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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 30/12/2012 Repubblica Centrafricana: Paese nel caos: ribelli non escludono di entrare a Bangui |
Nella Repubblica Centrafricana, la coalizione ribelle Seleka, che e' ormai a 160km da Bangui, non esclude di entrare nella capitale: lo ha detto un portavoce dell'Alleanza, Eric Massi. Secondo il portavoce, il presidente dell'Unione Africana (Ua), Thomas Boni Yayi, atteso a Bangui, dovrebbe incoraggiare il dialogo. Il presidente della Repubblica Centrafricana, Francois Bozize "intende dare battaglia a Bangui", ha spiegato il portavoce, "e se la situazione lo richiede, prenderemo provvedimenti". Nei giorni scorsi, Eric Massi aveva detto a piu' riprese che i ribelli non intendevano marciare su Bangui. Secondo Massi, la partenza di Bozize deve esser messa sul tavolo dei colloqui presieduti dall'Ua. - Agi |
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| 30/12/2012 Sudan: Dei droni potrebbero salvare i rinoceronti dai bracconieri |
Trenta aerei progettati per l’esercito americano saranno testati come “guardiani” dei rinoceronti nei parchi naturali Il gestore di un parco naturalistico sudafricano popolato da rinoceronti, Clive Vivier, sta studiando la possibilità di utilizzare droni per combattere i bracconieri. Si tratta di 30 apparecchi volanti senza pilota usati dall’esercito americano per sorvegliare il territorio nemico, concessi dal Dipartimento di Stato statunitense a Vivier che ora è in attesa dell’approvazione delle autorità locali per metterli in esercizio. A detta di Vivier questa è diventata l’ultima possibilità di salvare i rinoceronti dal bracconaggio, che solo nello scorso anno è costato la scomparsa di ben 650 esemplari, uccisi per il commercio di corni in Medio Oriente. I più di 20 mila rinoceronti che vivono nel parco sono a serio rischio di estinzione se si pensa che nello scorso anno al Kruger Park, la più grande riserva naturale del Sud Africa, sono stati uccisi dai bracconieri 400 rinoceronti. Il parco ha un’estensione di 2 milioni di ettari e non ci sono ranger sufficienti per un’adeguata sorveglianza. Il drone ottenuto dal governo degli Stati Uniti, battezzato col nome di Arturo T-20, ha un’apertura alare di 5 metri e può volare per 15 ore, senza aver bisogno di fare rifornimento, ad un’altezza di 4500 metri. Il rumore del motore, piuttosto contenuto, non viene avvertito a terra e le telecamere ad infrarossi montate sulla fusoliera possono restituire via satellite immagini nitide anche nelle ore notturne. Vivier si propone di usare 10 droni per il Kruger Park e di distribuire gli altri 20 nei parchi e nelle riserve più piccoli. Ogni drone ha un costo di 300 mila dollari mentre la loro gestione costerà 4,5 milioni di dollari all’anno. La Zampa |
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| 29/12/2012 Egitto: I senatori cattolici non si dimetteranno in segno di volontà di collaborare |
(29 dic) I senatori cattolici membri della Shura, la camera alta del Parlamento egiziano, rimarranno al loro posto e non seguiranno le orme di Nadia Henry, la loro collega anglicana che si è dimessa per protestare contro la nuova Costituzione dalle tinte islamiste approvata dal governo dominato dai Fratelli Musulmani. Lo conferma all'Agenzia Fides il Vescovo di Assiut, Kyrillos William, Vicario patriarcale dei copti cattolici. I due senatori cattolici nominati dal Presidente Morsi – il copto cattolico Jamil Habib e il melkita Majid Akkad – hanno espresso il proprio proposito davanti all'Assemblea della gerarchia cattolica in Egitto, riunita ieri e oggi al Cairo per la sua sessione invernale. “I due uomini politici - racconta a Fides Anba Kyrillos - hanno dato prova della loro maturità di laici che agiscono con avvertita coscienza cristiana. Hanno ribadito che loro operano per il bene dell'Egitto, e non per l'interesse della Chiesa, anche perchè la Chiesa non difende sue esigenze particolari, ma vuole il bene di tutti gli egiziani. I due senatori ci hanno comunicato la decisione di rimanere per ora al proprio posto, per dare segno della loro buona volontà di collaborare con tutti. 'Se poi le cose dovessero prendere un orientamento del tutto contrario alla democrazia' hanno aggiunto i due uomini politici 'rivedremo le nostre scelte e ci tireremo indietro'”. I senatori cristiani presenti nella Shura sono 13 su 270. Otto di essi sono di nomina presidenziale. Dei novanta senatori nominati direttamente da Morsi, almeno 41 appartengono alla Fratellanza Musulmana e a altre formazioni islamiste. Fra due mesi sono in programma le elezioni per rinnovare la Camera bassa del parlamento. - Ag. Fides |
