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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 31/10/2012 Egitto: Polizia sventa attentato, arresti |
Il Cairo - La polizia egiziana ha sventato un possibile attentato arrestando due uomini e sequestrando 83 bombe che sarebbero servite per un attacco nel Paese. Il ministero dell'Interno ha comunicato che gli ordigni erano all'interno di un'automobile su un'autostrada alle porte del Cairo. Successivamente in un appartamento e' stato trovato materiale per confezionare bombe ad alto potenziale esplosivo. I due arrestati sono stati trovati in possesso di circuiti elettrici collegabili a ordigni. – la Repubblica |
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| 31/10/2012 Libia: Parlamento approva nuovo governo |
Il Congresso nazionale libico ha dato la fiducia al nuovo governo presentato dal premier Ali Zeidan. Lo riferisce l'agenzia libica Lana, precisando che Il nuovo governo è stato approvato con 105 voti sui 132 presenti. Si tratta del primo esecutivo ad ottenere la fiducia del parlamento libico eletto lo scorso luglio, dopo la bocciatura del governo presentato all'inizio di ottobre dall'allora premier designato Mustafa Abushagur. Il nuovo governo, che sostituisce quello transitorio di Abdelrahim al Kib, dovrà portare la Libia a nuove elezioni sulla base di una Costituzione che il Congresso nazionale deve redigere. La notizia della fiducia concessa non è però piaciuta a tutti: le forze di sicurezza libiche hanno infatti dovuto sparare in aria per disperdere una protesta fuori dalla sede del Congresso, riunito per il voto. Lo ha indicato un testimone alla Reuters. - Swissinfo |
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| 31/10/2012 Ruanda: Leader dell’opposizione condannato a otto anni di carcere |
Otto anni di reclusione per cospirazione contro le autorità attraverso attività terroristiche e negazione del genocidio del 1994: è la condanna inflitta ieri dall’Alta Corte di Kigali a Victoire Ingabire Umuhoza, oppositrice dichiarata al presidente Paul Kagame e leader delle Forze democratiche unificate (Fdu-Inkingi), un movimento politico critico nei confronti dell’operato del regime. La Corte ha dichiarato la Ingabire non colpevole del reato di propagazione dell’ideologia del genocidio, di cui era anche accusata. La procura aveva chiesto l’ergastolo contro l’imputata, detenuta dal 14 ottobre 2010. Sin dal suo ritorno in Rwanda dall’Europa, dove si era trasferita un mese prima del genocidio, la Ingabire è stata sotto la costante sorveglianza dei servizi ruandesi. Le accuse mosse nei suoi confronti le hanno impedito di potersi candidare, come aveva annunciato, alle elezioni presidenziali del 2010 vinte al 93% dal presidente Kagame, l’uomo forte del Rwanda sin dal dopo genocidio.* Laura Camone - Atlasweb |
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| 31/10/2012 Senegal
: Rimpasto di governo, lasciano 7 ministri |
Passa da 25 a 30 il numero dei ministri, sette dei quali hanno dovuto lasciare le loro poltrone, nell’ambito di un significativo rimpasto di governo operato ieri dal presidente del Senegal Macky Sall. Alioune Badara Cissé lascia il ministero degli Esteri a Mankeur Ndiaye, già ambasciatore in Francia, mentre al ministero degli Interni, finora retto da Mbaye Ndiaye, arriva il generale ed ex alto comandante della Gendarmeria Pathé Seck. Tra i nuovi arrivati figurano il giornalista Abdou Latif Coulibay, designato portavoce del governo e ministro del neonato dicastero della Promozione del buon governo. Sostituito anche il ministro dello Sport El Hadji Malick Gakou, che va alla guida del dicastero del Commercio. Il cantautore Yuossou Ndour mantiene la delega al Turismo ma perde quella alla Cultura passata a Abdoul Aziz Mbaye. Il rimpasto giunge a circa sette mesi dall’insediamento di Macky Sall alla presidenza che alle ultime elezioni aveva battuto il capo di Stato uscente Abdoulaye Wade.* Celine Camoin - Atlasweb |
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| 31/10/2012 Sudafrica: Finanziamenti miliardari per progetti d’energia pulita |
