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20/11/2012 Libia: Trovato a Tripoli cadavere ex ministro Esteri rapito nel 1993

E' stato trovato all'interno di una sede dell'intelligence a Tripoli il cadavere di Mansour al-Kikhya, ministro degli Esteri libico nel 1972-1973 e in seguito oppositore del regime di Muammar Gheddafi. Lo riporta il sito web dell'emittente 'Al-Arabiya', ricordando che al-Kikhya era stato rapito al Cairo nel 1993 e mai piu' ritrovato. Gli esami del dna hanno confermato l'identita' dell'uomo, che a detta del fratello Mahmoud, intervistato dal quotidiano 'Al-Sharq Al-Awsat', avrebbe passato quattro anni in carcere prima di morire nel 1997. - Adnkronos/Aki

 
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20/11/2012 Mali: Crisi del nord: scontri fra gruppi armati a Menaka

Sono arrivati a Menaka, nel nord-est del Mali al confine con il Niger, i combattimenti tra due gruppi ribelli che negli ultimi giorni hanno ripreso a confrontarsi militarmente. Ad attaccare sono i combattenti del Movimento per l’unità e il Jihad in Africa occidentale (Mujao), gruppo di matrice islamica che ha la sua roccaforte a Gao; sulla difensiva sono invece i tuareg del Movimento nazionale per la liberazione dell’Azawad (Mnla). Le notizie sugli scontri sono state confermate da entrambe le parti, divergono invece le ricostruzioni. Il Mujao, che già lo scorso giugno aveva estromesso da Gao l’Mnla fino ad allora suo alleato, sostiene di aver preso il controllo di Menaka; al contrario, un portavoce dell’Mnla da Parigi ha sostenuto che il suo gruppo ha respinto un attacco, mantenendo il controllo di Menaka e causando diverse perdite tra i rivali. Fonti di stampa internazionale ruiferiscono di numerose vittime. Al di del reale esito di questo episodio, il fatto conferma l’ulteriore tentativo di marginalizzare l’Mnla nel nord del Mali ad opera di rivali che sembrano avere a disposizione un maggior numero di uomini e più armi. Le ultime vicende seguono sviluppi sul fronte della diplomazia internazionale. Nel corso di un vertice tenuto ieri a Bruxelles, i ministri degli Esteri dell’Unione Europea (Ue) hanno ribadito il loro sostegno alla missione militare interafricana che dovrebbe essere dispiegata dalla Comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale (Cedeao/Ecowas) nel nord del Mali. L’obiettivo, ha ricordato in una nota la Ue, è il ripristino dell’unità nazionale maliana e dell’autorità statale su tutto il territorio, parte di un processo di transizione più ampio che dovrebbe portare ad elezioni “libere e trasparenti”. - Misna

 
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20/11/2012 Nigeria: Violenze nello stato di Taraba, in vigore il coprifuoco

È stato introdotto il coprifuoco a Ibi, la città della Nigeria orientale teatro di violenze che in pochi giorni hanno provocato almeno dieci vittime e costretto a lasciare le loro case migliaia di persone: lo dice alla MISNA il parroco, padre Salomon Dankaro. “Rispetto a ierisottolinea il sacerdote - la situazione appare migliorata: l’esercito sta garantendo il rispetto del coprifuoco e le violenze sembrano essersi fermate”. Il parroco parla da Wukari, una cittadina dello Stato di Taraba distante una ventina di chilometri da Ibi, dove dopo l’inizio degli scontri si è rifugiato insieme con migliaia di persone. “I medici dell’ospedale di Wukarisottolinea padre Salomon – sono in grande difficoltà e non riescono a garantire assistenza a tutti i feriti”. Secondo il quotidiano This Day, ieri l’esercito ha effettuato arresti e sequestrato una notevole quantità di armi. Le violenze erano cominciate domenica mattina quando alcuni giovani, pare di religione musulmana, avevano cercato di rimuovere posti di blocco eretti nel timore che anche a Ibi si verificassero attentati contro chiese come avvenuto negli ultimi mesi in altre zone della Nigeria. Secondo padre Salomon, le violenze avrebbero costretto a lasciare la città soprattutto famiglie igbo, per lo più dedite ai commerci. - Misna

