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15/02/2011 Egitto: Mubarak peggiora:rifiuta cure, vuole morire in suo Paese

Non mi stupirei se nei prossimi giorni Hosni Mubarak dovesse morire". E' con queste parole che un alto ufficiale vicino al Supremo Consiglio delle forze armate, coperto dall'anonimato, commenta al giornale 'al-Sharq al-Awsat' la notizia del coma in cui verserebbe l'ex capo di stato. "Quello che è certo - ha affermato - è che Mubarak sta molto male e circolano notizie secondo le quali lui rifiuti ogni cura". Fonti locali sostengono che Mubarak si sia rifiutato di andare in Germania per essere curato, ed abbia chiesto a chi gli sta vicino di rimanere in patria per poter morire nel suo paese. "Credo sia solo questione di ore - ha aggiunto la fonte - è triste vedere che sia andata a finire così". - Adnkronos/Aki

 
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15/02/2011 Egitto: Fratelli musulmani vogliono creare un partito politico

I Fratelli musulmani, ufficialmente vietati ma di fatto tollerato in Egitto, hanno annunciato la volontà di creare un partito politico dopo la caduta del presidente Hosni Mubarak. "I Fratelli musulmani credono nella libertà di formare partiti e sono dunque determinati a dotarsi della loro formazione politica", ha dichiarato in un comunicato Mohammed Mursi, membro dell'ufficio politico della confraternita islamista. "La sola cosa che impediva al gruppo di farlo, era la legge sui partiti che proibiva la creazione di qualunque formazione politica", ha spiegato, ricordando il monopolio del Partito nazionale democratico (Pnd) dell'ex presidente Mubarak. La costituzione egiziana proibisce inoltre la formazione di partiti su una base religiosa. Nel dicembre 2010, mentre disponeva di 88 seggi nell'assemblea uscente dopo un'apertura alle elezioni del 2005, i fratelli hanno boicottato il secondo turno delle elezioni, denunciando frodi massicce e violenze a vantaggio del partito al potere. La confraternita islamista, che presentava i suoi candidati come "indipendenti", non aveva avuto alcun eletto al primo turno al 28 novembre. Il gruppo ha garantito che non vuole presentare candidati alle prossime presidenziali. La confraternita crea apprensione negli occidentali, che temono l'instaurazione di un regime islamico dopo le dimissioni di Mubarak, al potere quasi da 30 anni, ma i fratelli musulmani sostengono di essere a favore di uno stato religioso. L'esercito egiziano, incaricato del potere dopo la caduta di Mubarak, ha sciolto il Parlamento e ha promesso elezioni democratiche nei prossimi mesi in attesa di riassegnare la direzione del Paese ai civili. - TMNews

 
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15/02/2011 Gabon: Abolita la pena di morte

Dopo il Ruanda, il Burundi e il Togo, ora è la volta del Gabon: il paese africano ha infatti abolito la pena di morte. Secondo l’associazione radicale “Nessuno tocchi Caino” l'importante svolta sul piano dei diritti umani è avvenuta nel febbraio 2010.  La Legge 3/2010 era stata approvata dal parlamento a gennaio e promulgata il 15 febbraio 2010 con la firma del Presidente della Repubblica Ali Bongo Ondimba, del Primo Ministro Paul Biyogha Mba e del Ministro della Giustizia Anicette Nanda Oviga.  La notizia, di cui solo oggi l’associazione radicale ha avuto conferma ufficiale, era stata data alla delegazione dell’associazione radicale, composta dalla Vice Presidente del Senato Emma Bonino e dalla deputata Radicale Elisabetta Zamparutti, nel corso di un incontro con il Ministro degli Esteri del Gabon Paul Toungui avvenuto ad Addis Abeba due settimane fa, in occasione del recente summit dell’Unione Africana.
La Legge prevede la sostituzione della pena di morte con l’ergastolo, con possibilità di grazia o amnistia, libertà condizionale o misure alternative solo dopo aver espiato almeno trenta anni di pena. La legge, inoltre, abolisce anche i lavori forzati. Sergio D’Elia, segretario di “Nessuno tocchi Caino” ha dichiarato di aver apprezzato il fatto che il “nuovo Presidente, Ali Bongo Ondimba, abbia dato seguito agli impegni assunti dal padre sul fronte dell’abolizione”, per il quale aggiunge D’Elia, “l’abolizione in Gabon, conferma come il Continente africano stia facendo progressi enormi sul fronte dei diritti umani”.  L’abolizione della pena di morte in Gabon era uno degli obiettivi del “Progetto Africa” dell’associazione radicale per l’attuazione della risoluzione ONU per la moratoria delle esecuzioni e l’abolizione della pena di morte nel continente africano. Il progetto, finanziato in parte dall’Unione Europea e della durata di due anni, comprende per il primo anno la realizzazione di missioni in 8 Paesi africani, sei delle quali già effettuate, e per il secondo anno la tenuta di due conferenze regionali.  * Serena Guerrera – Ag. Radicale

