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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 14/10/2012 Ciad: Espulsione del Vescovo di Doba: “Si prospetta un'apertura di dialogo da parte del governo” |
“C’è un apertura al dialogo da parte del governo per risolvere in maniera positiva la situazione di Mons. Russo” dicono all’Agenzia Fides fonti della Chiesa locale da N’Djamena, capitale del Ciad, dove le autorità locali hanno annunciato l’espulsione di Mons. Michele Russo, Vescovo di Doba, perché durante un'omelia aveva criticato la gestione dei proventi del petrolio nel Paese denunciandone un'iniqua distribuzione. Mons. Russo è un Vescovo missionario, comboniano, di nazionalità italiana. “L’omelia di Mons. Russo è stata trasmessa da una radio locale, che però nella traduzione dal francese alla lingua Ngambay ha dato una traduzione non perfettamente conforme al pensiero del Vescovo, utilizzando delle parole che Mons. Russo non ha utilizzato” affermano le nostre fonti che concludono augurandosi “la continuazione dei buoni rapporti tra Stato e Chiesa”. (L.M.) - Ag. Fides |
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| 14/10/2012 Ciad: Vescovi: “momento difficile, ma serve calma” |
“E’ un momento molto difficile per i vescovi del Ciad che invitano la popolazione di Doba a rimanere tranquilla e a mantenere la calma mentre si portano avanti i negoziati per trovare una soluzione alla decisione del governo di espellere monsignor Michele Russo”: è questo uno stralcio del comunicato diffuso dalla Conferenza episcopale ciadiana e riferito alla Misna da fonti missionarie a N’Djamena. Secondo le stesse fonti, si è appena concluso in maniera interlocutoria un incontro tra monsignor Russo, l’arcivescovo di N’Djamena Matthias N’Gartéri Mayadi e il ministro dell’Amministrazione territoriale. “Il ministro – dicono le fonti della MISNA – ha sostenuto che monsignor Russo con un’omelia pronunciata lo scorso 30 settembre ha invitato gli abitanti di Doba a sollevarsi contro il governo. L’arcivescovo ha però difeso il presule leggendo davanti al ministro il testo dell’omelia e sottolineando che in alcun punto si faceva riferimento a sedizioni o tantomeno si chiedeva alla popolazione di scendere in piazza. Quel che si chiedeva era semplicemente una più equa ripartizione della ricchezza nazionale derivante dallo sfruttamento delle risorse naturali”. Monsignor Russo, a cui è stata data una settimana di tempo per lasciare il paese, dovrebbe partire già oggi per l’Italia. Nel frattempo continueranno, secondo le fonti della MISNA, le trattative per consentire al presule di ritornare nella diocesi di Doba che guida da 23 anni. - Misna |
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| 14/10/2012 Ciad: Espulso vescovo italiano per aver criticato il governo |
Con un decreto firmato ieri il governo del Ciad ha espulso monsignor Michele Russo dal paese. Il governo ciadiano ha dato una settimana di tempo al presule, a partire da domani 14 ottobre, per andare via. Secondo le accuse, monsignor Russo durante un’omelia trasmessa dalla radio diocesana lo scorso 30 settembre aveva denunciato il governo per “l’iniqua gestione dei proventi del petrolio”. In un comunicato, l’Alto consiglio per la comunicazione ciadiano ha reso nota la decisone dell’espulsione spiegando che monsignor Russo era stato “dedito ad attività incompatibili con il suo ruolo”. E nel trasmettere tale omelia, il vescovo aveva chiaramente “ attentato all’ordine pubblico prestabilito”. Intanto fonti della Misna a N’Djamena hanno detto che da poche ore è cominciato l’incontro al ministero degli Interni tra monsignor Russo e le autorità competenti. In una lettera pastorale la Conferenza Episcopale ciadiana aveva già denunciato che il “flusso di denaro generato dallo sfruttamento del petrolio, anziché risolvere i nostri problemi di sviluppo, ha causato la corruzione, il favoritismo e lo storno dei fondi pubblici nell’impunità totale”. Mons. Michele Russo, comboniano, di 67 anni è da 36 missionario in Ciad e da 23 vescovo di Doba. - Misna |
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| 14/10/2012 Egitto: Morsi si arrende: procuratore generale resta al suo posto |
