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09/09/2012 Egitto: Accuse arricchimento illecito ex numero due esercito

L'ex numero due dell'esercito egiziano, il generale Sami Anan, mandato in pensione il mese scorso dal presidente Mohamed Morsi è stato accusato di arricchimento illegale e la denuncia è stata trasmessa alla giustizia militare. Lo si è appreso da fonti giudiziarie. La denuncia, depositata da un avvocato, Samir Sabri, è stata trasmessa dal procuratore generale Abdel Meguid Mahmoud al tribunale militare. Sabri accusa l'ex capo di stato maggiore di aver acquisito illegalmente terreni edificabili nei pressi del Cairo. Se fosse riconosciuto colpevole, Anan sarebbe il primo membro dell'alto consiglio militare che ha diretto il Paese tra la caduta del presidente Hosni Mubarak nel febbraio 2011 e l'investitura di Morsi a fine giugno 2012, a comparire davanti alla giustizia. Anan è stato il numero due del Consiglio supremo delle forze armate, guidato da Hussein Tantawi, ministro della Difesa e capo di Stato di fatto durante il periodo di transizione. - Swissinfo

 
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09/09/2012 Mali: Sale a 14 numero estremisti islamici uccisi da soldati

 

E' aumentato a quattordici il numero dei sospetti fondamentalisti islamici uccisi in Mali dall'esercito in una città nella regione centrale di Segou, nella notte tra sabato e domenica. Lo ha anunciato un responsabile della polizia; un primo bilancio aveva riferito di almeno undici morti. "Sono stati accertati quattordici morti da parte degli aggressori", sospetti islamisti presi di mira dall'esercito nella località di Diabali (circa 175 chilometri a nord di Segou) dove i soldati hanno una postazione, ha affermato il responsabile della polizia. Segou si trova 235 chilometri a nordest di Bamako.Secondo una fonte militare, l'esercito ha aperto il fuoco sui sospetti islamisti quando il loro veicolo non si è fermato all'alt. - TMNews

 
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09/09/2012 Nigeria: Croce rossa; inondazioni, 137 morti

 

Le inondazioni in Nigeria hanno causato 137 morti, mentre sono più di 30'00 i senzatetto, secondo un bilancio odierno della Croce Rossa locale. La portavoce dell'agenzia umanitaria Umar Mairiga ha precisato che le inondazioni hanno interessato 15 aree con effetti devastanti negli Stati di Adamawa, Taraba e Benue nelle zone centro-orientali del Paese. "Ci aspettiamo che il numero dei morti e dei senzatetto aumenti". Per ora non si registrano danni al settore agricolo e industriale. - Swissinfo

 
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08/09/2012 Mali: Video con francesi rapiti in Niger nel 2010

 

Quattro ostaggi francesi da quasi due anni nelle mani di al-Qaeda nel Maghreb islamico hanno fatto appello a Parigi perché negozi per il loro rilascio, in un video tramesso dal sito web privato mauritano Saharamedias. Secondo la testata online, il filmato sarebbe stato girato nel nord del Mali il 29 agosto, ma diffuso solo oggi. Nei sette minuti di video gli ostaggi, seduti di fronte a uomini armati, mandano saluti alla proprie famiglie, chiedono di non essere dimenticati e fanno appello al presidente francese François Hollande perché tenti di liberarli. I quattro dipendenti della compagnia francese Areva furono rapiti ad Arlit, in Niger, il 15 settembre 2010 e poi trasferiti nel nord del Mali, ora sotto controllo di gruppi islamisti. - LaPresse/AP

 
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08/09/2012 Nigeria: Scontro tra esercito e Boko Haram: uccisi 7 terroristi

 