 
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15/02/2011 Libia: Capo della comunicazione: 'Nel Paese vige democrazia diretta'

Abdelmajid Eldoursi, capo dell'ufficio libico che gestisce la comunicazione con la stampa estera, ha fatto sapere che in Libia non ci saranno proteste popolari come quelle viste in Tunisia e Egitto perchè "nel Paese vige la democrazia diretta. Chiunque abbia qualcosa di cui lamentarsi può farlo liberamente nei Comitati popolari di Base". Il capo comunicazione ha aggiunto che "da noi se vuoi cambiare un ministro o chiedere una nuova legge basta andare nei comitati di base che passano le loro decisioni al Congresso generale del Popolo". Ultima considerazione di Eldoursi sui social network che nelle ribellioni di Tunisia e Egitto hanno avuto un ruolo fondamentale. "Da noi Twitter e Facebook non servono per protestare ma per comunicare".  - Peacereporter

 
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15/02/2011 Libia: Opposizione chiede le dimissioni del colonnello Gheddafi

Secondo quanto riferito dal quotidiano arabo Al Quds al Arabì un gruppo di esponenti dell'opposizione libica che attualmente si trova all'estero, ha chiesto ufficialmente le dimissioni del colonnello Muammar Gheddafi. La richiesta di lasciare il posto di capo dello Stato e di permettere una transizione tranquilla verso la democrazia è stata firmata da fazioni e correnti politiche indipendenti come i Repubblicani per la democrazia e la Giustizia Sociale, il Fronte Nazionale per la Salvezza della Libia, dal movimento Patriottico libico e dal Movimento Islamico Libico. - Peacereporter

 
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15/02/2011 R. D. Congo: La sospensione delle attività estrattive nell’est del Paese

La sospensione delle attività estrattive in alcune regioni dell’est della Repubblica Democratica del Congo sta creando problemi ai produttori rispettosi delle regole, ma non ha fermato lo sfruttamento illegale delle risorse naturali del Paese. Lo denuncia la Rete Pace per il Congo, promossa dai missionari che operano nel Paese. Il 10 settembre il Presidente Kabila ha decretato la sospensione dello sfruttamento e dell'esportazione di minerali nelle tre province del Nord-Kivu, Sud-Kivu e Maniema. Questa decisione è stata presa per privare di risorse i gruppi armati ancora attivi e sanare così il settore minerario. L’organizzazione dei principali produttori e fonderie dello stagno, l’ITRI (International Tin Research Institute), ha annunciato che il progetto di tracciabilità dello stagno proveniente dalle miniere della RDC è in una "situazione critica", soprattutto all'avvicinarsi della scadenza del 1° aprile, fissato dalla legge americana che vieta il commercio dei minerali di sangue. La Legge americana Dodd-Frank, approvata nel luglio 2010, obbliga le imprese americane sotto autorità della "Securities and Exchange Commission" (Organo di regolazione della Borsa degli Stati Uniti) di presentare un rapporto, quando utilizzano minerali provenienti dalla RDC o dai Paesi limitrofi, e di dimostrare che non provengono da una zona di conflitto.
L'ITRI si è dichiarata incapace di continuare a sviluppare un sistema di tracciabilità per i metalli in provenienza dall'est della RDC, finché l'estrazione è vietata e ha dovuto, di fatto, sospendere tutto il suo personale che lavorava sul progetto. "Il progetto pilota di tracciabilità e di fornitura di informazioni verificabili concernente la provenienza dei minerali, a cominciare dalla miniera di origine, aveva iniziato il suo iter, malgrado le numerose difficoltà, quando è stata decisa la sospensione. Da allora, tutto il lavoro ha dovuto essere sospeso", ha dichiarato a Mining Weekly Online la Direttrice dello sviluppo e delle questioni regolamentari di ITRI, Kay Nimmo.  “È vero che l'obiettivo dell'ordinanza è di mettere fine allo sfruttamento illegale e al commercio illecito delle risorse minerarie, alla proliferazione e al traffico di armi da parte di gruppi mafiosi e armati e all'insicurezza ricorrente nelle tre province” si legge in un rapporto inviato a Fides. “È certo necessario lottare contro la frode e il contrabbando minerario sotto tutte le loro forme. Tuttavia, vari gestori artigianali del settore minerario che funzionano, nella maggior parte dei casi, con autorizzazioni dello Stato e pagano le tasse a chi di diritto, non comprendono perché oggi siano trattati allo stesso modo di quei banditi e contrabbandieri ben conosciuti e i cui circuiti sono stati già ben identificati dagli esperti dell'ONU nei loro rapporti sullo sfruttamento illegale dei minerali in Congo. Ci si chiede dunque: Perché i predatori identificati dall'ONU non sono stati fatti oggetto dell'ordinanza ministeriale?”. “Mentre i gestori artigianali congolesi sono colpiti dalle misure del decreto ministeriale, i gestori stranieri e le multinazionali possono continuare indisturbati la loro attività nel settore minerario” concludono i missionari. (L.M.) - Ag. Fides

