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31/08/2012 Egitto: Cairo apre a investimenti stranieri diretti in Sinai

Dare slancio economico alla penisola del Sinai e contrastare i terroristi che scorazzano nel deserto. Il governo egiziano sembra aver capito come prendere due piccioni con una fava. Lo scorso mercoledì, il Consiglio dei ministri ha stabilito che gli stranieri potranno investire direttamente in Sinai (finora, invece, dovevano fare riferimento a imprese locali). Lo ha riferito alla stampa nazionale il ministro per gli Affari Legali, Mohammed Mahsoub, suscitando il plauso dei businessman locali. La decisione, tuttavia, non è ancora definitiva. Manca infatti il nulla osta finale dei ministeri della Difesa e dell'Interno, oltre che il placet dei servizi segreti, chiamati a dire la loro su una zona di grande importanza strategica. E' infatti che passa il confine con Israele (con cui vige una pace fredda dal 1979), ed è da che gruppi terroristici tentano spesso di infiltrarsi nello Stato ebraico. Quanto stabilito dal Consiglio dei ministri prevede che, d'ora in poi, i non egiziani possano detenere fino al 45% di impresa localizzate nella penisola; resta esclusa, invece, l'ipotesi che uno straniero acquisti terreni in zona. Per motivi di sicurezza, del resto, lo Stato controlla strettamente la compravendita di terre in Sinai anche tra gli stessi egiziani. Per esempio, un imprenditore locale che abbia un genitore straniero, o una doppia nazionalità, non può possedere appezzamenti, solo prenderli in concessione. Una volta approvata la legge, ha spiegato Mashoub, il governo si aspetta che la maggior parte dei capitali stranieri finanzino attività legate al turismo, l'industria numero uno dell'area. Sempre secondo il ministro degli Affari Legali, sviluppare questa zona, migliorando il collegamento con il resto del Paese, avrebbe anche l'effetto collaterale di diminuire la libertà di manovra delle formazioni terroristiche presenti nell'area. Negli scorsi giorni, il governo egiziano ha dovuto dispiegare l'esercito nel deserto per una caccia al terrorista, dopo un attacco di presunta matrice jihadista che aveva causato la morte di 16 guardie di frontiera. I carri armati egiziani così vicini al confine avevano messo in allarme Israele, che temeva violazioni del trattato di pace firmato nel 1979. Proprio ieri, tuttavia, i blindati sono stati allontanati dalla frontiera con lo Stato ebraico: una mossa arrivata all'indomani di un'estensiva azione denominata 'Operazione Aquila' che ha portato alla cattura di 23 sospettati terroristi e all'uccisione di altri 11. - ANSAmed

 
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31/08/2012 Egitto: Aumentano gli affiliati della colonia salafita tedesca

 