Sette uomini di Boko Haram sono stati uccisi nel nordest della Nigeria in un conflitto a fuoco scoppiato tra soldati e sospetti membri del gruppo fondamentalista islamico. Lo ha annunciato un portavoce militare. "Un gruppo di uomini armati, sospetti terroristi di Boko Haram, ha aperto il fuoco contro un checkpoint militare dove i soldati stavano effettuando un'operazione", ha spiegato il colonnello Sagir Musa a proposito dell'incidente di Maiduguri, "I soldati hanno risposto al fuoco, scatenando una sparatoria. Sette uomini armati sono stati uccisi e altri tredici arrestati quando gli altri sono fuggiti. I militari non hanno subito perdite". Molte sparatorie del genere si sono verificate a Maiduguri, dove ha sede Boko Haram, oltre che in altre zone del nord della Nigeria. Boko Haram è stato accusato di aver ucciso più di 1.400 persone nella sua guerriglia dal 2010. Il gruppo ha chiesto una creazione dello stato islamico nella nazione più popolata d'Africa, oltre che il più importante produttore di petrolio. - TMNews

 
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08/09/2012 Somalia: Scelti i 25 candidati per le elezioni presidenziali del 10 settembre

 

Sono 25 i candidati alle elezioni presidenziali somale del 10 settembre approvati dalla Commissione elettorale parlamentare. Oggi, 7 settembre, i candidati presenteranno al Parlamento somalo il proprio programma. Tra loro vi è pure il figlio dell’ex dittatore Siad Barre. Il Presidente della Somalia verrà votato dal Parlamento che si è insediato nelle scorse settimane (vedi Fides 21/8/2012). La procedura prevede che se nessun candidato raggiunge i due terzi dei consensi, si tiene una seconda votazione tra i quattro candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti. Se in questa seconda votazione nessun candidato riesce ad ottenere i due terzi dei consensi, è previsto un ballottaggio finale tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti. L’elezione del Capo dello Stato rientra nel processo di transizione promosso dall’ONU per ridare alla Somalia istituzioni statali credibili dopo più di 20 anni di assenza di uno Stato centrale. Il processo di stabilizzazione è ancora però lontano dall’essere concluso, in particolare sul piano militare. Continuano infatti i bombardamenti aerei, navali e terrestri su Chisimaio, l’ultima roccaforte degli Shabaab, da parte delle forze keniane (che sono intervenute in Somalia da mesi) in preparazione all’offensiva per conquistare la città da parte delle forze somale e di quelle AMISOM (Missione dell’Unione Africana in Somalia). Gli Shabaab però dimostrano di essere ancora in grado di compiere attacchi in altre aree della Somalia, anche nella capitale Mogadiscio, dove il 6 settembre un ordigno ha colpito un mezzo blindato dell’AMISOM. - Ag. Fides

 
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08/09/2012 Sudan: Scontri tra ribelli e esercito, decine di morti

 

Ribelli sudanesi e forze governative si sono scontrati giovedì in due zone del Paese, causando decine di vittime. Lo hanno reso noto ieri sera entrambe le parti, affermando ciascuna di aver segnato punti sull'altra. I ribelli della branca nord del Movimento popolare di liberazione del Sudan (Splm-N), nel Sud Kordofan, comunicano di aver "liberato" un villaggio a nordest della città di Kologi. Il Movimento per la giustizia e l'uguaglianza (Jem), il gruppo ribelle più importante del Darfur, comunica separatamente di aver sconfitto le forze regolari a Tanga, nell'est delle montagne di Jebel Marra, impadronendosi di diversi veicoli dell'esercito. Da parte sua, l'esercito regolare afferma di aver attaccato un villaggio nella zona di Jebel Marra uccidendo 32 ribelli, riportando solo alcuni feriti e perdite materiali, mentre altri 45 ribelli sarebbero morti in combattimenti ad est di Kologi. - Swissinfo

 
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07/09/2012 Camerun: Olio di palma invece delle foreste: una denuncia

