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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 25/10/2012 Africa: Francia e Stati Uniti discutono di Sahel e sicurezza |
La sicurezza nel Sahel è stato al centro di un incontro, ieri a Parigi, tra dirigenti francesi e statunitensi. La minaccia di un’espansione del terrorismo internazionale nella regione, a partire dalle basi che alcuni gruppi stano instaurando nel nord del Mali, è al centro delle preoccupazioni delle due grandi potenze, che hanno anche importanti interessi economici in quell’area dell’Africa. All’emittente francese Rfi, Johnny Carson, responsabile degli Affari africani presso il Dipartimento di Stato statunitense, ha insistito affinché siano “gli africani” a incaricarsi dell’eventuale intervento militare in preparazione per riconquistare il nord del Mali. “Siamo contro uno Stato indipendente dell’Azawad, il Mali deve ritrovare al più presto la sua integrità territoriale. La questione di Aqmi (Al Qaeda nel Maghreb islamico), dei salafiti e degli estremisti che fanno parte di questa organizzazione deve essere trattata dalle forze di sicurezza, ossia i militari e la polizia” ha detto Carson. Laurent Fabius, ministro degli Esteri francese, ha dal canto sottolineato la “gravità” della situazione e la minaccia che fanno pesare i “terroristi” sull’Africa occidentale e sul continente in generale. “Ho personalmente ricevuto alcuni responsabili di paesi dell’Africa occidentale che mi hanno detto che in Mali si sta costituendo una sorta di scuola di formazione del terrorismo internazionale. È una minaccia contro l’Europa e contro la Francia” ha detto Fabius. Una forza militare di circa 3000 soldati della Comunità economica dell’Africa occidentale (Cedeao/Ecowas) è in fase di preparazione, con l’avallo dell’Onu. La situazione in Mali è precipitata lo scorso gennaio, come conseguenza indiretta del conflitto in Libia e della caduta del colonnello Muammar Gheddafi. * Celine Camoin - Atlasweb |
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| 25/10/2012 Burundi: Scontri tra esercito e gruppo armato proveniente da R.d. Congo |
Combattimenti tra un non meglio precisato gruppo armato venuto dalla Repubblica Democratica del Congo e l’esercito burundese si sono verificati tra lunedì e martedì a Murwi, nella provincia nord-occidentale di Cibitoke. Il bilancio dei combattimenti, secondo l’emittente Radio publique africaine (Rpa), sarebbe di un morto e un assalitore catturato, ma le autorità militari non hanno fornito dettagli sul numero dei combattenti, sul bilancio degli scontri e sulla qualifica di questi uomini armati. L’unica certezza, secondo un portavoce dell’esercito, sarebbe che il gruppo armato intendeva entrare nella foresta della Kibira. La popolazione impaurita dagli scontri aveva lasciato le proprie abitazioni. Operazioni di messa in sicurezza della zona e di ricerca del gruppo armato sarebbero tuttora in corso. Nella Repubblica Democratica del Congo, in particolare nella provincia del Sud-Kivu, sono stati più volte segnalati ribelli burundesi. - Atlasweb |
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| 25/10/2012 Burundi: Scontri a nord, la rivendicazione di un nuovo gruppo ribelle |
Rimane instabile la situazione della provincia nord-occidentale di Cibitoke, da lunedì teatro di scaramucce tra elementi armati e forze di sicurezza burundesi nelle quali almeno nove assalitori sono rimasti uccisi e ingenti quantità di armi sequestrate: lo ha annunciato Anselme Nsabimana, governatore provinciale, assicurando che nessun civile né militare è stato colpito. Gli scontri in questione si sono verificati nei comuni di Buganda e Murwi, una sessantina di chilometri a nord di Bujumbura. Una rivendicazione è arrivata da Israël Ntwari, presentatosi come il vice-presidente del ‘Fronte del popolo Murundi – Abatabazi’ (Fpm – Il salvatore), una nuova milizia armata che avrebbe poste le sue basi nella confinante Repubblica democratica del Congo. “La nostra operazione prenderà fine solo dopo la caduta di Pierre Nkurunziza. Andremo fino in fondo” ha avvertito il presunto capo ribelle, contestando il bilancio ufficiale. Secondo Ntwari, negli scontri degli ultimi giorni nove soldati sono rimasti uccisi e altri 17 feriti. Una minaccia respinta dal colonnello Gaspard Baratuza, portavoce delle Forze di difesa nazionale (Fds), che ha