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26/12/2012 Repubblica Centrafricana: I ribelli conquistano Kaga Bandoro

 (26 dic) La situazione Nella Repubblica centroafricana sembra completamente senza controllo. Anche la città di Kaga Bandorò è caduta nelle mani dei ribelli che combattono contro il presidente François Bozize per il controllo del paese, ricchissimo di materie prime. Anche gli stranieri sono a rischio. Nella capitale in queste ore una folla minacciosa sta attaccando le ambasciate francese e statunitense. Soprattutto Parigi è accusata di sostenere i ribelli che stanno conquistando terreno nel nord. La coalizione dei ribelli si fa chiamare Seleka. È formata da tre gruppi armati che hanno firmato nel 2007-2011 gli accordi di pace con il governo di Bangui. La coalizione chiede il rispetto di queste intese. - Euronews

 
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26/12/2012 Repubblica Centrafricana: Prosegue avanzata ribelli, cade Bambari

 

 (24 dic) Prosegue, nonostante i colloqui, l’avanzata della coalizione ribelle centrafricana Séléka che ieri, secondo varie fonti locali e internazionali, avrebbe preso il controllo di Bambari, strategico centro abitato nel cuore del paese, nonché ex-bastione militare. Secondo le informazioni in circolazione uno scontro tra i ribelli e l’esercito alle porte della città si sarebbe trasformato in una vera battaglia, durata oltre due ore e conclusasi con la ritirata dell’esercito regolare e l’ingresso in città (dove vivono 50.000 persone) dei ribelli. Il portavoce della ribellione, parlando con alcuni media internazionali, ha accusato l’esercito centrafricano di non rispettare gli impegni presi in sede di colloqui e di aver moltiplicato negli ultimi giorni gli attacchi contro le postazioni di Séléka. Iniziata il 10 dicembre scorso, l’avanzata dei ribelli non sembra conoscere sosta e, nonostante i tentativi di mediazione e le rassicurazioni, gli antigovernativi sembrano continuare a puntare sulla capitale Bangui. Bambari, prefettura e importante presidio militare governativo, dista meno di 400 chilometri dalla capitale. - Atlasweb

 
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26/12/2012 Sudafrica: Nelson Mandela ha lasciato l'ospedale

 

(26 dic) Nelson Mandela, 94 anni, ha lasciato l'ospedale dopo oltre due settimane di ricovero per un'infezione ai polmoni. Lo riferiscono fonti della presidenza sudafricana. "Sarà curato nella sua casa di Houghton (Johannesburg) fino a che non si sarà ristabilito completamente", è scritto in una nota. Ieri il presidente Jacob Zuma aveva fatto visita all'eroe dell'anti-apartheid e lo aveva trovato molto meglio. - Swissinfo

 
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23/12/2012 Egitto: Governo: Costituzione approvata. Ma opposizione protesta

