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17/07/2012 Nigeria: Attacco a scuola islamica, ucciso un bambino

Un bambino di 10 anni e' rimasto ucciso oggi nell'esplosione di una granata lanciata contro una scuola islamica nella citta' di Jos, nella parte centro-settentrionale della Nigeria. Il portavoce della polizia, Emmanuel Abuh ha precisato che il ragazzo, morto sul colpo, non frequentava la scuola. Secondo testimoni l'aggressore sarebbe fuggito cercando riparo in un quartiere cristiano vicino alla scuola. Due settimane fa nella stessa scuola era stato trovato e disinnescato un ordigno. - Adnkronos/Dpa

 
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17/07/2012 Nigeria: Lagos, via dallo slum per far posto alle villette

Migliaia di persone devono abbandonare uno slum di palafitte e baracche adagiate sulla riva della laguna di Lagos per l’avvio di un piano di demolizioni che prevede la nascita di un quartiere residenziale: lo dicono alla MISNA missionari in questa città del sud della Nigeria, la più popolosa dell’area sub-sahariana. “La demolizione delle palafitte di Makokosottolinea padre Bernard Ngwu, un missionario della Società di San Paolo – cancella uno slum dove vivono decine di migliaia di immigrati giunti a Lagos da altre zone della Nigeria in cerca di lavoro e opportunità”. L’avvio delle demolizioni era stato annunciato dal governo dello Stato di Lagos giovedì. In una nota si chiedeva agli abitanti di “abbandonare e rimuovere tutti gli insediamenti illegali che costeggiano la laguna entro 72 ore”. Le demolizioni riguardano l’area delle palafitte ma non le baracche nell’entroterra a ridosso della costa. Il piano urbanistico prevede la trasformazione di Makoko in un quartiere residenziale, visibile dai ponti che collegano al continente l’isola dove sorgono i quartieri benestanti di Lagos. Demolizioni come quella di Makoko non sono rare in Nigeria. Questo mese l’organizzazione non governativa Amnesty International ha accusato l’amministrazione dello Stato sud-orientale di Rivers di non aver avvertito per tempo 20.000 persone costrette a lasciare le loro baracche sul lungomare di Port Harcourt. - Misna

 
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17/07/2012 R. D. Congo: Escalation di violenze in Nord Kivu

L’Onu contro il Rwanda - A margine del 19° vertice dell’Unione africana, iniziato il 9 luglio ad Addis Abeba, i paesi della regione dei grandi laghi si sono impegnati congiuntamente nella creazione di una forza internazionale neutrale per sradicare le ribellioni nel Nord Kivu, nell’est della Repubblica democratica del Congo, con il contributo dell’Unione africana e dell’Onu. Dall’aprile del 2012 infatti in questa zona, confinante con Rwanda, Uganda e Burundi, covo di vari gruppi di ribelli, si è registrata una escalation di violenze, dovute alla formazione di una nuova guerriglia, il Movimento del 23 marzo detto M23. I rapporti tra Congo e Rwanda hanno raggiunto momenti di particolare tensione il 21 giugno scorso, quando l’Onu ha approvato  e in seguito pubblicato un rapporto, stilato da un gruppo indipendente di esperti, contenente una addendum in cui il governo di Kigali è accusato di appoggiare il M23. In particolare quest’ultimo (che ha prontamente smentito) è incriminato di supportare con armi e finanziamenti i gruppi armati e i disertori delle Fardc (Forze armate congolesi) che operano nel Congo orientale, incluso il recente M23, violando l’embargo della comunità internazionale. Avrebbe inoltre reclutato giovani rwandesi ed ex combattenti e rifugiati congolesi per conto della guerriglia, facendo pressioni su leader finanziari e politici congolesi a beneficio dei ribelliGli scontri tra le Forze armate congolesi (Fardc) e il M23, costituitosi ufficialmente il 6 maggio da un gruppo di militari disertori, sono concentrate nel territorio di Rutshuru, a nord di Goma, nei pressi del confine con il Rwanda e l'Uganda.
Il silenzio internazionale - Danilo Giannese, giornalista, si trova da un anno in Burundi, all’interno di un team del Jrs (Jesuit refugee service) che opera a sostegno degli sfollati costretti a migrazioni forzate dai conflitti e dalle violenze che insanguinano la regione. Monitora e segue la situazione in vari campi profughi in Rwanda e nell’est Congo, seguendo progetti di educazione e formazione per bambini e donne e offrendo protezione e assistenza ai più vulnerabili. Ci parla della straziante situazione della regione, che «è perennemente nel caos, dal genocidio del Rwanda del 1994, alle due guerre del Congo successive, terminate nel 2003 solo formalmente. In questa zona, ricca di petrolio, diamanti e soprattutto coltan, oltre a molti gruppi ribelli locali, imperversano forze straniere provenienti dal Rwanda, che fanno man bassa aiutate da uno Stato assente». Danilo ci spiega che «nel 2008 è scoppiata una “nuova” guerra nel Nord Kivu, cappeggiata da Laurent Nkunda, appartenente alla milizia ruandese tutsi, con il sostegno del Cndp, il Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo congolese. Nel 2009 il suo arresto dà ufficialmente fine alla guerra e le sue milizie vengono regolarizzate nell’esercito congolese. Si creano così in Kivu due catene di comando parallele nell’esercito, di cui una è alle dipendenze del Rwanda di Kagame».
Il leader del movimento ribelle Cndp Bosco Ntaganda, di cui il M23 è diretta emanazione (…) – Clicca sul globo  e leggi tutto – (Fonte: VpS) * Sara Garnero  – ConfiniOnline

