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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 20/12/2012 Mali: Consiglio sicurezza Onu approva intervento militare |
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ha approvato la risoluzione che prevede un intervento militare internazionale in Mali per aiutare le forze armate nazionali a riprendere il controllo del nord del Paese, ora in mano ai militanti islamici. La risoluzione autorizza l'impiego della missione internazionale nota come Afisma per un periodo iniziale di un anno, ma non fa riferimento a quanti soldati comprenderà. Il documento accoglie con favore il contributo di soldati promesso dall'Ecowas (Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale) e chiede agli Stati membri, tra cui quelli della regione del Sahel, di contribuire con propri soldati all'Afisma. Prima che venga lanciata l'operazione militare, il documento chiede però una riconciliazione politica, elezioni e l'addestramento per le forze di sicurezza del Paese. Sottolinea inoltre la necessità di una soluzione a doppio binario, politica e militare, per giungere a una riunificazione della nazione. Intanto, il capo delle forze di peacekeeping dell'Onu, Herve Ladsous, fa sapere che l'intervento militare difficilmente inizierà prima di settembre od ottobre del prossimo anno. La risoluzione condanna inoltre con forza i soldati del Mali per la loro continua interferenza nel lavoro del governo di transizione entrato in carica dopo il colpo di Stato di marzo. I soldati che hanno condotto il golpe hanno aggravato ulteriormente la situazione arrestando nei giorni scorsi il primo ministro Cheick Modibo Diarra. Il 13 novembre l'Unione africana aveva chiesto al Consiglio di sicurezza dell'Onu di sostenere l'intervento militare per liberare il nord del Mali. Il piano, concordato con i leader dell'Ecowas, chiedeva il dispiegamento per un anno di 3.300 soldati. La bozza finale votata è stata un compromesso tra Francia e Usa che vogliono che l'Afisma venga autorizzata ad addestrare l'esercito e la polizia nazionali e quindi aiuti nella battaglia per tentare di riprendere il controllo del nord. Secondo fonti diplomatiche del Consiglio, le truppe africane meglio addestrate per una guerra nel deserto sono quelle di Ciad, Mauritania e Niger. - LaPresse/AP |
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| 20/12/2012 Nigeria: Pirati tornano in azione nel Delta del Niger, attacchi e sequestri |
Sono tornati in azione in maniera intensa i pirati che agiscono a largo delle acque del Delta del Niger. Secondo fonti di Atlas contattate sul posto, e che lavorano nel settore dell’energia, a partire da lunedì almeno tre diversi attacchi sono avvenuti nel golfo di Guinea e tutti si sono conclusi col sequestro di personale internazionale. Il primo episodio segnalato ha interessato la MV Janice che opera nei campi di Funiwa per la Chevron e , secondo una fonte le cui informazioni sono ancora da confermare, l’abbordaggio da parte di alcuni uomini armati si sarebbe concluso col sequestro del Capitano, del capo ingegnere e di un altro membro dell’equipaggio. Il secondo episodio è avvenuto ai danni della SP Brussels attaccata lunedì pomeriggio 20 miglia a largo del Terminal di Pennington, cinque membri dell’equipaggio (3 indiani, 1 pachistano e 1 ghanese) sono stati rapiti. Forse lo stesso gruppo ha poi, sempre lunedì, preso di mira un’imbarcazione che trasportava dipendenti dell’aziendaHyundai nella foresta di mangrovie di Odioma. Secondo le informazioni raccolte finora i pirati sarebbero fuggiti portando con loro 4 stranieri (sudcoreani e cinesi) e 2 nigeriani. Al momento è stato confermato ufficialmente solo l’attacco alla Sp Brussels da parte della Medaillon Marine, la società che gestisce la nave, che ha confermato il rapimento di cinque membri dell’equipaggio di nazionalità indiana - Atlasweb |
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| 20/12/2012 Repubblica Centrafricana: Offensiva ribelle: arcivescovo Bangui, aprire al dialogo |
