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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 25/09/2012 Mali: Azawad, via libera del governo a forza militare regionale per riprendere il Nord |
Il governo ha dato l’autorizzazione al dispiegamento di una forza militare della Comunità dei paesi dell’Africa occidentale (Cedeao/Ecowas) a Bamako in vista della riconquista del nord del paese, in mano a vari gruppi armati da cinque mesi. Lo ha annunciato sabato sera il ministro della Difesa Yamoussa Camara, dopo un incontro con il presidente di turno della Cedeao, il presidente ivoriano Alassane Dramane Ouattara. Le operazioni potrebbero mobilitare una forza di 3000 uomini ma le autorità di Bamako hanno chiesto la “massima discrezione” nel rispetto della popolazione. L’idea dell’arrivo di militari stranieri sul posto non è accolto all’unanimità dalla popolazione e dalla società civile. Il 21 settembre il presidente ad interim, Dioncounda Traoré, aveva indirizzato un messaggio ai gruppi armati che occupano il nord, chiedendo un negoziato. I movimenti islamisti Ansar al Dine e Mujao (Movimento per l’unità del jihad in Africa occidentale) hanno risposto di essere pronti a dialogare a condizione che venga applicata la sharia, la legge islamica, in tutto il paese. Gli indipendentisti del Movimento nazionale per la liberazione dell’Azawad (Mnla), che alcuni dicono diviso al suo interno, avrebbero accettato di sedersi al tavolo negoziale. * Celine Camoin - Atlasweb |
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| 25/09/2012 Mali: Intervento africano al nord, onu chiamata a decidere |
La crisi nel Nord del Mali è uno dei temi caldi in agenda della 67esima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. A poche ore dall’apertura dei lavori al Palazzo di Vetro a New York si moltiplicano dichiarazioni, speculazioni e precisazioni da parte di tutte le parti coinvolte, direttamente o indirettamente, nel braccio di ferro con i gruppi armati islamici e tuareg che da cinque mesi controllano le regioni settentrionali di Gao, Kidal e Timbuctù. Il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon e il presidente francese François Hollande hanno annunciato la possibilità di nominare un rappresentante speciale per il Mali in occasione del voto di una risoluzione del Consiglio di sicurezza che dovrebbe dare il via libera ad un intervento militare guidato dalla Comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale (Cedeao/Ecowas). A margine dell’Assemblea generale, il 26 settembre, è prevista una conferenza internazionale sul Sahel presieduta dallo stesso Ki-moon. “La povertà, la siccità e le tensioni comunitarie costituiscono delle minacce alla stabilità dell’intera regione, dove l’estremismo sta guadagnando terreno, le armi sono facilmente reperibili mentre i posti di lavoro scarseggiano” ha dichiarato il Segretario generale, sollecitando “una risposta coordinata delle comunità internazionale per risolvere la crisi del Sahel, che finora non ha ricevuto abbastanza attenzione”. In vista del voto all’Onu, fonti della presidenza di Bamako hanno specificato che “il Mali accetterà la presenza sul proprio territorio di sole truppe dei paesi dell’Africa occidentale, al massimo quattro o cinque battaglioni e per una durata di sei mesi, rinnovabile se necessario”. Lo scorso fine settimana il governo di transizione maliano e responsabili della Cedeao hanno raggiunto un accordo all’ultimo minuto sulle modalità di un intervento regionale al Nord. La ‘Missione della Cedeao in Mali’ (nota con l’acronimo ‘Micéma’) dovrebbe essere attuata entro due mesi grazie a un team misto di poliziotti e gendarmi che a Bamako gestiranno una base logistica. L’intesa prevede anche la fornitura di materiale militare dalla Nigeria – ma anche dalla Francia e da altri partner internazionali – corsi di formazione alle truppe maliane e la consegna di armamenti bloccati da settimane in Guinea. Inoltre, “per non urtare la suscettibilità e la sensibilità della maggioranza delle popolazioni molte attente all’argomento e restie alla presenza di forze straniere sul proprio territorio, l’intervento regionale si svolgerà nella massima discrezione” ha precisato il ministro della Difesa Yamoussa Camara. Nelle ultime settimane l’approvazione da parte del Consiglio di sicurezza di un’apposita risoluzione sul Mali è stata bloccata dai dissensi tra Bamako e la Cedeao che non erano riuscite a presentare ai 15 Stati membri una proposta “dettagliata e realistica”. L’offensiva dei ribelli tuareg del Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad (Mnla) è cominciata lo scorso 17 gennaio, ma da subito sono entrati in scena diversi gruppi armati islamici, tra cui Ansar Al Din e il Movimento per l’unità e il Jihad in Africa occidentale (Mujao), collegato ad Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi). - Misna |
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| 25/09/2012 Mauritania: Valorizzare l’Islam maghrebino per respingere la violenza e l’intolleranza |
