MNLA), e il sud dove regna l’instabilità politica a seguito del golpe militare del 22 marzo. La comunità internazionale (USA, Francia e Stati dell’Africa occidentale in testa) hanno esercitato forti pressioni per avviare un processo di transizione per permettere infine di tornare alla legalità e alla democrazia. Le divisioni politiche a Bamako infatti impediscono di affrontare la crisi nel nord, dove la presenza di movimenti islamisti allarma gli Stati confinanti e quelli occidentali. La diplomazia francese si è attivata per promuovere un’iniziativa africana sia sul piano negoziale (in particolare avviando colloqui con l’MNLA) sia, eventualmente, sul piano militare. La proposta di un invio nel nord Mali di una missione militare africana (con l’appoggio francese e di altri) non è però ben vista dalla maggioranza dei maliani, che preferirebbero una soluzione “maliana” attraverso una larga consultazione di tutte le componenti politiche e sociali del Paese. Ma una soluzione “maliana” della crisi del nord presuppone la creazione di un governo di unità nazionale che sia riconosciuto ed accettato da tutti. Ed è questa la sfida che deve affrontare Traoré nei prossimi giorni. (L.M.) - Ag. Fides

 
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29/07/2012 Mali: Spagna fa evacuare cooperanti

Insicurezza crescente: la Spagna fa evacuare 15 cooperanti dal nord del Mali. La decisione è stata presa a causa della situazione di instabilità creatasi nel Paese dopo il colpo di Stato. Alla metà di luglio, tre volontari europei sono stati liberati, dopo essere stati trattenuti per mesi in ostaggio da un gruppo di ribelli. - Euronews

 
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29/07/2012 Somalia: Violenti scontri a sud, uccisi 26 miliziani Shabaab

Violenti combattimenti tra i militanti integralisti islamici di al Shabaab e le forze governative sono stati registrati questa mattina nella regione di Gedo, a sud del Paese. Il governatore regionale, Mohamed Abdikali, ha riferito all'emittente locale Shabelle che almeno 26 combattenti islamici sono stati uccisi. Gli scontri sono iniziati quando i miliziani legati ad al Qaida hanno lanciato una pesante offensiva contro basi militari dell'esercito regolare nella zona di Yurkud. All'attacco hanno risposto le truppe governative, sostenute dai militari kenyani, con l'ausilio di artiglieria pesante. I combattimenti sono proseguiti per diverse ore, secondo quanto riferito ai media locali dai residenti della zona, ma l'uccisione dei 26 combattenti islamici non è stata confermata dai vertici di al Shabaab. Nonostante le pressioni subite su diversi fronti, gli integralisti somali controllano ancora ampie zone delle regioni meridionali e centrali del paese, e nelle ultime settimane sono riusciti a sferrare ripetuti attacchi contro le forze di pace Amisom e le truppe governative. - Swissinfo

 
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29/07/2012 Uganda: Epidemia febbre emorragica Ebola, già 14 morti

Un'epidemia di febbre emorragica causata dal letale virus Ebola è in atto dall'inizio di luglio nell'Uganda occidentale ed ha già ucciso 14 persone. Lo ha reso noto oggi l'ufficio locale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). "Abbiamo venti casi accertati di persone che hanno contratto il virus e tra queste 14 sono morte", ha riferito Joaquim Sewaka, rappresentante dell'Oms in Uganda. L'epidemia ha avuto inizio nel distretto di Kibaale, a circa 200 chilometri dalla capitale ugandese Kampala e a una cinquantina di chilometri dalla frontiera con il Congo (Rdc). Nella zona sono già stati inviati medici ugandesi e americani che stanno cercando di organizzare centri di quarantena. La febbre emorragica Ebola è molto contagiosa e causa il decesso del 50-90% delle persone che la contraggono. Non ci sono vaccini contro il virus medicinali ad hoc: i medici possono solo lottare contro la malattia reidratando i pazienti. Il contagio avviene per contatto diretto con il sangue, il sudore, la saliva. Il virus Ebola è stato individuato per la prima volta in Congo (ex Zaire) nel 1976 e da allora in Africa si sono avute ben 15 epidemie che, secondo l'Oms, hanno causato più di 1.300 morti. I Paesi colpiti, oltre a Uganda e Congo, sono stati il Gabon e il Congo Brazzaville. - Swissinfo

 
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28/07/2012 Africa: Onu/ Trattato sul commercio di armi, falliscono i negoziati

 

Dopo settimane di negoziati, si sono conclusi con un nulla di fatto i negoziati all'Onu per introdurre il primo trattato sul commercio di armi convenzionali (Att, Arms Trade Treaty). I 193 paesi membri dovevano trovare un accordo entro la mezzanotte di New York (le 6 di stamattina in Italia, ndr) per fissare regole giuridicamente vincolanti per il commercio internazionale d'armi e introdurre controlli severi per le esportazioni e altre attività transfrontaliere. In particolare, il testo in discussione prevedeva l'obbligo per ciascun paese di valutare se le armi che vende rischino di essere utilizzate per commettere "violazioni gravi dei diritti umani" o attentati, o ancora per andare a riempire gli arsenali della criminalità organizzata. Ma, secondo diversi partecipanti alla conferenza, Stati Uniti e Russia - fra i più importanti produttori, esportatori e importatori di materiale bellico convenzionale - avrebbero chiesto altro tempo per pronunciarsi, seguiti a ruota da Cina, India, Indonesia ed Egitto.  - TMNews

 
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28/07/2012 Africa: Il commercio delle armi ora è più libero che mai

Non sono bastati un mese di negoziati e anni di preparati perché a New York si arrivasse all’adozione di un Trattato sul commercio delle armi. L’accordo non c’è stato perché, accusano esponenti della socità civile, alcune grandi potenze hanno fatto prevalere i loro interessi a quelli dell’umanità. I nomi e i cognomi dei “colpevoli” non mancano: Cina, Russia e Stati Uniti. Le tre grandi potenze sono tra i principali produttori di armi e la loro posizione è stata decisiva. La speranza di vedere prima o poi alla luce il Trattato è arrivata da un gruppo di 90 nazioni che hanno firmato un comunicato finale congiunto. “Siamo arrabbiati ma non scoraggiatisi legge sulla nota letta dal delegato messicano in rappresentanza degli altri 89 – e siamo determinati ad ottenere un Trattato sul commercio delle armi il prima possibile. Un Trattato che possa portare a un mondo più sicuro per la salvezza dell’umanità”. Riuniti a New York dallo scorso 2 luglio, i delegati di quasi 200 paesi hanno cercato di raggiungere un accordo per la formulazione del Trattato. Una bozza del documento era stata anche diffusa pochi giorni fa, sebbene contestata dalla società civile che vi vedeva troppi coni d’ombra e troppe scappatoie. La bozza non è stata comunque approvata e ora è plausibile pensare che i negoziati continueranno. - Atlasweb

 
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