All’inizio dell’anno Muhammad Mahmoud, affiliato di al-Qaida nato in Austria, era fuggito dalla Germania verso l’Egitto, dove ha fondato un’organizzazione che raggruppa jihadisti tedeschi. Il 10 agosto il quotidiano Die Welt riportava che la campagna lanciata da Mahmoud, chiamata dall’intelligence tedesca “colonia salafita tedesca in Egitto”, ha già raccolto le adesioni di almeno una dozzina di salafiti tedeschi cha hanno abbandonato la Repubblica Federale per il paese nordafricano. Alcuni giorni dopo i seguaci di Mahmoud erano già 20. Altri 30 partiranno a breve. Mahmoud promette di fare ritorno in Germania solo in veste di “conquistatore, per introdurre la sharia”. Anche uno dei più stretti collaboratori di Mahmoud, l’ex rapper Denis Cuspert, sotto stretta osservazione da parte dei servizi segreti tedeschi a Berlino, è riuscito a fuggire in Egitto. Nel 2009 il sistema giudiziario austriaco aveva condannato Mahmoud, leader di una rete locale, per il supporto offerto al Global Islamic Media Front (GIMF), vicino ad al-Qaida. Dopo aver scontato una pena detentiva in Austria, alla fine del 2011 si era trasferito in Germania dove ha svolto un ruolo di primo piano nello sviluppo del gruppo Millatu Ibrahim (La comunità religiosa di Ibrahim), messo fuori legge lo scorso giugno. L’articolo del Die Welt precisa che in Egitto sono approdati “tre noti salafiti tedeschi”: l’ex pugile Pierre Vogel, il predicatore Sven Lau, e l’ex rapper Denis Cuspert, nome d’arte “Deso ??Dogg”. I tre, che si sono convertiti all’Islam, vengono definiti dalla testata tedesca “anti-occidentali, anti-americani e profondamente misogini”. La partenza di Cuspert è al centro di un accesa polemica tra le maggiori agenzie di sicurezza tedesche. La LKA (Polizia criminale) di Berlino, incaricata della sorveglianza di Cuspert, è stata pesantemente criticata dalla Verfassungsschutz (paragonabile all’FBI, Federal Bureau of Investigation) per i suoi “metodi troppo permissivi”. Cuspert è stato il co-fondatore di Millatu Ibrahim. In un articolo di inizio agosto il New York Times rivelava le confessioni di un tunisino, Sami A., “un pericoloso jihadista” che nel 2000 aveva servito come guardia del corpo di Osama Bin Laden e che per anni aveva vissuto in una città della Germania occidentale. L’uomo, il cui nome per intero non è stato divulgato per motivi di sicurezza, è oggi “idolatrato” dai giovani islamisti della regione per aver frequentato i campi di addestramento di al-Qaida in Afghanistan prima dei fatti dell’11 settembre. Il nuovo capo dell’agenzia federale tedesca interna, Burkhard Freier, informa che Sami A. è classificato come “predicatore pericoloso”. Attualmente si trova a Bochum, sorvegliato 24 ore su 24. Le autorità tedesche permettono a molti movimenti islamisti, come il libanese Hezbollah, di operare legalmente nella Repubblica Federale. A detta degli analisti, l’ascesa dei Fratelli Musulmani in Egitto avrebbe agevolato l’ingresso di gruppi radicali. Il padre di Muhammad Mahmoud, scrive Der Spiegel, sarebbe membro della Fratellanza egiziana. - Atlasweb

 
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31/08/2012 Guinea Bissau: Un software ivoriano per la gestione della finanza pubblica

È un software ivoriano a gestire le finanze governative della Guinea Bissau con risultati apprezzati dagli attuali dirigenti. “Il Sistema integrato di gestione delle finanze pubbliche sviluppato da un paese fratello comela Costad’Avorio ha reso più efficace la nostra gestione” ha detto Ababacar Demba Dahaba, ministro delle Finanze di Bissau, alla delegazione della Società nazionale di sviluppo dell’informatica (Sndi), la ditta ivoriana madre del software utilizzato da quattro anni, in visita nel paese. La Sndiha incontrato diversi responsabili in vista di una collaborazione per un altro sistema, mirato questa volta alla gestione delle imposte, già utilizzato in Costa d’Avorio. La gestione pubblica in Guinea Bissau ha molti limiti a causa dell’instabilità, della corruzione e della criminalitàil paese è un crocevia del traffico di droga internazionaleche la caratterizza da quando il paese si è dichiarato indipendente dal Portogallo nel 1974. Lo scorso 12 aprilela Guinea Bissauè stata teatro di un ennesimo colpo di Stato militare. Attualmente è governata da un esecutivo di transizione non è riconosciuto dal vecchio partito al potere da una parte della comunità internazionale. - Atlasweb

 
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31/08/2012 Kenya: Mombasa, manifestazione islamici

 

Almeno 200 musulmani hanno inscenato proteste all'esterno di una moschea della zona di Majengo, a Mombasa, non lontano da quella dove predicava l'imam, presunto membro dei miliziani somali di al Shabaab, ucciso lunedi' scorso in un misterioso agguato. La manifestazione pacifica, dopo le violenze dei giorni scorsi, e' inziata subito dopo la preghiera del venerdi' e per il momento non si registrano scontri con la polizia che presidia la zona. - Ansa

 
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31/08/2012 Somalia: Elezione presidente repubblica il 10 settembre

 

L'elezione del presidente della Repubblica federale di Somalia da parte del Parlamento si terrà il 10 settembre. Lo ha annunciato il portavoce del comitato per l'elezione presidenziale, Ousman Libah Ibrahim. Si tratta dell'ultima tappa, più volte rinviata, del processo di transizione sotto l'egida dell'Onu nel Paese martoriato da oltre 20 anni di guerra civile. - Swissinfo

