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15/11/2012 Mali: Unione Africana approva invio forza militare nel nord del Mali

 “Sì” a un dispiegamento militare “pianificato”, senza tuttavia abbandonare gli sforzi per una soluzione negoziale: è la posizione dell’Unione africana sulla crisi nel Nord del Mali, al centro delle preoccupazioni internazionali per la strategica regione del Sahel. In una nota, il Consiglio di pace e sicurezza dell’Unione Africana ha, come atteso, legittimato il dispiegamento della “Missione internazionale di sostegno al Mali sotto guida africana” (Misma) che potrebbe prendere il via non appena arriverà l’autorizzazione dell’Onu. La missione, che dovrebbe essere composta da 3300 uomini messi a disposizione da alcuni paesi della Comunità dei paesi dell’Africa occidentale (Cedeao/Ecowas) dovrà riunificare il Mali e respingere i gruppi armati che ne controllano le regioni settentrionali, in particolare i gruppi Ansar al Din, Mujao, Aqmi e Mnla. Con Ansar al Din e l’Mnlail movimento indipendentista dell’Azawadsono in corso negoziati sotto la guida del mediatore burkinabè Blaise Compaoré. In Mali l’opinione pubblica e la classe politica non sono unanime nel sostenere un’offensiva straniera sul proprio territorio. Da settimane queste profonde divisioni hanno bloccato l’avvio del processo di consultazioni in vista delle prossime scadenze politiche, previste nel primo semestre del 2013. * Celine Camoin - Atlasweb

 
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15/11/2012 Mali: Intervento militare: sostegno dell’Europa e timori della Tunisia

I ministri della Difesa e degli Esteri di Francia, Germania, Polonia, Spagna e Italia sono riuniti a Parigi per valutare il contributo militare dell’Unione Europea (UE) all’intervento armato che si profila nelle regioni settentrionali del Mali. Una decisione formale potrebbe arrivare lunedì da Bruxelles dove i 27 ministri degli Esteri dei paesi membri dell’UE dovranno stabilire nel dettaglio la pianificazione della missione di addestramento delle forze africane con l’invio di un numero compreso tra 200 e 400 esperti. Da settimane la Francia è il paese occidentale che sostiene in modo più deciso l’intervento militare proposto dalla Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Cedeao/Ecowas), ma si sta facendo strada l’idea di “europeizzare” il sostegno all’Africa nella lotta ai gruppi armati terroristici attivi nel Nord del Mali. Oltre a Parigi Berlino vede di buon occhio un contributo logistico; anche Washington ha dato il suo consenso di massima al dispiegamento di droni nella regione. D’altra parte, in più occasioni i dirigenti europei hanno precisato che “non invieranno truppe in prima linea” e limiteranno il loro coinvolgimento a strumenti di comunicazione, di trasporto e a informazioni fornite da servizi segreti. Da tempo le Forze speciali francesi sono presenti in più paesi del Sahel.
L’operazione militare approvata la scorsa settimana ad Abuja dai capi di Stato della Cedeao prevede il dispiegamento di 3300 soldati per una durata di un anno, messi a disposizione da Niger, Nigeria, Senegal e Togo; anche Ghana, Burkina Faso e Ciad potrebbero parteciparvi. Il piano, che ha già ottenuto il beneplacito dell’Unione Africana (UA), sarà presentato nei prossimi giorni al Consiglio di sicurezza dell’Onu per ottenere una legittimazione internazionale ma anche un sostegno finanziario, con un costo stimato da Parigi tra i 200 e 300 milioni di dollari l’anno. Ma nelle ultime ore, per la prima volta dall’inizio del dibattito sulle operazioni militari da attuare in territorio maliano, è stata la Tunisia a esprimere timori per future conseguenze sulla propria sicurezza e su quella di tutta l’area dell’Africa nord-occidentale. “L’avvio di qualsiasi guerra nella regione presuppone che tutte le opzioni pacifiche siano state esaurite prima” si legge in un comunicato firmato del presidente Moncef Marzouki. Le autorità tunisine avvertono che “un intervento militare ideato in modo errato rischia di trasformare la regione in un focolaio di tensione lungo i confini dei paesi del Maghreb con conseguenze negative per la sicurezza interna” e con possibili “violente reazioni da parte dei militanti di Al Qaeda nel Maghreb islamico” (Aqmi). Dopo la ‘rivolta del gelsomino’, che nel gennaio 2011 ha portato alla caduta del regime di Zine el Abidine Ben Ali, la coalizione tripartita guidata dagli islamisti di Ennahda deve ancora fare i conti con insicurezza diffusa, corruzione e rivendicazioni sociali che frenano la ripresa economica della Tunisia.
Intanto dalla capitale francese, in un’audizione di fronte alla Commissione esteri del parlamento, il ministro degli Esteri del Niger, Mohamed Bazoum, ha detto che “Aqmi si è insediato nel 2002 nel Nord del Mali grazie al beneplacito delle autorità di Bamako”, dov’era allora in carica il presidente Amadou Toumani Touré, destituito con un colpo di stato militare lo scorso marzo. “Aqmi - ha aggiunto Bazoum - aveva dei contatti diretti arabi e tuareg all’interno stesso dell’amministrazione maliana (…) All’epoca le autorità di Bamako hanno ricevuto informazioni precise dal Niger e dalla Mauritania sulle filiali di Aqmi, informazioni che potevano essere utili per impedirne l’espansione” . Il ministro di Niamey si è detto “favorevole” al tentativo di dialogo in corso in Burkina Faso con i tuareg dell’Mnla e gli islamici di Ansar Al Din, per lo più ex tuareg maliani. Secondo Bazoum, il Movimento per l’unità e il jihad nell’Africa occidentale (Mujao), uno dei gruppi che controlla il Nord del Mali, “sta vivendo una situazione di crisi profonda e sta andando verso una scissione” mentre la sfida vera è rappresentata da “Aqmi e da tutte le forze straniere molto influenti che controllano il traffico di droga e vanno cacciate via per sradicare dalla regione ogni germoglio di terrorismo”. - Misna

