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05/09/2012 Burundi: Si riaffaccia lo spettro della guerra

 

L’ex ribellione delle Forze nazionali di liberazione (Fnl) ha nuovamente dichiarato la guerra al governo di Bujumbura, accusando il partito governativo di aver ucciso centinaia di suoi esponenti dalle elezioni del 2010. “Il partito al potere Cndd-Fdd impoverisce la popolazione attraverso la corruzione e una cattiva gestione economica (…) Abbiamo deciso di combattere militarmente il governo” si legge in un comunicato delle Fnl, distribuito ai media nazionali, a firma di un certo generale Aloys Nzabampema. Lo storico leader delle Fnl, Agathon Rwasa, in esilio da giugno 2010, avrebbe fatto recapitare una registrazione audio nella quale chiede le dimissioni del presidente Pierre Nkurunziza, anche lui ex capo ribelle eletto democraticamente presidente nel 2005 e rieletto nel 2010 a termine di un processo elettorale contestato dall’opposizione. Le Fnl potrebbero – ma non è confermatoessere all’origine di un attacco, domenica, contro militari nel settore di Kagaragara, nel comune di Mutimbuzi, nella provincia di Bujumbura. L’attacco ha iniziato verso le 21.00 e ha mirato soltanto i soldati, che hanno risposto al fuoco respingendo gli assalitori. Il clima in Burundi è molto teso dalle elezioni dal 2010, che hanno segnato una rottura totale tra maggioranza e opposizione. Gli ultimi due anni sono stati caratterizzati da casi in aumento di assassini, attacchi, minacce, pressioni e violazioni dei diritti umani attribuibili sia al governo che a gruppi antigovernativi. Affacciato sul Lago Tanganica, dotato di un forte potenziale agricolo, il Burundi è stato nella sua storia teatro di più guerre per il potere, scaturite anche da ingiustizie sociali legate all’appartenenza etnica. * Celine Camoin - Atlasweb

 
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05/09/2012 Egitto: In aumento le molestie sessuali alle donne

 

Il numero delle molestie sessuali in Egitto sta raggiungendo proporzioni allarmanti, con un’incidenza significativa in questi ultimi tre mesi. Lo denunciano gli attivisti, per i quali le aggressioni alle donne hanno raggiunto addirittura forme “mafiose”. L’inverno scorsoriporta la BBC – una donna ad Alessandria è stata aggredita e caricata sulle spalle da un gruppo di uomini. Nel filmato dell’incidente, postato per qualche mese on-line, si sentono le sue urla, più forti di quelle della folla. Marwa dice di temere le molestie fisiche e verbali ogni volta che si reca nel centro del Cairo, per questo motivo esce poco e indossa abiti poco appariscenti. “Una volta il niqab ci dava sicurezza perché proteggeva da mani maliziose, ma oggi non basta più nemmeno quello integrale”, dice Farid Dina, di un’organizzazione non governativa che si occupa di donne. Le statistiche non la smentiscono: la maggior parte delle donne molestate in Egitto è velata, addirittura l’80% per il Centro egiziano per i diritti delle donne. Said Sadek, sociologo all’Università americana del Cairo, ritiene che ci sia un fattore culturale, legato al conservatorismo islamico e al predominio di atteggiamenti patriarcali. “Il fondamentalismo religioso non tollera le donne libere, vuole riportarle a casa e non accetta che in alcuni campi lavorativi queste riescano meglio dei colleghi maschi”. E poi c’è il fattore sicurezza. La polizia dovrebbe impegnarsi per far rispettare le leggi che proteggono le donne dalle molestie sessuali. Gli uomini, almeno quelli intervistati dalla BBC, trovano sempre una giustificazione. “Se le ragazze vestono decorosamente non corrono rischi, altrimenti, sono loro a volerlo”. C’è una differenza anche nella scelta del niqab: quello largo di solito passa indisturbato, quello stretto lancia segnali inequivocabili. Il nuovo governo dice di stare lavorando per risolvere il problema della sicurezza femminile, ma gli attivisti ritengono che non sia ancora una priorità della sua agenda politica. Per le donne, è prima di tutto un problema di libertà: camminare con sicurezza come tutti gli esseri umani, senza il pericolo di molestie verbali o di mani impertinenti. *Serena Grassia - Atlasweb

 
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05/09/2012 Egitto: Attaccata l’ambasciata siriana al Cairo

 

Un centinaio di attivisti hanno attaccato l’ambasciata siriana nella capitale egiziana con l’intenzione di rimpiazzare la bandiera siriana con quella dei ribelli. La polizia è intervenuta con lacrimogeni e arrestato 5 dimostranti. Una sassaiola si è protratta a lungo nelle strade adiacenti. La sede diplomatica siriana al Cairo è stata già attaccata lo scorso febbraio quando attivisti avevano protestato per il massacro compiuto dalle forze fedeli al regime di Assad nella città di Homs. - Euronews

 
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05/09/2012 Libia: La Mauritania estrada l’ex capo dei servizi segreti di Gheddafi

 

