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16/12/2012 Egitto: Gruppi diritti: Annullare voto di ieri, troppi brogli

I principali gruppi per i diritti umani in Egitto chiedono che il primo giorno di voto nel referendum sulla nuova Costituzionale si ripeta, a causa di diffuse violazioni e brogli. In conferenza stampa, i rappresentanti di sette gruppi hanno affermato che la consultazione di ieri in dieci delle 27 province egiziane ha mancato di sufficiente supervisione dei giudici. Secondo le informazioni in loro possesso, ai seggi molte persone si sarebbero falsamente identificate come magistrati, lo spoglio non sarebbe stato svolto alla presenza degli osservatori e a molte donne sarebbe stato impedito di votare. La denuncia arriva poche ore dopo che i Fratelli musulmani di Mohammed Morsi hanno diffuso la notizia che il avrebbe vinto, appoggiando così la Costituzione voluta dagli islamisti. Secondo il conteggio non ufficiale, l'affluenza al primo giorno di referendum sarebbe stata del 32%. La seconda giornata è fissata per sabato prossimo 22 dicembre. -  - LaPresse/AP

 
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16/12/2012 Egitto: Numerose ong denunciano irregolarità nel referendum

Numerose organizzazioni non governative (Ong) egiziane ha affermato oggi che il referendum su un controverso progetto di Costituzione è stata segnato da irregolarità. Il voto di ieri è stato "un referendum alla Mubarak", ha detto in conferenza stampa Bahey Eddine Hassan, del Centro del Cairo per i diritti umani, facendo riferimento all'ex presidente rovesciato da una rivolta popolare l'anno scorso e alle elezioni irregolari che organizzava. Hassan ha letto un comunicato firmato da diverse Ong, tra cui l'Organizzazione egiziana dei diritti umani e il movimento Shayfeencom (Noi vi guardiamo). Le Ong hanno affermato che durante lo scrutinio ad alcuni osservatori della società civile è stato impedito di entrare nei seggi e che alcuni giudici che avrebbero dovuto controllare la regolarità del voto, in realtà non erano magistrati. Anche alcune donne hanno denunciato di non aver potuto entrare nei seggi a votare. Accanto ad Hassan, l'avvocato Negad el-Borei ha dichiarato senza mezzi termini che "la commissione elettorale non è stata in grado di assicurare una buona organizzazione e che il referendum deve essere rifatto". - Swissinfo

 
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16/12/2012 Egitto: Fratelli musulmani rivendicano la vittoria al referendum

I Fratelli musulmani rivendicano la vittoria del al referendum sulla costituzione in Egitto. Benché metà degli elettori debbano ancora esprimersi nella seconda tornata che avverrà sabato prossimo, il partito del presidente Morsi cita dati non ufficiali, che attribuiscono al oltre il 56% dei voti. L’annuncio è stato accolto con scetticismo da laici e liberali, preoccupati che la consultazione aumenti ulteriormente la frattura che divide il paese. “Anche se il dato fosse attendibile, questo non significa che la costituzione debba essere approvata perché più del 40% della popolazione non si riconosce nei suoi principi”. Il cammino verso il referendum è stato costellato da proteste e violenze, talvolta mortali. In piazza Tahrir sono ricomparse le tende dei giorni della rivoluzione. L’opposizione rinfaccia al presidente di aver costretto gli egiziani a votare una bozza di costituzione che recepisce i principi islamici senza garantire i diritti delle minoranze. L’attacco avvenuto dopo la chiusura dei seggi contro la sede del giornale del partito liberale Wafd segnala il clima di intolleranza che pesa sull’Egitto. - Euronews

 
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16/12/2012 Libia: Eni investira' 8 miliardi di dollari in 10 anni

Il Primo Ministro libico, Ali Zidan, il Ministro del Petrolio libico, Abdelbari al Arusi, e l'Amministratore Delegato di Eni, Paolo Scaroni, si sono incontrati oggi a Tripoli per fare il punto sulle attivita' di Eni e per discutere dei progetti futuri nel Paese. Durante l'incontro, si legge in una nota, che si e' svolto in un clima di cordialita', Paolo Scaroni ha presentato un piano di investimenti per lo sviluppo di produzioni esistenti e nuove attivita' esplorative nei prossimi 10 anni per un totale di 8 miliardi di dollari di investimento. Si e' inoltre discusso del Memorandum of Understanding per attivita' sociali di Sostenibilita' per circa 400 milioni di dollari che sara' finalizzato nelle prossime settimane.   L'obiettivo comune e' di firmare il Memorandum nel corso della visita del Primo Ministro Ali Zidan a Roma, prevista a fine gennaio 2013. Il Primo Ministro ha infine chiesto a Eni la disponibilita' a sviluppare nuove attivita' nel downstream insieme alla nuova branch della National Oil Corporation che si stabilira' a Bengasi. Eni e' presente in Libia dal 1959 ed e' il primo operatore internazionale di idrocarburi con circa un terzo della produzione totale del Paese e una produzione equity di circa l'80% della produzione prima della Rivoluzione. - Agi .

