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30/06/2012 Egitto: Il giuramento del neo presidente Morsi

 

Primo presidente egiziano non militare in 60 anni, Mohamed Morsi ha prestato giuramento davanti alla Corte Costituzionale. “Proteggerò la Repubblica, rispetterò la Costituzione e la legge, curerò gli interessi del popolo’‘. Una promessa già anticipata alla folla di piazza Tahrir, a cui Morsi, esponente di spicco dei Fratelli musulmani, ha riconosciuto l’unica autorità, al di sopra di ogni potere. “Oggi nasce la seconda Repubblica”, ha dichiarato il quinto presidente del paese e successore di Mubarak. Rivolgendosi poi ai musulmani e ai cristiani d’Egitto, ha detto di voler creare ‘‘uno stato civile, nazionalista, costituzionale e moderno’‘, mettendo fine a torture e discriminazioni. - Euronews

 
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30/06/2012 Etiopia : Niente acqua potabile e servizi sanitari per almeno 40 milioni di persone

 

È ancora proibitivo l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico sanitari per la metà della popolazione etiope, secondo quanto riferisce l’agenzia Fides. La World Bank’s Ethiopia sostiene che il numero di persone che non ne usufruiscono è tra i più alti in tutto il mondo. In base all’Universal Access Plan II, il Paese dovrebbe adeguarsi entro il 2015 agli obiettivi di sviluppo previsti dall’Onu, espandendo l’accesso all’acqua potabile al 98,5% della popolazione e quello alla sanità al 100% degli abitanti. Nel 2010, sono morti in Etiopia 271 mila bambini sotto i 5 anni a causa di malattie legate a questo problema. Al momento, il 54% delle famiglie etiopi si serve di una fonte di acqua potabile, anche se il dato varia di molto tra le aree urbane e quelle rurali dove vivono oltre 65 milioni di persone. Un problema grave delle zone rurali è quello delle infezioni batteriche agli occhi: attualmente, più del 75% delle malattie alla vista sono dovute alla mancanza di acqua potabile e servizi igienico sanitari. (A.C.) - Radio Vaticana

 
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30/06/2012 Kenya: Quattro cooperanti sequestrati al confine con la Somalia

 

Quattro cooperanti membri della Norwegian Refugee Council (NRC) sono stati rapiti oggi vicino al campo profughi di Dadaab situato a 100 chilometri dal confine con la Somalia. La polizia keniana ha confermando che i cooperanti sono di nazionalità della Norvegia, Canada, Pakistan e Filippine Il capo della polizia della regione, Philip Ndolo ha dichiarato che un convoglio di due macchina con a bordo i cooperanti è stato attaccato con armi leggere questa mattina mentre si spostava da un campo all’altro. Una macchina è riuscita fuggire mentre l’altra è stata bloccata. L’autista, un keniano, è morto subito dopo a causa delle ferite mentre i quattro stranieri sono stati portati via. Secondo la polizia il gruppo responsabile dell’attacco fa parte degli Shabaab. Dadaab è uno dei più grandi campi profughi del mondo e attualmente ospita più di 500 mila persone. E’ stato il primo sequestro di stranieri da quando il Kenya ha mandato le truppe a combattere gli Shabaab in Somalia lo scorso ottobre. - Misna

 
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30/06/2012 Mali: Integralisti distruggono mausolei di Timbuctù

 

