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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 29/12/2012 Swaziland: Governo smentisce divieto su minigonne |
(28 dic) Il governo dello Swaziland ha negato di aver imposto alcun bando contro chi indossa minigonne, pantaloni a vita bassa e top. Per smentire una notizia circolata nei giorni scorso è servito il portavoce dell’esecutivo Percy Simelane che, intervenuto ieri, ha detto che il governo non ha preso e non intende prendere provvedimenti del genere. Simelane ha ricordato che la sezione 28 della Costituzione protegge la libertà e i diritti delle donne e che non possono essere presi provvedimenti che contraddicono queste libertà. Lo scorso lunedì erano stati i media del piccolo regno dell’Africa australe a riferire che la polizia aveva vietato alle donne di indossare minigonne e altri capi di abbigliamento sostenendo che essi favoriscono gli stupri. Il divieto era stato collegato a una legge di epoca coloniale risalente al 1889 che impone sei mesi di reclusione ai contravventori. - Atlasweb |
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| 27/12/2012 Ciad: Governo autorizza ritorno monsignor Russo a Doba |
E’ stata accolta con “gioia” e come un “segnale che dà conforto” la decisione del governo di N’Djamena di autorizzare il ritorno nella diocesi di Doba di monsignor Michele Russo, espulso lo scorso 12 ottobre. Lo riferisce il quotidiano locale ‘Journal du Tchad’ precisando che la notizia è arrivata attraverso un comunicato letto alla radio nazionale il 24 dicembre, alla vigilia di Natale. Due mesi fa le autorità ciadiane avevano accusato il vescovo della diocesi meridionale di Doba di “svolgere attività incompatibili con il suo statuto”, alludendo a un’omelia pronunciata il 30 settembre con la quale avrebbe invitato la popolazione a sollevarsi contro il governo. Leggendo il testo dell’omelia, però, questa accusa non trova fondamento: monsignor Russo si era limitato a denunciare una mancata redistribuzione delle ricchezze nazionali e in particolare dei proventi del petrolio. Il provvedimento dell’espulsione era stato accolto con “grande sorpresa” e “sdegno” ricorda il giornale locale, ma la Conferenza episcopale del Ciad aveva chiesto ai fedeli di “accettare questa prova nella fede e nella calma” onde evitare tensioni e disordini. Monsignor Russo, comboniano di 67 anni, è da 36 anni missionario in Ciad e da 23 vescovo della diocesi di Doba. Un lungo periodo che gli ha consentito di conoscere molto bene la realtà in cui opera e le dinamiche collegate ai tanti aspetti della vita sociale, economica e politica. - Misna |
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| 27/12/2012 Egitto: Archiviata la Costituzione, Morsi punta all’economia |
Si è congratulato con gli egiziani per aver approvato la nuova Costituzione e ha chiesto a tutti i partiti, inclusa l’opposizione, di unirsi a lui in un dialogo nazionale per affrontare le sfide importanti che attendono l’Egitto a cominciare dall’Economia. Questo, in estrema sintesi, il contenuto dell’atteso discorso televisivo tenuto dal presidente egiziano Mohamed Morsi che, rivolgendosi alla nazione, ha definito l’economia la priorità del suo governo, annunciando altresì la possibilità di un prossimo rimpasto di governo per meglio affrontare la sfida coi mercati. Proprio ieri la moneta egiziana ha fatto registrare il suo punto più basso degli ultimi otto anni negli scambi col dollaro, mentre lunedì l’agenzia statunitense di rating economico Standard & Poor’s ha abbassato il rating egiziano a “B-“. Riguardo alla Costituzione, fortemente contestata da una parte del mondo politico e sociale egiziano, morsi ha definito il 25 gennaio un giorno storico per l’Egitto che può contare su una Costituzione libera che non è stata imposta da nessun occupante, re o presidente. Il presidente egiziano ha poi sottolineato che con l’approvazione della nuova Carta “abbiamo concluso un periodo di transizione che è durato per quasi due anni”. - Atlasweb |
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| 27/12/2012 Egitto: Dal caos politico a quello economico, borsa in picchiata |
Crollo del turismo, aumento della disoccupazione, sfiducia dei mercati. L’Egitto ha una nuova costituzione, ma non ha più un tessuto economico. Il Paese si trova con le riserve di valuta ridotte al minimo. Ieri la borsa egiziana ha perso l’equivalente di circa 300 milioni di euro e gli investiori stranieri fuggono. “Gli operatori finanziari egiziani sono preoccupati – spiega Abdel Kerim El Deki, di professione broker – Ogni giorno siamo testimoni del declino della borsa. Non è la prima volta che assistiamo a questo crollo”. Il prestito da 4,8 miliardi di euro atteso dal Fondo Monetario Internazionale è sospeso fino all’introduzione delle misure di austerity. Chi teme il collasso del sistema bancario svuota i propri conti o compra dollari americani. “Dopo la rivoluzione e il referendum, il turismo ha registrato un calo del 40% – ricorda Aly, un abitante del Cairo – Tutti questi avvenimenti hanno indebolito la moneta. Nel Paese giravano, non so, 6 miliardi di dollari in valuta estera e ora non c‘è nulla. Diminuiscono giorno per giorno”. “Instabili sia sul versante politico che su quello economico – sostiene l’analista Hanan Ramsis – Siamo sull’orlo del baratro”. Standard & Poor’s ha declassato il rating del Cairo a B-. Il Presidente Morsi ha due possibilità: aumentare le tasse e ottenere il prestito internazionale o evitare nuove tensioni di piazza e rischiare la bancarotta. - Euronews |
