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19/12/2012 Algeria: Hollande due giorni in Algeria per colloqui su economia e Mali

Il presidente francese François Hollande arriva oggi per un visita di due giorni in Algeria nella speranza di allentare le tensioni con l'ex colonia. I colloqui con l'omologo algerino Abdelaziz Bouteflika saranno incentrati sull'economia e sulla lotta al terrorismo nel nord del Mali, che confina con il Paese nordafricano. L'Algeria è il più importante partner commerciale della Francia e Parigi spera di rafforzare i legami economici bilaterali. La visita di Hollande arriva mentre l'Algeria festeggia il 50esimo anniversario dell'indipendenza dalla Francia, ottenuta a seguito di una guerra durata più di sette anni. - LaPresse/AP

 
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19/12/2012 Algeria: La visita di Hollande, non vengo per scuse ma per la verita'

"Non sono venuto per presentare scuse, vengo per dire la verita', che e' la Storia, la verita' sul passato, sulla colonizzazione, sulla guerra". E' quanto ha detto il presidente francese Francois Hollande durante la sua visita in Algeria, sottolineando che questo esercizio ha l'obiettibo di avviare una nuova era di dialogo tra "le nostre due societa'", tra la Francia e la sua ex colonia che quest'anno festeggia i 50 anni dell'indipendenza. - Adnkronos

 
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19/12/2012 Egitto: Forte escalation delle proteste contro Morsi

È un Mohamed Morsi sempre più impopolare quello contro il quale migliaia di manifestanti al Cairo gridano tutta la loro rabbia.
“L’Egitto è di tutti gli egiziani, siano essi musulmani o cristiani!” urlano i dimostranti, che accusano la bozza di costituzione di presentare principi islamici senza garantire i diritti delle minoranze.
Un documento che ha diviso l’Egitto, ma che dovrebbe venire approvato il prossimo fine settimana al secondo turno del referendum. “Chiedo una Costituzione che rappresenti tutti gli egiziani, non solo un gruppo o una religione” dice un manifestante. “Come possiamo fidarci del comitato che supervisiona la Costituzione? Ha detto che passerà lo stesso, nonostante il rifiuto espresso da molti gruppi”. A complicare il quadro, le dimissioni del procuratore generale egiziano Talaat Abdullah a meno di un mese dalla nomina da parte di Morsi. Centinaia di procuratori hanno inscenato sit-in affermando l’inadeguatezza dell’incarico conferito ad Abdullah. - Euronews

 
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19/12/2012 Egitto: Mubarak trasferito in ospedale militare per esami clinici

Honsy Mubarak e' stato trasferito dall'ospedale carcerario nell'ospedale militare di Maadi per sottoporsi ad esami clinici. Lo riporta l'agenzia egiziana Mena, ricordando che nei giorni scorsi l'ex presidente, condannato all'ergastolo per la sanguinosa repressione della rivolta che ha portato alla caduta del suo regime, e' caduto ferendosi alla testa. - Adnkronos

 
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19/12/2012 Guinea: Un nuovo ceppo di colera continua a far aumentare i contagi

Quest’anno un nuovo ceppo di colera ha colpito più di 7 mila persone in Guinea. Secondo un gruppo di epidemiologi si tratta di una variante atipica del vibrio cholerae O1 El Tor che secerne una tossina più nociva rispetto a quella dei ceppi tradizionali, creando una infezione più virulenta con sintomi più gravi e rischio di maggiore contagio. Sembra che questo ceppo sia arrivato in Guinea dalla Sierra Leone, dove il colera quest’anno ha contagiato 22,345 persone. Gli esperti sono allarmati in quanto El Tor anticipa ceppi ancora più gravi e ritengono che la variante sia stata importata di recente. L’Africa, in particolare la parte occidentale, è l’unico continente nel mondo dove i casi di colera sono in continuo aumento. Questo tipo di ceppo era presente in Zimbabwe e nel bacino del lago Ciad nel 2009, e si trova attualmente ad Haiti. - Ag. Fides

 
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19/12/2012 Kenya: Due esplosioni in quartiere somalo Nairobi, feriti

Diverse persone sono rimaste ferite in due esplosioni avvenute davanti alla moschea di Al Amin, nel quartiere somalo di Eastleigh, a Nairobi. Lo riferiscono fonti locali secondo cui almeno due civili sarebbero in gravi condizioni. Fonti della polizia locale hanno riferito che una bomba è esplosa fuori la moschea di Al Amin lungo Chai Road, mentre un secondo ordigno è stato lanciato da un auto in corsa verso un minibus nella stessa zona. "Due persone sono rimaste gravemente ferite, ma temiamo che altri feriti si siano allontanati dal luogo dell'attentato", ha detto al quotidiano The Standard il capo della polizia locale Mosè Ombati. Lo scorso 16 dicembre nella stessa zona furono lanciate tre granate che provocarono un morto, mentre il 7 dicembre cinque persone rimasero uccise nell'esplosione di una granata esplosa nei pressi di una moschea, sempre nel quartiere somalo di Eastleigh. - Swissinfo

