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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 03/12/2012 Africa: Cure solo per un bimbo sieropositivo su 4 |
Nonostante i progressi fatti finora nella lotta contro l’Hiv, con un aumento del 60% delle persone in cura con i farmaci antiretrovirali, le campagne sanitarie e la notevole riduzione di contagi e morti per Aids, resta ancora molto da fare per raggiungere l’ ‘Obiettivo del Millennio” di sradicare le nuove infezioni entro il 2015. Infatti, nonostante un calo del 24% del numero dei bambini contagiati, dal 2009 al 2011, meno di un terzo dei piccoli e delle donne incinte sieropositive ricevono trattamenti con antiretrovirali, rispetto alla media mondiale per gli adulti. Secondo le stime, la copertura è molto inferiore per i bambini (28%) rispetto agli adulti (54%). In 26 Paesi su 31 con varie epidemie, meno del 50% delle donne giovani dispone di informazioni corrette e esaustive sull’Hiv. A livello mondiale - riferisce l'agenzia Fides - 34 milioni di persone sono portatrici del virus, delle quali circa 7 milioni non hanno accesso alle cure e sono vulnerabili a esclusione sociale ed emarginazione. La trasmissione materno-infantile rappresenta tra il 15 e il 30% dei casi di contagio, visto che l’allattamento al seno è una delle principali vie di trasmissione verticale nei Paesi senza risorse economiche. L’Africa continua ad essere il continente più contagiato dalla malattia. Il 69% dei portatori del virus, circa 23,5 milioni, vive nell’Africa subsahariana. La regione conta inoltre il 94% del totale mondiale dei casi di bambini contagiati (3,1 milioni) e il 92% delle donne incinte. Inoltre, il 58% delle persone contagiate dal virus dell’Hiv che vive nell’Africa Subsahariana sono donne, penalizzate anche dalla discriminazione di genere a cui sono sottomesse, al precario accesso all’istruzione e al lavoro. In Paesi come Angola, Congo, Guinea Equatoriale e Guinea-Bissau il numero dei piccoli contagiati alla nascita è aumentato nell’ultimo anno. (R.P.) - Radio Vaticana |
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| 03/12/2012 Egitto: Consiglio magistrati, ok supervisione referendum |
Il Consiglio superiore della magistratura egiziana "accetta che i giudici e i procuratori facciano la supervisione del referendum del 15 dicembre sulla Costituzione". Lo rende noto un comunicato del Consiglio dei magistrati. Questa decisione, spiega la nota, è stata presa al termine di una riunione in seguito a una richiesta presentata da Samir Abul Maati, presidente della corte d'appello del Cairo e del comitato elettorale, per avere l'autorizzazione del Consiglio a incaricare i giudici alla supervisione delle operazioni di voto il 15 dicembre. La decisione del consiglio è in controtendenza con l'appello a boicottare il referendum lanciato ieri dal club dei giudici, che raccoglie ampie fette della magistratura egiziana. - Swissinfo |
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| 03/12/2012 Egitto: Nuove proteste contro Morsi che convoca referendum |
Nuove proteste contro il presidente egiziano Mohammed Morsi si svolgeranno domani al Cairo su iniziativa di diversi partiti politici e gruppi della società civile. In un comunicato congiunto i promotori della protesta hanno annunciato una marcia pacifica fino al palazzo presidenziale del Cairo per alzare la voce contro suoi recenti provvedimenti di valore costituzionale e contro la convocazione di un referendum che il 15 dicembre dovrebbe tenersi su una bozza di Costituzione. “La bozza di Costituzione che si vuole mettere al voto – si legge su una nota pubblicata da una delle formazioni di opposizione – è nei fatti un progetto per limitare le libertà politiche, civili, sociali ed economiche in Egitto”. Sulle ultime decisioni di Morsi era tra l’altro atteso un intervento della Corte Costituzionale che ha però rinviato a tempo indeterminato le proprie riunioni attirandosi le ire dei manifestanti che ieri si sono riuniti attorno alla sua sede. L’opposizione accusa Morsi di lavorare non negli interessi del paese ma per quelli dei Fratelli Musulmani, il movimento di cui fa parte. Negli ultimi dieci giorni, manifestanti anti-governativi hanno alzato il tono del confronto con Morsi e preso d’assalto sedi di Giustizia e libertà, il partito dei Fratelli musulmani, sia al Cairo che in tutte le principali città egiziane. - Atlasweb |
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| 03/12/2012 Kenya: Elezioni: in migliaia a Nakuru per l’alleanza tra Kenyatta e Ruto |
