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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 04/10/2012 Marocco: Rabat, 'nave dell'aborto' non entrera' in acque nazionali |
Il governo di Rabat non permettera' all'olandese ''nave dell'aborto'' di entrare in acque marocchine. Lo ha annunciato il ministero della Salute di Rabat, che ha chiesto al ministero degli Interni di impedire alla nave di accedere alle acque territoriali e di fonrire prestazioni mediche per l'interruzione della gravidanza, pratica vietata in Marocco. Medici stranieri che operano in Marocco devono rispondere alla legge nazionale. - Adnkronos/Aki |
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| 04/10/2012 Marocco: Già approdata la “nave degli aborti” |
Colpo di scena in Marocco nella vicenda della cosiddetta “nave degli aborti”, protagonista delle spedizioni via mare dell’associazione olandese “Women of Waves”. Sull’imbarcazione viene offerta assistenza psicologica e medica alle donne che vogliono un’interruzione di gravidanza. Gli attivisti hanno ingannato le autorità marocchine annunciando l’approdo a Smir per giovedì. In realtà la nave era già arrivata da diversi giorni. “Ci sono dai seicento agli ottocento aborti clandestini al giorno in Marocco, una cifra enorme. Nel Paese questi numeri non sono noti”, dice una attivista, “Gli aborti clandestini hanno conseguenze drammatiche sul piano psicologico e fisico, dalle mutilazioni alla morte. Noi vogliamo che in Marocco l’aborto sia legale”, spiega un’attivista, Ibtissame Lachgar. Il Marocco è il primo Paese musulmano toccato dalla nave, dopo Irlanda, Polonia, Portogallo e Spagna. Tuttavia le forze dell’ordine stanno impedendo la discesa dalla nave e la salita a bordo. Sull’imbarcazione le donne possono essere sottoposte ad un’interruzione di gravidanza entro la sesta settimana e mezzo di gestazione. - Euronews |
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| 04/10/2012 Mozambico
: Festa per 20 anni accordo pace di Roma |
Vent’anni dall'accordo di pace firmato dal Frelimo (Frente de Libertaçao de Moçambique), il movimento che aveva liberato il Mozambico dal giogo coloniale portoghese, e dall’organizzazione guerrigliera sostenuta dal Sud Africa e dalla Rodhesia razziste, la Renamo (Resistência Nacional Moçambicana), ora partito di opposizione che continua a non accettare i risultati delle consultazioni elettorali democratiche. Il Presidente del Mozambico, Armando Guebuza, ha inviato un messaggio a tutto il popolo, ricordando che le ‘nozze di porcellana’ dell’accordo di pace sono l’occasione per rilanciare “l’autostima popolare, l’unità della nazione e la cultura della pace. Assicurata la pace, ora dobbiamo impegnare tutte le energie nella lotta alla povertà. La ricostruzione del paese è avviata e già se ne sente l’impatto sulla vita quotidiana di tutti. L’utilizzo delle risorse naturali, che ancora stiamo esplorando, dovrà essere a beneficio dei mozambicani e per lo sviluppo del paese”. La celebrazione ufficiale dell’anniversario si tiene a Maputo, nella piazza della Pace. Renamo, boicotteremo elezioni - Continua anche in questa giornata l’arroccamento e la sfida della Renamo e del suo leader Afonso Dhlakama, che dalla città di di Quelimane, nella provincia centrale di Zambezia, annuncia di voler costruire un “nuovo ordine politico”, a partire dallo svolgimento continuo di manifestazioni, a suo dire pacifiche”, contro quelli che definisce i soprusi del governo, l’emarginazione sociale del partito di opposizione e la nuova legge elettorale: “Se la legge non cambia – ha minacciato Dhlakama – non parteciperemo alle elezioni. Anzi nessuno andrà a votare, boicotteremo il voto e anche chi vorrà recarsi alle urne avrà problemi seri”. Continue minacce, che si fanno più insistenti in vista delle elezioni municipali del 2013 e delle presidenziali del 2014. La Renamo ha già cercato di boicottare, senza risultato, le municipali del 1998 e più di recente