Il procuratore generale dell'Egitto, Abdel-Meguid Mahmoud, rimmarrà al suo posto. L'alto funzionario ha vinto il braccio di ferro con il presidente, Mohammed Morsi, che aveva chiesto giovedì le sue dimissioni. La decisione di Morsi godeva di un ampio sostegno pubblico, in quanto Mahmoud era stato nominato dal presidente deposto Hosni Mubarak. Tuttavia la scelta ha incontrato la forte opposizione dei magistrati, che hanno considerato la mossa dell'attuale presidenza come un'ingerenza nel potere giudiziario. La legge egiziana protegge il procuratore generale dalla possibilità di essere licenziato dal presidente. Per superare questo ostacolo Morsi aveva proposto all'alto funzionario un posto da ambasciatore in Vaticano. Mahmoud, al termine di un incontro con i collaboratori di Morsi e i suoi consiglieri, ha dichiarato all'Associated Press che si era trattato solo di "un equivoco" che è stato risolto. Il vicepresidente, Mahmoud Mekki, ha detto ai giornalisti dopo l'incontro con il magistrato che il presidente ha accettato di sospendere la decisione a seguito di una richiesta da parte del Consiglio giudiziario supremo egiziano. - LaPresse/AP |
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| 14/10/2012 Mauritania: Militari sparano su auto del presidente: ferito |
Il presidente della Mauritania, Mohamed Ould Abdel Aziz, è stato ferito da un colpo di arma da fuoco ieri, quando l'esercito ha sparato sul convoglio in cui viaggiava a circa 40 chilometri a nord della capitale Nouakchott. Il ministro delle Comunicazioni del Paese, Hamdi Ould Mahjoub, spiega che il presidente è stato ferito a un braccio in modo non grave. È accaduto mentre Abdel Aziz tornava da un viaggio nel deserto e non è chiaro perché i soldati abbiano aperto il fuoco contro le auto del convoglio. Secondo i media locali l'esercito non era stato informato del viaggio. - LaPresse/AP |
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| 14/10/2012 Nigeria: Attaccata moschea: almeno 20 morti |
Ancora violenze nel nord, prevalentemente musulmano, della Nigeria. Uomini armati hanno aperto il fuoco sul fedeli in preghiera in una moschea, uccidendo almeno 20 persone. L'attentato è avvenuto a Dodo Dawa, villaggio nello Stato di Kaduna. Non vi sono state finora rivendicazioni. A compiere la strage sarebbe stata una banda di rapinatori e banditi che non erano riusciti, nei giorni scorsi, a depredare il villaggio a causa della forte reazione degli abitanti e di un gruppo di autodifesa appositamente costituito. Un portavoce militare, colonnello Sani Usman, ha detto che ''i banditi erano stati cacciati dagli abitanti e oggi sono tornati in città e si sono vendicati''. Un funzionario locale, Abdullahi Muhammad, ha spiegato che ''gli abitanti del villaggio venivano terrorizzati da un gruppo di ladri che, armati, arrivavano da accampamenti nella foresta per depredarli. Ma si sono difesi e i banditi sono tornati in forze e si sono vendicati''. - Radio Vaticana |
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| 14/10/2012 R. D. Congo: Vertice della Francofonia: Kivu, Mali e rapporti tra Francia e Africa |
Si è aperto ieri sera a Kinshasa il quattordicesimo summit della Francofonia, il primo in Africa centrale e, in particolare, nell’Africa dei Grandi Laghi. Per mesi, la capitale della Repubblica Democratica del Congo si è preparata con grande intensità a un evento che vede la partecipazione di una ventina tra Capi di Stato e di governo. La città è infatti stata ripulita in lungo e in largo. E a farne le spese sono stati soprattutto i piccoli commercianti ambulanti che sono stati costretti ad abbandonare i luoghi dove erano soliti svolgere le proprie attività. Tra i temi al centro dell’agenda (dalla crisi nel nord del Mali alla possibile affiliazione del Gabon nel Commonwealth) figurano soprattutto gli ultimi sviluppi della crisi in Nord Kivu, nell’est del Congo, dove dalla fine dello scorso aprile si è registrato un movimento di 260 mila nuovi sfollati che hanno abbandonato i propri villaggi per mettersi in salvo dalle violenze del nuovo gruppo ribelle M23, così come dalle altre milizie armate che imperversano nel territorio (FDLR, Mai mai, Nyatura, APCLS, solo per citarne alcuni). A questi, ci sono da aggiungere altre 60 mila persone che hanno varcato i confini con Uganda e Rwanda. In Nord Kivu, oggi, il numero di sfollati ammonta a circa 700 mila, su un totale di due milioni su tutto il territorio congolese. I riflettori del vertice sono particolarmente puntati sulla partecipazione del presidente francese François Hollande, che ieri, a Dakar, ha inaugurato la sua prima visita ufficiale in Africa, che assume grande importanza soprattutto perché segue il tanto contestato discorso tenuto nella capitale senegalese da Nicolas Sarkozy nel 2007. Un discorso, quello, che fu ampiamente criticato perché, in sostanza, accusava l’Africa e gli africani