In migliaia hanno partecipato alla conferenza indetta ieri a Nakuru per formalizzare l’alleanza tra il vice primo ministro Hururu Kenyatta e il deputato di Eldoret William Ruto in vista delle presidenziali del prossimo 4 marzo. “La nostra unione non è concepita per attaccare qualcuno ma per costruire, insieme, un nuovo Kenya” ha detto Kenyatta, aspirante candidato alla presidenza di cui Ruto costituirà il “braccio destro” e probabile vicepresidente in caso di vittoria. “All’incontro era presente tanta gente. Le strade di Nakuru erano piene, l’atmosfera festosa. Qualcuno ha creato anche un soprannome per l’alleanza, Uhuruto” raccontano fonti della MISNA nella cittadina, circa 150 chilometri a nord-ovest di Nairobi, epicentro di gravi violenze durante i disordini seguiti alle elezioni del 2007-2008, costate la vita a oltre 1300 persone. Secondo gli interlocutori l’obiettivo dell’intesa tra Ruto e Kenyatta sarebbe quello di costituire un asse tra comunità kalenjin e kikuyo, protagoniste delle passate violenze in modo da portarle a votare per lo stesso assembramento politico. La conferenza si è svolta nello stadio al centro della città nelle stesse ore in cui l’attuale primo ministro Raila Odinga teneva il suo corteo nella città costiera di Mombasa. Nonostante le attese, il capo del governo non ha annunciato una sua alleanza pre-elettorale con il vice-presidente Kalonzo Musyoka. Sulla campagna elettorale di Kenyatta e Ruto pesa l’incriminazione alla Corte penale internazionale dell’Aia: entrambi sono sospettati di crimini contro l’umanità commessi nelle violenze di cinque anni fa. Sull’ammissibilità della loro candidatura si dovrà pronunciare la Corte Suprema. - Misna |
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| 03/12/2012 Libia: Tripoli rende omaggio a oppositore Gheddafi dopo 19 anni |
La Libia ricorda Mansur al Kikhia, uno strenuo oppositore di Muammar Gheddafi, il cui corpo è stato ritrovato solo di recente dopo 19 dalla sua scomparsa avvenuta al Cairo nel 1993. Al Kikhia, i cui resti sono stati rinvenuti a metà ottobre in una villa a Tripoli appartenuta ai servizi militari dell'ex colonnello, sarà inumato oggi nella sua città natale di Bengasi. Mohamed al Megaryef, presidente dell'Assemblea nazionale e Ali Zeidan, capo del governo, che erano rimasti in contatto con Mansur al Kikhia durante gli anni dell'esilio, hanno reso omaggio alla memoria di questo "militante" dei diritti umani, nel corso di una cerimonia a cui erano presenti membri della famiglia, oltre ad alti ufficiali libici e a rappresentanti del corpo diplomatico a Tripoli. Al Kikhia, fondatore della Lega libica dei diritti umani, fu rapito mentre rappresentava questa organizzazione in una riunione al Cairo il 10 dicembre 1993. Secondo il fratello Mahmud, è stato Abdallah al Senussi, ex capo dei servizi militari di Gheddafi, attualmente in carcere, a riconoscere il rapimento di Mansur e a indicare nella stessa occasione il luogo in cui si trovavano i suoi resti. (con fonte Afp) - TMNews |
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| 03/12/2012 Madagascar: Inchiesta su presunte violenze dei militari nel sud del Paese |
Il governo del Madagascar ha annunciato l’apertura di un’inchiesta per verificare se i militari impegnati nell’operazione "Tandroka”, volta a dare la caccia ai ladri di bestiame nel sud del Paese, abbiano commesso violenze contro i civili. “Le autorità negano ma le organizzazioni umanitarie continuano a sostenere le loro accuse, e la polemica non si placa in attesa dell’inchiesta” dice all’Agenzia Fides don Luca Treglia, Direttore di Radio don Bosco in Madagascar. La polemica è sorta a seguito di un rapporto di Amnesty International che accusa l’esercito di “atti di cieca violenza” contro i civili durante le fasi cruciali dell’operazione “Tandroka”, a settembre. “Le autorità ribattono che l’autore del rapporto non si è recato nel sud del Madagascar, ma si è limitato a raccogliere delle testimonianze nella capitale, Antananarivo” ricorda don Luca. Il missionario spiega: “il furto di bestiame c’è sempre stato. Io sono qui da 27 anni e lo posso testimoniare. Anche all’epoca esistevano diverse bande, ma quelle attuali sono molto ben organizzate e dotate di armi da guerra”. “Sembra quindi esserci stata un’evoluzione, e si ritiene che ci sia una connotazione politica nei crimini commessi. In particolare, ci sono accuse da parte delle autorità di polizia contro l’ex Presidente Ravalomanana di finanziare queste bande sia per destabilizzare il Paese sia per costituire dei fondi, con la vendita del bestiame rubato, per le prossime elezioni. Ma queste accuse non hanno finora trovato alcun riscontro” conclude don Luca. - Ag. Fides |