 

 
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17/07/2012 R. D. Congo: Nord-Kivu: attacco a Walikale, denunciato reclutamento forzato

Si chiama Mayi Mayi Raia Mutomboki l’ultima minaccia alla popolazione di Walikale, capoluogo dell’omonimo territorio del Nord-Kivu (est), e sta spingendo alla fuga centinaia di persone che si sono incamminate sulla strada che porta a Kisangani: a riferire dell’ennesimo attacco nella turbolenta provincia della Repubblica democratica del Congo è l’emittente ‘Radio Okapi’. I miliziani sarebbero arrivati in forza nella zona da quattro giorni, in provenienza dal centro di Bakano, in cerca di ribelli hutu ruandesi delle Forze democratiche di liberazione del Rwanda (Fdlr). I Mayi Mayi sono entrati all’alba a Walikale, sparando colpi d’arma da fuoco in aria e spaventando gli abitanti, di cui una parte era già scappata negli ultimi giorni. La stessa fonte precisa che nemmeno le Forze regolari congolesi (Fardc) dispiegate in zona sono riuscite a bloccare l’avanzata dei Mayi Mayi verso Walikale. Del resto da inizio aprile le truppe regolari hanno un altro ‘nemico’ di peso: la nuova ribellione del Movimento del 23 marzo creata da soldati disertori, ex ribelli integrati nell’esercito nel 2009. Oltre a mettere sempre di più in difficoltà le Fardc, i ribelli si rendono responsabili di violenze e violazioni dei diritti umani a carico di civili inermi. Responsabili locali dei villaggi di Jomba, Busanza e Kabaya, nella zona di Rutshuru, denunciano il reclutamento forzato di giovani da parte del M23 e dell’arrivo al centro di Rutshuru città e a Kiwanja di adolescenti sfuggiti ai ribelli che hanno preso il controllo del villaggio di origine. L’escalation di violenza nel Nord-Kivu sta preoccupando i paesi dei Grandi Laghi e dell’Unione Africana (UA) che domenica al vertice di Addis Abeba si sono impegnati a costituire una forza internazionale neutrale da dispiegare lungo il confine comune col Rwanda per sradicare l’M23, le Fdlr e “tutte le altre forze negative”. Una proposta accolta positivamente dalla società civile locale che ha suggerito come “un futuro contingente debba collaborare con i caschi blu della missione Onu (Monusco) che conoscono bene la regione” ha detto l’attivista Omar Kavota all’emittente Radio Okapi. - Misna

 
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17/07/2012 Somalia: Scontri violenti nella regione di Gedo, 5 morti

Almeno cinque persone sono morte e altre decine sono rimaste ferite in seguito ai violenti scontri che si sono verificati tra le truppe somale sostenute da keniani e i miliziani di al-Shabaab nella periferia della città di Bardera, nella regione di Gedo. I combattimenti sono scoppiati, secondo quanto riferito ai media locali da alcuni funzionari militari somali, dopo che le truppe alleate hanno attaccato alcune basi militari dei ribelli nella zona. Fonti militari sostengono che quelli di oggi sono stati i combattimenti più violenti da quando è iniziata l'offensiva dei governativi contro i ribelli legati ad al-Qaida nel sud della Somalia. Il portavoce militare somalo Abass Ibrahim Gurey ha detto, in un'intervista al quotidiano "Barkulan", che l'esercito regolare ha ottenuto il controllo di una vasta zona alla periferia di Bardera e che nelle prossime settimane sarà lanciata un'offensiva per la conquista della città. - Swissinfo

 
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17/07/2012 Somalia: ONU, 2,5 milioni di persone rischiano di morire