 
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14/12/2012 Africa: Iniziato a Malabo il Vertice dei paesi ACP, Africa Caraibi e Pacifico

 

E’ cominciato ieri a Malabo, in Guinea Equatoriale, il settimo vertice dei paesi d’Africa, Caraibi e Pacifico (Acp) che partecipano al sistema di partenariato e cooperazione con l’Unione Europea istituito dalla Convenzione di Lomé del 1975 e confermato dalla Convenzione di Cotonou del 2000. Dedicato al tema del futuro del gruppo composto da 79 Stati, alle sfide ed alle opportunità in un contesto internazionale in rapida evoluzione, il vertice viene descritto dai media che ne danno notizia come uno degli appuntamenti più importanti per le scelte in materia di cooperazione economica dei paesi coinvolti. Il precedente incontro dei capi di Stato e di governo dell’organizzazione si era infatti svolto in Ghana nel 2008, all’inizio della crisi economica e finanziaria internazionale che ha duramente colpito l’Unione Europea. Il segretario generale del gruppo Acp, Mohamed Ibn Chambas, ha infatti sottolineato la necessità di trovare una soluzione ai problemi comuni che si trovano a dover affrontare i paesi membri, assumendo un nuovo atteggiamento nei confronti dell’Unione Europea e rivolgendosi al tempo stesso anche alle opportunità offerte dalle economie emergenti come Brasile, Cina e India. Sono almeno quaranta i capi di Stato e di governo, tra cui 16 provenienti dai paesi dell’Africa, attesi agli incontri previsti per oggi e domani nel palazzo dei Congressi di Sipopo, alla periferia di Malabo, mentre è attesa anche la partecipazione di delegazioni d’alto livello dell’Unione Europea e di altre organizzazioni internazionali. * Michele Vollaro - Atlasweb

 
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14/12/2012 Egitto: Paese in fiamme alla vigilia del referendum

 

Manifestazioni contrapposte di sostenitori e oppositori in Egitto alla vigilia del referendum costituzionale. La prima giornata è domani in dieci regioni del paese. Tafferugli ci sono stati ad Alessandria al termine della preghiera del venerdì davanti ad una delle principali moschee della città. Decine le persone ferite prima che la polizia si schierasse per dividere le opposte fazioni. I fratelli musulmani e i salafiti hanno già in mattinata radunato migliaia di supporter davanti alla moschea di Rabaa Al Adawiya nel quartiere di Nasr City al Cairo a sostegno della ‘‘legittimità democratica’‘ e del presidente Mohamed Morsi. Al Cairo le opposizioni hanno indetto quattro cortei che da vari punti della capitale convergeranno sul palazzo presidenziale no alla consultazione che si terra in due parti. La seconda giornata sarà il 22 nel resto del paese. I manifestanti protestano contro le ingerenze dei Fratelli musulmani. Non tutti però. Dice un anti-Morsi: “Certo che voteremo perché questa nuova costituzione è liberticida per quanto riguarda ad esempio la libertà di stampa ad esempio. Se Dio vuole saremo in tantissimi a votare contro sabato. Un sostenitore del presidente non la pensa così: “Dico a quelli che protestano che Mohammed Morsi è il presidente eletto, lo ha scelto la gente e proteggeremo la nostra scelta”. Esistono anche dubbi sul fatto che il referndum raggiunga il quorum del 50% del corpo elettorale. Il Fronte di salvezza nazionale, che raccoglie i principali movimenti anti Morsi, è schierato per il no alla consultazione. - Euronews

 
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14/12/2012 Egitto: Scontri e fiamme in piazza alla vigilia del referendum costituzionale

 

