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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 03/10/2012 Sudafrica: Miniere, ok a riapertura contrattazioni su salari |
La Camera delle miniere del Sudafrica, in grave difficoltà per un'ondata di scioperi extrasindacali accompagnati da gravi violenze che non accenna a placarsi, ha accettato oggi di rivedere gli accordi salariali stipulati l'anno scorso per i settori dell'oro e e del carbone. Lo hanno reso noto stasera i media sudafricani. La decisione appare come una mano tesa al sindacato ufficiale di categoria Num, anch'esso messo in difficoltà e scavalcato dagli scioperi selvaggi che da agosto stanno paralizzando il principale settore produttivo del paese, e che nelle ultime settimane sembrano aver preso nuovo vigore. La richiesta di riaprire con un anno di anticipo i negoziati salariali sul contratto collettivo di settore era stata preannunciata ieri dal segretario generale della Cosatu, la potente confederazione sindacale principale alleato del governo dell'African National Congress (Anc), Zwelinzima Vavi. Dopo una giornata di negoziati, stasera, secondo il quotidiano online "Fin24", la Cosatu ha potuto cantare vittoria, annunciando ai suoi iscritti che la Camera delle Miniere si presenterà a un nuovo incontro martedì prossimo con una proposta dettagliata di aumenti salariali. Resta da vedere, ha scritto il giornale, se le offerte saranno tali da riportare la calma nelle miniere. La richiesta generalizzata di questi scioperi selvaggi punta a un aumento degli stipendi fino a 12'500 rand (poco meno di 1'400 franchi) al mese, che in molti casi rappresenta il triplo del salario attuale di un minatore non specializzato. Oggi altre migliaia di minatori sono scesi in sciopero senza preavviso nella miniera d'oro della Harmony Gold a Carletonville, a ovest di Johannesburg. - Swissinfo |
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| 03/10/2012 Tunisia: Terrorismo: Marzouki, Maghreb si sta trasformando in hub per jihadisti |
Il Maghreb si sta trasformando in un hub del "terrorismo" a causa della presenza di gruppi jihadisti che rappresentano un "grande pericolo" per la regione. E' l'allarme lanciato dal presidente tunisino, Moncef Marzouki, in un'intervista al quotidiano 'al-Hayat'. - Adnkronos/Aki |
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| 03/10/2012 Tunisia: Tornano le proteste a Sidi Bouzid, dove partirono le “primavere arabe” |
E’ paralizzata da uno sciopero generale la città di Menzel Bouzaïane, nella regione di Sidi Bouzid, culla della rivolta che tra dicembre 2010 e gennaio 2011 ha portato alla caduta del regime di Zine El Abidine Ben Ali. Il movimento di protesta è organizzato dall’Unione regionale del lavoro (Urt) e coinvolge negozianti, abitanti e rappresentanti locali di partiti politici scesi in piazza in solidarietà con i giovani arrestati due settimane fa a El Omrane per aver dato vita a un sit-in. Anche a Sidi Bouzid le strade principali sono diventate la cornice di manifestazioni quotidiane. Gli insegnanti sono entrati in sciopero per denunciare l’arresto di 12 manifestanti, tra cui alcuni colleghi, scesi in piazza la scorsa settimana per chiedere posti di lavoro e maggiori impegni del governo nella lotta alla povertà e precarietà. Slogan più ‘politici’ sono stati scanditi davanti alla prefettura contro il partito Ennahda (islamico moderato), capofila della coalizione tripartita al governo, e per ottenere le dimissioni del governatore regionale. Sullo sfondo c’è una regione ai margini, povera, con un alto tasso di disoccupazione giovanile e che dalla rivoluzione non ha finora ottenuto alcun vantaggio. L’eco lungo della crisi sociale è arrivato fino alla capitale, Tunisi, dove tre deputati di Sidi Bouzid – Mohamed Brahimi, Ahmed Khaskhoussi e Tahar El-Ilah – osservano uno sciopero della fame nella sede dell’Assemblea nazionale costituente per sostenere le rivendicazioni della regione di origine * Celine Camoin – Atlasweb |
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| 03/10/2012 Tunisia: Scontri studenti pro Ennahdha-laici, decine feriti |
Sarebbero alcune decine le persone rimaste ferite nel pomeriggio nella facoltà di scienze umane e sociali dell'Università 9 aprile di Tunisi nei violentissimi scontri che hanno visto gli studenti dell'Ugte, vicini alle posizioni del partito confessionale Ennahdha, aggredire quelli dell'Uget, laici. Tutto è cominciato quando nei locali della facoltà hanno fatto irruzione decine di elementi dell'Ugte, ai quali hanno dato manforte elementi estranei all'università, provenienti dai quartieri popolari vicini. Nella loro furia, gli studenti vicini ad Ennahdha hanno anche invaso, facendo uso della forza, una sala dove altri studenti erano riuniti per discutere i criteri di ammissione ai master. Gli assalitori, secondo il sito Tunisie Numérique, hanno fatto uso di pietre, coltelli e persino di bombe lacrimogene. Molti studenti sono stati ricoverati negli ospedali della zona: non si sa, al momento, se ve ne siano in condizioni critiche. Da parte degli studenti laici sono state mosse critiche alla polizia che, seppur presente, non sarebbe intervenuta. - Swissinfo |
