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14/12/2012 Sud Sudan: Emergenza scuole per i rifugiati dei monti Nuba

 

È emergenza scuole a Yida, il campo profughi del Sud Sudan dove continuano ad arrivare ogni giorno bambini, donne, anziani e famiglie intere in fuga dalla guerra sui Monti Nuba, dall’altro lato del confine con il Sudan: lo racconta alla MISNA Teresa Ongaro, portavoce dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Acnur/Unhcr). “Nonostante nel campo vivano ormai 70.000 persone – dice la Ongarofinora per motivi di sicurezza è stato impossibile garantire il diritto allo studio”. Yida è venuto su dal nulla l’anno scorso, dopo la ripresa del conflitto sui Monti Nuba, una regione sotto sovranità di Khartoum ma in buona parte controllata dai ribelli dell’Esercito di liberazione popolare del Sudan-Nord (Splm-N). La Ongaro sottolinea che l’Unhcr vorrebbe trasferire i rifugiati in due campi lontani dal confine, situati sempre nella regione sud-sudanese di Unity. Un anno fa una bomba sganciata da un Antonov dell’aviazione sudanese centro’ un edificio all’interno del campo e solo per un caso non ci furono vittime. A riferire di una situazione drammatica non è solo l’Unhcr. Hamad Mamur Albash, coordinatore di alcuni progetti educativi del campo, ha detto alle radio cattoliche del Sud Sudan che servono libri e insegnanti per almeno 7000 bambini. La Ongaro ripete che di aprire scuole a Yida l’Onu non ha nessuna intenzione. “La sfidasottolineaè trasferire i rifugiati; ma finora convincerli a partire ancora è stato molto difficile”. - Misna

 
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14/12/2012 Tunisia: Arrestato alle Seychelles genero Ben Ali

 

Sakhr El Matri, uno dei generi di Zine El Abidine Ben Ali, il presidente tunisino deposto, è stato arrestato alle Seychelles. Lo annunciano le autorità tunisine che chiederanno l'estradizione dell'uomo d'affari, fuggito dalla Tunisia nel gennaio del 2011, poco prima della caduta del regime, e rifugiatosi in Qatar da dove è stato espulso lo scorso settembre. Sakhr El Matri, 31 anni, era considerato il delfino di Ben Ali. È ricercato in connessione a una inchiesta sul recupero dei beni della famiglia. - Swissinfo

 
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14/12/2012 Uganda: Contro la prostituzione, Cina blocca ingresso alle giovani donne

 

Per porre rimedio al traffico di esseri umani per la prostituzione, la Cina ha vietato l’ingresso sul proprio territorio nazionale alle donne ugandesi con meno di 35 anni. A dare notizia della controversa misura è il quotidiano di Kampala ‘Daily Monitor’, che ha ricevuto conferma del divieto d’ingresso sia da funzionari dell’ambasciata della Cina in Uganda sia dal segretario permanente del ministero ugandese per gli Affari esteri, James Mugune. Secondo Mugune, il divieto d’ingresso è già in atto da circa sei mesi ed era stato stabilito dopo una serie di segnalazioni in base alle quali giovani donne provenienti dall’Uganda sono le principali vittime del traffico di esseri umani per diventare schiave sessuali in Asia. La Cina era stata segnalata durante un dibattito parlamentare a Kampala come una delle principali destinazioni di questo traffico e, in risposta alle accuse, il governo di Pechino ha vietato l’ingresso alle donne con un’età inferiore a 35 anni. Passata finora sotto silenzio, la controversa misura avrebbe avuto pesanti conseguenze soprattutto per le imprenditrici ugandesi che si occupano di import-export tra i due paesi. Il ministro ugandese per il Monitoraggio economico, Henry Banyenzaki, ha definito il provvedimento stabilito dalle autorità cinesi come profondamente discriminatorio, aggiungendo di aver ricevuto numerose segnalazioni da parte di cittadine ugandesi che sono state costrette a dover tornare in patria dopo essere atterrate in Cina. “Da tempo – ha concluso Banyenzakisono in corso degli incontri a Kampala tra il ministero degli Affari esteri, l’ambasciata cinese e l’associazione degli imprenditori ugandesi Kacita per trovare una soluzione a questo problema”. * Michele Vollaro - Atlasweb

