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| News - Fino al
01/09 le news saranno aggiornate in modo saltuario |
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| 09/12/2012 Ghana: Dati preliminari presidenziali: Testa a testa tra candidati |
Come era previsto, secondo i risultati preliminari del voto in Ghana è testa a testa tra il presidente uscente John Dramani Mahama e lo sfidante dell'opposizione Nana Akufo-Addo. Secondo i dati pubblicati dall'ufficio elettorale, Akufo-Addo sarebbe avanti di due punti percentuali, ma solo 117 collegi elettorali sul totale di 275 hanno fornito sinora i propri dati ufficiali. Un eventuale ballottaggio è previsto questo mese, ma per l'esito del voto potrebbero essere necessari giorni di attesa. Gli osservatori internazionali hanno commentato positivamente le elezioni presidenziali e legislative, nonostante i problemi e ritardi che hanno spinto a prolungare di un giorno l'apertura dei seggi. - LaPresse/AP |
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| 09/12/2012 R. D. Congo: Vescovi: “Il negoziato di Kampala non comprometta la sovranità nazionale” |
“Un accordo che ipotecasse la sovranità nazionale è inaccettabile” avvertono gli appartenenti al Comitato Permanente della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo in un messaggio redatto al termine di una sessione straordinaria dedicata alla crisi nel Nord Kivu, pervenuto all’Agenzia Fides. “La caduta di Goma ha gettato i congolesi nella costernazione” scrivono i Vescovi riferendosi alla conquista del capoluogo del Nord Kivu da parte dei ribelli dell’M23, il 20 novembre. Successivamente l’M23 ha abbandonato la città ed ha avviato negoziati con il governo di Kinshasa nella capitale ugandese, Kampala. “Richiamiamo l’attenzione di coloro che si recheranno a Kampala sulle trappole di questi negoziati” afferma il messaggio. “Che non ipotechino l’unità della nazione congolese, che non avallino accordi che consacrano la balcanizzazione della RDC”. I Vescovi, ricordando i loro precedenti messaggi sul tema, riaffermano la necessità di difendere l’unità nazionale e l’intangibilità delle frontiere del Paese, “stabilite al momento della decolonizzazione e riconosciute dalla comunità internazionale il 30 giugno 1960”. Rivolgono quindi ai governanti congolesi un pressante appello ad operare per l’interesse della nazione e a ricercare il bene di tutti: “Lo stato attuale della nazione congolese vi deve interpellare, voi che siete i nostri governanti. Incombe in primo luogo su di voi il compito di garantire la sicurezza della popolazione e l’integrità del territorio nazionale. Facendovi carico delle legittime aspirazioni della popolazione alla pace interna ed esterna, alla dignità e allo sviluppo, riuscirete a consolidare l’unità nazionale”. Il messaggio ricorda le responsabilità dei Paesi limitrofi nel sostenere ed appoggiare i diversi movimenti di guerriglia che agiscono nell’est del Paese, ma critica pure quei politici congolesi che “privilegiando i propri interessi egoistici, si rendono complici di coloro che stanno disintegrando l’unità nazionale”. Rivolgendosi infine alla comunità internazionale, i Vescovi chiedono una revisione del mandato della MONUSCO (Missione ONU nella RDC) al fine di mettere in grado i “Caschi Blu” di difendere efficacemente la popolazione civile. “Affidiamo alla misericordia divina le vittime di questa guerra. Esprimiamo la nostra vicinanza a Sua Ecc. Mons. Théophile Kaboy, Vescovo di Goma, e la nostra partecipazione a tutta la popolazione del Nord Kivu. Che la Santissima Vergine Maria, Nostra Signora del Congo e Regina della Pace, ottenga per il nostro Paese e tutti i suoi abitanti, la grazia dell’unità e della pace” conclude il messaggio. - Ag. Fides |
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| 09/12/2012 Sierra Leone: Migliaia di bambini lavorano nelle miniere di diamanti per sopravvivere |
In Sierra Leone i diamanti hanno contribuito ad alimentare la guerra civile che ha afflitto il paese dal 1991 al 2002, adesso ne stanno promuovendo in qualche misura la crescita economica, ma allo stesso tempo attirano in miniera migliaia di bambini con il conseguente abbandono della scuola. Sono migliaia, infatti, i ragazzi impegnati a scavare alla ricerca delle pietre preziose nella miniera che si trova fuori dalla città di Koidu, nella regione di Kono. Molti lasciano la scuola perché devono mantenere le rispettive famiglie. