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14/09/2012 Africa: Film su Maometto, esplode rabbia contro l'Occidente.

Non si fermano le violente proteste contro il film su Maometto. Dai paesi del Maghreb, al Medio Oriente, all'Indonesia migliaia le persone in piazza per protestare per la pellicola, prodotta negli Usa. Nel mirino le ambasciate e le sedi consolari occidentali, in particolare quelle americane. Intanto le autorità americane stanno esaminando a fondo il curriculum penale del produttore del film. Nakoula Basseley è stato condannato sia per frode bancaria che per droga, emerge dalla procura di Los Angeles.

Sudan - A Khartoum sono quattro i morti negli scontri verificatisi nei pressi del compound dell'ambasciata americana. Lo ha riferito l'inviato dell'emittente al-Jazeera nella capitale sudanese. I manifestanti hanno appiccato un incendio anche contro il compound dell'ambasciata tedesca. I dimostranti hanno rimosso la bandiera tedesca e issato al suo posto quella di al-Qaeda. In precedenza sotto attacco era finita anche l'ambasciata britannica.
Tunisia - E' di tre morti e 28 feriti il bilancio degli scontri tra manifestanti e polizia avvenuti davanti all'ambasciata americana a Tunisi. Lo ha reso noto l'agenzia di stampa ufficiale tunisina Tap. Secondo quanto riferisce l'inviata del quotidiano britannico 'Guardian', si sono verificate alcune esplosioni vicino all'ambasciata per il lancio di bombe contro il muro della sede diplomatica. La polizia è riuscita a disperdere la manifestazione con il lancio di gas lacrimogeni. Le autorità tunisine hanno fatto evacuare l'ambasciatore americano Jacob Walles dalla sede diplomatica di Washington a Tunisi. Data alle fiamme la scuola americana di Tunisi.
Marocco - Centinaia di salafiti hanno bruciato bandiere americane a Rabat. Lo riporta l'emittente al-Jazeera, precisando che la manifestazione è avvenuta davanti a una moschea del quartiere povero di Sale, nella capitale marocchina, dopo la preghiera del venerdì. Circa duecento islamici radicali erano presenti alla manifestazione, intonando slogan anti-Usa tra cui ''satana americano''.
Egitto - E' di almeno undici feriti il bilancio degli scontri, avvenuti oggi al Cairo, dove si è tenuta una manifestazione di protesta contro il film blasfemo su Maometto. Gli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine si sono svolti nei pressi dell'ambasciata americana e nella piazza della moschea di Omar Makram al Cairo. E' invece di almeno quattro peacekeeper feriti il bilancio dell'attacco sferrato oggi da alcuni beduini del Sinai contro un campo delle forze internazionali Onu. Lo ha riferito una fonte ufficiale della sicurezza internazionale all'agenzia di stampa Xinhua. Gli assalitori hanno anche issato la bandiera nera dell'Islam con la scritta ''non c'è altro Dio all'infuori di Allah, Maometto è il profeta di Allah''. I peacekeeper hanno risposto al fuoco sparando sugli assalitori. La sicurezza egiziana non è intervenuta, nonostante veicoli dell'esercito erano stati inviati nell'area. Secondo quanto si legge sul 'Time', i feriti sono colombiani. Diverse, invece, le versioni sull'entità delle vittime. Secondo una fonte non confermata, infatti, ci sarebbero anche tre morti.
Nigeria - I militari nigeriani hanno sparato in aria per disperdere la folla riunita davanti alla moschea di Jos, in Nigeria, per protestare contro il film blasfemo. Lo ha riferito il portavoce dell'esercito Salihu Mustapha, spiegando che i soldati ''hanno esploso qualche colpo in aria, ma non ci sono stati feriti''. La polizia ha riferito che a manifestare erano diverse centinaia di persone, riunite in piazza dopo la preghiera del venerdì. ''I cartelli che portavano i manifestanti erano di denuncia dell'America". (…)
Libia - Le autorità libiche hanno temporaneamente chiuso lo spazio aereo sopra l'aeroporto di Bengasi per il pesante fuoco anti-aereo sparato dai radicali islamici contro i droni americani che sorvolano la città dopo l'uccisione martedì del console americano Christopher Stevens e di altri quattro diplomatici americani. Secondo alcuni la chiusura dell'aeroporto mira a favorire il dispiegamento di forze speciali americane in preparazione a un attacco americano contro i miliziani coinvolti nell'attacco. Come prescrive la War power resolution, il presidente Barack Obama ha comunicato ufficialmente al Congresso lo spostamento di forze di sicurezza in Libia e Yemen. "Nonostante queste truppe siano equipaggiate per il combattimento questi spostamenti sono stati decisi solo per proteggere i cittadini e le proprietà americane - si legge nella lettera inviata a Capitol Hill - queste truppe rimarranno in Libia e nello Yemen fino a quando la situazione della sicurezza rimarrà tale che non saranno più necessarie".(…)
Una comune preoccupazione nei confronti della situazione in Medio Oriente è stata espressa dal presidente del Consiglio Mario Monti e dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, nel corso di un colloquio telefonico avvenuto nel pomeriggio. Monti - riferisce una nota di palazzo Chigi - ha in particolare espresso alla cancelliera la sua solidarietà per i disordini che hanno coinvolto l'ambasciata tedesca a Khartoum. La Farnesina ha avviato tutte le procedure necessarie per potenziare l'assistenza degli italiani che si trovano nelle città in cui sono in corso le proteste. Lo ha riferito il ministro degli Esteri Giulio Terzi precisando che l'indignazione degli islamici per il film rappresenta "una presa di posizione comprensibile". Esprimendo la ferma condanna per il video, ha detto che il nostro governo "è contro tutte le fobie, da quella verso gli islamici a quella contro i cristiani fino all'antisemitismo''. - Adnkronos/Aki/Ign

