homepage
Africa rivista

Il Blog Buongiorno Africa REDAZIONE
+39 0363.44726
africa@padribianchi.it
home La Rivista Abbonamenti News Primo Piano Eventi Mostre Padri Bianchi Contatti  
 
 
Seleziona anno: 2013 2011 2010 2009
 
 
Data (gg/mm/aaaa) Nazione Testo
 
 
News - Fino al 01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario
 
 
05/10/2012 Tunisia: Film Maometto: chiesta pena di morte per manifestanti arrestati

Le autorita' tunisine hanno chiesto la pena di morte per alcuni dei manifestanti che il 14 settembre scorso hanno attaccato l'ambasciata statunitense a Tunisi, sulla scia delle proteste contro il video 'blasfemo' sul profeta Maometto esplose in molti paesi musulmani. Lo hanno annunciato Anouar Ouled Ali e Mondher Charni, due degli avvocati difensori degli arrestati, spiegando che la pena capitale e' stata richiesta per un numero per ora imprecisato degli 87 arrestati. Le accuse loro rivolte comprendono l'attacco alla sicurezza nazionale. - Adnkronos/Aki

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
05/10/2012 Tunisia: Prorogato lo stato d'emergenza fino a fine ottobre 2012

 

Lo stato d'emergenza in vigore in Tunisia dal gennaio dello scorso anno, subito dopo la fuga del presidente Zine El Abidine Ben Ali, è stato prorogato di un mese, fino alla fine di ottobre. "Lo stato d'emergenza è stato prorogato fino al 31 ottobre 2012, per scongiurare qualsiasi rischio di violenza e per assicurare la sicurezza delle rappresentanze diplomatiche, dopo l'attacco dell'ambasciata americana", ha precisato una fonte della presidenza alla France Presse. Il 14 settembre scorso, un gruppo di manifestanti che protestava contro il film islamofobo prodotto negli Stati Uniti, per lo più aderenti al movimento salafita, ha attaccato l'ambasciata americana di Tunisi. Gli scontri hanno provocato quattro morti, una cinquantina di feriti e numerosi arresti. - TMNews

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
04/10/2012 Angola: Dos Santos incontra inviato Putin, da Russia “molto più che kalashnikov”…

L’inviato del Presidente russo Putin per l’Africa, Mikhail Margelov, è stato il primo diplomatico a incontrare il Presidente dell’Angola, José Eduardo dos Santos, subito la sua entrata in carica dopo la vittoria alle elezioni del 31 agosto. L’inviato speciale di Putin ha illustrato il particolare interesse di Mosca per la riunione a Durban, in Sudafrica, nel marzo 2013 del gruppo dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica). Durante il vertice ci sarà la possibilità di incontri anche con i leader dei paesi SADC (Southern African Development Community), di cui fanno parte oltre al Sudafrica anche Angola e Mozambico, a cui tocca attualmente la presidenza di turno della Comunità: “Per noi – ha rilevato Margelov - è molto importante che la cooperazione economica della Russia con i nostri partner africani si possa sviluppare in vari settori”. Margelov era accompagnato da Boris Ivanov, consigliere del presidente della Gazpronbank, la terza banca per importanza della Federazione russa, già impegnata  in iniziative congiunte con il Banco Nacional de Angola (BNA). La Russia oggi, ha detto con una battuta il rappresentante russo, ha “molte cose da offrire ai paesi africani, che non il kalashnikov...”. Ivanov ha rilevato: “Il Presidente dos Santos ha mostrato di apprezzare lo sviluppo dei rapporti tra le nostre banche e ha espresso la volontà che queste relazioni vengano approfondite, cosa che abbiamo cominciato a fare. E’ una situazione molto importante, che intendiamo valorizzare, perché l’Angola è un nostro partner tradizionale in Africa. I nostri rapporti risalgono a molti anni fa e sono ben orientati per il futuro”. – Orizzonte Duemila

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
04/10/2012 Costa d'Avorio: Crisi elettorale, prime confessioni dei militari a processo