 
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13/12/2012 Africa: Scienziati e ricercatori denunciano disinteresse per le “le malattie dei poveri”

 

Un appello ai governi africani affinché prendano sul serio la questione delle Neglected tropical disease (Ntd dall’acronimo inglese di Malattie tropicali trascurate), prevenendo la morte di milioni di persone tra le classi più povere, è stato lanciato dai scienziati e ricercatori provenienti da importanti centri di ricerca e università dell’Africa. Riuniti a Kisumu, in Kenya, per il sesto simposio annuale sulle Malattie tropicali (Ntd, dall’acronimo inglese), oltre 50 ricercatori hanno ribadito a più riprese come  per ridurre le morti associate con queste malattie sia necessaria un’azione coordinata tra governi, donors internazionali e case farmaceutiche. Le Ntd sono un gruppo di condizioni croniche e disabilitantisi va dalle infezioni batteriche o provocate da parassiti fino ai morsi di serpenteche colpiscono oltre un miliardo di persone nel mondo. Queste malattie, hanno sottolineato i ricercatori, contribuiscono ad alimentare un circolo vizioso di povertà e stigma, costringendo molte delle persone affette a non poter andare a lavorare o a scuola.
I ricercatori molti di loro provenivano dall’Istituto di ricerca medico del Kenya e dallo statunitense American Center for Disease Control (CDC) di Atlanta oltre che dalle principali università africanehanno anche ricordato come i bassi guadagni derivanti da questo tipo di malattie (vista la loro diffusione tra classi povere) influiscano sullo scarso interesse dell’industria farmaceutica a sviluppare medicine in grado di curarle. “Possiamo dire con chiarezza che c’è un forte disinteresse da parte dei governi, delle aziende farmaceutiche e dei donatorI internazionali su questo tipo di malattie perchè colpiscono persone povere, considerate meno importanti per la società, e che non hanno alcun tipo di potere d’acquisto” ha detto, aprendo il simposio, John Vulule direttore del centro di ricerca medica del Kenya. Secondo le ultime stime, le Ntd interessano oltre 1 miliardo di persone nel mondo, provocando ogni anno 534.000 vittime. Le Malattie tropicali dimenticate sono un gruppo di infezioni tropicali particolarmente diffuse tra le popolazioni a basso reddito delle popolazioni delle regioni più povere di Africa, Asia e America. Secondo varie organizzazioni, l’impatto di queste malattie sull’Africa sub-sahariana è paragonabile a quello della malaria o della tubercolosi. Per alcune di queste malattie sono disponibili cure preventive facilmente reperibili nei paesi sviluppati, ma non sempre facili da trovare in aree povere. Ad esempio, il trattamento per la schistosomiasi (detta anche bilharziosi o distomatosi sanguigna) costa 20 centesimi di dollarO l’anno per bambino; tuttavia, secondo le stime internazionali, il controllo combinato di questo tipo di malattie necessiterebbe di uno stanziamento di 2-3 miliardi di dollari l’anno per i prossimi 5-7 anni. Tra le più note Ntd figurano la febbre di Kala-Azar, la lebbra, il verme di Guinea, l’ulcera di Buruli, la malattia del sonno africana, ma anche, secondo la classificazione dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms/Who), la febbre emorragica Dengue, l’elefantiasi (filariasi linfatica) o la rabbia. - Atlasweb

 
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13/12/2012 Egitto: Sequestrati in Spagna beni di Mubarak per 28 mln euro

 