 
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14/09/2012 Egitto: Chiesa copta, annunciata lista candidati al soglio pontificio

 

Sono 17 i candidati al soglio pontificio della Chiesta cristiana copta d’Egitto. Lo ha reso noto l’ufficio per le comunicazioni del Santo Sinodo al termine di un incontro al quale erano presenti numerosi prelati e presieduto dal vescovo Pachomius, provvisoriamente a capo della comunità di fedeli in seguito alla morte di Papa Shenouda III, nel marzo scorso. Sulla lista dei candidati appaiono i nomi di sette vescovi e dieci monaci. L’elenco completo delle personalità scelte per eleggere il nuovo capo spirituale comprende invece i nomi di 2405 egiziani, laici e religiosi, a cui si aggiungono cinque membri della chiesa copta etiope, che portano il numero totale degli elettori a 2410. Il cancelliere Edward Ghalib ha detto al quotidiano in lingua araba Al Ahram che dal 15 al 30 settembre sarà possibile, per qualsiasi elettore, presentare un appello contro uno dei candidati. Finito il periodo degli appelli, la Chiesa annuncerà tre giorni di digiuno per tutti i copti durante i quali una commissione ad hoc incontrerà il vescovo Pachomius e deciderà con lui i nomi dei sette prescelti a concorrere per il ruolo di guida della Chiesa copta. Di seguito, intorno al mese di Dicembre secondo la stampa egiziana, sarà fissata una data per l’elezione. I nomi dei tre candidati che avranno raccolto più voti saranno posti in un’urna da cui un bambino, con gli occhi bendati, estrarrà il nome del 118° Papa della Chiesa copta ortodossa d’Egitto. - Misna

 
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14/09/2012 Kenya: Oltre 100 i morti nel sud, Parlamento di Nairobi chiede l’intervento dell’esercito

Il parlamento di Nairobi ha approvato una mozione urgente per chiedere al governo di utilizzare l’esercito nella regione del delta del fiume Tana, dove una serie di vendette reciproche tra la comunità Pokomo e quella Ormo per ottenere il controllo dei pozzi d’acqua e dei pascoli ha causato nelle ultime due settimane oltre 100 morti. Critiche alla mozione sono apparse sui quotidiani locali, riportando il dubbio che le forze armate non sia addestrate per far fronte a questo tipo di contrasti interni e possano rendersi responsabili di eccessive brutalità nei confronti della popolazione civile. Una manifestazione di abitanti del villaggio di Malalani, che ieri chiedeva di essere ricevuta dal commissario distrettuale per chiedere un impiego più massiccio delle forze di polizia, è stata invece dispersa secondo il quotidiano di Nairobi ‘The Star’ dalle stesse forze di polizia davanti la sede del governo locale a Kitui. Le inchieste relative agli attacchi che si sono susseguiti da inizio mese hanno nel frattempo portato all’incriminazione del vice-ministro per l’Allevamento, Dhadho Godhana, che è stato immediatamente allontanato dal suo incarico governativo dal presidente Mwai Kibaki, per incitazione all’odio. Godhana, il cui collegio elettorale è situato nella regione del delta del Tana, aveva accusato secondo l’emittente radiofonica Capital FM un altro rappresentante del governo, il ministro della Sicurezza interna Yusuf Haji di aver montato gli episodi di violenza per accrescere il proprio potere. La tensione, sottolinea il quotidiano ‘Daily Nation’ è acuita ulteriormente dalle elezioni supplettive previste domenica in una decina di colleggi in tutto il paese. * Michele Vollaro - Atlasweb

