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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 18/12/2012 Kenya: Governo ordina ai rifugiati di recarsi nei campi profughi |
Le autorità keniane hanno approvato una direttiva che ordina alle decine di migliaia di rifugiati presenti nelle città di ritornare nei campi profughi. Lo rende noto un annuncio pubblicato oggi su gran parte della stampa keniana, redatto dal commissario incaricato delle questioni per i rifugiati al ministero dell’Immigrazione, Badu S. Katelo, che mette in relazione la presenza di rifugiati nei centri urbani con “l’aumento dell’insicurezza” nel paese. Secondo la nota, tutti i richiedenti asilo e i rifugiati somali devono presentarsi ai campi di Dadaab, (Nord-est, alla frontiera con la Somalia), mentre i richiedenti asilo di altri paesi devono riferirsi al campo di Katuma (Nord-ovest, alla frontiera con il sud Sudan) poiché “non saranno più distribuiti aiuti e assistenza nei centri per rifugiati dislocati nei centri urbani”. La direttiva coinvolgerà in vario modo circa 100.000 rifugiati presenti nel paese. La decisione, riconducibile al governo di Nairobi, giunge dopo una serie di esplosioni verificatesi nelle ultime settimane nel quartiere di Eastleigh a Nairobi, a maggioranza somala, e di attacchi ai danni delle forze dell’ordine in varie zone nel nord del paese dove sono presenti varie comunità originarie della vicina Somalia. L’esercito di Nairobi è presente nel sud della Somalia dall’ottobre 2011. Il suo intervento nel vicino paese ha contribuito, al fianco dei soldati africani di Amisom, alla disfatta dell’insurrezione al Shabaab a Kismayo e nel resto del paese. Gli insorti hanno più volte minacciato di vendicarsi sul suolo keniano per l’offesa subita, ma finora non hanno rivendicato nessuno degli attacchi messi a segno nel paese. - Misna |
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| 18/12/2012 Mali: Cissoko vara il nuovo governo |
Bamako ha un nuovo governo: la lista dei ministri dell’esecutivo di Diango Cissoko è stata resa nota sabato in serata alla televisione nazionale. Rimangono invariati i ministri dei principali dicasteri, la Difesa, la Giustizia, gli Esteri, la Sicurezza, mentre la maggior parte dei fedeli dell’ex primo ministro Cheick Modibo Diarra sono stati allontanati. Il neo premier, nominato dal presidente di transizione Dioncounda Traoré con l’avallo dell’ex giunta militare del capitano Sanogo, ha integrato ulteriori rappresentanti delle comunità del nord del Mali, attualmente sotto controllo di gruppi armati. Sono rappresentate la maggior parte delle alleanze politiche, ma è diminuito il numero di donne, passato d quattro a tre. La nomina di un nuovo esecutivo è stata resa necessaria dopo le dimissioni forzate, sotto la pressione del capitano Amadou Haya Sanogo, artefice del golpe del 22 marzo, dell’astrofisico Diarra, designato dopo il golpe per dirigere il governo di transizione. Sanogo ha criticato l’opera di Diarra, accusandolo di aver agito per i suoi interessi personali e non per il bene del paese. La mossa di Sanogo è stata criticata dalla comunità internazionale, che non ha apprezzato questa nuova ingerenza dei militari nella vita politica del paese. Le priorità del nuovo governo sono l’elaborazione di una strategia per ripristinare l’integrità territoriale nel nord e l’organizzazione di elezioni. - Atlasweb |
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| 18/12/2012 Repubblica Centrafricana: I ribelli della coalizione Seleka conquistano Bria, importante centro diamantifero |
Il centro diamantifero di Bria, al centro della Repubblica Centrafricana, è stato conquistato oggi dagli uomini della Seleka, una coalizione di tre formazioni ribelli, che la stanno saccheggiando. È quanto afferma una fonte dell’esercito locale ripresa dall’Agence France Press. Bria si trova a 300 km da Ndélé, altro centro conquistato dai ribelli nei giorni scorsi, e a più di 400 km dalla capitale Bangui, dove, secondo fonti locali contattate dall’Agenzia Fides, la situazione è calma. I membri di Seleka minacciano di rovesciare il Presidente François Bozizé perché, a loro dire, non ha rispettato gli accordi del 2007 e del 2011, firmati dal suo governo con i gruppi che hanno aderito alla coalizione. La stampa locale riferisce che il governo si trova di fronte a scelte difficili. Negoziare partendo da una posizione di debolezza, vista la rapida avanzata dei ribelli? Oppure scegliere la soluzione militare? Quest’ultima è resa difficile dalla partenza degli elementi ciadiani della Guardia Presidenziale, dal ritiro programmato della Micopax (la forza di pace dell’Africa centrale dispiegata in Centrafrica) e dal mutato atteggiamento del governo di Parigi, che non sembra disposto a intervenire in aiuto delle autorità di Bangui. La Francia ha una lunga tradizione di spedizioni militari in Centrafrica. L’ultima risale al 2006, quando le truppe di Parigi stanziate in Ciad intervennero per respingere un’offensiva ribelle simile a quella di questi giorni. Il giornale “L’Hirondelle” si chiede se “i nuovi alleati del potere”, Cina e Sudafrica, saranno disponibili ad agire al posto della Francia. - Ag. Fides |
