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23/10/2012 Etiopia : Elezioni del consiglio islamico, vittime in scontri con la polizia

Almeno quattro persone sarebbero morte negli scontri tra polizia e attivisti musulmani verificatisi domenica sera nella città di Gerba, regione settentrionale Amhara. Lo riferiscono fonti di stampa concordanti secondo cui altri civili sono rimasti feriti nelle violenze seguite all’elezione del Consiglio Islamico nazionale, un organismo che la comunità islamica accusa il governo di voler controllare, interferendo pesantemente negli affari religiosi. Dal canto loro, gli agenti di polizia della zona hanno riferito di essere intervenuti contro “elementi estremisti” che cercavano di dare assalto ad un commissariato e di aver arrestato diverse persone. A maggio, scontri simili avevano portato alla morte di quattro fedeli musulmani nella città di Asossa, nella regione dell’Oromia, mentre a luglio le forze dell’ordine avevano arrestato 71 musulmani accusati di “estremismo” mentre protestavano ad Addis Abeba durante un vertice dell’Unione Africana. I cittadini di fede islamica – circa il 35% su una popolazione di 81 milioniaccusano il governo di Addis Abeba di voler imporre alla guida del Consiglio islamico la setta Al Ahbash, dichiaratamente apolitica e con numerosi sostenitori negli Stati Uniti. - Misna

 
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23/10/2012 Ghana: Inizia campagna elettorale per presidenziali, ex first lady esclusa dalla corsa

Sono otto i candidati ammessi dalla Commissione elettorale alle elezioni presidenziali, che si terranno il 7 dicembre insieme al rinnovo del parlamento e delle amministrazioni locali in Ghana. A darne notizia sono i media nazionali, sottolineando come tra gli esclusi dalla corsa presidenziale per irregolarità nella presentazione della propria candidatura vi sia anche Nana Konadu Agyemang Rawlings, moglie dell’ex presidente Jerry John Rawlings, che era stata indicata dal neonato National Democratic Party (Ndp), una formazione politica fondata dalla stessa Konadu dopo essere stata battuta alle primarie del partito ora al governo, il Congresso nazionale democratico (Ndc). I candidati ammessi sono l’attuale presidente John Dramani Mahama, indicato dal Ndc e considerato tra i favoriti insieme a Nana Akufo-Addo del Nuovo partito patriottico (Npp), che aveva già partecipato alle precedenti elezioni nel dicembre 2008 ed era stato sconfitto al ballottaggio dall’ex presidente Atta Mills, deceduto a luglio per un cancro alla gola, con un margine dello 0,5% dei voti. Altri condidati sono Michael Abu Sakara Foster del Convention People’s Party (Cpp), Paa Kwesi Nduom del Progressive Peoples Party (Ppp), Hasan Ayariga del Peoples National Convention (Pnc), Akwasi Adddai Odike dello United Front Party (Ufp), Henry Lartey del Great Consolidated Popular Party (Gcpp) e l’indipendente Jacob Osei Yeboah. * Michele Vollaro - Atlasweb

 
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23/10/2012 Guinea Bissau: Dopo tentato golpe, botta e risposta con Lisbona