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| 29/12/2012 Egitto: Morsi in difficoltà, altre dimissioni pesanti nel governo |
(28 dic) Si è dimesso in aperta polemica con l’operato del governo egiziano e del presidente Mohamed Morsi il ministro degli Affari legali e parlamentari Mohamed Mahsoub. Alto esponente del partito islamico moderato Wasat e suo unico ministro nell’esecutivo guidato da Hisham Qandil, Mahsoub ha rassegnato le dimissioni in una lettera nella quale sostiene che le politiche adottate dal governo vanno contro le sue personali posizioni e “non riflettono le aspirazioni post-rivoluzionarie e i sacrifici fatti”. Mahsoub è il secondo ministro a dimettersi negli ultimi giorni. A precederlo martedì era stato il ministro delle Comunicazioni Hani Mahmoud. Nonostante l’approvazione della Costituzione, la posizione di Morsi resta ancora difficile e segnata dai gravi squilibri economici del paese. Domani Morsi dovrebbe pronunciare un discorso davanti al Consiglio della Shura, conferendole subito dopo poteri legislativi sulla base della nuova Costituzione. Secondo il quotidiano Ahram, nel suo discorso Morsi affronterà la serie di dimissioni che hanno caratterizzato l’ultima settimana e che includono anche il vicepresidente e il governatore della Banca centrale egiziana. Lo stesso giornale riferisce che se da una parte il discorso sarà il tentativo di dare soddisfazione ad alcuni alleati, dall’altra parte non neutralizzerà la generale preoccupazione dovuta all’aumento dei prezzi di numerosi beni e alla svalutazione di fatto della valuta egiziana. - Atlasweb |
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| 29/12/2012 Kenya: Profughi somali, rischio epidemie |
(29 dic) La stagione delle piogge appena iniziata potrebbe provocare malattie ed epidemie tra le migliaia di profughi somali ospitati nel campo di Dadaab, nel nord del Kenya. A lanciare l'allarme e' Medici Senza Frontiere: lo spostamento di altre migliaia di profughi nei campi di accoglienza del Paese, strapieni, aggravera' le ''gia' disastrose condizioni umanitarie''. - Ansa |
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| 29/12/2012 Libia: Manifestazione contro le milizie armate a Bengasi |
(28 dic) Circa duemila persone hanno manifestato oggi a Bengasi, nell'est della Libia, per chiedere lo scioglimento delle milizie armate per farle confluire nelle forze di sicurezza degli ex ribelli che hanno combattuto nel 2011 contro il regime del dittatore deposto Muammar Gheddafi. "Esigiamo lo scioglimento di tutte le brigate e la loro integrazione, caso per caso, nelle forze dell'esercito e della polizia", ha affermato un manifestante, Bilal Bettamer, studente di diritto. "Chiediamo che vadano via dall'esercito e dalla polizia i criminali filo-Gheddafi e chi ha appoggiato il vecchio regime. Vogliamo mettere la parola fine all'impasse tra i militari e le milizie", ha aggiunto. I vecchi capi e combattenti della ribellione che hanno rifiutato di unirsi agli apparati di sicurezza dello Stato reclamano che queste istituzioni siano epurate dei 'capi' del vecchio regime. - Swissinfo |
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| 29/12/2012 Nigeria: Nuovo attacco di Boko Haram |
(29 dic) In Nigeria un gruppo di sospetti miliziani islamisti di Boko Haram ha ucciso almeno sette persone in due attacchi nel nord del paese: cinque persone sono rimaste uccise in un raid contro un villaggio nei pressi di Maiduguri, roccaforte di Boko Haram, mentre in un secondo attacco a Maiha, sono morte altre due persone, compreso un poliziotto. L'esercito ha risposto all'attacco e sono state arrestate tre persone e recuperate armi e munizioni. - Radio Vaticana |
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| 29/12/2012 Nigeria: Marinai rapiti in dai pirati, arrestato un nigeriano del commando |
(29 di) Angoscia e speranza, disperazione e fiducia. È un’altalena di emozioni quella che vivono le comunità di Piano di Sorrento,Sant’Agnello e Pompei. Le tre città campane sono in apprensione per Emiliano Astarita, Salvatore Mastellone e Giuseppe D’Alessio, sequestrati una settimana fa dai pirati nigeriani. La Farnesina e lo stesso armatore della Augusta Offshore, Mario Mattioli, in costante contatto con le famiglie, non lasciano trapelare nessuna informazione sul possibile avvio di trattative; l’atmosfera, tuttavia, sembra meno tesa dei primi giorni e si ha la sensazione che il lavoro dell’Unità di crisi - la stessa che si è mossa per ottenere il rilascio «condizionato» dei marò trattenuti per mesi in India - abbia imboccato i canali giusti. Fa sperare, soprattutto, la notizia giunta in serata relativa all’arresto da parte delle