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| 18/12/2012 Repubblica Centrafricana: Nord-est: ribelli puntano su Bria, cresce l’insicurezza |
“Abbiamo preso la località di Bamingui e ora avanziamo verso Bria che rappresenta il nostro prossimo obiettivo”: è l’avvertimento lanciato dal colonnello Djouma Narkoyo, portavoce dell’Unione delle forze democratiche per il raggruppamento (Ufdr). Nei giorni scorsi la fazione dell’Ufdr, guidata da Michel Ndjotodia, è già entrata nella città settentrionale di Ndélé e ha formalizzato la sua adesione ad una nuova alleanza politico-militare. La ‘Séléka’, questo è il suo nome, è stata costituita qualche mese fa elementi dissidenti della Convenzione dei patrioti per la giustizia e la pace (Cpjp) e della Convenzione dei patrioti della salvezza e del Kodro (Cpsk) del generale Dhaffane Mohamed Moussa. L’obiettivo dichiarato della coalizione è quello di “far cadere il regime del presidente François Bozizé se il governo di Bangui non dovesse rispettare gli accordi di pace firmati cinque anni fa”. Nel comunicato pubblicato ieri la formazione ribelle ha stilato un elenco di dieci proposte che vanno dal rispetto dell’accordo di Birao – siglato nel 2007 tra l’esecutivo e l’Ufdr – all’attuazione delle raccomandazioni del Dialogo politico inclusivo del 2008. Inoltre chiede all’esecutivo l’apertura di inchieste indipendenti per fare luce sulla scomparsa del colonnello Charles Massi della Cpjp, di Hassan Ousman del Movimento nazionale di salvezza della patria (Mnsp) e sull’incidente nel quale è morto l’attivista Goungaye Wanfiyo Nganatoua. Stamani fonti anonime delle Forze armate centrafricane (Faca) hanno annunciato che la città di Bria (centro-nord), importante centro minerario già teatro di pensanti scontri nel settembre 2011, sarebbe caduta in mano ai ribelli, ma per ora non ci sono conferme ufficiali su quanto accaduto. Fonti di stampa centrafricana hanno riferito di ingenti spostamenti di popolazione in partenza da Bria, che teme possibili attacchi ribelli, in direzione della città di Bambari (centro). Anche a Ndélé la situazione umanitaria sarebbe precipitata dopo l’assalto della scorsa settimana. E’ stato invece confermato da più fonti che lo scorso fine settimana i miliziani hanno preso il controllo di Bamingui, località a 15 chilometri da Ndélé, al termine di pesanti combattimenti nei quali avrebbero ucciso 14 militari di Bangui e fatto prigionieri altri sette. Da canto loro le forze centrafricane hanno dichiarato di essere senza notizia di 40 soldati scomparsi dopo un’imboscata tesa dai ribelli dell’Ufdr nei presso di Bamingui. Ieri la ‘Séléka’, nata sulla scia di tre ali dissidenti di ribellioni centrafricane attive da anni nelle regioni nord-orientali del paese, ha formalmente rivendicato gli attacchi che nelle ultime settimane hanno portato alla caduta di almeno tre località settentrionali: Sam-Ouandja, Ouadda e Ndélé. Il riaccendersi delle violenze si sta verificando a pochi mesi dalla firma di una serie di nuovi accordi tra Bangui e diversi gruppi armati che lasciava sperare in un ritorno della pace nelle instabili regioni nord-orientali del Centrafrica. Ad agosto Abdoulaye Hissène, storico leader della ribellione centrafricana della Cpjp, ha abbandonato la strada delle armi; la stessa direzione ha preso anche la ribellione ciadiana delle Forze popolari per la ripresa guidata da Abdel Kader Baba Laddé. Al potere dal 2003 con un colpo di stato militare, il presidente Bozizé deve nuovamente fare i conti con l’instabilità alimentata dalla nuova coalizione ribelle ‘Séléka’ ma anche con le incursioni nelle regioni settentrionali e centrali dell’ex colonia francese dell’Esercito di resistenza del signore (Lra) dell’ugandese Joseph Kony. - Misna |
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| 18/12/2012 R. D. Congo: “Lasciateci vivere!”: dall’est della RDC il grido di denuncia, ma pure di speranza, dei cristiani |