 
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20/11/2012 R. D. Congo: Cosa succede nel Nord Kivu

Un gruppo di ribelli del movimento M23, nato solo otto mesi fa, ha attaccato Goma, nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc), prendendo il controllo della città e dell’aeroporto internazionale. Le Nazioni Unite hanno dichiarato che se Goma dovesse cadere completamente nelle mani dei ribelli, sarebbe una catastrofe umanitaria. I ribelli, che secondo un rapporto delle Nazioni Unite sono sostenuti dai vicini Ruanda e Uganda, combattono contro l’esercito della Rdc, che in questa zona del paese può contare sull’aiuto della missione di pace dell’Onu. Il portavoce dell’esercito congolese Olivier Hamuli ha detto che l’Onu non sta aiutando abbastanza il governo locale a reprimere la rivolta, perché non ha un mandato preciso per farlo e si è appellato alla comunità internazionale perché intervenga il prima possibile. La Germania, che è membro del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ha chiesto una tregua ai ribelli. Se i ribelli ce la faranno a prendere anche Bukavu, la capitale del Sud Kivu, sarebbe un grande risultato per loro, la conquista di territorio più consistente dal 2003, quando è finita la guerra tra la Rdc e i paesi vicini. Il movimento ribelle M23 è stato fondato nell’aprile del 2012 ed è formato da militari che hanno disertato dall’esercito regolare del paese, tutti di etnia tutsi. I ribelli dichiarano che stanno combattendo per l’autodeterminazione della loro etnia, ma le Nazioni Unite temono che siano finanziati da Ruanda e Uganda, che hanno mire espansionistiche sui territori orientali dell’Rdc, ricchi di giacimenti minerari. La provincia di Goma, nel Nord Kivu, e il Sud Kivu, sono territori ricchi di stagno, tantalio e tungsteno, minerali necessari alla produzione di aparecchi elettronici come computer, cellulari e telecamere. “Siamo tutti colpevoli per quello che sta accadendo nella Rdc”, afferma Simon Tisdall sul Guardian. “Mentre il mondo è attento a quello che succede in Siria e ora a Gaza, nessuno si preoccupa delle 800mila persone precipitate nel caos, in Sud Kivu e in Nord Kivu”, continua Tisdall. - Internazionale

 
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20/11/2012 R. D. Congo: I ribelli avanzano a Goma, voci della Chiesa