“Nella capitale crescono la preoccupazione e l’incertezza per la situazione al centro nord, dove purtroppo ancora una volta la storia si ripete. Le forze coinvolte devono abbandonare la strada delle armi per far valere le proprie rivendicazioni con mezzi legali. L’unica soluzione è da ricercare in un dialogo inclusivo e diretto per trovare insieme risposte in grado di assicurare la pace e lo sviluppo in Centrafrica”: è l’appello affidato alla MISNA dall’arcivescovo di Bangui, monsignor Dieudonné Nzapalainga, mentre i ribelli del Séléka (Alleanza) proseguono la loro avanzata dal nord-est verso il centro del paese. Dalla scorsa settimana la coalizione di miliziani è riuscita a prendere il controllo di Ndélé, Sam-Ouandja, Ouadda, Bamingui, Mbré, Bria e Kabo; quest’ultima città dista 350 chilometri a nord di Bangui. A questo punto, secondo alcune fonti locali, i miliziani starebbero marciando in direzione di Bambari, importante centro a 300 chilometri ad est della capitale. Dopo aver condannato gli attacchi degli ultimi giorni, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha chiesto ai ribelli di porre fine alle ostilità, ritirarsi dalle città occupate e di cessare la loro progressione verso Bangui. L’organismo ha suggerito un “rafforzamento del dialogo politico” e un impegno da parte dei gruppi armati e del governo centrafricano a “riconfermare il proprio attaccamento al processo di riconciliazione nazionale”. Dal canto suo il partito Kwa Na Kwa (il lavoro, solo il lavoro) del presidente François Bozizé, che finora non ha mai commentato gli attacchi al nord, ha lanciato un appello a favore della “riconciliazione tra tutti i centrafricani” ma ha avvertito che “verrà attuata una risposta decisa contro avventurieri e mercenari”, in riferimento alla ribellione armata del Séléka. Nella coalizione – creata lo scorso agosto da elementi dissidenti della Convenzione dei patrioti per la giustizia e la pace (Cpjp) e della Convenzione dei patrioti della salvezza e del Kodro (Cpsk) - è entrata a far parte anche l’Unione delle forze democratiche per il raggruppamento (Ufdr). L’obiettivo dichiarato del Séléka è quello di arrivare fino a Bangui per destituire il potere di Bozizé, accusato di non aver attuato gli accordi di pace firmati a partire dal 2007 nè le conclusione del processo di dialogo del 2008. Una dichiarazione rilasciata dalla direzione delle Forze armate centrafricane (Faca) ha cercato di rassicurare la popolazione, chiedendogli di “non cedere al panico”. Nonostante i rinforzi inviati dal Ciad su richiesta di Bangui – arrivati ieri pomeriggio a Kaga Bandoro (centro), ma presenti anche a Sibut, 100 chilometri da Bangui – i ribelli del Séléka hanno dichiarato che “i ciadiani non ci fanno paura, siamo determinati a lottare fino in fondo”. A Bria hanno anche preso una base della Missione per il consolidamento della pace in Centrafrica (Micopax), dove sono di stanza soldati di diversi paesi dell’Africa centrale. In risposta alla risoluzione del Consiglio di sicurezza i gruppi armati del Séléka hanno annunciato che “non ci ritireremo dalle nostre attuali posizioni fin quando non ci sarà un dialogo sincero col potere” ha detto Michel Djotodia, capo dell’ala dissidente dell’Ufdr. “Non vogliamo il potere, non marceremo su Bangui ma continueremo a mantenere il pressione sul regime per vedere riconosciuti i nostri diritti, per avere risposte alle nostre richieste”. La coalizione preme soprattutto per ottenere i soldi promessi agli ex combattenti che hanno già deposto le armi, la liberazione di quelli ancora detenuti e per chiarire la sorte di Charles Massi, ex capo milizia scomparso nel 2010. - Misna |
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| 20/12/2012 Repubblica Centrafricana: Avanzano i ribelli nel nord, Ciad invia rinforzi |
L’esercito ciadiano è entrato in Repubblica Centrafricana, su richiesta del presidente François Bozizé, in sostegno alle forze di Bangui messe in difficoltà da una serie di offensive ribelli nel nord. Dopo gli attacchi contro le cittadine di Ndélé, Ouadda e Sam Ouandja, ieri i miliziani hanno attaccato Bria, importante centro per lo smistamento e la vendita dei diamanti prodotti nella zona circostante. Una ventina di veicoli militari ciadiani sono stati visti dagli abitanti di Kaga Bandoro, nel nord, mentre si dirigevano verso le località prese dagli assalitori. La nuova ribellione comprende varie fazioni dissidenti di gruppi armati firmatari di accordi di pace e si è data il nome di “Séléka”. Bozizé prese il potere con le armi nel 2003 con il sostegno di N’Djamena. Il presidente centrafricano possiede una guardia del corpo composta da ciadiani. - Atlasweb |
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| 20/12/2012 R. D. Congo: Nuovi segnali di tensione in Nord Kivu, movimenti alla frontiera ruandese |