Le foreste del sud-ovest del Camerun rischiano di essere distrutte per far posto a una delle più grandi piantagioni di olio di palma dell’Africa, piantagioni contro le quali si oppongono le comunità locali: la denuncia è contenuta in un rapporto dal titolo ‘The Heracles Debacle’, stilato dalle organizzazioni ambientaliste Oakland Institute e Greenpeace. Il documento punta il dito contro la società americana ‘Herakles Farms’ e la sua filiale ‘Sg Sustainable Oils Cameroon’ (Sgsoc), che nel 2010 hanno firmato accordi per l’affitto di terre con il governo di Yaoundé. Gli accordi in questione, che hanno già provocato un’alzata di scudi della popolazione locale, non sarebbero rispettosi della legislazione nazionale e internazionale in materia di sfruttamento di terreni forestali e agricoli. “C’è molto da temere - ha dichiarato Frédéric Mousseau, direttore dell’Oakland Institute al quotidiano ‘Journal du Cameroun’ – perché di recente la società si è ritirata dal processo di certificazione dell’industria dell’olio di palma a tutela di uno sviluppo sostenibile. Questo ci preoccupa per il futuro delle risorse naturali locali: dovranno essere disboscati 73.000 ettari di foreste, una superficie che corrisponde a sette volte l’estensione della città di Parigi”. “Il caso Herakles - sottolineano gli autori del rapporto - è emblematico del fenomeno sempre più diffuso del ‘land grabbing’ (accaparramento delle terre) a scapito dello sviluppo sostenibile e della tutela dei diritti umani in Africa”. In particolare vengono contestate le condizioni troppo vantaggiose concesse alla società americana che per un periodo di 99 anni pagherà per l’affitto di un ettaro di terra non più di un dollaro l’anno. La società ssufruirà anche di un’esenzione fiscale per 10 anni e di un’esenzione doganale per tutta la durata del contratto di affitto. “E’ una vera truffa per i camerunesisi legge ancora nel documento – e un disastro per l’ecosistema: stanno portando avanti il progetto senza il consenso dei locali, tenuti all’oscuro dei progetti della società. Non è certamente radendo al suolo ettari di foreste e proprietà agricole che si lotta contro la fame, la povertà e che si tutela l’ambiente”.

Ufficialmente, il progetto viene presentato come un’opportunità per “ridurre la dipendenza del Camerun dai prodotti da importazione, producendo localmente questo tipo di olio”. Delilah Rothenberg, direttrice del progetto della ‘Herakles Farms’, ha assicurato la creazione di 7.500 posti di lavoro e che le aree abitate verranno tutelate dalle attività agro-industriali con la creazione di ‘zone cuscinetto’. Il progetto era stato denunciato lo scorso aprile dal Centro per l’ambiente e lo sviluppo (Ced), un’organizzazione non governativa camerunense. In tutto più di 25.000 persone, residenti nella zona da decenni, saranno costrette a spostarsi, non potendo più coltivare liberamente le terre né attingere alle ingenti risorse forestali locali. “Non è previsto nessun compenso per il mancato accesso alle risorse della foresta, come il legno e varie piante utilizzate anche per cucinare. Quando verranno distrutte ciò provocherà un impoverimento indiretto delle popolazioni. Per i terreni già coltivati dall’uomo, il calcolo delle indennità da versare è basato su tassi molto bassi, quindi poco vantaggiosi in termini finanziari” ha detto alla MISNA Mireille Tchiako Fouda Effa, responsabile comunicazione del ‘Ced’. - Misna

 
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07/09/2012 Egitto: Migranti eritrei bloccati sul confine israeliano

 

