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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 08/10/2012 Africa: Nonostante la recessione l’economia dell’Africa sub-sahariana cresce ancora |
L’economia della regione sub-sahariana è cresciuta nel 2012 tanto quanto era già cresciuta l’anno precedente, nonostante la crisi del debito in Europa, il rallentamento della domanda cinese e l’impennata dei prezzi dei prodotti alimentari stimata dalle Nazioni Unite. A sottolinearlo è la Banca mondiale in un rapporto trimestrale intitolato ‘Africa’s Pulse‘, secondo il quale “la crescita in Africa sub-sahariana prosegue in gran parte come previsto”. Nel 2012 la stima per la regione è di un aumento del 4,8%, praticamente senza modifiche rispetto al 4,9% dell’anno precedente. Se poi si esclude il Sudafrica, che per volume rappresenta l’economia più importante del continente ma è colpita nelle ultime settimane da una serie di scioperi che si sono estesi ai più vari settori, la crescita dei paesi dell’Africa sub-sahariana è prevista in un più 6%, il che la rende la regione più in rapida crescita. Secondo la Banca mondiale, un terzo dei paesi dell’Africa registrano una crescita economica superiore al 6% grazie soprattutto ad una serie di recenti scoperte che hanno contribuito ad aumentare le esportazioni di minerali. Tra i paesi che emergono nel rapporto Africa’s Pulse, la Sierra Leone la cui crescita economica nel 2012 è stimata in un più 25% grazie alla ripresa della produzione di minerali di ferro. Complessivamente nel primo trimestre dell’anno, le esportazioni dalla regione hanno conosciuto un aumento del 32% rispetto alla contrazione dell’11% registrata nello stesso periodo dell’anno precedente. Presentando il rapporto, il vice-direttore per l’Africa della Banca mondiale, Makhtar Diop, ha detto che “un importante del dinamismo dell’Africa è che l’interesse degli investitori nella regione resta molto alto, come dimostra l’afflusso di 31 miliardi di dollari d’investimenti stranieri diretti previsti per quest’anno malgrado le difficili condizioni economiche mondiali”. Nel rapporto si evidenzia però che il robusto tasso di crescita resta comunque vulnerabile alla situazione global e che “la recente impennata dei prezzi dei prodotti alimentari e dei cereali può colpire duramente le popolazioni del continente, in particolare nella regione del Sahel”. * Michele Vollaro - Atlasweb |
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| 08/10/2012 Costa d'Avorio: Riaperti confini con Ghana, “scomode” rivelazioni su violenze |
Hanno riaperto dalle sette (ora locale) i confini terrestri e marittimi con il Ghana, rimasti chiusi dal 21 settembre in seguito a un’ondata di violenti attacchi contro la postazione di Noé, circa 170 chilometri a est di Abidjan, la capitale economica. Il traffico aereo era invece tornato regolare sin dal 24 settembre. “I due paesi fratelli hanno rafforzato il proprio dispositivo di sicurezza lungo il confine comune per impedire eventuali nuove incursioni. Il presidente Ouattara e il suo omologo ghanese John Dramani Mahama sono rimasti in contatto permanente” ha dichiarato il ministro della Difesa Paul Koffi Koffi, in un suo intervento sull’emittente pubblica ‘Rti’. Secondo il governo ivoriano gli assalti contro la postazione di Noé, nei quali cinque aggressori sono rimasti uccisi, sono da attribuire a uomini legati all’ex presidente Laurent Gbagbo rifugiatisi in Ghana alla fine delle crisi elettorale, nell’aprile 2011, e intenzionati a destabilizzare il paese. La prolungata chiusura dei confini ha avuto pesanti ripercussioni sugli intensi scambi commerciali bilaterali, in particolare per gli ivoriani e i ghanesi residenti in prossimità di una porosa linea di confine lunga 700 chilometri. Tuttavia la piena riapertura dei confini e la collaborazione bilaterale sul fronte della sicurezza non risolvono completamente i motivi di tensione diplomatica tra Abidjan e Accra. Giovedì la giustizia del Ghana dovrà pronunciarsi sul mandato di cattura internazionale che riguarda Juste Koné Katinan, portavoce in esilio di Gbagbo di cui la Costa d’Avorio ha chiesto l’estradizione. In un primo momento è stato incriminato da un tribunale di Accra per “crimini economici” ma godendo dello statuto di rifugiato non poteva essere estradato. La sua situazione giudiziaria è poi cambiata il 1° ottobre: Katinan è stato incriminato per cospirazione e per un doppio omicidio, quello di un negoziante, il 37enne Diabate Drissa, e di un anziano lavoratore, Kamagate Sedou, uccisi il 25 marzo 2011 a Port Bouet, periferia sud