 
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15/11/2012 Marocco: Hrw: Bambine impiegate come domestiche e abusate

Decine di migliaia di ragazzine con meno di 15 anni d'età lavorano come domestiche in Marocco e spesso sono vittime di abusi. È la denuncia lanciata da Human Rights Watch in un rapporto basato su dati raccolti ad aprile, maggio e giugno a Casablanca, Rabat, Marrakech e nella regione di Chichaoua. Le bambine, alcune delle quali hanno solo 8 anni, lavorano per 12 ore al giorno, sette giorni alla settimana per uno stipendio tra 60 e 11 dollari al mese. Alcune di loro vengono spesso picchiate e minacciate dai datori di lavoro, non ricevono cibo a sufficienza e non hanno accesso all'istruzione. Il governo di Rabat sostiene che il numero dei minorenni che lavorano sia diminuito di quasi l'80% dal 1999 grazie alle campagne rivolte all'opinione pubblica e all'impegno delle autorità. Secondo Hrw, tuttavia, le leggi in vigore non vengono applicate e la normativa non protegge i lavoratori domestici. - LaPresse/AP

 
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15/11/2012 Mozambico : Maputo, disordini per l’aumento del costo dei trasporti

Manifestazioni di protesta e disordini sono stati segnalati oggi in diversi quartieri di Maputo in coincidenza con l’entrata in vigore di rincari delle tariffe dei mezzi di trasporto pubblici e dei minibus collettivi: lo dicono alla MISNA missionari che vivono nella capitale, riferendo di un clima di forte tensione. Secondo le testimonianze raccolte dalla MISNA, manifestanti avrebbero dato alle fiamme pnueumatici ed eretto posti di blocco nelle aree di Mavalane, Malanga e Machava. “Per via dei rincari – dice padre José Luis Rodriguez Lopez, un missionario comboniano – in questi giorni diverse ambasciate hanno invitato i loro concittadini e gli stranieri in generale a restare in casa o comunque a prestare particolare attenzione”. In previsione di possibili disordini, questa mattina molte scuole e uffici non hanno aperto; gli autisti dei “chapas”, minibus collettivi spesso proprietà di cooperative private, hanno preferito rinunciare a una giornata di lavoro piuttosto che correre il rischio di essere aggrediti.
Da oggi a Maputo il costo di un biglietto urbano aumenta dall’equivalente di 13 a 19 centesimi di euro, un rincaro significativo in un paese dove il reddito pro capite non supera in media i 79 euro al mese. Gli aumenti dovrebbero finanziare l’acquisto di nuovi autobus pubblici in una città che ne ha appena 250 e che accoglie ogni giorno centinaia di migliaia di pendolari. “È un compromesso – ha sostenuto l’assessore ai Trasporti di Maputo, Joao Matlombeche mira a stimolare la crescita del settore privato garantendo i finanziamenti necessari a quello pubblico”. Secondo padre Rodriguez, però, i rincari sono un colpo ulteriore per milioni di persone messe già a dura prova da ripetuti aumenti dei prezzi dei prodotti alimentari di base. “Tutti  ricordano le violenze e le vittime di due anni fa” dice il missionario, in riferimento all’ultima ondata di proteste che spazzò Maputo lasciando sull’alfalto 14 morti. - Misna

 