La nuova Costituzione egiziana è stata approvata con il 64% dei voti favorevoli nei due giorni di referendum. È quanto fanno sapere i Fratelli musulmani del presidente Mohammed Morsi, anche se l'opposizione protesta per brogli e irregolarità. Il Fronte di salvezza nazionale ha già chiesto un'indagine alla Suprema Corte costituzionale e alla Commissione elettorale. Intanto, mentre le operazioni di voto erano in corso, il Paese ha registrato le dimissioni del vice presidente, Mahmoud Mekki, e un giallo sull'addio poi smentito del governatore della Banca centrale.
I risultati. Quella di ieri è stata la seconda e ultima giornata di referendum sulla nuova Carta, dopo il voto di sabato 15 dicembre. Secondo i risultati preliminari del voto di ieri, i sono stati il 71,4%. Dei 25 milioni di egiziani chiamati a votare nelle province più povere del Paese, solo 8 milioni si sono recati alle urne, circa il 30%. Nella prima giornata di voto, i erano stati oltre il 56%, con un'affluenza del 32%. Per domani sono attesi i risultati ufficiali. Se venisse confermata l'approvazione, la nuova Carta entrerà in vigore subito dopo l'annuncio dei risultati ufficiali.
Denunce di irregolarita'. Duro il giudizio dell'opposizione sul referendum, minato a suo avviso da forti irregolarità. Tra quelle segnalate  l'apertura in ritardo delle urne in diversi luoghi, la presenza di islamisti all'esterno dei seggi per provare a influenzare gli elettori a scegliere il '', il divieto di accesso alle stazioni elettorali ad alcuni osservatori indipendenti. Inoltre l'agenzia di stampa egiziana Mena ha riferito che almeno due giudici sono stati rimossi perché costringevano gli elettori a votare . Secondo il Fronte di salvezza nazionale, che raccoglie i principali movimenti di opposizione, "i risultati del referendum sono certi a causa dei brogli, delle violazioni e delle irregolarità che l'hanno caratterizzato". "Il referendum - fa sapere il gruppo - non è la fine dei giochi. È solo uno scontro in questa lunga battaglia per il futuro" del Paese. "Noi - ha aggiunto - non permetteremo che l'identità dell'Egitto cambi o che torni l'era della tirannia". L'opposizione sostiene che la nuova Carta costituzionale miri a introdurre un regime islamico e sia uno strumento con cui gli islamisti intendono monopolizzare il potere. Secondo i critici, infatti, non prevede adeguati diritti delle donne e delle minoranze, dando invece ai religiosi islamisti voce in capitolo sulla legislazione. Alcuni articoli sarebbero stati redatti per zittire i nemici degli islamisti e minare la libertà dei sindacati. Se le denunce saranno ritenute attendibili, il voto potrebbe ripetersi nelle zone interessate dai brogli.
Lascia il vice presidente mekki. Ma la giornata di ieri è stata scossa anche dalle dimissioni del vice presidente Mekki. La tv di Stato ha letto la lettera tramite cui il rappresentante del governo annunciava la sua decisione. Mekki, alle spalle una carriera da giudice, ha lasciato intendere che la sua decisione potrebbe essere legata alle politiche del presidente Mohammed Morsi. "Ho realizzato che la natura della politica non è compatibile con le mie origini professionali di giudice", ha scritto, spiegando di aver rassegnato in realtà le dimissioni un mese fa, ma che gli eventi lo hanno costretto a rimanere. La scelta era in parte attesa, dal momento che la nuova Costituzione elimina la figura del vice presidente. Negli ultimi mesi si sono dimessi 17 alti consiglieri di Morsi e uno dei suoi quattro collaboratori più stretti, che era cristiano. Come Mekki, anche gli altri dimissionari hanno fatto sapere che non erano stati mai consultati prima delle decisioni del presidente, compresi i decreti del 22 novembre che gli hanno attribuito ampi poteri.
Giallo su dimissioni governatore banca centrale. È giallo invece sulle dimissioni del governatore della Banca centrale egiziana, Farouq el-Oqdah, in carica dal 2003. A dare l'annuncio del suo addio ieri era stata la tv di Stato che però, in un secondo momento, ha diffuso la smentita da parte del governo del Cairo. L'emittente non ha fornito spiegazioni sulla divergenza delle due notizie. Oggi, il governatore si è presentato a un incontro economico del governo, anche per smentire la notizia. Da giorni sui media circolavano speculazioni sulle possibili intenzioni di el-Oqdah e questa settimana Morsi lo aveva incontrato in quello che, secondo la stampa, è stato un tentativo di dissuaderlo dal lasciare l'incarico.
Paese spaccato. Il dibattito sulla nuova Carta ha spaccato l'Egitto, con numerose manifestazioni di sostenitori e oppositori di Morsi sfociate talvolta in violenza. Il testo è stato approvato in tutta fretta il mese scorso in una maratona notturna dell'Assemblea costituente, dominata dagli islamisti. L'opposizione, già sul piede di guerra per un decreto presidenziale che dava a Morsi poteri quasi assoluti, è insorta organizzando proteste che hanno avuto una partecipazione altissima e minacciando di boicottare il referendum. Da una parte ci sono il presidente Morsi con il suo partito legato a i Fratelli musulmani, e i salafiti ultraortodossi; dall'altra liberali, partiti di sinistra e cristiani che sostengono che la nuova Carta restringa le libertà e dia agli islamisti una vasta influenza sulla gestione del Paese. La nuova Costituzione ha polarizzato le posizioni portando alle peggiori violenze in piazza da quando Morsi ha assunto l'incarico a giugno. Venerdì era stata una nuova giornata di tensioni tra sostenitori e oppositori di Morsi, questa volta concentrate per lo più nella città costiera di Alessandria. - LaPresse/AP

 
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23/12/2012 Egitto: Si dimette il vicepresidente Mekki Costituzione, alta affluenza alle urne