di Abidjan. La prossima udienza del terzo procedimento a suo carico è prevista il 16 ottobre. Ma nelle ultime ore motivo di tensioni interne e regionali è invece un presunto rapporto confidenziale stilato da esperti Onu di cui l’emittente francese ‘Rfi’ ha diffuso stralci sulla base di una fuga di notizie. Dal documento di 26 pagine emergerebbe che le autorità ivoriane hanno comprato armi nonostante l’embargo vigente, esponendo Abidjan a possibili sanzioni del Consiglio di sicurezza. D’altra parte, però, la responsabilità dell’insicurezza persistente viene attribuita ad alcuni sostenitori di Gbagbo che godrebbero del sostegno del capitano Amadou Haya Sanogo – leader della giunta militare all’origine di un colpo di Stato in Mali lo scorso 22 marzo – e del movimento armato islamico Ansar Al Din che controlla il Nord del Mali. “Rivelazioni scomode un po’ per tutti” hanno sottolineato alcuni analisti locali, avvertendo che “se fossero confermate a giovarne sarebbero soltanto i veri nemici della pace e della difficile riconciliazione nazionale” in corso in Costa d’Avorio. - Misna |
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| 08/10/2012 Egitto: Incidente ad agenti sul Sinai, 21 mort |
Ventuno agenti della sicurezza centrale egiziana sono morti a causa di un incidente ad un camion da trasporto a bordo del quale 45 di loro stavano raggiungendo un'area del confine tra Egitto ed Israele dove sono in corso da mesi scontri con jihadisti. Ne ha dato notizia, con un comunicato il ministero dell'Interno egiziano, senza far alcun riferimento alle notizie diffuse da catene tv internazionali e siti web anche israeliani, secondo le quali si sarebbe trattato di un attacco ai poliziotti da parte di jihadisti, con razzi lanciagranate. Nell'incidente, provocato secondo il ministero dalla perdita del controllo del mezzo da parte dell'autista, altri 24 poliziotti sono rimasti feriti, alcuni in modo grave, e sono ora ricoverati in ospedale. Fonti giornalistiche hanno anche ipotizzato che le informazioni dell'eventuale attentato potrebbero essere nate dalla coincidenza dell'incidente con uno scambio di colpi d'arma da fuoco, sempre nel nord del Sinai, a El Arish, tra due banditi che tentavano di rubare soldi da un furgone postale, e i due poliziotti della scorta. Nello scontro, sono morti un poliziotto ed uno dei presunti rapinatori. - Swissinfo |
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| 08/10/2012 Liberia: Fallita la lotta alla corruzione, critiche dalla Nobel Gbowee |
Ha rassegnato le sue dimissioni dalla ‘Commissione di riconciliazione nazionale’ l’attivista Leymah Gbowee, co-vincitrice assieme al presidente Ellen Johnson Sirleaf del premio Nobel della pace 2011. Una decisione ha spiegato la Gbowee – a Parigi per presentare la pubblicazione in francese del suo libro ‘La nostra forza è infinita’ – dettata dall’ “assenza di progresso nella lotta alla corruzione e al nepotismo” di cui la Sirleaf aveva fatto uno slogan di campagna elettorale, che nel novembre 2011 ha portato alla sua riconferma alla guida della Liberia per un secondo mandato. “Abbiamo lavorato sodo per la pace eppure oggi che cosa è cambiato?” si è chiesta l’attivista per la pace e i diritti umani, denunciando il fatto che “i figli del presidente fanno parte dei consigli di amministrazione delle società petrolifere e uno di loro è vice governatore della banca centrale”. La Gbowee ha anche riferito della “delusione della gente per l’assenza di moralità” nel paese e sottolineato “il fossato sempre maggiore tra i ricchi e i poveri” a nove anni dalla fine della guerra civile. Combattuto tra il 1989 e il 2003 il conflitto liberiano è costato la vita a circa 150.000 persone (250.000 secondo alcune fonti) ma molte delle violenze commesse da signori di guerra sono rimaste impunite. Ai tempi del sodalizio tra la Sirleaf – prima presidente eletta in Africa – e la Gbowee, l’assegnazione del Nobel alle due donne nell’ottobre 2011 era stata accolta come “una ricompensa e una gioia immensa per tutto quello che i liberiani hanno passato negli anni di guerra civile, per tutti gli sforzi di riconciliazione messi in atto finora” aveva detto alla MISNA monsignor Anthony Fallah Borwah, vescovo di Gbarnga, nel nordest della Liberia. La Sirleaf, allora candidata per un secondo mandato presidenziale, veniva considerata come “un’artefice della stabilità e una garante per il mantenimento della pace” oltre che un’attiva promotrice della “libertà di espressione”. La Gbowee è una figura molto popolare, “una sorella per me e per molti liberiani, nota da tutti per il suo impegno a favore della pace” aveva aggiunto monsignor Borwah, ex direttore dell’emittente cattolica di Monrovia Radio Veritas, sottolineando che “anche se siamo sulla strada giusta il processo di pace sarà ancora lungo e difficile. Non si chiudono ferite di una guerra in poco tempo”. - Misna |