 
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19/12/2012 Mozambico : Stallo nei colloqui tra governo ed ex ribelli della Renamo

Sono finite così come erano cominciate le trattative tra Fronte di liberazione del Mozambico (Frelimo, al governo) e Resistenza nazionale mozambicana (Renamo, opposizione): un nulla di fatto, con il governo che ha minimizzato sostenendo di aver fatto aperture e di essere pronta a dialogare e la Renamo che continua ad accusare i rivoli di chiusura. Al centro, nemmeno citate, ci sono le scoperte di importanti giacimenti di idrocarburi e di altre risorse minerarie che potrebbero cambiare il volto del Mozambico da qui ai prossimi anni. Chi gestisce il potere, ovvero il Frelimo, avrà ampia discrezionalità e secondo molti osservatori la Renamo sta tentando di avere una qualche voce in capitolo. Al termine dei tre incontri avvenuti nelle ultime settimane tra Frelimo e Renamo, non sono stati fissati ulteriori incontri. Questi erano stati sollecitati dalla Renamo che sostiene di voler negoziare la nascita di “un governo di transizione” in grado di organizzare “elezioni libere e trasparenti” e di affrontare il nodo dello sfruttamento dei ricchi giacimenti di carbone e di idrocarburi scoperti o entrati in produzione negli ultimi anni. - Atlasweb

 

 
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19/12/2012 Nigeria: Petrolio, i governatori del nord contestano la riforma

La riforma del settore petrolifero messa a punto dall’esecutivo del presidente Goodluck Jonathan è contraria agli interessi del nord della Nigeria: lo hanno scritto nero su bianco deputati, senatori e governatori dei 19 Stati settentrionali, ostacolando un iter legislativo comunque cruciale per l’economia del paese. Secondo il quotidiano nigeriano The Nation, la posizione dei dirigenti delle regioni del nord è stata definita in un documento approvato in questi giorni. Nel testo si sostiene che con l’istituzione di un Fondo della comunità ospitante gli Stati meridionali, quelli dove si concentrano i giacimenti, godrebbero di vantaggi indebiti. Il nuovo meccanismo consentirebbe infatti alle autorità locali di trattenere il 10% delle entrate pubbliche derivanti dallo sfruttamento dei pozzi. Secondo i parlamentari e i governatori del nord l’istituzione del Fondo aggrava uno squilibrio già evidente nella distribuzione della ricchezza. Uno squilibrio cresciuto negli ultimi due anni durante la presidenza di Jonathan, primo capo di Stato originario del Delta del Niger, la regione meridionale dove si concentra il 90% dei giacimenti petroliferi del paese. Presentata ad agosto, la riforma del settore petrolifero è da settimane ostaggio di veti incrociati alla Camera e al Senato. Il testo prevede un aumento dei prelievi fiscali e per questo è stato contestato da dirigenti di multinazionali come Royal Dutch Shell ed Exxon Mobil. Secondo il ministro Diezani Alison-Madueke, però, in Nigeria le “royalties” resteranno meno onerose rispetto a paesi come l’Angola o l’Indonesia. La Nigeria è il primo produttore di petrolio dell’area sub-sahariana e l’ottavo a livello mondiale. Il greggio costituisce oltre l’80% delle entrate dello Stato. - Misna

 

 
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19/12/2012 Repubblica Centrafricana: Al nord stupore e incertezza per l’avanzata dei ribelli