Torna la violenza religiosa nel nord del Mali ad opera del gruppo integralista islamico estremista Ansar Dine, che controlla militarmente l'area in aperta opposizione al governo di Bamako. Stavolta sotto i colpi dell'intolleranza non sono cadute persone ma preziose testimonianze culturali: alcuni dei 16 Mausolei dei santi musulmani della mitica città di Timbuctù, risalenti alla prima ondata dell'islamizzazione dell'Africa, riconosciuti dall'Unesco come Patrimonio dell'umanità fin dal 1988, insieme alle tre moschee medievali della città simbolo del Sahel. A scatenare la furia dei fondamentalisti è stata proprio una decisione dell'agenzia Onu, che ieri ha deciso di inserire la celebre città del Sahel nella lista dei patrimoni dell'umanità in pericolo, proprio a causa del conflitto in corso nella regione. Una sgradita ingerenza nelle vicende interne, secondo Ansar Dine, che per ritorsione ha deciso di distruggere sistematicamente i Mausolei. Il primo a cadere è stato quello di Sidi Mahmoud, nel nord della città, già profanato e parzialmente bruciato in maggio, perché il suo culto è considerato dagli estremisti "contrario alla sharia". Gli assalitori - hanno raccontato testimoni all'agenzia France Presse - erano circa una trentina, e hanno attaccato l'edificio a colpi di piccone, zappa e scalpello, al grido di "Allah akbar!", "Allah è grande" in arabo. La stessa sorte è poi toccata, nel giro di poche ore, ad altri due Mausolei, quelli di Sidi Moctar e Alpha Moya, come confermato da numerosi abitanti della città, tra cui un imam. I guerriglieri di Ansar Dine non sembrano però volersi fermare qui. "Distruggeremo tutti i mausolei della città. Tutti senza eccezione", ha affermato il portavoce del gruppo integralista, Sanda Ould Boumama, raggiunto telefonicamente da alcuni giornalisti francesi da Bamako. Parole che, sempre secondo i testimoni degli attacchi, sarebbero state ribadite dai miliziani: "hanno detto che visto che l'Unesco vuole immischiarsi dei fatti loro, mostreranno di cosa sono capaci". - Swissinfo

 
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30/06/2012 Ruanda: Processo Victoire Ingabire, verdetto rinviato a settembre

 

 (da Kigali) E’ stato rimandato al 7 settembre il verdetto che doveva essere pronunciato oggi dall’Alta Corte di Kigali al processo contro l’oppositrice Victoire Ingabire Umuhoza, presidente delle Forze democratiche unificate (Fdu-Inkingi). La motivazione ufficiale data dal tribunale sarebbe, stando a fonti locali, la necessità di tempo supplementare. Detenuta dal 14 ottobre 2010 nella capitale ruandese la Ingabire, che tentò invano di candidarsi alle presidenziali del 2010 contro il presidente Paul Kagame, è accusata dal regime di Kigali di vari reati, quali attentato alla sicurezza dello Stato, negazionismo e di veicolare l’ideologia genocidaria. La procura ha chiesto l’ergastolo. “Siamo molto delusi, ci troviamo di fronte all’ennesimo sotterfugio per tenere più a lungo un’innocente in prigione” ha commentato ad Atlas Boniface Twagirimana, vice-presidente ad Interim delle Fdu-Inkingi. I vertici delle Fdu, una coalizione nata in esilio in opposizione al Fronte patriottico ruandese (Fpr) del presidente Paul Kagame, denunciano un processo politico e negano in blocco tutte le accuse rivolte all’imputata. “In Rwanda – sottolinea Twagirimanabasta solo un accenno in pubblico alle vittime hutu che ci sono state durante il genocidio o dopo, per essere accusati di negazionismo o di ideologia genocidaria. Le famiglie hutu non hanno nemmeno avuto il diritto di seppellire i propri cari nella dignità”. Victoire Ingabire fuggì dal ‘paese delle mille colline’ pochi mesi prima del genocidio iniziato nell’aprile del 1994 contro i tutsi ad opera di estremisti hutu. I massacri causarono, secondo l’attuale governo di Kigali, un milione di morti prevalentemente tutsi. Nell’avanzata del Fpr, allora ribellione tutsi basata in Uganda, per prendere il potere in Rwanda e fermare i genocidari furono uccisi molti hutu. Nel periodo successivo anche diversi tutsi, diventati testimoni scomodi dei metodi violenti dell’Fpr, furono eliminati o entrarono in contrasto con il nucleo del partito di governo guidato da Kagame. La difesa della Ingabire ha introdotto un un ricorso presso la Corte suprema denunciando alcune irregolarità nel processo, in particolare nell’applicazione delle leggi sull’ideologia genocidaria. In questi giorni, pare che il Parlamento abbia emendato tali leggi, ma non si conosce ancora la natura delle modifiche - Atlasweb