 
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14/09/2012 Niger: Zinder, torna la calma dopo l’assalto alla chiesa

 

Sono tutti salvi i religiosi e i fedeli che si trovavano nella chiesa cattolica di Zinder assaltata oggi da un gruppo di uomini armati: lo dicono alla MISNA fonti dell’arcidiocesi di Niamey, sottolineando che l’episodio si inserisce nel quadro dei disordini scoppiati dopo la diffusione su internet di un film anti-islamico offensivo nei confronti del profeta Maometto. “Grazie all’intervento della poliziadicono alla MISNAil pericolo è rientrato e la situazione sembra tornata alla calma”. Secondo le fonti, durante l’assalto religiosi e fedeli si erano rifugiati nella canonica della chiesa. Gli uomini armati avrebbero fatto irruzione nell’edificio e in una scuola cattolica adiacente mentre a Zinder si stava svolgendo un corteo di protesta contro il film. A differenza di quanto avvenuto in tante altre capitale africane, Niamey oggi è rimasta tranquilla. Ma alcune organizzazioni islamiche, aggiungono le fonti della MISNA, hanno programmato una manifestazione per domani. Seconda città del Niger e capoluogo del dipartimento di Mirriah, Zinder è situata circa 650 chilometri a est di Niamey e circa 170 a nord della città nigeriana di Kano. - Misna

 
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14/09/2012 Niger: Una chiesa e una scuola assaltate da uomini armati a Zinder

 

Un gruppo di uomini armati ha assaltato oggi una chiesa cattolica e una scuola nella città di Zinder, nel sud del Niger: lo riferiscono fonti missionarie della MISNA, aggiungendo che i religiosi si sono rinchiusi in una stanza e che stanno intervenendo le forze dell’ordine. La notizia è stata confermata dall’arcivescovo di Niamey, monsignor Michel Cartateguy. Seconda città del Niger e capoluogo del dipartimento di Mirriah, Zinder è situata circa 650 chilometri a est di Niamey e circa 170 a nord della città nigeriana di Kano. - Misna

 
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14/09/2012 Nigeria: La Cina investe in ferrovie ed aeroporti

 

Due accordi con investitori cinesi sono stati annunciati ieri dal governo federale di Abuja per la realizzazione di importanti opere in tutto il paese. Un prestito del valore di oltre 460 milioni di euro è stato concesso dalla China Exim Bank per il completamento della metropolitana leggera nel distretto della capitale Abuja e per la ristrutturazione della rete della Galaxy Backbone, un’impresa pubblica incaricata di promuovere una piattaforma di infrastrutture dedicate allo sviluppo del settore ICT. Il seondo accordo annunciato dal ministro delle Finanze Ngozi Okonjo-Iweala riguarda invece l’impegno diretto della stessa banca per una cifra pari ad ulteriori 390 milioni di euro destinati alla ristrutturazione degli aeroporti di Abuja, di Kano nel nord, di Port Harcourt ed Enugu nel sud, per adeguarli agli standard richiesti agli scali internazionali. Secondo il quotidiano di Abuja ‘Leadership’, l’annuncio degli accordi rappresentano un passo importante per migliorare le pessime infrastrutture del paese. La metropolitana leggera di Abuja, la cui costruzione è già ad un quarto dell’opera, consentirà il collegamento diretto tra il centro della capitale, l’aeroporto internazionale Nnamdi Azikiwe fino al quartiere periferico di Kubwa, considerata l’area residenziale più densamente abitata del distretto. Un’altra linea della metropolitana si dirigerà invece verso il quartiere orientale di Masaka. SEcondo ‘Leadership’, gli investimenti per la ristrutturazione dei quattro aeroporti consentiranno invece di aumentare la capacità degli scali dagli attuali 20 milioni di passeggeri ad oltre 60 milioni ogni anno con fondamentali ricadute lavorative, poiché si prevede che le persone impiegate nel settore, in modo diretto ed indiritto, possano crescere fino ad un milone e mezzo in tutto il paese, dagli attuali 60.000.* Michele Vollaro - Atlasweb

 
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14/09/2012 R. D. Congo: Si aggrava bilancio Ebola, sistema sanitario disastrato

 