Il governo di transizione della Guinea Bissau ha apertamente accusato Portogallo e paesi lusofoni di essere i mandanti degli organizzatori di un tentato golpe che due giorni fa si è tradotto nell’attacco a una caserma dei berretti rossi, il reparto d’elite dell’esercito. Lisbona non ha risposto direttamente alle accuse della sua ex colonia e in un comunicato ha sintetizzato così le sue posizioni: “È urgente avviare una nuova fase nella storia della Guinea Bissau, una storia che sia caratterizzata dalla pace, dal consolidamento delle istituzioni democratiche, dalla sottomissione dei militari al potere civile e da una lotta efficace contro il traffico di droga” Il tentato golpe di domenica ha causato la morte di almeno sei persone e ad avere la peggio sono stati gli aggressori, alcuni dei quali catturati. A guidare l’attacco sarebbe stato il capitano Pansau N’Tchama, considerato vicino a Carlos Gomes Junior, l’ex primo ministro. Quest’ultimo, che vive in esilio nell’ex colonia, ha comunque negato qualsiasi coinvolgimento nell’attacco. Il governo di Gomes Junior era stato rovesciato lo scorso 12 aprile da un colpo di Stato militare. In seguito alle pressioni della comunità internazionali, in particolare della Comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale (Cedeao/Ecowas) si è insediato un governo transitorio guidato dal primo ministro Rui Duarte de Barros e dal presidente Manuel Serifo Nhamadjo. La Guinea Bissau non ha avuto pace dall’indipendenza dal Portogallo, nel 1974. Piccolo paese con pochi abitanti e un esercito forte senza contropoteri adeguati, la sua storia recente è stata segnata da una successione di colpi di Stato, omicidi eccellenti e il suo territorio si è prestato ai traffici della criminalità organizzata transnazionale. Negli anni la Guinea Bissau è diventata un punto di passaggio obbligato per i narcotrafficanti latinoamericani diretti in Europa, supportati da esponenti dell’esercito. - Atlasweb

 
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23/10/2012 Guinea Bissau: Arresti e violenze dopo tentato golpe

Arresti arbitrari e violenze sono state denunciate dalla società civile della Guinea Bissau a due giorni da un fallito colpo di Stato. Secondo notizie riferite dalla Lega guineana dei diritti umani, due esponenti dell’opposizione sono stati arrestati oggi dai militari nella sede del Paigc, la formazione al potere fino al 12 aprile di quest’anno quando fu estromessa da un golpe dell’esercito. In un comunicato, la Lega ha accusato i militari di essere andati oltre il loro mandato e di voler mettere a tacere qualunque voce dissonante rispetto alla transizione mediata dalla Comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale (Cedeao/Ecowas) non riconosciuta dall’opposizione e da una parte della comunità internazionale. “Invitiamo alla calma e chiediamo a tutti i rappresentanti della società della Guinea Bissau di risolvere i contrasti in maniera pacifica, anche attraverso un dialogo inclusivo” dice l’Onu in una nota in cui condanna il tentato golpe ma anche il mancato dialogo tra le varie componenti della società locale. Ad alzare la voce contro i militari ieri era stata l’ala giovanile del Partito di solidarietà e lavoro (Psl), una piccola formazione che ha denunciato l’arresto del suo presidente in relazione ai fatti di domenica. Il Psl fa parte del Fronte nazionale anti-golpe, che critica la transizione seguita al colpo di Stato che lo scorso 12 aprile aveva esautorato l’allora primo ministro Carlos Gomes Junior. La Guinea Bissau è da anni scossa da continui golpe o tentativi di rovesciamento del potere costituito messi in atto dai militari. Dopo il golpe di aprile, il governo di transizione è stato affidato a Rui Duarte de Barros sulla base di accordi mediati dalla Cedeao, non da tutti però riconosciuti. A non legittimare l’attuale corso sono stati in particolare i paesi lusofoni, accusati dal governo di Bissau di essere dietro al tentato golpe di domenica. - Misna

 

 
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23/10/2012 Libia: Scontri a Bani Walid tra miliziani ed ex lealisti Gheddafi

Combattimenti tra miliziani filogovernativi e lealisti di Muammar Gheddafi sono in corso a Bani Walid, roccaforte del regime dell'ex colonnello libico ucciso l'anno scorso. Cecchini hanno preso posizione sugli edifici più alti del centro città, da cui hanno aperto il fuoco sui combattenti vicini al governo, appostati in periferia. Gli scontri sono scoppiati dopo la breve pausa di ieri. Alcuni medici scappati da Bani Walid hanno riferito ad Associated Press che l'ospedale della città non è funzionante, mentre lavoratori stranieri hanno camminato per 20 chilometri per sfuggire agli spari. Il comandante di una milizia filogovernativa rende noto che l'offensiva finale per la presa di Bani Walid è stata posticipata per paura di colpire i civili rimasti bloccati nell'area. I combattimenti a Bani Walid si sono intensificati dopo l'omicidio di Omran Shaaban, indicato come il primo combattente ribelle a trovare Gheddafi a ottobre 2011. L'uomo è stato torturato dai lealisti dell'ex raìs ed è deceduto a fine settembre per le gravi ferite. A un anno dalla caduta di Gheddafi la Libia appare ancora divisa tra milizie rivali, tribù e sostenitori armati dell'ex regime. - LaPresse/AP