 Il vice presidente egiziano, Mahmoud Mekki, si è dimesso. Lo annuncia la tv satellitare al-Jazeera, mentre in Egitto è in corso il secondo turno del referendum sulla contestata bozza di costituzione. Mekki era stato nominato vice presidente lo scorso agosto da Mohamed Morsi, primo presidente eletto dell'Egitto. In una nota Mekki ha spiegato che sin da novembre avrebbe voluto dimettersi ufficialmente perché ''l'incarico di vice presidente è di natura politica ed è in contrasto con la mia professione di magistrato''. Tuttavia, ha aggiunto, ha scelto di rinviare la decisione a causa delle tensioni in Egitto e dell'offensiva israeliana contro la Striscia di Gaza scattata in risposta a una pioggia di razzi contro Israele. Ora, però, "è giunto il momento di annunciare le mie dimissioni dalla vice presidenza pur continuando con il ruolo di 'soldato volontario' per il bene della Nazione'', ha detto Mekki che rivendica di aver svolto un ''ruolo importante per la difesa dei diritti dei cittadini''. Il governo egiziano, con una nota affidata all'agenzia di stampa Mena, smentisce invece la notizia delle dimissioni del governatore della Banca centrale, Farouk al-Okda. Okda, si precisa, ha lasciato il Cairo per un viaggio personale a Parigi, ma sabato tornerà in Egitto. La notizia delle dimissioni era stata diffusa dalla televisione di Stato. Intanto, per le lunghe code davanti ai seggi in occasione del secondo turno del referendum, la Commissione elettorale egiziana ha deciso di rinviare alle 23 ora locale (le 22 in Italia) la chiusura, inizialmente prevista per le 19 ora locale. I seggi sono aperti in 17 province, dove sono chiamati a votare più di 25 milioni di elettori. Il Movimento del 6 Aprile ha diffuso il primo rapporto sulle irregolarità in cui si denuncia, tra l'altro, la compravendita di voti e si accusano membri del partito salafita al-Nour e di Giustizia e Libertà di fare propaganda davanti ai seggi per l'approvazione della costituzione. - Adnkronos/Aki/Ign

 

 
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23/12/2012 Egitto: Mubarak spera in nuovo processo contro ergastolo

Potrebbero tornare presto in tribunale l'ex presidente egiziano Hosni Mubarak ed il suo ex ministro dell'interno, Habib el Adly, condannati il 2 giugno scorso all'ergastolo per aver ordinato l'uccisione di 846 manifestanti nella zona di piazza Tahrir nei primi giorni della rivoluzione del 25 gennaio 2011 che causò la caduta di quel regime. La Corte di Cassazione riunita oggi ha deciso che il 13 gennaio renderà nota la sua decisione se accogliere o meno i ricorsi presentati dall'ex rais e dal suo ex ministro. La Corte dovrebbe anche decidere su un altro ricorso, presentato dal Procuratore Generale contro la stessa sentenza per l'assoluzione di altri sei imputati: sei generali della polizia che controllavano la piazza in quei giorni. Già al momento della decisione del tribunale penale che li assolse molti osservatori e giornalisti si chiesero come fosse possibile che i giudici condannassero Mubarak e Adly ed assolvessero coloro che avevano eseguito i loro ordini sul campo. L'eventuale riapertura del processo è destinata a suscitare scalpore e risentimento tra coloro che ritengono che l'Egitto abbia voltato pagina rispetto al passato regime. Ma ha anche suscitato entusiasmo da parte di sostenitori del vecchio 'rais' che si sono radunati oggi al Cairo, vicino alla sede giudiziaria. Questo, comunque, potrebbe costituire un ulteriore elemento di tensione proprio mentre l'Egitto si prepara a tenere entro due mesi nuove votazioni per il Parlamento. Ieri al referendum sulla Costituzione voluta fortemente dal presidente Mohamed Morsi e dai Fratelli Musulmani che lo sostengono, insieme con i gruppi di islamisti più radicali, hanno vinto - almeno secondo i risultati ufficiosi - i con il 64% dei voti. L'opposizione ha denunciato brogli e annunciato ricorsi. - Swissinfo

 
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23/12/2012 Mali: Timbuctu, riprende la devastazione dei mausolei

Non si ferma la devastazione del patrimonio culturale e archeologico di Timbuctu per mano di Ansar Dine il gruppo islamico tuareg, che dall’estate detiene il controllo nel Nord del Mali. Quattro i mausolei a essere stati distrutti. Assieme alle devastazioni i membri di Ansar Dine, nel nome della sharia, stanno aumentando esecuzioni e amputazioni di mani di presunti ladri ed eretici. In un crescendo di violazioni dei diritti umani. Venerdì scorso ad Algeri l’incontro tra le due fazioni di tuareg, Ansar Dine e i laici del movimento nazionale per la liberazione dell’Azawad che prima dell’irruzione sulla scena degli islamisti detevano il potere nella regione. L’incontro segue la decisione dell’Onu d’inviare nel nord del Mali i caschi blu. Missione che partirà soltanto nell’autunno del 2013. I tuareg, islamisti e laici, sperano di evitare l’intromissione di forze esterne. Punto di frizione tra le due parti, la sharia. Per i laici va abbandonata. - Euronews

 
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23/12/2012 Nigeria: Mons. Kukak: grave debolezza dello Stato nel punire i criminali

