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24/08/2012 Sudafrica: Marikana, governo sotto accusa

Si è trasformata in una manifestazione politica con attacchi diretti al presidente Jacob Zuma l’iniziativa ufficiale (ce n’era anche una seconda non ufficiale) tenuta ieri a Marikana per ricordare le vittime degli scontri che nelle settimane scorse hanno opposto lavoratori della locale miniera di platino controllata dalla Lonminterzo maggiore produttore mondiale del pregiato minerale – e le forze di sicurezza inviate a ripristinare l’ordine dopo gli incidenti seguiti a una protesta sindacale. Esponenti sindacali e politici hanno condannato il governo ritenendolo responsabile dell’eccidio di 34 lavoratori che stavano protestando per rivendicare aumenti salariali e migliori condizioni di lavoro. Alternandosi al microfono, riferisce oggi The Star, familiari, sindacalisti ed esponenti della società civile hanno sottolineato “l’insensatezza della morte di persone che lottavano per difendere i loro diritti alla presenza di ministri che sembravano smarriti”. Nel corso della cerimonia che prevedeva anche una visita al luogo del massacro, esponenti dell’Amcuil sindacato che aveva promosso lo scioperohanno fatto irruzione danzando e inneggiando cori contro la Num, un’altra sigla sindacale che si era invece opposta alla protesta. Su quanto accaduto è in corso un’inchiesta per appurare i motivi che hanno portato i poliziotti a sparare sui lavoratori. In carcere restano inoltre 259 minatori il cui processo è stato aggiornato al prossimo lunedì: sono accusati di essere responsabili di fatti precedenti e in particolare della morte di dieci persone, tra poliziotti e lavoratori che non avevano aderito allo sciopero. - Misna

 
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24/08/2012 Togo: Un dialogo a metà, tensioni restano

Per prima è stata la volta della delegazione dell’Unione delle forze del cambiamento (Ufc) guidata da Jean Claud Homawoo; quindi al tavolo negoziale aperto oggi dal governo è stato il turno dell’Unione per la repubblica (Unir) di Georges Aidam. In queste ore altre formazioni vengono ricevute dal capo del governo, Kwesi Séléagodji Ahoomey-Zunu, che in questo modo sta cercando di rispondere alla rivendicazioni portate in piazza negli ultimi giorni dal Collettivo Sauvons le Togo (Salviamo il Togo). Ma ai colloqui in corso a Lomé non sembrano aver aderito proprio i rappresentanti del collettivo che hanno anzi ipotizzato manifestazioni per domani. Dopo la repressione violenta da parte della polizia delle sue ultime iniziative di piazza, il leader di Sauvons le Togo ha alzato la posta chiedendo ieri le dimissioni del presidente Faure Gnassingbe. “Siamo in una situazione di permanente uso della forza – ha detto ai giornalisti Zeus Ajavon, coordinatore del Collettivo – non possiamo più fare nulla se non lasciare al popolo l’iniziativa perché gli attuali governanti lascino”. Secondo il Collettivo la repressione delle marce dei giorni scorsi ha causato un centinaio di feriti e portato all’arresto di 125 dimostranti. Le manifestazioni erano state promosse per chiedere la riforma di una recente legge elettorale, il ripristino nelle loro funzioni di alcuni deputati espulsi dal parlamento e per denunciare l’alto tasso di disoccupazione, soprattutto tra i giovani, e l’incapacità del governo a trovare soluzioni per la crescita economica del paese. - Misna

 
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23/08/2012 Botswana: Bracconaggio, controlli non fermano caccia a elefanti

 

Almeno 19 carcasse di elefanti sono state rinvenute nell’area di Kasane, in Botswana, nonostante le misure di sicurezza disposte dal governo per bloccare i bracconieri. Lo riferisce il quotidiano online Mmegi aggiungendo che tutti i pachidermi sono stati uccisi e privati delle zanne. I ritrovamenti sono avvenuti progressivamente, a partire dallo scoro 17 luglio quando la polizia aveva bloccato due bracconieri di nazionalità namibiana. Secondo il resoconto di Mmegi, i bracconieri starebbero agendo lungo tutte le aree di confine sia con la Namibia che con Sudafrica e Zimbabwe. Un’area immensa e difficile da controllare. Secondo le autorità del Botswana, rispetto al passato i bracconieri dispongono adesso di mezzi moderni, riescono a muoversi rapidamente e sfruttano la carenza di personale a disposizione del governo per effettuare i controlli. Ad alimentare il bracconaggio è la crescente domanda di avorio proveniente dal continente asiatico, in particolare da Cina e Thailandia. Sul mercato nero, un chilo di avorio viene venduto in media tra 2000 e 2500 dollari. - Misna