 
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30/06/2012 Senegal : Legislative: alle urne, ma le sfide sono altre

 

 “Da noi sono le presidenziali che suscitano particolare interesse, per cui non è strano che pochi senegalesi abbiano assistito ai comizi dei candidati. A questo si aggiunge una stanchezza di fondo nei confronti della politica: la campagna per le presidenziali era cominciata già dall’anno scorso. I toni sono stati accesi, le violenze hanno scioccato tutti e la gente non vedeva l’ora di voltare pagina. Oggi più che le elezioni sono i problemi della vita quotidiana ad avere il sopravvento”. Padre Ambroise Tine, segretario generale di Caritas Senegal, parla con la MISNA poche ore prima della chiusura della campagna elettorale per le legislative del 1° luglio, svoltasi nella calma ma senza una grande partecipazione dei cittadini.  “Non so in quanti andranno a votare ma non credo che l’affluenza sarà particolarmente alta. Molti si augurano che il presidente Macky Sall possa ottenere una salda maggioranza in parlamento in modo da attuare facilmente il suo programma di governo” aggiunge padre Ambroise, sottolineando che “il capo dello Stato gode di una buona popolarità per i segnali forti dati nei primi tre mesi di mandato”. Tra questi c’è la lotta alla corruzione, che coinvolge soprattutto esponenti dell’amministrazione di Abdoulaye Wade, il presidente uscente rimasto al potere per 12 anni. “E’ un punto importante – dice il segretario generale di Caritas - delle promesse fatte da Sall ai senegalesi, stanchi dell’impunità diffusa e dell’appropriazione indebita di fondi pubblici e desiderosi di un deciso cambio di rotta”. L’appuntamento elettorale coincide con l’inizio della stagione delle piogge e il periodo di semina delle terre, con arachidi, miglio e altri cereali: un momento cruciale per quel 70% della popolazione che vive nelle campagne. “Il mondo rurale è minacciato dall’insicurezza alimentare - dice padre Ambroise – ma per fortuna il presidente ha fatto abbassare i prezzi dei prodotti di prima necessità, dando un po’di sollievo alla maggioranza delle famiglie”. Ci sono anche altre sfide che preoccupano i senegalesi: l’alto tasso di disoccupazione, la crisi del settore industriale e della pesca. “La gentesottolinea il segretario di Caritas – deve anche fare i conti con la concorrenza dei cinesi: vendono di tutto, dai mobili alle macchine, a prezzi davvero bassi con cui i prodotti senegalesi non riescono a tenere il confronto”. Da qualche settimana un’altra potenziale minaccia incombe sul Senegal e si chiama Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi). “Da quando il capo dello Stato ha autorizzato la partecipazione di un contingente di soldati senegalesi a un eventuale intervento militare regionale nel Nord del Mali – sottolinea padre Ambroiseil nostro paese ha già ricevuto minacce dai terroristi”. Dal 10 giugno 7200 candidati presentati da 24 liste, un record nella storia elettorale, hanno tenuto comizi ai quattro angoli dell’ex colonia francese, considerata un modello di democrazia in Africa. Domenica, più di cinque milioni e 100.000 aventi diritto sono attesi alle urne, di cui più di 200.000 voteranno all’estero, per scegliere 150 deputati della prossima legislatura, che si concluderà nel 2017. Di questi deputati 90 saranno eletti su base regionale e 60 sulla base di liste nazionali; inoltre, con l’entrata in vigore della legge sulla parità di genere, in parlamento dovrebbero sedere molte donne. A dominare la scena politica sono da una parte le forze che alle ultime presidenziali hanno sostenuto l’oppositore Macky Sall, riunite nella coalizione Benno Bokk Yakaar, e dall’altra, all’opposizione, il Partito democratico senegalese (Pds) guidato da Oumar Sarr e l’alleanza Bokk Guiss Guiss del presidente del Senato, Pape Diop, assieme ad altri fuoriusciti dall’ex partito al potere che rappresentano la corrente più liberale. - Misna

