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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 28/10/2012 Libia: Terrorismo – Campi d’addestramento in Libia |
Le intelligence occidentali sono concordi sull’esistenza di almeno tre campi di addestramento di jihadisti nei pressi della città libica di Sebha. Secondo quelle che vengono definite ‘fonti affidabili’, almeno trecento “salafiti” dalla Libia e dall’Egitto, dopo essersi addestrati nei campi libici sotto l’egida di Al-Qaeda, sarebbero partiti alla volta del nord del Mali, andando ad ingrossare le fila dei combattenti, che vengono stimati in circa seimila. Il contingente che avrebbe già raggiunto la destinazione, sarebbe formato da combattenti jihadisti di diversa nazionalità. La maggior parte di loro proverrebbe da Algeria, Egitto, Tunisia, Senegal, Mauritania, Costa d’Avorio, Sudan e Niger. Secondo fonti dell’intelligence americana, già a partire dal 2008, la città libica di Derna fu il più importante centro di formazione di combattenti stranieri reclutati da Al-Qaeda. Emergono inoltre nuovi particolari in merito all’uccisione dell’ambasciatore americano e di alcuni funzionari del consolato a Bengasi. Da indiscrezioni pare infatti che poco prima dell’attacco nel corso del quale è rimasto ucciso l’ambasciatore Chris Stevens, la squadra di commando americano “CBC”, inviata in Italia e destinata a interventi rapidi in caso di emergenze impreviste, fosse stata allertata. Il via all’operazione sarebbe però arrivato in ritardo, visto il timore di un’eventuale accusa di violazione della sovranità della Libia. Le forze speciali americane, provenienti dalla Stazione Base di Sigonella in Sicilia, e gli elicotteri “f-16″ e “Apache”, partiti dalla Base di Aviano nel nord Italia, sarebbero arrivati soltanto dopo che l’attacco a Bengasi era già terminato. Trova inoltre conferm quanto avevamo già anticipato in merito alla presenza di mezzi navali americani che si trovavano già difronte le coste libiche al momento dell’attacco, ma che non vennero utilizzati, nonostante fossero stati allertati con grande anticipo. – La Valle dei Templi |
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| 28/10/2012 Mali: Generale guineano guidera' intervento |
L'Unione Africana ha scelto il generale guineiano Sekouba Konate', considerato uno dei migliori strateghi del continente, per preparare l'intervento militare congiunto nel nord del Mali. Una scelta che viene interpretata come la precisa volonta' dell'Ua di adempiere in modo efficace al mandato, condiviso dall'assemblea generale dell'Unione africana, di restituire alla sovranita' di Bamako le regioni settentrionali oggi in mano jihadista. - Ansa |
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| 28/10/2012 Mali: I Tuareg chiedono aiuto a Prodi |
Romano Prodi salvi il Mali. Il Movimento nazionale di Liberazione dell'Azawad si è rivolto a Romano Prodi, inviato speciale del segretario generale dell'Onu per il Sahel, affinché faccia tutto il possibile per fermare le uccisioni di civili nel Mali ad opera dell'esercito di Bamako. L'appello, scritto in arabo e pubblicato oggi sul sito dell'Mnla, prende spunto dalla recente uccisione di quattro civili tuareg da parte di militari maliani che si sarebbero anche impossessati delle autovetture e di animali di proprietà delle vittime, che erano dirette in Mauritania. Di altre cinque persone, che facevano parte di un gruppo più numeroso, non si hanno più notizie e si teme che abbiano subito la stessa sorte dei quattro assassinati. Nell'appello i tuareg del Movimento sottolineano come le azioni di violenza contro civili si stanno ripetendo senza che qualcuno si adoperi per fermarle, annunciando che, se continueranno, l'Mnla considererà non più valido l'impegno, assunto nello scorso aprile, di fermare le sue operazioni militari. - Globalist |
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| 28/10/2012 Niger: La contesa sull'uranio tra governo e multinazionale Areva |
