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21/10/2012 R. D. Congo: Tre padri assunzionisti rapiti nella regione del Nord Kivu

Tre padri assunzionisti sono stati rapiti ieri sera nel nord della regione di Kivu, nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Padre Jean-Pierre Ndulani, Anselme Wasikundi e Edmond Bamutute, questi i loro nomi, sono stati prelevati intorno alle 21 da sconosciuti dalla comunità sacerdotale della parrocchia di Notre Dame des Pauvres di Mbau, a 22 km a nord della città di Beni. A darne notizia è il Segretario della Commissione per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale congolese (Cenco). Finora non si conosce l’identità dei rapitori il luogo in cui sono stati portati i tre sacerdoti. (A cura di padre J.P. Bodjoko) - Radio Vaticana

 
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19/10/2012 Africa: Sempre più telecomunicazioni, verso un mercato di massa

 

Il settore delle telecomunicazioni in Africa è passato dall’essere un mercato ad alto potenziale alla fase di alta crescita, secondo un rapporto diffuso dalla società internazionale di revisione di bilancio, advisory e consulenza legale e fiscale PricewaterhouseCoopers (Pwc). Nel rapporto intitolato ‘Communications review, telecoms in Africa: innovating and Inspiring’ (Revisione delle comunicazioni e delle telecomunicazioni in Africa: innovare e ispirare), la Pwc sottolinea come il continente abbia ormai superato la linea per essere considerato in via di sviluppo e si determini come un mercato di massa per quanto riguarda i servizi telefonici e di comunicazione mobile. Nonostante siano già più di 500 milioni i sottoscrittori di abbonamenti alla rete mobile, il mercato africano delle telecomunicazioni resta tuttavia ancora ampiamente sottosfruttato. Mentre la penetrazione delle linee telefoniche fisse continua ad essere inferiore al 10% con nessuna indicazione di una prossima crescita, il mercato mobile continua a vedere una costante crescita delle sottoscrizioni, aumentate da 16 milioni nel 2000 alle oltre 500 milioni quest’anno. “Con miliardi di dollari di investimenti internazionali nel settore e un numero di abbonati in costante crescita in tutto il continentesi legge nel rapportoil mercato delle telecomunicazioni in Africa ha raggiunto il punto di flesso per essere considerato maturo e ad alta crescita”. Secondo i dati diffusi da Pwc, ogni dieci punti percentuali di aumento delle penetrazione dei telefoni cellulari equivalgono ad un aumento dello 0,6% della crescita economica in ciascun paese del continente. L’Africa si è dimostrata inoltra un “laboratorio globale” grazie allo sviluppo di applicazioni innovative per l’industria finanziaria e i settori del commercio, dell’agricoltura, della sanità e dell’istruzione.* Michele Vollaro - Atlasweb

 
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19/10/2012 Egitto: El-Katatny nuovo leader di partito Fratelli musulmani

 

Il Partito libertà e giustizia, l'ala politica dei Fratelli musulmani, ha eletto l'ex presidente del Parlamento Saad el-Katatny come suo nuovo leader. El-Katatny sostituisce l'attuale presidente Mohammed Morsi, dimessosi dall'incarico in seguito alla vittoria nelle elezioni dello scorso giugno. La commissione elettorale del partito ha fatto sapere che el-Katatny ha ottenuto 581 voti, sconfiggendo il vice segretario Essam el-Erian, a cui sono andate 283 preferenze. Il nuovo leader ha assicurato che rispetterà l'idea di costruzione di uno Stato basato sui principi dell'islam. El-Katatny era considerato il favorito per l'incarico a causa degli stretti legami con la leadership del partito. I Fratelli musulmani, al bando ai tempi del regime di Hosni Mubarak, sono diventati il più forte movimento politico in Egitto dopo la rivolta dell'anno scorso. Hanno conquistato la maggior parte dei seggi al Parlamento e il loro candidato, Morsi, è diventato presidente. - LaPresse/AP

 
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19/10/2012 Lesotho: Emergenza nei villaggi, serve il pane del Sudafrica

 