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| 02/10/2012 Africa: Quando la Radio e il telefono aiutano i contadini |
Il 90% della popolazione in Tanzania, Ghana e Uganda ascolta la radio una volta a settimana e in media il 61% la ascolta tutti i giorni. Circa metà della popolazione africana, ovvero 500 milioni di persone, possiede un telefono cellulare. La tecnologia sta mettendo in comunicazione villaggi e luoghi un tempo isolati per mancanza di infrastrutture e di servizi sociali, ma la tecnologia, in Africa, sta assumendo un valore in più. Cellulari e radio, infatti, hanno un impatto positivo sugli agricoltori che grazie alla velocità di trasmissione delle informazioni possono condividere conoscenze e notizie, a tutto vantaggio dell’agricoltura. Radio Fattoria International, per esempio, funge da cassa di risonanza di informazioni sull’agricoltura grazie a una programmazione fatta direttamente dai contadini e dalle loro famiglie, con trasmissioni della durata di mezz’ora. Se c’è un problema, un virus che attacca l’agricoltura, un inizio di siccità o una scoperta utile per i campi, i contadini possono chiamare col cellulare direttamente la stazione locale e informare, facendo girare la notizia tra le campagne nel giro di pochi minuti. E’ già successo in Uganda, nel villaggio di Teso, dove un parassita ancora sconosciuto ha distrutto intere piantagioni di manioca, l’alimento base dell’Africa sub-sahariana secondo la FAO, lasciando i contadini a mani vuote. Per affrontare il problema, Radio Fattoria International ha lavorato a stretto contatto con Teso per migliorare l’accesso alle informazioni riguardanti una particolare varietà di manioca resistente alle malattie, la Akena. Con l’aiuto di ricercatori ed esperti, la radio ha fornito tutte le informazioni utili su Akena, comprese quelle sulle tecniche agricole e le modalità per seminarla. Il programma ha dato agli agricoltori la possibilità di fare domande, condividere esperienze e dubbi. Completata la stagione della semina, la superficie coltivata con Akena è aumentata di oltre il 500%. E i dati dimostrano che la piantagione di varietà alternative di manioca, oltre ad aiutare i campi e l’economia locale, sta incrementando il livello di occupazione femminile in tutta l’Africa sub-sahariana. * Serena Grassia - Atlasweb |
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| 02/10/2012 Algeria: Blogger attivista diritti uomo pestato e arrestato |
Uno dei piu' noti attivisti algerini per la difesa dei Diritti dell'Uomo, il blogger Yacine Zaid, e' stato picchiato da alcuni agenti in borghese che poi lo hanno caricato a forza su una autovettura che si e' quindi allontanata. A denunciarlo sono organizzazioni nazionali e inetrnazionali per i Diritti dell'Uomo, che hanno qualificato la detenzione di Zaid come ''arbitraria''. A firmare un comunicato, che e' un vero e proprio atto d'accusa, sono stati il Collettivo delle famiglie dei dispersi in Algeria, la Lega algerina e la Rete euro-mediterranea per la difesa dei diritti dell'Uomo, il Sindacato nazionale autonomo del personale della Pubblica amministrazione e la Rete degli avvocati per la difesa dei diritti dell'Uomo. Zaid sarebbe incappato, ieri sera, in un posto di blocco tra Ouargla e Hassi Messaoud. ''Dopo un controllo dei documenti di identita', durato circa due ore, Yacine Zaid e' stato interrogato ed ha ricevuto dei colpi molto forti al viso ed alla nuca da parte di tre poliziotti''. Gli agenti hanno poi caricato l'attivista su un fuoristrada Nissan, senza targa, allontanandosi. -ANSAmed) |
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| 02/10/2012 Angola: Si insedia nuovo governo |
Hanno prestato oggi giuramento nel Palazzo presidenzia della Città alta a Luanda i titolari dei gabinetti ministeriali del nuovo esecutivo guidato da José Eduardo dos Santos, che ha vinto le elezioni legislative dello scorso 31 agosto con il 72% delle preferenze. La lista dei ministri era stata annunciata sabato da dos Santos, che ha già giurato mercoledì 26 settembre nel corso di una cerimonia davanti al mausoleo di Agostinho Neto nella capitale angolana. Nella stessa occasione è entrato in carica anche il vice-presidente, Manuel Vicente, già a capo dell’azienda petrolifera di Stato Sonangol e poi all’inizio di quest’anno nominato ministro per il Coordinamento economico nel precedente governo. Proprio il ruolo di Vicente nella politica economica del secondo maggior produttore di petrolio in Africa sarà seguito con particolare attenzione dagli analisti internazionali, anche in considerazione dei segnali che lo indicano come potenziale successore dell’attuale capo dello Stato. La lista dei ministri vede la nomina di 35 persone, tra cui otto donne. Confermati i titolari del precedente esecutivo nei posti chiave all’Economia, le Finanze, gli Esteri, la Difesa e la Gestione delle risorse petrolifere. Novità al ministero dell’Interno, dove arriva Ângelo Tavares, mentre il suo predecessore, Sebastião Martins, assume l’incarico di capo dei servizi di sicurezza. Significativi sono l’accorpamento del ministero della Giustizia con quello dei Diritti umani e quello del Lavoro e della sicurezza sociale nel ministero dell’Amministrazione pubblica. Inoltre, secondo quato riporta il quotidiano ‘Jornal de Angola’, sono stati nominati anche i governatori delle 18 province di cui è composto il paese, che assumeranno ufficialmente il loro incarico mercoledì. * Michele Vollaro - Atlasweb |