In Niger è scoppiata la contesa sull'uranio. Il governo di Niamey scende in campo contro l'Areva, la multinazionale francese leader nel settore dell'energia, in particolare quella nucleare, per rivedere i contratti di partenariato legati all'estrazione dell'uranio, di cui il paese africano è uno dei più grandi produttori mondiali. Secondo le autorità nigerine, che intendono impiegare le rendite minerarie in attività sociali, si tratta di un rapporto "troppo squilibrato" che per 41 anni ha giocato a sfavore del Niger.Il presidente Mahamadou Issoufou, eletto nel marzo 2011, ha spiegato che i ricavi dell'uranio rappresentano solo il 5% del budget nazionale, troppo poco per un governo che intende accrescere la partecipazione del governo nel settore per finanziare nuovi piani di sviluppo. Le controversie legate ai ricavi dell'estrazione dell'uranio da diversi decenni sono oggetto di spinose controversie e sono stati al centro di un incontro in settimana tra Issoufou e il presidente dell' Areva, Luc Oursel.Presente da un quarantina d'anni nel paese africano, il gruppo nucleare francese detiene una licenza di sfruttamento per due giacimenti di uranio ad Arlit e ad Akokan, nel nord desertico del paese. Miniere che lavorano a pieno ritmo. (UPS 00.49)L'Areva, il maggiore datore di lavoro del paese, inizierà nel 2013 anche lo sfruttamento della gigantesca miniera d'Imouraren, descritta come la seconda mondiale. A pieno regime, produrrà 5.000 tonnellate di uranio all'anno.(Immagini Afp) - TMNews |
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| 28/10/2012 Nigeria: Kamikaze contro la chiesa: vittime |
E' stata un'autobomba, probabilmente guidata da un terrorista suicida, ad esplodere durante la messa davanti alla chiesa cattolica di Santa Rita presso la città di Kaduna, nel nord della Nigeria. Al momento si contano otto morti e oltre cento feriti, secondo quanto riferisce l'agenzia nazionale nigeriana per le emergenze. Due persone sarebbe state uccise in un una successiva rappresaglia cristiana contro i musulmani ma la notizia non è ancora confermata ufficialmente. Su Twitter intanto circola una macabra foto di un uomo tagliato a metà dall'esplosione. Kaduna, capitale dell'omonimo stato nigeriano, si trova a metà fra il nord musulmano e il sud cristiano ed è stata teatro di vari attacchi terroristici contro i cristiani. Nessuno ha rivendicato l'ultimo attentato, ma si sospetta della setta estremista islamica dei Boko Haram responsabile di numerose violenze. "Siamo di fronte all'ennesimo, odioso attentato che colpisce i cristiani proprio nel giorno della festa religiosa", riferisce in una nota il ministro degli Esteri Giulio Terzi. "La condanna - continua - deve essere la più ferma perché questi atti vili colpiscono la coscienza di tutti coloro che si battono contro la violenza e per il rispetto della libertà di religione". - Adnkronos |
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| 28/10/2012 Nigeria: 7 vittime in attacco a chiesa. Rappresaglia cristiani fa 2 morti |
Almeno sette persone sono morte a Kaduna, nel nord della Nigeria, nell'attentato suicida contro una chiesa cattolica in cui era in corso una messa. Prima che le forze di sicurezza arrivassero alla chiesa di Santa Rita, nel quartiere di Malali, la folla di cristiani inferociti aveva già linciato due musulmani di passaggio, picchiandoli a morte. Kaduna si trova al confine tra il sud del Paese a maggioranza cristiana e il nord musulmano, territorio che ha contato centinaia di vittime delle violenze interreligiose negli ultimi anni. L'attacco arriva nel terzo giorno delle celebrazioni dell'Id al-Adha, la festività musulmana del sacrificio. Nei giorni scorsi si era diffusa la voce che la setta islamica Boko Haram avesse intenzione di commettere un attentato durante la festività. I militanti integralisti, però, sinora non hanno rivendicato l'attacco. Il bilancio delle vittime sembra destinato a crescere, perché le autorità hanno parlato di un numero imprecisato di feriti ma non hanno fornito ancora alcun bilancio ufficiale. Un giornalista di Associated press ha riferito di aver visto i cadaveri di quattro persone sul pavimento della chiesa, mentre un medico dell'ospedale ha spiegato che alla struttura ne sono arrivati altri tre. A questi si aggiunge l'attentatore, il cui corpo è sepolto dalle macerie. Secondo il racconto di testimoni, il pestaggio dei due musulmani è accaduto subito dopo che l'autobomba è esplosa, appena fuori dalla chiesa. Le forze di polizia e i soldati sono arrivati quando le violenze erano già state commesse: giovani membri della comunità