Hanno confessato di aver ucciso un collega due dei militari imputati dal tribunale militare di Abidjan, nel primo processo aperto martedì per fare la luce sui crimini commessi durante la crisi elettorale dell’anno scorso. I sergenti Jean Noël Lago Léo e Noël Toualysono legati all’ex presidente Laurent Gbagbo mentre la vittima, il colonnello maggiore a riposo Adama Dosso, assassinato nel marzo 2011, era vicino all’attuale capo di Stato Alassane Dramane Ouattara. Dopo aver chiesto perdono alla famiglia del defunto, il sergente Lago Léo ha raccontato di aver ricevuto l’ordine dal comandante Yagba Kipré, braccio destro dell’allora capo della Guardia repubblicana, il generale Brunot Dogbo Blé. Il fatto di sangue si sarebbe verificato sull’autostrada alle porte di Abidjan, la capitale economica, al posto di blocco ‘Pk 42’, dove Dosso era stato fermato e poi colpito da un colpo di kalashnikov. La procura del tribunale militare ha respinto le richieste di annullamento della procedura presentate dai legali della difesa che contestano che la corte militare abbia affidato l’inchiesta a un giudice civile. Le udienze, che si svolgono al Palazzo di Giustizia di Plateau, al centro di Abidjan, riprendono oggi. Si tratta del primo processo celebrato in Costa d’Avorio sulla crisi dello scorso anno, culminata nella ‘battaglia di Abidjan’ che tra febbraio e marzo 2011 ha visto l’uno contro l’altro schieramenti di soldati e miliziani dei due politici rivali; in tutto 3000 persone sono rimaste uccise. Nei prossimi giorni comparirà alla sbarra l’ex capo della Guardia repubblicana, il generale Dogbo Blé, pilastro della sicurezza sotto la presidenza Gbagbo, coinvolto anche nell’omicidio del generale Robert Gueï, il 19 settembre 2002, giorno di un mancato colpo di Stato. La procura militare ha annunciato che nei prossimi mesi una quarantina di soldati pro-Gbagbo verranno giudicati per rapimenti, sequestri e omicidi. Finora tra militari e civili arrestati o imputati, non c’è nessuno legato all’attuale capo di Stato. L’opposizione politica del Fronte popolare ivoriano (Fpi), partito di Gbagbo, accusa il potere di attuare una “giustizia dei vincitori” mentre l’ex presidente viene processato dalla Corte penale internazionale (Cpi). Pochi giorni fa un tribunale del Ghana ha incriminato per omicidio l’ex portavoce di Gbagbo, Justin Koné Katinan, di cui Abidjan ha chiesto l’estradizione. - Misna

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
04/10/2012 Egitto: Liberi bimbi copti accusati offese, intervenuto Morsi

È finito oggi con un'ordinanza di liberazione l'incubo di due bambini copti finiti in un centro per minori con l'accusa di aver offeso l'Islam facendo pipì su alcuni fogli che contenevano versetti del Corano. A scendere in campo in loro favore sarebbe stato il presidente Mohamed Morsi su sollecitazione della comunita cristiana. Nabil Nagui Rizq, 10 anni, e Mina Nadi Farag, di 9, entrambi di una famiglia copta, erano stati arrestati questa settimana. Da fonti giudiziarie si è appreso che il tribunale ha ordinato la scarcerazione in ragione della loro età . È stato un responsabile copto, Naguib Guebrail, a sostenere che la loro liberazione è arrivata anche grazie alle pressioni del presidente, dopo che dalla comunità cristiana era partita una richiesta per un suo interessamento nella vicenda. Secondo quanto si apprende, Morsi ha sostenuto che l'incarcerazione dei due "è contraria alle convenzioni internazionali sui diritti dei bambini" sottoscritte dall'Egitto. Tuttavia, nessuno dalla presidenza egiziana ha confermato ufficialmente l'interessamento di Morsi, appartenente ai Fratelli Musulmani. I due ragazzini erano stati arrestati in una provincia del Nord, con l'accusa di aver "attentato alla religione" e detenuti in un centro per minori, dove sono rimasti per diversi giorni fino alla decisione odierna della giustizia egiziana. È la prima volta che in Egitto due bambini vengono arrestati con un'accusa simile, ma la comunità copta è stata in passato accusata di offese all'Islam. Un uomo è stato condannato a 6 anni di carcere per offese via Facebook a Maometto e allo stesso Morsi. È copto poi, di origini egiziane, Nakoula Basseley Nakoula, il produttore del film 'L'innocenza dei musulmanì, una pellicola giudicata anti-Islam, finito in carcere dopo le violente proteste scoppiate in tutto il mondo musulmano. Il processo contro un altro copto, il venticinquenne Albert Saber, arrestato per aver postato sulla sua pagina Facebook il trailer del film, riprenderà invece il prossimo 17 ottobre al Cairo: è accusato di aver insultato l'Islam e il cristianesimo. - Swissinfo

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
04/10/2012 Kenya: Aggressione durante un comizio nell’est, vittime