 
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30/08/2012 Africa: Nord Africa: un’autostrada e una ferrovia ad alta velocità

Dopo più di vent’anni dall’inizio dei lavori, si avvicina la consegna dei primi tratti della Transmaghrebina, il progetto infrastrutturale che ambisce a collegare tra loro le principali città dei paesi del Maghreb, dalla Mauritania alla Libia. A darne notizia è la rivista Jeune Afrique, sottolineando come già entro la fine dell’anno dovrebbe entrare in funzione il tratto marocchino dell’autostrada e della ferrovia ad alta velocità promossa dall’Unione del Maghreb arabo (Uma). Il progetto punta a facilitare l’integrazione economica tra i cinque paesi del Nordafrica e si basa su un percorso autostradale di 4000 e un parallelo doppio binario ferroviario destinato all’alta velocità che colleghi Nouakchott a Tripoli via Casablanca, Fez, Algeri e Tunisi, servendo almeno 55 città. Finanziato grazie a prestiti concessi dai fondi internazionali e contratti dai diversi Stati coinvolti, la Transmaghrebina ha un costo stimato compreso tra i 4 e i 6,5 milioni di euro per chilometro e rappresenta il più grande ed oneroso programma infrastrutturale dell’Africa e tra i maggiori 30 di tutto il mondo. Malgrado i ritardi accumulati, dovuti soprattutto alle difficoltà economiche degli Stati maghrebini, la tratta marocchina è praticamente già completata e da Oujda, al confine con l’Algeria, arriva fino ad Agadir, mentre in Marocco dovrebbe diventare operativo entro la fine dell’anno il percorso da Sfax al confine con la Libia.
In Algeria i lavori sono stati a lungo fermi a causa della mancata concessione di un prestito, mentre la Libia ha bloccato i lavori a data da destinarsi dopo la caduta del regime di Gheddafi e l’instaurazione del Consiglio nazionale di transizione. I fondi per la costruzione del tratto libico erano inseriti nel Trattato di amicizia siglato da Italia e Libia nel 2008, con il quale l’Italia si era impegnata a pagare 5 miliardi di dollari alla Libia come riparazione per i danni di guerra. La linea ferroviaria ad alta velocità dovrebbe poi proseguire ulteriormente verso l’Egitto e raccordarsi alle reti ferroviarie arabe, africane ed europee. * Michele Vollaro - Atlasweb

 
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30/08/2012 Angola: Elezioni generali. Vescovi: “No all’astensione”

Ci saranno anche osservatori della Chiesa cattolica a garantire il corretto svolgimento delle elezioni generali del 31 agosto in Angola. Il team di osservatori è coordinato da P. Belmiro Tchissengueti, Segretario esecutivo della Commissione “Giustizia e Pace”. Le elezioni legislative sono indirettamente anche presidenziali, perché secondo la nuova Costituzione il capo del partito vincitore alle elezioni parlamentari diventa Presidente della Repubblica. In un messaggio, giunto all’Agenzia Fides, i Vescovi angolani invitano la popolazione a recarsi a votare. “L'elezione dei governanti effettuata liberamente dai cittadini è il vero pilastro della democrazia. Invece ogni governo che si insedia con la forza o per successione ereditaria solo con ironia potrebbe essere chiamato democratico” afferma il messaggio. “Pertanto, in una democrazia, il titolare reale del potere è il popolo che, attraverso le elezioni, delega il potere ai funzionari eletti. Ne consegue - proseguono i Vescovi - che le elezioni sono un diritto del popolo, un diritto che non può essere usurpato in nessun caso. Un diritto civico che è pure un dovere, se la mancanza del suo esercizio porta all’elezione di un candidato inetto. In questo caso, l'astensione è una vera e propria colpa non solo civile, ma anche anti-patriottica. Pertanto nessun cittadino può restare indifferente alle elezioni”. I Vescovi indicano alcuni criteri generali per orientare gli elettori nella scelta dei partiti e dei candidati da votare, in particolare considerando il loro programma. Tra i temi più importanti sono indicati: povertà, aumento del divario tra ricchi e poveri, disuguaglianza nelle opportunità, disparità regionali, difesa della vita fin dal concepimento, protezione della famiglia, recupero dei valori etici e spirituali. Da valutare inoltre la competenza dei candidati a metterlo in pratica.  - Ag. Fides