di essere rimasti ancorati al passato e di non essere capaci di proiettarsi nel futuro. Per questo, il discorso di Hollande sarà seguito con particolare attenzione. L’arrivo di Hollande a Kinshasa è tuttavia stato preceduto da una polemica con il governo congolese che non ha ben digerito le frasi del capo dell’Eliseo circa la mancanza di diritti umani, di democrazia e di riconoscimento dell’opposizione nel paese che un tempo andava sotto il nome di Zaire. Il successivo appello del presidente francese alla non violazione dei confini congolesi da parte di nazioni straniere , con un riferimento implicito al vicino Rwanda di Kagame, è tuttavia stato altamente gradito da Kinshasa e ha smorzato sul nascere i toni della polemica. - Ag. Fides |
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| 14/10/2012 Senegal
: Profanate oltre 160 tombe in due cimiteri cattolici |
Oltre 160 tombe sono state profanate in due cimiteri cattolici di Dakar. “Crocefissi e altri oggetti di pietra sono stati portati via dalle tombe nei cimiteri cristiani di San Lazzaro di Betania e di Bel Air, da parte di individui non ancora identificati” afferma un comunicato inviato all’Agenzia Fides da don Roger Gomis, responsabile delle comunicazioni sociali della diocesi di Dakar. “Si contano una sessantina di tombe che sono state profanate al cimitero di San Lazzaro di Betania e più di un centinaio a Bel Air”. Il Cardinale Théodore Adrien Sarr, Arcivescovo di Dakar, e i responsabili della gestione dei cimiteri cristiani, a nome di tutta la comunità cristiana, hanno espresso la loro indignazione e costernazione per questi atti vandalici. Don Gomis ha intervistato i guardiani dei due cimiteri, i quali hanno affermato che i ladri rubano i crocifissi in bronzo dalle tombe più antiche, ignorando quelle più recenti. In entrambi i cimiteri, i guardiani avevano segnalato alle autorità comunali la necessità di accrescere l’altezza dei muri perimetrali per garantire maggiore sicurezza. A Bel Air tre volontari assicurano un servizio di vigilanza dalle 18,30 alle 21 perché, secondo il guardiano, dopo le 21 i ladri preferiscono non avventurarsi nel cimitero. (L.M.) - Ag. Fides |
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| 14/10/2012 Tunisia: Elezioni presidenziali e parlamentari a giugno 2013 |
La coalizione al potere in Tunisia, guidata dal movimento islamico Ennahda (Rinascita) rende noto oggi di aver raggiunto un accordo per tenere le elezioni presidenziali e parlamentari il 23 giungo 2013, con un presidente direttamente scelto dagli elettori. La coalizione specifica che il ballottaggio presidenziale verrebbe tenuto il 7 luglio. Ennahda ha vinto le prime elezioni libere del Paese e guida il governo a fianco del Congresso per la Repubblica e del Forum democratico per il lavoro e la libertà. - Swissinfo |
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| 12/10/2012 Africa: Hollande inizia a Dakar viaggio africano: Storia comune con Francia |
"Tra Francia e Senegal c'è una storia. C'è una lingua che entrambi parliamo. C'è una cultura che condividiamo e a cui entrambi i nostri popoli hanno contribuito. Ma oltre alla nostra storia, oltre alla lingua, oltre ai legami che ci hanno uniti così a lungo, quello che ci unisce oggi è il futuro". È parte del discorso che il presidente francese François Hollande ha tenuto oggi a Dakar, in Senegal, nel primo giorno del suo viaggio in Africa. Il suo intervento era particolarmente atteso perché il suo predecessore Nicolas Sarkozy cinque anni fa in Senegal aveva detto che gli africani non erano ancora entrati nella storia e non erano riusciti a promuovere a sufficienza lo sviluppo, in affermazioni ritenute offensive da molti nel continente. Diversa la posizione di Hollande, che prima della partenza per il viaggio africano aveva promesso "di scrivere una nuova pagina nelle relazioni della Francia con l'Africa". Oggi ha detto: "Voglio esprimere la mia fiducia non solo nel futuro del Senegal, ma anche nel futuro dell'Africa". Nel programma di oggi di Hollande l'incontro con il presidente Macky Sall, un discorso all'Assemblea nazionale e una visita all'isola di Gorée al largo della capitale, dove gli schiavi erano imbarcati per essere inviati in America. La visita al museo dedicato alla schiavitù è un gesto simbolico con cui Hollande vuole sottolineare la comprensione della difficile storia africana. Questa notte lascerà il Senegal per recarsi a Kinshasa, nella Repubblica democratica del Congo. - LaPresse/AP |
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