 “I colpi d’arma da fuoco si stanno facendo sempre meno frequenti. I ribelli hanno preso il controllo dell’aeroporto, dei quartieri orientali e da poco anche del centro città. Sono avanzati molto rapidamente e stanno respingendo le truppe regolari fuori Goma. I miliziani dell’M23 sono passati davanti alla mia parrocchia, mi hanno salutato e hanno chiesto alla popolazione di rimanere calma”: è pacato e sollevato il tono di voce del vicario generale della diocesi di Goma, monsignor Louis De Gonzague Nzabanita, che alla MISNA racconta delle ultime ore di paura e incertezza vissute accanto alla sua gente. Dopo essere rimasto chiuso dentro casa, il vicario, parroco della parrocchia dello Spirito Santo, al centro di Goma, ha costatato che “un po’ di gente sta uscendo per le strade e in modo ancora timido sta cercando di riprendere le proprie attività”. Mentre parla con la MISNA dall’altra parte del telefono si sentono due colpi di artiglieria e il rombo di un elicottero della Monusco, la locale missione Onu. “La popolazione è ancora sotto shock dopo gli ultimi tre giorni di tensione alle stelle, per l’incognita dell’avvicinarsi dei combattimenti al centro della nostra cittàprosegue il vicario generale –. Ci sono state delle vittime a causa degli ordigni caduti su Goma, ma per ora non sappiamo quante. La sorte più difficile è toccata senz’altro alle decine di migliaia di sfollati che con ogni mezzo hanno cercato di fuggire”. La fuga dai combattimenti ha portato un numero imprecisato di civili a varcare il confine per rifugiarsi in Rwanda. Verso Kigali sono stati evacuati anche alcuni volontari della ong ‘Volontariato Internazionale per lo Sviluppo’ (Vis). “Qui la stragrande maggioranza della gente vive nella povertà più totale e cerca ogni giorno di sbarcare il lunario. Da mesi a Goma si viveva nella paura, nell’immobilismo per le incognite del futuro. La sua popolazione era come asfissiata e allo stremo ma non ha mai perduto forza e determinazione” racconta ancora monsignor Nzabanita, originario del territorio di Rutshuru, vicario generale dallo scorso febbraio. “A questo punto tra la mia gente ho percepito un sentimento di liberazione, per non dire di sollievo per quello che sembra essere la conclusione dei combattimenti” aggiunge il prelato, sottolineando che dalla nascita della ribellione del Movimento del 23 marzo (M23), sette mesi fa, “la crisi materiale degli abitanti si è ulteriormente aggravata”. Ma l’ingresso in città dei ribelli “apre altri scenari altrettanto incerti anche perché sappiamo che dietro di loro c’è anche l’agenda nascosta di Kigali” dice il vicario, auspicando per prima cosa “la fine delle sofferenze e delle esazioni subite da troppi anni” dalle popolazioni del Nord-Kivu.
Finora il Rwanda ha sempre negato, come invece sostenuto in vari rapporti Onu, di fornire un sostegno politico, militare e logistico all’M23. Fonti missionarie della MISNA contattate sulla linea del fronte hanno riferito di “armi ultramoderne in mano ai ribelli” ma hanno anche denunciato “grandi fughe strategiche per mettere in salvo mogli e figli”. Il presidente della società civile del Nord-Kivu, Thomas d’Aquin Muiti, ha sostenuto che accanto ai miliziani dell’M23 combattono anche militari dell’esercito di Kigali. Il vicario generale è invece più prudente. “Ho visto ribelli che indossano la divisa militare congolese, essendo disertori delle Fardc, ma anche altri con quella ruandese. E’ difficile capire bene chi è chi ma soprattutto se faranno peggio o meglio delle nostre forze di sicurezza e dei tanti gruppi armati in attività da decenni nella zona” prosegue monsignor Nzabanita. Il vicario generale non risparmia le sue critiche ai caschi blu della Monusco – che in più occasioni hanno assicurato che non lasceranno mai Goma – presentata come “una vergogna per la comunità internazionale, una missione che si accontenta di sorvolare la città con elicotteri. Non è così che si difendono i civili”.
Sembrano essere state risparmiate dagli scontri le comunità della Chiesa cattolica presenti a Goma. Sin dalle prime ore della battaglia preti, missionari, studenti e volontari sono rimasti chiusi dentro le proprie comunità, chiese e scuole. La parrocchia Notre Dame d’Afrique, gestita dai Padri Bianchi nel quartiere di Katoy, ha accolto 500 sfollati. Stanno bene anche i saveriani e i salesiani. Negli ultimi tre giorni oltre 7000 persone sono arrivate nel Centro educativo Don Bosco Ngangi, gestito dai salesiani di Don Bosco con il supporto dei volontari del ‘Vis’. Si tratta per lo più di donne e bambini scappati dal campo di Kanyaruchinya e da altre zone teatro di pesanti combattimenti. Nella Giornata mondiale dei bambini, che si celebra oggi in tutto il mondo, il ‘Vis’ lancia un appello straordinario per sostenere la popolazione congolese, “in particolare i bambini che non capiscono il perché di quanto sta succedendo”. Al Centro di Ngangi servono tende, cibo e acqua, tutti beni di prima necessità che nei prossimi giorni rischiano di scarseggiare. La situazione umanitaria è destinata a deteriorarsi a causa dell’instabilità dello scenario e dell’evacuazione di una parte significativa degli operatori; l’Onu ha già deciso di allontanare il personale “non necessario”. Altri motivi di preoccupazione dopo l’ingresso in città dell’M23, riferiscono altre fonti missionarie contattate dalla MISNA a Goma, ma anonime per motivi di sicurezza, sono “la liberazione di tutti i prigionieri” e “la paura di un’invasione dal Rwanda visto che per ora le frontiere sono ancora aperte”. In molti hanno gli occhi puntati sulla vicina provincia del Sud-Kivu. - Misna