 
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23/08/2012 Egitto: Intelligence; 1600 jihadisti nel Sinai, 120 ricercati

Sono circa 1.600 gli estremisti islamici di varia nazionalità annidati nella penisola del Sinai, in Egitto, dove negli ultimi mesi si sono moltiplicate le violenze e le incursioni verso il vicino Israele: fino all'attacco del 5 agosto scorso, costato la vita a 16 Guardie di Frontiera egiziane. Lo rivelano stime dei servizi di sicurezza del Cairo, citate oggi dall'agenzia Mena. Al momento i nomi inclusi nella lista dei jihadisti ricercati sono 120, precisa la Mena, ma il numero totale sembra aggirarsi ormai attorno ai 1600: cifra che ricalca grossomodo quella indicata già un paio di settimane fa dal capo di una delle tribù beduine della penisola, il quale - in un'intervista all'agenzia palestinese Maan - aveva denunciato la presenza di una sorta di Legione straniera della Guerra Santa. Le forze armate egiziane hanno lanciato negli ultimi tempi una vasta campagna militare contro il dilagare di gruppi jihadisti nel Sinai e lo stesso neo-presidente Mohammed Morsi - pur esponente dei Fratelli Musulmani - non ha mancato di alzare la voce contro questo fenomeno dopo il sanguinoso attacco del 5 agosto, autorizzando fra l'altro la chiusura dei tunnel del contrabbando al confine con la Striscia di Gaza (l'enclave palestinese controllata dagli islamico-radicali di Hamas). Sull'altro lato della frontiera, Israele ha espresso in questi mesi crescente preoccupazione per il pericolo che il Sinai diventi una zona franca per il terrorismo sull'onda dell'ulteriore erosione del controllo del territorio seguita alla caduta di Hosni Mubarak. Il governo dello Stato ebraico - dopo aver autorizzato il rafforzamento del dispositivo militare del Cairo nell'area, in deroga alle intese di pace del 1979 - ha tuttavia protestato poi contro l'annunciato uso di tank e aerei in numero che rischia di dar luogo, secondo Benyamin Netanyahu, a una "grave violazione" degli accordi sulla smilitarizzazione della penisola in vigore da oltre 30 anni. - Swissinfo

 
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23/08/2012 Egitto: I carri armati tornano nel Sinai, la prima volta dal 1973

Per la prima volta dalla guerra dello Yom Kippur nell’ottobre 1973, l’Egitto ha dislocato i propri carriarmati e l’aviazione nella penisola del Sinai, come misura contro i miliziani tribali che due settimane avevano attaccato un posto di confine con Israele uccidendo 16 agenti egiziani. Allo stesso tempo, anche Israele ha annunciato di voler utilizzare un sistema di difesa missilistico per controllare il confine con l’Egitto. Oggi, tuttavia, in una dichiarazione rilasciata al quotidiano Maariv, il primo ministro di Tel Aviv Benjamin Netanyahu ha indirettamente inviato un messaggio al Cairo, sottolineando come il governo egiziano dovrebbe coordinarsi con Israele prima di introdurre le proprie forze armate sul territorio della penisola del Sinai e che un mancato coordinamento rappresenta una evidente violazione degli accordi di Camp David, con i quali si concluse la guerra del 1973. * Michele Vollaro  - Atlasweb

 
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23/08/2012 Kenya: Tana River: attaccato villaggio, tensioni tra comunità rivali

 

Sarebbero almeno una quarantina le vittime di un attacco condotto la notte scorsa nel villaggio di Reketa, nel distretto di Tana River, che prende il nome dal principale corso d’acqua della provincia costiera del paese. La Croce rossa kenyana ha stimato che il numero di vittime “potrebbe superare i 50” anche tenendo conto del fatto che molti bambini appartenenti al villaggio risultano tuttora dispersi. L’episodio si iscrive nella rivalità costante tra la comunità Pokomo, per lo più agricola e sedentaria e quella nomade degli Orma, per il controllo dei pascoli e delle risorse idriche. Le squadre di agenti di polizia inviate sul posto non sarebbero ancora riuscite a raggiungere la zona, a causa dell’inagibilità delle strade che la stagione delle piogge trasforma in percorsi a ostacoli tra buche e fango. Sulle circostanze dell’attacco, la stampa keniana riferisce di una possibile “rappresaglia” dopo che la scorsa settimana alcuni capi di bestiame degli Orma avevano invaso campi dei coltivatori Pokomo distruggendo i raccolti. I contadini, per vendetta, avevano ucciso tre animali e gli Orma avevano risposto al gesto attaccando un villaggio poco distante e uccidendo tre persone. Il Consiglio degli Imam e predicatori del Kenya (Cipk) della provincia a maggioranza musulmana, ha condannato l’attacco e chiesto di assicurare i responsabili alla giustizia. - Misna

