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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 21/12/2012 Sudan: Khartoum divide il Sud Kordofan e controlla il petrolio |
Sarà divisa a metà la provincia sudanese del Sud Kordofan, teatro dallo scorso anno (insieme a quella del Blue Nile) di un conflitto tra gruppi armati locali e l’esercito sudanese. Lo ha annunciato ieri il governo del Sudan, precisando che la zona occidentale della Provincia (il Kordofan occidentale, eliminato nel 2005 nel quadro dell’accordo di pace tra Khartoum e lo Spla, allora movimento ribelle oggi forza di governo nel neonato stato indipendente del Sud Sudan) sarà affidata e dominata dalla tribù ‘araba’ (intendendo con ciò arabofona) dei Misseriya e godrà di uno statuto speciale. Nel rendere nota la decisione, ieri il vice-presidente sudanese, Ali Osman Taha, ha spiegato che la provincia del Kordofan Occidentale inizierà ufficialmente ad esistere dal 1° Gennaio. L’annuncio, precisa l’agenzia di stampa ufficiale sudanese Suna, è stato dato da Taha durante l’inaugurazione del nuovo campo petrolifero di Al-Barsaia. Da Giugno 2011 il South Kordofan e il Blue Nile sono teatro di una guerra tra l’esercito sudanese da un lato e i ribelli dell’Esercito di liberazione popolare del Sudan (Splm-N), gruppo armato locale ritenuto vicini al governo del nuovo Stato del Sud divenuto indipendente lo scorso anno. La divisione annunciata ieri vede quindi staccarsi la parte orientale, che comprende i Monti Nuba e le zone attualmente controllate dai ribelli, mentre Khartoum si garantisce così un controllo più saldo sulla zona occidentale dove si concentrano i pozzi di petrolio. È difficile capire come e se questa decisione condizionerà l’evolversi del conflitto o le delicate relazioni col governo del Sud Sudan, impegnato con Khartoum in fragilissimi colloqui per discutere le molte questione ancora aperte tra i due paesi. - Atlasweb |
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| 21/12/2012 Sudan: Peacekeeper in Darfur spara e uccide 4 colleghi |
Un peacekeeper nel Darfur ha sparato e ucciso quattro dei suoi colleghi ferendone un altro. Lo ha reso noto il portavoce della missione Unamid Aicha Elbasri spiegando che l'incidente e' avvenuto ieri nella base di Mukjar, a ovest del Paese. "La missione - ha detto il portavoce che non ha specificato le nazionalista' delle vittime - sta investigando sulle cause dell'incidente" . - Agi |
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| 21/12/2012 Sudan: Europarlamento: ruolo Chiesa fondamentale per soluzione del conflitto |
Il vicepresidente del parlamento europeo, Gianni Pittella, a conclusione della sua visita di questa settimana in Sudan ha incontrato il nunzio apostolico a Khartoum, mons. Leo Boccardi. Al centro dell’incontro – secondo l’agenzia Sir – la discussione sulla situazione dei cristiani nel Paese e il dialogo interreligioso. Sottolineato anche il ruolo importante svolto dalla Chiesa, che da tantissimi anni opera in Sudan con eccellenti strutture dedicate all’istruzione dei ragazzi sudanesi, come espressione delle diverse fedi religiose presenti sul territorio ed esempio di dialogo interreligioso. La visita è stata anche l’occasione per discutere della generale situazione socioeconomica del Sudan e Sud Sudan e della gestione della crisi umanitaria che caratterizza alcune regioni del Paese. Il vicepresidente dell’Europarlamento e il nunzio apostolico hanno convenuto sul fatto che i due governi sono “obbligati a trovare una soluzione pacifica che metta fine ai conflitti in corso nelle aree di confine se davvero vogliono puntare a uno sviluppo sostenibile, che permetta a entrambi di dedicarsi alla stabilizzazione delle proprie economie e alla soluzione della complicata situazione umanitaria”. - Radio Vaticana |
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| 21/12/2012 Sud Sudan: Abbattuto elicottero dell'Onu |
Un elicottero dell'Onu stato abbattuto oggi dall'esercito sudsudanese nello Stato di Jonglei, nell'est del Sud Sudan. Lo ha indicato un portavoce delle Nazioni Unite. L'elicottero era in missione di ricognizione. Il governo del Sud Sudan ha ammesso di sparato al velivolo per errore. Sull'accaduto è stata aperta un'inchiesta. Le vittime erano tutti membri dell'equipaggio; l'elicottero non trasportava passeggeri. La missione Onu in Sud Sudan è stata istituita dopo la secessione dal Sudan nel luglio 2011. - Swissinfo |
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| 20/12/2012 Africa: Approvata la risoluzione contro le mutilazioni genitali |