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| 03/12/2012 Malawi: Un missionario denuncia una nuova crisi alimentare |
“In molte zone del Malawi, il distretto di Balaka è tra i più colpiti, tanta gente è proprio alla fame” scrive all’Agenzia Fides p. Piergiorgio Gamba, missionario monfortano che da oltre 30 anni opera in Malawi. A causare la nuova grave crisi alimentare, spiega p. Gamba, sono state le piogge irregolari della precedente stagione e la mancata soluzione della crisi economica che, nonostante la svalutazione della moneta, ha causato una forte perdita di posti di lavoro e la crescita altissima dei prezzi dei generi di prima necessità. I più poveri sono costretti a cibarsi dei pesci Bonya. “È il pesce più piccolo del lago Malawi, che raccolto in grandi quantità veniva usato per preparare i mangimi per i polli. Ora è il cibo nazionale e il simbolo di questi mesi da fame. Chi una volta comperava il Chambo, il più pregiato pesce del lago Malawi, ora deve accontentarsi di quello che era considerato uno scarto” racconta p. Gamba. Il missionario riferisce inoltre che “sono riapparse le file per il carburante che ora costa 1.4 euro al litro. Nessuno si fida del Kwacha, la moneta del Malawi che viene lasciata fluttuare dalle leggi di mercato ma che non è in grado di risollevare l’economia nazionale”. Il Malawi inoltre si trova al centro di un contenzioso con la Tanzania per la delimitazione del confine del Lago Malawi. La Tanzania, che si affaccia sulle sue rive, afferma che il confine internazionale si trova nel mezzo del lago. Il Malawi sostiene invece di avere diritto all’intera superficie lacustre che non si trova nel territorio del Mozambico (l’altro Stato che condivide con Lilongwe il controllo del lago), fino all’area limitrofa alla sponda tanzaniana. La Presidente del Malawi Joyce Banda, che è succeduta il 5 aprile al defunto Presidente Bingu wa Mutharika, dopo una prima fase di apertura al dialogo con la Tanzania ha ora assunto una posizione intransigente. “La disputa si trascina da mesi e rischia di compromettere la stabilità della regione, non sembra esserci spazio per il dialogo. Il messaggio della Presidente è che il lago non si tocca: una prova di forza che Joyce Banda non può perdere in vista delle elezioni del 2014 ed anche perché i fondali del lago celano riserve di petrolio: un motivo in più per non arrendersi” conclude p. Gamba. - Agenzia Fides |
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| 03/12/2012 Mali: Intervento militare nel Nord, critiche dopo passo indietro Onu |
Non è stato accolto positivamente in Mali e nel vicino Niger l’ultimo rapporto al Consiglio di sicurezza del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon. Il massimo esponente delle Nazioni Unite la scorsa settimana ha nei fatti messo in dubbio la fattibilità e la convenienza di una operazione militare interafricana nel nord del Mali, regione dallo scorso aprile sotto controllo di alcuni gruppi ribelli. Riuniti ieri a Niamey, i capi di Stato maliano e nigerino, rispettivamente Dioncounda Traoré e Mahamadou Issoufou, hanno criticato le dichiarazioni di Ban Ki-moon sostenendo che i rischi legati all’operazione militare – messa a punto dalla Comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale (Cedeao/Ecowas) – non “possono costituire un ostacolo all’esigenza di liberare le popolazioni maliane”. Una posizione analoga è stata assunta anche dall’Unione Africana e, ieri, dal Consiglio dei ministri della Cedeao riunito ad Abidjan. Sulla base del piano presentato lo scorso 11 novembre da quest’ultima, la missione sarebbe composta da 3300 militari africani sostenuti sul piano logistico da alcuni paesi occidentali. Su questo progetto sarà ora il Consiglio di sicurezza ad esprimersi entro la fine del mese. Il Niger così come altri paesi della regione teme che l’instabilità maliana possa avere conseguenze anche oltreconfine. Episodi di scontri transfrontalieri sono già avvenuti negli ultimi mesi e l’ultimo caso riguarda il tentato omicidio di un colonnello dell’esercito maliano. Riparato in Niger con i suoi 400 uomini dopo la vittoriosa discesa dei gruppi ribelli, il colonnello Alaji Ag Gamou secondo fonti di stampa francesi sarebbe stato raggiunto da due sicari a Niamey dove attualmente risiede. L’agguato è però fallito e uno dei due uomini è stato catturato. - Misna |
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