Oltre 2,5 milioni di persone in Somalia rischiano di morire, nonostante gli sforzi delle organizzazioni umanitarie. Lo ha detto ai giornalisti locali il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per la Somalia, Mark Bowden, nel corso di una conferenza stampa a Nairobi. "I tassi di mortalità e malnutrizione in Somalia sono aumentati notevolmente attestandosi tra i più alti nel mondo", ha detto Bowden, il quale ha denunciato che oltre 323'000 bambini sotto i cinque anni sono gravemente malnutriti. Decine di migliaia di persone sono morte lo scorso anno a causa della siccità e della guerra e, nonostante la carestia sia stata dichiarata superata lo scorso mese di febbraio, nei prossimi mesi la situazione potrebbe peggiorare per le scarse piogge, i ritardi nei raccolti e i conflitti ancora in corso, soprattutto a sud della Somalia. "Il numero delle persone che hanno bisogno di aiuto probabilmente aumenterà durante la seconda metà dell'anno", ha concluso il rappresentante dell'Onu. - Swissinfo

 
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17/07/2012 Somalia: Shabaab rivendicano attentato

Rivendicata dai ribelli somali di Al Shabaab la bomba che ieri a Mogadiscio ha ucciso l’ex ministro per gli affari umanitari e commerciali del governo di transizione somalo, Mohamud Abdi Ibrahim Garweyne. L’ordigno era stato collocato nella sua auto. Nell’attacco è morto anche l’autista e sono stati feriti sei civili. - Euronews

 
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17/07/2012 Sudafrica: Strage di rinoceronti, 281 uccisi in sei mesi

Continua il massacro di rinoceronti da parte dei bracconieri in Sudafrica: sono 281 gli animali uccisi dall'inizio dell'anno, la metà dei quali nel famoso Parco Kruger, nel nord-est del Paese. "Il Kruger National Park ha perso 164 rinoceronti a causa delle uccisioni illegali", ha reso noto il dipartimento per l'Ambiente in un comunicato. Con circa 20mila esemplari, il Sudafrica ospita dal 70 all'80% della popolazione mondiale dei rinoceronti. La strage di questi pachidermi continua a salire a ritmo sostenuto da diversi anni: 448 animali sono stati uccisi nel 2011, 333 nel 2010, 122 nel 2009, 83 nel 2008 e soltanto 13 nel 2007. All'origine del fenomeno, il successo commerciale dei corni di rinoceronte sul mercato asiatico (e vietnamita in particolare) dove vengono utilizzati dalla medicina tradizionale. Il prezzo sul mercato del corno di rinoceronte è ormai quasi equivalente a quello dell'oro e ha raggiunto i circa 5mila euro al chilo. - TMNews

 
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17/07/2012 Tunisia: Condannato per vignette Maometto, asilo in Romania

Beji Ghazi, il giovane vignettista tunisino condannato per delle caricature del profeta Maometto ritenute blasfeme, ha ottenuto asilo politico in Romania. Lo sostiene il sito d'informazioni nawaat.org, citando sue fonti. Ghazi, commenta il sito, è così il primo esiliato politico dopo la caduta di Ben Ali. Il vignettista è stato condannato a sette anni e otto mesi di reclusione per avere utilizzato Facebook per pubblicare le sue vignette. Ma Beji Ghazi è riuscito a fuggire in Europa dalla Tunisia prima d'essere arrestato. Meno fortuna di Ghazi ha avuto un altro vignettista, Jabeur Mejri, condannato a sette anni e mezzo per le stesse accuse, ma che, arrestato dopo la denuncia, sta ora scontando in carcere la pena. - Swissinfo

 
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17/07/2012 Tunisia: Presidente tunisino vuole recuperare averi Ben Ali in Svizzera

In visita oggi a Parigi, il presidente tunisino Mancef Marzouki ha dichiarato che la Tunisia vuole recuperare tutti gli averi appartenenti all'ex presidente Zine el-Abidine Ben Ali che si trovassero in Svizzera. Marzouki si è espresso in una conferenza stampa comune con il presidente francese François Hollande. Dal canto suo, il capo dello Stato francese ha assicurato che Parigi aiuterà Tunisi a recuperare i fondi che il clan Ben Ali avrebbe depositato su conti elvetici. Marzouki ha invece garantito a Ben Ali, rifugiatosi in Arabia Saudita dal gennaio 2011, "la sua integrità fisica" e "un processo equo". L'ex uomo forte di Tunisi sarebbe disposto a restituire allo Stato nordafricano tutti gli averi di sua proprietà, ha annunciato ieri il suo avvocato Akram Azoury. Nell'ottobre scorso, Berna aveva indicato di aver bloccato fondi appartenenti al clan Ben Ali per un valore di 60 milioni di franchi. Hollande si è pure espresso affinché "tutti i dittatori" che hanno commesso atti "sanguinari" siano giudicati dal Tribunale penale internazionale (TPI). - Swissinfo

 
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