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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 12/10/2012 Africa: Africa Occidentale: pesca illegale, sono gli europei i principali responsabili |
Un nuovo rapporto del gruppo ambientalista Environmental Justice Foundation denuncia le attività di pesca illegale compiute con navi europee nelle acque dell’Africa Occidentale, in particolare al largo della Sierra Leone, dove si concentra il più alto livello di pesca illecita del mondo. Il dossier di 36 pagine punta il dito contro le autorità ispettive portuali europee, poco informate su quello che accade nei porti africani, e sollecita l’Unione Europea a colmare la lacuna legislativa sulla pesca illegale. Mancano i collegamenti tra i porti africani e quelli europei – denuncia Stev Trent, direttore esecutivo di EFJ – e manca una lista nera delle imbarcazioni che operano illegalmente. In realtà esiste un regolamento europeo sulla prevenzione della pesca illegale, ma non sempre viene applicato perché i paesi tendono a non monitorare il lavoro delle navi bandiera che nove volte su dieci pescano in zone proibite, minacciando ulteriormente le attività dei piccoli pescatori locali. Oltre all’esportazione di pesce illegalmente catturato, questo genere di attività alimenta la corruzione perché i pescherecci per non pagare le multe offrono tangenti alla polizia oppure fuggono nei paesi vicini o ancora sfruttano bandiere di comodo, ovvero comprate da paesi che non hanno la capacità o la volontà di monitorare le attività costiere. Le prove delle operazioni illegali contenute nel dossier sono state inviate ai governi di Corea del Sud, Sierra Leone e Unione Europea. Il rapporto cita Victor Kargbo, capo della sorveglianza della pesca in Sierra Leone, per il quale è necessario un coordinamento di forze per evitare che “operatori senza scrupoli” spostino le attività in paesi meno sorvegliati pur di continuare i lavori. L’UE potrebbe prevenire facilmente la pesca illegale rendendo obbligatoria l’esibizione di un certificato di controllo sul pesce pescato, per esempio, e questo imporrebbe un maggiore monitoraggio delle navi bandiera. Il 37% del pesce catturato in Africa Occidentale è illegale perché preso in acque vietate: in 18 mesi EFJ ha registrato 252 operazioni di navi pirata. Inoltre il 90% dei pescherecci pesca con reti a strascico che devastano l’ambiente marino perché trascinano attrezzature pesanti lungo tutto il fondale. In questo modo ogni anno la perdita globale di pesce oscilla tra i 6 e i 15 miliardi, conclude il rapporto. * Serena Grassia - Atlasweb |
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| 12/10/2012 Africa: Africa orientale. I porti di Mombasa e Dar es Salaam diventano ‘regionali’ |
Per ridurre le tasse doganali e rendere più competitivo il commercio regionale, il segretario generale della Comunità dell’Africa orientale (Eac), Richard Sezibera, ha rivelato che sono in crso negoziati avanzati per affidare la gestione dei porti di Dar es Salaam e di Mombasa a degli investitori privati e promuovere in questo modo la ‘regionalizzazione’ degli scali commerciali. La mossa è volta a garantire una maggiore efficienza operativa nei due porti che rappresentano i principali accessi al mare per gli stati membri dell’Eac (Kenya, Tanzania, Burundi, Rwanda e Uganda) oltre che per il vicino Sud Sudan e le regioni orientali della Repubblica democratica del Congo. In base ai piani rivelati da Sezibera, i due porti saranno dichiarati “zona speciale” sotto la giurisdizione dell’Eac e rappresenteranno un esperimento verso il tentativo di armonizzare le legislazioni doganali vigenti tra i paesi della Comunità dell’Africa orientale.(Fonte: infoafrica.it) - Atlasweb |
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| 12/10/2012 Angola: I portoghesi ora emigrano nell’antica colonia |
Causa crisi, sempre più persone abbandonano il Portogallo. Tra le mete più popolari, si fa largo l’Angola. Attualmente nel paese dell’Africa Occidentale risiedono e lavorano circa 130.000 portoghesi. In Angola i portoghesi investono ed esportano prodotti di lusso. Nel 1975, anno dell’indipendenza angolana, 300.000 portoghesi avevano fatto ritorno in patria. Oggi, dopo quasi 38 anni, la situazione si è invertita. Secondo i dati dell’Osservatorio Portoghese per l’Emigrazione, il numero dei portoghesi in Angola è passato da 21.000 nel 2003 a 91.900 nel 2010, una cifra quadruplicata nell’arco di sette anni. Tra i registrati ufficialmente (quasi 100.000) e i non registrati si calcola che siano almeno 130.000 i portoghesi in terra angolana. Luanda e Bengala le città più ambite. A testimonianza della massiccia presenza lusitana in Angola, le rimesse. Secondo i dati della Banca del Portogallo, fino a giugno 2012 le rimesse dei migranti in Angola toccavano i 115 milioni di euro. Formazione, risorse umane, turismo e costruzioni sono alcuni dei settori che in Angola necessitano maggiormente di personale qualificato. * Luca Pistone - Atlasweb |