altre elezioni per i sindaci, il tutto a vantaggio più che del Frelimo, del nuovo partito di opposizione, il Movimento Democrático de Moçambique, fondato nel marzo 2009, e guidato da Daviz Simango, il sindaco di Beira. Il ruolo di Sant’Egidio, 27 mesi per raggiungere pace - Gli accordi di pace si raggiunsero con la lunga opera di mediazione, durata 27 mesi con 11 sessioni di lavoro, iniziata e condotta a termine, con l'appoggio delle Nazioni Unite, dalla Comunità di Sant'Egidio. La delegazione del Frelimo era guidata da Armando Guebuza e quella della Renamo da Raul Domingos. Gli accordi finali furono firmati dall’allora Presidente del Mozambico e leader del Frelimo, Joaquim Chissano, e per la Renamo da Dhlakama. Gli accordi divennero operativi il 15 ottobre 1992. Le Nazioni Unite inviarono un contingente di pace, OnuMoz, con lo scopo di sorvegliare la fase di transizione alla democrazia. Il passaggio fu completato in pochi anni e nel 1995 l' OnuMoz lasciò il paese. – Orizzonte Duemila |
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| 04/10/2012 Nigeria: Tensione con Camerun, si riapre disputa territoriale |
Tensioni in vista tra Nigeria e Camerun per un'area contesa al confine tra le due nazioni. Il presidente del Paese piu' popoloso del continente, Goodluck Jonathan, ha fatto sapere che la Nigeria ha intenzione di riesaminare la questione della sovranita' della penisola di Bakassi, questo il nome della piccola striscia di terra che si trova nel Delta del Niger, l'area del Paese piu' ricca di petrolio. "Il presidente", si legge in una nota, "ha deciso di istituire una commissione incaricata di verficare la possibilita' di ricorrere contro la sentenza" con la quale nel 2002 la Corte di giustizia internazionale dell'Aja stabili' che la penisola dovesse appartenere al Camerun, ordinandone alla Nigeria la cessione. La sentenza, che metteva fine a un lungo contenzioso che aveva 'inquinato' i rapporti bilaterali tra i due vicini, fu disattesa per anni. Fino a quando nel 2008 il governo nigeriano non si decise a ritirare le proprie truppe e a ottemperare alla decisione della Corte mettendo fine a anni di polemiche, diatribe, scontri politici, violenze sanguinose. La decisione di Jonathan, che cede cosi' alle pressioni di maggioranza, opposizione, larghe fette della societa' civile, arriva a pochi giorni dalla scadenza del termine di dieci anni fissato per ricorrere contro quella sentenza (10 ottobre). Le speranze del governo nigeriano, ben poche secondo gli esperti di diritto internazionali, si basa sul fatto che i giudici dell'Aja nel loro giudizio "si siano basati erroneamente su un accordo siglato nel 1884 tra gli esploratori britannici e alcuni capi tradizionali della zona". In realta', il dispositivo della Corte dell'Aja, alla quale si era rivolto il Camerun nel 1994, si fonda in larga parte su un trattato siglato nel 1913 tra Inghilterra e Germania, le due ex potenze coloniali dell'epoca. La penisola di Bakassi e' abitata da circa 300mila persone, il 90 per cento delle quali dichiara di "sentirsi nigeriano". Il 9 agosto scorso, vista l'indecisione del governo nigeriano sulla presentazione del ricorso all'Aja, un gruppo di militanti locali (il Fronte per l'autodeterminazione di Bakassi) ha rotto gli indugi: basta con il Camerun, stop alle aspettative di un ritorno in Nigeria, e via libera all'autoproclamzione dell'indipendenza della penisola, con tanto di bandiera e l'avvio delle trasmissione di radio 'Bakassi libera'. Nigeria e Camerun, piu' volte sull'orlo di una guerra per l'affaire Bakassi, negli scorsi anni anni si sono impegnate davvero per normalizzare i rapporti: sono stati siglati numerosi accordi in materia di scambi commerciali, costruzione di infrastrutture di interesse comune, sicurezza, fino al tema piu' delicato con l'intenzione di esplorare e sfruttare insieme le risorse petrolifere della regione. Il Camerun nelle ultime settimane, nonostante in Nigeria fiorisse un ampio dibattito sulla materia, non ha mai rilasciato un commento sulla vicenda. L'unico segnale tangibile arrivato dalle autorita' camerunensi e' stato un certo incremento del numero e della mobilita' delle truppe presenti nella penisola. (AGI) . |