 “Nei villaggi il governo non distribuisce più nulla perché ha finito anche l’olio” dice alla MISNA Alina Mohape, la cooperante salesiana che dirige la Saint Boniface High School. I suoi ragazzi sperano nell’aiuto del mondo: in Lesotho, una piccola monarchia abbarbicata alle montagne, il raccolto è stato il peggiore degli ultimi dieci anni. Secondo l’Ufficio dell’Onu per il coordinamento dell’assistenza umanitaria (Ocha), ogni giorno rischiano di non aver da mangiare a sufficienza 725.000 abitanti su un milione e 795.000. Tradotti, i dati vogliono dire che ha bisogno di aiuto quasi una persona su due. Secondo Alina, che vive e lavora a Maputsoe, la seconda città del Lesotho, “i raccolti di granturco di giugno e luglio sono stati rovinati dalle piogge straordinarie dei mesi precedenti”. Gli ex oppositori al governo dalle elezioni legislative di maggio ce l’hanno messa tutta. Poi però le scorte sono finite e ora è chiaro che l’unica speranza è la solidarietà internazionale. Secondo Ocha, servono subito almeno 30 milioni di dollari. Molti sperano nel Sudafrica, la potenza economica dell’area sub-sahariana che circonda completamente il territorio del Lesotho. Dopo aver ricevuto a Pretoria il primo ministro Tom Thabane, ieri il presidente Jacob Zuma ha promesso aiuti immediati e in prospettiva un rafforzamento della cooperazione bilaterale. - Misna

 
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19/10/2012 Libia: Un anno dopo Gheddafi: democrazia e petrolio

“Il 20 ottobre dello scorso anno moriva nella sua Sirte Muammar Gheddafi. Da allora la Libia è impegnata in un processo di affermazione della democrazia, procede su un piano inclinato e in salita. Ma, appunto, va avanti”. Farid Adly, giornalista e saggista, libico di Bengasi da anni in Italia e autore de “La rivoluzione libica”, promuove questo primo anno senza il colonnello e promuove anche la rivoluzione e i risultati conseguiti. “Questo non significa che la strada da fare non sia lungaaggiunge – ma i risultati positivi sono sotto gli occhi di tutti: in Libia si sono tenute elezioni regolari e il trasferimento di potere dal Consiglio nazionale di transizione alle nuove istituzioni è andato avanti senza significativi problemi. Positiva è stata poi la vittoria delle forze politiche progressiste che hanno battuto i Fratelli musulmani. Le elezioni hanno anche politicamente cancellato i gruppi salafiti. Il paese è uscito fuori unito e consapevole che il futuro dipende in larga misura dal petrolio e da due fattori: coesione nazionale e stabilità”. Secondo le stime più recenti, la Libia è riuscita a tornare ai livelli di produzione di petrolio del periodo ante-guerra già lo scorso maggio. Un fatto reso possibile dalla relativa stabilità che i nuovi governanti libici sono comunque riusciti a recuperare. Per il 2012, il Fondo monetario internazionale prevede una crescita del prodotto interno lordo del 116,2%, ma secondo Adly non bisogna minimizzare quanto sta avvenendo in questi giorni a Bani Walid e quanto è avvenuto nel corso dell’anno in altre zone del paese: “Ad emergere sono state problematiche serie che vanno ben oltre l’epoca gheddafiana e nel caso della rivalità tra Bani Walid e Misurata risalgono al periodo coloniale italiano”. C’è però da sottolineare, dice ancora l’interlocutore della MISNA, la volontà da parte del governo di affrontare questioni spinose come quella di Bani Walid cercando innanzitutto di trattare e di evitare azioni che possano alimentare lo scontro. “Far progredire il processo democratico, rispondendo all’azione di esponenti del regime tuttora attivi e sfruttando il volano del petrolio”: queste sono in conclusione secondo Adly le linee guida che il governo del nuovo primo ministro Ali Zidan dovrà seguire per traghettare il paese in questa fase di transizione. - Misna

 
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19/10/2012 Libia: Gheddafi e le sue Amazzoni

 