Scontri tra manifestanti pro e contro la riforma costituzionale che da domani sarà messa a referendum in Egitto si sono verificati ad Alessandria, nel nord del paese, al termine della preghiera islamica del venerdì. Davanti alla moschea Kaid Ibrahim, i sostenitori dei due fronti si sono lanciate pietre, dopo che uno degli imam della moschea ha invitato i fedeli a votare ''. Secondo la tv satellitare al-Jazeera si contano almeno 13 feriti, mentre molte auto sono state date alle fiamme. Manifestazione dei gruppi dell'opposizione anche davanti al palazzo presidenziale e nella simbolica piazza Tahrir al Cairo, icona della rivolta anti Mubarak, per dire 'no' alla bozza di Costituzione. Nella capitale egiziana in scena anche la ''manifestazione del milione'', indetta dai rappresentanti dei Fratelli Musulmani in sostegno del presidente Mohammed Morsi e della Costituzione. La principale coalizione dell'opposizione, il Fronte di Salvezza Nazionale, ha chiesto di votare "no" al referendum costituzionale. Ancora ieri il leader dell'opposizione e Premio Nobel per la pace Mohammed ElBaradei ha chiesto a Morsi di posticipare il voto, mettendo in guardia dal rischio di una ''guerra civile''. Il referendum si terrà in due fasi: domani in 27 province, tra cui quella del Cairo, e il 22 dicembre nelle rimanenti. Se la bozza di Costituzione sarà bocciata si terrano elezioni entro tre mesi per eleggere una nuova Assemblea Costituente. Il ministero dell'Interno egiziano adotterà, come riferisce il portavoce, il generale Osama Ismael, citato dal sito del quotidiano 'Ahram', "tutte le misure necessarie" per evitare il "sabotaggio" del referendum. Secondo Ismael, le autorità egiziane faranno il possibile per "bloccare" tutti gli eventuali tentativi di disturbare le operazioni di voto o influenzare gli elettori. Per evitare incidenti, è previsto un imponente dispiegamento delle forze di sicurezza, coadiuvate dall'esercito, intorno ai seggi delle città dove si voterà domani. - Adnkronos/Aki/Ign

 
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14/12/2012 Egitto: Referendum; Papa copto a elettori, andate a votare

 

Papa Tawadros II della chiesa copto-ortodossa egiziana ha fatto appello a tutti gli egiziani ad andare a votare nel referendum sulla costituzione che si tiene in due tappe, la prima domani, la seconda il 22. I cittadini devono esercitare i loro diritti ed esprimere le proprie opinioni, ha detto il papa, eletto poco più di un mese fa, in una dichiarazione diffusa dall'agenzia Mena. Le tre chiese cristiane d'Egitto, copta, cattolica ed evangelista, si sono schierate per la partecipazione al referendum. - Swissinfo

 
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14/12/2012 R. D. Congo: Nord Kivu: quasi un milione di sfollati, nuovi timori per i civili

 

Negli ultimi sette mesi più di 500.000 persone sono state costrette alla fuga nella provincia del Nord Kivu come conseguenza dell’avanzata dei ribelli del Movimento del 23 marzo (M23) e degli scontri che il mese scorso li hanno portati a prendere il controllo di Goma. Il dato è stato diffuso dall’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr), precisando che il numero totale degli sfollati si attesta attorno ai 914.000. Nel capoluogo regionale sono stati allestiti 19 campi di accoglienza, per lo più in scuole, chiese e missioni; uno soltanto è gestito dalle autorità congolesi. A pagare il tributo più alto delle violenze riaccesesi dallo scorso aprile sono stati i bambini:  in 750 hanno perso la loro famiglia nella fuga da villaggi attaccati o durante l’avanzata della ribellione verso il capoluogo regionale. Lo ha annunciato la rappresentante locale del Fondo Onu per l’infanzia (Unicef), Nno Zicherman, aggiungendo che soli 84 di loro hanno ritrovato i propri genitori. Nella catena di solidarietà sta avendo un ruolo determinante l’accoglienza fornita dalle famiglie residenti a Goma e dintorni, che, secondo l’Unicef, hanno aperto la porta di casa all’80% delle persone sfollate. Nonostante la ‘tregua’ nei combattimenti dopo il ritiro dell’M23 da Goma lo scorsodicembre, finora solo 27.000 sfollati hanno cercato di rientrare nei villaggi di origine nel territorio di Rutshuru. Spesso sono costretti a tornare indietro: delle loro case saccheggiate o incendiate non è rimasto nulla.
Dopo gli impegni presi dalla ribellione nell’ambito della mediazione guidata dai paesi dei Grandi Laghi, i miliziani si sono ritirati a una dozzina di chilometri da Goma, nella località di Kanyaruchinya. Tuttavia i patti con il governo congolese prevedevano un indietreggiamento di una ventina di chilometri. Nelle ultime ore, ha riferito l’emittente locale ‘Radio Okapi’, a destare preoccupazione tra la popolazione del Nord Kivu sarebbe la presenza dell’esercito del Rwanda in territorio congolese. Fonti locali hanno raccontato dell’ingresso di militari di Kigali a bordo di camion pesantemente armati ai posti di frontiera di Kasizi e Kanyanja, a nord di Goma; altri elementi della ‘Rdf’ (forze armate ruandesi) sarebbero stati avvistati a Mudja e a Kibati. La società civile del Nord Kivu ha già denunciato la fuga di civili per lo stesso motivo: sarebbero fuggiti dalla località di Mudja e Rusayo per riparare a Goma. Nella regione è operativo da tempo un ‘Meccanismo congiunto di verifica delle frontiere’ tra la Repubblica democratica del Congo e il Rwanda, ma può soltanto attivare ricerche dietro richiesta della Conferenza internazionale della regione dei Grandi Laghi (Cirgl), impegnata da sabato scorso a Kampala sul fronte dei colloqui tra l’M23 e Kinshasa. Da ieri, sempre in Uganda, a Entebe, sono invece riuniti esponenti della società civile del Nord Kivu, del Sud Kivu e della Provincia Orientale, in cerca di “soluzioni alle guerre dell’est”. Avvocati, medici, religiosi, ha riferito ‘Radio Okapi’, intendono stilare un documento “per aiutare i partecipanti ai colloqui di Kampala a trovare soluzioni durevoli alla crisi che sta minando l’est” del Congo. “Cosa possiamo aspettarci da negoziati come quelli di Kampala dove gli attori politici perdono intere giornate ad insultarsi? Invece non c’è tempo da perdere” ha dichiarato l’analista Ka Mana in apertura della riunione di Entebe. - Misna