“I predatori hanno rubato Dio a troppi bambini e donne di questo Paese perché sia ancora possibile tacere”. È una delle provocazioni contenute in una lettera dall’est della RDC (Repubblica Democratica del Congo), dove le violenze inumane contro la popolazione civile non solo costituiscono un crimine, ma interrogano la Chiesa che deve essere faro di speranza e portatrice dell’amore di Cristo, pur in una situazione umanamente disperata. Per tentare di dare una risposta a questa sfida per l’evangelizzazione, un gruppo di riflessione formato da cattolici e protestanti (Groupe Chrétien de Réflexion et d’Action, GCRA) ha tenuto un incontro a Bukavu (capoluogo nel sud Kivu) nel luglio 2012. Il documento conclusivo della riunione intitolato “Lasciateci vivere” è stato ora inviato all’Agenzia Fides. Le donne sono le principali vittime delle violenze nella regione che durano da più di 15 anni. Le testimonianze raccolte dal GCRA sono sconvolgenti: donne violentate di fronte a marito e figli, torture sessuali, mariti assassinati, figlie rapite per farne schiave sessuali, saccheggio e distruzione delle abitazioni. “Le famiglie, le comunità, la cultura, la vita sociale, tutto è distrutto da questi atti” si afferma nel documento. “È un processo di disumanizzazione che stritola tutto…fino alla creazione. Senza dubbio gli esecutori di questi crimini non comprendono che sono i primi a essere colpiti dalla disumanizzazione che infliggono agli altri. Alcuni di loro sono essi stessi vittime delle violenze del loro gruppo armato e sono obbligati ad agire così”. IL GCRA sottolinea che la Chiesa locale deve essere in grado di accogliere le vittime (spesso colpevolizzate dalla comunità per le violenze subite), accrescendo gli sforzi che già si fanno in campo sanitario, psicologico, sociale e pastorale. Il GCRA propone alcuni suggerimenti per aiutare le comunità locali a orientarsi alla luce della Parola e per continuare ad offrire una luce di speranza anche a coloro che hanno perso qualsiasi illusione. - Ag. Fides |
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| 18/12/2012 R. D. Congo: Nord Kivu: situazione “precaria”, accuse ai ribelli M23 |
RimanNord Kivu: situazione “precaria”, accuse ai ribelli M23e “tesa” e “precaria” la situazione nella provincia del Nord Kivu, in particolare nel capoluogo di Goma, dove secondo l’Onu “sarebbero in corso spostamenti di elementi ribelli” del Movimento del 23 marzo (M23). E’ quanto dichiarato da un portavoce delle Nazioni Unite, Martin Nesirky, che ha riferito di “un’intensificazione delle pattuglie terrestri e aeree da parte della Monusco (locale missione Onu, ndr)”. Movimenti sospetti di miliziani sono stati segnalati attorno al capoluogo regionale, ma anche nel Masisi, a Ruwindi e a Kibati. “Sono spostamenti - ha sottolineato Nesirky - che contravvengono alla risoluzione 2076 votata dall’Onu lo scorso 20 novembre con la quale il Consiglio di sicurezza ha chiesto all’M23 di ritirarsi da Goma e cessare ogni avanzata” . In base ad accordi sottoscritti a Kampala, dove proseguono i colloqui mediati dai paesi dei Grandi Laghi, l’M23 si è ritirato da Goma lo scorso 1° dicembre. Con tono più duro il governatore del Nord Kivu, Julien Paluku, ha apertamente accusato i ribelli di “mantenere un clima di psicosi a Goma per esercitare pressioni a Kampala” nell’ambito del dialogo in corso con il governo congolese per chiarire i punti dell’accordo di pace firmato nel 2009 tra Kinshasa e l’allora ribellione del ‘Cndp’, sulla scia della quale sette mesi fa è nato l’M23. Fonti locali della MISNA hanno confermato il deteriorarsi della situazione in città dal punto di vista della sicurezza, denunciando numerosi attacchi notturni, furti e aggressioni messi a segno da non meglio identificati uomini armati. Pur essendosi ufficialmente ritirati da Goma, diversi ribelli sono rimasti a vivere nel capoluogo cercando di infiltrarsi tra la popolazione locale. Ad alimentare timori contribuisce il fatto che sono ancora in libertà più di 1500 prigionieri evasi dal carcere centrale il mese scorso. Preoccupante è anche la situazione umanitaria delle centinaia di migliaia di sfollati che hanno trovato rifugio nei campi allestiti attorno al capoluogo del Nord Kivu e sono stati accolti in famiglie. Inoltre, per motivi di sicurezza ma anche economici, la stragrande maggioranza dei bambini di Goma non va più a scuola dal mese scorso: a dare l’allarme per la “grande vulnerabilità dei piccoli” è stata la rappresentante locale del Fondo Onu per l’infanzia (Unicef), Nona Zicherman. Tuttavia il governatore Paluku ha smentito notizie in circolazione da alcuni giorni in base alle quali per timori di un nuovo attacco dei ribelli alcune famiglie starebbero lasciando Goma, imbarcandosi su battelli diretti a Bukavu, capoluogo della confinante provincia del Sud Kivu. Nel contempo il portavoce del governo di Kinshasa, Lambert Mende, ha dichiarato che “l’arruolamento volontario dei giovani nei ranghi delle Forze armate congolesi (Fardc) è stato accolto molto positivamente”, senza però comunicare il numero dei congolesi che hanno raggiunto l’esercito dallo scorso agosto, il mese in cui è cominciato il reclutamento. - Misna |
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