A un anno dalla morte del dittatore, mentre la Libia tnta a fatica di riappropriarsi di un avvenire, vengono a galla i segreti dei suoi trascorsi, in politica, negli affari e, adesso, anche i piu’ sconcertanti relativi al suo rapporto malato e vioento con le donne. Cinque delle Amazzoni del Rais, la sua guardia personale, hanno testimoniato di aver subito violenza da lui, dai figli e da alti ufficiali. I leader europei che a quei tempi lo ricevevano in pompa magna erano al corrente? sapevano che quest’uomo era un predatore, che in occasione di visite ufficiali cercava perverse avventure? Nel 2009 è a Roma. Davanti a 700 donne d’affari consegna la sua verità sull’emancipazione: “La donna europea è emancipata ma non per una sua libera scelta. Piuttosto lo è diventata a forza, spinta dalla necessità”. L’uditorio protesta ma Gheddafi è l’anche l’amico del Presidente del Consiglio Berlusconi cui, tra l’altro, avrebbe insegnato il famoso “Bunga Bunga” Ancora provocazioni, sempre a Roma. 200 ragazze sono reclutate da un’agenzia di modelle. A loro promette un futuro brillante in Libia a condizione che abbiano letto il Corano. Se la regola era il silenzio con l’inizio della rivoluzione le lingue cominciano a sciogliersi. Come dimenticare la donna che nel marzo del 2011 si precipita in un albergo di reporter stranieri e grida mondo di essere stata violentata dalle milizie di Gheddafi? Qualche mese dopo- Gheddafi è già morto- le libiche in strada chiedono al nuovo Governo un sostegno alle donne violate nei giorni della rivoluzione dai soldati del colonnello. Un dossier che raccoglie queste testimonianze è stato trasmesso al Tribunale penale internazionale dell’Aja. Barbaramente ucciso nell’ottobre 2011, il colonnello che terrorizzava il suo popolo ha pagato cosi’ la crudelta dei suoi quattro decenni di regime? Quante sono state le sue vittime, ci si chiede adesso, se qualcuna parla, la maggior parte tace, per timore o vergogna. - Euronews

 
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19/10/2012 Libia: Avvocato Aisha Gheddafi: Processare responsabili di morte raìs I

Libia,

Avvocato Aisha Gheddafi: Processare responsabili di morte raìs

I responsabili dell'uccisione di Muammar Gheddafi dovrebbero essere portati davanti alla giustizia. Lo ha detto Nick Kaufman, l'avvocato israeliano della figlia dell'ex raìs, Aisha. Il legale, che nel passato ha rappresentato alcune figure controverse, è stato ingaggiato dalla donna l'anno scorso. Kaufman ha inoltre accusato le autorità libiche di non essere in grado di garantire un processo giusto al figlio di Gheddafi, Saif al-Islam, arrestato un mese dopo la morte del padre il 20 ottobre del 2011. La Corte penale internazionale, che ha formulato nei confronti di Saif al-Islam accuse di crimini contro l'umanità, non ha ancora deciso dove l'uomo sarà processato. - LaPresse/AP

http://www.lapresse.it/mondo/africa/libia-avvocato-aisha-gheddafi-processare-responsabili-di-morte-

 
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19/10/2012 Mali: Bamako chiede intervento urgente al nord, sostegno unanime