È di almeno quattro vittime il bilancio del tentativo di aggressione di un gruppo di uomini armati a un ministro che stava tenendo un comizio elettorale a Mtwapa, una cittadina della Provincia costiera, in riva all’Oceano Indiano: lo riferiscono i mezzi di informazione del Kenya, sottolineando il timore di tensioni e violenze in vista del voto di marzo. Secondo le ricostruzioni dell’emittente radio Capital Fm e del quotidiano Daily Nation, il ministro della Pesca Amason Kingi è rimasto illeso; tra le vittime c’è una sua guardia del corpo, colpita a morte da una coltellata. Ufficiali della polizia locale hanno sostenuto di sospettare un coinvolgimento del Consiglio repubblicano di Mombasa, un gruppo che chiede la secessione dal Kenya di una regione orientale affacciata sull’Oceano Indiano. In una nota diffusa in serata, il primo ministro Raila Odinga ha definito l’aggressione “un atto di terrorismo da condannare”. A marzo in Kenya sono in programma elezioni legislative e presidenziali. Violenze di carattere politico e sociale divampate dopo le ultime consultazioni, nel dicembre 2007, causarono oltre 1300 vittime. - Misna

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
04/10/2012 Libia: Dimostranti in parlamento contro composizione governo

Oltre un centinaio di dimostranti hanno fatto irruzione a Tripoli nella sede del Congresso Nazionale Generale, il Parlamento libico, per protestare contro la composizione del futuro governo proposta ieri dal primo ministro eletto, Mustafa Abushagur, a loro dire troppo poco rappresentativa. Provenienti in massima parte da Zawiyah, citta' della Tripolitania nord-occidentale situata a una cinquantina di chilometri dalla capitale, gli intrusi hanno imposto la cancellazione di una seduta straordinaria, che sarebbe dovuta essere per l'appunto dedicata all'esame delle nomine per la formazione del nuovo gabineto provvisorio. Ad Abushagur è imputata in particolare l'esclusione di rappresentanti dell'Alleanza delle Forze Nazionali, una formazione laica e filo- liberale guidata dall'ex premier Mahmoud Jibril, che ha vinto le elezioni del 7 luglio scorso. L'organigramma prevede invece diverse figure del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, braccio politico dei locali Fratelli Musulmani, ma soprattutto una serie di personalità assai poco note: a cominciare da colui che dovrebbe diventare ministro del Petrolio, Mabrouk Issa Abu Harroura. I maggiorenti di Zawiyah, le cui tribù fornirono un contributo decisivo al rovesciamento del vecchio regime di Muammar Gheddafi, avevano indicato alcune alternative, nessuna delle quali è peraltro stata presa in considerazione. Alla fine i manifestanti sono usciti dal palazzo del Parlamento, ma si sono comunque trattenuti all'esterno, continuando a contestare la selezione dei potenziali ministri, ancora suscettibile di modifiche. La votazione sulla nomina di ciascuno di essi è nel frattempo stata rinviata almeno fino alla serata odierna. - Swissinfo

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
04/10/2012 Libia: Parlamentari 'furiosi', non voteranno governo

Parlamentari "furiosi" che minacciano di non votare il nuovo governo libico proposto dal premier designato Mustafa Abushagur: la stampa locale riferisce di numerosi esponenti politici "arrabbiati" che mettono a rischio l'avvio della 'normalizzazione' in Libia. "Serve un miracolo perche' il governo passi", tuona Abdurrahman Sewehli, leader della formazione di Misurata: "Il premier non ha consultato noi ne' nessun altro" per comporre la sua lista dei ministri. In rivolta anche i rappresentanti di Bengasi. -  ANSAmed

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
04/10/2012 Madagascar: Ucciso per rapina un sacerdote gesuita

 “Padre Bruno è stato vittima di un assalto violentissimo ed ha subito una morte brutale. La comunità dei gesuiti locali è sconvolta” dicono all’agenzia Fides fonti della Chiesa da Antananarivo, capitale del Madagascar, dove domenica scorsa è stato ucciso, nel corso di una rapina in strada, padre Bruno Raharison, sacerdote gesuita di nazionalità malgascia, economo della congregazione Giovanni XXIII di Mahamasina. L’automobile del religioso - riporta l'agenzia Fides - è stata notata da alcuni abitanti il 30 settembre, parcheggiata lungo la statale 2 che conduce da Antananarivo a Tamatave, nei pressi della località di Carion. Allertati i gendarmi, questi ultimi hanno stabilito un servizio di vigilanza della vettura. Il giorno successivo un giovane che tentava di recuperare l’automobile è stato condotto in caserma. Contemporaneamente i gendarmi avviavano una battuta dell’area che permetteva, martedì scorso, di ritrovare il corpo di padre Bruno, a 400 metri dal luogo del ritrovamento della sua auto. Il religioso è stato colpito più volte con un’arma da taglia al dorso, al petto e alla testa. “I malviventi hanno voluto impossessarsi dell’automobile che il sacerdote aveva appena ricevuto per svolgere il suo servizio. Padre Bruno era accompagnato da un ragazzo che lo aiutava nei suoi spostamenti, insieme ad alcuni amici questi ha organizzato l’agguato lungo la strada” dicono fonti locali. Oltre al ragazzo, altre due persone sono state fermate in relazione all’omicidio del gesuita. I funerali di padre Bruno Raharison sono stati celebrati ieri. (R.P.) - Radio Vaticana