Al nord stupore e incertezza per l’avanzata dei ribelli “Siamo tutti stupiti di fronte alla grande mobilità dei ribelli e alla rapidità dell’offensiva in corso nella nostra regione. Per ora non capiamo le motivazioni profonde dietro la caduta di diverse città in tempi così brevi e senza incontrare resistenza. E dire che la gente si aspettava il ritorno della pace dopo la firma nei mesi scorsi di una serie di accordi con ribellioni centrafricane e ciadiane. Invece il futuro appare davvero incerto”: lo dice alla MISNA monsignor Edouard Mathos, vescovo della diocesi di Bambari di cui fa parte la città di Bria (500 km a nord-est della capitale), passata ieri sotto il controllo di una coalizione ribelle denominata Séléka. Fonti di stampa internazionale riferiscono che dopo il centro minerario di Bria, stamani i miliziani sarebbero anche riusciti a prendere il controllo di Kabo, situata circa 350 chilometri a nord di Bangui, la capitale. Le comunicazioni telefoniche con Kabo sarebbero state interrotte e il colonnello ribelle Djouma Narkoyo, portavoce dell’Unione delle forze democratiche per il raggruppamento (Ufdr) – uno dei tre gruppi che hanno dato vita al Séléka – ha annunciato che “i nostri uomini ne hanno preso il controllo e ora si stanno dirigendo verso Batangafo (più a sud, ndr)”. Oltre all’Ufdr della coalizione fanno parte elementi dissidenti della Convenzione dei patrioti per la giustizia e la pace (Cpjp) e della Convenzione dei patrioti della salvezza e del Kodro (Cpsk) del generale Dhaffane Mohamed Moussa.
Fonti della società civile contattate dalla MISNA a Bria, centro minerario ricco di oro e diamanti, hanno confermato che la città è caduta ieri mattina alle 5 (ora locale) al termine di scontri tra ribelli e soldati delle Forze armate del Centrafrica (Faca) che “non sono durati a lungo”. Da allora i miliziani circolano per le strade a bordo dei veicoli rubati all’esercito, la gente è rimasta a casa e i negozi sono chiusi. “Globalmente la situazione è calma. Finora non sono stati commessi atti di saccheggio esazioni ai danni di civili. Certamente la gente ha paura per la presenza dei ribelli e si interroga sul suo futuro” aggiunge l’interlocutore della MISNA, senza però fornire alcun bilancio di vittime nei combattimenti avvenuti ieri. Da canto loro i militari di Bangui si sarebbero ritirati in ranghi dispersi; alcuni di loro sarebbero arrivati a Bambari, che dista 210 chilometri, possibile prossima meta della coalizione ribelle secondo alcune fonti di stampa centrafricana. Dalla scorsa settimana il Séléka è riuscito a prendere il controllo di Ndélé, Sam-Ouandja, Ouadda, Bamingui, Mbré e Bria. In un manifesto politico diffuso lunedì la coalizione ha avvertito che il suo obiettivo è “far cadere il regime del presidente François Bozizé se il governo di Bangui non dovesse rispettare gli accordi di pace firmati cinque anni fa”. I gruppi ribelli hanno stilato un elenco di dieci proposte che vanno dal rispetto dell’accordo di Biraosiglato nel 2007 tra l’esecutivo e l’Ufdrall’attuazione delle raccomandazioni del Dialogo politico inclusivo del 2008. Inoltre chiedono all’esecutivo l’apertura di inchieste indipendenti per fare luce sulla scomparsa del colonnello Charles Massi della Cpjp, di Hassan Ousman del Movimento nazionale di salvezza della patria (Mnsp), nonché sull’incidente nel quale è morto l’attivista Goungaye Wanfiyo Nganatoua.
Il riaccendersi delle violenze si sta verificando a pochi mesi dalla firma di una serie di nuovi accordi tra Bangui e diversi gruppi armati che lasciava sperare in un ritorno della pace nelle instabili regioni nord-orientali del Centrafrica. Ad agosto Abdoulaye Hissène, storico leader della ribellione centrafricana della Cpjp, ha abbandonato la strada delle armi; la stessa direzione ha preso anche la ribellione ciadiana delle Forze popolari per la ripresa guidata da Abdel Kader Baba Laddé. Al potere dal 2003 con un colpo di stato militare, il presidente Bozizé deve nuovamente fare i conti con l’instabilità alimentata dalla nuova coalizione ribelle ‘Séléka’ ma anche con le incursioni nelle regioni settentrionali e centrali dell’ex colonia francese dell’Esercito di resistenza del Signore (Lra) dell’ugandese Joseph Kony. - Misna

 

 
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19/12/2012 Repubblica Centrafricana: I ribelli conquistano un’altra città; il Ciad invia truppe in aiuto ai militari governativi

Non si ferma nella Repubblica Centrafricana l’offensiva dei ribelli della coalizione Seleka che oggi hanno conquistato la città di Kabo, a 350 km dalla capitale Bangui, dopo che ieri avevano preso il centro diamantifero di Bria (vedi Fides 18/12/2012). “La situazione è ancora tranquilla ma cresce la preoccupazione della popolazione per gli sviluppi dell’offensiva ribelle” riferiscono all’Agenzia Fides fonti locali da Bangui. “L’evoluzione della situazione del terreno può cambiare da un momento all’altro ed è difficile fare delle previsioni” aggiungono le nostre fonti. Il Ciad ha inviato ieri proprie truppe in rinforzo all’esercito centrafricano che finora è sembrato non in grado di far fronte ai ribelli della Seleka, una sigla sotto la quale sono confluiti almeno tre gruppi armati che avevano firmato negli anni scorsi degli accordi di pace con il governo del Presidente François Bozizé.
Una delle incognite che pesa sull’evoluzione della situazione è l’atteggiamento della popolazione nei confronti dei ribelli. Se questi dovessero in qualche modo ottenere l’appoggio dei civili, il regime di Bozizé avrebbe seri problemi. Finora però, almeno secondo quanto affermano fonti governative, i ribelli hanno saccheggiato le città conquistate costringendo diversi abitanti alla fuga. - Ag. Fides

 
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