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| 04/10/2012 R. D. Congo: Il governo britannico: "Stop alle trivellazioni in Congo" |
Anche il governo britannico prende posizione contro la Soco, multinazionale inglese, che intende cercare petrolio nel primo parco nazionale africano. - E' un coro di biasimo a cui si aggiunge - un po' a sorpresa - anche il governo britannico quello che si è alzato contro la compagnia petrolifera inglese Soco, che ha annunciato di voler iniziare le trivellazioni alla ricerca di gas, in una zona protetta della Repubblica Democratica del Congo, all'interno e intorno il parco nazionale del Virunga. Contro questa decisione si sono già schierate le ong. E la pressione dell'opnione pubblica ha convinto infine anche il governo britannico a prendere una netta distanza dalle intenzioni di Soco: l'ufficio esteri britannico ha infatti dichiarato che ''la Gran Bretagna si oppone alle esplorazioni petrolifere nel Parco Nazionale del Virunga, che l'Unesco ha incluso nella lista dei Patrimoni dell'Umanita' in pericolo. Abbiamo informato Soco e abbiamo esortato il Governo della Repubblica Democratica del Congo a rispettare pienamente le convenzioni internazionali che ha sottoscritto''. La legge del Congo vieta qualunque attivita' estrattiva all'interno dei suoi parchi e l'esplorazione petrolifera nel Parco Nazionale del Virunga potrebbe costituire una violazione delle linee guida dell'Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) per le multinazionali. Come membro dell'Ocse, il Regno Unito ha preso un impegno vincolante per implementare le linee guida che si applicano alle operazioni intraprese in ogni parte del mondo da aziende britanniche, di qui la spiegazione di un intervento così duro nei confronti di una multinazionale del petrolio. ''I progetti di esplorazioni petrolifere nel Parco del Virunga potrebbero avere un impatto catastrofico sulle comunita' locali e sull'ambiente. Il complesso del Virunga e' troppo importante e vulnerabile per essere messo cosi' facilmente a rischio dall'industria petrolifera - commenta Isabella Pratesi, direttore politiche di conservazione internazionale del Wwf Italia- La lezione del Golfo del Messico sui gravissimi costi ambientali e finanziari dell'esplorazione petrolifera in aree sensibili dovrebbe averci insegnato qualcosa. Basta poco per distruggere ambienti ed ecosistemi unici al mondo". Il Wwf crede che lo sfruttamento delle sue risorse dell'area da parte di Soco "servira' solo ad alimentare ulteriormente i conflitti oltre che mettere a rischio le vite dei ranger e delle comunita' locali le cui vite dipendono dall'utilizzo sostenibile delle risorse del parco", aggiunge la Pratesi. Le aree del Virunga interessate da concessioni petrolifere coprono circa l'85% del suo territorio, preziosi habitat di specie a rischio come gorilla di montagna, scimpanze', ippopotami e elefanti di foresta. Il parco ospita un quarto degli ultimi gorilla di montagna al mondo, di cui rimangono in tutto appena 786 esemplari tra la Repubblica Democratica del Congo e l'Uganda. - Globalist |
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| 04/10/2012 Somalia: Kismayo: arresti e check point, ma in città torna la vita |