Due battaglioni di soldati ruandesi sarebbero entrati la notte scorsa nel territorio di Rutshuru, nella provincia orientale del Nord-Kivu, in parte controllato dalla ribellione. Lo riferiscono fonti della società civile locale, preoccupata da alcuni giorni dalla nuova presenza di militari di Kigali a fianco dei ribelli del Movimento 23 marzo (M23), ufficialmente impegnato in negoziati con il governo congolese a Kampala, capitale dell’Uganda. Dal Rwanda, altre fonti segnalano reclutamenti ‘nascosti’ di uomini per integrare le Forze armate, in particolare nel nord e nell’est del paese. Questi nuovi elementi confermano un rinnovato clima di tensione nella regione e nei dintorni della capitale provinciale, Goma, dalla quale anche la Missione dell’Onu in Congo, la Monusco, ha avviato pattugliamenti che hanno attestato la presenza dei miliziani antigovernativi a pochi chilometri dalla città, in violazione degli accordi presi prima di avviare i negoziati. Negoziati che, dopo un avvio burrascoso, stanno andando avanti con difficoltà. Ad alzare i toni contro la ribellione e contro il governo ruandese, accusato di esserne il principale sponsor, è stato ieri il presidente statunitense Barack Obama. In una conversazione telefonica con il suo omologo ruandese Paul Kagame, Obama ha sottolineato che il sostegno delle forze ruandesi ai ribelli contraddice il desiderio di stabilità e di pace nella regione e gli ha chiesto di cessare ogni sostegno ai ribelli, responsabili di violazioni dei diritti umani. Ieri Washington ha aggiunto i nomi di due esponenti dell’M23, Baudoin Ngaruye e Innocent Kaina, nella lista degli individui contro i quali applicare sanzioni internazionali. I due sono accusati di reclutamento di bambini soldato nel conflitto congolese. A preoccupare la società civile del Nord-Kivu è anche un altro scenario che potrebbe diventare incandescente: nella città di Beni, nel nord del Nord-Kivu, 400 poliziotti non hanno ricevuto lo stipendio dal mese di ottobre e stanno cominciando a manifestare il loro malcontento, che potrebbe ripercuotersi sulla popolazione. * Celine Camoin - Atlasweb |
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| 20/12/2012 Sudafrica: Presidente: Salute Mandela stabile, ma sue condizioni serie |
Le condizioni di salute di Nelson Mandela "sono serie, ma lui sta rispondendo bene alle cure e negli ultimi giorni è migliorato costantemente". Lo ha detto il presidente del Sudafrica, Jacob Zuma, alla chiusura della conferenza del partito African National Congress, ammettendo pubblicamente per la prima volta che le condizioni del 94enne leader anti-apartheid sono serie. Mandela è stato ricoverato in un ospedale di Pretoria l'8 dicembre scorso per un'infezione polmonare e sottoposto a un intervento per calcoli biliari. "Sono stato informato - ha aggiunto Zuma - che alla sua età, i medici devono intervenire in maniera molto graduale e sensibile, per massimalizzare le possibilità di una piena ripresa". Il team medico, ha proseguito il presidente, "ha la nostra totale fiducia" e Mandela "sta ricevendo le migliori cure possibili". Madiba, ha quindi concluso Zuma riferendosi a Mandela con il suo nomignolo, "è un combattente senza pari ed è sempre stato così. Ha affrontato tutte le sfide della salute con grazia e con la sua incredibile forza d'animo. Lui apprezza il sostegno dell'intera nazione durante questo difficile periodo". - LaPresse/AP |
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| 20/12/2012 Sudan: Monti Nuba: nuovi confini e un villaggio raso al suolo |
Un intero villaggio è stato dato alle fiamme sui Monti Nuba durante un’offensiva delle Forze armate del Sudan contro un gruppo ribelle: lo riferiscono fonti della MISNA dopo l’annuncio di una ridefinizione dei confini amministrativi di questa regione di frontiera, importante anche su un piano economico. Secondo le fonti, il villaggio raso al suolo si chiama Almanzala e da un punto di vista politico è situato nello Stato sudanese del Sud Kordofan. Sulla base della ricostruzione raccolta dalla MISNA, durante l’offensiva sono state date alle fiamme circa 300 case. Le persone costrette a fuggire sarebbero alcune migliaia. I fatti di Almanzala sono l’ennesimo episodio di violenza del conflitto che dal giugno 2011 contrappone le Forze armate di Khartoum ai ribelli dell’Esercito di liberazione popolare del Sudan (Splm-N), ritenuti vicini al governo del nuovo Stato del Sud divenuto indipendente lo scorso anno. Oggi il vice-presidente del Sudan, Ali Osman Taha, ha annunciato la divisione del Sud Kordofan in due Stati a partire dal 1° gennaio prossimo. La parte orientale, che comprende i Monti Nuba e le zone controllate dai ribelli, sarà separata da quella occidentale dove si concentrano i pozzi di petrolio. È difficile capire come e se questa decisione condizionerà l’evolversi del conflitto. La creazione di uno Stato unitario del Sud Kordofan era stata posta dall’Splm-N e dagli ex ribelli ora al governo a Juba come condizione per la firma degli accordi di pace che sette anni fa misero fine alla seconda guerra civile sudanese. - Misna |