cristiana avevano infatti già picchiato a morte due uomini musulmani di passaggio a bordo di motociclette. Lo ha confermato un giornalista di Associated press, presente sul posto. Le autorità hanno intanto ordinato agli abitanti della zona di rientrare nelle proprie case, per evitare che si verifichino nuove violenze e rappresaglie, ha riferito il commissario di polizia Olufemi Adenaike. Il resto della città è tranquillo, ha precisato. La setta islamica radicale Boko Haram è responsabile di diversi attacchi commessi da attentatori suicidi a bordo di autobombe contro chiese cristiane. Il caso più eclatante risale al giorno di Natale dello scorso anno, quando l'obiettivo fu la chiesa di Madalla e in un giorno furono uccise 44 persone. A Pasqua, invece, un'autobomba esplose uccidendo 38 persone, in un attacco mai rivendicato. - LaPresse/AP |
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| 27/10/2012 Africa: Sequestro record di medicinali contraffatti, traffico crescente |
In tre giorni sono state intercettati 82 milioni di dosi di medicinali contraffatti o da contrabbando per un valore totale stimato in 40 milioni di dollari: a dare notizia del sequestro record è l’Organizzazione mondiale delle dogane (Omd) e l’Istituto di ricerca contro le medicine contraffatte (Iracm). L’operazione congiunta denominata ‘Vice grips 2’ è stata portata avanti nel mese di luglio contemporaneamente in 16 porti africani. Sui 110 container bloccati dalle dogane, 84 contenevano prodotti contraffatti o da contrabbando provenienti dal sud-est asiatico, in particolare dalla Cina, e da Dubai. Le quantità più importanti sono state recuperate nei porti di Angola, Togo, Camerun e Ghana. Si trattava essenzialmente di falsi antibiotici e cure antimalariche, ma anche antiparassiti senza principio attivo e pillole del giorno dopo. “Oggi l’Africa è diventata una pattumiera per i medicinali contraffatti con gravi pericoli per la salute e la sicurezza dei consumatori” ha dichiarato Christopher Zimmermann, coordinatore della lotta alla contraffazione per l’Organizzazione mondiale delle dogane. Il livello di allarme aumenta nei confronti di un traffico crescente ad opera di “organizzazioni internazionali ben strutturate, in grado di imitare alla perfezione medicinali delle grandi marche ormai non più in modo artigianale ma industriale, approfittando anche della globalizzazione” ha precisato i responsabile dell’Omd. L’espansione del traffico di medicinali contraffatti viene attribuita da esperti all’assenza di sanzioni dissuasive ai danni dei gruppi criminali, alla corruzione diffusa nei sistemi sanitari dei paesi africani e alla disorganizzazione del settore farmacologico. “I traffici si nutrono della povertà molto diffusa: la maggior parte dei prodotti fasulli viene venduta per strada a un prezzo bassissimo” ha spiegato il professore Marc Gentilini, responsabile del programma per la salute della fondazione dell’ex presidente francese Jacques Chirac. In base alle verifiche eseguite dall’Istituto di ricerca contro le medicine contraffatte, in media nelle farmacie delle capitali africane, tra il 40 e l’80% delle scatole di determinati prodotti del laboratorio francese Sanofi è risultato falso. “E’ anche una questione di volontà politica visto che i medicinali contraffatti sono presenti anche nelle farmacie autorizzate” ha insistito Kunio Mikuriya, segretario generale dell’Omd. Nuovi controlli a tappeto sul continente sono previsti tra novembre e marzo prossimo. - Misna |
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| 27/10/2012 Africa: Francia e Stati Uniti discutono di Sahel e sicurezza |
La sicurezza nel Sahel è stato al centro di un incontro, ieri a Parigi, tra dirigenti francesi e statunitensi. La minaccia di un’espansione del terrorismo internazionale nella regione, a partire dalle basi che alcuni gruppi stano instaurando nel nord del Mali, è al centro delle preoccupazioni delle due grandi potenze, che hanno anche importanti interessi economici in quell’area dell’Africa. All’emittente francese Rfi, Johnny Carson, responsabile degli Affari africani presso il Dipartimento di Stato statunitense, ha insistito affinché siano “gli africani” a incaricarsi dell’eventuale intervento militare in preparazione per riconquistare il nord del Mali. “Siamo