 
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23/08/2012 Mali: Prima riunione nuovo governo, crisi nord prioritaria

 

Ha tenuto la sua prima riunione il governo di unità nazionale del Mali formato due giorni fa e diretto dal primo ministro Cheick Modibo Diarra. Nel corso della riunione Diarra ha fissato le due priorità dell’esecutivo: la riconquista delle regioni settentrionali da mesi sotto controllo di gruppi ribelli e l’organizzazione di elezioni trasparenti oltre alla gestione degli affari correnti. La riunione, riferiscono i media locali citando dichiarazioni di alcuni ministri, è servita alla squadra di governo per mettere a punto l’agenda delle prime settimane di lavoro. Dell’esecutivo, nato in maniera difficoltosa e solo dopo il superamento di contrasti fra Diarra e il presidente di transizione Dioncounda Traoré, fanno parte 31 ministri. Di questi 13 sono di nuova nomina, quattro sono donne e quattro provengono dall’esercito. Obiettivo di fondo era quello di riunire rappresentanti dei partiti e della società civile maliana per dare vita a un governo di larghe intese. Tra i volti nuovi, significativo è secondo l’Independent, la nomina a ministro degli Esteri di Tieman Hubert Coulibaly, giovane esponente dell’Unione per la democrazia e lo sviluppo, considerato vicino a Traoré. Ai militari restano alcuni ministeri chiave: Difesa, Amministrazione territoriale e Sicurezza interna. Alle quattro donne sono invece andati il dicastero per la Famiglia, quello per i Maliani all’estero, quello del Lavoro e infine il ministero dell’Urbanizzazione. - Misna

 
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23/08/2012 R. D. Congo: Card, Monsengwo: contrastare la balcanizzazione del Congo

 

Mobilitarsi per contrastare la balcanizzazione della Repubblica democratica del Congo e difendere il Paese: è l’esortazione che il cardinale Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kinshasa, ha rivolto ai giovani congolesi incontrati in questi giorni a Kimwenza. Oltre 6mila i ragazzi cattolici presenti, provenienti da 40 parrocchie dell’arcidiocesi ed accompagnati dai loro parroci. Nel suo discorso, il porporato ha invitato i giovani a riflettere anche su “l’identità cristiana, poiché bisogna sempre ed ovunque mostrare che si è cristiani cattolici”. Tra gli altri temi affrontati dal cardinale Monsengwo anche il rispetto del Creato, la diversità dei riti nella Chiesa e la conoscenza del catechismo. L’incontro dell’arcivescovo di Kinshasa con i giovani rientra nell’ambito di una visita pastorale che il porporato sta compiendo nell’arcidiocesi. L’iniziativa segue la “marcia della speranza” per dire no alla balcanizzazione del Paese organizzata il primo agosto dalla Conferenza episcopale locale, per rispondere al conflitto in corso nel Nord Kivu con i ribelli indipendentisti del movimento “M23”. La Chiesa congolese ha avvitato anche una raccolta fondi per tutte le diocesi più colpite dalla guerra, mentre il presidente dei vescovi, mons. Nicolas Djomo, insieme ai presuli delegati, si recherà in visita pastorale nelle province ecclesiastiche al centro degli scontri per portare solidarietà. (A cura di Isabella Piro) - Radio Vaticana

 
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23/08/2012 Sudafrica: Marikana, denunce e interrogativi su reazione polizia

 