 “Siamo impegnati in una corsa contro il tempo. Non possiamo perdere nemmeno un secondo. E’ urgente intervenire al Nord”: è chiaro e diretto l’appello che il presidente ad interim Dioncounda Traoré ha rivolto ai paesi dell’Africa occidentale, ai dirigenti dell’Unione Africana e ai partner della comunità internazionale riuniti a Bamako per valutare i termini di un intervento militare nelle regioni settentrionali occupate da gruppi armati islamici e tuareg. Traoré ha poi assicurato la “piena collaborazione delle autorità maliane, che faranno la loro parte” e ha ringraziato per “il sostegno e la solidarietà concretamente dimostrati nei confronti del nostro paese, il Mali, che non si è mai sentito solo”. L’appello è stato subito accolto dall’Onu e dall’Unione Africana che hanno deciso di aprire rappresentanze permanenti a Bamako per coordinare le rispettive azioni tese a restaurare l’unità territoriale del paese. A confermare il pieno sostegno alle autorità maliane sono stati il vice segretario dell’Onu Jan Eliasson e il neo presidente della Commissione Ua, la sudafricana Nkosazana Dlamini-Zuma. Da Bruxelles è anche arrivato un sostegno formale dai capo di Stato e di governo dell’Unione Europea che si sono impegnati a “aiutare il Mali a riprendere il controllo del Nord occupato dagli islamici armati, a ristabilire uno Stato di diritto e un governo pienamente democratico che eserciti la sua autorità su tutto il territorio nazionale”. I dirigenti europei hanno annunciato una “prossima missione di addestramento dell’esercito maliano” e soprattutto una “graduale ripresa della cooperazione allo sviluppo”, sospesa dopo il colpo di Stato militare che lo scorso 22 marzo ha estromesso l’allora presidente Amadou Toumani Touré. Una settimana fa il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato una risoluzione, la numero 2071, che stabilisce un termine di 45 giorni perché i paesi della Comunità economica dell’Africa occidentale (Cedeao/Ecowas) precisino i piani in vista di un intervento militare nel nord. Sulla carta è previsto il dispiegamento di una missione regionale di 3000 uomini (Micéma) sostenuta dalle Nazioni Unite e con l’appoggio logistico di nazioni occidentali, tra cui Francia e Stati Uniti. A questo punto devono essere definite le missioni di questa forza e la sua composizione. - Misna

 
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19/10/2012 Nigeria: Nuovo attacco contro una chiesa

 

Nuovo attacco contro la comunità cristiana nel nord della Nigeria a maggioranza islamica. Mercoledì notte una bomba è esplosa contro una chiesa evangelica di Zango, nello Stato federale di Bauchi, senza provocare morti o feriti. "Abbiamo già iniziato delle indagini per catturare i colpevoli di questo atto intimidatorio", ha detto ai media locali Mohammed Ladan, capo della polizia della regione. Finora non ci sono state rivendicazioni. Gli ultimi attacchi sono stati compiuti dalla setta integralista musulmana Boko Haram. Sempre nello Stato federale di Bauchi, nell'omonimo capoluogo, un'altra bomba è esplosa mercoledì notte nella zona industriale della città, anche in questo caso senza causare vittime. La Nigeria è il Paese più popoloso del continente con circa 167 milioni di abitanti, equamente suddivisi tra musulmani e cristiani, questi ultimi maggioranza negli Stati federali del meridione. - Radio Vaticana

 
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19/10/2012 Nigeria: A Oyo cristiani e musulmani insieme per la pace

Disoccupazione, lotta per le risorse naturali e strumentalizzazioni della politica sono i grandi nemici della convivenza pacifica tra i popoli e le fedi della Nigeria: lo dice alla MISNA monsignor Emmanuel Badejo, il vescovo di Oyo, raccontando di un simposio interreligioso organizzato questo mese dalla sua diocesi. “Con i rappresentanti delle religioni tradizionali e delle diverse comunità cristiane e musulmane – dice monsignor Badejoabbiamo discusso di come le violenze minaccino la pace soprattutto quando si sostiene siano commesse nel nome della fede”. Nel territorio della diocesi di Oyo vivono circa due milioni di persone. Nonostante si trovi nel sud della Nigeria, per lo più cristiano, la diocesi è abitata in prevalenza da musulmani. I cristiani sono circa 600.000 e i cattolici appena 55.000. Come nelle edizioni degli anni scorsi, il simposio ha accolto e sollecitato il contributo di tutti. “L’elemento sul quale ci siamo trovati d’accordo – dice il vescovoè che tra le prime cause delle violenze in Nigeria ci sono la disoccupazione e le strumentalizzazioni di chi cerca di far leva sul senso di appartenenza religiosa per conquistare il potere politico a livello locale o nazionale”. Il titolo dell’ultima edizione del simposio è stato “Violenze nel nome della religione: una preoccupazione per tutti”. Ai lavori ha partecipato anche il capo degli imam di Oyo. In un documento approvato al termine del simposio si fa riferimento agli attentati rivendicati soprattutto nel nord della Nigeria da Boko Haram, un gruppo armato che sostiene di battersi per l’applicazione della sharia. “Boko Haram afferma di essere un gruppo islamicosi sottolinea nel testo – ma le sue stragi sono condannate alla stessa maniera sia dai cristiani che dai musulmani”. - Misna

 
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