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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 23/09/2011 Marocco: Sgominata rete vicina Al Qaida |
La polizia marocchina ha sgominato un cellula terroristica sospettata di legami con Al Qaida e che si era dato il nome di squadrone al Battar. Ne facevano parte tre persone, tra i quali un ex detenuto, che secondo le indagini stavano progettando di raggiungere uno dei campi di Aqmi al confine con il Marocco per poi tornare in patria per atti violenti ai danni dei servizi di sicurezza e degli interessi occidentali, oltre a pianificare l'uccisione di alcuni membri delle forze di sicurezza. – Ansa/Corriere della sera |
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| 23/09/2011 Sudan: Nuovi scontri nel Sud Kordofan: la crisi rischia di aggravarsi |
Pesanti combattimenti sono scoppiati ieri, 22 settembre, nello stato del Sud Kordofan, al confine tra nord e sud Sudan, dopo che i ribelli del Movimento Popolare di Liberazione del Sudan Nord (SPLM-N) hanno attaccato postazioni dell'esercito di Khartoum, l'ultimo segno di una escalation del conflitto. L'SPLM-N ha affermato che le sue truppe hanno distrutto due presidi delle Forze Armate Sudanesi (SAF), dopo aspri combattimenti a Khor Al-Dulib, nell’area di Al-Rashad , 20 miglia a sud della città di Al-Dilling. Secondo Gamar Dalman, il consigliere del Presidente dell’ SPLM-N in Sud Kordofan, le truppe ribelli hanno inflitto pesanti perdite alle SAF e ai loro alleati paramilitari. Il rappresentante della guerriglia ha affermato che l’SPLM-N è intenzionato a “liberare tutte le città della regione”. Fonti legate al governo di Khartoum hanno invece affermato che l’esercito sudanese ha respinto gli attacchi e ha inflitto pesanti perdite agli uomini dell’SPLM-N. Il sud Kordofan, regione del nord Sudan al confine con il Sud Sudan, è abitata da popolazioni che sono vicine allo Stato del meridione, tanto è vero che il SPLM-N faceva parte dell’SPLM, il movimento che si è battuto per l’indipendenza del Sud Sudan (annunciata ufficialmente nel luglio scorso). A gennaio nel Sud Kordofan doveva tenersi un referendum per decidere il destino della regione, ma il Governatore locale ha sospeso la consultazione. Da allora sono ripresi gli scontri armati. (L.M.) - Ag. Fides |
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| 23/09/2011 Zambia: Micheal Sata è il nuovo presidente |
Lo Zambia ha un nuovo presidente: Michael Sata, il leader dell’opposizione del Patriotic front (Pf) ha vinto la tornata elettorale con il 43 percento dei voti. Ruphia Banda, il presidente uscente del Movimento per la democrazia multipartitica (Mmd) non va oltre il 36,1. Micheale Sata ha condotto una campagna elettorale dai toni populisti, fatta di grandi promesse come “un accesso all’acqua pulita garantito per tutti”. Sulla corsa elettorale ha inciso molto l’ingresso di capitali stranieri nel Paese registrato durante il mandato di Banda. L’accusa che gli è stata rivolta da Sata è di aver svenduto lo Zambia, soprattutto agli investitori di Pechino. Il numero dei votanti è stato basso anche perché in molti hanno lasciato i grossi centri abitati, nel timore dello scoppio di violenze tra le due diverse fazioni. Le regioni più agitate sono quelle settentrionale, il cuore minerario del Paese, dove il 22 settembre si è scatenata una sassaiola tra manifestanti antigovernativi e polizia. - Peacereporter |
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| 22/09/2011 Africa: Il boom economico coi droni |
Negli ultimi giorni si è parlato molto della decisione degli Stati Uniti di estendere le proprie basi di droni anche nel Corno d’Africa e nella Penisola Araba per rendere ancora più aggressiva la propria strategia di lotta al terrorismo internazionale. I droni sono aerei senza pilota che vengono telecomandati dalle basi americane per colpire obiettivi terroristici. Il dibattito sulla legittimità giuridica di questi strumenti dura da molto e ha a che fare anche con la possibilità che questi bombardamenti colpiscano non solo obiettivi di grande rilievo ma anche persone dall’identità sconosciuta, e che per questo non siano quindi riconducibili alla definizione giuridica di legittima difesa. Oggi invece il Washington Post parla di un altro aspetto della guerra dei droni, quello delle ricadute economiche che può avere sui paesi che ne ospitano le basi. L’esempio è quello delle Seychelles. Secondo un rapporto diplomatico americano diffuso da Wikileaks e risalente al 2010, le basi di droni americane