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| 20/12/2012 Sudan: In Darfur è allarme per epidemia di febbre gialla |
La peggiore epidemia di febbre gialla degli ultimi 20 anni è attualmente in corso in Sudan, e più precisamente nella regione occidentale del Darfur, a ridosso del confine con il Ciad. L’epidemia, cominciata a ottobre seguendo i flussi migratori attraverso la regione, ha causato 168 decessi e al momento sono 800 i casi sospetti di infezioni. Pochissime persone nella regione sono immuni e la vasta campagna di vaccinazione d’urgenza lanciata dal governo, iniziata con una prima fase il 21 novembre per immunizzare più di due milioni di persone a rischio di contagio, sta per avviare la sua seconda fase che riuscirà a vaccinare più di un milione di persone ancora a rischio. Sono attesi 2,2 milioni di dosi di vaccino. I timori dell’Organizzazione mondiale della Sanità delle Nazioni Unite riguardano la diffusione dell’epidemia nei paesi frontalieri. Altra fonte d’allarme il fatto che seppur al momento la febbre gialla è limitata alle zone rurali della regione sembra molto alto il rischio che possa allargarsi verso le città più popolose e i campi dei rifugiati che ospitano più di due milioni di persone fuggite dalle aree di conflitto. - Atlasweb |
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| 20/12/2012 Togo: A Lomé marcia delle donne in rosso |
Scendono nuovamente in strada vestite di rosso le donne del Collettivo di opposizione Salviamo il Togo (Cst) per denunciare “le derive permanenti del regime del presidente Faure Gnassingbé che pregiudicano agli interessi della popolazione togolese in generale”. Lo riferiscono fonti di stampa locale ed africana aggiungendo che si tratta della seconda iniziativa del genere dopo quella tenuta pacificamente lo scorso 20 settembre. Il ministro dell’Amministrazione territoriale, Gilbert Bawara, ha dato il suo consenso al transito del corteo per la centrale piazza Déckon. Gli organizzatori hanno scelto un percorso dai nomi simbolici: la marcia partirà dalla colomba della pace di Lomé per raggiungere la spiaggia dell’albergo della pace. In questa occasione, si legge nel comunicato a loro firma, le togolesi intendono protestare per “il cattivo governo, il carovita e la disoccupazione che aggravano la precarietà della condizione femminile” ma anche denunciare “la mancata assistenza a donne e bambini rimasti vittime di torture, i cui diritti sono stati violati” e “la strumentalizzazione delle associazioni femminili”. Inoltre chiedono alle autorità “misure tese a riappacificare le tensioni socio-politiche in Togo” e “distendere il clima politico per l’approvazione di riforme consensuali necessarie all’organizzazione di elezioni trasparenti e democratiche”. A sostenere l’iniziativa delle donne è anche il Collettivo Arcobaleno, coalizione costituita dai principali di opposizione, tra cui l’Alleanza per il cambiamento (Anc) dell’ex candidato presidenziale Jean Pierre Fabre. ‘Salviamo il Togo’, nato sette mesi fa, riunisce sette organizzazioni della società civile e due partiti di opposizione, l’Anc e ‘il Togo Solidale’ dell’ex primo ministro Agbeyome Kodjo, che hanno unito le proprie forze contro il presidente Gnassingbé, succeduto al padre nel 2005 con un voto segnato da brogli e gravi violenze. Il collettivo è impegnato a denunciare la riforma unilaterale del codice elettorale a vantaggio del partito al potere, ma anche le mancate condizioni per un voto trasparente e il perdurare delle violazioni dei diritti umani. Emblematiche del deteriorarsi del clima politico-istituzionale sono state lo scorso luglio le dimissioni presentate dello storico primo ministro Gilbert Fossoun Houngbo e dal suo governo al completo. Proprio ieri, in un discorso al corpo diplomatico, il presidente Gnassingbé si è impegnato a fare delle elezioni legislative e locale in agenda per il 2013 “un vero appuntamento democratico che dia la possibilità ad ogni cittadino togolese di esprimersi liberamente e pienamente”. Inoltre ha annunciato la creazione di un Alto commissariato per la riconciliazione e la riabilitazione delle vittime che dovrà risarcire le centinaia di vittime delle gravi violenze e contestazioni che hanno contrassegnato le presidenziali del 2005. Tre anni fa il capo dello Stato ha istituito una Commissione verità, giustizia e riconciliazione (Cvjr) che ha reso le sue conclusioni lo scorso aprile sulle violenze politiche che hanno segnato il paese dall’indipendenza, nel 1958, fino al 2005. - Misna |
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