 
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23/10/2012 Mali: Crisi del nord: priorità alla politica ma fervono preparativi militari

La risposta alla crisi nel Nord del Mali sta seguendo due binari che viaggiano paralleli: da una parte quello politico-negoziale, dall’altra parte quello militare. A confermare la doppia strada imboccata dalla comunità africana e internazionale è stato il vice segretario generale dell’Onu, Hervé Ladsous. Il diplomatico francese ha presentato una sintesi della riunione tenutasi nei giorni scorsi a Bamako, durante la quale “è emerso un ampio consenso sulla necessità di una soluzione politica per porre fine alla crisi” in Mali, anche se “a un certo punto sarà necessario pensare seriamente a una soluzione militare”. Parole, quelle pronunciate da Ladsous al Palazzo di Vetro, che sembrano rinviare l’opzione militare più in , dando invece la priorità al “restauro dell’ordine costituzionale e di un processo politico normale”; un riferimento alla transizione in corso a Bamako dopo il colpo di Stato militare del 22 marzo che ha destituito l’ex presidente Amadou Toumani Touré. Il secondo obiettivo evidenziato dal dirigente Onu è il “ristabilimento della sovranità sull’intero territorio maliano”, diviso in due dopo che sette mesi fa gruppi armati islamici e tuareg hanno preso il controllo delle regioni settentrionali che coprono i due terzi del vasto territorio desertico. Un ‘modus operandi’ più cauto in contrasto con l’ennesimo appello a “intervenire con la più grande urgenza” lanciato venerdì dal presidente ad interim Dioncounda Traoré e con la risoluzione approvata all’unanimità dal Consiglio di sicurezza il 12 ottobre, che stabilisce una scadenza di 45 giorni entro la quale i dirigenti regionali devono definire un piano di intervento militare.
Nonostante le dichiarazioni prudenti di Ladsous, di fatto preparativi militari stanno fervendo a Bamako e a Parigi. Nella capitale del Mali è arrivata una decina di esperti europei, civili e militari, chiamati ad effettuare una ‘diagnosi’ dell’esercito nazionale in vista di una sua ristrutturazione. Il gruppo sta consultando i responsabili del ministero della Difesa, i comandanti dello stato maggiore, il capitano Amadou Saya Sanogo, autore del colpo di stato e neo presidente del Comitato di riforma dell’esercito. Missioni di lavoro congiunte sono previste nelle prossime settimane anche con l’Unione Africana, la Comunità economica dell’Africa occidentale (Cedeao/Ecowas) e l’Onu. Intanto a Parigi è in corso da ieri, presso il Circolo nazionale delle forze armate, una riunione ad alto livello che coinvolge rappresentanti delle stesse entità e i massimi responsabili militari del Pentagono: Johnnie Carson e il generale Charles Hooper, incaricato della pianificazione strategica del comando per l’Africa. Lavoreranno per determinare capacità e necessità delle truppe maliane, il contributo da dare a una forza africana per riprendere il controllo del Nord e dare la caccia a Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi), che trattiene ancora sei ostaggi francesi. Fonti anonime della Difesa francese hanno riferito ai media che Parigi invierà presto in Africa occidentale dei droni di sorveglianza.
Dal terreno è stata invece ridimensionata la notizia, ampiamente circolata nel fine settimana, di un massiccio arrivo di centinaia di jihadisti stranieri a Gao e Timbuctù, facendo temere un’internazionalizzazione della presenza Aqmi nel Nord del Mali. Testimoni locali avevano riferito di un afflusso di jihadisti soprattutto sudanesi ma anche di sahrawi e nigeriani. Una versione dei fatti negata dalla ribellione tuareg del Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad (Mnla): “E’ un’informazione strafalsa, un’intossicazione di notizie per intimidire gli eserciti internazionali e scoraggiare un intervento armato nel Nord” ha insistito da Ouagadougou Ibrahim Ag Mohamed Assaleh, uno dei responsabile del Mnla, il gruppo indipendentista che ha lanciato l’offensiva contro Bamako a partire dallo scorso 17 gennaio. La presenza di sudanesi nel Movimento per l’unità e il jihad in Africa occidentale (Mujao), che controlla Gao, è già stata confermata mesi fa. L’Mnla si è avvicinato ai diversi gruppi armati islamici per conquistare i capoluoghi settentrionali prima di essere estromesso da Aqmi e dai suoi alleati, il Mujao e Ansar Al Din. - Misna