 

 
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20/11/2012 R. D. Congo: Onu, “ribelli M23 controllano gran parte di Goma ma non l’aeroporto”

 “I ribelli controllano la maggior parte della città, ma in alcune aree sono ancora in corso combattimenti e I soldati congolesi stanno opponendo resistenza” a parlare con Atlas è Jules  NGALA  WAMONA, segretario di redazione di Radio Okapi (emittente delle Nazioni Unite) contattato nella sede del quartier generale dei caschi blu a Goma. “L’aeroporto, però, è ancora sotto il controllo dei caschi blu” precisa Ngala Wamona, smentendo le informazioni in circolazione che da quasi un paio d’ore, invece, danno l’aeroporto nelle mani dei ribelli del M23. Secondo quanto riferito ad Atlas dal funzionario della Monuc vi sarebbe stato una sorta di “accordo” tra la Monusco e i ribelli, che già ieri sera avevano assicurato alla missione Onu che una volta entrati in città avrebbero lasciato l’aeroporto in mano ai caschi blu. Col passare delle ore, intanto, si va delineando meglio la situazione e l’avanzata dei ribelli. Secondo quanto ricostruito i ribelli sarebbero riusciti a prendere possesso della zona orientale di Goma (quella che guarda verso il Rwanda e il valico di frontiera di Gisenyi) senza colpo ferire. La loro marcia, da alcuni definita una parata, li ha visti dirigersi verso l’aeroporto, il quartier generale della Monusco e il centro della città senza incontrare ostacoli. Diversa invece la situazione nelle aree occidentali di Goma dove sono ancora in corso combattimenti e dove invece elementi dell’esercito regolare congolese Fardc stanno opponendo resistenza all’avanzata dei ribelli. Da queste zone arrivano anche notizie di numerose vittime. Una fonte della società civile di Goma, contattata in città da Atlas, ha fatto sapere che almeno nove civili sono stati uccisi poco fa dopo che un colpo di mortaio ha centrato l’abitazione in cui vivevano. Tutte da confermare, invece, le notizie sull’ingresso in territorio congolese di soldati ruandesi. Secondo alcune fonti fino a 4000 militari del vicino paese avrebbero oltrepassato il confine. “Abbiamo sentito anche noi queste notizie, ma non siamo in grado di confermare di smentire. Non abbiamo testimonianza diretta di questo in nessuno dei due sensi” dice Jules  NGALA  WAMONA ad Atlas. Interpellato sull’atteggiamento della Monusco di fronte all’avanzata dei ribelli, da più parti accusata di aver assistito senza muovere un dito, il funzionario della missione Onu dice: “La Monusco ha provato ad intervenire nei giorni scorsi quando c’era una linea del fronte. Ma una volta in città per noi non c’era più niente da fare. Ormai i giochi erano fatti”. E mentre Goma aspetta di conoscere il suo destino e in molti si chiedono cosa se ne faranno ora di una città così grande e importante i ribelli del M23, in città circolano anche preoccupanti notizie secondo le quali i ribelli avrebbero in mano una lista di 40 nomi di civili, attivisti e oppositori di cui sbarazzarsi quanto prima. - Atlasweb