 
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15/11/2012 R. D. Congo: Nord Kivu, centinaia i civili uccisi in nuove violenze secondo l’Onu

Almeno 264 civili, di cui 83 bambini, sono stati arbitrariamente uccisi da gruppi armati nel sud del territorio del Masisi, nella provincia orientale del Nord Kivu, in 75 attacchi di villaggi tra lo scorso aprile, data dell’inizio della nuova ribellione, e il mese di settembre. Il macabro bilancio è contenuto in un rapporto dell’Onu presentato ieri. Il documento contiene i risultati di missioni d’inchiesta e 160 colloqui con vittime e testimoni realizzati dall’Ufficio congiunto delle Nazioni Unite per i diritti umani nella Repubblica Democratica del Congo. Il fragile contesto di sicurezza ha impedito agli esperti di approfondire e allargare il raggio delle indagini, per cui si può ipotizzare un bilancio ben più elevato degli abusi perpetrati sui civili, spesso i più deboli, dai gruppi armati. Tra i responsabili degli attacchi il rapporto evidenzia la milizia Raia Mutomboki e gruppi alleati mayi-mayi, e il gruppo a loro ostile Nyatura. “I civili uccisi dai Raia Mutomboki erano per la maggior parte di origine etnica hutu, mentre le vittime dei Nyatura principalmente tembo” si legge nel rapporto. Tra le altre violazioni elencate figurano lo sfollamento massiccio e forzato della popolazione, saccheggi, distruzioni e alcuni casi di stupro. Le violenze sui civili continuano nella provincia del Nord-Kivu. È soltanto di lunedì la notizia di otto villaggi incendiati, alcuni residenti uccisi e 5000 famiglie costrette a fuggire dai propri villaggi del Masisi. Gli attacchi sono stati attribuiti alla milizia Nyatura. * Celine Camoin - Atlasweb

 
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15/11/2012 R. D. Congo: Nel Nord Kivu ribelli nel Masisi: pesante bilancio di vittime civili

Tra lo scorso aprile e settembre in più di 70 attacchi almeno 264 civili, di cui 83 bambini, sono stati uccisi da gruppi armati attivi nel territorio di Masisi, a sud della turbolenta provincia orientale del Nord-Kivu. Il pesante bilancio - riferisce l'agenzia Misna - è contenuto in un rapporto dell’Onu diffuso ieri, frutto di sei missioni d’inchiesta realizzate dall’Ufficio congiunto delle Nazioni Unite per i diritti umani in Congo nel corso delle quali sono state raccolte più di 160 testimonianze. Nei villaggi bersagliati gli investigatori hanno riscontrato che “le vittime sono spesso le persone che non possono o hanno difficoltà a fuggire agli assalitori, in particolare bambini e anziani”. Le Nazioni Unite puntano il dito contro la milizia di autodifesa Raia Mutomboki e gruppi alleati Mayi Mayi in rivalità con i ribelli Nyatura (hutu). Il rapporto evidenzia che i crimini sarebbero stati commessi anche su base etnica in quanto “i civili uccisi dai Raia Mutomboki erano per la maggior parte di origine etnica hutu, mentre le vittime dei Nyatura principalmente tembo”. Il documento sottolinea “l’estrema brutalità” degli aggressori che hanno ucciso le vittime “a colpi di machete” o “sono state bruciate vive nelle proprie abitazioni”, commesso stupri e violenze alle donne ma anche saccheggi su vasta scala, provocando lo sfollamento massiccio e forzato dei civili. Di scena anche le Forze democratiche di liberazione del Rwanda (Fdlr, hutu), che in alcuni casi hanno sostenuto i Nyatura. L’ultimo episodio risale a tre giorni fa, quando almeno otto villaggi del Masisi sono stati incendiati, portando alla morte di alcuni residenti e allo sfollamento di 5000 famiglie. “Le autorità congolesi devono prendere provvedimenti immediati per proteggere le popolazioni, a cominciare dai bambini, e lottare all’impunità persistente che non fa altro che incoraggiare gli assassini” ha dichiarato l’Alto commissario Onu per i diritti umani, Navi Pillay. “Deploriamo il fatto che interessi politici ed economici alimentino conflitti etnici legati a dispute per il controllo della terra. Raccomandiamo al governo di far processare i responsabili di quei crimini” ha insistito Scott Campbell, rappresentante dell’Alta commissione Onu per i diritti umani. A lanciare l’allarme sul deteriorarsi della sicurezza e della situazione umanitaria nel Masisi è anche il Jesuit Refugees Service (Jrs), che dal 2010 presta assistenza nella zona in cinque campi sfollati. “Qui la popolazione si sente abbandonata dalle forze della Monusco, la locale missione Onu, che ha fallito nella sua missione” si legge in un comunicato del ‘Jrs’, evidenziando che “negli ultimi mesi lo spostamento delle truppe regolari congolesi verso il nord della provincia ha lasciato spazio ai numerosi gruppi che commettono violenze quotidiane”. Dallo scorso aprile la nuova sfida per le Forze armate regolari congolesi (Fardc) è rappresentata dalla ribellione del Movimento del 23 marzo (M23), costituita da ex ribelli del Congresso nazionale di difesa del popolo (Cndp, tutsi) integrati nell’esercito nel 2009 dal quale hanno disertato sette mesi fa. Da alcune ore pesanti combattimenti sarebbero in corso nella zona di Rugari, a 30 chilometri da Goma, capoluogo provinciale, tra truppe regolari e l’M23. (R.P.) - Radio Vaticana