 
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14/12/2012 Sudafrica: Zuma e il futuro, l’African National Congress decide

 

 “Mezzogiorno di fuoco”, “lotta intestina”, “crisi di credibilità”: sono alcuni dei titoli e delle chiavi di lettura proposti oggi dalla stampa del Sudafrica, a due giorni dall’apertura di una conferenza che ha il compito di scegliere candidati e linea politica dell’African National Congress (Anc) in vista delle elezioni del 2014. A lanciare la carica è il quotidiano economico Business Day, secondo il quale i 4500 delegati che si riuniranno nella città di Mangaung a partire da domenica dovranno prendere atto di “una crisi di credibilità” del partito. L’Anc, questa la tesi del giornale, “non rischia di perdere le elezioni ma rischia di perdere l’invulnerabilità elettorale”. Non fa sconti nemmeno The Star, che in prima pagina titola “Mezzogiorno di fuoco”. Il riferimento è in particolare alla lotta per la presidenza del partito, una carica che dalla fine dell’apartheid in poi ha sempre portato con l’elezione alla guida dello Stato. “Tra 48 ore – scrive The Star – il presidente Jacob Zuma darà inizio a una conferenza dove o sarà rieletto o sarà obbligato a lasciare”. Pesa il precedente di Polokwane, l’ultima conferenza del partito, quella dello scontro tra Zuma e Thabo Mbeki, costretto poi a lasciare vertice del partito e guida dello Stato. Ora la sfida dovrebbe essere tra Zuma e il suo vice Kgalema Motlanthe, capo dello Stato per pochi mesi tra il 2008 e il 2009. A novembre Zuma ha ottenuto il sostegno della maggioranza dei delegati del partito di sei delle nove province del Sudafrica. Motlanthe si è fermato a tre ma, sottolineano diversi osservatori, non tutto è già deciso. Alla conferenza, in programma fino a venerdì, il voto sarà segreto. Non necessariamente, dunque, saranno confermati gli orientamenti emersi in occasione dei recenti consigli provinciali. Vada come vada, la conferenza di Mangaung è anche occasione di bilanci. Negli ultimi mesi la presidenza Zuma e l’Anc in generale sono stati messi a dura prova dall’ondata di scioperi che ha attraversato i settori strategici dell’economia sudafricana. Una fase critica gestita con molte incertezze e sfociata nel massacro di Marikana, l’uccisione di 34 minatori da parte della polizia. “Il Sudafricasi legge in un nuovo rapporto dell’Ufficio parlamentare della Conferenza episcopale del Sudafrica – ha bisogno di una leadership decisa, efficace e responsabile; ma ha un partito di governo diviso e inefficiente, che non riesce a far fronte a questioni nazionali urgenti e decisive perché troppo impegnato a combattere le sue battaglie interne”. - Misna

 
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