 
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20/11/2012 R. D. Congo: Goma sull’orlo della guerra

 “Abbiamo aperto le porte a più di 3000 profughi, arrivati due giorni fa dal campo di Kanyaruchinya. Ci sono tiri di fucile e anche di mortaio o di cannone, i serbatoi vicini all’aeroporto stanno bruciando (…) Abbiamo il necessario per vivere. Ma se, come stiamo facendo, diamo da mangiare ai profughi, fra poco non avremo più nulla neppure per gli interni. Abbiamo avuto acqua dal Comitato internazionale della Croce Rossa, con qualche biscotto, credo, e promessa di cibo da parte del Programma alimentare mondiale…”. La testimonianza per Atlas di padre Piero Gavioli, missionario salesiano italiano  del Centro Giovani Don Bosco di Ngangi, alle porte di Goma, il senso dell’emergenza nel capoluogo del Nord-Kivu che fino a ieri era stato solo indirettamente colpito dal conflitto in atto dallo scorso aprile, con le sue conseguenze umanitarie ed economiche. Dai margini della città proiettili ed obici sono caduti su Goma provocando tre vittime, secondo fonti della società civile. Alcuni parlano di combattimenti in città, dove si troverebbero infiltrati del Movimento 23 marzo (M23), la ribellione nata lo scorso aprile dopo un ammutinamento di ex ribelli integrati all’esercito. Gli abitanti sono in preda al panico e devono decidere in fretta se fuggire o rimanere chiusi in casa in attesa dell’evolversi della situazione. In 50.000, secondo fonti umanitarie, avrebbero lasciato la città nelle ultime 48 ore. 
Per gli sfollati che già vivono in condizioni disumane nei campi ai Goma e la sua periferia accolgono in totale circa 100.000 sfollati, che rappresentano solo una piccola parte dei due milionisecondo un bilancio delle Ong umanitariedi civili sradicati dalle proprie terre a causa dei combattimenti permanenti dei vari gruppi armati.margini della città è un’ennesima pagina buia che si sta voltando. “Pensavano di essere in sicurezza, le migliaia di famiglie del campo di Kanyaruchinya, invece sono dovute fuggire nella precipitazione” scrive in una nota inviata ad Atlas l’organizzazione non governativa francese Solidarités, una delle numerose Ong presenti nella regione. Il governatore del Nord-Kivu, Julien Paluku, ha sostenuto ieri sera che Goma era ancora in mano alle forze governative, ma diverse testimonianze ricevute riferiscono di una fuga delle autorità cittadine e di alcuni militari. In compenso, i militari rimasti starebbero distribuendo armi a giovani volenterosi per difendere la città.
Nella serata di ieri la tensione è salita ulteriormente con il Rwanda – accusato dal governo di Kinshasa, dalla società civile e da esperti dell’Onu di appoggiare l’M23 – in seguito a spari nella città di confine di Gisenyi, di fronte a Goma dal lato ruandese. Kigali ha accusato i militari congolesi di aver deliberatamente aperto il fuoco verso il Rwanda, un’accusa respinta da Kinshasa, che ha anche rifiutato di dialogare con i ribelli, chiedendo invece un negoziato con il Rwanda, ritenuto il vero aggressore. Goma sta sull’orlo della guerra, come lo era stata nel 2008 quando l’M23 si chiamava Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp) ed era un movimento armato guidato dal generale dissidente Laurent Nkunda, oggi agli arresti – almeno ufficialmente – in Rwanda. Allora le forze ribelle si avvicinarono alla città ma Goma non cadde. Dopo gli accordi di pace del 2009 il Cndp fu trasformato in movimento politico e integrato al governo. L’avanzata dei ribelli, che occupano alcune aree del Nord-Kivu dove hanno imposto una sorta di governo parallelo, era stata ampiamente prevista dalle fonti della società civile che quasi quotidianamente inviano notizie ai partner internazionali e alla stampa. Negli ultimi quattro mesi si sono organizzati ben quattro vertici internazionali e diverse riunioni ad alto livello sulla crisi nel Nord-Kivu, ma sul terreno nulla ha impedito il rafforzamento dell’M23 e le stragi commesse nelle ultime settimane da altre milizie alleate o di autodifesa. Nemmeno la presenza della Monusco, la folta e costosa missione dell’Onu nella Repubblica democratica del Congo, sempre più biasimata per la sua inerzia e la sua incapacità a proteggere le popolazioni. * Celine Camoin - Atlasweb