Circa un centinaio di arresti sono stati effettuati nella città costiera di Kismayo, nel sud del paese, poiché sospettati di collegamenti con l’insurrezione armata di Al Shabaab. Lo riferisce la stampa somala secondo cui gli arresti rientrano nelle operazioni di “bonifica” avviate dai militari nella città portuale, sotto controllo degli insorti per mesi. Per il resto, nella città la situazione è abbastanza tranquilla. Martedì, in concomitanza con l’ingresso delle truppe keniane e somale nel centro abitato, l’esplosione di alcuni ordigni in sequenza, nell’aeroporto, nel porto e nel distretto amministrativo, aveva causato la morte di due persone, ma da allora non si sono registrati altri incidenti. Secondo quanto riferiscono le emittenti somale, le strade del mercato si stanno pian piano riaffacciando alla vita e diversi commercianti hanno ripreso l’attività dopo quasi una settimana di chiusura. A consolidare il controllo dei militari sulla città una rete di check point disseminati nei punti nevralgici dell’abitato. Il maggiore Emmanuel Chirchir, portavoce delle forze armate keniane (Kdf) ha annunciato che a breve sarà ripristinato anche l’utilizzo – a scopi militari – dell’aeroporto cittadino. - Misna |
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| 04/10/2012 Tunisia: Stato d'emergenza prolungato di un mese |
Il presidente della repubblica tunisina, Moncef Marzouki, ha firmato stamani il decreto che prolunga di un mese lo "stato d'emrgenza" nel Paese, instaurato il 14 gennaio 2011, dopo la fuga dell'allora presidente Zine el Abidine Ben Ali. Nelle scorse settimane, prima delle violenze scatenate dai salafiti, era sembrata vicina la decisione di sospendere lo "stato di emergenza" che prevede limitazioni alle libertà personali in determinate circostanze nelle quali si hanno timori per l'ordine pubblica e la sicurezza. La decisione odierna è stata presa nonostante "l'evidente miglioramento della situazione generale di sicurezza, grazie agli sforzi ed ai sacrifici dell'esercito e della sicurezza nazionale". Marzouki ha firmato il decreto, si legge in un comunicato della presidenza della repubblica, in accordo con il premier, Hamadi Djebali, e con il presidente dell'Assemblea costituente, Mustapha Ben Jaafar. - Swissinfo |
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| 04/10/2012 Uganda: Polizia arresta leader opposizione |
La polizia ugandese ha arrestato il leader del maggior partito di opposizione al governo, Kizza Besigye, nel tentativo di bloccare le manifestazioni di protesta in vista delle celebrazioni per l'indipendenza del paese, in programma per la prossima settimana. Besigye, riferisce un portavoce della polizia, ''e 'stato arrestato e ora e' sotto interrogativo, ma non e' stato ancora incriminato''. Besigye, prosegue il portavoce, e' stato arrestato per aver partecipato a una ''setta illegale''. La polizia ha sparato gas lacrimogeni e proiettili di gomma per disperdere le migliaia di sostenitori dell'opposizione che avevano invaso le strade di Kampala per scortare il politico in arresto. - Asca http://www.asca.it/news-Uganda__polizia_arresta_leader_opposizione-1203650-ATT.html |
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| 03/10/2012 Africa: L’invecchiamento della popolazione mondiale preoccupa l’ONU |
La popolazione mondiale invecchia e i governi devono intervenire con politiche adeguate, questo il monito lanciato da un rapporto dello United Nations Population Fund (UNFPA) pubblicato ieri in Giappone. Lo studio, realizzato in collaborazione con la ONG HelpAge International, esorta gli stati a “potenziare” i sistemi assistenzialistici rivolti agli anziani. Dei circa 7 miliardi di abitanti della terra, 893 milioni hanno più di 60 anni, pari al 12.8%. Nel giro di un decennio, a questi si aggiungeranno altre 200 milioni di persone, superando così il miliardo, cosa che ovviamene peserà sui sistemi sociali e sanitari, aggiunge l’agenzia delle Nazioni Unite. Entro il 2050 circa l’80% degli anziani vivrà in paesi oggi in via di sviluppo, molti dei quali, a causa della loro giovane popolazione, non hanno ancora attuato politiche per la terza età. Il rapporto è stato presentato a Tokyo in occasione della Giornata internazionale delle persone anziane. È il Giappone a detenere il record mondiale in questa materia; il 30% della sua popolazione ha oltre 60 anni. * Luca Pistone - Atlasweb |
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