La Mauritania ha consegnato ai libici l’ex capo dei servizi segreti di Muammar Gheddafi, Abdullah al-Senussi, arrestato cinque mesi fa per essersi introdotto illegalmente nel paese. A riferirlo è la tv di stato mauritana che non ha fornito ulteriori dettagli. Secondo fonti della sicurezza, Senussi sarebbe stato affidato ad una delegazione libica guidata dal ministro della Giustizia. Agli inizi di agosto il presidente mauritano Ould Abdel Aziz aveva annunciato che Senussi “verrà estradato non prima di essere giudicato qui”. Non si hanno notizie su alcun processo. Lo scorso maggio Libia e Mauritania avevano concordato l’estradizione di Senussi a Tripoli senza però riuscire a fissare una data. L’episodio aveva fatto salire la tensione tra i sue paesi. Senussi era stato arrestato lo scorso 22 marzo a Nouakchott, la capitale mauritana, bloccato subito dopo essere sceso da un aereo proveniente dal Marocco. Era in possesso di un passaporto falso maliano. Due mesi dopo contro di lui è stata formalizzata l’accusa di ingresso illegale e di utilizzo di documenti contraffatti. Soprannominato “il macellaio” e considerato il braccio destro dell’ex rais, Senussi era ricercato da Libia e lo è tuttora da Francia e Corte Penale Internazionale (CPI). È accusato di crimini di guerra e contro l’umanità. Il suo arresto aveva dato inizio aveva un serrato braccio di ferro tra Tripoli, Parigi-Aia. Senussi è accusato di aver svolto un ruolo di primo piano nel massacro dei 1.200 detenuti del carcere di Abu Salim di Tripoli nel 1996. La Francia vorrebbe Senussi all’Aia, ritenendolo responsabile del bombardamento aereo del 1989 sul Niger, in cui morirono 54 cittadini francesi. * Luca Pistone - Atlasweb

 
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05/09/2012 Nigeria: Pirati sequestrano petroliera nel porto di Lagos

 

Un nuovo, il terzo in due settimane, atto di pirateria si è verificato nel Golfo di Guinea. Questa volta, si tratta di una petroliera di Singapore sequestrata ieri sera nel porto di Lagos, in Nigeria. La nave cisterna con i suoi 24 membri d’equipaggio, presi in ostaggio, ha preso la rotta verso il largo, secondo l’Ufficio marittimo internazionale. Il 28 agosto, una petroliera greca era stata attaccata a poche miglia dalle coste del Togo e rilasciata, dopo qualche giorno, svuotata dal suo carico di gasolio. Il 19 agosto, era toccato a una petroliera britannica. L’Ufficio marittimo internazionale ha censito 32 attacchi tra gennaio e giugno 2012 al largo delle coste di Benin, Nigeria e Togo. Nella maggior parte dei casi lo scopo è quello di derubare il petrolio per rivenderlo nel mercato nero regionale. La Nigeria è il principale produttore africano di greggio. - Atlasweb

 
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05/09/2012 Repubblica Centrafricana: Capo ribelle ciadiano trasferito a N’djamena

 

Ha lasciato oggi Bangui con destinazione N’djamena Abdel Kader Baba Laddé (o Ladé), capo dei ribelli ciadiani delle Forze popolari per la ripresa (Forces populaires pour le redressement, Fpr). Lo riferisce Radio Ndeke Lula, emittente radiofonica del centrafrica pubblicando sul proprio sito anche una fotografia del velivolo utilizzato per il trasferimento. Consegnato all’esercito centrafricano dalla Forza multinazionale dell’Africa centrale (Fomac), Laddé si era arreso alcuni giorni prima dopo aver subito negli ultimi mesi l’offensiva militare di Centrafrica e Ciad nelle sue storiche roccaforti di Ouandago e Gondava. Sull’aereo che ha portato in Ciad il capo ribelle sono saliti anche due ministri centrafricani, quello alla Difesa e quello alla Sicurezza pubblica. I due ministri discuteranno con la controparte ciadiana modalità e calendario di rimpatrio di altri ribelli del gruppo di Laddé. Il rimpatrio di quest’ultimo è stato reso possibile anche da garanzie fornite dal Ciad sulla sua sicurezza. Negli ultimi quattro anni diversi tentativi di rientro in Ciad di Baba Laddé erano falliti, e con essi accordi di cessate il fuoco, allontanando ogni prospettiva di pace. All’inizio del 2012 lo stesso Laddé aveva persino annunciato la formazione di alleanze con alcuni ribelli centrafricani e la nascita di un nuovo movimento, il Partito per la giustizia e lo sviluppo (Pjd) dotato di un braccio armato, le Forze armate rivoluzionarie del Centrafrica (Farca), allo scopo di “rovesciare la dittatura” del presidente François Bozizé. - Misna

 
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05/09/2012 R. D. Congo: Almeno 14 morti per virus Ebola

 

Almeno 14 persone sono morte per il virus Ebola nella Repubblica Democratica del Congo. Secondo quanto riferisce l'Organizzazione Mondiale della Sanita' (Oms), nel distretto di Haut-Uele sono stati segnalati almeno 28 casi di contagio, di cui 14 mortali. L'Oms ha detto che sta lavorando con il Paese per evitare che si diffonda il virus. - Adnkronos/Dpa