Il governo di Pretoria ha concesso la propria autorizzazione ad una serie di progetti per la produzione di energia da fonti rinnovabili per un valore di oltre quattro miliardi di euro. I 28 progetti eolici e solari, i cui contratti saranno siglati entro il 5 novembre, consentiranno di produrre 1400 megawatt di energia riducendo in questo modo la dipendenza del Sudafrica dagli impianti a carbone. Secondo il ministro dell’Energia Dipuo Peters, i nuovi impianti saranno operativi tra il 2014 e il 2016, ma consentiranno già durante la fase di costruzione di creare centinaia di nuovi posti di lavoro. Attualmente il Sudafrica dipende dal carbone per l’85% del proprio fabbisogno energetico, che è pari a circa 41.000 megawatt. Altri 19 progetti di produzione d’energia da fonti rinnovabili, per una capacità di oltre 1000 megawatt, sono già stati individuati dal governo e sono stati inseriti nella seconda fase del programma, che sarà finanziata presumibilmente il prossimo marzo. E’ un programma una terza fase, per la quale è in corso la presentazione dei progetti, che si concluderà il prossimo 7 maggio.* Michele Vollaro - Atlasweb |
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| 31/10/2012 Sudafrica: Minatori Amplats ancora in sciopero |
In Sud Africa continua la resistenza dei minatori del gigante del platino Amplats. In centinaia scioperano bloccando l’acceso al sito di Rustenburg, 120 chilometri a sud-ovest di Johannesburg. Le proteste si sono acuite dall’inizio di ottobre quando c’e stato il licenziamento di 12 mila impiegati che non si sono presentati ai consigli disciplinari. Nei giorni scorsi il sito minerario è stato teatro di violenti scontri con la polizia che ha schierato mezzi blindati, sparato proiettili di gomma e gas lacrimogeni per disperdere la folla. 13 gli arresti. Per chiudere la controversia, la filiale del gruppo anglo-americano aveva annunciato di voler reintegrare i licenziati se fossero tornati ieri in miniera. In questo caso, l’azienda avrebbe corrisposto un’indennità di 178 euro. Condizioni non accettate dai lavoratori che guardano a Marikana, la madre di tutte le battaglie dei minitori in Sud Africa: ““Vogliamo l’aumento, dicono, come quello avuto dai lavoratori della Lonmin.” Una questione ormai nazionale che mette sempre più in pericolo la presidenza di Jacob Zuma. - Euronews |
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| 31/10/2012 Tunisia: Scontri in periferia Tunisi tra salafiti e polizia |
Scontri violenti sono scoppiati ieri sera nella periferia di Tunisi tra gruppi salafiti e polizia. Un militante islamico radicale è stato ucciso dalla polizia che ha risposto all'attacco da parte dei salafiti di due commissariati della guardia nazionale tunisina a Manouba. Lo ha riferito il portavoce del ministero degli Interni, Khaled Tarrouche. "L'intervento delle forze dell'ordine ha avuto come conseguenza la morte di un aggressore, ucciso da un proiettile", ha spiegato il portavoce. Secondo questa fonte, dopo l'annuncio dell'arresto di un salafita sospettato di essere l'autore di un'aggressione sabato scorso contro il capo dell'unità di sicurezza pubblica a Manouba, Wissem Ben Slimane, un "gruppo numeroso di persone di tendenze religiose radicali" ha attaccato in serata due posti di polizia alla periferia di Tunisi. Secondo il portavoce, il ministero degli Interni ha inviato "rinforzi ingenti" di uomini in questo quartiere della periferia ovest della capitale, dove la situazione resta molto tesa. In Tunisia è ancora in vigore lo stato d'emergenza da giorni della rivoluzione del gennaio 2011. Il governo tunisino, dominato dagli islamici moderati di Ennahda, è accusato dall'opposizione laica di essere troppo accondiscente nei confronti degli islamici radicali. - TMNews |
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| 30/10/2012 Africa: Card. Sarah: ripartire dall’Africa, “polmone spirituale dell’umanità” |
Card. Sarah: ripartire dall’Africa, “polmone spirituale dell’umanità”“Il Benin e la Santa Sede” e “Il Papa Benedetto XVI in Benin” sono i due volumi presentati ieri a Roma presso la Pontificia Università Lateranense, entrambi pubblicati dalla Lev, Libreria Editrice Vaticana, e curati dall’ambasciata del Benin presso la Santa Sede. Nel corso della presentazione dei volumi, a quasi un anno dal viaggio del Papa in Benin, è stata offerta un’ampia riflessione del card. Robert Sarah, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum. Il porporato ha ricordato che, per parlare di quanto sta accadendo in Africa, occorra "un discernimento comunitario” nel quale non si escludano “gli occhi degli uomini”, in particolare dei poveri, e “gli occhi di Dio”. Riferendosi alla crisi mondiale – crisi economica ma anche “spirituale, etica ed antropologica” – il cardinale Sarah ha evidenziato che l’Africa, da sempre ai margini dei circuiti economici-finanziari, ha subito fenomeni indiretti della crisi come l’accaparramento delle risorse e lo sfruttamento delle risorse naturali a vantaggio delle multinazionali