Far fronte alla violenza ed all’estremismo facendo appello ai propri valori culturali e religiosi, fondati sul dialogo e la tolleranza. È quanto si propongono i ministri degli Affari Religiosi dell’Unione del Maghreb Arabo (UMA) convenuti a Nouakchott (capitale della Mauritania) per la loro prima assemblea, dal titolo “l’Islam sunnita moderato e il suo ruolo nell’immunità culturale delle società maghrebine”. Questo incontro, ha affermato il Ministro degli Affari Islamici della Mauritania, Ahmed Ould Neini, ha lo scopo di “lavorare per far emergere una visione unica che in prospettiva permetta di creare una strategia volta ad immunizzare le società maghrebine dalle ideologie distruttive estranee ai valori culturali e morali di tolleranza di queste società”. Fanno parte dell’UMA la Libia, la Tunisia, l'Algeria, il Marocco e la Mauritania. In alcuni di questi Paesi operano gruppi estremisti che si richiamano ad una visione “combattente” dell’Islam. Sono soprattutto i giovani ad essere attratti dal richiamo di queste ideologie. Il Ministro Ould Neini ha elogiato il dialogo avviato da alcuni Ulema (dotti islamici) con diversi esponenti radicali detenuti in prigione che ha permesso “ a diversi giovani di tornare alla ragione, permettendo loro di beneficiare della libertà e dell’integrazione nella vita economica”. (L.M.) - Ag. Fides |
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| 25/09/2012 Nigeria: Boko Haram: arresti e vittime, ma la repressione non basta |
La repressione militare, da sola, non risolverà mai l’emergenza Boko Haram: lo dice alla MISNA padre John Tagwana, responsabile della Commissione giustizia e pace della diocesi di Maiduguri, nel nord-est della Nigeria dove continuano gli scontri a fuoco, le esecuzioni sommarie e gli arresti di militanti. “Boko Haram – sottolinea padre Tagwana – è forte per due motivi: per il sostegno di politici di primo piano, come l’ex governatore dello Stato di Borno Ali Modu Sheriff; e per la crisi economica e sociale, che nella diocesi di Maiduguri è ancora più grave rispetto all’area di Kano o ad altre zone della Nigeria settentrionale”. Padre Tagwana parla da Mubi, una città dello Stato di Adamawa che da domenica è teatro di un’offensiva dell’esercito e della polizia. Secondo l’edizione online del quotidiano This Day, nei raid sono stati arrestati 150 presunti militanti di Boko Haram ed è stato ucciso Abubakar Yola, ritenuto un comandante del gruppo. La polizia avrebbe anche sequestrato 300 ordigni esplosivi, 25 casse di fucili e un numero imprecisato di kalashnikov. Mubi dista circa 400 chilometri da Damaturu, un’altra città della diocesi di Maiduguri dove si sta concentrando l’offensiva dell’esercito. Secondo alcune corrispondenze giornalistiche, in questo centro militari e poliziotti hanno fatto irruzione in centinaia di case alla ricerca di combattenti o presunti sostenitori di Boko Haram. Alcuni residenti hanno riferito che le abitazioni incendiate o distrutte sono 50. - Misna |
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| 25/09/2012 Somalia: Offensiva su Kismayo, onu chiede cautela per i civili |
Le Nazioni Unite hanno esortato al massimo controllo delle forze militari impegnate in Somalia, il giorno dopo l’uccisione di sei civili da parte di un soldato keniano alle porte di Kismayo. “E di vitale importanza – ha detto Martin Nesirky, portavoce del Segretario generale Onu – che le forze armate dispiegate sul terreno assicurino il minimo impatto sulla vita dei civili”. Le forze armate keniane impegnate nell’assedio di Kismayo – ultimo prolifico bastione della resistenza Al Shabaab – hanno confermato l’incidente, nei pressi di Jana Abdallah a circa 50 chilometri dalla città e annunciato un’investigazione sul caso. “Il soldato che ha aperto il fuoco è stato immediatamente disarmato ed è stato confinato in cella di sicurezza” ha affermato il portavoce delle forze armate di Nairobi, colonnello Cyrus Oguna. Intanto, fonti locali riferiscono che la presa della città portuale – fonte di introiti e finanziamento per le operazioni dell’insurrezione – è ritardata dalla conformazione del centro, un dedalo di vicoli ancora sotto il controllo di Al Shabaab, che richiederà l’invio di numerosi reparti di fanteria. Intanto, prosegue l’esodo di civili dalla città: finora, e solo questo mese, più di 10.000 persone sono fuggite da Kismayo temendo l’assalto finale da parte dei militari somali e keniani. Circa 7.500 persone hanno abbandonato la zona negli ultimi quattro giorni in mezzo a crescenti tensioni, secondo dati diffusi dall’Unhcr. - Misna |
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| 25/09/2012 Somalia: Mogadiscio ad al-Shabaab: lavoro per chi si arrende |
