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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 27/04/2011 Burundi: Una scelta drammatica per le donne sfollate di Bujumbura |
Le donne del sobborgo di Sabe, Bujumbura, vivono in condizioni disperate e a rischio di Hiv, in questa area del paese dove oltre 480 famiglie di profughi (IDPs) hanno vissuto per diversi anni: preferiscono prostituirsi per avere denaro e comprare così da mangiare piuttosto che morire di fame. Un comunicato diffuso dall’Inter Press Service (IPS) lancia un grave allarme per combattere questo fenomeno. Per molte ragazze la paura dell’Hiv viene superata dal bisogno immediato di denaro per sopravvivere. Secondo alcune testimonianzze raccolte, le donne non parlano di Aids, preferiscono avere cibo e morire in un giorno futuro piuttosto che morire di fame oggi. Secondo il coordinatore dell’Organizzazione delle Donne Contro l’Aids in Burundi, una delle ong più importanti del paese che si occupa di HiV/Aids, non ci sono fondi sufficienti per poter lavorare seriamente contro questa piaga sociale. L’ong è stata a lungo impegnata nelle aree IDPs di Bujumbura e nei suoi dintorni ma nel maggio del 2010 è stata costretta a sospendere gli interventi a causa della mancanza di risorse e per motivi logistici. Le poche organizzazioni impegnate sono ostacolate dalla precarietà dei mezzi economici. In Burundi si registra il 3.3% di sieropositivi tra gli adulti e circa 100 mila IDPs. (AP) - Ag. Fides |
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| 27/04/2011 Libia: Delegazione Onu a Tripoli per indagine diritti umani |
Una delegazione del Consiglio dell'Onu per i diritti umani è giunta oggi a Tripoli per accertare eventuali violazioni da quando, lo scorso febbraio, sono iniziate le proteste contro Muammar Gheddafi degenerate poi in conflitto aperto. La delegazione, guidata dal giurista egiziano Cherif Bassiouni, secondo la BBC online cercherà di far luce a tutto campo sugli abusi commessi dalle forze governative ma anche dalle forze degli insorti e da quelle della Nato. Al suo arrivo a Tripoli, Bassiouni ha detto che solleverà diverse questioni con il governo libico." Riguardano attacchi indiscriminati contro obiettivi civili, il ricorso alla tortura e l'impiego di mercenari", ha affermato. La delegazione cercherà inoltre di visitare ospedali e carceri e chiederà contro della sorte di alcuni giornalisti stranieri trattenuti dalle autorità libiche. Il governo di Tripoli ha promesso la sua collaborazione. - Swissinfo |
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| 27/04/2011 Libia: Rappresentanti 61 tribù per Libia unita dopo Gheddafi |
I rappresentanti di 61 tribù libiche affermano la loro volontà di creare "una Libia unita" una volta "partito il dittatore" Gheddafi, in un messaggio comune pubblicato a Parigi dal filosofo Bernard Henri Levy, da tempo impegnato attivamente nella causa libica. "Di fronte alle minacce che pesano sull'unità del nostro Paese - recita il testo, stilato a Bengasi il 12 aprile - di fronte alle manovre e alla propaganda del dittatore e della sua famiglia, dichiariamo solennemente questo, "Niente potrà dividerci. Condividiamo lo stesso ideale di una Libia libera, democratica e unita". "La Libia di domani, una volta partito il dittatore, sarà una Libia unita, la cui capitale sarà Tripoli - scrivono ancora i rappresentanti delle tribù - e noi saremo infine liberi di formare una società civile secondo i nostri desideri". "Formiamo, noi libici, una sola e stessa tribù. la tribù dei libici liberi, in lotta contro l'oppressione e il cattivo spirito della divisione", conclude il messaggio. Le firme che lo chiudono sono rappresentative di tutte le tribù del Paese, spiega Levy in un commento al testo, pubblicato sempre sul sito della sua rivista, La regle du Jeu. Il messaggio, aggiunge, "si colloca contro il pregiudizio di una Tripolitania, e in misura inferiore di una Fezzan, che restano i bastioni, di fronte alla Cirenaica ribelle, di un gheddafismo ancora potente". - Swissinfo |
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| 27/04/2011 Nigeria: Riaffora lo spettro della guerra del Biafra |