con la completa esclusione dei locali. Non mancano però elementi di conforto – ha aggiunto – come tassi di crescita buoni e alcune guerre risolte, come pure l’immigrazione dall’Europa, dal Portogallo in particolare, al grande continente africano. Permangono però delle conflittualità, delle pandemie e il fenomeno delle migrazioni di massa. La Chiesa locale – ha proseguito il cardinale Sarah – continua ad avere uno sviluppo notevole nonostante i casi di Nigeria e Kenia dove “non mancano i martiri”. “Tocca ai governi - ha aggiunto il presidente di Cor Unum – garantire non solo l’esercizio della libertà religiosa ma anche la libertà di coscienza che sono i diritti fondamentali della persona”. Necessario ribadire che “non esistono modelli di sviluppo unici” e quindi “non si deve cadere nella tentazione di assumere come positivi modelli di vita, di comportamento e di consumo stranieri”, cose che rischiano di imporsi come ideologie: “dal consumismo alla teoria del gender”. “Occorre – ha detto il cardinale Sarah – uno sviluppo che passi attraverso l’istruzione, l’educazione, la dignità del lavoro, la tutela della salute, il rispetto dell’ambiente”. Infine, sulla nuova evangelizzazione, tema al centro del Sinodo appena concluso, il porporato ha soggiunto che è un “tema cruciale per tenere viva l’esperienza della fede in Africa e perché il Vangelo può forgiare la nostra cultura arricchendola”. Sottolineando il grande contributo portato dal Concilio Vaticano II, ha ribadito quali sono le nuove sfide della Chiesa in Africa: sentirsi parte della Chiesa universale; la pastorale della carità e la conversione che significa anche riconciliazione di fronte alle guerre in corso. “Dovremmo ripartire dall’Africa – ha concluso il cardinale Sarah – ‘polmone spirituale dell’umanità’, dai suoi valori più profondi: le relazioni umane, la famiglia e il senso di Dio”.(B.C.) - Radio Vaticana |
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| 30/10/2012 Africa: Raddoppiano gli attacchi dei pirati nel Golfo di Guinea |
Le azioni di pirateria al largo delle coste dell’Africa occidentale sono più che raddoppiati nei primi sei mesi del 2012 rispetto all’anno precedente e mostrano un netto cambio di strategia rispetto a prima. Lo sottolinea uno studio realizzato dall’Atlantic Council, un think tank americano con sede a Washington volto a migliorare i rapporti tra Europa e Stati Uniti. Nello studio, intitolato “Gestire la risposta globale alla pirateria marittima”, viene evidenziato come l’intervento militare internazionale lungo le coste dell’Africa orientale e la maggiore collaborazione delle compagnie di spedizione marittima abbiano contribuito a dimezzare le azioni dei pirati somali. Allo stesso tempo, però, gli attacchi in Africa occidentale sono diventati più numerosi e più violenti: nei primi sei mesi dell’anno sono stati segnalate 34 azioni, 22 delle quali si sono concluse positivamente per i pirati. Secondo il rapporto, la pirateria in Africa occidentale non è affatto un nuovo fenomeno, ma negli ultimi anni le acque al largo della Nigeria sono diventate le più pericolose al mondo dopo quelle somale. Una netta differenza tra le azioni di pirateria al largo delle coste della Somalia e quelle nigeriane risiede nel fatto che i pirati somali solitamente prendono in ostaggio le navi e i loro equipaggi per chiedere un riscatto, mentre in Africa occidentale la maggior parte degli attacchi sono diretti contro petroliere allo scopo di rubare il carico trasportato. In questo senso, lo scenario in Africa occidentale si presenta come molto più pericloso per gli equipaggi e per le conseguenze sull’economia internazionale. Fondamentale, secondo lo studio, è comprendere i motivi alla base della pirateria, le cui azioni sarebbero motivate politicamente come forma di protesta contro le ingiustizie commesse dall’industria petrolifera percepite come tali dalla popolazione locale. L’incremento degli attacchi di pirateria in Africa occidentale è infatti contestuale ad una proposta di amnistia da parte del governo nigeriano ai militanti che combattevano nella regione meridionale del Delta del Niger per chiedere una più equa distribuzione dei profitti petroliferi. Secondo lo studio, la maggior parte degli attacchi sarebbero compiuti da ex militanti attivi nel Delta del Niger che hanno rifiutato l’amnistia e hanno preferito proseguire le loro azioni nelle acque del Golfo di Guinea, dove il controllo militare è minore che sulla terraferma. * Michele Vollaro - Atlasweb |
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