“Non dobbiamo confondere la grave debolezza di uno Stato incapace di contenere e punire i criminali, con la natura dei rapporti tra cristiani e musulmani”. Lo ha detto mons. Mattew Hassan Kukah, vescovo di Sokoto - diocesi suffraganea dell’arcidiocesi di Kaduna, in Nigeria, parlando ad Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs) degli attacchi della setta fondamentalista islamica Boko Haram a cristiani e musulmani. “Più volte negli ultimi venti anni si sono verificati nel nostro Paese attacchi contro le Chiese - spiega - ma gli attentati di Boko Haram hanno alzato notevolmente il livello di preoccupazione”. Per mons. Kukah - riporta l'agenzia Sir - la volontà di veder applicata la sharia come fonte principale di diritto in tutto il Paese - attualmente è tale solo in 12 dei 36 Stati nigeriani - non è che un pretesto utilizzato dalla setta per “nascondere i propri atti criminali. L’adozione della legge coranica è la prima causa di tensione tra cristiani e musulmani ed è probabilmente per questo che i fondamentalisti l’hanno scelta come obiettivo. Negli Stati del Nord - continua mons. Kukah - i cristiani sono tuttora considerati dallo Stato alla stregua di stranieri. A Kaduna e Kano ci sono fino a 20 Chiese in una sola via. Mentre in altre zone, abitate anche da cristiani, non è permesso costruirne”. Nel Nord del Paese c’è inoltre il divieto di insegnare religione nelle scuole, l’impossibilità di accedere agli impieghi pubblici, ai patrocini e perfino ai mezzi di comunicazione di proprietà statale. “Dietro alle violenze - afferma - vi è la mancata applicazione dei principi della Costituzione e l’assenza di leggi che favoriscano i diritti umani e la cittadinanza su ogni altra forma d’identità. Piuttosto che discutere dei rapporti tra cristiani e musulmani dovremmo affrontare il dramma di vivere in una nazione al di sotto della soglia costituzionale”. La democrazia nigeriana, osserva il vescovo, è fiaccata dalla corruzione e dal “dilagare di ogni impunità”: “Un solido e onesto sistema giudiziario punirebbe i criminali, qualunque siano le motivazioni dietro cui si nascondono. È questa l’unica via per guarire le ferite infette che in Nigeria hanno logorato i rapporti tra cristiani e musulmani”. (R.P.) - Radio Vaticana

 
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23/12/2012 Sudafrica: Veglia per Mandela

Il Sudafrica veglia sulla salute di Nelson Mandela. L’ex Presidente, in ospedale da almeno due settimane per un’infezione polmonare sembrerebbe reagire positivamente alle cure mediche. Per Mandela si tratta del ricovero ospedaliero più lungo dalla sua uscita di prigione nel 1990. - Euronews

 
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21/12/2012 Africa: I giovani del futuro? Tre generazioni e saranno quasi tutti africani

Nell’arco di tre generazioni il 41% dei giovani del mondo saranno africani: a sostenerlo è un recente rapporto della Mo Ibrahim Foundation, la Fondazione del miliardario sudanese, nel quale si sottolinea come l’Africa sia l’unico continente in cui la popolazione giovanile continua e continuerà a conoscere una “crescita significativa”. Nel rapporto, intitolato ‘African Youths: Fulfilling the Potential’, si precisa come la popolazione giovane africana sia aumentate negli ultimi 60 anni. Secondo lo studio, tra il 2000 e il 2100, l’Africa potrà contare su 340 milioni di persone giovani a fronte dei 137 milioni di tutto il resto del mondo, a causa della diminuzione dei tassi di Europa, America Latina e Asia. Secondo i dati dell’ONU, se nel 1950 i giovani africani rappresentavano il 9% della popolazione continentale di 459 milioni, nel 2000 i giovani erano il 15% del miliardo di africani. Nel 2050 i giovani saranno il 31% di quel 1 miliardo e 245 milioni di persone che ci si attende vivrà in Africa, per arrivare, 50 anni dopo a crescere di un altro 10%. Lo studio evidenzia anche come il tasso di dipendenza di questi giovani (intesi più come bambini che come giovani uomini), attualmente l’Africa conta il dato più alto del pianeta, si dovrebbe ribaltare nell’arco di due generazioni. Il rapporto precisa che entro il 2035 la forza lavoro del continente sarà numericamente superiore a quella della Cina e, cinque anni dopo, supererà anche quella dell’India. Per quella data la forza lavoro africana sarà di tre volte superiore a quella europea e rappresenterà un quarto dell’intera forza lavoro planetaria. Il rapporto si conclude con una serie di interrogativi sulla capacità del continente di sfruttare questo immenso potenziale umano. “Come ci assicuriamo che i giovani africani siano in grado di competere a livello globale e non di avere un valore solo per un fattore numerico? Quale futuro stiamo creando per la nostra risorsa più preziosa, i nostri giovani?” - Atlasweb

 
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