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14/01/2011 Costa d'Avorio: Situazione in stallo. Quali gli scenari possibili? - Analisi

Secondo l’agenzia per i rifugiati dell’Onu, sono almeno 600 al giorno gli ivoriani che che ogni giorno entrano in Liberia per sottrarsi alle violenze. Sempre secondo l’Onu, le violenze in Costa d’Avorio hanno causato 247 morti dalla metà di dicembre. Il flusso di profughi dalla Costa d’Avorio sta cominciando a destabilizzare la vicina Liberia, dove gli ivoriani in fuga si sono concentrati in 23 villaggi di frontiera, dove già scarseggiavano viveri, acqua potabile e generi di prima necessità. Nei giorni scorsi i caschi blu hanno subito un due attacchi ad Abidjan da parte dei partigiani fedeli a Gbagbo. Nel primo, tre militari sono rimasti feriti, nel secondo, tre veicoli sono stati dati alle fiamme.  Nel frattempo la situazione diplomatica è allo stallo: Gbagbo non cede di un millimetro nemmeno di fronte alle pressioni internazionali. La delegazione della Cedeao e del primo ministro keniano Odinga, nelle scorse settimane, ha fallito.
Francia. Parigi segue da vicino la crisi ivoriana, ma senza esporsi troppo. La linea dell’Eliseo è molto chiara: l’opzione militare è ben vista. Così Parigi potrebbe appoggiare dal punto di vista dell’intelligence un’azione da parte dei militari della Cedeao. Se per far cedere Gbagbo l’opzione militare sarà scartata, si tenterà la via dell’embargo per “soffocare” finanziariamente ed economicamente l’esecutivo. Ma con quali conseguenze sul Paese e sulla popolazione?
America e Israele. Fonti interne al Dipartimento di Stato Usa dicono che Obama si sarebbe stancato del “tira e molla” di Gbagbo. L’ambasciatore israeliano ad Abidjan, dopo che in passato sosteneva apertamente l’ex presidente, ora fa attenzione a “smarcarsi” dalle tante imprese israeliane che lavorano per il regime nel campo della sicurezza e delle telecomunicazioni.
Libia. Gheddafi da settimane non si pronuncia sulla questione ivoriana. Silenzio sospetto.
Cacao e petrolio. Gli introiti fiscali derivanti dalle due grandi risorse del Paese sono per ora ancora nelle mani del presidente uscente, ma per quanto? Ora, gli esportatori delle due materie prime versano le tasse alla BCEAO, la Banca centrale degli stato dell’Africa dell’ovest, che riconosce Ouattara. Gbagbo privato dell’appoggio finanziario e degli introiti delle tasse su cacao e petrolio potrà resistere al massimo tre o quattro mesi.
Ipotesi militare. Il 4 gennaio Gbagbo ha fatto sfilare i “suoi” militari per Abidjan. Sui circa 60mila soldati dell’esercito può contare su 4mila fedelissimi dei corpi scelti. Che potrebbe dover fronteggiare Gabgbo? Due gli scenari possibili:
1) Le forze d’élite della Cedeao (Comunità economica degli stati dell’ovest dell’Africa) potrebbero puntare a un’”operazione chirurgica” con obbiettivo Gbagbo e il suo entourage, limitando così i rischi di un allargamento del conflitto e quindi una vera e propria guerra civile. Ipotesi gradita a Ouattara.
2) Invio di 3500-4000 uomini della Cedeao, provenienti da 9 paesi, con in testa la Nigeria. Finanziamenti da Unione Europea e Stati Uniti. Inizio operazioni ai primi di febbraio per far cedere Gbagbo. Il rischio: conflitto aperto nel Paese e guerra civile.
Corte penale internazionale.  Il procuratore Luis Moreno-Ocampo continua a tenere d’occhio Gbagbo le sue azioni fin dal 2002. Se il procuratore dovesse accusare il presidente uscente di crimnini di guerra o contro l’umanità, a quel punto la “via di fuga” (amnistia e libertà) proposta a Gbagbo dalla Cedeao (e da lui rifiutata) potrebbe comunque non valere più. * Giampaolo Musumeci – Panorama

 
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14/01/2011 Costa d'Avorio: Ue inasprisce sanzioni contro Laurent Gbagbo