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| 12/10/2012 Egitto: In piazza Tahrir ancora scontri |
Preso d’assalto dai Fratelli Musulmani il palco allestito dai manifestanti laici che scandivano slogan contro il presidente Morsi. Nuove tensioni scaturite dopo l’assoluzione di tutti i presunti responsabili della ‘battaglia dei cammelli’ del 2 febbraio 2011, uno degli episodi più violenti della rivoluzione che ha portato alla fine del regime di Hosni Mubarak. Dopo l’assoluzione l’attuale presidente ha rimosso il procuratore generale, ma non è bastato a quietare gli animi: “Dovremmo avere più pazienza con il presidente. E poi vogliamo giustizia per chi ha fatto la rivoluzione. Va fatta giustizia per le nostre vittime, il potere giudiziario va ripulito” – dice un manifestante e un altro aggiunge – “Il potere giudiziario va ripulito dopo la rimozione del Procuratore generale, solo così ci sarà una ricompensa per il sangue che è stato versato per la rivoluzione” Al procuratore generale nominato da Mubarak viene mossa l’accusa di non aver raccolto tutte le prove e di non aver rinviato a giudizio i responsabili dell’occultamento di altre prove. Nell’episodio del 2 febbraio morirono undici persone ed alcune centinaia rimasero ferite. - Euronews |
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| 12/10/2012 Egitto: Pubblicata prima bozza parziale Costituzione |
La commissione parlamentare incaricata di scrivere la nuova costituzione egiziana ha diffuso ieri una prima bozza ancora parziale, al fine di avviare un dibattito pubblico tra la popolazione. Negli ultimi tempi sono aumentati notevolmente lo scetticismo e la sfiducia verso i membri della commissione, dominata al suo interno dalla presenza di esponenti legati ai Fratelli musulmani. Le principali critiche promosse da esponenti e media liberali e laici egiziani verso gli autori della nuova costituzione riguardano l’accusa di voler porre dei limiti alla libertà religiosa ed ai diritti delle donne. Secondo il presidente della commissione, Mohammed el-Beltagi, la bozza resa nota ieri non è stata ancora votata dai membri del gruppo ristretto, proprio al fine di coinvolgere l’intera popolazione nel dibattito. Tra gli aspetti principali della nuova carta fondamentale dell’Egitto, è prevista una diminuzione dei poteri del capo dello Stato a favore del parlamento. Nella bozza incompleta, restano però ancora non chiarite numerose questioni fondamentali come il grado con cui le istituzioni civili dovrebbero prendere il sopravvento su quelle militari. I membri della commissione auspicano di terminare la stesura della nuova costituzione e di organizzare un referendum nazionale per la sua approvazione entro la fine dell’anno. * Michele Vollaro - Atlasweb |
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| 12/10/2012 Mali: Onu, via libera a dispiegamento truppe straniere |
Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha approvato all'unanimità una risoluzione che apre la strada al dispiegamento di truppe straniere in Mali per assistere l'esercito nazionale nella liberazione delle zone del Nord del Paese, in mano ai militanti islamici. Il documento adottato dai Quindici sostiene la pianificazione per l'invio di una forza internazionale di stabilizzazione, e al segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon 45 giorni di tempo per consultarsi con l'Unione Africana, l'Ecowas e le autorità del Mali e presentare una relazione dettagliata su come tale forza deve essere creata, finanziata, e distribuita. Dopo le raccomandazioni di Ban, il Consiglio dovrà quindi approvare una seconda risoluzione per autorizzare l'invio delle truppe. Il documento sottolinea la necessità di un processo politico nel Paese, di accelerare il processo di transizione, e rinnova la richiesta che i militanti del Mali taglino qualsiasi legame con i gruppi affiliati ad al Qaida nel Maghreb islamico. I Quindici si dichiarano pronti ad adottare sanzioni mirate nei confronti dei gruppi che non rispettino questa disposizione. Inoltre, ribadiscono che i ribelli devono porre fine a tutte le violazioni dei diritti umani, tra cui attacchi mirati contro la popolazione, violenze sessuali, e reclutamento di bambini soldato. Ecowas ha offerto di inviare una forza composta da circa 3.000 soldati per aiutare l'esercito nazionale a liberare le zone del Nord. Tuttavia, lo stesso segretario generale ha avvertito che un'operazione militare ha bisogno di un'attenta pianificazione, poichè in caso contrario potrebbe soltanto aggravare la situazione di milioni di persone nel Paese. - Swissinfo |