 
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30/08/2012 Angola: Pronta a voto ma l'opposizione chiede il rinvio

E' tutto pronto in Angola per le elezioni presidenziali che vedranno domani oltre 9 milioni di persone andare alle urne, nei 25.539 seggi aperti in tutto il paese per eleggere il parlamento e il presidente. I due maggiori candidati sono Jose' Eduardo Dos Santos, leader del Mpla e presidente in carica dal 1979 e Isaias Samakuva, leader dell'Unita, maggiore partito d'opposizione. Nonostante manchino meno di 24 ore all'apertura dei seggi Samakuva ha chiesto un incontro con Dos Santos per posticipare il voto. "Non ci sono le condizioni per andare al voto domani" ha detto Samakuva durante una conferenza stampa, definendo "vergognose" le condizioni in cui si e' tenuta la campagna elettorale, iniziata il 31 luglio scorso. . - Agi

 
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30/08/2012 Egitto: Morsi contro Assad: "Solidarietà al popolo"

E' un ''dovere morale'' sostenere la popolazione siriana contro il regime ''ingiusto'' di Bashar al-Assad, ''che ha perso legittimita'''. Le parole del presidente egiziano Mohamed Morsi hanno infiammato il vertice dei capi di Stato e di governo dei Paesi Non Allineati in corso a Teheran. Per Morsi, espressione dei Fratelli Musulmani, in Siria è in corso una ''rivoluzione contro un regime oppressivo'' e solo con un ''intervento attivo'' si puo' porre fine al ''bagno di sangue'' e alle violenze che si registrano da piu' di 17 mesi e che sono costate la vita a migliaia di persone.  ''Dobbiamo riconoscere che questo bagno di sangue non si puo' fermare senza un attivo intervento da parte di tutti noi - ha detto Mursi - Dobbiamo dichiarare il nostro pieno sostegno alla popolazione siriana e tradurre la nostra solidarieta' in realta' per salvare la Siria dalla spirale della guerra civile''. Il presidente egiziano, espressione dei Fratelli Musulmani, ha quindi affermato che e' importante unire le varie anime dell'opposizione siriana ''per arrivare al raggiungimento dei loro obiettivi senza la demolizione dello Stato''. Subito dopo le parole di Morsi, la delegazione siriana a Teheran per il vertice dei Non Allineati, guidata dal premier, Wael al-Halki, ha lasciato la sala. Per il ministro degli Esteri siriano, Walid al-Muallim, il discorso pronunciato dal presidente egiziano "contiene incitazioni a continuare lo spargimento di sangue in Siria". In dichiarazioni all'agenzia di stampa ufficiale siriana 'Sana', Muallim ha anche affermato che le parole di Morsi "sono da considerarsi una intromissione negli affari interni della Siria". - Adnkronos/Aki/Ign

 
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30/08/2012 Eritrea: RSF: morti in prigione tre giornalisti vittime della repressione

(Prima Pagina News) Tre giornalisti eritrei, incarcerati da più di dieci anni, sono morti in prigione nel loro paese. Lo ha riferito l'Ong Reporter senza frontiere. La notizia della morte di Dawit Habtemichael, Mattewos Habteab e Wedi Itay è stata comunicata da un agente carcerario, che poi è fuggito dal paese. In Eritrea, condiderata dall'associazione il paese"peggiore del mondo per la libertà di stampa, e la più grande prigione d'Africa per i professionisti dei media", "alcuni giornalisti sono stati rinchiusi in carcere, alcuni da più di dieci anni, semplicemente per aver osato esprimersi", ha denunciato l'Ong. Secondo Rsf, il carcere di Eiraeiro, dove sono morti i tre protagonisti della vicenda, "non era una prigione, ma un campo della morte". Il loro arresto era avvenuto nel 2001, durante un'ondata repressiva lanciata dal leader Issaias Afeworki, che aveva determinato la chiusura dei media indipendenti. - PPN

 
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