L'Unione europea ha inasprito la pressione su Laurent Gbagbo e suoi suoi più stretti collaboratori in Costa d'Avorio decidendo di congelare i loro beni in Europa, in particolare nel settore del cacao e del petrolio, dopo il divieto della concessione di visti a causa della crisi politica. In totale le sanzioni riguardano 88 persone - fra cui il presidente uscente che rifiuta di cedere il posto al capo dello Stato riconosciuto dalla comunità internazionale, Alassane Ouattara, uscito dall'elezione presidenziale di fine novembre - e undici "entità" economiche, secondo il portavoce del capo della diplomazia europea, Catherine Ashton, Maja Kocijancic. Le sanzioni colpiscono principalmente i settori petrolifero, marittimo, bancario, della filiera del cacao, del caffè e del caucciu naturale, secondo fonti diplomatiche. Tra queste ci sono la Società nazionale di operazioni petrolifere in Costa d'Avorio Petroci, la società ivoriana di raffinazione, i porti di Abidjan e di San Pedro, la Banca nazionale d'investimento, la Banca per il finanziamento dell'agricoltura, Versus Bank, che contribuiscono al finanziamento dell'amministrazione illegittima di Gbagbo. (Fonte Afp) - TMNews

 
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14/01/2011 Costa d'Avorio: Onu: bilancio morti sale a 247, 49 dispersi

Almeno 247 persone sono state uccise nelle violenze scoppiate in Costa d'Avorio dopo le contestate elezioni. Lo riferisce oggi l'ufficio per i Diritti umani dell'Onu. Il precedente bilancio dei morti, stilato solo una settimana fa, parlava di 210 vittime, ha detto in un briefing a Ginevra il portavoce per i diritti umani dell'Onu, Rupert Colville. Altre 49 persone mancano all'appello, 20 delle quali sono scomparse nell'ultima settimana. – Reuters

 
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14/01/2011 Costa d'Avorio: I capi tribù mediano nella crisi?

È ancora alta la tensione in Costa d’Avorio mentre la situazione politica rimane bloccata. Sia il Presidente uscente, Laurent Gbagbo, sia il Presidente eletto, Alassane Ouattara, rimangono fermi nelle loro posizioni. Gbagbo afferma di aver vinto il ballottaggio presidenziale del 27 novembre, mentre Ouattara sostiene di averlo vinto con il 54% dei voti. La maggior parte dei Paesi stranieri ha riconosciuto Ouattara come nuovo Capo dello Stato ivoriano. “Uno spiraglio di dialogo è stato offerto dall’associazione dei capi tradizionali del sud della Costa d’Avorio, che avrebbero affermato, secondo un giornale pro Gbagbo, che i due Presidenti dovrebbero incontrarsi la prossima settimana. La notizia deve però essere confermata ufficialmente” dicono all’Agenzia Fides fonti della Chiesa locale da Abidjan, la capitale amministrativa del Paese. I capi tradizionali sono i leader delle diverse tribù della Costa d’Avorio, hanno un ruolo simbolico ma sono ancora molto ascoltati e rispettati dalla popolazione. “Alcuni di loro hanno preso una posizione nel contrasto tra Gbagbo e Ouattara, ma la maggior parte dei capi tradizionali ha assunto una posizione neutrale nella crisi politica che sta sconvolgendo la Costa d’Avorio” spiegano le fonti di Fides. Il Primo Ministro del Kenya, Raila Odinga, dovrebbe tornare in Costa d’Avorio per un nuovo tentativo di mediazione tra le parti.
Nel frattempo cresce la preoccupazione per gli scontri che si sono registrati nei giorni scorsi ad Abobo, il quartiere di Abidjan controllato dai sostenitori di Ouattara. “Il fatto che negli scontri tra l’esercito, rimasto fedele a Gbagbo, e i sostenitori di Ouattara siano state impiegate da entrambe le parti delle armi pesanti, significa che ad Abobo sono presenti combattenti delle Forze Nuove, il movimento di guerriglia che controlla il nord della Costa d’Avorio, che appoggia Ouattara” spiegano le fonti di Fides. L’ONUCI (la forza dell’ONU in Costa d’Avorio) ha denunciato che “forze civili e militari del campo del Presidente Gbagbo” hanno attaccato alcuni veicoli dell’ONU ad Abidjan. Osservatori internazionali e i sostenitori di Ouattara hanno denunciato la presenza di milizie paramilitari pro Gbagbo che sarebbero responsabili di diverse violenze contro i civili. Secondo l’ONUCI in Costa d’Avorio, da metà dicembre ad oggi, 247 persone sono state uccise a causa della violenza politica. (L.M.) - Ag. Fides