 
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15/11/2012 Uganda: Allarme per una nuova epidemia di ebola

In Uganda è in corso una nuova epidemia letale di ebola che al momento ha fatto registrare 2 morti, entrambi appartenenti alla stessa famiglia, nel distretto di Luweero, distante 62 chilometri dalla capitale Kampala. Lo scorso mese il paese era stato dichiarato libero dal virus che nel mese di luglio aveva ucciso almeno 17 persone in un remoto distretto della zona occidentale del paese. Da agosto non si erano avute più segnalazioni. Il Ministero della Sanità non sa ancora se la nuova epidemia sia collegata in qualche modo alla precedente. Nel 2000 erano state contagiate 425 persone, delle quali ne sono morte la metà. Il virus è altamente infettivo e uccide rapidamente. E’ stato registrato per la prima volta nel 1976 in Congo e prende il nome dal fiume dove venne scoperto. Non si conosce ancora nessuna cura e le persone malate vengono curate con antibiotici, farmaci per alleviare il dolore e per altre malattie come la malaria, per rafforzare la loro resistenza. Nel corso degli ultimi 12 anni, l’Uganda ha subito una serie di epidemie importanti di ebola. - Ag. Fides

 
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14/11/2012 Costa d'Avorio: Sciolto governo in vista rimpasto

Il presidente della Costa d'Avorio Alassane Ouattara ha sciolto il suo governo che si era insediato nel maggio del 2011 in seguito alle elezioni del 2010. Lo scioglimento e' avvenuto in vista di un rimpasto anche se non e' chiaro quando verranno fatte le nuove nomine. Nel paese primo produttore al mondo di cacao, da mesi sono ripresi gli attacchi contro le forze governative da parte di quelle d'opposizione che sostengono l'ex presidente Laurent Gbagbo, sconfitto nelle elezioni del 2010, arrestato nel 2011 e in attesa di processo alla Corte Penale Internazionale dell'Aja, per crimini contro l'umanita'. - Agi

 
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14/11/2012 Egitto: Scoperta una tomba risalente a 4500 anni fa

Risale a 4500 anni fa, la tomba scoperta in Egitto da un team di archeologi della repubblica ceca. Si tratterebbe secondo gli esperti della tomba di una principessa, Shert Nebti, presentata dalle iscrizioni come la figlia di re Men Salbo. Nello stesso complesso, che si ritiene possa contenere anche altre tombe, sono stati rinvenuti anche i sarcofagi di quattro ufficiali. - Euronews

 
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14/11/2012 Guinea Bissau: Massiccio dispiegamento militari nell’est

La presenza di presunti mercenari sarebbe all’origine dello stato di massima allerta tra le forze armate, dispiegate in massa da alcuni giorni nella regione orientale di Gabu, lungo la frontiera con la Repubblica di Guinea. Nei giorni scorsi il portavoce dello stato maggiore dell’esercito, Dabana na Walna, aveva sostenuto che mercenari si stavano preparando in un paese vicino con lo scopo di destabilizzare la Guinea Bissau. Il clima è particolarmente teso nel paese dallo scorso 21 ottobre, quando fu attaccata una caserma dell’esercito. Il governo transitorio installato dopo il golpe del 12 aprile si è detto vittima di un tentativo di colpo di Stato fomentato dal precedente primo ministro, Carlos Gomes Junior, con l’aiuto del Portogallo. Accuse respinte dal deposto primo ministro in esilio. Non è ben chiaro cosa stia avvenendo nel piccolo paese dell’Africa occidentale che deve ancora trovare i giusti equilibri in seno alla transizione seguita al colpo di Stato. L’esercito resta tuttora in pieno controllo della situazione mentre il paese sembra sempre di più subire gli effetti dei trafficanti internazionali di stupefacenti che hanno trovato in Guinea Bissau protezioni e basi logistiche nella rotta tra America latina ed Europa.* Celine Camoin - Atlasweb

 
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