 
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15/02/2011 Sud Sudan: Attacchi dei ribelli nel Sud Sudan, almeno 200 morti

E' di almeno 200 morti il bilancio degli attacchi dei ribelli, negli ultimi giorni, nello Stato sudanese del Jonglei (sud). Lo annuncia il partito al potere in questa regione petrolifera. Gli assalti sono stati condotti contro la popolazione civile nella regione di Fangak dalle milizie di George Athor, ha precisato Pagan Amum, segretario generale del Movimento di liberazione del popolo del Sudan (Splm). Secondo l'esercito sudanese, George Athor, ex alto graduato delle forze armate, ha imbracciato le armi dopo aver perduto le ultime elezioni, l'anno scorso. I suoi miliziani si sono resi protagonisti, la settimana scorsa, di una serie di attacchi nello Stato di Jonglei, aumentando l'inquietudine sulla sicurezza del Sud Sudan, i cui elettori si sono espressi alla quasi unanimità in favore dell'indipendenza durante il referendum del mese scorso. - TMNews

 
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15/02/2011 Sudan: Cinesi costruiranno aeroporto Khartoum per 900 mln euro

Un'azienda pubblica cinese si è aggiudicata il contratto di costruzione del nuovo aeroporto internazionale di Khartoum, per un valore di 900 milioni di euro. La China Harbour Engineering Company ha annunciato oggi che il contratto, firmato a Khartoum il 1 febbraio, prevede la costruzione di terminal, di una pista, di una torre di controllo e di altre strutture essenziali dello scalo. L'azienda è una filiale del colosso pubblico cinese per i lavori pubblici, China Communications Construction Company. Principale acquirente del petrolio sudanese, la Cina ha investito molto nelle infrastrutture del Sudan, in particolare nell'industria petrolifera, approfittando dell'assenza delle aziende occidentali a seguito delle sanzioni economiche americane. (fonte Afp) - TMNews

 
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15/02/2011 Tunisia: Giovani salafiti contro la sinagoga nella capitale

Nella Tunisia post-rivoluzionaria si accendono gli scontri religiosi: un gruppo di giovani tunisini salafiti ha manifestato nel centro della capitale, invocando la chiusura della sinagoga locale. Lo riferisce Adn Kronos International, che riporta fonti tunisine. A dare il via alla protesta sono state alcune decine di estremisti islamici, che hanno sfilato in corteo lungo Avenue de la Liberté e si sono successivamente raccolti di fronte alla sinagoga. Lì hanno scandito slogan contro gli ebrei, accusati di essere "assassini e criminali". I giovani militanti della protesta appartengono ad un gruppo salafita chiamato Hizb al-Tahrir. Una netta presa di distanza si è avuta invece dai membri del gruppo islamico En-Nahda.  - Peacereporter

 
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15/02/2011 Tunisia: Prolunga stato emergenza, revoca coprifuoco

In Tunisia è stato prolungato lo stato d'emergenza ma è stato revocato definitivamente il coprifuoco. Lo ha annunciato il ministero dell'Interno citato dall'agenzia ufficiale Tap. Il prolungamento dello stato d'emergenza a partire da oggi e "fino a nuovo ordine", si afferma fra l'altro in un comunicato del ministero, è stato deciso "per evitare ciò che possa nuocere alla sicurezza del paese e per garantire la sicurezza dei cittadini e la protezione dei beni pubblici e privati". Lo stato d'emergenza era stato decretato il 14 gennaio, poco prima della caduta del presidente tunisino Zine El Abidine Ben Ali. Il coprifuoco era in vigore dal 12 gennaio, all'apice delle proteste contro Ben Ali. Nel frattempo era già stato accorciato. - Swissinfo

 
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