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| 12/10/2012 Mali: Donne e bambini vittime principali delle violenze nel nord del paese |
La piaga delle donne vittime di violenze sessuali continua ad aggravarsi nella zona settentrionale del Mali. Sono prive di diritti umani, non possono lavorare, studiare nè avere accesso alle strutture sociali di base. Dallo scorso mese di gennaio il paese vive una guerriglia tra le forze del governo e i ribelli Tuareg; l’instabilità e lo stato di insicurezza risultato dai continui scontri, come pure il proliferare dei gruppi armati nella regione, la siccità e l’instabilità politica, hanno fatto fuggire circa 250 mila maliani verso i paesi vicini, 174 mila sono gli sfollati. Secondo l’assistente del Segretario Generale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, i diritti civili e politici sono stati limitati da una interpretazione molto severa della legge coranica della sharia, e da sistematiche punizioni crudeli e disumane, che comprendono uccisioni, mutilazioni e lapidazioni. L’Ufficio dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani (OHCHR) ha informato che, nel nord del paese, i bambini non possono studiare perchè molti insegnanti sono fuggiti e le scuole sono state costrette a chiudere. Inoltre l’estrema povertà, la mancanza di lavoro e di istruzione, facilitano il reclutamento delle giovani vittime presso le forze armate dei gruppi islamici. Per far valere i diritti umani delle donne e offrire loro qualche opportunità, è fondamentale adottare misure adeguate e promuovere la loro partecipazione alla vita pubblica. Esse potrebbero ricoprire un ruolo importante nel processo di costruzione della pace come pure per la prosperità del paese. Attualmente, secondo l’OHCHR, in queste zone le donne possono essere comprate per meno di 1000 dollari. A prendere atto della crisi umanitaria e della violazione dei diritti umani è anche il presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa che a breve si recherà in Mali per poi proseguire verso il Niger. I gruppi islamisti Ansar al Dine, il Movimento per l’Unità, la Yihad in Africa Occidentale, e Al Qaeda per il Magreb Islamico, da alcuni mesi hanno il controllo totale di tutto il nord del Mali, che rappresenta i due terzi del territorio nazionale. La maggioranza delle organizzazioni di aiuti che operavano in questa zona sono state costrette a ritirarsi per le minacce, solo la Croce Rossa è riuscita a mantenere in via del tutto straordinaria le sue attività, dalla sua base operativa in Niger. La divisione "de facto" del Mali, tra nord e sud, implica che le forze militari non possono entrare nella prima regione, dove l’organizzazione umanitaria presta assistenza a oltre mezzo milione di persone, la quarta parte dei suoi abitanti. (AP) - Ag. Fides |
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| 12/10/2012 Marocco: Tangeri: un cortometraggio lungo 10 anni |
Compie 10 anni il Festival del cortometraggio di Tangeri. Dall’Algeria alla Palestina, da Malta a Cipro, sono più di venti i paesi partecipanti all’edizione 2012. 52 i film, diretti da registi affermati e nuovi talenti. Sottolineare la familiarità e i tanti punti in comune tra i paesi del Mediterraneo: è questo l’obiettivo della manifestazione, come spiega Fatima Nouali Azar, presentatrice della rassegna: “Lo scambio culturale tra Tangeri e il resto del mondo ha trasformato il festival in qualcosa di semplice, divertente e conviviale, che riunisce tutto il Mediterraneo; e che ricorda a tutti quelli che vi partecipano le loro tradizioni. C‘é un po’ di tutto qui”. Una sorprendente varietà di film drammatici, ma anche di commedie. “La dernière caravane” è una produzione franco-tunisina in bianco e nero di Fued Mansour. Racconta la storia di tre operai di un cantiere edile che lottano per il riconoscimento dei loro diritti civili. Secondo il regista, i problemi economici che hanno portato alla Primavera araba esistono su entrambe le sponde del Mediterraneo. “Anche se lo scoppio della rivoluzione è dovuto alla povertà in cui viveva la gente, tutto è partito da lì. È logico che un popolo si ribelli quando non ha niente da mangiare. Questo film rappresenta la fase successiva. Ma allo stesso tempo mostra che il problema è comune sia all’Europa che ai paesi del Maghreb” spiega il regista Fued Mansour. Il cinema Roxy, in stile Art Deco, ha ospitato le