Julius Malema, il controverso ex presidente del movimento giovanile dell’African national congress (Anc), ha depositato una denuncia presso la stazione di polizia di Marikana chiedendo l’apertura di un’indagine formale sugli scontri tra poliziotti e lavoratori della locale miniera di platino e sull’eccidio, la scorsa settimana, di 34 minatori. Vittime che si sono aggiunte alle dieci persone uccise in precedenza tra lavoratori, uomini della sicurezza e poliziotti. “Serve un’inchiesta indipendente perché alcune persone sono state uccise e noi vogliamo risposte – ha detto Malema ai giornalisti – e perché non ho fiducia nel presidente Jacob Zuma e nell’inchiesta condotta dal suo governo”. L’iniziativa di Malema ha raccolto un certo successo tra i lavoratori che stavano partecipando da giorni allo sciopero indetto da alcune organizzazioni sindacali e che ha trovato la dura risposta di società e polizia. Attualmente, per gli incidenti alla miniera, sono agli arresti 259 minatori il cui processo è stato aggiornato al prossimo 27 agosto. Nessun poliziotto è invece ancora formalmente indagato. Diversi giornali sudafricani oggi hanno continuato a dedicare ampio spazio alla vicenda con articoli ed editoriali dedicati proprio alla reazione delle forze dell’ordine e, come scrive The Star, “agli errori commessi a Marikana” e alla cattiva gestione della situazione da parte della polizia. A porsi diversi interrogativi è stato anche il Mail & Guardian che così ha titolato un suo articolo: “Chi ha autorizzato l’uso di munizioni vere?”. Domande cui potranno a questo punto rispondere i componenti della commissione d’inchiesta governativa o gli inquirenti a cui Malema ha chiesto di svolgere indagini. I lavoratori agli arresti così come quelli uccisi sono o erano impiegati nella miniera di platino gestita dalla Lonmin che lavoro a circa 30.000 persone. Circa 3000 di questi hanno protestato chiedendo migliori condizioni lavorative e l’aumento degli stipendi. - Misna

http://www.misna.org/economia-e-politica/marikana-denunce-e-interrogativi-su-reazione-polizia-22-08-2012-813.html

 

Marikana, denunce e interrogativi su reazione polizia

Julius Malema, il controverso ex presidente del movimento giovanile dell’African national congress (Anc), ha depositato una denuncia presso la stazione di polizia di Marikana chiedendo l’apertura di un’indagine formale sugli scontri tra poliziotti e lavoratori della locale miniera di platino e sull’eccidio, la scorsa settimana, di 34 minatori. Vittime che si sono aggiunte alle dieci persone uccise in precedenza tra lavoratori, uomini della sicurezza e poliziotti. “Serve un’inchiesta indipendente perché alcune persone sono state uccise e noi vogliamo risposte – ha detto Malema ai giornalisti – e perché non ho fiducia nel presidente Jacob Zuma e nell’inchiesta condotta dal suo governo”. L’iniziativa di Malema ha raccolto un certo successo tra i lavoratori che stavano partecipando da giorni allo sciopero indetto da alcune organizzazioni sindacali e che ha trovato la dura risposta di società e polizia. Attualmente, per gli incidenti alla miniera, sono agli arresti 259 minatori il cui processo è stato aggiornato al prossimo 27 agosto. Nessun poliziotto è invece ancora formalmente indagato. Diversi giornali sudafricani oggi hanno continuato a dedicare ampio spazio alla vicenda con articoli ed editoriali dedicati proprio alla reazione delle forze dell’ordine e, come scrive The Star, “agli errori commessi a Marikana” e alla cattiva gestione della situazione da parte della polizia. A porsi diversi interrogativi è stato anche il Mail & Guardian che così ha titolato un suo articolo: “Chi ha autorizzato l’uso di munizioni vere?”. Domande cui potranno a questo punto rispondere i componenti della commissione d’inchiesta governativa o gli inquirenti a cui Malema ha chiesto di svolgere indagini. I lavoratori agli arresti così come quelli uccisi sono o erano impiegati nella miniera di platino gestita dalla Lonmin che dà lavoro a circa 30.000 persone. Circa 3000 di questi hanno protestato chiedendo migliori condizioni lavorative e l’aumento degli stipendi. - Misna

 

 
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23/08/2012 Sudafrica: Il presidente Zuma incontra i minatori in sciopero

Per la prima volta dalla strage dei minatori, Jacob Zuma ha incontrato i lavoratori a Marikana, mentre si estende la protesta in altre miniere del Sud Africa. Il Presidente era stato criticato per non essersi intrattenuto in occasione della prima visita alla miniera di platino gestita dalla britannica Lonmin compiuta in seguito all’uccisione da parte della polizia di 34 minatori in sciopero per stipendi più alti. “Quando ho saputo della gravità degli sviluppi e senza conoscere le conseguenze – ha detto -, avevo già deciso di istituire una commissione di inchiesta per stabilire la verità. Non è semplicemente una commissione che indagherà, ma una commissione giudiziaria che indagherà in base alla legge per arrivare alla verità”. La prima conseguenza dell’episodio più grave dalla fine del regime dell’apartheid nel 1994 è stata il terremoto nei prezzi. Il platinodi cui la principale economia africana ospita l’80 percento delle riserve mondiali conosciuteè ora ai massimi da maggio. Restano poi da vedere le conseguenze politiche. All’origine dei disordini c‘è anche la sfida tra i due principali sindacati del settore, uno dei quali stretto alleato dell’African National Congress al governo. - Euronews

 
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