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| 27/12/2012 Mali: Un generale francese alla guida della missione militare europea |
Sarà il generale francese François Lecointre, di 50 anni, ad essere nominato nelle prossime settimane alla guida della missione di formazione dell’esercito del Mali voluta dall’Unione Europea. L’informazione rivelata in un primo momento dal quotidiano francese Le Figaro è stata confermata ieri all’agenzia francese AFP da una fonte ufficiale anonima, la quale ha anche precisato che i partner europei hanno deciso di affidare alla Francia il coordinamento della missione. Il contingente europeo ha come obiettivo la formazione dell’esercito maliano per consentirgli di riprendere, e mantenere, il controllo delle regioni nord del paese, finite nelle mani di una costellazione di gruppi armati che vanno da formazioni integraliste islamiche internazionali a gruppi di rivendicazione dei diritti Tuareg. La missione europea in Mali sarà composta da 4-500 uomini, la metà dei quali saranno “istruttori”. Il resto del contingente si occuperà della logistica e della sicurezza. Secondo una breve biografia diffusa dai media francesi, il generale François Lecointre, si è diplomato a Saint-Cyr, ha comandato il 3e régiment d’infanterie de marine de Vannes, e, durante questo incarico, è stato in Costa d’Avorio tra la fine del 2006 e l’inizio del 2007. Tra le sue esperienza, il primo conflitto iracheno nel 1991, la contestata Opération Turquoise del 1994 in Rwanda (in pieno genocidio) e ancora Sarajevo nel 1995. Dal 2011, il generale comandava la 9e brigade légère blindée de marine a Poitiers. - Atlasweb |
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| 27/12/2012 Repubblica Centrafricana: Avanzata ribelli: l’Africa centrale si muove, l’appello di Bozizé |
Una delegazione di negoziatori della Comunità economica dei paesi dell’Africa centrale (Ceeac) è arrivata a Bangui: la sua missione consiste nell’avviare un dialogo tra il governo centrafricano e la coalizione ribelle del Seleka, sulla base di modalità ancora tutte da definire. La riferiscono fonti di stampa locale sottolineando che oltre al fronte diplomatico la comunità regionale si starebbe attivando anche su quello militare con un possibile rafforzamento della Forza multinazionale dell’Africa centrale, dispiegata in territorio centrafricano dal 2008 per contribuire al mantenimento della pace in un paese instabile. Venerdì scorso i capi di Stato della Ceeac hanno lanciato un ultimatum ai ribelli, rimasto finora inascoltato: quello di cessare immediatamente le ostilità e ritirarsi “entro una settimana” dai centri conquistati per raggiungere la propria posizione iniziale. Nelle ultime ore la coalizione del Seleka ha invece chiesto alle forze armate centrafricane di “deporre le armi immediatamente”, assicurando, però, che non punterà su Bangui per evitare “una battaglia inutile visto che il presidente François Bozizé ha già perso il controllo del paese”. Eppure i fatti sul terreno segnano un’avanzata della ribellione in direzione della capitale dopo l’ultima conquista, quella di Kaga Bandoro, a 340 chilometri a nord di Bangui. Un’avanzata, ha riferito il Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr), accompagnata da spostamenti di civili “che si muovono in piccoli gruppi per timori di combattimenti e per mettersi al riparo ma finora con poche conseguenze umanitarie né feriti” ha confermato il vice capo del Cicr a Bangui, Arnaud de Baecque. La giornata è stata segnata da un comizio tenuto dal presidente Bozizé al centro della capitale durante il quale ha formalmente chiesto aiuto “ai nostri cugini francesi e agli Stati Uniti, grandi potenze, per fare indietreggiare i ribelli verso le proprie basi iniziali e permettere l’apertura di colloqui a Libreville per risolvere la crisi”. Il discorso, pronunciato in sango, lingua ufficiale in Centrafrica, è stato anche rivolto ai giovani sostenitori del suo partito Kwa Na Kwa già scesi in piazza ieri per protestare contro la “passività” di Parigi. “Non ci lasceremmo fare” ha detto il generale Bozizé, arrivato al potere nel 2003 con un colpo di stato, esortandoli a “difendere la patria” e “sorvegliare la capitale” dopo aver