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| 02/10/2012 Angola: Governo, azzerare tasso di analfabetismo entro 2025 |
Entro il 2025 in governo dell'Angola intende azzerare il tasso di analfabetismo del Paese africano che ancora si aggira attorno al 33%. Lo ha dichiarato in un'intervista al Jornal de Angola, Maculu Valentim Afonso, responsabile della Direzione nazionale dell'educazione degli adulti ente che fa capo al ministero dell'Educazione. "Nel 1975, anno dell'indipendenza angolana", ha dichiarato Afonso, "l'85% della popolazione angolana non sapeva ne' leggere ne' scrivere. Oggi il 67% degli angolani sa leggere e scrivere e questo e' un risultato positivo dovuto all'aumento delle scuole elementari e superiori, oltre che di universita' e centri di alfabetizzazione". L'obiettivo del governo e' quello di portare il tasso di alfabetizzazione all'85% entro il 2017 .- Agi |
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| 02/10/2012 Egitto: Amnesty: Abusi forze sicurezza continuano dopo caduta Mubarak |
Anche dopo la caduta di Hosni Mubarak, le violazioni dei diritti umani e l'uso eccessivo della forza da parte delle autorità di sicurezza sono continuati in Egitto. È quanto denuncia Amnesty International, che oggi ha pubblicato due rapporti in merito, i quali, scrive l'organizzazione, "documentano uccisioni illegali, uso eccessivo della forza (compreso l'impiego di munizioni letali contro i manifestanti), torture e maltrattamenti verificatisi nei 16 mesi di governo del Consiglio supremo delle forze armate (Scaf)". Amnesty chiede quindi al presidente Mohamed Morsi di "affrontare il lascito di sangue prodotto dalla polizia e dall'esercito dell'Egitto e garantire che nessuno sia più al di sopra della legge". Il primo rapporto, dal titolo 'Brutalità impunita e incontrollata. L'esercito egiziano uccide e tortura impunemente i manifestanti', si concentra su tre episodi di violenza avvenuti al Cairo: le proteste di fronte al palazzo Maspero, nell'ottobre 2011, in cui morirono 27 manifestanti, per lo più copti; la manifestazione davanti alla sede del governo, nel dicembre 2011, in cui morirono 17 persone; e il sit-in di Abbaseya, del maggio 2012, dove si registrarono almeno 12 vittime. Il secondo, 'Forze della repressione: la polizia egiziana e la necessità di riforme', denuncia l'impunità delle tre principali forze di polizia e si concentra, a sua volta, su tre esempi: gli scontri di via Mohamed Mahmoud, presso la sede del ministero dell'Interno, nel novembre 2011; le proteste successive all'uccisione di tifosi della squadra di calcio dell'Al-Ahly, nel febbraio 2012; e gli scontri nella zona delle Nile City Towers, nell'agosto 2012. "Se i soldati responsabili di uccisioni, ferimenti e altre violazioni dei diritti umani dei manifestanti non saranno giudicati da un tribunale civile e indipendente - dichiara Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International - le vittime non otterranno giustizia e gli autori dei precedenti crimini si sentiranno autorizzati a ripetere le loro azioni senza timore di essere puniti". Le persone che hanno preso parte alle manifestazioni, scrive ancora l'organizzazione, sono stati vittima di brutali pestaggi, minacciati di stupro e stuprati, torturati con la corrente elettrica. Migliaia di persone sono comparse di fronte ai tribunali militari. I rapporti in particolare si concentrano sulla brutale risposta della polizia nei confronti dei manifestanti, sull'uso della tortura sui detenuti e sul "disprezzo mostrato nei confronti della legge". I documenti ricordano inoltre l'istituzione, a luglio, da parte del presidente Morsi, di un comitato d'indagine su tutte le uccisioni e i ferimenti verificatisi durante il periodo della giunta militare. Secondo Amnesty, tuttavia, l'organismo ha troppo poco tempo a disposizione per lavorare e chiede più poteri e risorse per ascoltare testimoni e pubblici ufficiali. Necessaria sarebbe inoltre, secondo l'organizzazione, una profonda riforma del sistema che regola le forze armate. "Per ripristinare la fiducia delle persone nei confronti delle forze di polizia egiziane - continua Sahraoui - occorrono grandi riforme che portino la polizia ad avere procedure operative, di reclutamento e di addestramento basate fermamente sugli standard internazionali e a essere sottoposta a un controllo indipendente". - LaPresse/AP |
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