 

 
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20/11/2012 Sierra Leone: Elezioni tranquille, risultati tra una decina di giorni

A parte alcuni ritardi nell’apertura di una decina di seggi nel nord del paese, si sono svolte in modo più che positivo le elezioni generali che hanno chiamato sabato alle urne più di due milioni e mezzo di cittadini in Sierra Leone. E’ il giudizio delle migliaia di osservatori sparsi nei 9493 seggi elettorali in tutto il paese. I media nazionali riferiscono di lunghe file davanti ai locali adibiti al voto sopratutto nelle prime ore del mattino, a causa della necessità di familiarizzare con il processo di riconoscimento dei votanti. Secondo la Commissione elettorale nazionale, che non ha ancora diffuso nessun dato ufficiale, i risultati delle elezioni presidenziali saranno resi noti entro una decina di giorni, anche se si prevede la possibilità di dover svolgere l’8 dicembre il ballottaggio tra il presidente uscente Ernest Koroma e l’ex capo della giunta militare Julius Maada Bio, poiché nessuno dei due candidati favoriti dovrebbe riuscire ad ottenere il 55% delle preferenze necessarie per essere eletto al primo turno.  - Atlasweb

 
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20/11/2012 Somalia: Intercettata nave coreana che sversava rifiuti in mare

La Forza di polizia marittima del Puntland ha intercettato una nave battente bandiera coreana mentre stava sversando 5.000 tonnellate di cemento in mare 13 miglia ad est dalla città di Bossaso. Lo riferisce l’emittente radiofonica Garowe, citando un portavoce delle forze di sicurezza del governo semi-autonomo della regione nel nord della Somalia. Secondo Radio Garowe, le forze di sicurezza del Puntland hanno ricevuto la segnalazione di una nave che stava sversando rifiuti tossici in mare e ha mobilitato le proprie unità aeree e marittime. La nave, che trasportava materiale cementizio proveniente dall’Oman, era inizialmente diretta verso il porto di Mogadiscio, ma secondo le autorità portuali somale le era stato rifiutato l’attracco perché il suo carico non era stato specificato. Il governo del Puntland ha diffuso un comunicato affermando che la nave, la MV Daesan, si trova ora sotto sequestro, mentre i 33 membri dell’equipaggio sono trattenuti in attesa di essere chiamati in giudizio per il reato di sversamento illegale di rifiuti tossici in mare. * Michele Vollaro  - Atlasweb

 
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20/11/2012 Sudan: Darfur: Onu:vaccini contro febbre gialla

Comincia nel Darfur una campagna contro la febbre gialla, che ha provocato la morte di 116 persone, su 459 casi segnalati. L'obiettivo e' vaccinare 2,4 milioni di persone in 12 dei 57 centri abitati dello Stato del Sudan. Lo ha annunciato l'Ufficio Onu per il Coordinamento degli affari umanitari (Ocha). Un primo quantitativo di 800 mila dosi di vaccino e' gia' stato consegnato nei giorni scorsi al ministero della Salute sudanese dal Gruppo Internazionale di Coordinamento sui vaccini (Icg).  - Ansa

 
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