costruite nelle Seychelles hanno portato all’arcipelago un guadagno di 3,1 milioni di dollari soltanto nei primi tre mesi dalla loro apertura. Gli aerei sono infatti senza pilota, ma c’è comunque bisogno di personale militare per gestirli da terra. Nel caso delle Seychelles, si tratta al momento di 82 persone impiegate nella capitale Victoria. «Una somma significativa per una nazione piccola come quella delle Seychelles», si legge nel cable. «Gli abitanti si sono già resi conto dei vantaggi. I proprietari dei ristoranti e dei negozi locali dicono che gli Stati Uniti stanno portando un flusso costante di entrate». Gli alloggi a quanto pare rappresentano una delle voci più consistenti di questa economia dei droni, con un totale di circa 1.457.784 dollari per soli quattro mesi. – il Post |
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| 22/09/2011 Angola: Molte le donne ai posti di comando |
L'Angola e' tra i dieci paesi africani con piu' donne ai posti di comando e di vertice. Lo ha sottolineato il segretario alla Presidenza della Repubblica per gli Affari Giuridici, Florbela Araujo, presente alla conferenza internazionale sui diritti delle donne che si sta svolgendo a Brasilia. "In Angola - ha detto Araujo - le donne occupano il 40% dei posti in Parlamento, ci sono nove donne ministro e quattro segretari di Stato, due governatori provinciali, sette ambasciatrici e tre magistrati dei sette membri della Corte Costituzionale". Il segretario alla Presidenza, poi, ha voluto ricordare il ruolo fondamentale delle donne dal momento dell'indipendenza dell'Angola, ma ha anche aggiunto che l'obiettivo "del governo e' quello di arrivare al 50% dei posti di responsabilita' ricoperti da donne". - Agiafro |
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| 22/09/2011 Burundi: Arrestate una decina di persone in relazione alla strage di Gatumba |
Le autorità burundesi hanno annunciato l’arresto di una decina di persone in relazione al massacro del 18 settembre, avvenuto in un bar di Gatumba (vedi Fides 21/9/2011), il cui bilancio è salito a 39 morti. Un comunicato ufficiale afferma che una parte degli assalitori proviene dalla Repubblica Democratica del Congo, dove gli ex ribelli delle Forces Nationales de Libération (FNL), conservano le loro basi arretrate. Il loro leader, Agathon Rwasa, è rientrato in clandestinità nel 2010 ed è sospettato di essere il responsabile dell’ondata di violenza che ha colpito di recente il Burundi. Negli anni scorsi l’FNL aveva raggiunto un accordo di pace con il governo di Bujumbura. Nel frattempo, sta suscitando polemiche la decisione delle autorità di proibire ai media locali di “pubblicare, commentare o analizzare” le notizie sulla strage di Gatumba. Sono state inoltre proibite la trasmissione in diretta radiofonica e televisiva di carattere politico per tutto il tempo dell’inchiesta sulla strage di Gatumba. Una decisione, quest’ultima, che ha suscitato il timore da parte dei giornalisti indipendenti dell’imposizione della censura su fatti che riguardino la corruzione e sulle uccisioni extragiudiziarie. (L.M.) - Ag. Fides |
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| 22/09/2011 Guinea: Appello dei capi religiosi per la riconciliazione nazionale |
Siamo chiamati a “una presa di coscienza chiara delle nostre responsabilità personali e collettive” se “vogliamo insieme scrivere una nuova pagina della storia del Paese liberandoci dalle catene del passato”. Cosi suona l’appello lanciato a tutto il popolo della Guinea Conakry, in un messaggio congiunto dell’arcivescovo di Conakry, mons. Vincent Coulibaly, e dall’Imam della grande moschea Fayçal, Elhadj Mamadou Saliou Camara, entrambi alla guida della Commissione per la riconciliazione nazionale. L’esortazione arriva a pochi giorni dal secondo anniversario del massacro di 130 civili in uno stadio di Conakry, perpetrato il 28 settembre 2009 dalla giunta del capitano Moussa Dadis Camara, e in un contesto di tensione tra forze politiche sulla prossima scadenza elettorale, alla luce del quale i due massimi capi religiosi guineani sottolineano “l’urgenza di riconciliazione”. I due presuli – citati dall'agenzia Misna - propongono di celebrare proprio il 28 settembre il giorno del perdono per dare il via alla riconciliazione nazionale, “un grido di speranza di tutti i guineani”, presentata come “un processo che deve comprendere azioni concrete per porre fine al disaccordo tra persone e comunità in lite per ingiustizie e atti disumani subiti in passato”. Tornando sulle pagine più buie