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, l’esportazione di oro, diamanti e minerali di ferro, ha contribuito alla crescita del 21,3% dell’economia del paese, ma questa situazione non ha ancora dato alcun vantaggio alla maggior parte dei sierraleonesi. Circa il 70% dei ragazzi della Sierra Leone sono disoccupati. In molte famiglie i bambini stanno diventando i capo famiglia. Vengono pagati da 10 mila a 20 mila leones (3-6 dollari) al giorno e 40 mila leones quando trovano i diamanti. A Kenema, ad est della capitale, e a Koidu, si stima ci siano circa 3 mila piccoli minatori, anche se non ci sono cifre ufficiali, quindi potrebbero essere molti di più. I giovani lavorano nelle miniere, nei pozzi aperti o sulle rive dei fiumi, rimanendo sin da piccoli emarginati ed esclusi dall’istruzione. Nel corso della guerra civile molti ragazzi sono stati costretti ad arruolarsi, molti avevano perso l’intera famiglia, altri hanno trovato le loro case completamente distrutte e, non avendo altre possibilità per sopravvivere si sono trovati a lavorare in miniera. - Ag. Fides |
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| 09/12/2012 Sud Sudan: Esercito spara, dieci uccisi |
L'esercito del Sud Sudan ha sparato su manifestanti particolarmente inferociti che protestavano contro il trasferimento della sede dell'autorità locale dello Stato regionale di Bahr el Ghazal occidentale da Waun, capitale regionale, a Bagare, piccola città nelle vicinanze. Lo ha reso noto un portavoce della missione Onu, precisando che 10 persono sono state uccise a Wau dal fuoco dei militari: quattro la notte scorsa e altre sei oggi. Il portavoce ha aggiunto che è stato instaurato il coprifuoco. - Swissinfo |
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| 08/12/2012 Egitto: L’esercito egiziano rompe il silenzio |
In Egitto l’esercito torna a farsi sentire. In un messaggio letto da un portavoce su radio e tv, i militari hanno fatto sapere che non “tollereranno più violenze” e hanno invitato le forze politiche a “dialogare” per evitare la “catastrofe”. L’esercito, che fino alla caduta di Hosni Mubarak ha espresso tutti i presidenti dell’Egitto, ha visto fortemente ridimensionati i suoi poteri con l’avvento di Mohammed Morsi. Tuttavia l’attuale presidente non ha mai toccato gli interessi economici dei militari, che valgono il 15% del PIL del Paese. Ma il nuovo precipitare degli eventi rischia di mettere in pericolo lo status quo. Mohammed Badie, leader dei Fratelli Musulmani, che hanno portato Morsi alla presidenza, ha riaffermato la necessità che il referendum sulla nuova Costituzione si tenga il 15 dicembre. Nessun passo indietro dunque di fronte all’opposizione, che ha bocciato la Carta perché troppo influenzata dalla sharia, la legge islamica; e di fronte all’apertura di Morsi, che aveva parlato di un possibile posticipo della data del referendum. Molti egiziani rimproverano al presidente una scarsa personalità e lo vedono come mero esecutore della volontà dei Fratelli Musulmani. - Euronews |
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| 08/12/2012 Egitto: Esercito: Conseguenze disastrose se crisi non sarà risolta |
Se la crisi politica in Egitto non sarà risolta ci saranno "conseguenza disastrose". È il monito lanciato dall'esercito egiziano attraverso un comunicato letto alla televisione di Stato, nel quale si sottolinea che il dialogo è "la migliore e unica" via per superare la sempre più profonda disputa politica che ha travolto l'Egitto. "Ogni altra cosa rispetto a questo - recita il comunicato - ci spingerà in un tunnel nero che conseguenze disastrose. Una cosa che non vogliamo permettere". Non riuscire a raggiungere un consenso, prosegue, "non è nell'interesse di alcuna delle parti. La nazione nel suo complesso pagherà un prezzo". Nella nota, si sottolinea anche come le forze armate "realizzano la propria responsabilità nazionale proteggendo i più alti interessi della nazione" e le istituzioni dello Stato. Negli ultimi giorni, l'esercito è intervenuto circondando il palazzo presidenziale con carri armati e filo spinato, per evitare un assalto da parte degli oppositori del presidente Mohammed Morsi. Una misura che l'opposizione ha comunque deciso di sfidare, dando vita a sit-in che continuano ancora oggi davanti all'edificio. Nelle ultime settimane le tensioni tra i sostenitori di Morsi e l'opposizione si sono riaccese in seguito all'emissione di decreti che danno al presidente poteri al di sopra della legge, e all'approvazione della nuova Costituzione che sarà messa al voto il 15 dicembre in un referendum, contestato però dagli avversari politici del capo di Stato. Mercoledì, durante le proteste e gli scontri davanti al palazzo presidenziale, hanno perso la vita almeno sei persone. Per oggi Morsi ha convocato una incontro