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
04/10/2012 Mali: Violazioni diritti umani al nord, “non e’ vero islam”

Amputazioni, flagellazioni, esecuzioni sommarie in pubblico, scuole chiuse, prigioni per donne, distruzione di mausolei: sono frequenti le denunce di gravi violazioni dei diritti umani che giungono dal Nord, passato sei mesi fa sotto il controllo di gruppi armati islamici, Ansar Al Din e Movimento per l’unicita’ e il jihad in Africa occidentale (Mujao). E’ di ieri la notizia della fucilazione sulla piazza pubblica di Timbuctù di un presunto appartenente alla ribellione tuareg del Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad (Mnla), giustiziato senza processo per aver ucciso un pescatore. “Mi vergogno a dirlo ma quanto riferito da media e organizzazioni internazionali è pura verità. Per i fedeli musulmani del Mali, ma non solo, violazioni del genere sono ingiuste e ingiustificate: non c’è nulla nei testi sacri che autorizzi a tali crimini. Anzi quei banditi che occupano il Nord hanno comportamenti contrari al vero Islam”: è affranto Moktar Mariko, presidente dell’Associazione maliana dei diritti umani (Amdh), quando la MISNA gli chiede una lettura di quanto sta accadendo da mesi nelle regioni settentrionali del paese. “In realtà i membri di quei gruppi armati agiscono sulla base di altre motivazioni a carattere razziale, infliggendo punizioni-vendette a cittadini tuareg, a quelli dalla pelle nera che siano peul o dogon e a chiunque osi opporre resistenza” aggiunge l’attivista stabilito a Bamako ma ben informato sulla situazione delle popolazioni del Nord grazie a testimonianze e foto inviate dai rappresentanti locali dell’Amdh. “Che credito dare a individui che dicono di voler applicare la sharia (legge islamica, ndr) quando sono i primi a bere whisky, fumare, svolgere traffici illeciti di ogni genere, reclutare bambini per combattere e stuprare giovani donne” sottolinea Mariko. D’altra parte, però, gli affiliati di Ansar Al Din e del Mujao cercano di ottenere il ‘consenso’ degli abitanti delle zone occupate dove “le strade sono più pulite e sicure di prima”, “gli ospedali forniscono medicinali e cure gratuite”. Ma l’amarezza del presidente dell’Amdh non riguarda soltanto il “dramma del Nord”: è molto critico nei confronti della comunità regionale ed internazionale che sta “perdendo troppo tempo nel trovare una soluzione alla crisi”. Secondo l’interlocutore della MISNA “la strada del dialogo si è già esaurita ed è giunta l’ora di un intervento armato, anche perché più il tempo passa più questi gruppi stanno distruggendo l’intera società maliana”. Un appello alla solidarietà col Nord del Mali e per un ritorno alla pace è arrivato dalla Conferenza episcopale del paese (Cem), che ha anche espresso preoccupazione per “i rischi che la laicità  sia rimessa in discussione”, causando “tensioni religiose ancora più gravi anche a Sud”. Di recente il governo ha creato un ministero per gli Affari religiosi la cui guida è stata affidata a un capo musulmano. Anche oggi, come nei giorni scorsi, la crisi nel Mali dominerà l’agenda delle Nazioni Unite. Il Consiglio di sicurezza dovrebbe avviare “consultazioni preliminari” sulla richiesta di intervento militare presentata dalla Comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale (Cedeao/Ecowas) in attesa di una risoluzione per entrare in azione con una missione regionale di 3300 uomini. La procedura di adozione del testo potrebbe richiedere tempo, soprattutto alla luce delle divergenze internazionali emerse la scorsa settimana al vertice sul Sahel di New York tra chi, come la Francia, preme per una soluzione militare e chi, come Washington e Algeri, preferisce una soluzione politica. Fonti di stampa statunitensi, tra cui il quotidiano ‘Washington Post’, hanno riferito che dal mese scorso diverse riunioni segrete si sono svolte alla Casa Bianca per valutare la possibilità di operare sorvoli e altri tipi di intervento nel Nord del Mali con droni (aerei senza pilota) partendo dalla base stabilita nel vicino Burkina Faso nell’ambito di ‘Africom’, il centro di comando del Pentagono per l’Africa. - Misna

 
ico_sendfriendfacebook_logo condividi   link sorgente notizia
 
 
   
 
 
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 [90] 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382
 
REDAZIONE AFRICA
Viale Merisio, 17 - C.P. 61
24047 Treviglio (BG)
Tel. 0363.44726
Fax 0363.48198
africa@padribianchi.it
 
NEWSLETTER AFRICA
ricevi la nostra newsletter
REDAZIONE
+39 0363.44726
africa@padribianchi.it