autorità nigeriane di un presunto complice dei pirati: un uomo coinvolto nel sequestro, probabilmente uno degli appartenenti del commando che l’antivigilia di Natale ha portato via dall’Argo 21 il comandante, del primo ufficiale di coperta e del secondo ufficiale motorista. Un uomo che, presumibilmente, può portare al covo dei banditi. Intanto, nelle ultime ore, la solidarietà ha cominciato a correre anche sul web. Su Facebook, in particolare, dove ad esprimere tutta la sua amarezza è F.D.P., giovane collega dei tre ostaggi. «Doveva essere un Natale diverso dagli altri, a casa, con le persone a me più care – scrive il 27enne terzo ufficiale di coperta della Augusta Offshore – Invece questa notizia mi ha stravolto! E pensare che fino a un mese fa, sull’Asso 21, in Nigeria, c’ero io con Emiliano, Salvatore e Peppe. Il mio pensiero va alle loro famiglie con la speranza che possano riabbracciarli al più presto». A testimoniare solidarietà ai tre marittimi è anche S.D.M., vicina di casa di Salvatore Mastellone: «Asso 21, una sola voce: liberateli!», scrive la 21enne di Sant’Agnello. Dalla penisola sorrentina a Pompei, dove il padre di Giuseppe D’Alessio ha incontrato il sindaco Claudio D’Alessio, raccontandogli sogni e speranze del figlio: «Peppe ama il suo lavoro, da piccolo sognava di dominare il mare». Il primo cittadino ha rassicurato la famiglia D’Alessio e, al termine dell’incontro, ha riferito che «i genitori di Giuseppe sono in stretto contatto con l’unità di crisi della Farnesina ed i vertici della Augusta Offshore». Dalla villetta della prima traversa di via Aldo Moro, dove la famiglia D’Alessio risiede, è stato visto allontanarsi anche monsignor Tommaso Caputo, da pochi mesi arcivescovo di Pompei. I suoi più stretti collaboratori hanno fatto sapere che il prelato prega ogni giorno per il rilascio di Giuseppe ed è molto vicino alla famiglia. Nel frattempo, la città di Pompei ha invocato la liberazione di Giuseppe D’Alessio calando un banner dal balcone della sala-conferenze del municipio. Sulla gigantografia, un appello a caratteri cubitali: «Liberate il nostro concittadino». Un modo per dimostrare alla famiglia del marittimo l’attenzione che il sindaco, l’amministrazione comunale e l’intera comunità pompeiana hanno rivolto a questa dolorosa vicenda. – Il Mesaggero |
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| 29/12/2012 Repubblica Centrafricana: Ribelli sempre più vicini a Bangui |
(28 dic) Sembrano precludere ad un progressivo peggioramento della situazione sul terreno, tutte le notizie provenienti da Bangui. Ultima, in ordine di tempo, è l’annuncio da parte di Washington della chiusura della propria ambasciata a Bangui e l’evacuazione di tutto il personale sul posto, oltre che quella di alcuni cittadini stranieri. Una decisione che è ben diversa da quella adottata in un primo tempo un paio di giorni fa, quando era stato ordinato solo l’allontanamento del personale non essenziale. Nella capitale, il presidente François Bozizé, ormai minacciato da una ribellione sempre più vicina a Bangui, ha lanciato un appello alla gioventù centrafricana a contrastare i miliziani e a “combattere il nemico anche con archi e frecce”. In un discorso pronunciato ieri in sango, la lingua locale, davanti a migliaia di manifestanti anti-ribellione scesi nelle strade della capitale e trasmesso alla radio nazionale, Bozizé ha invitato la popolazione ha creare comitati di autodifesa e di sorveglianza. La coalizione ribelle Séléka ha proseguito nei giorni scorsi la sua avanzata partita il 10 dicembre dal nord, prendendo il controllo di Kaga Bandoro, a soli 300 chilometri da Bangui. Nel suo discorso Bozizé ha accusato non meglio precisate “potenze straniere” di manipolare i ribelli per oscuri interessi economici. Bozizé ha anche chiesto l’aiuto degli Stati Uniti e della Francia, ex potenza coloniale, per far indietreggiare i ribelli e consentire l’avvio di negoziati. Parigi non sembra intenzionata a intervenire per aiutare il presidente, benché un contingente di 250 militari francesi sia di stanza all’aeroporto di Bangui. Per rafforzare la sicurezza nella capitale dovrebbero arrivare rinforzi alla Forza multinazionale dell’Africa Centrale (Fomac), dispiegata nel 2008 con compiti di consolidamento della pace. Nel paese sono anche presenti soldati ciadiani inviati da N’Djamena a sostegno del regime. La coalizione Séléka è composta da fazioni di ex ribellioni che denunciano il mancato rispetto di accordi di pace siglati nel 2007 e nel 2011. Bozizé è arrivato al potere con un golpe il 15 marzo 2003 contro il suo predecessore Ange-Félix Patassé. - Atlasweb |
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