ribadito “l’impegno deciso dei militari burundesi determinati più che mai a lavorare giorno e notte per salvaguardare l’integrità territoriale e la sicurezza della popolazione”. Fonti di stampa locale, tra cui il sito d’informazione indipendente ‘Iwacu’, hanno sottolineato che “per la prima volta l’esercito ha riconosciuto la presenza in Burundi di uomini armati, e non più di semplici banditi”. Il colonnello Baratuza ha poi precisato che “non è la prima volta che uomini armati (stimati in una quarantina, ma pesantemente armati, ndr) attraversano le province di Cibitoke e Bubanza in direzione della regione della Kabira”, sottolineando che “non possiamo dispiegare militari lungo il confine con il Congo, ma la frontiera è protetta e la sicurezza garantita”. Testimoni locali hanno riferito che “questi elementi armati erano alla ricerca di Imbonerakure”, i giovani militanti del partito al potere Cndd-Fdd. Il mese scorso le Forze nazionali di liberazione (Fnl), l’ex movimento ribelle guidato dallo storico leader in esilio Agathon Rwasa, hanno annunciato la ripresa della lotta armata contro il governo e rivendicato una serie di attacchi che hanno colpito anche Bujumbura. Nel paese dei Grandi Laghi omicidi mirati e violazioni dei diritti umani sono ripresi con una certa frequenza dopo le contestate elezioni di due anni fa, vinte con una schiacciante maggioranza da Nkurunziza e dal suo Cndd-Fdd. Secondo gli ultimi dati diffusi da organizzazioni locali per i diritti umani, dal 2010 più di 390 persone sono rimaste uccise in violenze politiche. Ad aggravare il clima di tensione generale, dovuto anche ad accuse reciproche e assenza di dialogo tra opposizione e governo, sono i sospetti del possibile riformarsi di una nuova ribellione in un paese uscito nel 2000 da una lunga guerra civile. - Misna |
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| 25/10/2012 Libia: Ucciso al Cairo estremista coinvolto in attacco Bengasi |
L'estremista ucciso ieri dalle forze di sicurezza al Cairo sarebbe una delle persone coinvolte nell'attacco dell'11 settembre contro il consolato americano di Bengasi in cui perse la vita l'ambasciatore Usa Chris Stevens. Ieri nel corso di alcune perquisizioni nel quartiere di Madinet Nasr lc'è stato uno scontro a fuoco tra forze di sicurezza egiziane e estremisti salafiti; un uomo è rimasto ucciso e, riferiscono le autorità, risulta "legato al gruppo che ha condotto l'attacco di Bengasi". Secondo i media egiziani si tratta di un libico membro di al Qaida. Il quotidiano Al-Watan aggiunge che nell'operazione è stata smantellata una "cellula terroristica composta da sette uomini, tra cui tre libici e due egiziani". - TMNews |
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| 25/10/2012 Malawi: Morte oppositore: arrestati dirigenti ex partito di governo |
Ci sono ufficiali di polizia e dirigenti politici di primo piano tra le persone arrestate in relazione all’omicidio di un attivista universitario assassinato un anno fa dopo aver promosso una serie di manifestazioni contro il governo dell’allora presidente del Malawi Bingu wa Mutharika, scomparso ad aprile. Secondo i quotidiani Nyasa Times e Maravi Post, a finire in manette per l’assassinio di Robert Chasowa sono stati diversi esponenti del Partito progressista democratico di Mutharika. Mandati di cattura sono stati emessi nei confronti del direttore della sezione giovanile e del presidente delle circoscrizioni sud del partito, rispettivamente Lewis Ngalande e Noel Masangwi, di un ufficiale di polizia e perfino di un procuratore sportivo. Gli arresti sono stati eseguiti sulla base di un’inchiesta disposta da Joyce Banda ad aprile, pochi giorni dopo il suo insediamento alla guida dello Stato. Chasowa era stato trovato morto il 4 ottobre 2011 in un cortile del campus universitario di Blantyre, la principale città del sud del Malawi. La versione ufficiale del suicidio era stata subito contestata sia dai suoi familiari che da tanti militanti scesi in piazza contro il governo nei mesi precedenti. - Misna |
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| 25/10/2012 Nigeria: Inondazioni nel centro-sud, bloccata produzione petrolifera nel Delta del Niger |