 
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14/01/2011 Mauritania: Marcia contro aumento prezzi prodotti base

La guerra del pane contagia un altro Paese del Maghreb, la Mauritania: migliaia di persone hanno partecipato ieri sera a Nouakchott ad una marcia e un meeting organizzato dal Coordinamento dell'opposizione democratica per protestare contro la violenta impennata dei prezzi dei prodotti di base, in particolare zucchero, olio e latte in polvere. Giovedi mattina, in un quartiere della capitale, decine di studenti hanno animato una manifestazione. Nel tentativo di smorzare sul nascere le rivendicazioni il presidente mauritano Mohamad Ould Abdel Aziz ha chiesto stamane al suo governo "di adottare le misure piu' urgenti per contenere i prezzi delle derrate alimentari, per renderli piu' accessibili alla popolazione sull'insieme del paese", si legge in un comunicato del governo pubblicato al termine di una riunione del consiglio dei ministri dall'agenzia Ami. L'annuncio avviene in concomitanza con i disordini provocati dall'aumento dei prezzi dei prodotti di prima necessità in Algeria, che hanno fatto la settimana scorsa cinque morti e 800 feriti, mentre in Tunisia la protesta cominciata per lottare contro la disoccupazione e' ancora in corso e ha fatto in un mese almeno 66 morti. Secondo Ahmed Ould Daddah, dirigente del principale partito d'opposizione, "nel paese non funziona più nulla, la condizioni di vita sono insostenibili, tra la corruzione il nepotismo, gli sperperi". Il vicepresidente del partito al potere (Unione per la repubblica), Mohamed Yahya Ould Horma, ha accusato l'opposizione di "utilizzare l'argomento dei prezzi per fare propaganda menzognera e a fini politici". - ANSAmed

 
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14/01/2011 Mozambico : Un bilancio della vita della Chiesa nell’anno 2010

La vitalità della Chiesa del Mozambico, senza tacere difficoltà e problemi che essa incontra nella sua vita quotidiana, sono stati rilevati durante l’ultima Assemblea plenaria dell’Episcopato, tenutasi dal 30 novembre al 5 dicembre 2010, che ha preso in esame i rapporti delle Diocesi e delle Commissioni Episcopali sul lavoro pastorale svolto nel corso dell’anno 2010. Nel comunicato finale della riunione, appena giunto all’Agenzia Fides, intitolato “Ravviva il dono di Dio” (cfr 2Tim.1,6), i Vescovi rilevano una serie di aspetti positivi: partecipazione sempre più consapevole e attiva dei fedeli alle celebrazioni liturgiche, alla vita sacramentale, all’esercizio dei diversi ministeri laicali. Ne sono prova le migliaia di battesimi celebrati lungo l’anno in tutte le diocesi e l’aumento dei matrimoni cattolici. Anche l’attività catechistica è intensa e vivace, ed i frutti si vedono nella celebrazione dei battesimi, delle cresime, delle prime Comunioni… L’attività pastorale dei singoli Vescovi è stata caratterizzata principalmente dalle visite pastorali – molto sentite e vissute dalle comunità -, caratterizzate soprattutto dalla catechesi impartita dal Vescovo e dalla celebrazione della Confermazione e in molti casi della Penitenza. “La formazione degli operatori pastorali - sia iniziale che permanente - è una attività dominante nella vita delle diocesi” prosegue il comunicato, evidenziando come alcune diocesi siano anche impegnate nella creazione dei tribunali ecclesiastici e altre stiano celebrando il Sinodo diocesano. Un segno di vitalità è dato anche dalla nascita di nuove parrocchie.
Tra questi segni di speranza non mancano comunque preoccupazioni e difficoltà: in primo luogo la carenza di operatori pastorali preparati ed impegnati per la prima evangelizzazione, che sarebbe ancora più difficile senza la presenza dei missionari, e la povertà della Chiesa, che si traduce nella manzanza di luoghi di culto e di altri mezzi di apostolato. Guardando alla vita sociale, i Vescovi del Mozambico sottolineano l’espandersi della rete scolastica, dei centri sanitari, della rete dell’energia elettrica, e l’impegno dello stato per migliorare le vie di comunicazione, la vita nelle città, i servizi pubblici… Tuttavia ci sono anche aspetti preoccupanti nel paese: alcune zone dominate dalla fame e dalla mancanza di acqua, soprattutto potabile; il basso livello di qualità dell’insegnamento, soprattutto per la scuola secondaria; la deforestazione; malattie come la malaria e l’Aids che nonostante i progressi continuano ad uccidere; l’abbandono delle coltivazioni dei prodotti di largo consumo a favore di quelle ad alto rendimento; il traffico di esseri umani e di organi, denunciato dalla Chiesa già nel 2004; il banditismo; la tendenza che si va affermando verso il mono partitismo...
Nella conclusione del comunicato, rivolto a tutte le comunità cristiane ed a tutte le persone di buona volontà, i Vescovi affermano: “preghiamo il Signore perché nessuno fallisca nella sua vita spirituale e nel suo impegno apostolico, nonostante tutte le difficoltà della vita e della missione di annunciare Gesù Cristo”. (SL) - Ag. Fides