Nelle ultime settimane la tensione in Nigeria è arrivata alle stelle. Siamo quasi alla fine della tornata elettorale che ha visto le urne del colosso africano aprirsi in tre occasioni: per il rinnovo del Parlamento, per le Presidenziali e per le amministrative (oltre 73 milioni di persone al voto). Il 4 aprile, la Independent National Electoral Comission (Inec) aveva annunciato il rinvio di tutte e tre le elezioni, a causa della mancanza di schede e scrutatori in buona parte dei seggi allestiti nel Paese. Le elezioni erano così slittate a sabato 9 aprile per il rinnovo del Parlamento, al 16 per le presidenziali e al 26 Aprile nei 36 stati della federazione per la scelta di governatori e parlamenti locali. Alta la tensione dopo che la violenza esplosa nel nord, in seguito al rifiuto del candidato musulmano Muhammadu Buhari di accettare i risultati delle presidenziali tenutesi il 16 aprile, ha provocato oltre cinquecento morti e poco meno di cinquantamila sfollati, secondo quanto riferisce una ONG nigeriana “Civil Rights Congress”. Gli scontri nel paese sono scoppiati dopo l'annuncio della vittoria di Goodluck Jonathan e l'accusa di brogli elettorali da parte del suo avversario, il generale Muhammadu Buhari, anche se la tensione tra nord islamico e sud cristiano è ben anteriore. Le elezioni nigeriane hanno infatti messo in evidenza la forte spaccatura tra il nord a maggioranza musulmana fedele al generale Buhari e il Sud cristiano che ha preferito Jonathan. Il generale Buhari , per due anni a capo di una giunta militare, ha fatto sapere, tramite il suo portavoce, Yinda Odumakin, di "non poter accettare le cifre rese note fin quando la commissione elettorale non avrà effettuato controlli incrociati". L'accusa di Buhari è di brogli e irregolarità, in particolare negli stati settentrionali di Kano e Katsina. Elemento, questo, di continuità col caso della Costa d'Avorio, ma che più in generale descrive ancora il carattere etnico-religioso del voto, in buona parte del continente africano. Jonathan, appoggiato dal generale Ibrahim Babangida. è un cristiano del sud che era stato eletto nel 2007 come vice di Umaru Yar'adua, uscito di scena per malattia nel 2009 e morto nel maggio 2010. Per mesi si è discusso se fosse giusto che Jonathan si candidasse ancora. Il principio che infatti caratterizzava le elezioni nigeriane, era quello dell'alternanza, tra rappresentanti del nord (musulmano), e rappresentanti del sud (cristiano). Dal 1999, anno della fine del regime militare nel paese, il Peolple's Democratic Party (Pdp), partito di Goodluck, è sempre stato al potere, con circa tre quarti dei rappresentanti sia alla Camera dei Rappresentanti che al Senato. Più di mille persone sono state arrestate nella sola città di Kaduna (nel centro nord), e più di quarantamila sono fuggite dal Paese a causa delle violenze. La situazione in stati come Kaduna appunto, e Bauchi, è talmente grave da aver indotto le autorità federali a rinviare ancora il voto (a domani). Goodluck prende tempo per schierare le forze dell'ordine nei collegi più a rischio. Solo a Zonkwa, località del Kaduna, si sono contate oltre trecento vittime. Il neoeletto, inoltre, non esclude la possibilità di dichiarare lo “Stato di emergenza” se le violenze non dovessero accennare a diminuire. Tre bombe sono esplose a Maiduguri capitale dello stato del Borno, nel nord della Nigeria, mentre si erano da poco aperti i seggi per le elezioni dei governatori. A rivendicare le esplosioni il gruppo islamico “Boko Haram”. Con i suoi 150 milioni di abitanti la Nigeria è lo stato più popoloso del continente ma soprattutto, è quello destinato a diventare, entro breve, il gigante economico e la potenza di riferimento dell'Africa. Un mercato interno dalle enormi potenzialità e le immense ricchezze di idrocarburi (gas e petrolio) sono i formidabili motori della crescita impressionante che pongono la Nigeria al centro di interessi finanziari internazionali. La scorsa settimana Jonathan, quando stavano cominciando le prime violenze nel Nord del Paese, aveva ricordato come fu proprio così che cominciò la guerra civile del Biafra (1967-1970). ?Il conflitto interno cominciò il 6 luglio 1967 e durò fino al gennaio del 1970, provocando oltre tre milioni di vittime in poco più di tre anni. L'origine fu il tentativo di secessione delle province sudorientali della Nigeria di etnia Igbo (tra le più grandi), che autoproclamarono la Repubblica del Biafra. Il governo rispose con le armi e isolando le regioni in questione, portandole a terribili carestie e centinaia di migliaia di morti per fame. - DazebaNews |
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