Dall’inizio del mese è raddoppiato il numero delle vittime dell’epidemia di Ebola nel nord-est del paese, passato da 15 a 31 vittime: è l’ultimo bilancio diffuso dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), secondo cui “la situazione è grave”. Preoccupa il fatto “inusuale che la prima persona infetta sia stata un lavoratore sanitario” ha dichiarato Fadela Chaib, portavoce dell’organismo con sede a Ginevra. Colpite dal virus sono le località di Isiro e Viadana (70 chilometri dalla prima), nella Provincia Orientale (nord-est). “E’ stato detto che l’epidemia ha raggiunto il suo picco massimo ma di rimanere vigili poiché la fase calante non è ancora iniziata e il virus non può considerarsi del tutto sotto controllo. I contagiati sono stati ricoverati all’Ospedale generale di Isiro e, per paura, la gente evita persino di circolare nei pressi della struttura” dicono alla MISNA fonti missionarie locali. Non esiste alcun trattamento specifico all’Ebola, virus manifestatosi per la prima volta nel 1976 nell’allora Zaire e che si ripresenta ciclicamente in diversi paesi dell’Africa centrale, tra cui Uganda, Kenya, Rwanda e Tanzania. L’epidemia la più letale risale al 2000, quando 225 persone hanno perso la vita. L’Ebola, che sfocia in una grave febbre emorragica con un indice di mortalità fino al 90%, si trasmette attraverso il contatto diretto con persone infette, in particolare durante i riti funebri. Oms e Onu hanno lanciato un appello internazionale per raccogliere due milioni di dollari per combattere l’epidemia poiché si tratta di “una lotta che la maggior parte dei paesi, come il Congo, non sono in grado di portare avanti da soli” ha sottolineato il dottor Léodegal Bazira, rappresentante locale dell’Oms. “In Congo sono decenni che il settore sanitario pubblico viene lasciato a stesso, con il risultato di un degrado sempre più grave. Di fondo c’è una mancanza di volontà politica, un’incapacità dello Stato, una carenza di soldi, così si è arrivati a una sanità a due velocità” denunciano fonti della società civile della Provincia Orientale. “Il problema, perché oggi è di attualità, è l’Ebola ma quante persone muoiono in silenzio di colera, malaria, malnutrizione e diarrea, tutte patologie che potrebbero essere facilmente curate” prosegue la stessa fonte che preferisce rimanere anonima. Nell’ex colonia belga mancano strutture sanitarie soprattutto nei piccoli centri e remoti villaggi, ma anche materiale medico, medicinali e infermieri. Funzionano meglio le strutture private e quelle gestite dalla chiesa ma, spesso, con costi proibitivi per la gente comune. “Nel settore c’è una corruzione dilagante: vista la grande richiesta e la poca offerta, c’è chi lucra sulla salute. Poi c’è chi, in pochi, ha la fortuna di avere un’assicurazione e di potersi fare curare all’estero” dice ancora l’attivista congolese. Un quadro molto difficile che si aggrava ulteriormente in caso di insicurezza o conflitto armato. “I molteplici conflitti all’Est con migliaia di sfollati in fuga e rifugiati nei paesi vicini complicano la situazione sanitaria e rendono gli interventi umanitari più complessi” hanno sottolineato operatori di Medici senza frontiere. “Chi riesce a raggiungere un campo profughi e ottenere cure dall’Oms, dalla Croce Rossa o da Msf è fortunato: l’assistenza sanitaria è di gran lunga migliore rispetto a quella del villaggio dal quale è scappato” conclude una fonte missionaria di Isiro. - Misna

 
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14/09/2012 Sudafrica: No dei minatori all’offerta della proprietà

Sudafrica, i minatori del platino dicono no all’offerta della proprietà britannica: 83 euro in più, una paga complessiva da 510 euro circa quando loro chiedevano almeno 1200 euro. Basta con le agitazioni e le violenze, sono dannose per l’economia del paese, dicono le autorità che annunciano la linea dura contro manifestazioni illecite e porto d’armi abusivo. “Il nostro governo”, ha dichiarato il ministro della giustizia, Jeff Radebe, “lancia un fervido appello a tutti i sudafricani affinché desistano da qualsiasi azione illegale e collaborino con le forze dell’ordine per garantire il ritorno alla normalità”. Gli incidenti più gravi a Marikana a metà agosto: 44 i morti negli scontri prima tra lavoratori e poi con la polizia. Dopo cinque settimane di sciopero, la rivolta va avanti a oltranza, contagiando altre miniere e settori. - Euronews

 
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14/09/2012 Sudafrica: Dopo Marikana, minatori in sciopero in tutto il paese

 