Le imponenti inondazioni che da circa un mese interessano le regioni centro-meridionali del paese, lasciando complessivamente almeno un milione di persone senza abitazione e causando gravi danni all’agricoltura, hanno colpito da una settimana anche la regione meridionale del delta del Niger costringendo le principali compagnie petrolifere a diminuire o bloccare del tutto la propria produzione. La britannica Shell ha dichiarato la forza maggiore negli impianti di Bonny Island e di Forcados a causa delle inondazioni che impediscono la fornitura di greggio da parte di un suo fornitore, mentre la francese Total ha bloccato del tutto la produzione di petrolio e di gas naturale nel blocco onshore OML58. Secondo il Dipartimento nazionale delle risorse petrolifere, a causa delle inondazioni la produzione di greggio è diminuita di almeno 500.000 barili al giorno rispetto ai 2,5 milioni previsti per il periodo.. Tra le compagnie più colpite dai danni delle inondazioni, oltre alla francese Total, ci sono anche l’italiana Agip e la statunitense Sterling Energy. * Michele Vollaro - Atlasweb |
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| 25/10/2012 R. D. Congo: Nord-Kivu, l’oro conteso dai ribelli e dai vicini |
Il contrabbando di risorse minerarie milionarie con l’oro al primo posto: è questa la vera motivazione della ribellione del Movimento del 23 marzo (M23), ribattezzata Esercito Esercito rivoluzionario del Congo (Arc), attiva da sette mesi nel territorio di Rutshuru, nella provincia del Nord-Kivu, confinante con Rwanda e Uganda. Lo sostiene nel suo ultimo rapporto l’organizzazione non governativa statunitense ‘Enough Project’, specializzata nella lotta al genocidio e nella denuncia dei crimini contro l’umanità. Finora la direzione del M23 ha giustificato la propria lotta come conseguenza della mancata attuazione da parte del governo di Kinshasa di una parte degli accordi di pace firmati nel 2009 con il Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp, tutsi), l’ex ribellione del latitante Bosco Ntaganda. In base a quei accordi i ribelli sono stati integrati nell’esercito regolare (Fardc) dal quale in centinaia hanno disertato nei mesi scorsi per raggiungere i ranghi del M23. La scorso settimana il gruppo di esperti di ‘International Crisis Group’ (Icg) ha confermato che di fatto “gli accordi in questione sono stati attuati sul piano militare”, invece “su quello amministrativo gli ex ribelli non hanno mai ottenuto le poltrone promesse, anche quelle all’interno del governo”. La lettura più diffusa del riaccendersi del conflitto viene smentita dalle conclusioni presentate da ‘Enough Project’, anche sulla base dell’ultimo rapporto confidenziale a firma di esperti dell’Onu. A trarre beneficio dell’intenso traffico minerario nell’Est del Congo, evidenzia l’ong statunitense, sarebbero proprio i paesi vicini, Uganda, Burundi e Tanzania. I profitti del contrabbando di oro, ma anche coltan e altre risorse minerarie, sarebbero utilizzate dalla ribellione – stimata in 1250 uomini – per autofinanziarsi, procurarsi armi ed equipaggiamenti militari. “Oggi l’oro è la prima fonte di reddito per i gruppi armati dell’Est (…) che sono in competizione tra di loro e con l’esercito congolese per prendere il controllo delle miniere” si legge nello studio dell’ong con sede a Washington. Dopo aver raccolto testimonianze locali nell’ambiente dei minatori e dei trasportatori del prezioso metallo giallo. ‘Enough Project’ è giunta alla conclusione che l’M23 sta cercando di controllare la miniera di Rubaya, nel Masisi, che ha già fruttato milioni di dollari al generale Ntaganda quando faceva parte delle truppe congolesi. Sulle strade della vasta provincia del Nord-Kivu, tra il centro minerario di Walikale e il capoluogo di Goma, si incontrano posti di blocco ai quali i trasportatori sono costretti a pagare somme di denaro successivamente alle Forze democratiche di liberazione del Rwanda (Fdlr, ribellione hutu ruandese), quindi agli ex-Cndp e ai militari regolari. L’ong statunitense sostiene che nel primo semestre 2012, ufficialmente soltanto 23 chili di oro sono stati esportati dall’Est del Congo mentre tra due e quattro tonnellate sarebbero uscite illegalmente dal paese. Ogni anno più di 600 milioni di dollari in oro lasciano il Congo, transitano nei paesi vicini a destinazione dei maggiori mercati internazionali, come Dubai, Medio Oriente e Cina, per poi finire trasformati in gioielli venduti dagli orafi di tutto il mondo, rispondendo al 50% della domanda globale. Inoltre ‘Enough