 
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05/09/2012 Somalia: Bombardamenti su Kismayo, civili in fuga

 

“Intere famiglie sono in fuga da Kismayo. Anziani, ma soprattutto donne e bambini, temono di rimanere intrappolati tra due fuochi. È evidente a tutti che tra poco le truppe africane e somale sferreranno l’attacco contro la città”: lo riferiscono fonti della MISNA da Mogadiscio dove l’attenzione per il delicato processo politico in corso è in parte distratta dalle cronache di guerra nelle regioni meridionali. Nei giorni scorsi, le truppe keniane avevano annunciato la presa di Miido, a 86 chilometri dal porto di Kismayo, bastione della resistenza da cui gli insorti Al Shabaab traggono gran parte dei loro profitti. “L’esodo in massa degli abitanti è cominciato subito dopo i primi bombardamenti da parte della Marina keniana schierata nelle acque antistanti il porto” riferiscono le fonti, “nonostante i miliziani avessero minacciato di punizioni chiunque avesse cercato di lasciare la città”. Molti dei civili in fuga hanno raggiunto il centro poco dio stante di Jilib, mentre altri hanno scelto di recarsi a Merka, liberata la scorsa settimana dai soldati della coalizione. Intanto a Mogadiscio la commissione elettorale ha reso noti i requisiti necessari alla candidatura per il ruolo di presidente della repubblica, la cui nomina, è stato deciso, avverrà lunedì prossimo. Gli aspiranti dovranno versare una tassa di registrazione di 10.000 dollari, essere musulmani, aver compiuto i 40 anni e non avere precedenti penali. Ogni candidato dovrà inoltre disporre dell’appoggio di almeno 20 parlamentari. Tra i favoriti, secondo la stampa, il presidente uscente Sheikh Sharif Ahmed e l’ex primo ministro Abdiweli Mohammed Ali. - Misna

 
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05/09/2012 Tunisia: Quando l’arte si scontra con la politica

 

Centinaia di artisti, tunisini e non, hanno pubblicato on-line una foto segnaletica di , per protestare contro l’arresto di Nadia Jelassi e Mohamed Ben Slama, accusati di aver infranto l’ordine pubblico con l’esposizione di alcune loro opere, giudicate controverse. Jelassi affronterà il processo per una scultura che evoca una scena di lapidazione, con busti di donne velate posti sotto una roccia. Ben Slama, che attualmente vive in Francia, è sotto accusa per un’opera che raffigura delle formiche che recitano “Gloria a Dio”. “Siamo tutti Nadia, non possiamo pagare perché ci esprimiamo attraverso la nostra arte”, ha commentato Sana Tamzini, artista e direttore della galleria d’arte Belvedere. Amor Ghedmasi, segretario generale dell’Unione degli Artisti Plastici tunisini, ha parlato di una nuova strategia del governo tendente alla regressione. “Vogliono trasformarci nell’Afghanistan, ma non accadrà mai perché la nostra storia ha fatto troppa strada”. Human Rights Watch ieri ha condannato l’arresto dei due artisti, descrivendolo come una violazione del diritto alla libertà di espressione. Le sculture di Jelassi e Ben Slama sono state esposte durante il Printemps des Art Fair a La Marsa, lo scorso giugno. L’ultimo giorno, l’incalzare delle proteste ha portato alla distruzione di alcune opere d’arte mentre gli scontri nei giorni successivi hanno causato un morto e il coprifuoco notturno in molte zone del paese. Ghedmasi accusa il governo di essere stato fin troppo clemente con i salafiti, responsabili degli scontri, e di aver usato il pugno duro con gli artisti. Secondo l’articolo 121 del codice penale tunisino, Jelassi e Ben Slama rischiano fino a cinque anni di carcere. * Serena Grassia -  - Atlasweb

 
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05/09/2012 Sudafrica: Ancora in sciopero i minatori di Marikana

 

I lavoratori di Marikana, miniera di paltino del Sudafrica, riprendono la marcia di protesta, brandiscono maceti, tornano a chiedere un salario piu’ elevato. Guadagnano in media 400 euro al mese. Sono piu’ di mille i minatori che oggi hanno dimostrato davanti ai cancelli del sito estrattivo, la’ dove il 16 agosto scorso la polizia ha fatto strage di 34 di loro. L’allerta sale di nuovo ai massimi livelli. Il terzo produttore di platino al mondo si trova a 100 km da Johannnesburg. Impiega oltre 3.000 minatori. La nuova protesta mette a dura prova il futuro del presidente Jacob Zuma, eletto nel 2009 come “candidato dei poveri”. A dicembre lo attende la riconferma alla testa dell’African national congress, il partito al potere. E anche il mercato trema. In meno di un mese, mentre il prezzo del platino sale del 10%, le azioni della Lonmin, la società britannica che gestisce il sito, precipitano del 20%. - Euronews

 
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