 
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14/01/2011 Nigeria: Jonathan vince le primarie per le presidenziali

L'attuale presidente della Nigeria, Goodluck Jonathan, ha vinto le primarie del People's Democratic Party (Pdp), il partito che monopolizza la vita politica nigeriana sin dal 1999 (anno del passaggio dalla dittatura militare alla democrazia). In questi dodici anni, conditi da tre tornate elettorali e altrettante primarie del Pdp, chi ha vinto la consultazione interna al partito si e' sempre aggiudicato la vittoria alle presidenziali. Jonathan - un cristiano del sud che diventerebbe il primo presidente proveniente dal Delta del Niger, la ricca regione produttrice di petrolio nel sud del Paese - si è imposto facilmente sul principale sfidante, Atiku Abubakar, un musulmano del nord: 2.736 voti contro 805. La terza sfidante, l'outsider unica donna in corsa, Saraj Jubril, ha ottenuto un solo voto. Jonathan - 53 anni, cattolico, una moglie e due figli - sarebbe anche il primo presidente esterno ai tre principali gruppi etnici del Paese, Yoruba, Hausa-Fulani e Igbo.
Il tema dell'alternanza di presidenti tra il Nord musulmano e il Sud cristiano del Paese è stato il tema dominante delle primarie, con un partito diviso e il rischio di tensioni nel Paese. Il Pdp ha una tradizione di alternanza al potere tra nord e sud dopo due mandati, una consuetudine che adesso si e' interrotta. Jonathan, proveniente dal gruppo etnico Ijaw, infatti era vice-presidente della Nigeria e lo scorso 6 maggio ha sostituito nell'incarico il presidente Umaru Yar'Adua, un musulmano del nord, deceduto dopo una lunga malattia. Nonostante Jonathan non fosse neanche da un anno al potere, a cui è arrivato senza essere eletto, un gruppo di leader del Pdp musulmani del nord aveva ipotizzato che i cristiani avessero gia' coperto il loro turno e aveva dunque designato Abubakar come un "candidato di consenso" per opporsi a Jonathan. Ma i sostenitori di Jonathan hanno invece sostenuto che l'alternanza debba considerarsi tra governanti eletti dopo un periodo completo di mandato. - Peacereporter

 
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14/01/2011 Nigeria: Un piedanese d?adozione candidato presidente

 

Un piadenese d’adozione candidato alla presidenza della Repubblica dello Stato più popoloso d’Africa. Si tratta del nigeriano Francis Onabis, classe 1962, residente a Piadena dal 1992, presidente e ‘ceo’ (ossìa chief executive officer, amministratore delegato) della ‘Mattia Holdings Limited’, una compagnia di consulenza nei settori finanziario e del marketing con sede legale a Nicosia (Cipro) e sede operativa a Piadena, e della italiana ‘Stillwater Limited’. Alcune settimane fa Francis ha annunciato ufficialmente la sua candidatura alla presidenza della Repubblica Federale della Nigeria. Le votazioni sono previste il 9 aprile 2011. La notizia è stata rilanciata con risalto da svariati mezzi di comunicazione nigeriani. Uno dei suoi slogan è «Join the dream, support Francis Onabis. The revolution starts with you». E poi: «Ho il sogno di arginare il tasso di criminalità». Un po’ Martin Luther King, un po’ Obama. Nel condannare i recenti attentati indipendentisti ad Abuja, Francis afferma con nettezza che «il voto è molto più importante delle armi, uccidere persone innocenti non porterà il cambiamento che stiamo cercando in Nigeria». «Sebbene io non abbia esperienze politiche, a motivarmi è l’amore per il mio Paese e il desiderio di cambiarlo», ha dichiarato Francis. - CremonaOnline