Sarebbe a un passo dalla sconfitta al-Shabaab, la milizia islamica somala legata ad al-Qaeda, indebolita dalle lotte intestine e dalle defezioni, ultima quella di centinaia di guerriglieri che hanno gettato le armi e si sono consegnati a Mogadiscio. Lo afferma la missione dell’Unione africana (Amisom), lo pensano anche le autorità somale che approfittano del momento per tendere una mano ai miliziani: “Se si arrendono, quando si arrenderanno tutti, non ci limiteremo a mandarli per le strade”, ha dichiarato il ministro dell’Interno somalo Abdisamed Mohamed Hassan, “Li divideremo in piccoli gruppi. Se tornano volontariamente, andranno a lavorare nelle fabbriche e ci prenderemo cura di loro. Cercheremo di formarli e di proteggerli. Se invece restano combattenti, si passa al Dipartimento di Giustizia e vanno in carcere”. Al-Shabaab ha promesso di uccidere tutti i deputati somali, il primo della lista ha già perso la vita. Ma intanto incassa anche l’abbandono dell’alleato Hezbul dell’Islam, guidato da Hassan Dahir Awey, che lascia per divergenze ideologiche. Il gruppo ribelle era tra l’altro contrario alla fusione di al-Shabaab con al-Qaeda, lo scorso anno. - Euronews |
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| 25/09/2012 Sudafrica: Azienda Gold Fields, rivolta minatori si allarga |
La compagnia sudafricana Gold Fields, di cui una miniera vicino Johannesburg è paralizzata da uno sciopero che dura da più di 15 giorni, ha annunciato oggi che il movimento di protesta dei minatori si è anche esteso a un altro sito nel centro del paese da lei controllato. "Gli impiegati della miniera Beatrix nella provincia della Stato libero hanno iniziato una protesta illegale. Lo sciopero è iniziato venerdì in un settore e ieri si è esteso su tutta la miniera", ha precisato il gruppo, quarto produttore mondiale di oro. La protesta violenta che sta scuotendo le miniere sudafricane è cominciata ad agosto nel sito di platino di Marikana, sfruttata dal gruppo britannico Lonmin, con un lungo sciopero poi sfociato in un bagno di sangue con 46 morti negli scontri tra manifestanti, sindacati e forze di sicurezza. Intanto si apprende che il giovane leader politico Julius Malema comparirà domani davanti alla giustizia. Lo ha annunciato il suo avvocato precisando che al momento non sono stati ancora comunicati i capi di accusa nei suoi confronti. Secondo la stampa locale, Malema è accusato di frode e malversazione di denaro pubblico. - Swissinfo |
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| 24/09/2012 Africa: Israele: inviare denaro all’estero, un crimine per gli immigrati africani |
Il Ministero della Giustizia israeliano ha proposto nel weekend un emendamento a un disegno di legge che vieta agli immigrati africani di trasferire denaro ai propri familiari all’estero. Se il provvedimento dovesse passare, questi rischierebbero pene severissime, da una multa di 29.200 shekel (circa 5.500 euro) fino ad un anno di carcere, o due volte la somma che la persona intende inviare fuori da Israele. Tramite un comunicato, il Ministero ha affermato che la proposta di legge “punta a ridurre gli incentivi economici di quanti entrano illegalmente in Israele e ad incoraggiare gli immigrati africani a lasciare il paese”. Uno strumento “importante” ed “efficace” per frenare il flusso migratorio illegale. Secondo la nuova legge, un divieto temporaneo impedirebbe al denaro di uscire dai confini nazionali, “senza limiti di utilizzo all’interno di Israele”. Abbandonando il paese, il migrante africano avrebbe però diritto a portarsi con sé i soldi guadagnati lavorando in territorio israeliano. La legge non si applica a “rifugiati, casi speciali o immigrati legali in Israele”. Sono state inoltre prese misure contro l’intervento di eventuali prestanome israeliani o immigrati legali. Ieri il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha chiesto ai funzionari del Ministero della Difesa di accelerare la costruzione di un muro lungo il confine israelo-egiziano, sottolinenando l’urgenza di controllare l’immigrazione clandestina. Nel mese di giugno, d’accordo con il Ministero dell’Interno, hanno attraversato il confine israelo-egiziano 928 africani. In maggio erano stati 2.031 * Luca Pistone - Atlasweb |
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| 24/09/2012 Egitto: Condanna esemplare in contro militanti islamici |
Diciotto integralisti islamici sono stati condannati a morte e all’ergastolo in Egitto per una serie di attentati nel Sinai lo scorso anno. Quattordici di loro saranno impiccati, mentre quattro trascorreranno la vita in carcere. La sentenza è stata accolta da grida di protesta contro il presidente egiziano Mohamed Morsi, accusato di essere un infedele. Dalla caduta di Hosni Mubarak nel febbraio dello scorso anno, lungo il Sinai gli attacchi dei militanti islamici sono aumentati. Le pene sono state inflitte per l’uccisione di sei agenti di polizia, un soldato e un civile ad el Arish, nel nord del Sinai, tra giugno e luglio del 2011. Quest’anno, ad agosto, sono state uccise sedici guardie di frontiera egiziana. In seguito a quell’episodio, il Cairo ha lanciato una vasta offensiva nella regione in collaborazione con Israele. Venerdì scorso, un soldato dello Stato ebraico è morto in un attacco contro una pattuglia al confine. L’Egitto ha inviato blindati di rinforzo. - Euronews |
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