contro uno Stato indipendente dell’Azawad, il Mali deve ritrovare al più presto la sua integrità territoriale. La questione di Aqmi (Al Qaeda nel Maghreb islamico), dei salafiti e degli estremisti che fanno parte di questa organizzazione deve essere trattata dalle forze di sicurezza, ossia i militari e la polizia” ha detto Carson. Laurent Fabius, ministro degli Esteri francese, ha dal canto sottolineato la “gravità” della situazione e la minaccia che fanno pesare i “terroristi” sull’Africa occidentale e sul continente in generale. “Ho personalmente ricevuto alcuni responsabili di paesi dell’Africa occidentale che mi hanno detto che in Mali si sta costituendo una sorta di scuola di formazione del terrorismo internazionale. È una minaccia contro l’Europa e contro la Francia” ha detto Fabius. Una forza militare di circa 3000 soldati della Comunità economica dell’Africa occidentale (Cedeao/Ecowas) è in fase di preparazione, con l’avallo dell’Onu. La situazione in Mali è precipitata lo scorso gennaio, come conseguenza indiretta del conflitto in Libia e della caduta del colonnello Muammar Gheddafi. * Celine Camoin - Atlasweb |
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| 27/10/2012 Burundi: Scontri a nord, la rivendicazione di un nuovo gruppo ribelle |
Rimane instabile la situazione della provincia nord-occidentale di Cibitoke, da lunedì teatro di scaramucce tra elementi armati e forze di sicurezza burundesi nelle quali almeno nove assalitori sono rimasti uccisi e ingenti quantità di armi sequestrate: lo ha annunciato Anselme Nsabimana, governatore provinciale, assicurando che nessun civile né militare è stato colpito. Gli scontri in questione si sono verificati nei comuni di Buganda e Murwi, una sessantina di chilometri a nord di Bujumbura. Una rivendicazione è arrivata da Israël Ntwari, presentatosi come il vice-presidente del ‘Fronte del popolo Murundi – Abatabazi’ (Fpm – Il salvatore), una nuova milizia armata che avrebbe poste le sue basi nella confinante Repubblica democratica del Congo. “La nostra operazione prenderà fine solo dopo la caduta di Pierre Nkurunziza. Andremo fino in fondo” ha avvertito il presunto capo ribelle, contestando il bilancio ufficiale. Secondo Ntwari, negli scontri degli ultimi giorni nove soldati sono rimasti uccisi e altri 17 feriti. Una minaccia respinta dal colonnello Gaspard Baratuza, portavoce delle Forze di difesa nazionale (Fds), che ha ribadito “l’impegno deciso dei militari burundesi determinati più che mai a lavorare giorno e notte per salvaguardare l’integrità territoriale e la sicurezza della popolazione”. Fonti di stampa locale, tra cui il sito d’informazione indipendente ‘Iwacu’, hanno sottolineato che “per la prima volta l’esercito ha riconosciuto la presenza in Burundi di uomini armati, e non più di semplici banditi”. Il colonnello Baratuza ha poi precisato che “non è la prima volta che uomini armati (stimati in una quarantina, ma pesantemente armati, ndr) attraversano le province di Cibitoke e Bubanza in direzione della regione della Kabira”, sottolineando che “non possiamo dispiegare militari lungo il confine con il Congo, ma la frontiera è protetta e la sicurezza garantita”. Testimoni locali hanno riferito che “questi elementi armati erano alla ricerca di Imbonerakure”, i giovani militanti del partito al potere Cndd-Fdd. Il mese scorso le Forze nazionali di liberazione (Fnl), l’ex movimento ribelle guidato dallo storico leader in esilio Agathon Rwasa, hanno annunciato la ripresa della lotta armata contro il governo e rivendicato una serie di attacchi che hanno colpito anche Bujumbura. Nel paese dei Grandi Laghi omicidi mirati e violazioni dei diritti umani sono ripresi con una certa frequenza dopo le contestate elezioni di due anni fa, vinte con una schiacciante maggioranza da Nkurunziza e dal suo Cndd-Fdd. Secondo gli ultimi dati diffusi da organizzazioni locali per i diritti umani, dal 2010 più di 390 persone sono rimaste uccise in violenze politiche. Ad aggravare il clima di tensione generale, dovuto anche ad accuse reciproche e assenza di dialogo tra opposizione e governo, sono i sospetti del possibile riformarsi di una nuova ribellione in un paese uscito nel 2000 da una lunga guerra civile. - Misna
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