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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 07/02/2011 Sudan: Il Sud ha scelto l'indipendenza |
Il Sudan meridionale ha votato compatto per l'indipendenza innescando un nuovo periodo di incertezza per la regione, stando ai risultati definitivi del referendum diffusi oggi. Il 98,83% degli elettori della regione meridionale del Sudan, produttrice di petrolio, ha votato per l'indipendenza dal Nord nel referendum del mese scorso, secondo un video sul voto visionato da Reuters. Il referendum è l'atto finale dell'accordo di pace del 2005 tra Nord e Sud che ha messo fine alla più lunga guerra civile dell'Africa. In precedenza il presidente del Sudan, Omar Hassan al-Bashir, aveva annunciato di voler accettare il risultato del voto, rincuorando chi temeva che la secessione riaccendesse il conflitto sul controllo delle riserve petrolifere del Sud. "Oggi abbiamo ricevuto questi risultati e li accettiamo ... perché rappresentano la volontà del popolo del Sud", ha detto il presidente in un discorso sulla tv di Stato. Fonti del Sud dicono che il nodo del nome del nuovo Stato non è ancora sciolto, ma che potrebbe essere scelto Sud Sudan. Anche il leader del nuovo Stato Salva Kiir ha avuto toni concilianti, promettendo che sosterrà la campagna di Khartoum per la cancellazione dei debiti del Paese e l'alleggerimento delle sanzioni internazionali nei prossimi mesi. "Oggi non tempo più la guerra, è il passato... I nostri leader sono diventati amici del Nord, ma io non potrò mai perdonarli per quello che ho visto. Ora non li odio, ma non voglio vederli mai più", ha detto Riak Maker, 29 anni, mentre uomini e donne urlavano e suonavano i tamburi in segno di gioia intorno a lui. - Reuters |
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| 07/02/2011 Tunisia: Leader islamico Ghannouchi: anche una donna presidente |
Tornato in patria due settimane fa dopo vent'anni di esilio in Gran Bretagna, Rashid Ghannouchi, fondatore del Nahda, i Fratelli Musulmani tunisini, chiede all'Occidente di "uscire dalla logica dell'islamofobia" e cita, come esempio per la Tunisia del futuro, la Turchia, "un paese islamico con un sistema democratico". "Al Nahda - spiega in un'intervista alla Stampa - riconosce il sistema multipartitico, la libertà d'espressione e le elezioni democratiche". "Per noi - continua il leader islamico sunnita - può diventare presidente tanto una donna che un copto. La condizione è che vinca le elezioni". Invitando tutti ad uscire dalla logica dell'islamofobia, Ghannouchi spiega: "L'Occidente deve capire che ci sono tanti movimenti islamici e tante differenze. Metterci tutti nella stessa barca è pericoloso", quindi "rasserenatevi, perché non vi è alcuna contraddizione tra Islam, democrazia e modernità". Secondo il capo dei fratelli musulamni, che ha confermato di non volersi candidare alle presidenziali, il primo paese arabo a seguire la strada della Tunisia sarà l'Egitto, "che alla fine vincerà, perché porta avanti una rivoluzione fatta dalla gente e non dai partiti". Seguiranno "lo Yemen e, forse, l'Algeria". - TMNews |
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| 07/02/2011 Tunisia: Sondaggio, 68% ha fiducia in governo transizione |
Il 97,6% dei tunisini sono ottimisti sul futuro del paese nel post-Ben Ali. Lo rileva un sondaggio di opinione realizzato da Sigma Conseil, presentato come il primo in assoluto effettuato in Tunisia. Degli intervistati (un campione di 1'250 persone di età superiore a 18 anni e di tutte le categorie sociali), il 91% ritiene che la rivoluzione abbia migliorato l'immagine della Tunisia e il 97% è disposto ad affrontare sacrifici che il periodo di transizione comporta. Per il 95% degli interpellati i principali attori della rivoluzione sono stati i giovani, quindi i meno abbienti (87%) ed i disoccupati (85%); è ritenuto determinante anche il ruolo dell'esercito (91%), contro il 46% del sindacato (allora unico) Ugtt. Per ciò che riguarda la politica, il governo di transizione gode della fiducia del 68%, con un 62% che si è espresso favorevolmente sull'attuale primo ministro Mohamed Ghannouchi; per il 17,2%, invece, il governo attuale dovrebbe andarsene immediatamente. Poco lusinghiera la percentuale di fiducia nella polizia (51%), contro il 79% dell'esercito. Nel campo