 
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30/06/2012 Sud Sudan: Amnesty International, armi ucraine e cinesi nel conflitto in Sud Sudan

 

Alla vigilia del primo anniversario dell’indipendenza del Sud Sudan, il 9 luglio, Amnesty International ha diffuso un rapporto sui crimini commessi dall’esercito nazionale e dai gruppi armati d’opposizione e su un flusso di armi proveniente da Ucraina, Cina e Sudan. Degli scontri armati lungo il confine, tra Sudan e Sud Sudan, intorno alla zona di Abyei, contesa perché ricca di petrolio, si è saputo poco. Troppo debole l’accordo per la smilitarizzazione dell’area. Ancora meno si sa sul conflitto interno tra le Forze armate sud sudanesi (Spla) e l’Esercito di liberazione del Sud Sudan (Ssla). Gli attacchi “indiscriminati contro militari e civili” negli stati di Alto Nilo, Jonglei e Unità hanno provocato pesanti perdite tra la popolazione civile. In migliaia costretti alla fuga. Le autorità sud sudanesi hanno dovuto gestire il ritorno dal Sudan delle persone che avevano perso la nazionalità e i profughi interni frutto della guerra con il Sudan e quelli, soprattutto nella regione di Mayom, causati dal conflitto interno. Nessun miglioramento registrato. Il documento fornisce prove sull’uso di carri armati T-72M1 di fabbricazione ucraina, impiegati dalle forze armate del Sud Sudan per attaccare le zone urbane di Mayom. Questi tank sarebbero stati spediti clandestinamente, in contrasto con gli accordi di pace siglati nel 2005 con Khartoum, tra il 2007 e il 2009 attraverso il Kenya, come parte di un trasferimento che avrebbe coinvolto società ucraine, tedesche e britanniche. L’opposizione armata dell’Ssla ha usato invece fucili cinesi modello 56-1 negli scontri a Mayom, Mankiem e Riak. Mine anticarro modello 72, ancora cinesi, sono state disseminate lungo le strade della regione di Mayom. Lunedì, a New York, in sede ONU, si terranno i negoziati conclusivi per l’adozione di un Trattato sul commercio di armi, che mirerebbe a pretendere da tutti i governi di porre fine ai trasferimenti di armi di fronte al rischio che queste potrebbero essere usate per compiere gravi violazioni dei diritti umani. * Luca Pistone - Atlasweb

 
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28/06/2012 Africa: ONU e UA, una nuova strategia contro ribelli Lra di Joseph Kony

 

Una nuova strategia regionale è stata presentata nella notte per tentare di chiudere definitivamente con l’Esercito di resistenza del signore (Lord’s resistance army, Lra), il gruppo ribelle ugandese attivo negli anni passati prevalentemente in Nord Uganda e da qualche anno ormai  allo sbando nell’area a ridosso dei confini tra Repubblica democratica del Congo, Uganda, Centrafrica e Sudan. La nuova strategia è stata sviluppata dalle Nazioni Unite e dall’Unione Africana (UA) coinvolgendo tutti i paesi coinvolti e i principali protagonisti degli sforzi per fermare l’Lra. Presentata ufficialmente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la strategia si concentra su cinque obiettivi strategici tra i quali il rafforzamento dell’iniziativa di cooperazione regionale contro l’Lra voluta dall’UA e migliori sforzi per promuovere la protezione dei civili, negli ultimi anni vere vittime delle incursioni dei ribelli ugandesi. I punti centrali dell’iniziativa, comunque, sembrano ruotare intorno all’espansione dei programmi di disarmo, smobilitazione, rimpatrio e reintegro in corso in tutte le aree colpite dall’Lra e sul sostegno ai governi interessati dalle azioni dei ribelli nell’espandere l’autorità dello stato nelle zone remote e periferiche dove gli uomini di Jospeh Kony si sono mossi indisturbati negli ultimi anni. La strategia ribadisce poi il sostegno alla task force militare congiunta lanciata lo scorso marzo dai quattro paesi colpiti dall’Lra e che avrà il suo quartier generale a Yambio (in Sud Sudan) dove, quando a regime, verranno coordinate le azioni di quasi 5000 soldati. Da un punto di vista pratico e militare, sia l’UA che l’Onu si aspettano che questa forza regionale sia in grado di “fermare Kony e le sue atrocità”. Dopo una pausa nei raid contro I villaggi dei Quattro paesi interessati, dove le esigue rimanenti forze dello Lra ormai entrano in azione soprattutto in cerca di cibo e beni di prima necessità, registrata negli ultimi sei mesi del 2011, i primi quattro mesi del 2012 hanno fatto registrare una crescita degli attacchi (l’Onu ne ha contati 53) soprattutto in Repubblica Centrafricana e in Congo. - Atlasweb