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| 08/10/2012 Libia: Bocciato anche secondo governo, premier Abu Shagur rimosso |
È Stato nuovamente respinta dal parlamento, domenica, la nuova lista dei ministri presentata dal primo ministro eletto Mustafa Abushagur (o Abu Shagur), già respinta una prima volta dal congresso nazionale libico giovedì scorso. Come conseguenza dell’ennesima bocciatura, il premier è stato costretto alle dimissioni e ora il Congresso avrà tre o quattro settimane per eleggere un nuovo primo ministro di tempo. Dopo la bocciatura subita dalla prima lista dei ministri presentata, accusata di aver dato troppo spazio ad alcune zone del paese a discapito di altre, ieri il premier libico aveva presentato un “governo d’emergenza” con soli 10 ministri, scelti in base al merito e alle capacità tecniche e non alle appartenenze etniche o politiche, invitando il Congresso ad assumersi le proprie responsabilità e avallare un governo “senza regionalismi” per guidare il paese in un momento così storico e delicato. La risposta è stata il no di 125 membri del congresso a fronte dei 44 si e dei 17 astenuti. - Atlasweb |
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| 08/10/2012 Libia: Nuovi scontri a Bani Walid, feriti |
Nuovi scontri oggi in Libia tra le forze filo-governative e i combattenti di Bani Walid, la roccaforte degli ex fedelissimi di Muammar Gheddafi. Lo riferisce la stampa locale, che parla di almeno tre feriti. Bani Walid, che si staglia su un altopiano a sudest di Tripoli, è circondata da giorni dalle milizie delle Brigate: i soldati vogliono vendicare la morte di Omran Shaban, il giovane ribelle che aveva individuato Gheddafi a Sirte e che è morto in Francia per le torture subite proprio a Bani Walid. - Swissinfo |
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| 08/10/2012 Mali: Nuova prova di dialogo con ribelli tuareg |
Mentre il Consiglio di sicurezza dell’Onu è chiamato a pronunciarsi su un possibile intervento militare regionale nel Nord del Mali, nel fine settimana il presidente burkinabé Blaise Compaoré, mediatore per conto della Comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale (Cedeao/Ecowas), ha nuovamente incontrato i ribelli tuareg del Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad (Mnla). “Rivendichiamo il nostro diritto all’autodeterminazione che non vuol dire secessione. E’ il diritto alla vita, alla sanità, all’istruzione e all’espressione. Sono tutti diritti essenziali” ha dichiarato al termine del colloquio Ibrahim Ag Mohamed Assaleh, capo della delegazione tuareg e membro del Consiglio nazionale di transizione dell’Azawad (governo provvisorio regionale), assicurando che “dopo mesi di lavoro la nostra piattaforma politica ha formulato aspirazioni chiare e precise per risolvere politicamente la crisi che ci oppone al Mali da 52 anni”. Il capo delegazione dell’Mnla si è anche detto “pronto a discutere con Bamako per identificare le cause profondi della crisi del Nord”. Per i capi di Stato dell’Africa occidentale si tratta di un primo risultato “concreto” e in tempi brevi chiederanno al governo di transizione maliano la creazione di una ‘Struttura nazionale’ incaricata della promozione di un “dialogo inclusivo” con i movimenti che da sei mesi hanno preso il controllo delle regioni settentrionali. Il ministro degli Esteri burkinabé, Dijbrill Bassolé, ha però ribadito che “condizione preliminare all’apertura del dialogo è il rispetto dell’integrità territoriale del Mali”, ma anche una “presa di distanze dall’estremismo e dal terrorismo”. La ribellione tuareg, indipendentista e laica, è passata all’offensiva dallo scorso gennaio con l’obiettivo di ottenere la secessione dell’Azawad, ma molto presto è stata costretta a cedere il passo a gruppi armati islamici che esercitano ormai il proprio dominio sui tre capoluoghi settentrionali – Gao, Kidal, Timbuctù – dove hanno imposto la sharia; a settembre hanno anche conquistato la città di Douentza, al confine con le regioni meridionali. A giugno Compaoré ha incontrato rappresentanti di Ansar Al Din, uno dei gruppi islamici alleati con Al Qaida nel Maghreb islamico (Aqmi). Da mesi le autorità maliane ma anche i paesi dell’Africa occidentale e la comunità internazionale sono divisi sulla strategia da