con l'opposizione. Ma gran parte degli avversari politici del presidente ha respinto la proposta di dialogo, chiedendo come condizione la cancellazione del referendum. All'incontro ha preso parte solo un veterano liberale dell'opposizione, ossia Ayman Nour. Gli altri otto delegati presenti erano islamisti. Intanto, un appello alla calma viene anche dal leader spirituale dei Fratelli musulmani, Mohammed Badie, che questa mattina ha chiesto agli egiziani di rinnegare la violenza, perché lavorare attraverso le urne elettorali è il miglior modo per far uscire l'Egitto dalla crisi politica. Badie ha poi difeso i membri dei Fratelli musulmani, sostenendo che non siano stati loro a dare il via alle violenze di mercoledì. - LaPresse/AP |
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| 08/12/2012 Egitto: Nuova protesta contro il presidente. Morsi si affida ai militari |
Nuova protesta oggi al Cairo, dove gli oppositori di Mohammed Morsi si sono riuniti davanti al palazzo presidenziale dove si terranno i colloqui voluti dallo stesso presidente per trovare una soluzione alla crisi politica scatenata dalla dichiarazione costituzionale con cui il 22 novembre ha esteso i suoi poteri. Secondo la guida suprema dei Fratelli Musulmani, Mohammed Badie, sono le urne la strada migliore per uscire dalla crisi politica. I sostenitori della Fratellanza, ha proseguito Badie ricordano i ''martiri' del movimento non hanno iniziato gli scontri violenti fuori dal palazzo presidenziale. Mentre il partito liberale Ghad Al-Thawra guidato da Ayman Nour ha accettato il dialogo proposto dal presidente, mentre la coalizione dell'opposizione continua a rifiutare i negoziati fino a quando non verrà ritirata la dichiarazione costituzionale. In un'intervista ad al-Arabiya, l'ex candidato alle presidenziali Ayman Nour spiega che il suo governo chiederà al presidente di emettere una nuova dichiarazione costituzionale e all'Assemblea Costituente di riunirsi nuovamente. Diversa la posizione del Fronte di salvezza nazionale, che ha deciso di ''rifiutare di prender parte al dialogo proposto dal presidente''. Il leader dell'opposizione ed ex segretario generale dell'Aiea (Agenzia internazionale per l'energia atomica) Mohamed ElBaradei ha chiarito ieri sera che dialogherà con Morsi solo dopo che ''ritirerà il decreto'' e rinvierà il referendum. L'attivista George Isaac, membro del partito della Costituzione, ha detto ad Al Arabiya che Morsi ha una ''opportunità d'oro'', ma non sa come usarla. Intanto, diiversi gruppi dell'opposizione hanno avvertito i Fratelli Musulmani di non attaccare il campeggio ''pacificio'' allestito vicino al palazzo presidenziale nel quartiere orientale di Heliopolis. Gli scontri di questa settimana tra sostenitori e oppositoti di Morsi hanno portato alla morte di almeno sette persone e al ferimento di altre 775. Nonostante gli intenti pacifici dei manifestanti, Morsi autorizzerà presto le forze armate ad affiancare la polizia nel mantenimento dell'ordine e nel sedare la rivolta in corso. Lo scrive il quotidiano statale al-Ahram, sottintendendo che Morsi tornerà così ad affidarsi a quel potere militare egiziano che aveva gestito la guida del Paese dalla caduta di Hosni Mubarak e che lui aveva allontanato una volta eletto. Secondo quanto riporta il quotidiano, il governo del Cairo ha approvato misure legislative in base alle quali le forze armate avrebbero aiuato a ''mantenere la sicurezza e a proteggere le istituzioni dello Stato'' dall'esito della rivolta. All'esercito è stato quindi riconosciuto il potere di arrestare i manifestanti. Una scelta che ha ricevuto il favore dei Fratelli Musulmani. Secondo la Confraternita, la posizione delle forze armate rispetto alla crisi è ''equilibrata e imparziale'', riferisce l'emittente al-Jazeera. ''Il popolo egiziano è in grado di esprimere la propria opinione in modo pacifico - recitava il comunicato dell'esercito - Il dialogo è l'approccio ideale e unico per raggiungere un accordo per il bene del Paese''. Le forze armate hanno però anche sottolineato che ''non sarà tollerato l'uso della violenza''. - Adnkronos |
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| 08/12/2012 R. D. Congo: Onu: Abusi commessi da esercito e M23, allarme bambini soldato |