 

 
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23/10/2012 Mali: Popolazione favorevole all’intervento militare internazionale

 “La maggioranza della popolazione è favorevole alla prospettata azione militare internazionale per riconquistare il nord del Mali” dice all’Agenzia Fides don Edmond Dembele, Segretario della Conferenza Episcopale del Mali, da Bamako. Dopo la riunione internazionale del 19 ottobre si profila infatti un intervento militare dei Paesi della CEDEAO per aiutare l’esercito maliano a riconquistare il nord del Paese dai gruppi islamisti che da mesi lo controllano. Alla riunione hanno partecipato rappresentanti dell’ONU, dell’Unione Africana, dell’Unione Europea e della CEDEAO (Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale) oltre che del Mali e di Paesi limitrofi come l’Algeria. “Coloro che vivono al nord e subiscono le angherie dei gruppi islamisti sono infastiditi dalle esitazioni del potere che risiede a Bamako ed auspicano un intervento celere per recuperare la loro libertà. Ma anche al sud la popolazione soffre per la crisi del nord. È tutto il Paese che soffre e che vuole una rapida liberazione del settentrione dai gruppi islamisti” dice don Dembele. I militari golpisti che a marzo avevano preso il potere, salvo poi cederlo a istituzioni civili dette di “transizione”, all’inizio si opponevano alla presenza in Mali di soldati stranieri. Ma dopo la riunione del 19 ottobre “all’interno dell’esercito non sono emerse posizioni manifestamente contrarie all’intervento militare internazionale” riferisce don Dembele. “Solo un gruppo di partiti che sostengono i militari golpisti ha raggruppato qualche centinaio di persone per manifestare contro l’intervento militare della CEDEAO. La maggior parte della popolazione è però favorevole al ricorso delle armi e all’intervento esterno per mettere fine a questa crisi che dura da troppo tempo” conclude don Dembele. - Ag. Fides

 
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23/10/2012 Nigeria: Contrabbando di petrolio, un affare per politici e mafie

Le mafie dei Balcani e le raffinerie di Singapore sarebbero tra i primi beneficiari del contrabbando di petrolio nigeriano, un fenomeno alimentato non soltanto da politici e militari corrotti: la denuncia è di un ex consigliere della presidenza, con molti contatti nella regione produttrice del Delta del Niger. Secondo Patrick Dele Cole, questo il nome del consigliere, i contrabbandieri fanno sparire ogni giorno circa 180.000 barili. Una quantità significativa, sottolinea oggi il quotidiano This Day, anche se la produzione quotidiana della Nigeria supera i due milioni di barili. Stando alle stime diffuse dall’ex consigliere, i responsabili degli illeciti non sono tanto o soprattutto i gruppi armati che nonostante una recente amnistia continuano a operare nel Delta. “Il furto del petrolio su scala industriale – ha denunciato l’ex consigliereavviene con la collusione di politici, dell’esercito, di banche occidentali e del crimine organizzato internazionale”. Secondo Cole, solo il 10% del greggio rubato è raffinato e consumato localmente, mentre il restante 90% è venduto sui mercati internazionali. Le rivelazioni più sorprendenti, però, riguardano gli snodi e le destinazioni finali dei traffici. Gran parte del greggio di contrabbando, ha sostenuto Cole, passa per le mani di organizzazioni criminali balcaniche attive in Bulgaria, Serbia e Ucraina e “ben rappresentate” in Nigeria. L’altro terminale dei traffici sarebbe Singapore, uno dei poli mondiali della raffinazione. Cole è originario della città di Abonnema, considerata uno dei centri del contrabbando di greggio. Divenuto consigliere della presidenza ai tempi di Olesegun Obasanjo, dopo una lunga carriera diplomatica, oggi è editore di diversi giornali. Al contrabbando di petrolio sarebbe da collegarsi anche la decisione della multinazionale Royal Dutch Shell di sospendere le esportazioni da alcuni dei suoi terminali nel Delta del Niger. Fino a ieri, dagli impianti di Bonny Light e Forcados transitavano ogni giorno 427.000 barili di greggio. - Misna