creato dei “comitati di vigilanza”. Il presidente centrafricano ha poi denunciato un “complotto contro la nostra nazione e contro il popolo” orchestrato secondo lui da “paesi e potenze invisibili che si nascondono dietro il Seleka”. Da Parigi il presidente François Hollande ha condannato “il perdurare delle ostilità in Centrafrica da parte dei movimenti ribelli”, invitando le parti coinvolte a risolvere la crisi con il dialogo. Tuttavia l’inquilino dell’Eliseo non ha risposto alla richiesta di aiuto formulata da Bozizé. Ad oggi, secondo i dati ufficiali, ci sono circa 250 militari francesi dispiegati all’aeroporto di Bangui di cui una parte è stata distaccata per garantire la sicurezza dell’ambasciata. I soldati di Parigi sono presenti in Centrafrica nell’ambito della missione ‘Boali’ di sostegno alla Forza multinazionale dell’Africa centrale per contribuire alla “sicurezza generale del paese” e alla “ricostruzione delle forze armate centrafricane” ha precisato il ministero della Difesa francese. Poche ore fa Hollande ha sottolineato che “non siamo presenti per proteggere un regime dall’avanzata dei ribelli ma soltanto per tutelare i nostri concittadini e gli interessi francesi nel paese”. - Misna |
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| 27/12/2012 Repubblica Centrafricana: Rribelli avanzano verso la capitale, situazione sempre più tesa |
Si fa sempre più tesa la situazione a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, considerata sempre più il possibile prossimo obiettivo dei ribelli della coalizione Séléka (che significa ‘alleanza’ in lingua sango, la lingua nazionale). Con la presa di Kaga Bandoro, situata circa 300 chilometri a nord della capitale Bangui, è proseguita anche durante le festività natalizie l’avanzata dei ribelli e, contestualmente, è aumentata la pressione sul governo. Secondo alcune fonti, l’ingresso a Kaga Bandoro – il quarto capoluogo di provincia ad essere ora sotto il controllo ribelle da quando il 10 dicembre hanno dato il via alla loro azione – dei gruppi armati sarebbe avvenuto senza colpo ferire; altre fonti riferiscono invece di brevi scaramucce con qualche esponente delle forze di sicurezza governative che ha tentato di opporre una timida resistenza. Altre fonti ancora, infine, riportavano ieri la notizia della partenza da Sibut (altro importante centro abitato che si trova a metà strada tra Kaga Bandoro e la capitale Bangui) di un numero imprecisato di soldati ciadini, inviato dal presidente del vicino Ciad a difendere il suo omologo Francois Bozizé dall’avanzata ribelle. Anche sul fronte politico le notizie restano confuse. Da un lato, infatti, i ribelli (formati in prevalenza da tre sigle antigovernative differenti, che spesso hanno rilasciato dichiarazioni in contrasto tra loro) continuano a sostenere di non voler marciare sulla capitale e invitano il governo al dialogo, dall’altro le loro azioni sembrano indicare il contrario. Nelle ultime ore poi i rivoltosi hanno diffuso un messaggio nel quale chiedono al presidente Bozizé di deporre le armi. Il governo, che ha visto alcuni dei suoi esponenti chiedere l’apertura di un confronto con la ribellione, ha tenuto una serie di riunioni dell’apparato di sicurezza per tentare di far fronte sul campo all’avanzata. Parallelamente, Bozizé avrebbe chiesto il sostegno militare della Francia e di altri paesi africani, ricevendo, come parziale risposta, l’annuncio dell’invio di rinforzi della Forza multinazionale dell’Africa Centrale (Fomac) che dovrebbero garantire la sicurezza della capitale. Questa forza multinazionale (composta da soldati provenienti dal Gabon, dalla Repubblica democratica del Congo, Ciad e Camerun) era stata dispiegata nel 2008 con compiti di consolidamento della pace, in un paese ciclicamente colpito da ribellioni e guerra civile e aveva iniziato nei mesi scorsi il suo progressivo sganciamento dal paese in vista del ritiro completo previsto per il 31 dicembre 2013. La tensione a Bangui, fanno sapere fonti locali, intanto continua a crescere e circolano voci secondo le quali il presidente avrebbe fatto partire la sua famiglia dalla città con destinazione Kigali, in Rwanda. Nella notte Nazioni Unite e Stati Uniti hanno annunciato di aver ordinato la partenza dalla Repubblica Centrafricana di tutto il personale giudicato non indispensabile e delle loro famiglie in vista di una possibile avanzata dei ribelli sulla capitale. Anche la Francia ha rinforzato il proprio dispositivo di sicurezza nella capitale, dopo che ieri di fronte alla sede diplomatica francese alcuni gruppi di giovani hanno inscenato manifestazioni di protesta per il mancato sostegno militare francese al governo, dando fuoco ad alcuni copertoni e lanciando sassi in direzione dell’ambasciata, costringendo la polizia a intervenire per riportare la calma. - Atlasweb |
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