attuare per risolvere la crisi del Nord. A Bamako il presidente Traoré sembra più propenso al dialogo rispetto al primo ministro Cheick Modibo Diarra. Nella Cedeao il Burkina Faso è il paese che preme di più per una soluzione negoziata. Sulla stessa linea sono anche Algeria, Mauritania e Stati Uniti. Altre nazioni, come il Senegal, sono prudenti, mentre la Francia e l’Organizzazione dei paesi francofoni (Oif) sono molto attivi a livello diplomatico per far adottare una risoluzione Onu che autorizzi l’intervento armato della ‘Micéma’, missione della Cedeao formata da 3300 uomini. Intanto nella capitale del Mali il capitano Amadou Haya Sanogo, guida dell’ex giunta militare responsabile del colpo di Stato del 22 marzo, è stato nominato presidente di un apposito comitato di riforma dell’esercito nazionale, chiamato a essere in prima fila nel caso di una risposta armata alla crisi. Pur avendo riconsegnato il potere ai civili lo scorso aprile, Sanogo e i suoi uomini esercitano ancora una certa influenza sul corso della transizione politica. A Timbuctù, occupata dagli islamici, le donne hanno improvvisato una marcia di protesta per dire “no all’applicazione della sharia” e denunciare “arresti arbitrari e stupri ai danni delle ragazze e donne” del Nord. - Misna |
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| 08/10/2012 Mozambico
: Rimosso premier, a suo posto governatore Vaquina |
Il presidente del Mozambico Armando Guebuza ha annunciato oggi la rimozione del primo ministro Aires Ali, che sarà rimpiazzato da Alberto Vaquina, governatore della provincia di Tete (nord-ovest), molto ricca di carbone. Lo rende noto un comunicato della presidenza. Vaquina ha studiato medicina in Portogallo ed è originario del nord del Madagascar. Delle regioni settentrionali del Paese è anche il nuovo ministro del Turismo, Carvalho Muaria che anche lui entra nell'ufficio politico del partito del Frelimo. Il rimpasto governativo annunciato oggi riguarda in tutto cinque ministeri, tra cui quello dell'Educazione, dove Zeferino Martins è stato sostituito da Augusto Luis. Il ministro del Turismo uscente, Fernando Junior, è passato allo Sport e alla Gioventù, mentre anche quattro province (Sofala, Tete, Zambezia e Nampula) hanno cambiato i loro governatori. L'ultimo rimpasto governativo di una certa importanza risale a settembre del 2010, dopo gli scontri provocati dall'aumento dei prezzi dei generi alimentari, nei quali persero la vita almeno 14 persone. - Swissinfo |
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| 08/10/2012 Nigeria: Testimoni; esercito spara su civili, diversi morti |
Soldati nigeriani hanno "aperto oggi il fuoco alla cieca" per le strade di Maiduguri nel nord-est del Paese, qualche ora dopo l'esplosione di una bomba contro un pattugliamento di militari. Nella sparatoria sono rimaste uccise diverse persone, secondo alcuni testimoni. "I soldati sono arrivati subito dopo l'esplosione. All'inizio hanno molestato i civili ma poi hanno aperto il fuoco uccidendoli", ha raccontato un abitante di Maiduguri, che ha parlato di una trentina di morti. Un'altra fonte locale ha riferito che i "soldati hanno sparato su tutto ciò che stava di fronte a loro", ma non è stata in grado di dire quante siano state le vittime. Qualche ora prima della sparatoria, una bomba era stata fatta esplodere contro una convoglio militare ferendo due soldati, mentre alcuni testimoni avevano raccontato di avere visto sei cadaveri. - Swissinfo |
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| 08/10/2012 Nigeria: Soldati uccidono 30 membri setta islamista Boko Haram |
I soldati nigeriani hanno ucciso trenta sospetti membri della setta islamica Boko Haram, compreso uno stretto collaboratore del leader del gruppo, dopo un'aspra battaglia nello stato nordorientale di Yobe. Lo ha annunciato un portavoce dell'esercito. "Circa trenta sospetti terroristi di Boko Haram sono stati uccisi nella battaglia, durata diverse ore", ha detto in un comunicato Eli Lazarus, portavoce dell'esercito. "Nella battaglia, il noto Bakaka, comandante di campo di Boko Haram e stretto collaboratore di Abubakar Shekau, è stato ucciso", ha aggiunto. Il capo della polizia dello stato di Yobe, Patrick Egbuniwe, ha riferito che in precedenza le truppe avevano ucciso quattro sospetti membri della setta islamista, a seguito di un raid nel loro covo a Kandahar. I fondamentalisti islamici sono ritenuti responsabili degli oltre 1.400 morti - dal 2010 - nella loro guerriglia nel nord e nel centro della Nigeria. - TMNews |
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