Sono stati sequestrati in Spagna beni collegati all'ex presidente egiziano Honsi Mubarak per un valore di 28 milioni di euro, oltre 18 milioni dei quali rappresentati da titoli congelati nelle banche spagnole. L'operazione della polizia spagnola e' scattata dopo che le nuove autorita' egiziani hanno richiesto il blocco dei beni intestati a 130 persone collegate all'ex rais egiziano. Tra i beni sequestati due palazzi in un quartiere elegante di Madrid, per un valore di 7 milioni di euro, e sette diverse proprieta' nella localita' turistica di Marbella e sette auto di lusso. - Adnkronos

 
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13/12/2012 Egitto: Carter center non invierà osservatori per referendum

 

Il Carter center, organizzazione non governativa fondata dall'ex presidente Usa Jimmy Carter, ha fatto sapere che non invierà i suoi osservatori a seguire il referendum sulla Costituzione egiziana. Spiega infatti, nel comunicato emesso oggi, che Il Cairo ha pubblicato troppo tardi le norme di comportamento per i delegati, impedendo di condurre "una valutazione esauriente di tutti gli aspetti del processo referendario". Intanto, venti gruppi egiziani per i diritti umani hanno emesso una dichiarazione congiunta lanciando l'allarme per il rischio di frodi nel referendum. Nel testo esprimono in particolare preoccupazione per il fatto che sia un consiglio a controllo statale a rilasciare i permessi per il monitoraggio del processo di voto, che in passato erano emessi direttamente dalla commissione elettorale. Le organizzazioni egiziane nella dichiarazione si dicono "profondamente preoccupate per i potenziali brogli durante o dopo il referendum" e "mettono in guardia sul fatto che il clima in cui la consultazione sarà condotta non preannucia un processo elettorale giusto". - LaPresse/AP

 
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13/12/2012 Egitto: L'opposizione: no al referendum. Rinviata la riunione per il dialogo nazionale

 

Le forze di opposizione egiziane si sono schierate contro il referendum sulla costituzione dei prossimi 15 e 22 dicembre perchè mancano i giudici per monitorare gli oltre 13.000 seggi. E’ slittata intanto la riunione per il dialogo nazionale, convocata per ieri dal ministro della Difesa e capo dello Stato maggiore. Erano stati invitati i partiti, le autorità religiose, la magistratura e gli esponenti della società civile; tutti uniti, insomma, per avviare il dialogo nazionale, fortemente voluto dal ministro della Difesa e capo dello Stato maggiore interforze. Alla fine, però, le adesioni sono state ridottissime ed il rinvio, a data da destinarsi, è stata la scelta obbligata. Un diniego radicato nella contestazioni contro il presidente Morsi e contro quel referendum che dovrebbe confermare la nuova costituzione scritta e approvata dai Fratelli Musulmani. Testo che mette alla base la Sharia e che persino da una grande parte dei musulmani è ritenuta troppo restrittiva. Proprio il referendum doveva svolgersi il 15 dicembre; poi, ieri un altro decreto e lo sdoppiamento della data: 15 e 22 dicembre. Paolo Branca, docente di Lungua e Letteratura araba e Islamistica presso l'Università Cattolica di Milano:
Poiché il 90% dei giudici - che secondo la Costituzione egiziana devono monitorare la regolarità delle elezioni - aveva rifiutato di farlo per il 15 di dicembre, e avendo ovviamente poche possibilità a disposizione, hanno preferito sdoppiare la data per poter, con meno giudici, coprire tutti i seggi. Questo è sicuramente un segnale nell’altro senso, meno dialogico, come dire: "Io vado avanti per la mia strada e, se anche la maggioranza di giudici non ci sta, me la cavo con quelli che mi obbediscono".
Intanto il grande Imam e presidente dell'Università di al-Azhar, Ahmed Muhammad Ahmed el-Tayeb, massima autorità sunnita del mondo islamico, ha invitato gli egiziani a non boicottare il voto: “è un dovere religioso” ha detto. Poco prima il Fronte delle opposizioni aveva deciso di puntare al no. Una situazione estremamente fluida, insomma, mentre la base continua a protestare. Anche oggi previste altre manifestazioni. - Salvatore Sabatino - Radio Vaticana