Project’ ha denunciato una forte presenza di lavoratori minorenni, almeno il 40% della manodopera, e le pericolose condizioni di lavoro che mettono a rischio la vita stessa dei minatori. Dal punto di vista militare, negli ultimi mesi l’M23 è riuscito a sconfiggere le Fardc, prendendo il controllo di un’ampia fetta del territorio di Rutshuru, dove ha insediato ‘governi’ locali e percepisce dalla gente varie tasse e imposte. Onu e ong accusano la milizia, che gode del sostegno politico-militare del Rwanda e dell’Uganda, di reclutamento forzato di civili, anche tra i minorenni. Da alcune settimane i combattimenti sono stati interrotti anche se formalmente nessuna tregua è stata siglata tra le due parti. - Misna |
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| 25/10/2012 Somalia: Passi avanti a Kismayo, Uganda minaccia ritiro da Amisom |
Le forze armate keniane nella città di Kismayo hanno annunciato la cattura di oltre una settantina di membri di Al Shabaab tra cui Marianna Issa Mohammed. La donna, secondo le testimonianze della popolazione locale, rivestiva il ruolo di leader nei mesi in cui gli insorti hanno controllato la città portuale nel sud del paese. Il suo arresto, insieme a quello di numerosi esponenti del movimento e al sequestro di un arsenale di armi e munizioni, costituiscono un passo in avanti nel ripristino del controllo sulla città da parte delle forze alleate del governo di Mogadiscio. Secondo il portavoce delle truppe di Nairobi, colonnello Cyrus Oguna, i recenti successi nello smantellamento delle strutture di Al Shabaaab a Kismayo sono “frutto della collaborazione della popolazione locale” le cui condizioni di vita sono migliorate anche grazie al ripristino delle attività portuali. Nell’ultima settimana, ha aggiunto Oguna, cinque imbarcazioni, di cui una che trasportava aiuti alimentari e un’altra cemento e materiali per la ricostruzione hanno attraccato alle banchine della città. Le truppe, inoltre, hanno evacuato l’università cittadina utilizzata come quartier generale dal momento della conquista, per consentire al personale docente di riorganizzare i corsi e le attività didattiche. In un momento di delicato passaggio per la Somalia, e alla luce dei successi recenti nella lotta contro al Shabaab, giungono come un fulmine a ciel sereno le dichiarazioni dei vertici ugandesi che parlano di “rivedere” la presenza delle truppe di Kampala nel contingente di Amisom. Fin dal dispiegamento nel 2007, i soldati ugandesi e burundesi infatti hanno costituito il nocciolo duro della missione dell’Unione Africana inviata in sostegno alle autorità di Mogadiscio. In un’intervista con la stampa internazionale, il ministro di stato ugandese Asuman Kiyingi ha detto che Kampala ha accolto “come una pugnalata alle spalle” da parte dell’Onu il recente rapporto in cui un comitato di esperti accusa Uganda e Rwanda di sostenere e finanziare i gruppi della ribellione armata nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Il ministro ha aggiunto che fino a quando queste accuse non saranno decadute l’Uganda potrebbe rivedere il proprio impegno nelle missioni internazionali nella regione. - Misna |
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| 25/10/2012 Sudafrica: Firmato un accordo per l’aumento degli stipendi dei minatori |
In Sudafrica il sindacato nazionale dei minatori (Num) e la Camera delle miniere, associazione imprenditoriale di settore, hanno firmato un accordo che aumenta le retribuzioni per porre fine a quasi sette settimane di scioperi che hanno colpito la maggior parte delle miniere del Paese. “I nostri associati - ha dichiarato il portavoce della Num, Lesiba Seshoka - hanno accettato una nuova griglia salariale per il settore delle miniere d'oro”. Il peggio nelle miniere d'oro – ha aggiunto - è passato. Più della metà dei minatori “tornano al lavoro”. In un comunicato, l’associazione imprenditoriale di settore ha confermato l’intesa che aumenta lo stipendio dei minatori, attraverso una serie di misure. “Tutti questi aggiustamenti – precisa la Camera delle Miniere - si aggiungono agli aumenti dei salari entrati in vigore nel luglio 2012”. Secondo le stime del sindacato, l’aumento dei salari complessivo percepito quest’anno dai lavoratori delle miniere d’oro in Sudafrica va dall'11% al 20,8%. - Radio Vaticana |
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