della politica emerge tuttavia ancora la maggiore incertezza, che riguarda le elezioni previste fra sei mesi: sebbene il 95% degli intervistati abbia affermato che intende recarsi alle urne, il 75% ha dichiarato di non avere ancora un'idea chiara su chi votare. Tra i politici che hanno riscosso qualche consenso vi sono Nejib Chebbi - esponente del Pdp e attuale ministro per lo Sviluppo regionale - (8%), Rachid Ammar - capo di stato maggiore dell'esercito tunisino - (4,4%) e il primo ministro Mohammed Ghannouchi (3,7%). Ora come ora il partito più conosciuto è l'Rcd, seguito da Ennahdha (partito islamico messo fuori legge da Ben Ali) e Pdp, ma il 48% ammette di non conoscerne nessuno (58% per le donne). - Swissinfo |
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| 06/02/2011 Algeria: Sfida dell’opposizione a Bouteflika: il 12 marcia ad Algeri |
L’opposizione torna a sfidare il regime del presidente Bouteflika in Algeria, il Paese dove in dicembre era cominciata l’ondata di proteste poi tracimate in Tunisia e in Egitto. Dopo una riunione ad Algeri, il «Collettivo per la democrazia e il cambiamento» ha deciso di «confermare la marcia del 12 febbraio nella capitale» nonostante l’annuncio di una revoca imminente dello Stato d’emergenza, fatto giovedì da Bouteflika. «Anche in caso di una revoca dello Stato d’emergenza, di cambio del governo e di un nuovo divieto delle autorità manifesteremo ad Algeri», ha il portavoce del collettivo, formato da partiti, come il Raggruppamento per la cultura e la democrazia (RCD), associazioni, tra cui La Lega algerina per i diritti umani (Laddh) e sindacati autonomi di diversi settori. Lo stesso Bouteflika ha ribadito nel suo discorso che le marce possono essere organizzate ovunque ad «eccezione di Algeri», «per motivi di ordine pubblico» e «non per impedire una qualsiasi forma di espressione». – il Giornale |
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| 06/02/2011 Egitto: Prove di dialogo |
Per la prima volta da quando nel 1974 sono stati banditi dalla politica egiziana, i Fratelli musulmani sono stati oggi ascoltati al Cairo nella "stanza dei bottoni" dal vice presidente Omar Suleiman, assieme agli altri gruppi dell'opposizione. Il risultato è un principio di accordo, per la formazione entro marzo di un Comitato congiunto per le riforme costituzionali che la confraternita giudica "insufficienti"; mentre il Paese intanto tenta sin da oggi di tornare alla normalità, innanzitutto con la riapertura delle banche. Per ora prove di dialogo, nella sede della presidenze del consiglio, impensabili solo fino a due settimane fa; in cui Suleiman si è anche visto rivolgere un appello dall'opposizione a prendere il posto del presidente Hosni Mubarak. Che però ha respinto. Sicuramente, sono stati fatti passi in avanti verso l'uscita dalla crisi, ma intanto la protesta contro il Rais è comunque continuata. In serata, il governo ha diffuso un comunicato per affermare che tutte le parti coinvolte nei colloqui di oggi con Suleiman concordano su una "transizione pacifica del potere in linea con la Costituzione" e sulla necessità di una "seria, urgente e onorevole gestione della crisi che la Nazione sta affrontando, considerando le legittime richieste dei giovani del 25 gennaio e delle forze politiche nazionali". - Swissinfo |
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| 06/02/2011 Egitto: Arrestato altro giornalista di al Jazeera al Cairo |
La tv satellitare qatara al Jazeera ha annunciato che un altro suo giornalista è stato arrestato al Cairo. In un comunicato l'emittente, le cui attività sono vietate in Egitto dal 30 gennaio, ha precisato che Ayman Mohyeldin, un corrispondente di al Jazeera in inglese, è "stato arrestato dai militari egiziani" vicino a piazza Tahrir. Mohyeldin è di nazionalità americana. Al Jazeera ha chiesto la "liberazione immediata" del reporter, affermando che "le ingerenze nel lavoro dei giornalisti devono cessare". La televisione qatara oggi aveva annunciato che il direttore del suo ufficio del Cairo, Abdel Fattah Fayed, e uno dei suoi giornalisti, Mohammed Fawi, erano stati liberati. Un terzo giornalista, arrestato insieme al direttore dell'ufficio, Ahmed Yousef, è per contro ancora detenuto dalle autorità egiziane. (con fonte Afp) - TMNews |
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