 
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28/06/2012 Egitto: Morsi giurerà sabato, scontro con militari su procedura

Il presidente eletto egiziano, Mohamed Morsi, presterà giuramento il prossimo 30 giugno, sebbene la vigilia della cerimonia di insediamento sia già agitata da una dura polemica tra il futuro capo dello Stato e il Consiglio supremo delle forze armate. Quest'ultimo ha assicurato che Morsi sarà investito di "tutti in poteri del presidente della Repubblica" proprio il 30 giugno, ma al momento non ci sarebbe un accordo sulle procedure del giuramento e sul trasferimento di questi poteri. Secondo il generale Mahmoud Hijazy, citato dalla Cbc, il presidente dovrà prestare giuramento davanti all'Alta Corte costituzionale, conformemente alla "Dichiarazione costituzionale complementare" adottata dall'esercito. Sulla base di questa dichiarazione, le forze armate hanno evocato a il potere legislativo dopo la dissoluzione dell'Assemblea nazionale dominata dai Fratelli Musulmani, il movimento di Morsi. Da parte loro, i Fratelli Musulmani hanno denunciato questa dichiarazione come "un colpo di stato" e continuano a sostenere che il giuramento debba avvenire prima davanti all'Assemblea. E così il movimento del futuro presidente ha convocato una nuova protesta per domani a piazza Tahrir al Cairo, sotto lo slogan "Giornata per il trasferimento del potere". "C'è un dibattito intorno al problema del giuramento, stiamo tentando di raggiungere un compromesso in grado di soddisfare tutte le forze nazionali e una decisione in questo senso sarà annunciata oggi", ha confermato un portavoce di Morsi, Yasser Ali. (fonte Afp) - TMNews

 
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28/06/2012 Etiopia : È dei cinesi e dei turchi la ferrovia del potassio

 

Saranno i cinesi e i turchi a costruire la ferrovia verso Gibuti e il Mar Rosso che dovrebbe favorire le esportazioni di potassio delle miniere dell’Etiopia nord-orientale. Due contratti, di un valore superiore a due miliardi e mezzo di euro, sono stati firmati ad Addis Abeba questa settimana. Getachew Betru, amministratore delegato della società di Stato Ethiopian Railways Corporation (Erc), ha detto che a realizzare la linea verso il nuovo porto di Tadjourah saranno la China Communications Construction Company e la Yapi Merkezi. La ferrovia servirà le miniere di potassio gestite nella regione di Afar anche da società straniere, come la canadese Allana Potash Corporation. Insieme con lo sviluppo dell’industria idroelettrica, l’ampliamento delle reti di trasporto è una delle priorità del governo dell’Etiopia. Un piano nazionale prevede la costruzione di 5000 chilometri di rotaie entro il 2020. Circa 2600 chilometri dovrebbero essere realizzati nei prossimi tre anni. - Ag. Fides

 
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