 
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13/12/2012 Egitto: Migliaia ai funerali del giornalista ucciso al Cairo

 

Migliaia di persone, moltissimi giornalisti, hanno partecipato ai funerali del cameraman egiziano El Hussein Abou Deif, del quotidiano indipendente al Fagr, ucciso durante i violenti scontri esplosi lo scorso 6 dicembre davanti al palazzo presidenziale fra oppositori del presidente e sostenitori dei Fratelli musulmani e dei salafiti. La folla - come mostra il filmato dei funerali di cui l'ANSA è in possesso e che ha trasmesso in rete - ha scandito slogan contro i Fratelli Musulmani e la loro guida spirituale Mohamed Badie. "Ci dovete uccidere per farci tacere", "Siamo tutti Hussein", "Giudicare gli assassini di Hussein", si leggeva su molti cartelli mentre sfilava il feretro del giornalista, il cui corpo era avvolto nella bandiera egiziana. Le esequie che si sono svolte in una moschea su piazza Tahrir e che è ormai diventata un simbolo di quelli che sono chiamati in Egitto "i martiri della rivoluzione". Frattanto si è venuto a sapere che il giornalista egiziano è stato ucciso con un proiettile che lo ha raggiunto alla testa: lo ha detto il medico legale Mohamed Nabil precisando che il proiettile era a frammentazione. - Swissinfo

 
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13/12/2012 Egitto: Opposizione esorta a votare no al referendum

 

Il dialogo bloccato sul nascere in Egitto: rinviata sine die dall’esercito la riunione tra governo e opposizione per calmare le tensioni nel Paese. Il referendum sulla costituzione previsto per sabato continua a dividere: il Fronte di Salvezza Nazionale, che riunisce le principali forze d’opposizione, ha chiesto di votare no, esigendo dal governo delle garanzie sullo svolgimento della consultazione. In mancanza delle quali boicotterà il voto. “La decisione è andare a votare e dire no nelle urne”, dice un oppositore. “E’ la reazione adeguata all’insistenza del presidente Mohammed Morsi sul referendum sulla costituzione, perché attraverso il boicottaggio lasceremmo vincere i Fratelli Musulmani”. Hanno già cominciato a votare i cittadini egiziani all’estero, mentre nel Paese il referendum si svolgerà il 15 e 22 dicembre, decisione dovuta secondo il governo al limitato numero di giudici disposti a supervisionare il voto. - Euronews

 
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13/12/2012 Etiopia : Condannati per “terrorismo” due politici oromo

 

L’Alta corte di giustizia ha condannato a otto e 13 anni di carcere due esponenti dell’opposizione accusati di legami con il Fronte di liberazione Oromo (Olf) classificato dalle autorità di Addis Abeba come gruppo terroristico. Olbana Lelis, esponente di spicco del partito del popolo Oromo rappresentato in parlamento e Bekele Gerba, segretario di un altro movimento, legalmente riconosciuto sono stati condannati assieme ad altre sette persone, con pene che vanno dai tre ai 12 anni di carcere, per aver “ricevuto addestramento militare in Kenya” e aver ingaggiato “scontri a fuoco” con l’esercito etiopico. I due leader di opposizione erano stati arrestati nell’agosto 2011, pochi giorni dopo aver incontrato alcuni esponenti dell’organizzazione non governativa Amnesty International a cui avevano denunciato il dirottamento da parte del governo di miliardi di dollari di aiuti internazionali utilizzati invece per reprimere il dissenso interno. Lo stesso giorno in cui sono avvenuti gli arresti, il governo di Addis Abeba ha espulso Amnesty dal paese. Secondo i giudici che li hanno condannati, i due imputati utilizzavano la loro appartenenza ai partiti di opposizione riconosciuti dalle autorità come “copertura” per le loro attività terroristiche. Le organizzazioni per i diritti umani accusano il governo di Addis Abeba di utilizzare una controversa legge antiterrorismo, approvata nel 2009, per reprimere l’informazione critica e il dissenso nei confronti del potere. - Misna

 
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