 
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14/01/2011 R. D. Congo: Studenti in rivolta a Kinshasa

“La situazione non è ancora sotto controllo perché sono segnalati ancora degli scontri” dicono all’Agenzia Fides fonti della Chiesa locale da Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, dove è in atto una rivolta degli studenti dall’Université de Kinshasa (UNIKIN). “La rivolta è scoppiato dopo il ritrovamento del corpo di un universitario, impiccato ad un albero per inscenare un suicidio, ma si è poi scoperto che aveva una pallottola in corpo” spiegano le fonti di Fides che per motivi di sicurezza non desiderano essere citate. “Gli studenti, che denunciano la grave situazione di insicurezza nel campus universitario, hanno reagito in modo violento, bruciando alcune automobile, alcuni uffici dell’università, la residenza del rettore e un edificio in costruzione, di proprietà del Primo Ministro, Adolphe Munito”. “Le forze dell’ordine hanno reagito usando anche armi da fuoco. Secondo alcune fonti almeno due persone sono state uccise da pallottole ‘vaganti’. Altre fonti affermano che il numero di morti oscillerebbe tra gli otto e i dodici. Gli studenti da tempo sono diffidenti nei confronti della polizia perché non garantisce la loro sicurezza. Fino a qualche tempo fa, il campus universitario era dotato di un proprio servizio di sicurezza, formato da guardie disarmate. Dopo l’uccisione di uno studente, questa forza è stata sostituita da poliziotti armati. Gli studenti hanno visto questo fatto come una provocazione ed un aggravamento dell’insicurezza” dicono le nostre fonti. Secondo la stampa congolese, negli incidenti si sarebbero infiltrati alcuni criminali comuni che hanno approfittato del caos per commettere saccheggi. “Al di là dell’aspetto relativo alla sicurezza, la rivolta degli studenti deriva da un disagio profondo, per la mancanza di strutture e per la disorganizzazione dell’università pubblica” concludono le fonti di Fides. (L.M.) - Ag. Fides

 
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14/01/2011 Tunisia: Il presidente Ben Ali ha lasciato il Paese

Il presidente della Repubblica tunisina Ben Ali ha lasciato il Paese e gli succede il presidente del parlamento. Intanto il governo di Tunisi ha annunciato lo stato d'emergenza, il coprifuoco dalle 18 alle 6 del mattino e il divieto di ogni manifestazione. Il governo ha inoltre autorizzato l'esercito e la polizia a sparare su ogni "sospetto" che si rifiuta di obbedire agli ordini. Chiuso anche lo spazio aereo del Paese, mentre l'esercito ha preso il controllo dell'aeroporto della capitale. In precedenza Ben Ali aveva annunciato lo scioglimento del suo governo e aveva convocato elezioni politiche anticipate entro sei mesi. Anche oggi la polizia ha sparato lacrimogeni contro i manifestanti che hanno sfilato a Tunisi chiedendo le dimissioni del presidente. Si è aggravato aggrava il bilancio delle vittime delle proteste che contava già oltre 80 morti: tredici civili sono stati uccisi dalle forze dell'ordine ieri sera nella capitale e nella periferia, dopo il discorso del capo dello stato, che puntava a ridurre le tensioni. Al grido di "Ben Ali vattene", almeno centomila persone sono scese in piazza a Tunisi. Numerosi cortei si sono svolti contemporaneamente in diverse città della provincia. A Sidi Bouzid (sud-ovest) da dove un mese fa era partito il movimento di contestazione, circa 1.500 persone hanno sfilato a grido di "Fuori Ben Ali", mentre a Regueb, una città vicina, 700 persone hanno scandito slogan ostili al capo dello stato. Altri cortei ci sono stati a Kairouan e Gafsa, nel sud-ovest. Ieri, nel suo terzo discorso televisivo, il presidente Ben Ali, al potere dal 1987, aveva promesso di non ricandidarsi nel 2014. Ma questo evidentemente non è bastato alla piazza. Nel suo intervento, dai toni molto più concilianti di quelli precedenti, ha vietato l'uso della forza per reprimere i manifestanti, ha revocato le misure di censura alla stampa e a internet. Ha promesso, infine, la creazione di una commissione indipendente per riformare la legge elettorale in vista del voto del 2014. Ma anche questo non è stato sufficiente. - TMNews

 
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