Si sta trasformando in una crisi che mette in discussione l’intera gestione politica del Sudafrica da parte dell’African National Congress (Anc) guidato dal presidente Jacob Zuma, la protesta sindacale indetta a metà agosto dai lavoratori della miniera di platina di Marikana per chiedere l’adeguamento dei propri salari. Dopo il comizio svolto l’altro ieri da Julius Malema, già leader dell’organizzazione gionavile dall’African National Congress (Anc) e delfino del presidente Jacob Zuma, nel luogo dove 34 operai di Marikana erano stati uccisi dalle forze di polizia il 16 agosto, migliaia di minatori hanno organizzato manifestazioni di protesta in diversi luoghi della provincia del Nord-Ovest, dove si concentra il maggior numero di siti estrattivi del paese. “Lo sciopero di Marikana deve estendersi in tutte le miniere”, aveva arringato la folla Malema affermando che la richiesta di uno stipendio di almeno 1200 euro (12.500 rand sudafricani, più di tre volte l’ammontare dello stipendio attuale) è un obiettivo minimo per i lavoratori del settore estrattivo sudafricano.
Gli scioperi si sono quindi estesi da Marikana, le cui attività sono ferme dalla seconda settimana di agosto causando alla società proprietaria Lonmin la perdita di circa un terzo del proprio valore in borsa, e sono già altre due le miniere di platino della stessa società chiuse, mentre è notizia di stamattina che la Anglo American Platinum, il principale produttore di platino al mondo, è stata costretta a chiudere quattro sue miniere in Sudafrica. Sarebbero, secondo i media nazionali, circa 60.000 i minatori che in tutto il paese non si sono recati ieri nel proprio posto di lavoro. Secondo la polizia sudafrica, 1500 manifestanti hanno bloccato l’accesso alle strade che conducono ai siti estrattivi nei pressi di Rustenburg, mentre cariche e scontri con le forze di sicurezza si son verificati davanti le miniere d’oro di KDC e di Gold Fields quando i lavoratori in sciopero hanno impedito ai rappresentanti sindacali della National Union of Mineworkers (Num), formazione vicina all’African National Congress e fino all’inizio della protesta considerato il principale sindacato del settore, di svolgere dei comizi. La direzione della Num è accusata infatti dai minatori di aver svenduto le condizioni di lavoro per ottenere vantaggi politici dai rappresentanti delle società multinazionali proprietarie dei siti estrattivi. * Michele Vollaro  - Atlasweb

 
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14/09/2012 Sud Sudan: Della Total la prima sconfitta nella partita del petrolio

 

Il governo di Juba ha annullato buona parte di una concessione petrolifera accordata alla società francese Total, in quella che è la più importante revisione di un contratto sottoscritto prima dell’indipendenza da Khartoum: lo dice alla MISNA Elizabeth James Bol, vice-ministro del Petrolio del Sud Sudan. La concessione riguarda il cosiddetto Blocco B, situato nella regione orientale di Jonglei ed esteso su 120.000 chilometri quadrati, una superficie paragonabile a quella dell’Eritrea. Il provvedimento del governo prevede lo spezzettamento della concessione in tre parti: della prima continuerà a beneficiare Total, mentre le altre due saranno assegnate ad altre società straniere. Secondo fonti anonime citate dall’agenzia di stampa inglese Reuters, ad acquisire diritti nel Blocco B saranno la statunitense Exxon Mobil e la kuwaitiana Kufpec. Alla MISNA James si limita a dire che della scelta del governo beneficerà una società “all’avanguardia mondiale da un punto di vista tecnologico e finanziario”. “Total non ha mai avviato le prospezioniaggiunge il vice-ministrononostante sia titolare della concessione dal 1980 e la guerra civile sia finita da sette anni: siamo stanchi di aspettare, ora vogliamo la massima efficienza”. Il petrolio è la risorsa principale del Sud Sudan. Prima della sospensione della produzione nel gennaio scorso, a seguito dei contrasti sulle tariffe per l’uso degli oleodotti di Khartoum, il greggio valeva il 98% delle entrate dello Stato. Prospezione e sfruttamento petrolifero sono regolati da una legge promulgata a luglio, esattamente un anno dopo la proclamazione dell’indipendenza. Nel testo è prevista la possibilità di annullare o rivedere contratti sottoscritti dalle società straniere con il governo di Khartoum prima, durante o dopo la guerra civile combattuta tra il 1983 e il 2005. Dopo l’indipendenza Juba ha firmato nuovi accordi con la malese Petronas e la cinese China National Petroleum Corporation (Cnpc). Un ritorno delle “major” americane potrebbe essere favorito dalla decisione di Washington di revocare le sanzioni adottate nel 1997 nei confronti del Sudan, allora uno Stato unitario. - Misna

 
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