della storia della Guinea – le precedenti repressioni del 1985 e del 2007 – i capi religiosi cristiano e musulmano denunciano la responsabilità diretta di chi era al potere ma anche quella di gruppi sociali ed individui “complici attivi o passivi” che per questo motivo hanno“tratto benefici finanziari, economici e sociali” oltre ad aver goduto di “una piena impunità politica”. Le cicliche repressioni militari ai danni di civili vengono lette dai due alti esponenti religiosi come il segno di una “responsabilità collettiva” che va al di là del potere contingente di chi ha guidato il Paese. Ripetute violazioni dei diritti umani ed ingiustizie sociali vengono tuttavia ricollegate al malgoverno e alla cattiva gestione del patrimonio nazionale da parte dei regimi che si sono succeduti e, di conseguenza, hanno “ipotecato lo sviluppo socio-economico” di tutti i guineani. Mons. Coulibaly e l’imam Saliou Camara suggeriscono di ripartire dal dialogo e dall’istruzione, tenendo conto delle tradizioni e della cultura di ogni etnia, coinvolgendo nel processo di riconciliazione i ‘saggi’. Rivolgendosi alla classe politica i due chiedono infine di “rispettare un periodo di tregua sociale per evitare ogni parola e comportamento provocatorio, ogni iniziativa come meeting e proteste che potrebbero acuire le frustrazioni e alimentare ideologie dannose”. A soli nove mesi dall’investitura del presidente Alpha Condé, il primo eletto democraticamente dall’indipendenza, il clima politico si è incrinato soprattutto dopo il fallito attacco dello scorso luglio contro la sua residenza. Ad alimentare le tensioni ci sarebbe il presunto rifiuto del partito al potere di dialogare con l’opposizione e le sue decisioni bollate come “unilaterali” in vista delle legislative in agenda per il 29 dicembre. Per fare pressione sul governo ma anche sulla commissione elettorale il ‘Collettivo dei partiti di opposizione’ prevede di tenere manifestazioni pubbliche pacifiche a partire dal 27 settembre. (M.G.) - Radio Vaticana |
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| 22/09/2011 Libia: Caos nelle file dei ribelli al fronte |
La Nato è fiduciosa: la missione in Libia verrà conclusa entro tre mesi, periodo del quale è stata prolungata. Non è lo stato d’animo che si registra tra i ribelli, impegnati nell’assalto finale agli ultimi bastioni pro-Gheddafi. La mancanza di coordinamento ha fatto fallire le ultime operazioni militari, in particolare a Bani Walid, come racconta il comandante Mahmoud al-Nafati: “Abbiamo avuto una serie di problemi: la mancanza di armi e uomini, che supponevamo ci coprissero le spalle. Eravamo impegnati al fronte sin dal mattino presto. Non siamo riusciti a capire perché le retrovie abbiano battuto in ritirata”. Il caos tra le truppe degli insorti ha fatto anche vittime: uomini colpiti da fuoco amico o rimasti uccisi durante l’addestramento. L’altro fronte caldo è Sirte, dove oggi c‘è stata una tregua nei combattimenti, in attesa di nuove munizioni e nel tentativo di limitare le vittime tra i civili, che a decine stanno cercando di fuggire. Ai check-point i ribelli controllano che fra la gente non si nascondano lealisti. Una donna denuncia una situazione di grave emergenza umanitaria a Sirte: “Tutto è distruzione, combattimenti e famiglie uccise. La gente sta cercando di fuggire, nessuno rimane nella propria casa. Tutti vogliono andare via, ma abbiamo paura. Non posso credere di essere riuscita a scappare e di essere ancora in vita”. Non è chiaro quando i ribelli daranno il via alla battaglia finale a Sirte. Nelle ultime ore è finita la fuga dell’ex premier libico Baghdadi al Mahmudi. È stato arrestato in Tunisia. - Euronews |
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| 22/09/2011 Mali: Lavori per acciaieria da 300mila tonnellate annue |
Sahara Mining, una societa' siderurgica a capitale indiano, investira' 300 milioni di dollari per costruire un'acciaieria in Mali. I lavori inizieranno a ottobre, dureranno meno di un anno e quindi prima della fine del 2012 entrera' in funzione per produrre a regime circa 300mila tonnellate di acciaio all'anno. L'impianto creera' con l'indotto almeno 5mila nuovi posti di lavoro. Sahara Mining possiede in Mali una miniera con riserve accertate di ferro: l'acciaieria servira' dunque a trasformare in loco la materia prima, sia per soddisfare la crescente domanda interna di acciaio sia per avviare l'export su altri mercati del Sahel e dell'Africa occidentale. - Agiafro |
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