Una serie di indagini preliminari da parte delle forze di peacekeeping delle Nazioni unite in Congo indica che i soldati dell'esercito nazionale hanno commesso stupri, saccheggi e altre violazioni dei diritti umani dopo la ritirata da Goma, conquistata e poi lasciata dal gruppo ribelle M23. Per ora l'Onu non può confermare la notizia di 72 stupri nell'area di Minova, a circa 60 chilometri a sud di Goma ma, riferisce il vice portavoce delle Nazioni unite, Eduardo del Buey, le indagini iniziali hanno messo in evidenza che alcuni elementi dell'esercito congolese hanno commesso diverse violazioni. Il personale Onu che si trova nel Paese africano sta conducendo ulteriori indagini e ha espresso serie preoccupazioni alle autorità del Congo. Del Buey spiega inoltre che l'Onu sta lavorando con i partner locali e le autorità sanitarie del Kivu Sud per rendere disponibile l'assistenza medicale alle vittime delle violenze sessuali nei centri medici dell'area di Minova. Da giugno, spiega inoltre il portavoce, la missione Onu ha anche ricevuto notizia di gravi violazioni dei diritti, compresi omicidi e ferimento di civili, stupro, saccheggio e reclutamento forzato dei bambini, da parte dell'M23 a Goma e nelle aree vicine. La missione dell'Onu, ha aggiunto il portavoce, può confermare l'omicidio e il ferimento di civili così come gli atti di saccheggio commessi dai ribelli a Goma e nelle zone circostanti. Il gruppo M23, composto da centinaia di soldati che hanno disertato dall'esercito regolare ad aprile e hanno il sostegno del Ruanda, ha preso il controllo di molti villaggi e città nell'est del Paese negli ultimi sette mesi. Un'avanzata terminata con la conquista di Goma il 20 novembre. Solo dopo giorni di negoziazioni e intensa pressione internazionale, il gruppo si è ritirato dalla città la scorsa settimana. L'M23, ha spiegato il capo delle forze di peacekeeping dell'Onu Herve Ladsous parlando ieri con i giornalisti, ha completato il ritiro da Goma, e all'aeroporto sono riprese le regolari attività. Tuttavia, ancora alcune frange ribelli rimangono a nord della città. La forza di pace dell'Onu sta pattugliando Goma assieme a circa 2.400 poliziotti congolesi tornati in città. La situazione nell'est del Paese africano, aveva commentato ieri l'ambasciatore tedesco all'Onu, Peter Wittig, che presiede il Gruppo di lavoro dell'Onu sui bambini e i conflitti armati, "è un triste ricordo del fatto che i civili, soprattutto donne e bambini, continuano a sostenere il peso della guerra e del conflitto". Secondo la missione Onu, oltre 50 bambini sono morti nell'est del Congo lo scorso mese. Nei primi dieci mesi dell'anno, ha aggiunto Wittig, la missione Onu ha confermato la morte di 143 bambini nell'est, quasi il triplo di quelli uccisi ogni anno da quattro anni a questa parte. Da quanto ha riferito ancora l'ambasciatore tedesco, sembra che l'M23 abbia reclutato con la forza almeno 300 bambini soldato, una pratica sempre più diffusa anche in altri gruppi armati. "Ci sono testimonianze raccapriccianti - ha detto - di piccoli che confermano come i comandanti dell'M23 abbiano ucciso i bambini soldato che hanno provato a scappare". - LaPresse/AP |
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| 08/12/2012 Sierra Leone: La democrazia dopo il voto, su radio cultura |
(7 dicembre) Chi promette deve mantenere. E allora serve qualcuno che controlli per decidere se la prossima volta sarà meglio fidarsi ancora o no. È l’idea alla base di un progetto dell’emittente Radio Cultura: l’obiettivo è far sì che le elezioni del 17 novembre contribuiscano davvero alla pace e allo sviluppo in Sierra Leone. Il progetto, spiega alla MISNA il direttore Elijah Gegra, è denominato “Iniziativa di monitoraggio per il rispetto delle promesse elettorali”. In concreto prevede reportage e trasmissioni radio, assemblee pubbliche nei distretti e nelle province, interviste agli eletti e telefonate degli ascoltatori. “Tutto in diretta – sottolinea Gegra – per informare il più possibile i cittadini su cosa abbiano fatto o stiano facendo il presidente Ernest Bai Koroma e i suoi ministri, i deputati e i consiglieri locali”. Il dibattito potrà essere seguito in modulazione di frequenza 104.5, a Freetown e in quasi tutto il territorio della Sierra Leone. Un paese uscito da una lunga e drammatica guerra civile solo dieci anni fa, dove il 17 novembre si sono tenute elezioni presidenziali e legislative giudicate libere e corrette da quasi tutti gli osservatori stranieri. La vittoria di Koroma è stata riconosciuta anche da Julius Maada Bio, il suo principale sfidante, che la settimana scorsa si è rivolto al capo dello Stato con l’appellativo “sua eccellenza”. “Informare sulle performance degli eletti – insiste il direttore di Radio Cultura – vuol dire preparare a un voto più consapevole, che non sia ostaggio di divisioni tribali o cieche militanze ma sia fondato invece su un’analisi dei problemi reali”. - Misna |
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