Una risoluzione per la messa al bando delle mutilazioni genitali femminili è stata approvata oggi dall’Assemblea generale dell’Onu. Il testo, il primo dedicato a questo tema, era stato presentato e promosso dal gruppo dei paesi africani. La risoluzione, riferiscono corrispondenze giornalistiche dal Palazzo di vetro a New York, è stata approvata per consenso. Nel testo, privo di valore vincolante, si definiscono le mutilazioni genitali “una violazione dei diritti umani” e si esortano tutti gli Stati a contrastare questa pratica “anche attraverso leggi che la proibiscano”. Nella risoluzione è anche chiesto di promuovere nei singoli paesi programmi culturali ed educativi ad hoc. Il voto del Palazzo di vetro è stato accolto con soddisfazione dalle organizzazioni non governative impegnate nella difesa dei diritti umani. “La messa al bando mondiale delle mutilazioni genitali femminili – hanno sottolineato in una nota gli attivisti di No Peace Without Justice – costituisce una svolta nella lotta contro questa violazione dei diritti umani sistematica e diffusa, commessa ai danni di milioni di ragazze e di donne in Africa e in tutto il mondo”. Secondo stime diffuse nel 2010 dall’Organizzazione mondiale della sanità, il numero delle ragazze e delle donne sottoposte alle mutilazioni genitali è compreso tra i 100 e i 140 milioni; circa 92 milioni vivrebbero in Africa. - Misna |
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| 20/12/2012 Africa: Contrabbando d’avorio, Onu indaga su fonti finanziamento Lra |
Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu vuole indagare sulle fonti di finanziamento illecito dei ribelli ugandesi dell’Esercito di resistenza del Signore (Lra), e in particolare quelle legate al traffico illegale di avorio. In una dichiarazione approvata nel corso della notte, il Consiglio chiede all’Onu e all’Unione Africana di indagare insieme sulle reti logistiche del movimento guidato da Joseph Kony e sulle sui suoi possibili finanziamenti. In particolare, l’organismo delle Nazioni Unite intende confermare un coinvolgimento dei ribelli nel bracconaggio di elefanti e nelle attività di contrabbando ad esso associato. Il bracconaggio – secondo gli esperti – sarebbe concentrato soprattutto nella Repubblica democratica del Ocngo e nel parco della Garamba, nel nord-est. Il Consiglio ha chiesto inoltre al Segretario Generale Ban Ki-moon di presentarer entro il 28 febbraio un piano che stablisca le priorità della strategia regionale contro l’Lra che coinvolge diversi paesi della regione centrafricana. Originario del Nord Uganda, dove ha concentrato le sue attività fino al 2005, l’Esercito di resistenza del Signore, tristemente noto per i rapimenti di civili, l’arruolamento di bambini e le mutilazioni inflitte alle vittime, si è frazionato da allora in diversi gruppuscoli operativi soprattutto nelle regioni frontaliere di Congo, Centrafrica e Sud Sudan. - Misna |
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| 20/12/2012 Algeria: Parigi-Algeri: si apre una nuova era |
Francia e Algeria sono pronte a voltare pagina. La visita del premier Hollande inaugura una nuova era e distende le relazioni tra Parigi e Algeri, segnate da 132 anni di colonizzazione e da una delle più sanguinose guerre di liberazione. Prima di lui, la strada della riconciliazione con l’ex colonia è stata percorsa e fallita da tutti i presidenti. Con i fatti che hanno tradito i buoni propositi: Jacques Chirac ha fatto passare una legge che riconosceva “caratteristiche positive” alla colonizzazione francese. Nicolas Sarkozy è, invece, rimasto vittima della sua politica considerata anti-immigrati. “Il metodo questa volta è cambiato” assicura Hollande: “Non sono qui per riaprire gli armadi del passato – dichiara il presidente. Sono qui costruire una nuova casa insieme. Qual è la cosa più importante: è il futuro. Questa visita è basata sul futuro.” Il presidente francese non si è scusato ma ha ammesso le “sofferenze inflitte al popolo algerino dalla colonizzazione.’‘ La visita giunge mentre l’Algeria celebra i 50 anni dell’indipendenza dalla Francia, arrivata dopo sette anni di guerra cruenta. Lo scorso ottobre Hollande aveva rotto il silenzio sulla “notte nera” di Parigi e aveva reso omaggio alle vittime della “sanguinosa repressione” compiuta dalla polizia nel 1961, per soffocare una sfilata pacifica di algerini che chiedevano l’indipendenza del loro paese. “È un inizio, dice un algerino, ma ora ci aspettiamo di più, che si aprano gli armadi del passato.” La storia non si puo dimenticare. Colonia francese nel 1830, l’Algeria inizia nel 1954 la lotta di liberazione. Le rappresaglie delle truppe francesi hanno fatto un milione di vittime, soprattutto tra i civili. In molti oggi sperano in una normalizzazione dei rapporti. “Non ho mai visitato la Francia, dice un residente di Algeri. Dono nato nel 1962 e sono un ingegnere, e non ho capito perché l’Ambasciata di Francia non mi ha rilasciato il visto” Il presidente francese Hollande ha promesso di faciliare il loro ingresso in Francia. Secondo un sondaggio, il 75% degli algerini spera nell’avvio di una relazione esemplare con Parigi. - Euronews |
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| 20/12/2012 Algeria: Hollande ammette: Per anni Algeria soggetta a ingiusta colonizzazione |