Un gruppo di una ventina di migranti eritrei - provenienti dal Sinai egiziano e diretti in Israele - è bloccato da quasi una settimana accanto ai reticolati di confine, mentre le pattuglie militari di Israele impediscono loro di procedere oltre. I mezzi di comunicazione locale cercano di seguire gli sviluppi della vicenda, ma i giornalisti non possono raggiungere gli eritrei perché l'area è stata proclamata 'zona militare chiusa'. Ieri la sorte dei migranti è stata discussa dalla Corte Suprema di Gerusalemme su richiesta di organizzazioni umanitarie, secondo cui la loro vita è in pericolo per la forte calura che incombe sulla zona. I giudici torneranno ad esaminare il caso domenica: nel frattempo l'esercito dovrà provvedere a fornire ai migranti viveri e bevande. Nel dibattito il Ministero degli Interni israeliano ha spiegato che si oppone ad autorizzare l'ingresso del gruppo nel timore di creare un precedente e di incoraggiare così l'arrivo di masse di africani lungo i 250 chilometri di reticolati che Israele sta completando sul confine con l'Egitto. Grazie alla erezione della barriera gli ingressi illegali di africani sono calati questo mese a 200, ossia un decimo rispetto ai mesi passati. Il premier Benyamin Netanyahu ha autorizzato un compromesso in virtù del quale potranno entrare in Israele le due donne che fanno parte del gruppo (una delle quali ha appena abortito) e un ragazzo di 14 anni. Ma gli altri non saranno ammessi in Israele. ''Siamo determinati a bloccare la marea di migranti'' ha detto Netanyahu. ''Occorre che tutti comprendano che Israele non può essere la stazione di arrivo per questi migranti''. Secondo alcune organizzazioni umanitarie locali, si tratta di una decisione disumana, che non fa onore ad Israele. Come nei giorni scorsi, è prevedibile che anche domani attivisti sociali cercheranno di forzare le postazioni militari per raggiungere gli eritrei e portare loro aiuti materiali. (S.C.) - Radio Vaticana

 
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07/09/2012 Etiopia : Rinviata la nomina del successore di Zenawi

 

È stata posticipata alla prossima settimana la nomina del nuovo primo ministro che succederà a Meles Zenawi, uomo forte di Addis Abeba per oltre un ventennio, deceduto lo scorso 20 agosto. Lo riferiscono quotidiani e siti internet africani riportando un comunicato diffuso oggi dalla coalizione di governo (EprdfFronte popolare rivoluzionario democratico dell’Etiopia) che annuncia la convocazione di una riunione plenaria per le nomina del suo nuovo leader e futuro primo ministro. Il consiglio esecutivo, composto da 36 membri (nove per ciascuno dei quattro partiti che formano la coalizione, ndr) che avrebbero dovuto nominare il nuovo presidente si è concluso ieri sera con un nulla di fatto. L’assemblea ha convocato per la prossima settimana una sessione plenaria, a 60 membri (15 per partito) che ha come primo e unico punto all’ordine del giorno quello relativo all’elezione di un rappresentante generale. “Di fatto, l’investitura da presidente della maggioranza di governo a guida del governo è un pura formalitàdicono alla MISNA fonti contattate ad Addis Abebapoiché l’Eprdf può contare sulla totalità meno uno dei 547 seggi del parlamento”. Tuttavia i ritardi nell’ufficializzazione dell’elezione del vice-primo ministro Hailemariam Desalegnapparso come candidato di consenso fin dall’indomani della morte di Zenawistanno alimentando voci e speculazioni in chi intravede, tra le pieghe delle lungaggini procedurali, dissidi interni al governo e alle principali etnie rappresentate in ciascun movimento: Tigray, Amhara, Oromo e Popolazioni del Sud. “Anche se, per il momento, non circolano nomi alternativiammettono diversi interlocutorialcuni organi di stampa non lo definiscono più il primo ministro ‘designato’ come scrivevano la scorsa settimana”. Protestante, di etnia Wolaya e proveniente dalle regioni meridionali, Desalegn potrebbe assicurare al Partito tigrino (Tplf) di Zenawi la possibilità di mantenere il controllo sugli apparati di sicurezza ed economici senza generare dissidi di carattere etnico, soprattutto con le comunità Amhara e Oromo, maggioritarie nel paese ma escluse da ruoli chiave. Desalegnconcordano gli osservatoripotrebbe essere l’uomo giusto per dare un senso di continuità al paese in un momento potenzialmente rischioso per i suoi fragili equilibri interni. Potrebbe assicurarsi il sostegno delle Forze armate, i cui ranghi sono stati progressivamente ‘de-tigrinizzati’ dagli anni ’90 ad oggi e i cui generali ‘storici’, compagni dell’ex primo ministro nella ribellione contro Mengistu Haile Mariam, sono ormai in pensione. A volerlo, sarebbero anche i generali della vecchia guardia del partito di Zenawi, gli ex guerriglieri del Tplf che tengono le fila degli interessi economici e strategici. - Misna

 
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