proiezioni diurne e serali. Anche il film “La Boda” (Il Matrimonio) è incentrato sulla crisi economica. Protagonista la figlia di un’immigrata clandestina a Madrid e la sua lotta contro il tempo per riuscire a sposarsi di lì a poche ore, nonostante i contrattempi. A Tangeri, il festival è considerato uno degli eventi clou. “Che cosa offre la rassegna a questa città? Di sicuro rimane impressa nella mente di chi arriva da tutto il Mediterraneo” commenta Nour Eddine Sail, direttore del Centro Cinematografico Marocchino. “Nella loro memoria resta un’esperienza indimenticabile. Non mi sorprende vedere tornare così tanta gente ogni anno!” A vincere il premio speciale di questa decima edizione, l’ultimo cortometraggio di Terry Gilliam: “The Wholly Family”. Una coppia americana, padre tranquillo e madre isterica, perde il proprio bambino a Napoli, tra i presepi di via San Gregorio Armeno. Nel cast anche Cristiana Capotondi. - Euronews |
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| 12/10/2012 Senegal
: Profanate oltre 160 tombe in due cimiteri cattolici, rubate le croci in bronzo |
Oltre 160 tombe sono state profanate in due cimiteri cattolici di Dakar. “Crocefissi e altri oggetti di pietra sono stati portati via dalle tombe nei cimiteri cristiani di San Lazzaro di Betania e di Bel Air, da parte di individui non ancora identificati” afferma un comunicato inviato all’Agenzia Fides da don Roger Gomis, responsabile delle comunicazioni sociali della diocesi di Dakar. “Si contano una sessantina di tombe che sono state profanate al cimitero di San Lazzaro di Betania e più di un centinaio a Bel Air”. Il Cardinale Théodore Adrien Sarr, Arcivescovo di Dakar, e i responsabili della gestione dei cimiteri cristiani, a nome di tutta la comunità cristiana, hanno espresso la loro indignazione e costernazione per questi atti vandalici. Don Gomis ha intervistato i guardiani dei due cimiteri, i quali hanno affermato che i ladri rubano i crocifissi in bronzo dalle tombe più antiche, ignorando quelle più recenti. In entrambi i cimiteri, i guardiani avevano segnalato alle autorità comunali la necessità di accrescere l’altezza dei muri perimetrali per garantire maggiore sicurezza. A Bel Air tre volontari assicurano un servizio di vigilanza dalle 18,30 alle 21 perché, secondo il guardiano, dopo le 21 i ladri preferiscono non avventurarsi nel cimitero. (L.M.) - Ag. Fides |
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| 12/10/2012 Sudafrica: Vescovo di Rustenburg: “i sindacati stanno perdendo il controllo della protesta” |
“La violenza sta crescendo e non so cosa potrà accadere. I sindacati stanno perdendo il controllo dei minatori in protesta. I minatori stanno abbandonando i sindacati e vogliono scegliere direttamente i propri rappresentanti. Si rischia ormai di superare le normative adottate dal governo e dalle centrali sindacali per controllare i conflitti lavorativi” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Kevin Dowling, Vescovo di Rustenburg (Sudafrica), dove ieri, 11 ottobre, due persone sono state uccise in una baraccopoli vicina ad una miniera di platino. Nel frattempo i lavoratori delle miniere d'oro hanno respinto, giudicandola inadeguata, un'offerta di aumenti avanzata dai datori di lavoro. “I minatori in sciopero continuano a intimidire quelli che si recano al lavoro, anche nelle miniere dove non ci sono scioperi. A gettare benzina sul fuoco della protesta si è poi inserito un gruppo trotzkista, il Democratic Socialist Movement” dice Mons. Dowling. Il Vescovo di Rustenburg riferisce inoltre che ieri a Marikana si è svolto un incontro dei responsabili delle diverse chiese cristiane per stabilire un percorso di riconciliazione comunitario. Marikana è stata teatro della strage del 16 agosto, quando la polizia ha sparato contro i minatori della miniera Lomnin, che stavano protestando, uccidendo più di 30 persone. La crisi di Marikana era stata risolta con un aumento salariale che ha però innescato le rivendicazioni dei lavoratori delle altre miniere. Mons. Dowling annuncia che “il 28 ottobre, nella locale parrocchia cattolica, si terrà un incontro di preghiera per la pace e la riconciliazione. L’incontro si terrà poi ogni mese in un diverso luogo di culto cristiano”. “È un’iniziativa lodevole perché a Marikana, nonostante l’accordo che prevede un aumento salariale del 22%, ci sono ancora tensioni, diversi gruppi infatti non sono soddisfatti dell’intesa. I nostri sacerdoti e i pastori vogliono prendere in mano la situazione prima che degeneri, lavorando insieme alla comunità locale” conclude il Vescovo. - Ag. Fides |
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