 
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23/10/2012 Nigeria: Sequestrato carico di armi, arrestati marinai russi

Una nave carica di fucili automatici e casse di munizioni è stata sequestrata nel porto di Lagos: lo ha riferito il commodoro Aliyu Kabiru, portavoce della Marina nigeriana, sottolineando che l’intervento ha anche portato all’arresto di 15 membri dell’equipaggio di nazionalità russa. Secondo l’ufficiale, la nave è di proprietà della società moscovita Moran Security Group e batteva bandiera olandese. A bordo sarebbero stati scoperti fucili e armi automatiche di vario tipo e 8598 munizioni. Sulla destinazione del carico, per ora, gli inquirenti non hanno fornito elementi. Dal 2009 in Nigeria sono divenute più frequenti le violenze e gli attentati rivendicati da Boko Haram, un gruppo armato radicato nelle regioni del nord a maggioranza islamica. Nonostante un programma di amnistia avviato nel 2009, formazioni irregolari continuano a operare anche nella regione meridionale del Delta del Niger. Lagos, d’altra parte, è uno scalo che serve l’intera Africa occidentale. Due anni fa, nel porto era stato sequestrato un altro carico di armi. All’operazione della polizia nigeriana era seguita una crisi diplomatica tra l’Iran e il Senegal, che aveva accusato Teheran di sostenere i ribelli separatisti della regione della Casamance. - Misna

 
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23/10/2012 R. D. Congo: Giunta una richiesta di riscatto per i tre sacerdoti rapiti

“Abbiamo ricevuto una telefonata di una persona che afferma di appartenere al gruppo che ha rapito i tre religiosi, con una richiesta di riscatto” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Melchisedech Sikuli Paluku, Vescovo di Butembo-Beni (nell’est della Repubblica Democratica del Congo), nella cui diocesi sono stati rapiti 3 padri assunzionisti (Agostiniani dell’Assunzione) di nazionalità congolese (vedi Fides 22/10/2012). Il Vescovo si dimostra però prudente sull’attendibilità della richiesta: “Siamo ancora in attesa di trovare un canale affidabile per interloquire con i sequestratori”. La Conferenza Episcopale del Congo (CENCO) ha emesso un comunicato di condanna del rapimento. “Spero che i sequestratori si rendano conto della dimensione del loro atto e che ne tengano conto” continua Mons. Sikuli Paluku. Il messaggio, firmato da Sua Ecc. Mons. Nicolas Djomo, Vescovo di Tsumbe e Presidente della CENCO, oltre a condannare con fermezza il rapimento dei tre sacerdoti religiosi (che si ricorda erano stati nominati da poco nella parrocchia di Mbau), “fa appello ai sequestratori che hanno commesso questo gesto inammissibile, affinché salvaguardino l’integrità fisica e morale dei tre sacerdoti e li liberino senza condizioni per permettere loro di continuare il servizio pastorale e l’assistenza alla popolazione di Mbau”. Riguardo alla notizia secondo cui a rapire i tre religiosi sarebbero stati alcuni guerriglieri di origine ugandese che operano nella zona, Mons. Sikuli Paluku risponde: “Nella regione ci sono alcuni gruppi che sono nati in Uganda ma che si trovano in Congo da anni, e sono ormai diventati congolesi anche perché i loro membri si sono sposati con donne congolesi. Questi gruppi vivono di banditismo oppure si mettono al servizio di altri. Non penso però che si tratti di loro. Ci sono infatti altri gruppi autoctoni e credo che occorra guardare in quella direzione” conclude il Vescovo. - Ag. Fides

 
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