"La storia, anche quando è tragica, anche quando è dolorosa, deve essere raccontata". "Per 132 anni, l'Algeria è stata soggetta a un sistema brutale e profondamente ingiusto" di colonizzazione. Pronunciando queste parole, al suo secondo giorno di visita nel Paese nordafricano, il presidente francese François Hollande ha parlato davanti alle due Camere del Parlamento algerino. "Riconosco la sofferenza che il sistema coloniale ha inflitto" al popolo algerino, ha affermato, facendo in particolare riferimento ai "massacri" compiuti dai francesi durante i sette anni della guerra che ha portato all'indipendenza dell'Algeria nel 1962. L'ammissione ha rappresentato una profonda presa di distanza del presidente dai suoi precedessori che, pur non difendendo esplicitamente i comportamenti passati della Francia nei confronti dell'Algeria, erano però rimasti in silenzio. Tuttavia, nemmeno dal capo di Stato socialista sono arrivate scuse per il passato, come molti algerini avevano ripetutamente richiesto. Dopo essere stato ad Algeri, Hollande si è spostato poi a Tlemcen, città natale di nazionalista Messali Hadj. Dopo l'incontro avvenuto ieri con il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika, Hollande aveva annunciato l'inizio di una "nuova era" nei rapporti fra i due Paesi, affermando tuttavia di non essere venuto a chiedere scusa per l'occupazione francese. Nel loro incontro, Hollande e Bouteflika si sono detti d'accordo a rilanciare le relazioni economiche, strategiche e culturali tra i due Paesi. Un nuovo inizio, ha sottolineato il presidente francese, "deve essere sostenuto da una base" e "questa base è la verità". "Nulla - ha aggiunto - si costruisce mantenendo le cose segrete, dimenticando o negando". Nel suo discorso, Hollande ha elencato i siti di tre massacri del passato, tra cui quello di Setif dove sette anni fa Bouteflika paragonò i metodi francesi a quelli utilizzati dalla Germania nazista e chiese a Parigi di compiere un "gesto per cancellare questa macchia nera". Le violenze di Setif, che si trova a circa 300 chilometri a est di Algeri, iniziarono l'8 maggio 1945, durante le celebrazioni per la fine della seconda guerra mondiale. I dimostranti sventolarono bandiere dell'Algeria, vietate all'epoca dalla Francia. Non appena la polizia iniziò a confiscare le bandiere, la folla si rivoltò contro i francesi uccidendo una ventina di persone. La rivolta si diffuse e la risposta delle truppe coloniali francesi fu molto dura e incluse anche bombardamenti di alcuni villaggi dalle navi da guerra. Secondo gli algerini, le vittime tra gli abitanti locali furono almeno 45mila. In Francia le stime parlano di un numero di morti compreso tra 15mila e 20mila. - LaPresse/AP |
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| 20/12/2012 Guinea Bissau: Dopo golpe fioriscono traffici illeciti |
Ha citato “prove concrete” sul coinvolgimento “continuativo” di ufficiali dell’esercito e autorità civili nel traffico internazionale di stupefacenti in Guinea Bissau l’ambasciatore degli Stati Uniti per il Senegal e la Guinea Bissau, Lewis Lukens. In visita nel piccolo paese dell’Africa occidentale, dove ha incontrato il presidente di transizione Serifo Nhamadjo, il diplomatico ha rilasciato dichiarazioni su un fenomeno risaputo ma su cui in pochi finora hanno dato commenti ufficiali. Lukens non è andato oltre generiche accuse, chiedendo a quanti sono coinvolti in traffici illeciti di cessare le loro attività, ma ha di fatto confermato che dall’ultimo golpe la situazione è progressivamente peggiorata. Negli ultimi anni, la Guinea Bissau è stata scossa da una serie di pronunciamenti militari e da omicidi eccellenti che molti osservatori collegano proprio alle lucrose attività collegate al traffico di cocaina dall’America latina all’Europa. A gestirle sono soprattutto quegli ambienti militari considerati dalla comunità internazionale il principale ostacolo a uno sviluppo democratico del paese e a una reale affermazione delle sue istituzioni civili. In questi traffici la Guinea Bissau costituisce una comoda base logistica e un luogo relativamente sicuro in cui le reti del crimine transnazionale possono operare in combutta con i potentati locali e ai più alti livelli. Secondo alcune stime, in seguito al colpo di Stato che lo scorso aprile ha portato alla deposizione del governo – ora sostituito da un esecutivo di transizione a cui si è arrivati con la mediazione della Comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale – i traffici sono ulteriormente aumentati; piccoli aerei provenienti dall’America latina, riferiscono esperti, attraversano l’Atlantico e scaricano i loro carichi in una delle isole disabitate dell’arcipelago delle Bijagos. “Questo aumento c’è chiaramente stato negli ultimi mesi – ha detto Pierre Lapaque, capo dell’ufficio regionale dell’Unodc, l’ufficio dell’Onu che si occupa di droga e criminalità – abbiamo informazioni su quantitativi di droga che arrivano con sempre maggiore regolarità nel paese”. Per Lapaque la situazione è anzi tale che dovrebbe costituire “una tra le maggiori preoccupazioni” della comunità internazionale e “una ferita aperta”. - Misna |
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